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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘anziano’

Strategie di tutela dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

montecitorioRoma, 5 febbraio 2018, h. 11.30-13.30 Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio – Sala Aldo Moro – Via di Monte Citorio L’invecchiamento della popolazione costituisce una conquista e allo stesso tempo una sfida per la società. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, identificando come strategia principale per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale l’invecchiamento attivo attraverso la tutela e la promozione dei suoi determinanti: salute, partecipazione e sicurezza. Intervengono
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di Riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano
Flavia Bustreo, ex Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento d Scienze Sociali e Umane, Patrimonio Culturale (Dsu), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna Paola Tincani, Direttore Responsabile Hachette

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Il mondo invecchia: assistenza e gestione dell’anziano

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

federanzianiMilano, 15 giugno 2017 h. 10.00 c/o Regione Lombardia – Sala Pirelli – Via Fabio Filzi 22. L’OMS ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, passando da 900 milioni a 2 miliardi. Onda, rivolgendosi al mondo degli anziani, ha istituito lo scorso anno i Bollini RosaArgento, un riconoscimento che ha l’obiettivo di individuare e segnalare le strutture di lungodegenza assistita (RSA) con i requisiti più opportuni per garantire una gestione personalizzata, sicura e soprattutto umana degli ospiti. Durante la conferenza stampa, verranno presentati i risultati di un’indagine conoscitiva volta a esplorare a livello nazionale il ruolo degli anziani in ambito familiare e sociale, gli stili di vita, le necessità, i bisogni, le paure e le loro aspettative. Verrà inoltre trattato il tema del fine vita e delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) mettendo a confronto vari operatori che quotidianamente hanno a che fare anche con questi temi. Partecipano:
Emilia de Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Roberto Maroni, Presidente Regione Lombardia
Sara Valmaggi, Vice Presidente Consiglio Regionale Lombardia
Alberto Aronica, Medico di Medicina Generale del Servizio Sanitario Nazionale
Adriano Benzoni, Istituto Geriatrico P. Redaelli, Milano
Luigi Bergamaschini, Direttore Unità Operativa Complessa 2, ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio e Direttore Scuola di Specializzazione in Geriatria, Università Statale di Milano
Fernando Boscaino, Quadrifoglio (ex Residence Cristal), Giulianova (TE)
Gilberto Corbellini, Professore Ordinario di Storia della Medicina e docente di Bioetica, Università La Sapienza, Roma
Maria Josè Falcicchia, Dirigente Ufficio Prevenzione Generale, Questura di Milano
Giorgio Fiorentini, management Imprese Sociali, Centro di Ricerca sull’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS), Università L. Bocconi e SDA, Milano
Agatino Licandro, RSA Viterbo, Viterbo
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna

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Come gestire il diabete nell’anziano

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

diabete_21-300x224Roma. La prevalenza del diabete tipo 2 aumenta con l’aumentare dell’età; 1 persona su 5 oltre i 75 anni è affetta da questa condizione. E visto che nei 65enni con diabete l’aspettativa di vita può essere di oltre 15 anni, è bene essere rigorosi nella gestione di questa condizione, per evitare di incorrere nelle sue temibili complicanze. Sbagliato, insomma, ‘accontentarsi’ o rassegnarsi solo perché si è avanti con gli anni.
Ma la gestione del diabete tipo 2 nell’anziano deve seguire regole ad hoc. Fondamentale è l’attenzione alla dieta e all’attività fisica; i farmaci vanno somministrati tenendo sempre presente il grado di funzionalità renale; gli obiettivi glicemici, soprattutto in presenza di fragilità o di utilizzo di farmaci a rischio ipoglicemia devono essere meno stringenti. Infatti, se un diabete mal controllato aumenta del 48% il rischio di demenza, particolarmente temibile in questa fascia d’età, l’ipoglicemia (nell’anziano intesa come valori inferiori a 70 mg/dl) può provocare cadute, fratture, aumenta il deficit cognitivo, il rischio cardiovascolare e quello di essere ricoverati. Un vero flagello insomma. Dieta mediterranea e attività fisica aerobica, alternata a esercizi di resistenza e di stretching sono parte fondamentale del trattamento; necessario anche evitare la sedentarietà, alzandosi dal letto o dalla sedia ogni 90 minuti al massimo. L’educazione all’automonitoraggio della glicemia è molto importante anche in questa fascia d’età, ma andranno scelti glucometri con numeri grandi o on messaggio vocale per le persone con problemi di vista. L’obiettivo da raggiungere anche nell’anziano è un’emoglobina glicata inferiore al 7 per cento, ma in caso di fragilità o di impiego di farmaci a rischio ipoglicemia, si può alzare l’asticella fino all’8 per cento.
La metformina resta il farmaco di prima scelta, a meno che non ci sia un’insufficienza renale di grado elevato o uno scompenso cardiaco importante. Tra gli altri anti-diabetici orali la scelta dovrebbe cadere su quelli non a rischio ipoglicemia, quali gli inibitori di DDP-4, da preferire alla repaglinide e alle sulfoniluree, che andrebbero al contrario evitate perché possono dare ipoglicemie gravi (soprattutto la glibenclamide).In un position paper scritto a quattro mani dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) e dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), tutte le raccomandazioni su come gestire al meglio questa condizione nell’anziano. “Il position paper su ‘Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2’ – commenta il professor Giorgio Sesti presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – è il primo documento su questo importante tema redatto dalla Società Italiana di Diabetologia e dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg). Contiene una serie di raccomandazioni fondate sulle evidenze scientifiche che aiutano i medici specialisti e non specialisti a orientarsi correttamente nella gestione clinica del paziente diabetico anziano anche alla luce del nuovo ricco arsenale terapeutico per il trattamento della malattia diabetica. E’ un tema particolarmente rilevante perché in Italia i dati dell’Osservatorio ‘Arno Diabete Anziani’ frutto della collaborazione Cineca-Sid, pubblicato la scorsa settimana sul sito della Sid, dimostrano che il 65 per cento dei soggetti diabetici ha più di 65 anni. Oggi, l’aspettativa di vita di un 65enne con il diabete è di oltre 15 anni, un lasso di tempo sufficiente affinché un inadeguato trattamento del diabete possa tradursi in un peggioramento della prognosi in termini di morbilità e qualità della vita. Questo documento offre utili indicazioni a gestire la patologia con un approccio terapeutico pro-attivo e non improntato alla rassegnazione considerando che trattiamo persone che hanno ancora molti anni di vita davanti a sé”.
Dal 5 Aprile 2017 sui siti della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) sarà dunque possibile consultare il testo del position paper congiunto su ‘Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2’. “Questo documento – sottolinea il professor Nicola Ferrara, Presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) – è frutto dell’intensa collaborazione tra le due società che, ognuna con le proprie competenze ed il proprio background, hanno fatto ogni sforzo per raggiungere il massimo consenso ed arrivare ad una posizione ufficiale unica. Il testo del documento è particolarmente articolato: partendo dall’epidemiologia e dalla definizione di ‘anziano fragile’, ci si sofferma su aspetti assolutamente centrali nel trattamento del diabete come la valutazione nutrizionale, la composizione corporea, l’intervento nutrizionale, l’attività fisica e la complessità del trattamento farmacologico. Attenzione viene posta, inoltre, all’ipoglicemia, particolarmente rilevante e pericolosa nel soggetto anziano ed alla gestione del paziente ricoverato complesso. Spero che il documento possa essere utile ai soci (e non solo) delle nostre società e possa ritenersi un primo momento di una collaborazione che spero lunga e proficua. In questo senso desidero sottolineare come le due società scientifiche,con grande umiltà e senso dell’obiettivo comune (il miglior trattamento del paziente anziano), siano riuscite in tempi relativamente brevi a trovare una sintesi ed una posizione ufficiale unitaria”.

