Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘antonio di pietro’

Una candidatura mai presentata mai richiesta

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

antonio di pietro1Da un po’ di giorni (oggi compreso) vari organi di informazione riportano la notizia che io sarei uno dei candidati a diventare assessore al Comune di Roma (addirittura al Bilancio).
Non so chi per primo abbia inventato una simile panzana ma – visto che la telenovela continua anche oggi sui giornali – è ora di finirla perché lo scherzo è bello quanto dura poco. Le uniche due persone abilitate ad esprimersi su una tale eventualità siamo io e il Sindaco di Roma.
Ebbene, né io né – per quanto ho potuto verificare sui vari organi di informazione – la sindaca Raggi abbiamo mai detto una cosa del genere. Al riguardo voglio essere chiaro: per quanto mi riguarda, non ho nemmeno mai pensato né mi interessa fare l’assessore al Comune di Roma (ed infatti non ho mai presentato alcuna candidatura né ufficialmente né sottobanco)!
Buon lavoro alla signora Raggi, verso la quale (e verso il Movimento M5S) rinnovo la mia solidarietà invitandola a non dar retta a chi la tira per la giacchetta e pensare piuttosto a cosa fare per risollevare le sorti della Capitale, imbrattata dall’ingordigia di chi l’ha governata prima e non già dall’inesperienza degli amici del Movimento M5S (cosa del tutto naturale, essendo la prima volta che provano a governare e non essendo nessuno nato “imparato” (termine che utilizzo appositamente per la felicità di chi mi critica per il mio italiano!) (Antonio Di Pietro)

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Pedemontana come il Titanic, Di Pietro dovrebbe fare il liquidatore della società

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2016

antonio di pietro1“Ringraziamo il Presidente di Pedemontana Di Pietro per aver risposto all’invito del M5S e per aver finalmente usato parole molto chiare, dati e numeri che confermano quello che diciamo da tempo su di un’autostrada che è ormai un Titanic”, così Stefano Buffagni, consigliere regionale del M5S Lombardia, alla luce dell’audizione del Presidente di Pedemontana Antonio Di Pietro che si è tenuta questa mattina in Commissione Programmazione e Bilancio.
“I dati che abbiamo raccolto sono tragici”, aggiunge. “E’ del tutto evidente che stiamo pagando il conto di una cattiva progettazione e l’illusione d’incassi che mai si realizzeranno. Non è possibile concepire un’infrastruttura i cui costi, secondo l’appaltatore, sono ormai più che raddoppiati. E non siamo nemmeno a metà dell’opera. Pedemontana è un suicidio manageriale, imprenditoriale e ambientale e va fermata, non possiamo permetterci di svendere il futuro dei lombardi con milioni di euro di debiti sulle loro spalle”.
“Se oggi è realizzata la prima parte dell’autostrada è solo frutto di stime di incasso gonfiate. Per di più dobbiamo ancora chiudere le posizioni aperte sul passato e fare le compensazioni ambientali su quanto già realizzato. M5S non mancherà di tenere i fari puntati sulla vicenda: nel buco nero di Pendemontana ci sono i soldi dei lombardi. Per fermare questo scempio Maroni dovrebbe nominare Di Pietro commissario liquidatore della società”, conclude il consigliere.

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Berlusconi sulla via del tramonto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2013

Sembra ormai che il Cavaliere voglia rovesciare il tavolo e giocare le sue ultime carte nel bagno elettorale in autunno. Se sarà così bisognerà prepararsi ad una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Il pregiudicato Berlusconi, sulla via del tramonto, le ha provate tutte e proprio non riesce a digerire il fatto che la legge sia uguale per tutti. Ha fatto manganellare mediaticamente, dai giornali di famiglia, il giudice Esposito che ha emesso la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset, in modo da screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Ha cercato di fare indebite pressioni sul Colle per farsi concedere la grazia, pur non essendovi i requisiti per chiederla. Ha tentato di ricattare l’esecutivo di cui fa parte, chiedendo al Pd il voto negativo sulla sua decadenza da parlamentare, pena la caduta dello stesso governo. Ed ora, sfiorando il ridicolo e nel tentativo di prendere tempo, fa dire ai suoi accoliti che la legge Severino è incostituzionale. Peccato che, pochi mesi fa, è stato proprio lui a votarla, insieme ai suoi uomini. Insomma, per dirla alla romana, ha cercato di buttarla in caciara, come è suo solito, pur di aggirare una sentenza definitiva che lo condanna penalmente e all’uscita di scena dalla politica. Berlusconi, in questi giorni, chiuso nel suo bunker di Arcore, vive in una sorta di domiciliari anticipati. Speriamo ci rimanga e che esca di scena una volta per tutte: solo così l’ltalia tornerà a respirare ed avrà una possibilità di ripresa economica e morale.(Antonio Di Pietro)

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Zitti e muti per la gioia di evasori e malfattori

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2012

Italiano: L'On. Antonio Di Pietro, Presidente ...

