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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘antropologico’

L’apocalisse della modernità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Zurigo 28 aprile 2010, ore 18.15-19.45  Università di Zurigo (Edificio principale), Rämistrasse 71  L’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo,  in collaborazione con il Seminario di Storia dell’Università di Zurigo, ha organizzato  una serata dedicata a: L’apocalisse della modernità  La grande guerra per l’uomo nuovo  Il noto storico Emilio Gentile, Professore all’Università di Roma La Sapienza e  specialista di storia del XX secolo, illustrerà il contesto sociale, culturale e  antropologico entro il quale maturò la prima guerra mondiale, una delle più tragiche  esperienze del Novecento. Si soffermerà in particolare sugli artisti e gli intellettuali  che, se all’inizio avevano invocato la guerra come una catarsi, si fecero poi interpreti  dell’angoscia profonda da essa scatenata. Ingresso libero http://www.iiczurigo.esteri.it (apocalisse)

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Apre ıl museo della ndrangheta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2009

Reggio Calabria  19 novembre alle 11,30 Palazzo della Provincia conferenza stampa di presentazione con due appuntamenti. Alle 11 l’apertura della mostra fotografica dal titolo “Silenzio e memoria” a cura di Adriana Sapone, che illustrerà il fenomeno della ndrangheta all’interno della struttura museale. L’inaugurazione della sede del Museo della Ndrangheta segna un momento importante di un percorso cominciato ormai più di due anni grazie al finanziamento del progetto da parte della Provincia di Reggio Calabria e alle sinergie delle istituzioni locali (Prefettura, Comune, Regione e Università). L’idea dell’antropologo Fulvio Librandi di tracciare un percorso storico e antropologico della realtà ndranghetista è stata portata avanti da un comitato scientifico diretto dall’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani. Parallelamente al reperimento del materiale fotografico e documentaristico sulla ndrangheta, è stata avviata una ricerca sul campo. Punto di forza del progetto del Museo della Ndrangheta è stato da subito il lavoro con i ragazzi delle scuole calabresi confluito nella pubblicazione del primo volume della collana “A mani libere”, presentato quest’anno al Quirinale in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico. Le fotografie, a colori e in bianco e nero, ricostruiscono la cruda cronaca della guerra di mafia, gli omicidi più efferati e l’opprimente silenzio della gente e delle città. Tutte istantanee scandite da corpi che giacciono sotto lenzuoli bianchi, da curiosi di passaggio e da manette e indagini e sguardi. Ancora le segnaletiche dei boss e gli arresti delle “primule rosse” e i ritagli dei giornali dell’epoca. Dal luogo dell’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, si passerà ai grandi processi di mafia, che nei primi anni Novanta hanno visto sfilare nella città dello Stretto, personaggi come Totò Riina, Bernardo Brusca, Pippo Calò e Nitto Santapaola. Il percorso fotografico racconterà anche la speranza della società civile e in modo particolare dei giovani. E gli uomini e donne dell’antimafia che hanno cercato do costruire una storia di riscatto. Nel pomeriggio di giorno 1 dicembre, alle 17, sempre nella sede del Museo della Ndrangheta sarà presentato il libro “Il cappio” di Enrico Bellavia e Maurizio de Lucia (edizioni Bur) che analizza il fenomeno del pizzo legato alla mafia. «È la più antica attività della mafia – si legge nella quarta di copertina – Il ponte privilegiato con l’economia legale e la politica, un sistema basato su un’eccezionale organizzazione sul territorio: è il racket.

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Il linguaggio come una tecnologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2009