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Chirurgia nel paziente anziano

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1L’invecchiamento della popolazione porta con sé nuove necessità in ambito medico: oggi, due interventi su cinque sono eseguiti su pazienti con più di 65 anni. Chirurghi, anestesisti e infermieri sono chiamati così a conoscere la specificità del corpo che invecchia e a gestirne la complessità. A tal proposito l’Inrca – Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani – organizza il convegno “Le urgenze chirurgiche nel grande anziano” (sabato 17 dicembre Auditorium della Montagnola, Ancona), un momento di approfondimento per gli specialisti che devono prendersi cura del paziente geriatrico e lo accompagnano dalla diagnosi, al momento dell’ingresso in ospedale, all’operazione, così da renderlo in grado di sopportare l’intervento riducendo al minimo le complicanze. “I pazienti anziani – spiega Gianfranco Boccoli, Responsabile dell’Unità operativa di Geriatria Inrca – hanno specifici fattori di rischio e bisogni che i professionisti debbono imparare a conoscere. È necessario fornire adeguati strumenti perché ogni trattamento deve essere multidisciplinare ed è indispensabile il lavoro di équipe”. Particolarmente importante è la valutazione preoperatoria, dove sono molti gli aspetti di cui tener conto. In primis, l’invecchiamento fisiologico: “le funzioni dell’organismo anziano risultano ridotte, così come lo è la capacità di adattamento allo stress, come quello rappresentato da un intervento chirurgico”, spiega Boccoli. Poi ci sono le malattie croniche e le multipatologie: il 30% degli over 65 ha almeno due o più malattie tra loro correlate, i cui effetti sull’organismo non solo si sommano ma interagiscono in modi diversi, portando a circoli viziosi che aumentano la vulnerabilità”. A ciò si aggiunge la polifarmacoterapia: spesso infatti manca una revisione completa di tutte le sostanze assunte dal paziente, che possono accumularsi e interagire fra loro.
“L’incremento dell’età media – conclude il dottore – è un dato con cui ciascun medico si confronta quotidianamente, è una ulteriore sfida per il chirurgo che, oggi, ma ancor di più in futuro, dovrà confrontarsi con pazienti che richiedono interventi chirurgici urgenti o d’emergenza”. (foto: paziente anziano)

