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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Posts Tagged ‘api’

Api: una strategia di sopravvivenza a lungo termine

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

· Vietare tutti i pesticidi nocivi
· Controlli più severi per fermare le importazioni di miele contraffatto
· Promuovere gli effetti salutari del miele
I deputati esortano l’UE e gli Stati membri a investire maggiormente nella protezione della salute delle api, nella lotta contro l’adulterazione del miele e nel sostegno agli apicoltori.
L’ UE ha bisogno di una strategia ad ampio raggio e a lungo termine per migliorare la salute delle api e ricostruire la popolazione apicola, afferma il Parlamento in una risoluzione non legislativa approvata giovedì con 560 voti in favore, 27 voti contrari e 28 astensioni.
A questo fine, gli eurodeputati chiedono:
· un piano d’azione europeo per combattere la mortalità delle api;
· programmi di allevamento per aumentare la resistenza a specie invasive come l’acaro distruttore di Varroa e il calabrone asiatico o a malattie come la peste americana;
· il rafforzamento della ricerca su farmaci innovativi per le api;
· il divieto di tutti i pesticidi che hanno effetti negativi scientificamente dimostrati sulla salute delle api, compresi i neonicotinoidi e la promozione di alternative sicure per gli agricoltori;
· la segnalazione preventiva dei periodi di irrorazione delle colture per evitare danni alle api.
Rafforzare il sostegno agli apicoltori e promuovere i prodotti apicoli. L’UE dovrebbe aumentare il bilancio dei programmi nazionali di apicoltura del 50% e istituire un regime di sostegno specifico per gli apicoltori nell’ambito della politica agricola comune per il periodo successivo al 2020. Inoltre, dovrebbe essere introdotto un indennizzo per la perdita di colonie di api.
Gli Stati membri dovrebbero fare di più per informare il pubblico, in particolare i bambini, dei benefici del consumo di miele e degli usi terapeutici dei prodotti delle api.Fermare le importazioni di finto miele
Per garantire che il miele importato rispetti gli elevati standard dell’UE, è necessario armonizzare le ispezioni alle frontiere e i controlli sul mercato unico, e rendere più rigorosi tutti i requisiti in materia di tracciabilità. Inoltre la Commissione dovrebbe sviluppare procedure di analisi di laboratorio più efficaci e gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni più severe per i trasgressori.Il miele e i prodotti dell’apicoltura, infine, dovrebbero essere considerati “prodotti sensibili” nei negoziati commerciali con i Paesi terzi, o addirittura essere completamente esclusi dai trattati di libero commercio.

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Piramal Pharma Solutions annuncia un’espansione su larga scala dei siti produttivi di API

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 ottobre 2017

riverview_miRIVERVIEW, Michigan/PRNewswire/ Piramal Pharma Solutions (PPS), organizzazione leader in contract development e manufacturing (CDMO) e parte di Piramal Enterprises Ltd. (PEL), ha annunciato un investimento di 55 milioni di dollari nelle sue sedi produttive in Nord America e Asia, per ampliare le proprie risorse e capacità manifatturiere di API.Una parte di questo investimento andrà ai nuovi impianti multi-funzionali all’avanguardia, con oltre 270kL di capacità totale, per supportare l’attuale pipeline di circa 80 programmi in fase avanzata in cui PPS è attualmente impegnata ad assistere i propri partner in vari siti internazionali. PPS espanderà anche la sua potenza (nuovo Limite di Esposizione Produttiva: ≥10 ng/m3) nel proprio impianto di Riverview, Michigan, mentre aumenterà le capacità di sviluppo iniziale ad Ennore, in India, attraverso aggiunte di GMP kilo lab e un impianto pilota. Per servire meglio i suoi clienti biotech in Europa, PPS aggiungerà capacità di primo sviluppo sia in sostanze di farmaco che in prodotti farmaceutici nel suo sito di Morpeth, in Gran Bretagna. Con questo investimento, anche funzioni di supporto come capacità analitiche, infrastruttura R&S, automazione e sistemi informatici saranno ampliate in tutti i siti API.Piramal supporta lo sviluppo e la produzione dei principi attivi tramite un modello integrato nei propri cinque siti in Nord America, Europa e Asia. Le attività di sviluppo API fra cui lo scouting di percorso e lo sviluppo dei processi vengono condotte negli impianti di Aurora (CA), Ennore (IN) e Riverview (USA). Queste strutture sono ulteriormente integrate con unità manufatturiere di API commerciali ad Aurora (CA), Ennore (IN), Digwal (IN), Morpeth (GB) e Riverview (USA).Vivek Sharma, AD di Piramal Pharma Solutions ha commentato: “Ci impegniamo ad investire nelle esigenze future dei nostri clienti. Con questi investimenti, possiamo ora sostenere la commercializzazione della nostra pipeline di oltre 80 programmi che sono in Fase II o più avanzata, mentre aumentiamo la capacità di gestire partnership future.” Ha poi aggiunto: “C’è stato un significativo interesse dei clienti verso le nostre offerte ‘integrate’, e siamo lieti di avere più di 60 programmi integrati in PPS attraverso tutte le fasi di sviluppo del farmaco. Ringraziamo i nostri clienti per la loro fiducia e supporto e promettiamo di continuare il focus sui tre pilastri che ci hanno resi loro partner d’elezione: centralità del cliente, qualità e innovazione.”