Italiano: L'On. Antonio Di Pietro, Presidente dell'Italia dei Valori (Photo credit: Wikipedia)

Dicono che, per cercare di evitare il prossimo aumento dell’Iva dal 21 al 23%, il ministro Giarda stia preparando una serie di tagli alla spesa pubblica. Verrebbe da dire: “Alla buon’ora! Finalmente la smettono di massacrare i cittadini e iniziano a sforbiciare gli sprechi”. E’ quello che l’Italia dei Valori chiede dal giorno stesso in cui questo governo si è insediato. Benissimo, ma solo a patto che a essere colpiti siano davvero gli sprechi e non servizi essenziali come la giustizia, la sicurezza, l’istruzione e quant’altro.
Una cosa è eliminare la marea di auto blu che ci costano un occhio della testa, un’altra dare il colpo di grazia a un’amministrazione della giustizia che è già in ginocchio. Una cosa è eliminare le spese militari immense e inutili come lo sciagurato acquisto dei caccia F-35, che dovrebbero essere adesso “solo” 90 per una spesa di circa 10 miliardi di euro, tutt’altra cosa intervenire sugli effettivi delle forze dell’ordine o sulle loro dotazioni tecniche. Una cosa è ridurre davvero e non solo per gettare polvere negli occhi i costi della politica, un’altra cosa, diametralmente opposta, è tagliare i fondi per la pubblica istruzione.
Insomma io, quando sento parlare di “razionalizzazione” delle spese per le forze dell’ordine o di intervento contro gli sprechi non della politica ma delle scuole pubbliche, sento un brivido corrermi lungo la schiena. La fiducia nasce dall’esperienza e dopo le esperienze fatte sinora quelle voci non promettono niente di buono.
Anche perché continuo a non capire e quindi continuo a chiedere: ci spiegate perché prima di tagliare i fondi ai tribunali e alle scuole non andate a prendere quei 40 miliardi di euro che entrerebbero nelle casse dello Stato se firmassimo anche noi come Germania, Inghilterra e Austria l’accordo con la Svizzera per recuperare i contributi sui capitali esportati illegalmente? L’Italia dei Valori chiede da mesi che si faccia così ma i signori del governo da quell’orecchio proprio non ci sentono e un sistema dell’informazione ancora più allineato e coperto che ai tempi del fascismo gli tiene bordone facendo finta che quei soldi in attesa al di là delle Alpi non ci siano. Tutti zitti e muti, per la gioia di evasori, malfattori e scudati vari.(Antonio Di Pietro)

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Oggi in Parlamento domani al Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2011

La sintesi di queste ultime 48 ore che dovrebbero concludersi alla salita sul colle del Presidente del Consiglio, per rassegnare le dimissioni, è carica di suspense. Tanto per cominciare non tutti credono alla “correttezza istituzionale” di Berlusconi e prova ne è che ha cominciato a formulare una proposta di esecutivo a guida Alfano o Letta con l’appoggio del Terzo polo al che gli ha risposto a stretto giro di posta Casini dicendogli senza giri di frase che lui non ci sta a certi giochetti. Ha riprovato a convincere i suoi per far votare la manovra con un consenso che superi la maggioranza assoluta della Camera per poi andare dal presidente della Repubblica a dirgli che ha ricomposto il suo default numerico e può, quindi, continuare a governare. Gli ha dato una mano Emilio Fede il quale ha giurato sulla inossidabilità del suo “capo” tanto da mettere in gioco la sua permanenza alla rete mediaset se accadesse il contrario. I bookie londinesi, è notizia di poco fa, hanno rimesso in gioco la candidatura di Berlusconi in tempi brevi e ciò significa, in ultima analisi, rendere dura la vita del nuovo governo e condizionarlo passo dopo passo da veti incrociati. E tutto quindi, tra prima o in corso d’opera, tende a un rimescolamento delle carte tanto che non è escluso, alla fine, che la stessa compagine del possibile governo Monti venga snaturata con l’inclusione di personaggi che di tecnico potrebbero avere solo il pretesto. A questo punto dovremmo dare ragione all’Antonio Di Pietro, della prima ora, che all’idea di un possibile “inciucio” preferiva le elezioni anticipate. Insomma, per farla breve, un Berlusconi ce lo avevamo e saremo destinati ad averlo ancora per molto in avvenire e, per giunta, con la certezza che in un paese di allocchi lui, che allocco non è, può ancora farcela e persino alla grande. Per buona pace dei suoi avversari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Francesco Pancho Pardi alla Zanzara su radio 24