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Dolore nell’anziano

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

ospedale-bergamo-papaLe persone residenti in RSA in provincia di Bergamo sono circa 8.400, di cui il 58,2% anziani (over 65) affetti da decadimento cognitivo, ovvero con demenza di prima e seconda diagnosi; di questi il 18% ha dolore (scala NOPPAIN), ma i dati sono sottostimati rispetto a quelli riportati in letteratura. Inoltre il 31% dei pazienti cognitivamente integri ha dolore di qualsiasi entità, il 9% ha dolore intenso e il 2% ha dolore intenso non curato, con un’ampia variabilità di prevalenza tra le diverse residenze. Questi i numeri emersi dal Progetto Giobbe – RSA senza dolore che, proprio per far fronte alle esigenze terapeutiche ed assistenziali di questi pazienti fragili, con particolare riguardo a quegli ospiti impossibilitati a comunicare perché affetti da demenza avanzata, ha previsto la formazione diretta e indiretta di oltre 5.300 operatori e il coinvolgimento di più di 5.400 ospiti. Oggi tutte le strutture residenziali della Provincia dispongono di un metodo per la rilevazione della sofferenza fisica e psicologica, hanno effettuato un percorso di approfondimento rispetto all’utilizzo delle scale di valutazione del dolore e hanno attuato uno specifico protocollo di terapia antalgica.
Nato dal confronto e dalla sintesi di precedenti esperienze di cura nazionali ed internazionali, il progetto ha visto l’attuazione di una metodologia che, conciliando la complessità delle cure antalgiche con l’esiguità del tempo a disposizione degli operatori, consente alle “équipe’” delle RSA di trattare il dolore in modo efficace. “Alla base dell’iniziativa vi era la determinazione ad evitare che la cura del dolore non venisse realizzata perché troppo difficile ed onerosa in termini di tempo-lavoro o perché percepita dagli operatori come un obbligo procedurale, piuttosto che un modo per migliorare la qualità della vita dei pazienti”, spiega Melania Cappuccio, medico palliativista, Direttore Sanitario della Fondazione I.P.S. Cardinal Giorgio Gusmini ONLUS e Vice Presidente dell’Associazione Giobbe – Bergamo. “Il risultato è stato l’adozione di un protocollo di rilevazione della sofferenza, tramite schede di osservazione validate, e l’acquisizione di una specifica metodologia per la cura del dolore in questi pazienti”.Grazie all’utilizzo di una scala di valutazione validata a livello internazionale, con cui sono stati individuati i segni di sofferenza, anche negli ospiti non in grado di comunicare, il progetto ha reso possibile l’impiego di nuove indicazioni mediche e, soprattutto, una decisa riduzione nell’utilizzo degli psicofarmaci a vantaggio degli analgesici. Il risultato è una diminuzione media di oltre il 50% dell’intensità del dolore non solo nelle persone cognitivamente integre, ma anche nei pazienti affetti da decadimento cognitivo, in un tempo di trattamento farmacologico inferiore ai 10 giorni. “Anche con riferimento ai pazienti affetti da decadimento cognitivo – spiega Cappuccio – a seguito di terapia antalgica, la variazione degli indici comportamentali di dolore conferma che tutti i segni clinici, considerati come potenziali espressioni di sofferenza, si sono ridotti o risolti in circa il 50% dei casi”.
Lanciato nel 2010, e circoscritto in via sperimentale a poche realtà, il progetto, realizzato in collaborazione con la dottoressa Mara Azzi, Direttore Generale dell’ATS di Bergamo, ha progressivamente reclutato la totalità delle residenze bergamasche (63) attraverso un percorso formativo articolato in due fasi e dedicato a medici, infermieri, fisioterapisti, educatori professionali, assistenti sanitari e psicologi. La prima fase, avviata nel 2013, ha previsto il coinvolgimento iniziale di 38 RSA per poi giungere a completamento nel 2014, quando sono state arruolate anche le 25 strutture rimanenti.

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I farmaci da non prescrivere nell’anziano fragile sia prima che dopo una prima frattura

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

frattureIndagare la prevalenza di prescrizione di farmaci associati ad aumento del rischio di una seconda frattura in una coorte di pazienti sopravvissuti a una prima frattura da fragilità e valutare se l’evento fratturativo modifica il comportamento prescrittivo dei medici in relazione ai farmaci potenzialmente a rischio: questi gli obiettivi di uno studio da poco pubblicato su “JAMA Internal Medicine”. «I sopravvissuti a una prima frattura da fragilità sono ad alto rischio di andare incontro a una seconda, che più di frequente si verifica nei 6 mesi successivi alla prima» ricorda Gregorio Guabello, dell’Ambulatorio di Patologia Osteo-Metabolica, UO Reumatologia, Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS, Milano. Di qui, prosegue, l’importanza di identificare i potenziali fattori di rischio sui quali intervenire dopo la prima frattura: tra questi è di particolare interesse la prescrizione di farmaci associati a aumento del rischio di frattura, in quanto oggetto di possibile intervento di prevenzione.
I farmaci associati a rischio di frattura (Leipzig RM, et al. J Am Geriatr Soc, 1999; Takkouche B, et al. Drug Saf, 2007) sono stati suddivisi in 3 gruppi: 1) determinanti un aumento del rischio di caduta: benzodiazepine, barbiturici, sedativi/ipnotici, oppiacei antidepressivi (SSRI, triciclici), antiparkinsoniani, antipertensivi ad azione centrale, antianginosi (nitrati e non), diuretici tiazidici; 2) determinanti una perdita di massa ossea: glucocorticoidi, inibitori di pompa protonica, antistaminici H2, glitazoni, antiepilettici; 3) con meccanismo non chiaro: neurolettici atipici, antipsicotici di prima generazione, diuretici dell’ansa. Sono stati valutati anche i farmaci che, al contrario, determinano una riduzione del rischio di frattura (bisfosfonati orali).Lo studio. «La coorte» riferisce Guabello «era costituita da 168.133 pazienti andati incontro a frattura da fragilità prossimale di femore, prossimale di omero o distale di radio: le donne costituivano l’84,2% della popolazione, la cui età media era di 80 anni». Il tasso di ospedalizzazione al momento della frattura era complessivamente del 53,2% (100% per frattura di femore, 8,2% per frattura di polso, 15% per frattura di omero) e la durata media della degenza era simile per tutti i tipi di frattura (circa 28,1 giorni). «La maggior parte dei pazienti (76%) assumeva almeno un farmaco associato a rischio di frattura nei 120 giorni antecedenti la frattura, mentre solo il 7% di questi pazienti cessava l’assunzione del farmaco dopo la frattura (“users” che diventano “non users”)» sottolinea Guabello. «Altrettanti pazienti che non assumevano farmaci a rischio prima della frattura, ne iniziavano l’assunzione dopo la frattura (“new starters”), con la conseguenza che l’esposizione a un farmaco associato a rischio di frattura non cambiava nei 120 giorni dopo l’evento fratturativo». La modalità di prescrizione farmacologica prima e dopo la frattura era omogenea in tutti e tre i gruppi di farmaci associati a rischio di frattura, rileva lo specialista. In particolare «lo studio ha documentato che meno del 25% dei pazienti aveva ricevuto prima della frattura una prescrizione di farmaci con dimostrata capacità di aumentare la massa ossea e ridurre il rischio di frattura (bisfosfonati) e che questa percentuale non aumentava dopo la frattura».
I messaggi. Secondo Guabello, i messaggi che si possono trarre da questo studio per la pratica clinica sono: 1) valutare sempre con attenzione la polifarmacoterapia dei pazienti anziani a rischio di frattura o che hanno già in anamnesi una frattura da fragilità: se ci sono infatti farmaci che difficilmente possono essere sospesi, in quanto appropriati per il trattamento cronico di una specifica patologia (come gli antiepilettici), per altri il rischio supera il potenziale beneficio e possono essere interrotti (per esempio un inibitore di pompa se prescritto senza una reale indicazione); 2) svolgere con costanza attività di prevenzione primaria e secondaria delle fratture in una popolazione, come quella geriatrica, caratterizzata spesso da comorbilità, polifarmacoterapia e problemi psicosociali, che la rendono particolarmente “fragile” sul piano clinico. (fonte endocrinologia33)

