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Posts Tagged ‘apolidi’

L’UNHCR esorta gli Stati a porre fine al limbo in cui si trovano le persone apolidi entro il 2024

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

La crisi innescata dal COVID-19 sta aggravando la difficile condizione di milioni di apolidi in tutto il mondo, ha avvertito oggi l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi.In occasione del sesto anniversario della campagna #IBelong lanciata dall’UNHCR, volta a porre fine all’apolidia entro il 2024, Filippo Grandi ha esortato i leader di tutto il mondo ad assicurare inclusione e protezione alle popolazioni apolidi e ad adottare rapidamente misure coraggiose per sradicare tale fenomeno.Privati di importanti diritti legali e, spesso, impossibilitati ad accedere ai servizi essenziali, molti apolidi sono emarginati dal punto di vista politico ed economico, discriminati e vulnerabili a sfruttamento e abusi. In molti Paesi, le persone apolidi, compresi i rifugiati apolidi, vivono in condizioni sanitarie inadeguate e non conformi alle norme, fattore che può far incrementare il rischio di contrarre malattie. Sebbene sia difficile raccogliere dati su scala mondiale, dal momento che le popolazioni apolidi non sempre sono tenute in considerazione o incluse nei censimenti nazionali, secondo l’UNHCR vi sarebbero 4,2 milioni di apolidi in 76 Paesi. Tuttavia, si ritiene che il numero reale sia significativamente più elevato.Pur essendo stati compiuti progressi significativi nella riduzione dell’apolidia su scala mondiale a partire dal lancio della campagna nel novembre del 2014, la pandemia da coronavirus ora ha aggravato molte delle difficoltà e delle ingiustizie a cui gli apolidi devono far fronte.“Privi di cittadinanza, molti apolidi non hanno accesso oppure non sono inclusi nei servizi essenziali di salute pubblica e nelle reti di sicurezza sociale. Sono stati lasciati in condizioni di estrema vulnerabilità di fronte a questa pandemia”, ha affermato Filippo Grandi.Alcuni Paesi hanno, tuttavia, mostrato capacità di leadership includendo le persone apolidi nei loro piani di risposta al COVID-19, assicurando che avessero accesso a test e cure, cibo, indumenti adeguati e mascherine. Alcuni governi hanno reso la registrazione delle nascite e il rilascio di altri documenti di stato civile un servizio essenziale, continuando ad assicurarne l’operatività nonostante la pandemia e contribuendo, in tal modo, a prevenire l’emergere di nuovi casi di apolidia.“Al fine di proteggere e salvare vite umane, esortiamo i governi a sradicare l’apolidia e assicurare che nessuno sia lasciato indietro”.