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2011

Polizia di Stato Squadra volanti in Rome

Image via Wikipedia

“Di Pietro sbaglia, non ci vogliono leggi speciali” Lo ha detto alla Zanzara su Radio 24 il senatore Francesco Pancho Pardi dell’Italia dei Lavori. “Il giorno dopo la manifestazione degli indignati a Roma, rovinata dall’azione dei black block, tra le reazioni dei dirigenti politici spiccava quella di Di Pietro. Invocava una legge speciale contro gli autori di disordini e, a titolo d’esempio, indicava come possibile una Legge Reale bis. “Negli anni ’70 con queste leggi la polizia uccise un centinaio di persone. In questo caso la polizia ha fatto un danno preciso che è quello di non aver individuato i black bloc prima. La polizia ha sbagliato, erano riconoscibili andavano fermati prima. – continua il senatore Pardi alla Zanzara su Radio 24 . “Ci sono molte testimonianze di persone che raccontano di aver visto molti con il casco appesa allo zainetto e coperte in faccia. La polizia non li ha fermati prima dello scontro in piazza. Una polizia inefficacie e in alcuni casi i poliziotti sono stati peggiori dei black bloc, vedi a Genova alla caserma di Bolzaneto dove è stata fatta macelleria messicana” A qualcuno convenivano questi incidenti? “Certo  – risponde il senatore dell’Idv alla Zanzara su Radio 24 – il Governo dagli scontri il governo trae un vantaggio” (Chioda Maria Luisa)

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Elezioni Molise: dichiarazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2011

Panorama of Campobasso

Image via Wikipedia

“Vittoria entusiasmante quella del centro-destra, che ieri sera al foto-finish, ha visto il candidato del centrodestra, Michele Iorio, riconfermarsi Presidente del Molise.” Lo afferma in una nota l’On. Marco Pugliese, componente della VI Commissione Finanze di Montecitorio e Deputato di Grande Sud, partito fondato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè, che non ha nascosto l’entusiasmo scaturito dall’ottimo risultato. “Ieri notte ero a Campobasso – spiega Pugliese – per commentare in tempo reale lo scrutinio e devo dire che il popolo di Grande Sud è “grande”. Si percepivano emozioni di ogni tipo, paura, ansia, curiosità, gioia, stupore…come in una grande famiglia.” “La vittoria del centro-destra ma soprattutto il successo della lista Grande Sud, – conclude Pugliese – è merito del costante impegno e della caparbietà del nostro leader Gianfranco Miccichè, che è sempre più convinto, anche dopo gli ultimi risultati ottenuti, di creare un nuovo assetto del centro-destra nazionale inserendo come protagonista la nostra compagine a trazione meridionalista.”

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Di Pietro e il faccia a faccia con Berlusconi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

“Certe dietrologie lasciamole a quelle che vivono criticando e hanno bisogno di farlo sempre e comunque, a prescindere”. Con queste parole, tratte da un’intervista a La Stampa di ieri, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, pone fine alle polemiche nate in rete e sui giornali in seguito alla fotografia che lo ritrae a parlare con il premier Silvio Berlusconi. L’attenzione dei media nazionali è tanta su questa questione e Di Pietro prova a chiarire il senso di quel colloquio casuale e pubblico, talvolta ironizzando, come fa nell’intervista al Fatto quotidiano (“Ma santodio, io a volte la gente non la capisco. Che cosa dovevo fare, secondo loro? Picchiarlo, sodomizzarlo? Mettergli due dita negli occhi per provare ad accecarlo?”), talvolta spiegando con assoluta trasparenza quel che accaduto mercoledì nell’Aula della Camera. “Un conto è la mia nuova linea politica. Un altro è la chiacchierata con Berlusconi – dice il leader Idv ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera – Io sono sempre rimasto al mio banco. Stavo telefonando. È stato lui a sedersi vicino a me, scherzando sul fatto che voleva intercettarmi. Ha ripetuto che il governo ha fatto molto, con questo debito non poteva fare di più. Io gli ho risposto che farebbe meglio ad andarsene”. E poi aggiunge: “La gente seria capirà”.
Di Pietro chiarisce così le circostanze del faccia a faccia, ma preferisce guardare oltre, a quello che realmente serve al Paese. “Con il crollo del Cavaliere – dice a La Stampa – c’è tutto un elettorato che va portato sulla retta via. Ce lo hanno detto i referendum: sono andati a votare 27 milioni di italiani, molto di più dei 17 che votarono centrosinistra alle politiche”. Sono questi 27 milioni di persone la vera preoccupazione di Di Pietro e dell’Idv in questo momento. Berlusconi e il berlusconismo è finito con i referendum, è ancora sulla sua poltrona grazie a una maggioranza finta e comprata, ma c’è un Paese da mandare avanti. Come? “Più che un’autocritica serve una scelta chiara – continua Di Pietro nell’intervista -. Cosa vogliamo? La coalizione di tenuta democratica per buttar giù Berlusconi va bene, altra cosa è costruire una credibile coalizione di governo”. Il richiamo al Pd e a Sel è chiaro.
Alla giornalista del Resto del Carlino, Elena Polidori, Di Pietro specifica i punti del programma che Idv intende portare avanti. “A parte la questione di una revisione e rivalutazione delle agevolazioni fiscali, partirei chiudendo i debiti con tutte quelle aziende che hanno lavorato con enti pubblici. Insomma, prenderei la Cassa depositi e prestiti e pagherei tutti quelli che hanno lavorato con il pubblico liberando risorse. Poi passerei la tassazione delle rendite finanziarie dal 12% al 20% e già credo che con questo faremo un primo passo in avanti per recuperare denaro…”. Sulla giustizia, il leader Idv propone di “far rientrare tutti i magistrati che sono fuori dai ruoli, consentire ai giudici di candidarsi ma senza avere poi la sensibilità di tornare indietro”. Infine la politica estera: “L’Idv ha già chiesto il rientro – conclude Di Pietro – di tutte le nostre truppe dislocate in zone di guerra”.

