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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

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“Una follia riaprire le scuole superiori, lo dicono i numeri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2020

“Il problema non è negli istituti scolastici, ma in ciò che vi ruota attorno. Nodi, come il sovraffollamento dei mezzi di trasporto pubblico o gli assembramenti davanti scuola con la sigaretta in bocca, non si possono sciogliere in poche settimane. Ecco perché la richiesta che viene da qualche ambiente ministeriale di riattivare in presenza alcune scuole, rimettendo in circolazione non meno di quattro milioni di persone, non tiene conto di una realtà sanitariamente problematica, supportata dai numeri”.È quanto dichiara l’Unsic, sindacato datoriale con tremila uffici in tutta Italia tra Caf, Patronati e Caa, che monitora la situazione scolastica da inizio settembre, prevedendo – nero su bianco – le criticità a cui la scuola in presenza sarebbe andata incontro: rilevante contributo ai contagi (almeno il 16 per cento del totale), discontinuità didattica a causa delle continue quarantene e delle sanificazioni, costante preoccupazione principalmente per docenti, personale scolastico e genitori.Ad attestare tali criticità ci sono diversi dati, tra cui quelli dei Bollettini di sorveglianza settimanali dell’Istituto superiore di sanità. Quindi una delle fonti più autorevoli.Cosa dicono? Che i contagi in autunno sono esplosi proprio tra la popolazione scolastica e non in quella delle attività commerciali. Nella fascia di età tra zero e 19 anni, i contagiati erano solo 9.544 al 25 agosto (il lockdown di primavera ha chiuso subito i ragazzi in casa), diventati ben 102.419 al 7 novembre, con una crescita tra due e cinque volte in più rispetto alle altre fasce di età. Non solo: proprio tra i giovani si registra la maggior parte degli incolpevoli asintomatici, che portano poi il contagio “silente” nelle famiglie.C’è una controprova dell’incidenza. Con la chiusura delle scuole in presenza e il passaggio alla didattica a distanza (Dpcm del 6 novembre), il numero dei contagiati, in questa fascia, è arrivato a 149.219 unità al 15 novembre, ma con un netto rallentamento (un punto in meno in percentuale). “La fascia scolastica che era ampiamente in testa alla classifica è scesa al quinto posto: davanti aveva i contagi fra trentenni, quarantenni, cinquantenni e sessantenni. Fin lì i contagi fra i ragazzi fino a 19 anni erano cresciuti di dieci volte, dalla chiusura in poi sono saliti invece solo del 45,69 per cento, una percentuale venti volte inferiore a prima – scrive Franco Bechis, direttore del Tempo, nel suo editoriale del 25 novembre. L’orientamento di parte del governo è la riapertura per il 9 dicembre, dopo “il ponte” dell’Immacolata. Tra l’altro giorno dello sciopero generale del pubblico impiego, personale della scuola compreso. “Ma ciò equivale ad un azzardo – insistono dall’Unsic. “Tanto più che in termini di organizzazione e di prevenzione non cambierebbe alcunché, salvo l’arrivo di qualche banchetto a rotelle ritardatario. E le riaperture si sommerebbero ai prevedibili rischi legati a Natale, Capodanno e vacanze sulla neve, italiana o straniera che sia, nonché all’arrivo dell’influenza stagionale. Vogliamo davvero ‘apparecchiarci’ l’ennesima strage per la stagione invernale?”

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Ci siamo: il 14 settembre risuonerà la campanella in buona parte delle scuole italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Sarà un periodo impegnativo per dirigenti, docenti e personale amministrativo, ma organizzando con precisione tutte le azioni necessarie sarà possibile affrontare il rientro con efficienza.Il Ministero dell’Istruzione ha riunito nella sezione “Rientriamo a scuola” del sito ufficiale tutte le normative, le risposte a domande frequenti e le indicazioni sanitarie.Anche noi di ALTIS Università Cattolica vogliamo starti accanto in questo momento. Scarica subito un approfondimento aggiornato e altri materiali utili per la tua scuola.Le scuole paritarie, grazie all’Autonomia, stanno già studiando la ripartenza alla grande, con una maggiore consapevolezza sull’importanza della loro esistenza per la Nazione, affinchè riparta tutta la scuola pubblica.
La scuola statale guarda alla scuola paritaria come ad una interlocutrice essenziale a che gli 8 Mln di studenti possano ritornare in classe.Sappiamo bene che di fronte ai momenti di crisi l’importante è non fermarsi. Siamo lieti che molti di Voi – lungo questi giorni – ci hanno manifestato l’interesse di poter partecipare alla sesta edizione del corso “Management scolastico e direzione scuole paritarie”.Le scuole paritarie restano quindi in campo, ma per affrontare e superare con successo la ripartenza occorre un approccio responsabile, pratico e collaborativo.Per andare incontro alle scuole che non si arrendono e sentono la necessità di investire per affrontare con competenza le sfide del momento, il costo di partecipazione è stato ridotto a 1.000 euro + IVA ed è prevista la partecipazione a distanza, in un’aula virtuale.Direzione scientifica a cura del Prof. Marco Grumo, docente di Università Cattolica e di Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche.

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Il ritornello “aperture in sicurezza” non cancella le preoccupazioni di genitori e docenti anche in Molise