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Pomezia: Le api utilizzate come “sentinelle”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

Ape-su-fiore-a18514518Con riferimento all’imponente incendio divampato il 5 maggio scorso presso il sito industriale Eco X di Via Pontina Vecchia a Pomezia, l’Osservatorio Ambiente e Salute di Roma Capitale, voluto dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale, ha recepito la proposta del Prof. Roberto Ronchetti, Presidente Laziale dei “Medici per l’Ambiente–ISDE”, di condurre immediatamente un’indagine conoscitiva sul territorio che fosse in grado di dimensionare l’entità della contaminazione eventualmente verificatasi. I primi risultati, assolutamente rassicuranti, sono stati presentati oggi durante il periodico incontro dell’Osservatorio alla presenza di molte associazioni ambientaliste.Grazie all’apporto sostanziale di numerosi soci di “Medici per l’Ambiente-ISDE”, scelti per competenza sul territorio nazionale e con l’autorevole e fattivo appoggio degli Assessorati all’Ambiente di Roma Capitale e di Aprilia, si è pianificata un’indagine con l’obiettivo di dimostrare se e quanto l’incidente alla EcoX fosse stato in grado di provocare contaminazioni. Lo studio ha utilizzato materiali apiferi della zona ipoteticamente contaminata raccolti in un tempo precedente all’incidente e nei 10-20 giorni successivi.
“Le api, attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Sono uno strumento utilissimo, vere e proprie sentinelle dell’ambiente per monitorare l’inquinamento da pesticidi, metalli pesanti, radioattività eccetera, attraverso l’esame di miele, cera, api e polline. L’impiego dell’ape quale sistema di controllo ambientale è ormai una pratica consolidata nel tempo”, spiega Pinuccia Montanari, assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale.Poiché ci si poteva attendere che a seguito dell’incidente Eco X si liberassero soprattutto metalli pesanti e diossine e queste sono particolarmente solubili nella cera, il progetto finale è stato quello di raccogliere, da vari apifici situati in un’area di circa 10 km quadri dal luogo dell’incidente, due campioni di cera: uno prodotto dalle api nel 2016 e uno prodotto 10-20 giorni dopo l’incidente. I campioni di cere dei vari alveari sono stati accuratamente mescolati così da ottenere due soli campioni finali, uno precedente ed uno successivo all’incidente Eco X.“I primi risultati dimostrano che non c’è nessuna differenza in aumento dei contaminanti tra il campione raccolto nel 2016 e quello raccolto successivamente all’incidente Eco X; in entrambi i campioni pre o post incidente c’è una concentrazione di alcuni metalli pesanti maggiore di quella rilevata in altre indagini simili e in entrambi i campioni pre o post incidente è presente una certa quantità di diossina, ma si può dire che si tratta di quantità molto basse”, informa il professor Ronchetti.“Questa straordinaria iniziativa ha consentito a un’organizzazione ambientalista internazionale come l’ISDE di cercare e trovare nella comunità civile di Aprilia e Pomezia, soprattutto tra gli apicoltori, una partecipazione che ha reso possibile l’esecuzione di un’indagine che ha fornito elementi importantissimi sul piano sanitario, ambientalista e sociale. Si tratta in tutti i casi di un modello in grado di fornire elementi di altissimo valore sociale, oltre che che sanitario e ambientale, non solo nella zona indagata ma a livello dell’intera città di Roma, della Regione o dell’intero territorio nazionale”, conclude l’Assessora Pinuccia Montanari.