Editoriale fidest. Con l’avvento di internet dobbiamo riconoscere il suo tratto distintivo che lo porta al cambiamento dei paradigmi di conoscenza e di relazione. Se sgrossiamo l’osservazione da quanti, da una parte, affermano si tratti solo  di una questione di marketing per vendere qualche computer in più o fare qualche connessione in più e, dall’altra, di chi usa toni di mistica digitale celebrando quella che considera una vera e propria “rivoluzione” ci ritroviamo, più semplicemente, in una sorta di rivoluzione dentro un quadro antropologico che ha, tuttavia, una sua propria ragione d’essere nel modo di esprimersi che è andato maturandosi ancor prima di Internet. In altri termini Internet dobbiamo considerarlo solo un metodo di comunicazione, per altro già insito nella nostra natura. Noi disponiamo di una sorta di cornice mentale secondo la quale il modo con cui comunichiamo delimita anche l’orizzonte di quello che si sta pensando. Si tratta, se non altro, di capire entro quale cornice mentale intendiamo interagire e nella quale restiamo influenzati: la scrittura a mano è una tecnologia, scrivere o leggere in ebraico o in arabo, usare solo le consonanti e leggere da destra a sinistra o vice versa è anch’esso una tecnologia, usare i caratteri cirillici o altri caratteri di scrittura è ancora tecnologia e via di questo passo. Si tratta di un qualcosa di automatico. Semmai possiamo affermare come la comunicazione, che ci permette Internet, consente di vivere l’esperienza mentale dell’altro che altrimenti rimarrebbe inaccessibile. Tramite la comunicazione possiamo in un certo senso vivere più vite, perché parlando sappiamo cosa c’è nella mente dell’altro ed oggi con Internet lo possiamo fare con più frequenza, di quanto non avveniva in passato, allorché ciò si rendeva possibile solo se si prendeva un libro di un certo autore, antico o moderno che fosse, per capire cosa c’era nella sua mente. Era un processo più lento, una ricerca più articolata e soprattutto ci rendeva più astratti rispetto alla attualità del nostro presente. Oggi possiamo più agevolmente condividere o anche solo confrontare con gli amici, ma anche conoscenti ed occasionali contatti i nostri passaggi mentali e di essere consapevoli che questa strada ci permette di fare una maggiore esperienza e di comprendere cosa vuol dire, a livello di processi conoscitivi, essere soggetti liberi e non schiavi. A questo punto non è escluso che si possa essere, contemporaneamente, computerizzati e analfabeti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Partito del Sud: una minaccia di aborto!

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

L’idea era buona, le condizioni favorevoli, le attese tante, la conclusione fallimentare! Un Partito del Sud avrebbe potuto rappresentare gli interessi di quella parte della nazione che viene identificata come il Sud  d’Italia e, conseguentemente  Sud d’Europa, mentre nutre l’ambizione di essere considerata il cuore pulsante del Mediterraneo, l’ammortizzatore culturale tra Europa ed Africa, il momento antropologico di integrazione fra i popoli. Condizione indispensabile sarebbe stata la libertà da dipendenze imposte, quelli che in politichese vengono identificati come inciuci. Il Partito del Sud trova in Lombardo un leader sconfitto prima di combattere, avendo dovuto accettare Miccichè come co-fondatore e Marcello Dell’Utri quale ideologo; manca solo la presidenza onoraria a Berlusconi per trasformare in farsa questo gioco delle parti. Non è di un tale Partito del Sud che necessita il Meridione d’Italia o per essere più corretti in cuore dell’Eurafrica Mediterranea. Ho incontrato a Caltanissetta Lombardo, mi chiarì che il suo Partito del Sud non sarebbe stato Berlusconi-dipendente, ma aperto  alle vere esigenze del Meridionalismo; manifestai le mie perplessità,  stante le voci già circolanti. I fatti hanno dato ragione ai miei timori; i sondaggi devono aver chiarito che il Partito del Sud potrebbe aspirare al 40% dei consensi, così il berlusconismo mimetizzato con un vestitino nuovo, ricompare  per appropriarsi  del meridione e servirsene come contraltare alla lega, diventata troppo esigente. Duole riconoscerlo ma solo un aborto del Partito del Sud potrà tornare a restituire dignità alle esigenze del Meridione d’Italia in un nuovo Meridionalismo Mediterraneo. (Rosario Amico Roxas)

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Differenze antropologiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

Simplicio scrive a Rosario. La parola “antropologia” mi ricorda molto da vicino la selezione della specie. Farà di certo storcere il naso a qualcuno e persino al mio amico Rosario che su questo argomento  mi ha fatto pervenire un suo pensiero. Vorrei, in proposito, fare solo alcune riflessioni sui superuomini e su quelli “antropologicamente minorati, tarati e diversi”. Senza scomodare Darwin io la vedo in modo più semplice. La specie umana si è distinta dalle altre perché ha sviluppato quelle doti che potrei chiamare intelligenza, socialità, creatività e via di questo passo. E’ diventato, in altre parole, un animale pensante e con quel pensiero ha costruito ideologie e modelli di società ma ha anche generato lotte, divisioni, violenze, prevaricazioni. Oggi ci ritroviamo con tutti questi “elaborati mentali” che taluni hanno sfruttato al meglio solo per se stessi e il proprio clan e in funzione antagonista nei riguardi degli altri della propria specie considerandoli, di fatto, un “sottoprodotto”. Così ci ritroviamo con uomini ricchi, prepotenti ed egocentrici e la restante massa relegata allo spirito gregario del sottoposto e dello schiavo. Nell’antica Roma, in un certo tempo della sua storia, vi fu un barlume d’intelligenza allorché i plebei fecero pesare il loro ruolo cooperativo rispetto ai patrizi ma fu un fuoco fatuo. Oggi il solco si è ampliato perché si sono raffinate le intelligenze e la brutalità e l’arroganza si sono trasformate da scure da boscaiolo in stiletto da salotto. Ma la sostanza è la stessa. C’è da una parte il “dominatore” e dall’altra una umanità senza volto condannata se non proprio dalla miseria materiale da quella della incapacità di far valere la propria intelligenza e di trasfonderne il messaggio. Potremmo mai augurarci una svolta? Io la vedo solo in un modo. Accadrà nel momento in cui la maggioranza prenderà coscienza della sua forza e dell’assurdità di essere considerata una minoranza irrilevante e da beffeggiare di continuo. In tutto questo vi è solo un punto debole, e non da poco. E’ che non è facile misurare alla pari l’onestà intellettuale degli uni con la disonestà degli altri che è amorale, spregiudicata e ha tutte le leve del comando nelle proprie mani. Un tempo il feudatario era arbitro indiscusso della vita e della morte dei suoi sudditi, un semplice sospetto poteva mandare al rogo della sacra inquisizione un innocente, oggi non si arriva a tanto ma in pratica si fa di più umiliando le intelligenze e massificandole.(Simplicio)