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, Molise compreso, crescono i timori legati alla riapertura delle scuole in presenza. E’ quanto rivela l’Unsic, sindacato datoriale che grazie ai 2.100 Caf e ai 580 patronati distribuiti in tutta la Penisola riporta lo “stato d’animo” di buona parte del Paese reale.Ad aprire un grande dibattito sul tema è stato un editoriale del presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, che denuncia innanzitutto un’eccessiva presenza dei giudizi di politici e dei “presunti esperti” che finiscono “per annebbiare le opinioni, ben più interessate e intrise di una visione meno rosea, delle quattro categorie che costituiscono l’ossatura del mondo della scuola: i docenti, gli studenti, i genitori e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario”.Mamone si domanda, provocatoriamente, se “saranno sufficienti i tre milioni di banchi nuovi di zecca, con rotelle o senza (alcuni, sembra, provenienti dalla Cina), o la decina di milioni di mascherine che saranno quotidianamente elargite negli edifici scolastici (chi paga?) a giustificare tanto ottimismo, spinto fino all’euforico ‘rischio zero’ o a quell’usurato ritornello dell’apertura ‘in sicurezza’, come se qualcuno possa auspicare il contrario”.Quindi la domanda centrale: “Vale davvero la pena riaprire fisicamente gli istituti scolastici, specie quelli di secondo grado, se ciò equivarrà a spingere in alto i numeri dei ricoverati o, addirittura, dei decessi quotidiani per coronavirus? Se per i bambini più piccoli – aggiunge il presidente dell’Unsic – la scuola fisica assume anche una funzione di aggregazione e di supporto alla maturazione, nonché di necessità per genitori che lavorano, ben diverso è il discorso per gli adolescenti, il cui mondo è già totalmente segnato dalle nuove tecnologie e da un’autonomia gestionale nell’apprendimento che, per quanto preoccupante, è però un dato di fatto”. Mamone si domanda, quindi, se non sarebbe stato più utile, anziché acquistare milioni di banchetti (“e che fine faranno i milioni di banchi attualmente in servizio? – chiede), indirizzare gli investimenti per colmare quel divario digitale che nel nostro Paese – vedere i dati Eurostat – rappresenta una vera e propria emergenza per le sfide professionali future globali dei nostri ragazzi.Sono giunte a centinaia le adesioni alla posizione del presidente dell’Unsic, anche da parte di alcuni di quegli 800 mila docenti (età media: 51 anni), poco più di quattromila quelli che operano in Molise, che il 14 dovrebbero tornare in aula, benché si prevedano molte defezioni.
Numerosi interlocutori dichiarano che avrebbero preferito un’apertura delle scuole ad ottobre, come avveniva un tempo, che avrebbe permesso anche il prolungamento della stagione estiva, benefico per l’economia. Altri avrebbero preferito investimenti non sui banchi o sulle mascherine, bensì sulle attrezzature informatiche e sulla formazione digitale dei docenti, che colmerebbero le lacune emerse nella didattica a distanza. Altri ancora sono certi che a scuola non sarà possibile garantire la massima sicurezza con centinaia di studenti (otto milioni e 400mila il numero complessivo, circa 37mila in Molise) comunque ammassati in un edificio, un po’ come avvenuto con le discoteche.Ad esprimere preoccupazione sono soprattutto genitori e nonni, da tempo anagraficamente entrati negli “anta”. Ma gli stessi studenti più avveduti temono di poter diventare fonte di contagio per i propri cari. Insomma, secondo buona parte dell’utenza dell’Unsic occorre prendere coscienza che rimaniamo in una fase di emergenza ed ogni richiamo al “ritorno alla normalità” appare solo un palliativo.

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Apertura scuole con riduzione dell’orario, crollo del tempo pieno e criticità alunni fragili

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Riattivare la scuola in presenza è stato sin dall’inizio l’obiettivo che si è posto il Governo. Con due corollari: in sicurezza e garantendo il tempo scuola ordinario. Ma le cose stanno andando così? Il primo resta un principio che nessuno ha mai messo in discussione, anche se preoccupa il via libera temporaneo al mancato rispetto del distanziamento di un metro, con uso obbligatorio della mascherina (parere Comitato Tecnico Scientifico del 10 agosto). Una drammatica riduzione degli orari di lezione è invece il prezzo che pagheranno gli studenti in tutti i casi in cui non sarà stato possibile organizzare il servizio in condizioni di sicurezza, per mancanza di spazi o di personale aggiuntivo. A ciò si aggiungerà un numero prevedibilmente fuori dall’ordinario di assenze (per quarantene, sintomi influenzali simil-Covid, etc). Un prezzo che potrebbe essere pesantissimo sui livelli di apprendimento degli studenti, soprattutto di quelli più fragili e non sostenuti dalle famiglie, che si somma al gap accumulato durante il lockdown. Un danno irrecuperabile per una intera generazione.
Ci sono rimedi e soluzioni alternative? Riteniamo che di fronte a rischi come quelli evidenziati non vada lasciato nulla di intentato. L’indirizzo politico di tornare alla scuola di prima non può essere perseguito con rigidità e a tutti i costi, e senza tenere nel giusto conto l’imprevedibilità del virus, che costringerà sia a chiusure a scacchiera di classi e di scuole su tutto il territorio, sia a un numero di assenze assolutamente straordinario, anche solo per quanto risulterà difficile distinguere i primi sintomi di un banale raffreddore da quelli del Covid.
Un altro rischio per l’anno scolastico che sta per iniziare è la scuola diminuita. In assenza di certezze sull’organico, sugli spazi, sui banchi, molte scuole si stanno adattando a organizzare un tempo scuola ridotto, comprimendo l’offerta formativa come denunciato da tempo da Tuttoscuola.
Nell’ultimo quinquennio la crescita di tempo pieno è stata costante sia per numero di alunni sia per classi, toccando nel 2019-20 il 37,8% degli alunni che se ne sono avvalsi e il 36,2% di classi funzionanti con questo modello organizzativo. Ma nel nord-ovest si arriva a un alunno su due. Addirittura il 94% a Milano, il 71% a Torino. Ormai la regione dove è più diffuso è diventata il Lazio con il 54,7%, che ha superato la Lombardia (50,8%): a Roma il 72% degli alunni della primaria fanno tempo pieno. Quest’anno per assicurare nuovi spazi interni a favore delle classi sdoppiate o con capienza non conforme ai parametri di distanziamento, molti dirigenti scolastici sono costretti a utilizzare (oltre alle palestre) i locali adibiti a mensa e anche i laboratori utilizzati per il tempo pieno.
A Milano, dove nel 2019-20 gli alunni in classi a tempo pieno nella scuola primaria sono stati 122.130 (il 94% del totale), nell’ipotesi peggiore (metà classi TP declassate), vi sarebbero 61mila alunni privati del tempo scuola con conseguenti disagi per altrettante famiglie. Se classi declassate fossero un quarto, vi sarebbero oltre 30 mila alunni milanesi orfani di TP.
A Roma, dove gli alunni che si avvalgono del tempo pieno sono 124.819 (72% del totale), nella peggior ipotesi si dovrebbero accontentare del tempo normale in quasi 62.500; se fosse declassato un quarto, vi sarebbero oltre 31 mila alunni romani senza TP.
A Torino, con 63.197 alunni in tempo pieno, sarebbero costretti a utilizzare il tempo normale in 31.600 (ipotesi peggiore) oppure quasi 16 mila (declassamento di un quarto delle classi).
C’è poi la questione DaD, Didattica a distanza. Alla fine (28 agosto) il governo, forse ob torto collo, ha dovuto rassegnarsi a riconoscere che “l’attivazione della didattica a distanza nel corso dell’anno scolastico 2019-2020 è stata una delle modalità di realizzazione del distanziamento sociale, rivelatosi intervento di sanità pubblica cardine per il contenimento della diffusione dell’infezione dal SARS-CoV-2” e che “a fronte di ciò è opportuno, nel rispetto dell’autonomia scolastica, che ciascuna scuola ne definisca le modalità di realizzazione, per classi e per plesso, qualora si dovessero verificare cluster che ne imponga la riattivazione”. La rilegittimazione della DaD (o DDI, Didattica Digitale Integrata) è giunta all’ultimo momento, alla vigilia della riapertura delle scuole, probabilmente perché sia il governo centrale, sia le amministrazioni regionali, percepiscono il rischio che la risalita della curva epidemica possa indurre molte famiglie e molti insegnanti a non rispettare le scadenze previste per l’avvio della didattica in presenza.Così la DaD è stata ripescata all’ultimo, ancora una volta come soluzione di emergenza “qualora si dovessero verificare cluster”. Continuiamo a pensare che sarebbe stato meglio mettere le scuole in condizione di organizzare la DaD e le altre soluzioni non in presenza o miste (classi virtuali, lezioni con webcam con possibilità di seguirle in diretta e in registrata, flipped classroom, alternanza presenza/distanza ecc.) già nel mese di aprile 2020, come da noi ipotizzato e proposto. A nostro avviso poi la disponibilità dei docenti verso la didattica mista è stata colpevolmente trascurata. Il mainstream politico-giornalistico-sindacale ha puntato sulla didattica in presenza come unica e intangibile forma di didattica, un grave errore per due ragioni: in primo luogo perché la didattica mista è considerata in tutto il mondo la didattica del futuro, e poi perché ce ne sarà quasi certamente un gran bisogno anche in Italia nei prossimi mesi, visto l’andamento del virus. Bisognava (bisogna) investire massicciamente sulla formazione di tutti i docenti all’uso della didattica mista e sulle infrastrutture per la connessione veloce e su dispositivi per i non abbienti, facendoli rientrare nelle misure per il diritto allo studio. E poi ancora si dovrebbe dare la possibilità di scegliere tra didattica a distanza e in presenza per alunni e insegnanti fragili.
Ma un’altra polemica scolastica è stata protagonista dell’estate 2020, quella sui banchi monoposto. O meglio, sulle sedie con le rotelle. E la polemica non sembra essersi chiusa con l’arrivo di settembre. Un gruppo di autorevoli medici ortopedici ed ergonomisti ha infatti sottoscritto un documento (primo firmatario il prof. Raoul Saggini, Presidente della Società Italiana di Medicina Riabilitativa-Rigenerativa Interventistica Multidisciplinare) nel quale vengono mosse dure critiche agli arredi (banchi e sedute) che stanno arrivando nelle scuole per la loro “inadeguatezza rispetto alla parametrizzazione anatomico-fisiologica per la struttura corporea degli studenti”. Bisognerà verificare le caratteristiche degli arredi che arrivano alle scuole, che potrebbero essere anche molto diverse, essendo diverse le aziende fornitrici e rilevante il campo di interpretazione delle indicazioni contenute nell’allegato tecnico al Bando. Tuttoscuola ha approfondito criticità e proposte relative al nuovo anno scolastico nel nuovo numero della newsletter settimanale TuttocuolaNEWS. E’ possibile leggerle integralmente su tuttoscuola.com.