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Le api come indicatori biologici

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

firma intesaÈ stato firmato l’atto di governance tra Conapi, il Consorzio nazionale che riunisce oltre 600 apicoltori in tutta Italia, e Legambiente, che hanno deciso di unire le forze con un preciso obiettivo strategico: collaborare per la corretta informazione e sensibilizzazione sul sistema delle api quale indicatore di salvaguardia e biodiversità ambientale e sui principi dell’agricoltura biologica.
Per dare concretezza agli intenti sottoscritti, durante l’incontro è stato presentato anche il progetto pilota Api e Orti, un’iniziativa in collaborazione con il dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna che prevede il monitoraggio delle api collocate presso orti urbani di tre città pilota al fine di valutarne lo stato di salute e, di conseguenza, quello dell’ambiente urbano circostante.A Bologna sono coinvolti gli orti CAAB-FICO, a Milano quelli di Via Padova gestiti dal circolo Legambiente Retemabiente e a Potenza quelli gestiti dal circolo Legambiente “Ken Saro Wiwa”. Tutti gli spazi citati hanno deciso di ospitare alcuni alveari in grado di facilitare, attraverso l’azione di impollinazione, la buona riuscita delle coltivazioni.
Dal punto di vista operativo, le famiglie di api saranno controllate e analizzate dalla primavera all’autunno inoltrato, per valutarne la salute in ambiente urbano, attraverso analisi di laboratorio in grado di individuare anche sostanze tossiche introdotte nell’ambiente.L’obiettivo non è certo diffondere allarmismo, ma semmai rinforzare l’idea che esiste uno stretto legame fra tutte le forme viventi. Tanto che anche una piccola ape può aiutarci a comprendere meglio ciò che accade al clima, all’agricoltura e quindi alla salute del pianeta e dell’uomo.Ogni alveare sarà controllato dal punto di vista della mortalità delle api (tramite le gabbie underbasket poste sotto l’entrata delle arnie), della loro salute e della produzione annuale di miele. In due momenti dell’anno – primavera e tarda estate – saranno prelevati campioni di api e di miele, per effettuare analisi finalizzate a individuare eventuali residui di pesticidi e altri contaminanti, come i metalli pesanti.
Il progetto si concluderà ad autunno inoltrato, con la presentazione dei dati di laboratorio e della cronaca della vita delle postazioni. Sono già stati effettuati incontri fra volontari e tecnici per impostare il lavoro e mettere a punto le modalità di raccolta dei dati. Non mancheranno momenti divulgativi con il pubblico e, laddove si produrrà miele, anche iniziative pubbliche di smielatura e di assaggi. (foto. firma intesa)

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Volontari Greenpeace: stop pesticidi