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Donne e bambine in fuga o apolidi a rischio più elevato durante la pandemia da coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Il COVID-19 non sta solamente mietendo vittime e stravolgendo la vita delle comunità di tutto il mondo, ma sta anche comportando enormi rischi per la protezione di donne e bambine costrette a fuggire dalle proprie case, ha affermato oggi Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario per la Protezione dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
“In questo momento storico segnato dalla pandemia, è necessario assicurare con urgenza la protezione di donne e bambine rifugiate, sfollate e apolidi, essendo tra le persone più a rischio. È necessario sbarrare le porte agli aggressori e non risparmiare alcuno sforzo per assicurare assistenza alle donne sopravvissute ad abusi e violenze”, ha dichiarato Gillian Triggs.Le politiche di isolamento, confinamento e quarantena adottate in tutto il mondo in risposta alla pandemia hanno portato a una restrizione della libertà di circolazione, una riduzione delle interazioni tra comunità, la chiusura dei servizi e a un peggioramento delle condizioni socioeconomiche. Questi fattori stanno facendo aumentare significativamente i rischi di violenze nei rapporti di coppia. “Alcune possono ritrovarsi confinate all’interno dei propri alloggi o delle proprie case, intrappolate coi propri aggressori senza alcun opportunità di prenderne le distanze o di chiedere aiuto”.“Altre, comprese quante sono prive di documenti di identità o che hanno perso i propri precari mezzi di sostentamento a seguito dei devastanti effetti economici inflitti dal COVID-19, possono ritrovarsi costrette a prostituirsi per sopravvivere o a contrarre matrimoni precoci imposti dalle famiglie. In casa, molte donne si stanno inoltre facendo carico di responsabilità sempre maggiori prendendosi cura dei propri familiari”.Per coloro che sono sopravvissute a violenza o che vi sono esposte, le conseguenze del COVID-19 comportano anche un accesso limitato a servizi di assistenza vitali, quali quelli di sostegno psicosociale, sanitari e di sicurezza. A causa delle restrizioni imposte alla mobilità e delle misure di contenimento del virus, diventa più difficile accedere agli aiuti, senza dimenticare che alcuni servizi, tra i quali l’accoglienza in centri sicuri, sono stati temporaneamente sospesi, riconvertiti o chiusi.“Tutta la rete di unità dell’UNHCR incaricate della protezione è in elevato stato di allerta a livello mondiale. Ove possibile, stiamo adeguando al nuovo contesto i nostri programmi salvavita per donne e bambine vittime di violenza. In alcune località sono ora gestiti da remoto da assistenti sociali col sostegno di reti comunitarie di volontari adeguatamente formati”, ha affermato Gillian Triggs.Le donne sfollate sono esse stesse coinvolte in prima linea nelle operazioni di risposta, comunicando alle proprie comunità informazioni in merito al rischio di violenze e alle misure di prevenzione e protezione sanitaria. Inoltre, aiutano le sopravvissute ad accedere ai servizi di assistenza specializzata disponibili.L’UNHCR sta assicurando, inoltre, assistenza d’emergenza in denaro contante alle donne a rischio e a quante sopravvissute. Si tratta di un’azione coordinata tra tutti gli attori umanitari al fine di attenuare i rischi di violenza sessuale e di genere nei contesti in cui sono implementate le operazioni, tra cui quella di risposta di emergenza alla crisi sanitaria. “Per preservare la vita di ogni individuo e garantirne i diritti, i governi, insieme agli attori umanitari, devono assicurare che, nella definizione dei piani nazionali di prevenzione, risposta e ripresa dagli effetti del COVID-19, terranno in considerazione i crescenti rischi di violenza a cui sono esposte donne sfollate e apolidi”, ha dichiarato Gillian Triggs.Ciò vuol dire assicurare che i servizi vitali destinati a persone sopravvissute a violenza sessuale e di genere siano considerati essenziali e che tutte coloro che sono costrette alla fuga possano accedervi. Tra i servizi vi sono quelli di assistenza sanitaria e di sicurezza, sostegno psicosociale e centri di accoglienza sicuri. Anche il diritto di accesso alla giustizia deve essere garantito.
Considerato l’aggravarsi delle condizioni socioeconomiche a cui stanno facendo fronte molti Paesi che accolgono rifugiati, il sostegno dei donatori sarà fondamentale per mantenere le operazioni che assicurano i servizi essenziali di prevenzione e risposta alla violenza sessuale e di genere, compresi quelli forniti dalle organizzazioni locali gestite da donne.“Tutte le donne e tutte le bambine hanno diritto di vivere una vita libera da qualunque forma di violenza. Restiamo al fianco delle donne e delle bambine in fuga o apolidi, ribadiamo il messaggio del Segretario Generale ed esortiamo tutti i governi a dare priorità alla sicurezza di donne e bambine nella risposta alla pandemia”.

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Mezzo milione di bambini Rohingya sono rifugiati apolidi in Bangladesh

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Lo sono nell’area di Cox’s Bazar nel Bangladesh sudorientale. L’ampio sforzo umanitario del Governo del Bangladesh con il supporto internazionale ha salvato innumerevoli bambini. Non si prevedono altre soluzioni per questi bambini Rohingya che vivono nell’insediamento di rifugiati più ampio e affollato al mondo. La maggior parte è stata costretta a scappare dal Myanmar in Bangladesh ad agosto 2017.In Myanmar, la maggior parte non ha identità legale o cittadinanza. In Bangladesh, i bambini non vengono registrati alla nascita, non hanno identità legale né tantomeno lo status di rifugiati. Se in Myanmar non si creeranno le condizioni utili per un loro ritorno a casa, i bambini Rohingya rimarranno una minoranza senza alcun tipo di status. In questo modo i bambini non possono apprendere attraverso percorsi scolastici formali e hanno disperatamente bisogno di competenze utili.
I risultati di una ricerca completata a dicembre 2018 su 180.000 bambini Rohingya tra i 4 e i 14 anni ora iscritti presso “Spazi per l’Apprendimento” nell’area di Cox’s Bazar mostrano l’importanza del bisogno dell’istruzione. Oltre il 90% ha mostrato di avere competenze scolastiche attestate tra il livello prescolare e il 1° o il 2° anno scolastico. Solo il 4% era a un livello tra il 3° e il 5° anno e il 3% tra il 6° e l’8° anno. Alla fine del 2018 solo il 3% dei Rohingya tra i 15 e i 25 anni stavano ricevendo un’istruzione o corsi di formazione.L’UNICEF sta raggiungendo 155.000 bambini tra i 4 e i 14 anni con programmi per l’apprendimento che stanno progressivamente includendo una qualità di insegnamento e abilità maggiori e più strutturate. La priorità per il 2019 è di raggiungere gli adolescenti più grandi per insegnare loro le basi in ambito di alfabetizzazione, aritmetica e corsi di formazione. Ci sarà una più ampia focalizzazione per supportare le comunità ospitanti locali a Cox’s Bazar, uno dei distretti più poveri del Bangladesh.L’UNICEF in Bangladesh ha lanciato un appello di 152 milioni di dollari nel 2019 per fornire a 685.000 rifugiati Rohingya e residenti nelle comunità ospitanti aiuti fondamentali. A febbraio è stato finanziato solo 29% dell’appello. Sito-web: http://www.unicef.it