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L’inizio del tempo alla luce della scienza

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2009

Roma 31 marzo 2009, a Roma, alle ore 17,10, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), nell’ambito del Master in Scienza e Fede, si terrà la conferenza “L’inizio del tempo alla luce della scienza”. Parlerà il Prof. Giovanni M. Prosperi dell’Università degli Studi di Milano. Il Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, istituito dalla Facoltà di Filosofia, è giunto al suo settimo anno di attività. Il rapporto tra Scienza e Fede è un tema con cui ci si confronta sempre più spesso. Da una parte gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano nuove ed urgenti questioni etiche ed antropologiche. Dall’altra ci troviamo di fronte al pluralismo culturale e religioso, che suscita il bisogno di proporre punti di incontro verso il dialogo e la comune ricerca della verità. Il Master è un corso di perfezionamento, rivolto a tutti coloro che, nel lavoro o nel quotidiano, vivono con attenzione i problemi e le implicazioni del rapporto tra la Fede e la Scienza.  Grazie alla sua struttura ciclica, il Master può accogliere all’inizio di ogni semestre l’iscrizione di nuovi studenti.  L’obiettivo del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum è sviluppare competenze teorico-culturali sul rapporto tra Scienza e Fede in generale, fornendo un’ampia e profonda formazione su ciò che tale rapporto significa nell’attualità.  Lo studente viene accompagnato attraverso un percorso formativo vario, approfondito ed entusiasmante che verte sui temi fondamentali dell’esistenza umana: dalla fisica alla filosofia, dall’astronomia alla storia dei rapporti fra scienza e religione; fino ad affrontare argomenti di grande attualità come la questione sull’embrione e le biotecnologie. Tra i temi trattati nel Master: “Creazione ed evoluzione”, “Scienza e fede riguardo alle origini dell’universo”, “Scienziati e credenti”, “La questione dei miracoli”, “L’utilizzo etico delle biotecnologie”, “Le fondamenta della materia”, “Storia dell’astronomia”, “Biologia per filosofi”. Il Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum rientra nel quadro del Progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest), insieme ad altre cinque università pontificie: Lateranense, Gregoriana, Santa Croce, Salesiana e San Tommaso d’Aquino, sotto gli auspici del Pontificio Consiglio della Cultura e con il supporto della John Templeton Foundation.

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Prolusione Bagnasco sul fine vita

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2009

Il Forum delle associazioni familiari ringrazia il cardinal Bagnasco che, nella sua odierna prolusione al Consiglio permanente della Cei, ha voluto ricordare l’iniziativa lanciata dal Forum assieme a Scienza&vita e Retinopera a proposito della Fine vita. «Come sottolinea il presidente dei vescovi italiani» commenta Giovanni Giacobbe, presidente del Forum «tocca “alla società civile mobilitarsi per acquisire in prima persona una coscienza più matura della posta in gioco in termini antropologici e culturali”. E’ proprio questo l’obbiettivo dell’iniziativa Liberi per vivere che nei prossimi mesi caratterizzerà l’attività delle nostre associazioni. Vogliamo che la morte di Eluana Englaro non sia stata inutile e che l’ondata di commozione e di sensibilizzazione che ha attraversato la pubblica opinione non vada persa. «Aver ridotto ai suoi termini estremi il concetto di eutanasia ha costretto la società e le istituzioni a prendere coscienza, sia pure in ritardo, della necessità di porre dei paletti anche legislativi alla deriva eutanasica. «Confidiamo che il portare la riflessione sulla fase finale della vita in tutte le parrocchie ed all’interno di associazioni e movimenti ecclesiali valga a ricreare la grande comunità di intenti che è stata del referendum sulla legge 40 e del Family Day e che questo faccia giungere fino in Parlamento la volontà ed il comune sentire di tanta parte della società civile».

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