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La vaccinazione nell’adulto-anziano rimane una strategia sanitaria sottoutilizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

IMG_0325Il tema vaccinale è attualmente inadeguato, principalmente orientato verso i bambini ed eccezionalmente esteso anche alla popolazione anziana (sopra i 65 anni) e per gruppi ad alto rischio di contrarre patologie infettive, il tutto soltanto in alcuni casi specifici come la vaccinazione antiinfluenzale.
Questo scenario si sviluppa in quanto, al contrario dei programmi di immunizzazione nei confronti dei bambini, la vaccinazione nell’adulto non è considerata un intervento sanitario di routine e prioritario. La conseguenza principale di questa scelta politico-sanitaria è che:
• l’utilizzo di vaccini negli anziani è basso;
• c’è una completa assenza di programmi coordinati relativi all’immunizzazione negli adulti;
• gli anziani non sono protetti da patologie prevenibili.
Paradossalmente anche verso la vaccinazione antiinfluenzale, sicura, raccomandata e molto pubblicizzata, la sensibilità rimane bassa, alto lo scetticismo (spesso anche tra gli operatori sanitari), con una percentuale di vaccinazione ridotta e presente soprattutto in alcuni particolari gruppi a rischio.
Se prendiamo come esempio (riguardo gli anziani) l’influenza stagionale, abbiamo dati significativi: colpisce ogni anno il 5-10% della popolazione globale, i tassi d’incidenza possono raggiungere il 40-50% nei soggetti a rischio, gli anziani però, sono la fetta di popolazione maggiormente interessata da complicanze gravi, ospedalizzazioni e decessi. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno 250.000-500.000 persone nel mondo muoiono a causa dell’influenza, con incidenza maggiore tra gli ultra 65enni. In Europa sono circa 40.000 l’anno le morti premature per influenza secondo le stime del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC).
IMG_0328Le conseguenze principali che ne possono derivare, sono rappresentate dall’aumento del tasso di ospedalizzazione per malattie correlate all’influenza, ed un incremento del rischio di mortalità, che nei soggetti over 65 con malattie respiratorie croniche e/o malattie cardiache, è di 20 volte superiore rispetto a chi non ha comorbidità. Non secondario è però l’impatto economico, in particolare a fronte di una spesa media di circa 1,3 miliardi di euro l’anno, nel 2014-2015 sono stati stimati costi diretti e indiretti dell’influenza per un totale di circa 3,5-4 miliardi di euro.
Numerosi studi epidemiologici che hanno valutato l’impatto della vaccinazione verso le patologie prevenibili nell’anziano sono stati in grado di dimostrare come la vaccinazione sia una strategia ottimale se riferita alla popolazione anziana e relativamente ad esempio, alla vaccinazione antiinfluenzale i risultati come il rapporto costo-efficacia sia valido in tutti i casi esaminati.
Oltre l’influenza sono presenti altre patologie invalidanti e/o in grado di ridurre la qualità di vita in una persona anziana, ma prevenibili tramite immunizzazione con vaccini testati, validati e sicuri, tra cui herpes e polmonite pneumococcica. Se per l’influenza, la cui vaccinazione è enfaticamente consigliata su ogni mezzo di comunicazione, il dato più eclatante è rappresentato dai circa 8000 decessi/anno che in Italia sono attribuibili direttamente o indirettamente alla sua infezione, relativamente alla polmonite pneumococcica, la cui pratica di vaccinazione è poco diffusa (probabilmente sia per superficialità medica che per scarsa pubblicizzazione) globalmente si stima come 1.6 milioni di persone muoiono per la sua infezione ogni anno, con un tasso di ospedalizzazione in Europa del 2%. Il tutto prevenibile con un semplice vaccino da somministrare dopo i 65 anni.
L’infezione da Herpes Zoster rappresenta invece, un argomento sensibile e particolare nella sfera della persona anziana, che attualmente è prevenibile tramite vaccino specifico. L’herpes zoster rappresenta una patologia invalidante nella popolazione anziana, nella quale occorre il 70% dei nuovi casi stimati d’infezione, le sue complicanze sono a volte considerate come parte del normale processo d’invecchiamento e per tale motivo da sopportare spesso anche in silenzio.
La più frequente complicanza di un’infezione da herpes zoster è rappresentata dalla nevralgia posterpetica, la quale si manifesta prevalentemente con un dolore severo che diventa cronico, in grado di ridurre progressivamente la qualità di vita e la performance delle persone anziane.
A oggi fino al 45% delle persone con più di 60 anni presenta un’esperienza di dolore cronico severo per 6-12 mesi legato all’infezione da herpes zoster. Tuttavia questa infezione e questa tipologia di dolore sono spesso sotto-stimati dai medici e sopportati dai pazienti, come qualcosa di inevitabile o facente parte del processo d’invecchiamento. (Graziano Onder Ricercatore Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia, Università Cattolica di Roma)