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Scuola: Per riaprire le scuole a settembre bisogna legiferare in maniera chiara

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Anief ha firmato due protocolli sulla sicurezza, per gli Esami di Stato e l’inizio delle lezioni a settembre. E oggi è pronta a firmare anche quello per le scuole dell’infanzia e asilo nido, dopo che diverse indicazioni da noi elaborate sono state recepite. Abbiamo ottenuto poi l’impegno a rivedere gli organici, dopo anni di tagli. Il sindacato collabora in questo momento particolare e difficile per il Paese con il Governo, ma non può abbandonare la tutela della salute dei lavoratori e delle loro responsabilità rispetto a norme poco chiare e alle attuali condizioni delle istituzioni scolastiche, nelle quali l’organico rimane insufficiente, le classi sono rimaste pollaio e il precariato continua ad aumentare pur garantendo il servizio, nonostante le 100 mila assunzioni autorizzate. Su questi temi aspettiamo il confronto con la ministra Lucia Azzolina già dai prossimi giorni, senza bisogna di attaccare a priori il suo operato, dopo che oggettivamente la scuola si sta riappropriando di quei fondi che le sono stati tolti da anni perché l’istruzione era stata considerata una spesa. Sul precariato, il problema non sono le domande pervenute per partecipare ai concorsi straordinari, peraltro, riservati alla scuola secondaria, ma l’abuso sistematico e reiterato dei contratti a termini contro le norme comunitarie e le stesse norme italiane nel lavoro privato. Chi insegna per tre anni in una scuola non deve fare domanda e superare un concorso per essere riconosciuto insegnante di ruolo in un’altra regione a mille chilometri di distanza per rimanere almeno cinque anni lontano dalla propria famiglia. Su questo continueremo la nostra battaglia valoriale che ha segnato l’Anief dalla sua fondazione.

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Scuola: Rojc (Pd), ci sono criticità ma sbarramento destra non aiuta

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

“Ci sono ancora criticità sulla strada dell’avvio del nuovo anno scolastico, ma il fuoco di sbarramento della destra non aiuterà a ripartire e lo sanno bene”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd), in vista della riapertura delle scuole.
“La situazione è oggettivamente complessa – osserva la senatrice – a maggior ragione in presenza di un preoccupante aumento di persone contagiate. Un rapporto ancora più stretto con le Regioni può aiutare e lo auspichiamo, proprio perché di una cosa noi democratici siamo fermamente convinti: la scuola deve riaprire tutta il 14 settembre prossimo. Non possiamo minimamente pensare a ritardi o deroghe”.“Al ministro Azzolina – continua Rojc – al Cts e all’intero Governo chiediamo uno sforzo straordinario ed eccezionale per garantire la riapertura certa di tutte le classi in assoluta e totale sicurezza per i nostri ragazzi. Il protocollo sulla sicurezza nelle scuole per l’infanzia siglato ieri è un risultato concreto e importante cui tutti hanno portato il loro contributo, che servirà ancora – conclude – per garantire la riapertura di tutte le altre scuole di ogni ordine e grado”.