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Il Paraguay adotta una nuova legge per la protezione e la naturalizzazione degli apolidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accoglie con favore l’adozione da parte del Paraguay di una nuova legge che contribuisce a identificare, proteggere e risolvere la situazione degli apolidi, ovvero di quelle persone che non sono considerate cittadine di nessuno Stato.Nella giornata di giovedì scorso, il 9 agosto, il Congresso bicamerale del Paraguay ha approvato un progetto di legge presentato a maggio 2017, che tutela i diritti degli apolidi, nonché di coloro che intendono richiedere il riconoscimento di tale status, e che prevede un percorso agevolato verso la naturalizzazione.La nuova legge assegna alla Commissione nazionale per i rifugiati (CONARE) la responsabilità della determinazione dell’apolidia e contribuisce a garantire che i figli dei cittadini paraguaiani nati in un Paese straniero, che altrimenti sarebbero apolidi, acquisiscano la cittadinanza paraguaiana senza doversi stabilire nel Paese.Nel 2012, il Paraguay ha aderito alla Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia e nel 2014 alla Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi. Con l’adozione di questa legge, il Paraguay stabilisce una procedura per la determinazione dell’apolidia e un quadro normativo per la protezione delle persone apolidi; la legge prevede anche percorsi per la naturalizzazione.Questa legge costituisce un’importante pietra miliare per la regione, che sta lavorando per sradicare l’apolidia entro dieci anni, come parte degli impegni assunti dai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi nel Piano d’azione del Brasile del 2014.Nel novembre 2014, l’UNHCR ha lanciato la Campagna #IBelong per porre fine all’apolidia entro il 2024. La Campagna cerca di dar maggiore visibilità ai problemi specifici che l’apolidia causa a donne, uomini, ragazzi e ragazze e di rafforzare la risposta dei governi e della società civile. Le persone apolidi sono spesso private dei diritti fondamentali come andare a scuola, vedere un medico, trovare un lavoro, aprire un conto in banca, viaggiare o sposarsi.

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Le lacune nelle leggi sulla cittadinanza dei Paesi europei rendono migliaia di bambini apolidi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

europa-261011-cIl nuovo rapporto No Child Should be Stateless pubblicato oggi dalla Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness, rivela che migliaia di bambini stanno crescendo privi della fondamentale protezione che la nazionalità offre ai cittadini a causa di lacune nelle leggi sulla cittadinanza e nelle norme che regolamentano le procedure di registrazione alla nascita. Il rapporto No Child Should be Stateless, che traccia un‘ampia analisi delle leggi sulla nazionalità in 47 paesi del Consiglio d’Europa, descrive una preoccupante gamma di problemi e presenta una serie di raccomandazioni pensate per guidare le azioni dirette ad affrontare – e in ultima analisi a mettere fine – all’apolidia tra i bambini in Europa.La Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness, che rappresenta oltre 50 organizzazioni della società civile in tutta Europa, sta portando avanti una nuova campagna: “Nessun bambino in Europa deve essere apolide” per accrescere la consapevolezza sul tema e promuovere soluzioni concrete.Il CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati, è un membro della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness e ha pubblicato di recente uno studio sull’Italia Ending Childhood Statelessness: A Study on Italy che ha contribuito al presente rapporto ed alla campagna pan-Europea.
“In Italia, il fenomeno dell’apolidia colpisce soprattutto i bambini. I figli nati nel nostro Paese da famiglie sfollate dalla ex Jugoslavia che hanno vissuto nel nostro Paese una vita intera. Questi bambini hanno ereditato la condizione di apolidia dai loro genitori o si sono ritrovati con una nazionalità incerta. Rappresentano la seconda o terza generazione, parlano italiano e per varie cause, non hanno avuto accesso a uno status riconosciuto. A causa di questa condizione di sostanziale irregolarità non possono neanche ottenere la cittadinanza italiana: la loro esclusione dai diritti di cittadinanza è un dramma sociale e un problema giuridico rilevantissimo.” dichiara Daniela Di Rado referente per il tema apolidia del Consiglio Italiano per i Rifugiati “Per prevenire e ridurre queste situazioni di apolidia tra i bambini sarebbe, nella maggior parte dei casi, sufficiente applicare e interpretare correttamente la legge italiana che già prevede delle garanzie a salvaguardia del diritto alla nazionalità per i bambini nati in Italia. Ma siamo sulla buona strada, siamo infatti molto soddisfatti per l’approvazione in via definitiva da parte del Parlamento italiano della legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961. Ora è necessario superare le distanze tra legislazione e prassi”.Commentando il lancio del rapporto, Chris Nash, Direttore della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness dichiara ”Nessun bambino sceglie di essere apolide. Ogni bambino appartiene a una comunità. Ciononostante, l’apolidia continua ad esistere perché gli Stati Europei non riescono ad assicurare che tutti i bambini nati in Europa o da genitori Europei acquisiscano una nazionalità. Per un bambino, l’impossibilità di acquisire una nazionalità può avere enormi ripercussioni e determina una rilevante violazione dei suoi diritti umani”.Valutando il Rapporto un importante contributo per risolvere il tema dell’Apolidia e sostenendone i contenuti, Nils Muižnieks, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha dichiarato “l’apolidia rende i bambini più vulnerabili a gravi violazioni dei diritti umani, come la tratta, lo sfruttamento sessuale e lavorativo, e le pratiche di adozione illegale. I bambini apolidi spesso affrontano forme multiple di marginalizzazione che si rafforzano l’un l’altra.
Ma l’apolidia è un problema risolvibile e come evidenziato da questo rapporto, se i Governi, gli attori regionali, le organizzazioni per i diritti umani delle Nazioni Unite, le agenzie delle Nazioni Unite e la società civile lavorassero insieme, sarebbe possibile sviluppare strategie per un’azione capace di affrontare e risolvere questo problema una volta per tutte”