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Festa della donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Roma 8/3/2011 a partire dalle ore 16.00 a Piazza Farnese in occasione della Festa Internazionale della Donna, l’Idv ha deciso di organizzare banchetti su tutto il territorio nazionale, al fine di distribuire materiale informativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi legati alle pari opportunità e sulle proposte legislative in campo. L’obiettivo della manifestazione “Libere di essere donne!” è quello di rafforzare l’importante risultato raggiunto il 13 febbraio scorso, dove tantissime donne sono scese nelle piazze di tutte le città italiane per riaffermare la loro dignità, la loro libertà e i loro diritti civili e sociali.   Sul palco si alterneranno giornaliste, scrittrici, testimonial del mondo dello spettacolo e rappresentanti della società civile. Antonio Di Pietro ha assicurato la sua presenza.

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Di Pietro: elezioni subito

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

Alla buon’ora! Sembra che alla fine anche i dirigenti del Pd si stiano rendendo conto che la crisi di governo non è affatto il peggiore di tutti i mali e che al punto in cui è arrivato questo Paese, il più basso nella storia della Repubblica, non ci si può che affidare alle elezioni.
Meglio tardi che mai, però meglio ancora sarebbe stato se in questi ultimi due mesi una parte dell’opposizione non avesse dato una mano a Berlusconi dipingendo la crisi e le elezioni come un disastro. Questi amici sembra che non si vogliano rendere conto di avere a che fare con un uomo tanto bugiardo e disonesto quanto furbo. Dare un dito a Silvio Berlusconi vuol dire ritrovarsi un secondo dopo senza la mano. E infatti sono mesi che ci prende in giro tutti usando l’arma della crisi di governo come se fosse l’asso di briscola. Quando gli fa comodo la minaccia, la usa come strumento di ricatto nei confronti di tutti quei parlamentari che pensano prima alla rielezione, alla pensione e al loro interesse personale e poi a quello del Paese. Se però cambia il vento, non ci mette niente a rivoltare la frittata. Adesso quella crisi che fino a ieri era lui a minacciare è diventata una tragedia per tutto il Paese e chi vuole le elezioni lo fa “solo per interesse personale”.
Ma come? Non erano proprio lui e i suoi ministri che fino a ieri ripetevano in tutte le trasmissioni televisive, come un disco rotto, che se la situazione non permetteva la governabilità bisognava andare alle elezioni? Cos’è successo per fargli cambiare così improvvisamente idea?
La risposta la sappiamo tutti. Anche se sventola i suoi sondaggi taroccati, il tiranno sa benissimo che la sua popolarità sta crollando e che, se l’opposizione riuscirà a darsi una mossa e offrire al Paese un’alternativa, le elezioni finirà per perderle. Usa il fantasma della crisi come un’arma per condizionare, ricattare e mettere paura ma è proprio lui ad avere un interesse personalissimo nell’evitare le elezioni e a voler restare attaccato con la colla alla poltrona di presidente del Consiglio. Questa arma gli va tolta. Bisogna che tutte le opposizioni dicano con la più grande chiarezza che il pericolo per il futuro e per la nostra economia non sono le elezioni ma è il restare in questo letamaio. Quello che sta sputtanando e screditando il nostro Paese agli occhi di tutto il mondo non è la possibilità di nuove elezioni, è il contrario, è il fatto che nonostante tutto quello che sta venendo fuori il presidente del Consiglio può fare finta di niente e restare al suo posto come se nulla fosse. Forse dovrebbero essere anche le massime istituzioni dello Stato a dire apertamente che la chiarezza democratica delle elezioni anticipate è molto meglio della melma in cui il governo del caimano sta facendo affondare l’Italia. Però smontare il ricatto di Berlusconi e chiedere senza più paura le elezioni non basta. Bisogna che il centrosinistra dica che cosa vuole fare, presenti la sua coalizione, il suo candidato, i punti essenziali del suo programma, non cinquecento ma cinque, che bastano e avanzano se si vogliono fare le cose sul serio. Lo dobbiamo fare rivolgendoci a tutti i cittadini, non solo quelli di centrosinistra ma a tutti coloro che chiedono un’alternativa credibile.
Le elezioni non dobbiamo solo chiederle. Dobbiamo anche prepararci a vincerle. Possiamo farlo a patto che ci rendiamo credibili agli occhi di tutti gli elettori, soprattutto quelli dell’area “non voto” che non aspettano altro. (Antonio Di Pietro)