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Pubblicate le linee guida dell’INAIL sul lavoro del personale Ata in tema di apertura in sicurezza delle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief, “tali indicazioni senza un aumento consistente dell’organico e l’attivazione di tutti i profili professionali previsti dai contratti negli ultimi venticinque anni sono poco utili per raggiungere l’obiettivo della tutela della salute dei lavoratori”L’Inail ha elaborato delle linee guida per la gestione delle operazioni di pulizia, disinfezione e sanificazione nelle strutture scolastiche. Il documento, dopo aver effettuato una disamina delle diverse tecniche utilizzabili, affronta, con meticoloso scrupolo, i vari aspetti legati alla pianificazione di tali azioni specificando, tra l’altro, quali requisiti devono possedere le imprese di pulizia, come si gestisce una persona sintomatica che si trovi a scuola, quali trattamenti possono essere considerati efficaci nel contrasto alla diffusione del virus Covid-19, come si effettua la sorveglianza sanitaria. Pur apprezzando il giusto recepimento delle istanze del nostro sindacato che fin da subito ha evidenziato la non intercambiabilità dei termini “pulizia” e “sanificazione”, equivoco che aveva provocato la levata di scudi dei collaboratori scolastici, illegittimamente incaricati di effettuare operazioni pericolose cui non erano minimamente tenuti dal punto di vista contrattuale, non possiamo trascurare il fatto che ancora una volta si è persa l’occasione per definire il protocollo che il coordinamento degli USR, degli AT e dei DS deve concordare con l’Asl per pianificare le suddette operazioni di sanificazione. Ancora una volta si è persa l’occasione per attivare finalmente il profilo già previsto di area AS che potrebbe dare un significativo contributo all’inclusione degli alunni con disabilità. Vogliamo inoltre porre all’attenzione degli organi competenti il problema della tutela della salute di coloro che sono diventati i videoterminalisti della scuola: i Dsga e il personale tutto di segreteria che ormai lavorano in modo sistematico da remoto per ben oltre 36 ore settimanali, nella completa assenza di regolamentazione di pause e straordinario. Costoro non solo acutizzano, se presenti, i problemi alla vista e all’apparato muscolo-scheletrico, ma sono esposti anche al rischio di burnout atteso che le loro mansioni sono aumentate esponenzialmente. Infine, si ritiene, con qualche fondamento, di poter dare seguito alle prescrizioni così dettagliatamente descritte nelle linee-guida senza un aumento consistente del personale Ata? Le sole 10mila immissioni in ruolo autorizzare non possono di certo superare il problema mentre le altre 10 mila a tempo determinato in organico Covid dovrebbero essere almeno strutturare in pianta stabile.

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Apertura delle celebrazioni di Dante

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Ravenna. La serata del 5 settembre, alla presenza del presidente della Repubblica, vedrà alle 20.30 la riapertura solenne della tomba e del vicino quadrarco di Braccioforte, al termine di un intervento di restauro che ha restituito al sepolcro dantesco, progettato dall’architetto Camillo Morigia, il suo volto originario, nonché l’inaugurazione della nuova illuminazione.
Domenica 12, un concerto del maestro Riccardo Muti in piazza San Francesco saluterà la conclusione degli eventi dedicati al padre della lingua italiana in questa così importante ricorrenza. Il concerto quale parte integrante di un percorso di condivisione tra le città dantesche, verrà eseguito nei giorni successivi a Firenze e Verona.
L’11 settembre alle 17, sarà inaugurata alla biblioteca Classense Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante, la prima mostra del progetto espositivo Dante. Gli occhi e la mente, curato dalle istituzioni Museo d’arte della città di Ravenna e Classense (vedi comunicato Mostre ed eventi espositivi).
Il 13 settembre, dalle 9.30, verrà celebrato, come di consueto ogni seconda domenica di settembre, l’annuale della morte di Dante Alighieri, quest’anno il 699°.
Dal 14 settembre 2020, presso la Tomba di Dante, ogni giorno, perpetuamente, si leggerà un canto della Commedia, nell’iniziativa L’ora che volge il disio, che nei decenni che ci accompagneranno verso l’ottavo centenario raccoglierà nel Museo Dantesco le immagini di grandi protagonisti dell’arte e della società, alternate a quelle di cittadini e cittadine, turisti e turiste, intenti a cimentarsi con l’opera del Sommo Poeta.
Le celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante a Ravenna si legano infatti ad una tradizione ininterrotta: Ravenna onora Dante da quella notte tra il 13 e 14 settembre 1321, quando terminò l’avventura mortale del Poeta, consegnata all’eternità della memoria. Quello che oggi viene presentato è già un programma molto corposo e articolato, ma destinato ad arricchirsi ulteriormente, anche grazie ai 38 contributi derivanti dalla “chiamata pubblica” e a quelli dei soggetti convenzionati. Perché Dante a Ravenna rappresenta da sempre l’oggetto di una progettualità condivisa, che sa suscitare l’interesse, la riflessione e la creatività di tutti e attorno al quale si stanno sviluppando e si svilupperanno numerose altre iniziative, che saranno via via comunicate, in un capillare dialogo tra eventi di portata internazionale e occasioni di partecipazione diffusa.
A cura della Fondazione Ravenna Manifestazioni, prima della scopertura del monumento restaurato, l’ensemble vocale Voces Suaves eseguirà Quivi sospiri di Luzzasco Luzzaschi dal Secondo libro dei madrigali a cinque voci (1576) dove sono musicati versi del canto III dell’Inferno; e al termine della cerimonia Io sono amore angelico di Joanne Metcalf da Il nome del bel fior (1988) dove sono musicati versi del canto XXXIII del Paradiso. Successivamente, in piazza San Francesco, la pianista Yulianna Avdeeva eseguirà la Fantasia quasi Sonata – Après une Lecture de Dante, di Franz Liszt, mentre il baritono Luca Micheletti e il pianista Davide Cavalli proporranno Il conte Ugolino dal canto XXXIII dell’Inferno, di Gaetano Donizetti.In chiusura l’attore Elio Germano leggerà il canto XXXIII del Paradiso. L’intero evento verrà trasmesso in diretta streaming e sarà visibile anche su un maxi schermo in piazza del Popolo.
Tra i protagonisti del settimo centenario dantesco non poteva mancare l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Da marzo 2021, sotto il coordinamento del professor Marco Bazzocchi, delegato del rettore alle iniziative culturali dell’Ateneo, si svolgerà un evento nazionale in occasione del Dantedì su Dante e la poesia contemporanea. Ancora, numerosissime saranno le iniziative letterarie.

