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Pensioni: Nel 2020 rimangono Quota 100, Opzione Donna e Ape Social: in arrivo Quota 41

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Lo dice la Legge di Bilancio approvata in via definitiva. Si sta valutando, grazie ai risparmi, di estendere a tutti l’accesso con 41 anni di contributi, attualmente in vigore per i soli lavori gravosi. Anief ha già auspicato il riconoscimento dell’insegnamento nella nuova Commissione tecnica che a gennaio si insedierà per ridefinire i parametri di accesso alle professioni che necessitano dell’anticipo pensionistico. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna ridurre a 63 anni la pensione di vecchiaia, allineandosi nella media dei Paesi Ocse, lasciando facoltativa la permanenza, e nel contempo riconoscere il burnout per i lavoratori della scuola. Il 2020 potrebbe essere l’anno buono per assistere a importanti modifiche della riforma delle pensioni Monti-Fornero: le basi sono contenute nella Legge di Bilancio appena approvata, con cui si introducono tre tipi di flessibilità, le quali, spiega Il Corriere della Sera, dovrebbero diventare strutturali, con conferme, alcune proroghe e una novità importante.L’età della pensione di vecchiaia resta fissata per il 2020 e 2021 a 67 anni. Come si legge nel decreto del Mef pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: «A decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati». In particolare, via XX settembre ha preso atto della nota del presidente dell’Istat che comunica l’aumento della speranza di vita a 65 anni, «pari a 0,021 decimi di anni». Il dato, spiega il decreto, «trasformato in dodicesimi di anno, equivale a una variazione di 0,025 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde a una variazione pari a 0». Nel 2020 usciranno dal mercato del lavoro i nati nel 1953 e, nel 2021, i nati nel 1954.Quota 100, ovvero la possibilità di congedarsi dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi, viene confermata anche per il 2020: lo si deve al maxiemendamento del 16 dicembre, il quale prevede 300 milioni di risparmi per il 2020, che vanno così ad aggiungersi all’1,7 miliardi calcolati dal Def (Documento di Economia e Finanza). Per il 2021 i risparmi previsti si aggirano attorno ai 900 milioni, mentre scendono a 500 milioni nel 2022, con un risparmio nei 3 anni di 3,8 miliardi (le domande pervenute all’Inps nel 2019 sono risultate esigue).

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Ape Social, un flop annunciato: le maestre d’infanzia non aderiscono

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneDelle 66.409 candidature presentate all’Inps ben 26.632 riguardano lavoratori precoci. Solo una domanda su quattro è stata presentata dalle donne, che nella scuola dell’infanzia rappresentano il 99%. Ben 34.530 candidature alla pensione anticipata è poi rappresentato da disoccupati: poi ci sono quasi 14mila domande presentate da invalidi o dipendenti che devono assistere parenti in stato di necessità e altre 15mila invece inviate dai lavoratori gravosi. Appena 4.164 sono quelle presentate da operatori inclusi nelle professioni usuranti ed è in questa categoria che sono collocati i maestri della scuola dell’infanzia, assieme a chi svolge lavori notturni, infermieri e altri.
I maestri 63enni – che hanno un montante pensionistico in buona parte retributivo, quindi più pesante dei colleghi più giovani – scoraggiati dal fatto che l’anticipo avrebbe nella gran parte dei casi vanificato l’ultimo scatto stipendiale automatico dello stipendio e quindi ridotto l’assegno pensionistico, già assottigliato per via dell’uscita anticipata; inoltre, lo stesso assegno di quiescenza si sarebbe ulteriormente ridotto perché superando i 1.500 euro al mese si sarebbero dovuti accontentare di un ammontare più basso, oltre che costretti a restituire allo Stato una quota fissa per un ventennio.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): I nostri dubbi su questo genere di agevolazione erano fondati. Il Governo ha voluto approvare un provvedimento tirando su troppi paletti, che alla lunga sono risultati preclusivi per l’accesso. Ora, a conti fatti, l’operazione si sta anche rivelando poco appetibile. Inoltre, di base, avere deciso di concedere l’Ape Social solo ad una parte dei docenti è stato discriminante: perché è tutto il corpo insegnante italiano ad elevato rischio burnout. L’Ape Social si è rivelata utile soprattutto per coloro che si trovano senza lavoro e assegno di disoccupazione, anche seguito del mancato rinnovo della cosiddetta ottava salvaguardia, rivolta a lavoratori esodati rimasti scoperti a causa della Riforma Fornero. Per il resto, per chi ha lavorato almeno 36 anni ed è giunto quasi alla pensione, il costo da pagare è risultato troppo alto. Figuriamoci, a questo punto, il livello di disinteresse che si andrà a determinare, prossimamente, per l’Ape normale, che prevede pure la restituzione di centinaia di euro al mese per vent’anni.

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