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Di Pietro a capo dell’opposizione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

Battere Berlusconi in questo momento è l’obiettivo principe della politica di una opposizione cosciente. Non c’è altro da fare. Escluso l’ermafroditismo politico del centrismo unico vero distillato della cancrena tutta italiana, l’opposizione non è, allo stato, che Italia dei Valori e Partito Democratico. Come e su quali basi potrebbe aversi questa collaborazione lo ha molto bene spiegato ed urlato Antonio Di Pietro dal palco di Vasto e su indicazioni facili facili: Strada maestra: la Costituzione, mezzi: un programma ben congegnato, predefinito e condiviso da realizzare. Tutto qui. Le vicissitudini interne del Partito Democratico però non solo non favoriscono la ratifica di una linea tanto chiara quanto inattaccabile, ma minano all’origine ogni tipo di prospettiva che non sia legata a doppia mandata con i fortissimi ed ormai ammuffiti personalismi al suo interno. Sarebbe per il bene del Partito Democratico stesso, ironia e beffa del paradosso, che alle primarie tanto auspicate per la scelta del premier  votasse Antonio Di Pietro.  Il PD, in un rigurgito di serietà politica ed attaccamento al paese potrebbe buttare alla stessa stregua un secchio di acqua fredda in faccia, decidere di votare alle primarie Antonio Di Pietro capo della coalizione di opposizione. In questo modo otterrebbe subito due risultati importanti: primo, porrebbe fine alle diatribe al suo interno per aver a che fare con la solita demagogia chiacchiereccia dei redivivi Veltroni e di quelli che ancora oggi denominiamo cattocomunisti morti viventi a spasso per l’Italia; secondo, scaricherebbe nelle mani di Di Pietro una tale patata bollente che nessuna mano per quanto la più protetta possibile ed onesta vorrebbe ricevere. Una coalizione di opposizione così congegnata aprirebbe prospettive politiche al momento incalcolabili e difficilmente prevedibili non fosse altro per il forte impatto mediatico intriso di contenuti politici. Possibile che all’interno del Partito Democratico sia tanto vivida la tendenza al masochismo ed alla eutanasia? (On. Antonio Razzi (IdV)

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Pd: Di Pietro alter ego Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

“Ormai è chiaro a tutti: Di Pietro esiste solo e soltanto perché esiste Berlusconi. Il suo ruolo, nel gioco delle parti della politica italiana, è quello di nemico pubblico numero uno del premier, un alter ego in versione riveduta e corretta. Così, come Berlusconi, il ‘capo’ dell’IDV ragiona in termini manichei, alza continuamente il tiro, dichiara e si corregge, cerca di capire fino a che punto può spingersi e poi contratta. A nostro avviso, il suo giochino non attacca più. Certamente non siamo più disposti ad alzare le spalle di fronte alle provocazioni di un urlatore specializzato solo nel cavalcare dissenso e indignazione,  che attacca tutti i giorni il PD per strappare qualche decimo di punto percentuale alle prossime politiche. Questo metodo non è compatibile con il nostro  modo di fare politica e con la nostra visione del futuro. Non saranno i ricatti a far salire il gradimento di Di Pietro presso il popolo democratico, ma solo – ammesso che ne sia ancora capace – la sua volontà di lavorare per il ‘gruppo’ e per il Paese”. Così Paola De Micheli, deputato PD, tra i fondatori di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento ad Enrico Letta.