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Scuola. È ufficiale: si parte il 14 settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Anief: proviamoci, ma a condizioni di impegni precisi per nuove regole per più organici, plessi, assunzioni e niente DaD. Arriva l’ordinanza per avvio lezioni per l’a.s. 2020/21 dal 14 settembre. In una nota del ministero dell’Istruzione le indicazioni per infanzia, primo e secondo ciclo e di istruzione. In settimana, i tavoli coi sindacati, il 29 sugli organici e il 30 sul protocollo di sicurezza dopo la pubblicazione delle linee guida del CTS.Marcello Pacifico (Anief): “È bene che il ministero dell’Istruzione si concentri sulle modalità organizzative delle lezioni in presenza, compiendo quindi tutte le operazioni necessarie perché si attuino nella massima sicurezza, come previsto dal Comitato tecnico-scientifico e riportato nelle linee guida ministeriali del 26 giugno scorso. Come altrettanto fondamentale è che si garantisca dal primo giorno di scuola il mantenimento dell’orario di lezione settimanale ministeriale: una riduzione dell’offerta formativa, dopo il periodo di lockdown, andrebbe infatti a danneggiare oltremodo gli alunni e a minare ulteriormente il diritto allo studio. I 200 giorni di lezioni, quindi, non bastano: ogni giorno di lezione, sin dal 14 settembre, deve corrispondere al monte orario previsto e non ridotto in attesa di nomine. È bene anche specificare che a settembre la didattica digitale integrata dovrà essere considerata l’ultima ratio di un processo di ritorno incentrato sulla presenza in classe di non oltre 15 alunni, di un ampliamento degli spazi, in accordo con enti e istituzioni locali, oltre che di un incremento adeguato di personale rispetto all’organico attuale”.Sull’inizio della scuola in presenza a metà settembre è arrivata l’ufficialità. È di queste ore la nota emessa dal dicastero di viale Trastevere, nella quale si specifica che “le Regioni adotteranno, poi, le determinazioni di propria competenza in materia di calendario scolastico, ferma restando la necessità di effettuare almeno duecento giorni di lezione, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente. Confermato lo svolgimento, a decorrere dal 1° settembre 2020, delle attività di integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020”.

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Ha riaperto l’Empire State Building uno dei simboli di New York

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Da pochi giorni ha riaperto al pubblico l’Empire State Building, una delle icone della Grande Mela, chiuso da oltre 4 mesi a causa del Covid-19. Il grattacielo, con il nuovo osservatorio da 165 milioni di dollari, ora può tornare ad accogliere i visitatori, sebbene con una una capacità ridotta di oltre l’80%. Sono molto stringenti le nuove misure di sicurezza contro la diffusione della pandemia: ogni visitatore viene sottoposto al controllo della temperatura e deve mantenere una distanza di circa due
metri da altre persone ed indossare una mascherina per l’intera durata della visita. Gli ingressi sono con turni a tempo e solamente con prenotazioni online. Lungo tutto il percorso dell’Osservatorio sono stati posizionati indicatori di distanza e gel disinfettanti. Inoltre, durante le prime settimane, sarà ridotto l’orario di apertura, dalle 8 del mattino alle 23 di sera. (by Christian Flammia)

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Parlamento europeo: Anteprima della sessione del 17-19 giugno 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

Bruxelles Bilancio a lungo termine UE e ripresa: dibattito con il Presidente Michel In vista del Consiglio europeo del 19 giugno, i deputati esprimeranno la loro posizione sul finanziamento a lungo termine dell’UE e sulla ripresa economica nel contesto della crisi COVID-19.
Relazioni future UE-Regno Unito: valutazione dei negoziati. In una risoluzione che sarà votata giovedì, i deputati faranno un bilancio dei progressi compiuti nei negoziati UE-Regno Unito su un nuovo partenariato.
Conferenza sul futuro dell’Europa: I deputati spingeranno per iniziare entro l’autunno. Il Parlamento chiede che la Conferenza cominci il prima possibile e si faccia carico delle nuove sfide per l’UE che sono state portate alla luce durante la pandemia COVID-19.
George Floyd: Parlamento discute razzismo e violenza della polizia. La violenza della polizia contro gli afroamericani e le proteste antirazziste negli Stati Uniti e nell’UE saranno al centro di un dibattito, che si concluderà venerdì con una risoluzione.
Come affrontare la disinformazione e proteggere la libertà di espressione
I deputati discuteranno gli effetti della lotta contro la diffusione di COVID-19 sui diritti fondamentali nell’UE.
Schengen/controlli interni: deputati chiederanno ripristino libera circolazione
Il Parlamento discuterà giovedì la possibile riapertura delle frontiere interne dell’UE e voterà una risoluzione sulla questione venerdì.
Proteggere le industrie strategiche dalle acquisizioni straniere
Mercoledì, la Commissione e il Consiglio presenteranno in Plenaria le proposte per proteggere le industrie europee, indebolite dalla crisi COVID-19.
Finanza “green”: il Parlamento adotta i criteri per gli investimenti sostenibili
Giovedì, il Parlamento dovrebbe approvare le nuove regole UE per determinare se un’attività economica sia sostenibile dal punto di vista ambientale.
Incoraggiare le banche a concedere prestiti a imprese e famiglie
Lavoratori transfrontalieri e stagionali: migliorare le condizioni lavorative
COVID-19: più aiuti per gli agricoltori dal fondo di sviluppo rurale dell’UE
Turismo: le proposte del Parlamento per salvare il settore
Catastrofi naturali: 279 milioni di euro per Austria, Italia, Portogallo, Spagna

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Case da gioco: fronte sindacale compatto