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

volontari greenpeace2volontari greenpeace3I volontari di Greenpeace hanno organizzato oggi attività di sensibilizzazione in 21 città italiane per chiedere il bando dei pesticidi dannosi per api e altri impollinatori, l’estensione del bando europeo ai neonicotinoidi e investimenti in pratiche agricole sostenibili. Indossando dei costumi, i volontari dell’organizzazione ambientalista hanno inoltre rappresentato le api costrette a lasciare il loro habitat naturale per colpa dei pesticidi che mettono a rischio la loro sopravvivenza.
Il 17 e 18 maggio prossimi l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione europea discuteranno infatti proprio la messa al bando definitiva di tre insetticidi neonicotinoidi: imidacloprid e clothianidin della Bayer, e thiamethoxam della Syngenta.Nel 2013 l’Unione europea ha limitato sia gli usi di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, a causa del rischio elevato per le api, sia il trattamento delle sementi di mais, girasole, colza e cereali primaverili e l’irrorazione di una buona parte delle colture attrattive per le api, prima e durante la fioritura. Tuttavia molti impieghi sono ancora autorizzati. Da allora, sono emerse sempre maggiori evidenze scientifiche sui danni che queste sostanze causano alle api ma anche a molte altre specie, tra cui farfalle, uccelli e insetti acquatici.«Chiediamo al ministro Martina di vietare i pesticidi più dannosi per api e impollinatori, a cominciare dai tre neonicotinoidi in discussione la prossima settimana e di investire in pratiche agricole sostenibili», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. «E con noi lo chiedono più di centomila italiani che hanno firmato il nostro appello. Continueremo questa battaglia fino a che queste sostanze non saranno completamente bandite».

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I pesticidi che uccidono le api

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2015

Ape-su-fiore-a18514518Un nuovo studio pubblicato dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dimostra che l’applicazione spray di tre pesticidi neonicotinoidi è associata a effetti nocivi sulle api. Secondo Greenpeace questo fatto non potrà che far aumentare la pressione sulla Commissione Europea affinché estenda l’attuale messa al bando di queste sostanze a tutti gli impieghi e a tutte le colture.L’EFSA ha preso in esame la sicurezza dei pesticidi thiamethoxam (prodotto da Syngenta), clothianidin e imidacloprid (entrambi prodotti da Bayer) nel caso di applicazione spray sulle colture. L’Agenzia europea con sede a Parma ha concluso che “sono stati identificati gravi rischi o non è stato possibile escluderli”.In questa nuova valutazione, inoltre, l’EFSA segnala una grave mancanza di informazioni sugli impatti che questi pesticidi potrebbero avere su altri impollinatori, sottolineando che “non è stato possibile completare la valutazione dei rischi a causa della mancanza di dati”.Le api e gli altri impollinatori giocano un ruolo fondamentale nella produzione di cibo: circa un terzo delle colture alimentari a livello globale dipendono direttamente dal servizio di impollinazione naturale offerto dalle api e da altri animali.L’attuale bando UE dei tre neonicotinoidi non copre tutti gli impieghi né tutte le colture. Ad esempio, sono permessi l’uso in serra e l’applicazione spray nei frutteti dopo la fioritura. Inoltre, alcuni Paesi europei hanno concesso delle deroghe al bando; il caso più recente riguarda le coltivazioni di colza nel Regno Unito.
«L’EFSA conferma quanto già dimostrato da un gran numero di evidenze scientifiche: i neonicotinoidi rappresentano una grave minaccia per le api e per il futuro dell’agricoltura», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. «La Commissione Europea dovrebbe estendere la messa la bando a qualsiasi impiego di queste sostanze e a tutte le colture, e porre fine alla questione delle deroghe nazionali. Esistono diverse alternative alle sostanze chimiche di sintesi, l’Unione Europea dovrebbe incoraggiare gli agricoltori ad adottarle».In un recente rapporto, Greenpeace ha illustrato una serie di alternative efficaci per proteggere i meleti europei senza fare uso di pesticidi. Un sistema agricolo in equilibrio ecologico può aumentare la resilienza a malattie e parassiti, favorendo gli organismi benefici. Concimazione, gestione del suolo e colture di copertura possono stimolare la crescita e migliorare lo stato nutrizionale delle piante, riducendo al tempo stesso la suscettibilità alle malattie. Greenpeace chiede perciò ai governi di investire in tecniche alternative non dipendenti dalla chimica, promuovendo un’agricoltura sostenibile e libera dai pesticidi di sintesi.