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Conferenza stampa Idv

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

Oggi, martedì 13 luglio alle ore 17.00 Conferenza stampa di Italia dei Valori Sala del Mappamondo – Camera dei Deputati con: Antonio Di Pietro, presidente di IDV Massimo Donadi, capogruppo Camera Felice Belisario, capogruppo Senato Leoluca Orlando, portavoce nazionale “IDV presenta mozione di sfiducia a Cosentino”

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“Ad ogni costo” di Antonio Di Pietro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

Battaglie e proposte per un’altra Italia Ponte alle Grazie Prefazione di Beppe Grillo Amato e odiato, discusso e discutibile, spina nel fianco di maggioranza e opposizione, Antonio Di Pietro manifesta l’intenzione di rimanere fedele a sé stesso, a un codice etico su cui ha fondato il suo partito, che non lo rende né simpatico né disponibile a collaborare con le porzioni malate del nostro mondo politico e della nostra società civile. Accusato di giustizialismo, di disfattismo, di mancanza di concretezza politica, chiunque abbia provato a farlo tacere ha tuttavia spesso dovuto arrendersi e dargli ragione. E secondo molti è proprio Di Pietro, invece, l’uomo politico che maggiormente si è impegnato a definire obiettivi precisi, pratici e pubblici per migliorare il nostro Paese, e ad agire per realizzarli. Internet ha permesso a una comunità numerosa di conoscere da vicino, giorno per giorno, le battaglie e le polemiche di cui si è reso protagonista. Le questioni politiche più e meno recenti (le intercettazioni, la  RAI, Piazza Fontana, l’amnistia fiscale, le province, la privatizzazione dell’acqua, la privatizzazione della giustizia, Mills, Dell’Utri, Mangano…), la sua posizione in merito, ma anche le voci contrarie dei media e dei Palazzi, hanno trovato espressione nella rete, e oggi nelle pagine di questo libro. Di Pietro apre così a tutti le finestre del suo blog, e continua – ad ogni costo – a parlare.
Antonio Di Pietro  (Montenero di Bisaccia, Campobasso, 1950), entrato in magistratura nel 1981, l’ha lasciata nel 1994 dopo essere stato fra i protagonisti dell’inchiesta Mani pulite. Nel 2000 ha fondato l’Italia dei valori, di cui è presidente. Due volte ministro con Prodi, già senatore e parlamentare europeo, è oggi deputato della Repubblica.

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Di Pietro: il tribuno del popolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

Editoriale Fidest. Il 6 febbraio si celebrerà a Roma il congresso nazionale dell’Idv. E’ un momento importante non solo per la vita di un partito, che è nato e si è identificato con il suo leader, ma per una chiara presa di coscienza della nostra identità nazionale rivolta alla presa d’atto di un netto stacco tra un modo di fare politica e nel rispecchiare i desiderati popolari. Di Pietro si è assunto il merito, forse eccessivo per la sua persona, ma proprio per questo più apprezzabile, di rappresentare quella parte del paese, forse minoritaria, ma questo non è il punto se guardiamo il nostro passato. Chi governa, si sa, può commettere sbagli, può persino avere un passato poco limpido e l’opinione pubblica può perdonargli tutto se si rende conto che il suo agire ora è improntato alla ricerca del bene comune. Oggi questo metro di valutazione è oscurato dalle suggestioni. Vi è quella della mistificazione della verità. Vi è la disinformazione abilitata ad agire diffondendo notizie tendenziose o semplici pettegolezzi o alterando i fatti per lasciarvi intravedere maliziosamente il lato più oscuro. Oggi l’uomo della strada è bombardato da questi messaggi, è distratto dalle proprie incombenze, dall’assillo del lavoro o ancor più da quello della disoccupazione e della precarietà. E quando si ha fame e sete, si sa, non si guarda tanto per il sottile. E l’Italia oltre al lavoro, alla dignità offesa, alla mancanza di buon governo, ha sete e fame di giustizia, di libertà, di uguaglianza. Di Pietro si è assunto l’oneroso compito di caricarsi di tali aspettative ma non potrà farcela se gli mancherà il largo consenso che in una società di numeri ha il suo peso e la sua interfaccia per essere credibile e propositivo. Oggi il paese è di fronte a scelte difficili come la possibilità di avere una politica estera autonoma e non dipendente da interessi che esulano dalla ricerca di un equilibrio geopolitico ma propendono sugli interessi di bottega; oggi il paese ha di fronte la più seria minaccia di una perdita cospicua di posti di lavoro; oggi il paese ha bisogno di essere governato dalla saggezza di uno statista ma non da un comitato d’affari. E se ci troviamo in questa situazione lo dobbiamo a due aspetti altrettanto negativi: la mancanza di un leader carismatico e un programma politico che sia meno invasato di promesse e più retto da certezze e risultati concreti. Non dimentichiamo che la più grande colpa l’hanno proprio quei partiti che si dicono democratici e liberali. Già una volta per i loro dissidi interni, hanno aperto la strada alla dittatura e oggi non sono cresciuti abbastanza per comprendere che continuano a sbagliare e a favorire proprio quegli interessi che dicono di voler combattere. Il popolo, si dice, comprende e se comprende deve saper scegliere e per scegliere deve avere in mano delle certezze. Datele e il tribuno Di Pietro, a questo punto, come la storia insegna, scomparirà ma al suo posto vi sarà la convinzione di un pericolo scampato anche per suo merito. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Di Pietro incontrerà la stampa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Firenze 18 gennaio ore 12 Sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ Provincia di Firenze ingresso da via dè Ginori Di Pietro, incontra i lavoratori  della answers di pistoia (ore 10), poi incontro coi giornalisti (ore 12) e gli operai della seves (ore 14). in sede di conferenza stampa avanzerà proposte per le regionali