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Campagna per prevenire le cadute negli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

anzianiIn occasione della “Giornata Internazionale dell’Anziano” (che verrà celebrata il prossimo primo ottobre) gli esperti dell’Asl 11 daranno il proprio contributo promuovendo (all’interno del progetto AFA) una corretta informazione sulla consapevolezza che si può dimezzare il rischio di caduta e prevenire molte migliaia di incidenti all’anno grazie a programmi di esercizi finalizzati al miglioramento della forza e dell’equilibrio.Le cadute sono un problema serio che affligge ogni anno un terzo della popolazione anziana ultrasessantacinquenne. Sono la causa più importante di perdita di autonomia e morte accidentale per le persone anziane e rappresentano per il Sistema Sanitario Nazionale un costo molto elevato. Spesso le persone anziane pensano che le cadute siano inevitabili, tuttavia un grande numero di ricerche scientifiche ha dimostrato le cadute possono essere prevenute correggendo le cause.
L’Asl 11 di Empoli partecipa al progetto europeo ProFouND che ha lo scopo di divulgare le migliori pratiche per la prevenzione delle cadute. “Il primo passo è rompere la convinzione che le cadute siano inevitabili nelle persone anziane. Questo non è vero – ha affermato la dottoressa Giorgia Busanna, direttore dell’unità operativa complessa programmazione e organizzazione delle professioni sanitarie dell’Asl 11 – Moltissime cadute potrebbero essere prevenute ogni anno con controlli della sicurezza degli ambienti a domicilio, evitando di usare le ciabatte in casa e fuori, controllando la vista ed i farmaci periodicamente ma soprattutto, e ripeto soprattutto, con una regolare attività fisica svolta tramite esercizi appropriati”. “E’ necessario non sottovalutare mai una caduta – ha aggiunto il dottor Francesco Benvenuti, direttore del dipartimento territorio fragilità dell’Asl 11 – e parlarne sempre con il medico di famiglia che saprà dare i consigli giusti per prevenire che succeda di nuovo”. “Sappiamo che le cadute possono essere prevenute individuando e correggendo i fattori di rischio – ha sottolineato il professor Chris Todd dell’Università di Manchester, coordinatore del progetto europeo ProFouND – è necessario convincere dell’importanza delle cose giuste da fare non solo le persone che cadono ma anche le loro famiglie ed i loro amici, perché il loro sostegno è fondamentale”.

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Marche: parte il progetto Jade

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2011

(Centro Maderna) Si chiama Jade il progetto cofinanziato dall’Unione Europea che vede la partecipazione di Inghilterra (Kent), Francia, Finlandia e Turchia allo scopo di sviluppare, nelle Marche, un nuovo distretto tecnologico che prenderà il nome di I-Live e che si porrà al servizio dell’anziano e dell’anzianità attiva. Proprio in questi giorni, dall’11 al 15 aprile, si sta tenendo infatti ad Ancona, presso l’Hotel La Fonte di Portonovo, l’incontro, organizzato dalla Regione Marche, che segna l’avvio ufficiale del progetto alla presenza degli operatori marchigiani coinvolti. L’evento prevede visite a realtà emergenti che operano nel settore sanitario e ad aziende specializzate del settore ma include anche momenti di dialogo e confronto tra istituzioni, imprese ed enti di ricerca. “L’incontro”, spiega Gian Mario Spacca, presidente della Regione, &quot ;segna una tappa fondamentale nel percorso avviato dalla Regione Marche per sviluppare specializzazioni intelligenti che riguardano sia l’ambiente domestico che la mobilità per l’autonomia dell’anziano: in particolare punta a coinvolgere il tessuto imprenditoriale e in generale chi opera nei settori della ricerca e della domotica per gli anziani. L’obiettivo è promuovere la competitività delle imprese marchigiane nell’ambito delle tecnologie in grado di migliorare la qualità di vita, facilitando la messa in rete con piattaforme europee innovative”. (Cronache Anconetane, 9 aprile 2011)

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Riforma case di riposo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Roma. La Giunta capitolina, su proposta dell’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, ha approvato la delibera di riorganizzazione del sistema delle case di riposo per gli over 65 attraverso un progetto sperimentale che partirà con l’offerta di due soluzioni innovative in vista della chiusura della struttura ‘Roma 2’ di via di Casal Boccone. La prima consiste nel rientro dell’anziano presso la propria abitazione o in quella del proprio familiare e nell’erogazione di un contributo che va dai 400 ai 1.000 euro in base al reddito Isee. La seconda prevede l’inserimento degli over 65 all’interno di case famiglia o in strutture private convenzionate con l’Amministrazione capitolina. Soluzione, quest’ultima che, a parità di tipologia di assistenza fornita oggi, con una retta media di 1500 euro al mese per anziano ospitato, consentirebbe un risparmio nelle casse comunali di circa il 60%. Per conoscere la situazione di ogni anziano attualmente ospite nelle strutture e costruire un percorso alternativo condiviso, saranno avviati colloqui individuali, distinguendo tra gli over65 pienamente autosufficienti e quelli con particolare fragilità. «Oggi sono 247 gli anziani ospiti nelle case di riposo comunali con un costo medio mensile pro capite di 3700 euro e una spesa complessiva per le casse dell’Amministrazione di 11milioni di euro – commenta l’assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Sveva Belviso – ai quali si aggiungono i costi per le manutenzioni straordinarie». Sono 280 le persone in lista d’attesa, che aspettano anche più di due anni prima di poter entrare in una casa di riposo comunale, con il risultato che molti di loro preferiscono rinunciare.   «Il progetto di riorganizzazione si inserisce all’interno di una stagione di riforme che risponde all’obiettivo di aiutare un numero maggiore di anziani, ottenere un efficientamento della spesa e, allo stesso tempo, di raggiungere standard più elevati di qualità del servizio – conclude Belviso – La prossima settimana verranno avviati tavoli con le parti sociali, sindacati e centrali cooperative, per valutare un eventuale ricollocazione delle risorse umane».