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Il Ministero dell’Interno e il MEF, unitamente al Governo, valutino attentamente una rapida riapertura delle Case da Gioco di Saint Vincent, Sanremo e Venezia. È questa la richiesta principale dei sindacati di categoria Slc Cgil, Fisascat Cisl e Uilcom al tavolo con le associazioni imprenditoriali di settore Federgioco e Fipe, rappresentanti delle Sale da Gioco italiane autorizzate, unitamente alla richiesta di incontro urgente trasmessa ai dicasteri competenti “per riaprire le attività e ridare fiducia ai lavoratori e alle loro famiglie, ormai da tre mesi in cassa integrazione che, com’è noto, scadrà il prossimo 15 giugno”.
I sindacati hanno anche proposto la sottoscrizione di un Avviso Comune per chiedere che si individui urgentemente una data certa per la ripresa delle attività, nel rispetto dei protocolli di sicurezza sottoscritti dalle Case da Gioco italiane; protocolli che prevedono tutte le azioni necessarie per prevenire e ridurre il rischio di contagio e che saranno adottati da ogni azienda.
Nel corso del confronto è stata anche analizzata la tragica situazione della Casa da Gioco di Campione d’Italia, chiusa dal 27 luglio 2018, che ha prodotto drammatiche conseguenze occupazionali e sociali non più sopportabili dall’intera comunità, con più di 500 addetti che rischiano di non tornare al lavoro.
«In Europa e nel mondo le Case da Gioco sono già aperte o in via di apertura, crediamo che anche in Italia la “Fase 2” debba cominciare nell’immediato» ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Mirco Ceotto sottolineando «l’urgenza di un tavolo di confronto con i competenti Ministeri volto ad analizzare e risolvere la drammatica situazione di centinaia di lavoratori addetti alle case da Gioco».

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Musei civici Roma: torna la prima domenica del mese gratuita per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Roma. Domenica 7 giugno si riparte anche con la prima domenica con ingresso gratuito per tutti nel Sistema Musei in Comune di Roma Capitale. Tutti, previa prenotazione obbligatoria allo 060608, potranno accedere gratuitamente nei Musei Civici, di nuovo aperti al pubblico dopo il lungo periodo di chiusura dovuto all’emergenza sanitaria. Aperte nuovamente anche le aree archeologiche dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su via dei Fori Imperiali) dalle 08.30 alle 19.15 (ultimo ingresso 18.15) e del Circo Massimo (a esclusione di Circo Maximo Experience) dalle 9.30 alle 19.00 (ultimo ingresso 18.00). L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.Le visite saranno effettuate nel rispetto delle linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per la prevenzione del COVID 19. E’ obbligatoria per tutti la prenotazione allo 060608. Si potrà accedere solo al proprio turno di ingresso, esibendo la prenotazione digitale o cartacea e solo dopo la rilevazione della temperatura corporea che deve essere inferiore ai 37.5°. E’ obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza dalle altre persone. È consentita la visita senza distanziamento solo alle famiglie.Si potranno visitare le collezioni permanenti di Musei Capitolini, Museo di Roma a Palazzo Braschi, Museo dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, Centrale Montemartini, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Napoleonico, Museo Pietro Canonica, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo di Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura. Si potrà inoltre tornare a vedere dal vivo alcune delle esposizioni presenti nei musei, la maggioranza delle quali a ingresso gratuito ad eccezione della mostra Canova. Eterna bellezza al Museo di Roma (aperta fino alle 22, con chiusura biglietteria ore 21) e della mostra C’era una volta Sergio Leone al Museo dell’Ara Pacis: entrambe a ingresso ridotto solo per i possessori della MIC Card.

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Scuola apertura anno scolastico e proteste sindacali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

In teleconferenza si tiene l’incontro, richiesto anche dall’Anief, con il presidente del Consiglio al tavolo coordinato con la protezione civile, Upi e Anci per la ripresa delle attività scolastiche a settembre. Il giovane sindacato chiede un impegno di 10 miliardi, tanti quanti sottratti alla scuola negli ultimi dieci anni in tema di organici (- 150 mila posti Ata e docenti), classi pollaio (in media con più di 20 alunni contro le norme sul distanziamento sociale), precariato (+100 mila contratti termine negli ultimi cinque anni). Marcello Pacifico presenterà delle proposte da tradurre in emendamenti al decreto Rilancio (D.L. 34/2020) all’esame della V commissione bilancio della camera. Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che per il giorno 4 giugno 2020, alle ore 17.30, è stata fissata una riunione di coordinamento, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, per l’esame delle problematiche organizzative e gestionali concernenti l’avvio dell’anno scolastico 2020- 2021. All’incontro, che si svolgerà in videoconferenza, parteciperanno, si legge nella convocazione, “i rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, il Coordinatore del CTS, i Coordinatori dei Forum nazionali delle associazioni studentesche, dei genitori, degli istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica e della Federazione italiana per il superamento dell’handicap”. Anief, che ha proclamato lo stato di agitazione del personale, ricorda che – come indicato nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato allo stesso ministero dell’Istruzione – il ritorno in classe in presenza, senza più didattica a distanza, riguarda 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie. Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, guarda alle misure introdotte negli altri Paesi UE sono state introdotte per il ritorno a scuola in presenza, si dice preoccupato per un eventuale proseguimento della didattica a distanza per via del digital divide, e dichiara: “Bisogna finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. In assenza di questo supporto umano, qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio sarebbe impraticabile”.

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Apertura Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