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Di Pietro scrive a Bersani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2010

Riproduciamo per sommi capi la lettera che in questi giorni Antonio di Pietro ha inviato a Bersani per l’incontro del 12 gennaio prossimo proposto dal Pd per discutere di elezioni regionali. Fin dalle prime battute sono stati posti dei paletti nel rapporto tra un modo di fare opposizione e l’altro nei confronti della coalizione di centro-destra. Prima di tutto l’I.d.v. mostra di non gradire la politica del “doppio forno” adottata dalla nuova dirigenza del Pd e anche il fatto che si cerca di ricondurre l’alleanza a motivi di convenienza elettorale. “L’ultima goccia – precisa Di Pietro – (che, se non ritrattata, rischia di rompere il vaso) è l’attacco che ci ha rivolto ieri il vicesegretario del PD Enrico Letta. Mi ero permesso di avvertire gli elettori del mio partito (attraverso il mio blog personale) del rischio che la democrazia corre nell’affidarsi all’attuale maggioranza parlamentare del centrodestra per fare le riforme e citavo come esempio il maldestro tentativo di un Ministro in carica (Brunetta) di voler modificare, in nome delle riforme, anche l’art. 1 della Costituzione (quello che garantisce il “diritto al lavoro”: come a dire che, siccome nel nostro paese non si trova lavoro tanto vale abrogarlo dalla Costituzione).”  Ho anche aggiunto – è vero e lo ripeto anche ora – che le parole dette a fin di bene dal Presidente Napolitano “forse sono state un po’ incaute, considerati gli interlocutori”. Non ho criticato Napolitano come persona e nemmeno il suo discorso di buon senso (che anzi ho apprezzato) ma ho solo fatto rilevare come purtroppo questa maggioranza ora ne approfitterà per strumentalizzare – come sempre ha fatto finora – le aperture di credito del Presidente della Repubblica nei confronti del Governo Berlusconi”. E prosegue Di Pietro; “ Soprattutto noi di IDV non possiamo più aspettare il tuo silenzio, rispetto alle mille richieste che ti vengono da più parti circa il ruolo e la costruzione della coalizione del centrosinistra che hai in mente. E’ una coalizione che vuoi realizzare o no anche con Italia dei Valori? O pensi che siamo buoni solo in occasione delle varie elezioni per poi continuare a trattarci come appestati? Davvero anche tu pensi che il tipo di opposizione che fa IDV al Governo – opposizione che noi intendiamo continuare a fare con parole chiare ed in modo determinato ed inequivocabile – aiuti Berlusconi? E la lettera si chiude con un appello: “Luigi, non cadere anche tu nella provocazione di chi vuole dividere l’opposizione per continuare ad imperare e soprattutto non cadere nel tranello di chi ti invita al tavolo del dialogo e poi – dopo che tu gli hai dato la mano – ti frega il braccio utilizzando quel tavolo solo per farsi i cavoli suoi”. Bersani è avvisato.

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Aggressione a Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Dichiarazione on.le Di Pietro: “L’aggressione nei confronti di Berlusconi e’ un gesto inconsulto e sconsiderato che noi dell’Italia dei Valori deploriamo e condanniamo fermamente. Ma questo non può e non deve giustificare e legittimare il totale abbandono nel quale il Governo ha lasciato le fasce sociali più deboli, i lavoratori che hanno perso il lavoro e tutti coloro che non arrivano alla fine del mese. Già nei giorni scorsi ho segnalato l’esasperazione che ho avuto modo di notare nelle piazze, durante le manifestazioni. E ho lanciato l’allarme che il menefreghismo del Governo, prima o poi, avrebbe rischiato di procurare reazioni negative. Condanniamo fermamente l’accaduto e ripeto che non è prendendosela con me che si affronta il problema”.