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Punture di api, vespe e calabroni le più frequenti cause di reazioni allergiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2015

calabroneDa maggio prende il via la prima edizione della campagna d’informazione “Punto nel Vivo”, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico l’esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri. Un “ordine”, quello degli imenotteri, che comprende oltre 100.000 specie d’insetti, tra i quali, i più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni.”Sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti – dichiara la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice di Punto nel Vivo e specialista in Allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – ma si stima che da 1 a 8 su 100 sviluppi una reazione allergica senza essere a conoscenza delle conseguenze. L’allergia al veleno di Imenotteri può provocare reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) o severe reazioni sistemiche (dall’1% al 8,9%) di tipo respiratorio e cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte, con circa 10 casi all’anno accertati in Italia.”L’iniziativa “Punto nel vivo” è promossa dai “25 esperti” che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org) e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò (www.alk-abello.it). “Punto nel vivo” ha in programma una serie di azioni e strumenti di comunicazione, che partendo da Facebook come canale di comunicazione semplice e fruibile al servizio di tutto il pubblico, arrivano fino all’informazione e formazione di tutti i professionisti della salute che sono coinvolti nel percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti allergici a veleno di imenotteri.

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Pesticidi killer per le api

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2013

Greenpeace International, il Coordinamento Apistico europeo Bee Life e altre quattro associazioni ambientaliste e di consumatori (Pesticides Action Network Europe, ClientEarth, Buglife e SumOfUs), intervengono presso la Corte di Giustizia europea per difendere il bando europeo di tre pesticidi killer delle api. Questa iniziativa è stata intrapresa in risposta al ricorso fatto da Syngenta e Bayer contro la Commissione Ue, per chiedere l’annullamento del divieto.Il bando, entrato in vigore lo scorso 1 dicembre con il forte sostegno politico dei governi europei, vieta parzialmente l’utilizzo di tre insetticidi prodotti da Syngenta (thiamethoxam) e Bayer (imidacloprid e clothianidin), che appartengono ad una classe di sostanze chimiche note come neonicotinoidi. La Commissione europea ha adottato il divieto sulla base delle valutazioni scientifiche dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sugli impatti negativi di questi insetticidi sulle api. Oggi Greenpeace pubblica i risultati di uno studio pilota, che fornisce ulteriori prove delle diverse modalità di contaminazione da parte di alcuni insetticidi. Lo studio mostra che il liquido che trasuda dalle piante (l’acqua di guttazione) i cui semi sono stati trattati con alcuni neonicotinoidi, contiene alte concentrazioni di pesticidi. Si tratta di una modalità di esposizione ai neonicotinoidi potenzialmente letale per le api che bevono il liquido stesso.”Bayer e Syngenta hanno scatenato i loro avvocati per attaccare un divieto che è scientificamente rigoroso, giuridicamente corretto e che aiuta a proteggere gli interessi generali degli agricoltori e dei consumatori europei. Il bando parziale di questi tre pesticidi è solo un primo e necessario passo per proteggere le api in Europa. Va difeso dagli attacchi di aziende che perseguono i propri interessi a scapito dell’ambiente” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia.Greenpeace ha analizzato l’acqua di guttazione ottenuta da mais trattato con due diversi insetticidi neonicotinoidi per la concia delle sementi: thiamethoxam (prodotto da Syngenta) e clothianidin (prodotto da Bayer), entrambi oggetto dal divieto recentemente entrato in vigore. Lo studio ha rivelato che le concentrazioni di pesticidi essudati dalla pianta nell’acqua di guttazione possono eguagliare o addirittura superare le concentrazioni di principi attivi raccomandate dalle aziende per l’utilizzo in forma spray nelle formulazioni commerciali di insetticida. Questi risultati suggeriscono che il liquido guttazione potrebbe rappresentare un serio pericolo per le api. “Ci sono ancora importanti lacune nella ricerca scientifica sui modi attraverso i quali le api sono esposte ai neonicotinoidi. Ora sappiamo però che l’esposizione può rivelarsi mortale quando api e altri impollinatori bevono o raccolgono l’acqua di guttazione delle colture trattate.
Questa modalità di esposizione va ad aggiungersi ai già noti e inaccettabili rischi legati agli insetticidi neonicotinoidi. Ciò significa che l’attuale bando europeo non è solo giustificato, ma deve diventare permanente ed essere rafforzato” conclude Ferrario.

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