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Approccio all’infarto dell’anziano

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

I pazienti anziani con STEMI traggono beneficio quanto le loro controparti più giovani dall’angioplastica primaria piuttosto che dalla fibrinolisi. Il PCI primaria è un intervento sicuro nei pazienti anziani, ed i suoi effetti sono pronunciati quanto quelli osservati nei pazienti giovani. In generale, se il paziente può essere trasportato in un centro attrezzato per interventi invasivi per ricevere un PCI, questo dovrebbe essere l’obiettivo primario del medico a prescindere dalla sua età. Studi futuri potrebbero aiutare ad accertare se praticare la fibrinolisi durante il trasporto verso un centro per il PCI possa diminuire ulteriormente le recidive dell’infarto, gli ictus e la mortalità. Sarebbe anche rilevante effettuare uno studio sui pazienti anziani non candidati alla fibrinolisi per via di controindicazioni, in quanto essi potrebbero trarre grandi benefici da un approccio invasivo. (Am Heart J 2008; 156: 391-6)

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Patologia affettivo cognitiva dell’anziano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

Parma,  10 novembre, a partire dalle ore 9.15, presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12), si terrà il corso di aggiornamento “La patologia affettivo cognitiva dell’anziano: un’appropriata Diagnosi Dimensionale per un adeguato trattamento”, organizzato dal Prof. Mario Amore, della Sezione di Psichiatria del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma. L’incontro punterà l’attenzione sulla depressione che colpisce sempre più frequentemente le persone in età geriatrica. I risultati degli studi epidemiologici avvalorano l’impressione clinica che la prevalenza della depressione aumenti con l’avanzare dell’età. L’iscrizione al corso è gratuita. L’evento è aperto a tutti: sono stati richiesti al Ministero della Salute i crediti formativi per massimo 100 medici tra Neurologi, Geriatri e Psichiatri. Al termine del Corso sarà rilasciato un attestato di frequenza.

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Curare il dolore

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

La cura del dolore nell’anziano si basa su metodi differenti a seconda del grado di autonomia mentale del paziente. Nel caso dell’anziano autosufficiente, ovvero in grado di riferire e misurare il dolore, il principale curante di fatto non è il medico, bensì il paziente stesso, che spesso sa quale è il farmaco analgesico più efficace ed è quasi sempre in grado di autocurarsi. Fa poco riferimento al medico, tranne quando il dolore è intenso o persistente o percepito come pericoloso (soprattutto quando non noto); è quindi a rischio di severe complicazioni, perché spesso usa analgesici da banco, i cosiddetti antinfiammatori non steroidei. Si tratta di farmaci comuni e molto efficaci perché bloccano l’infiammazione che genera la maggior parte del dolore nell’anziano (ad es. da artrosi o tensione muscoloarticolare). Gli antinfiammatori hanno però un grosso limite: dopo il terzo giorno di trattamento comportano un rischio crescente di sviluppare ulcera gastro-duodenale, emorragia gastro-intestinale, insufficienza renale e scompenso cardiaco. L’elevata incidenza di ricoveri in pronto soccorso di anziani per effetti collaterali da antinfiammatori conferma che la “autocura” di solito si protrae per parecchi giorni o settimane. L’ “abuso” di antinfiammatori è giustificata dal fatto che nell’anziano il dolore tende ad essere persistente (una riacutizzazione può durare settimane o mesi), in quanto secondario a patologie degenerative ad evoluzione cronica, che inducono un peggioramento della qualità della vita a seguito della riduzione dell’autosufficienza, dell’aumento delle cadute, della depressione dell’umore e dell’insonnia. L’obiettivo razionale della cura del dolore nell’anziano è evitare queste complicazioni, attraverso una terapia antidolorifica che non sia essa stessa causa di malattia. Oggi il medico ha una combinazioni di interventi farmacologici e non (terapia fisica, microinvasiva, chirurgica,…..) tali da consentirgli di raggiungere l’obiettivo di un controllo efficace del dolore nei 2/3 degli anziani. Come in tutte le imprese difficili serve però qualche cosa di “innovativo”, quale una maggiore collaborazione fra paziente e medico: il primo mostrando una maggiore disponibilità a riferire il suo dolore, il secondo ad ascoltare, diagnosticare e curare il suo paziente e non solo il suo dolore. (Simone Franzoni Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia)

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Una casa a misura di anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