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Di Pietro: Dai fatti alle parole

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2009

L’on.le Antonio Di Pietro segretario dell’Idv nel corso di una recente trasmissione televisiva ha dichiarato tra l’altro, ad una precisa domanda del conduttore, che la maggiore differenza esistente tra il suo partito e gli altri sta nel fatto che se tra i suoi vi è un inquisito provvede subito ad estrometterlo dal partito mentre gli altri lo fanno parlamentare. Se estendiamo questo concetto alle alleanze politiche, e nello specifico alle amministrazioni locali, dovremmo pensare che faccia la stessa cosa ritirando i suoi assessori e la fiducia alla coalizione. Ma non ci risulta che tanto rigore morale abbia trovato una rispondenza nel recente caso dell’amministrazione di centro sinistra alla regione Lazio dove, bontà sua, il suo governatore si è autosospeso. Una decisione ritenuta tardiva e limitata poiché dal polverone sollevato ci saremmo aspettati una sua dimissione. Qui non diamo, di certo, per scontato che il fatto addebitato a Marrazzo, per aver omesso di denunciare i ricattatori, vada giudicato a prescindere dall’esito delle indagini in corso. Ci mancherebbe. Qui parliamo di un aspetto che riguarda l’etica della politica. Il centro sinistra l’ha sollevata con forza e con spunti persino forti e aggressivi nei confronti del Presidente del Consiglio e coerenza vorrebbe che si facesse altrettanto con chi è stato coinvolto in una vicenda che sin dalle prime battute presenta dei risvolti poco chiari. Da qui la rilevanza politica, a prescindere da tutto il resto. (A.R.)

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“La coppola” di Di Pietro

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Alla manifestazione indetta a Roma sabato scorso a difesa del diritto all’informazione l’on.le Di Pietro e altri esponenti del suo partito si sono presentati con sigari in bocca e coppole in testa. La circostanza, osserva in un comunicato Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti” “Non ci fa sorridere. Ci obbliga, piuttosto, ad alcune amare riflessioni. Soprattutto in ordine alla coppola (Koppula, in Siciliano), che è, notoriamente e da un paio di secoli circa, un copricapo specifico del Popolo Siciliano. Un copricapo “Etnico”, cioè. Così come il Basco per gli Scozzesi e i Baschi, o il Sombrero per i Messicani, il Cappello a larghe falde per i Texani, il Turbante per alcuni Popoli Orientali e via dicendo. L’abitudine di volere rappresentare il mafioso con la Koppula, adottata da alcuni vignettisti nel secolo scorso, fu vivacemente contestata dall’opinione pubblica siciliana e da quella internazionale, che la considerarono una inesattezza ed anche una ingiustificata offesa al Popolo Siciliano. Era noto anche ai Vignettisti, infatti, che la stragrande maggioranza del Popolo Siciliano non era ed è affatto mafioso. Anzi, della mafia era vittima e non certamente complice. Della mafia era nemica giurata. Contro la mafia era capace di lottare e di morire, se necessario. Ci sia consentito, al riguardo, ricordare che un esponente di primo piano della politica siciliana e di quella italiana, (oggi co-dirigente dell’Italia dei Valori), ebbe, anzi, l’idea di promuovere, nell’ambito del proprio impegno anti-mafia, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, a non cadere nell’errore di accettare l’equiparazione della Sicilia alla Mafia. E viceversa. Tanto più che l’equazione “Sicilia uguale Mafia” non esauriva i propri effetti negativi soltanto nel danneggiare la Sicilia. Cosa, questa, assai grave, nel momento in cui in Sicilia si affermava una forte coscienza civile contraria alla Mafia. Quella equazione, infatti, agevolava sostanzialmente la Mafia, che acquistava “punti” in termini di immagine e di credibilità. Quell’uomo politico, im modo simpatico e denso di significati, allora, riuscì a rilanciare alla grande l’immagine del copricapo tipico siciliano (la “coppula”), al punto tale che, in Sicilia e nel Mondo, se ne aumentarono la produzione e l’uso. Prova ne sia il fatto che, oggi, la “coppola” è venduta persino negli aeroporti. Che dire, poi, del Sikarru in bocca? Questo è un gesto non grave e non offensivo per alcun popolo o per alcuna etnia o per alcuna nazionalità particolare (Cuba è lontana). Ma il sarcasmo o la protesta dove stanno? Solo nella “coppola”, ovviamente. Concludiamo, ribadendo a scanso di ogni equivoco che:  La Sicilia è contro la mafia, per una scelta politica, morale e civile di fondo ed anche perche’ la mafia e’ contro la Sicilia ed e’ contro l’ansia di progresso, di libertà, di democrazia del popolo siciliano”.

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