A Roma, ha riaperto al pubblico le proprie sale di lettura, adottando le misure sanitarie previste (ingressi su prenotazione, distanziamento sociale, ecc.), oltre ad avere potenziato i servizi di prestito e le risorse online nelle settimane del lockdown. Un segnale importante da parte dell’università affidata alla Compagnia di Gesù, nota per la sua internazionalità, e che pertanto fin dall’inizio della crisi aveva applicato con rigore i protocolli di sicurezza.La didattica online si è nel frattempo svolta regolarmente, adottando piattaforme differenti. Il canale Youtube UniGregoriana, già sulla soglia del milione di visualizzazioni, ha assistito a un rapido incremento. Un esempio di didattica online sul canale, che offre oltre 700 contenuti multimediali, è rappresentato dalle 68 “pillole” del corso di Storia della Chiesa medievale del Prof. Paul Oberholzer SJ. La comunità universitaria ha potuto trovare una nuova forma di vicinanza mediante i social network istituzionali. Gli studenti dei collegi internazionali hanno condiviso sulla pagina Facebook UniGregoriana le proprie esperienze di vita e di studio, contrassegnate dagli hashtag #iosonocomunità e #cresciamoinsieme.Anche gli eventi accademici hanno trovato nuove modalità di espressione. La XX Giornata del Dipartimento di Teologia Fondamentale, intitolata “Chi è la persona umana? Nuove domande per un tempo di crisi”, si è svolta in differenti sessioni online (la prima, in inglese con sottotitoli, è disponibile qui: https://youtu.be/XoDeNMTVa-I). Così pure si è potuto concludere come programmato il ciclo di incontri dedicati all’arte quale ponte di dialogo tra ebraismo e cristianesimo (prima parte, solo inglese: https://youtu.be/JzzhB9RGbG0).Nuove formule sono state adottate anche per le difese delle dissertazioni dottorali. La prima a svolgersi in forma mista ha avuto luogo lo scorso 14 maggio. La candidata Fabienne Laure TcheugoueNgadjui (Facoltà di Scienze Sociali) ha infatti difeso mediante collegamento con i professori in sede la dissertazione «Les enjeux socio-économiques des politiques de développement au Cameroun à partir des indépendances: entre théorie et evidence empirique», moderata dal Prof. Francesco Maria Sanna.In una recente intervista a L’Osservatore Romano, il vice rettore accademico della Gregoriana, P. Mark Lewis SJ ha spiegato che la programmazione per il prossimo anno procede spedita: confermata l’inaugurazione dell’anno accademico per il 5 ottobre, implementazione di un sistema d’insegnamento misto per i casi di necessità (online e presenziale), modifica della logistica delle aule per consentire il distanziamento sociale, attivazione anticipata dei corsi online di lingua italiana.
«La Gregoriana sarà pronta per accogliere e accompagnare gli studenti che si troveranno a Roma come pure quelli che dovranno, per qualche tempo, posticipare la presenza in Italia», conferma il rettore Nuno da Silva Gonçalves SJ [nella foto in alto]. «La prospettiva non è di voler fare tutto come in passato, ma di migliorare, imparando dalle difficoltà del presente che ci offrono l’opportunità di sviluppare una didattica più multimediale e interattiva. Tra i nuovi progetti accademici, segnalo la Licenza in Leadership and Management, progetto della nostra Facoltà di Scienze Sociali, che mira alla formazione di amministratori degli enti ecclesiali, e che sarà interamente in lingua inglese».

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A proposito dell’apertura delle chiese al culto

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

La decisione dei vescovi, in Italia e in Francia, di intervenire su Conte e su Macron per una deroga a favore della Chiesa cattolica alle norme sul confinamento, ai fini di radunare il popolo per l’Eucaristia, ha suscitato un dissenso profondo non solo da parte di “cristiani critici” pronti e forse adusi a dar sulla voce alle gerarchie, ma anche da parte di teologi autorevoli, intellettuali, vescovi. Così la messa che è la grande istituzione per l’unità – la “comunione” – dei fedeli, è diventata causa di divisione.
Si è perfino sostenuto che emergessero due Chiese, una nella tradizione dei sacramenti e del culto, l’altra del Vangelo. In ogni caso la Chiesa di tutti, la Chiesa dei poveri ama tutte e due, anche perché esse non sono così nettamente distinte tra loro e c’è molto traffico di frontalieri attraverso i loro confini.
Neanche noi abbiamo condiviso la rivendicazione dei vescovi e motivi validissimi ne sono stati recati e messi in circolazione da molti. Ciò che soprattutto ci ha turbato è stata la ragione, un po’ ultimativa, addotta dai funzionari di un ufficio della CEI, secondo la quale con meno messe ci sarebbe stato meno servizio ai poveri, alla comunità; come a dire niente sacramento niente lavanda dei piedi, l’una cosa essendo alimento dell’altra, e ciò come se la messa, e solo lei, fosse un distributore di benzina o una centralina per il rifornimento di elettricità, senza cui la macchina non va. È verissimo che per servire i poveri, lavarsi i piedi l’un l’altro, essere cristiani ci vuole una ingente energia, ma, a non essere pelagiani, si sa che questa energia viene dallo Spirito del Signore, e ci mancherebbe altro che lo Spirito Santo si facesse interdire dalla scarsità di messe in tempi di pandemia o in regioni amazzoniche, sarebbe come tagliare la luce al palazzo occupato, che l’Elemosiniere del papa, il divino elettricista, è andato a riattaccare.Per uscire dalla controversia, se essa non vuole essere tenuta in vita e strumentalizzata ad altri scopi, basterebbe rifarsi alle parole di Gesù quando ha dato il suo pane, ed ha detto: “fate questo in memoria di me”. Dunque il pane, che poi i teologi hanno spiegato come transustanziazione, è il mezzo, il fine è ricordarsi di lui. E qui il mezzo non è il messaggio, il fine è superiore al mezzo. Per questo abbiamo sempre pensato che sarebbe bello che I cristiani si ricordassero di lui ogni volta che spezzano e mangiano il pane, cioè sempre, tanto più se condiviso; e infatti c’è un’antica tradizione popolare secondo cui a tavola il padre, o la madre, o uno degli altri, benedice il pane prima che tutti lo mangino.È bello che il pane sia legato alla memoria, per questo le celebrazioni della Parola che si fermano alle letture prima della consacrazione, come si usava a Bologna nell’entusiasmo della riscoperta della Bibbia dopo il Concilio, in questo mancano, nel rendere visibile la memoria. Per questo non c’è mai stata più memoria di Gesù in questi tempi, di quanta c’è n’è ora intorno alla messa di Papa Francesco, che grazie al virus è trasmessa e “vista” in TV ogni mattina da Santa Marta. E se il pane rende visibile la memoria e la fa anche cibo, epidemia permettendo, la memoria del Signore non vive di solo pane. E se no, come sarebbe giunta fin qui?