Di Laura Badaracchi Abitazioni facilitate? Non sono più fantascienza, ma realtà, grazie alle tecnologie degli ausili e alla diffusione della domotica. Mezzi da incentivare e promuovere, se si osservano i dati: l’attuale incidenza della non autosufficienza in età anziana nella vita delle persone e delle famiglie è notevole. In Italia, infatti, su 60 milioni di italiani, circa il 20% ha più di 65 anni e gli over 80 sono il 5,6%. Ed è accertato che questa situazione vedrà in futuro uno sviluppo esponenziale: si stima che nel 2045 gli over 65 saranno il 30% della popolazione e gli ultra ottantenni il 12%. Per questo la Comunità europea ha finanziato il progetto “Casa facilitata”, in fase di sperimentazione in Finlandia e a breve in Grecia, Danimarca e Irlanda del Nord. L’iniziativa coinvolge per quest’anno 40 anziani (10 per ogni Paese) e i loro caregiver. Tutto il sistema di sostegno e controllo si basa essenzialmente sul web e su un televisore touch screen di cui viene dotata l’abitazione degli anziani, che in questa prima fase sono affetti da demenza senile di livello lieve o medio; tuttavia il sistema potrà essere utile a tutti gli anziani non autosufficienti. Come? In primo luogo, si dovrà installare una componente di domotica collegata a una serie di allarmi e allerte che, in caso di bisogno, vengono inoltrate direttamente ai familiari o ai caregiver; poi vengono installati servizi specifici per la demenza, come giochi cognitivi e memorandum che con sistemi audio e video ricordano all’anziano scadenze e bisogni, ad esempio prendere le medicine o mangiare. Infine, un aspetto dedicato specificamente al caregiver: l’elaborazione di una cartella clinica ad hoc e la possibilità di contattare medici esperti direttamente via web. Se la sperimentazione funziona, a partire dal prossimo anno il progetto potrà essere esportato in tutta Europa: basterà avere una buona connessione internet, mentre gli altri impianti di allarme saranno nascosti. A Terni, intanto, sono stati consegnati a persone con disabilità o anziani non autosufficienti – su 36 – 3 alloggi di edilizia popolare realizzati con particolari accorgimenti, privi di barriere architettoniche e muniti di impianti di telesoccorso, oltre che con criteri innovativi di eco-sostenibilità, rispetto per l’ambiente e risparmio energetico. Segno che attrezzare o costruire ex novo case a misura d’anziano si può, anche a costi accessibili.

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L’anziano e la cura dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

(Centro Maderna)  Sarà questo il titolo del congresso organizzato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Cà Granda, che si terrà sabato 18 Settembre 2010 presso l’Aula Magna dell’Università, in Via Festa del Perdono, 4 a Milano. L’evento, articolato in una serie di interventi a tema, tratterà argomenti quali la domanda sanitaria in Lombardia e il modello sociosanitario regionale, l’invecchiamento della popolazione, i disturbi della sfera affettivo-emozionale, i rischi cardiovascolari, lo stato cognitivo, la fragilità e la qualità della vita e l’anziano in Pronto Soccorso. L’iscrizione al convegno è completamente gratuita, ma è comunque necessario compilare la scheda di registrazione che può essere scaricata dal sito http://www.aimgroup. eu/2010/geriatria. (Università degli Studi di Milano, 28 giugno 2010)

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L’alcol fa danni nel giovane e nell’anziano

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

L’abuso di alcol non interessa solo le fasce giovanissime ma anche gli ultrasessantacinquenni: gli anziani preferiscono il vino, i giovani la birra e superalcolici e comunque, in media, 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. Il dato emerge da un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (ISS) in cui viene ancora una volta evidenziato la diffusione del binge drinking, consumo di alcol compulsivo concentrato in un’occasione, fino a sei bevande alcoliche. Nel 2008 si è registrata una prevalenza di binge drinking del 22,1% tra i maschi 18-24enni e del 6,5% tra le coetanee. La distribuzione territoriale dell’abuso di alcol fa rilevare nei maschi il valore più alto nell’Italia Nord-Orientale (15,5%), seguita dall’Italia Meridionale (12,3%) e Nord-Occidentale (12,5%). Oltre alle fasce giovanili, la massima frequenza di consumatori a rischio si registra tra gli ultra 65enni uomini e donne. Un dato che spiega perché tra gli anziani si registra la più elevata frequenza di consumatori a rischio, ma anche di complicanze alcol-correlate registrate in termini di carico di malattia (cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, incidenti stradali e domestici). Nell’anziano viene meno la capacità di metabolizzazione dell’alcol per la riduzione dell’attività dell’alcol-deidrogenasi, l’alcol circola immodificato incrementando il rischio di conseguenze tossiche e cancerogene e la possibilità di interazioni con determinati farmaci. (fonte farmacista33)

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Accoglienza familiare dell’anziano in Francia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

(Centro Maderna) Accueil familial (accoglienza familiare) è un modello di intervento sociale attivo in Francia, basato sulla stipulazione di un contratto tra la famiglia accogliente e la persona accolta. In base al contratto la persona accolta, anziano o disabile adulto, si trasferisce presso la famiglia, la quale a sua volta si impegna ad accudire l’anziano, ottenendo in cambio una remunerazione mensile. Questa soluzione, caratterizzata da un grado elevato di flessibilità, è stata oggetto sin dal 1986 di un’analisi condotta da una Commissione nazionale, su incarico del Segretario di Stato. Il rapporto emerso (Rapporto Braun, dal nome del presidente della Commissione) evidenziava la necessità di trovare soluzioni alternative ai problemi dell’assistenza alle persone anziane fragili, quali appunto l’accoglienza familiare. Il 10 luglio 1989 veniva così ap provata la legge 89-475, che riconosceva istituzionalmente l’accoglimento dell’anziano in famiglia. L’articolo entra nel dettaglio della legge francese e conclude con un’analisi delle possibilità di realizzare tale strumento a livello regionale in Italia. Cita anche l’esempio del servizio Affido Anziani del Comune di Milano, che differisce dal modello francese proprio nell’accoglienza. La famiglia infatti, non ospita l’anziano, ma lo accudisce al suo domicilio.

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L’anziano richiede nuovi servizi

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2010

L’indagine è stata presentata dalla responsabile Welfare del  Censis, Ketty Vaccaro, in occasione del convegno ‘Il futuro è adesso: il nuovo ruolo della farmacia nel Ssn’. “A ribadire la volontà di un rapporto ancor più intenso e strutturato con la farmacia – ha detto Vaccaro – gli anziani indicano dunque tra le richieste per l’innovazione e il potenziamento del servizio offerto anche la possibilità che essa diventi un riferimento per servizi da rendere al domicilio dei pazienti anziani o cronici. Dalla consegna dei medicinali, alla partecipazione a pieno titolo all’organizzazione e ai servizi di assistenza domiciliare integrata, soprattutto per aiutare nella somministrazione e nel controllo delle terapie farmacologiche gli anziani spesso soli o assistiti da badanti”. Nel dettaglio, il 41% degli anziani vorrebbe che in farmacia, oltre al medicinale e al supporto nel suo utilizzo, si potesse ottenere anche assistenza per piccole emergenze, ad esempio per controllare una ferita, un’ustione non grave o per rinnovare una medicazione, come anche (41,2%) avere un’indicazione fidata nel caso in cui si abbia bisogno di iniezioni, di un’infermiera o di una badante, o ancora (41%) la consegna a domicilio dei farmaci. Al convegno ha partecipato il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, Andrea Mandelli, che ha positivamente commentato i risultati. “Suonano come un’ulteriore conferma di quanto fossimo nel giusto quando, nel documento sulla professione del 2006 e sulla base di un’indagine sulla popolazione italiana commissionata al Censis, avevamo indicato la farmacia come un elemento chiave per rispondere ai bisogni di salute di una popolazione progressivamente più anziana, che va necessariamente assistita sul territorio” ha detto Mandelli nel suo intervento. “Ci siamo fortemente impegnati perché quel progetto di farmacia centro polifunzionale di servizi venisse tradotto in realtà e vedere che i nostri obiettivi sono condivisi tanto dal cittadino quanto dai decisori politici è senz’altro motivo di soddisfazione. Ora si tratta di portare a compimento le riforme che devono necessariamente accompagnarsi a questa innovazione ma, prima di tutto, dovranno arrivare i decreti attuativi della Legge 69/2009, e in questo senso stiamo collaborando molto strettamente con il Ministero della Salute”. Piena sintonia ha espresso lo stesso Ministro Ferruccio Fazio, che ha aggiunto a margine del convegno che per i decreti attuativi si prevedono “tempi brevissimi, pari a decine di giorni. I decreti risolveranno il nodo della presenza delle altre figure professionali come infermieri e fisioterapisti, le prestazioni analitiche di autocontrollo, le modalità di prenotazione delle visite”. Fazio prevede poi un secondo passaggio finalizzato allo sviluppo dell’assistenza domiciliare territoriale, che consisterà in un accordo con i medici di medicina generale. (fonte farmacista33)

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Anziano: anemia e funzioni cognitive

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

Una condizione di anemia, nell’anziano, può portare a una riduzione delle funzioni cognitive e di alcune attività della vita quotidiana. È quanto emerge da uno studio turco condotto su 180 individui; per valutare le attività quotidiane sono state condotte interviste frontali e sottoposti questionari, mentre per analizzare le funzioni cognitive si è usato il Folstein’s mini-mental state examination (Mmse). L’età media del gruppo anemico e di quello non anemico è stata di 76,0+/-11,7 e 72,5+/-15,2 anni, rispettivamente. Il livello medio di emoglobina nella popolazione anemica era di 10,4 g/dL rispetto ai 13,6 g/dL nella popolazione non anemica: una differenza statisticamente significativa. Inoltre, si è vista una maggiore diminuzione nello stato funzionale e cognitivo nel gruppo anemico rispetto a quello non anemico, rispettivamente. Gli anemici erano inoltre più dipendenti per il bagno, il vestirsi e il muoversi. Nel gruppo degli anziani anemici, concludono gli autori, la dipendenza per le attività quotidiane che richiedono sforzi fisici è stata maggiore rispetto ai soggetti non anemici e anche il punteggio Mmse nell’anziano anemico era inferiore di chi aveva livelli normali di emoglobina. Eur J Intern Med, 2010; 21(2):87-90 (fonte doctor news)

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A Milano 200 euro per chi adotta un anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

“Sono tendenzialmente favorevole ad una iniziativa di questo genere, ma non dobbiamo dimenticare che le persone non sono delle merci e vagliare attentamente le modalità di controllo e di scelta delle famiglie affidatarie”. Con queste parole il vice responsabile per la città di Milano dell’Italia dei Diritti Luca Ragone esprime la sua opinione in merito alla proposta sperimentale promossa dal comune di incentivare, attraverso l’erogazione di un contributo mensile medio di duecento euro, l’assistenza a distanza di anziani da parte delle famiglie milanesi. Secondo quanto previsto dal progetto, prima di dare avvio all’affido, gli uffici comunali provvederanno ad effettuare i necessari colloqui con le famiglie, a predisporre test psicologici, e a pianificare un primo periodo di prova. “Preparare pranzi, occupare il tempo libero con un film al cinema o uno spettacolo a teatro, prenotare un appuntamento dal parrucchiere, sono certamente attività che contribuiscono alla felicità dell’anziano, solitamente ridotto in solitudine – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, ma  mi chiedo se il progetto di affido valuta anche la possibilità di riempire le ore più critiche per queste persone, ossia quelle serali. E come verranno effettuati i controllo sull’andamento dell’assistenza?”.

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