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Continua l’appello per l’apertura del Forlanini a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Roma Italia Nostra Lazio: “L’emergenza coronavirus in atto richiede da subito misure eccezionali. In questa ottica è pienamente da condividere l’appello del Professor Massimo Martelli per la pronta riapertura dell’ospedale Carlo Forlanini, chiuso da cinque anni. Il Forlanini, dismesso, purtroppo, come altri ospedali romani, cinque anni fa, è stato il polo di eccellenza per le patologie polmonari e
punto di riferimento per pazienti di tutta Italia. Per contrastare il Covid-19 che impatta fortemente sulla funzionalità dei polmoni poter
contare non solo sugli spazi ma anche sulle risorse umane che sono state alla guida di questo importante polo ospedaliero sarebbe un’arma in più nella battaglia che anche nel Lazio si sta portando avanti contro il coronavirus. Questa posizione è sostenuta, inoltre, da oltre 90mila firmatari della petizione per la riapertura lanciata sulla piattaforma online change.org ed entrata nel dibattito politico di questi giorni di piena emergenza. Italia Nostra Lazio, facendosi portavoce di tutte le sezioni locali del territorio, ritiene inoltre estremamente ragionevole l’opinione espressa dallo stesso Professor Martelli in una recentissima intervista di ridare funzionalità almeno agli spazi del terzo piano dell’ex nosocomio, che ospitava il reparto di chirurgia toracica, quale soluzione a più breve termine con la predisposizione in un tempo di un mese di almeno 50 posti dedicati. Il Forlanini è peraltro adiacente all’ospedale Lazzaro
Spallanzani, fulcro del contrasto all’epidemia. Per tutte queste ragioni Italia Nostra Lazio lancia un appello alla Regione Lazio affinché sia presa in considerazione la proposta di un tempestivo ripristino della funzionalità del Forlanini, o di parte di esso, nell’ambito dei presidi dedicati al contrasto del Covid-19. Franco Medici, presidente di Italia Nostra Lazio, ritiene che il recupero funzionale del Forlanini o di una parte di esso, sia possibile in tempi rapidi, perché la struttura è già adatta allo scopo in quanto progettata come nosocomio, e presenta, inoltre, un involucro edilizio ancora in buone condizioni, in quanto l’ospedale è stato dismesso da
soli cinque anni. La nostra Associazione, inoltre, aveva già avanzato, due anni fa, l’ipotesi che la struttura del Forlanini potesse essere utilizzata dall’ospedale Bambino Gesù, invece, essendo venuta a mancare questa possibilità, l’ ospedale pediatrico del Gianicolo, ha progettato di ampliare i suoi spazi allargando le strutture di Palidoro in un’ area di particolare rilevanza naturalistica all’ interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. (By Graziarosa Villani)

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Regione Lazio. Coronavirus: riaprire l’ospedale Forlanini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

L’ospedale “Carlo Forlanini” è stato un ospedale di Roma chiuso definitivamente nel 2015 dalla Regione Lazio.L’ospedale “Forlanini” fu inaugurato nel 1934 proprio per la cura delle malattie respiratorie. Fu concepito come cittadella autosufficiente: dall’approvvigionamento idrico al fabbisogno alimentare, dai trasporti interni al funzionamento energetico, il tutto, in una struttura urbanistica dotata di viali alberati e illuminati, chiese, campi di bocce, biliardi, cinema, teatri, centrale termica, scuole per bambini, emittente radiofonica, barbiere, parrucchiere e refettori.Oggi, con l’epidemia da Coronavirus, potrebbe curare gli affetti da sindrome acuta respiratoria, con un adeguamento della struttura da realizzarsi in pochissimo tempo, e comunque, aumenterebbe il numero dei posti disponibili per la cura dei malati o per la quarantena dei soggetti in osservazione.La sottovalutazione degli effetti epidemici da Coronavirus (lo stesso presidente Zingaretti ne è stato colpito), ha imposto l’adozione di misure straordinarie, che speriamo raggiungano l’obiettivo di limitare al massimo la diffusione virale.Si è ancora in tempo per attivare alcuni reparti del “Forlanini” per far fronte alle emergenze.Sollecitiamo la Regione Lazio a intervenire per tempo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. Al tempo della chiusura del Forlanini inviammo una lettera a Zingaretti suggerendogli d’usare l’ospedale come nosocomio “cuscinetto” da riaprire in caso di occorrenze sanitarie impreviste e il caso del coronavirus oggi avrebbe fatto al caso nostro. Non siamo dei competenti ma era solo il buon senso a suggerirlo perché non sono mancate prima del coronavirus delle emergenze che hanno resa difficoltosa la gestione ospedaliera.)

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Festività e apertura straordinaria dei negozi

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie torna alla ribalta la questione relativa all’apertura dei negozi. Si ripropone, specialmente in queste occasioni, la delicata questione di mantenere un complesso equilibrio tra i diritti dei lavoratori e l’esigenza dei cittadini di poter effettuare i propri acquisti anche nei giorni festivi.In tal senso è opportuno distinguere tra i servizi fondamentali, o quelli tradizionalmente aperti anche in piena festività e gli esercizi la cui apertura non è indispensabile.In questo contesto risulta difficilmente giustificabile l’apertura di alcune catene commerciali il 25, il 26 Dicembre ed il 1 Gennaio.È vero che con il commercio online tempi e luoghi dedicati all’acquisto di beni ed alla fruizione di servizi hanno perso la loro connotazione classica, ma è necessario garantire, per i servizi non strettamente indispensabili, una giusta ed equa fruizione delle festività.È indispensabile una regolamentazione che concili le necessitò dei consumatori con i diritti di chi lavora, in un’ottica di collaborazione, rispetto e salvaguardia reciproca. È per questo che siamo contrari alla cancellazione delle festività, al loro superamento in nome delle liberalizzazioni più sfrenate.Tale dibattito rientra in un discorso più ampio e complesso, che necessita l’entrata in campo, a fianco dell’iniziativa del legislatore, di sindacati, associazioni dei consumatori e associazioni degli esercenti per individuare misure e prassi condivise, in grado di diffondere consapevolezza e conciliare diritti e sostenibilità.

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Cerimonia di apertura del “Children’s Global Summit. I Can”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Roma 26 novembre 2019 alle ore 17.00 l’evento in programma dal 26 al 30 novembre. La cerimonia di apertura è prevista in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca. Sarà l’occasione per illustrare il progetto I CAN, ispirato dal metodo Design for Change e che in Italia ha preso il nome di IO POSSO!, grazie alla promozione della FIDAE (Federazione degli Istituti di Attività Educative – scuole cattoliche italiane), in collaborazione con CEC (Congregazione per l’Educazione Cattolica del Vaticano) e OIEC (Organizzazione delle scuole cattoliche nel mondo). Alla cerimonia intervengono la Sindaca di Roma Virginia Raggi, la presidente della Fidae (Federazione istituti di attività educative) Virginia Kaladich, la fondatrice del metodo Design for Change Kiran Bir Sethi. Modera Fabio Bolzetta, giornalista e conduttore di Tv2000.

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