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Donne rifugiate e apolidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 novembre 2014

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accoglie con favore l’introduzione di una nuova serie di linee guida internazionali adottate oggi dal Comitato per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le gender violenceDonne delle Nazioni Unite. L’UNHCR inoltre si appella agli Stati affinchè adottino un approccio più sensibile alle questioni di genere per le donne rifugiate, richiedenti asilo e apolidi, e che tenga in giusta considerazione gli abusi da loro frequentemente subiti.“Molti sono i casi di donne costrette a fuggire dai loro Paesi e chiedere asilo a causa della diffusa violenza di genere. Questa Raccomandazione Generale dovrebbero aiutare gli Stati ad affrontare tali casi tenendo conto delle dovute differenze di genere” ha affermato Volker Türk, il Direttore dell’Ufficio di Protezione Internazionale dell’UNHCR.Basandosi sull’operato e sulle stesse linee guida dell’UNHCR per contrastare la persecuzione di genere, queste Raccomandazioni Generali chiariscono come i Paesi debbano tenere in considerazione criteri di parità di genere e il principio di non-discriminazione nelle procedure d’asilo. Troppo spesso, infatti, la mancata applicazione di tali criteri porta a decisioni contraddittorie in materia d’asilo, privando molte donne e ragazze della protezione internazionale.Uno degli aspetti fondamentali delle nuove linee guida è la possibilità, per le donne richiedenti asilo, di essere interrogate da funzionari di sesso femminile. A questo si aggiungono l’introduzione di procedure che consentono alle donne di presentare domanda d’asilo nel loro pieno diritto, al sicuro e libere da ogni tipo di intimidazione. “Queste linee guida ribadiscono che nessuna donna o ragazza dovrà essere restituita alla persecuzione o alla violenza di genere ed il loro pieno diritto di chiedere asilo.” ha sottolineato Türk.Un altro punto chiave è il diritto delle donne alla cittadinanza, incluso il diritto di acquisire, cambiare o mantenere la propria cittadinanza e trasmetterla ai propri figli e coniugi. L’eliminazione della discriminazione di genere dalle leggi sulla cittadinanza è una delle dieci Azioni proposte nel Piano d’Azione Globale per porre fine all’apolidia: 2014-2024, lanciato ieri dall’UNHCR nell’ambito della campagna contro l’apolidia (http://unhcr.it/cosa-facciamo/eventi-e-campagne/i-belong) (si consiglia di copiare e incollare il link sul browser). Sono ancora 27, ad esempio, i paesi che negano alle donne il diritto di trasferire la cittadinanza ai loro figli, una situazione che può rendere i bambini apolidi, con conseguenze devastanti per la loro infanzia e durante la loro vita.“La Raccomandazione Generale è un importante strumento per aiutarci ad affrontare questa questione ed evitare che le future generazioni si uniscano all’attuale numero di apolidi; Ci sono 10 milioni di persone apolidi nel mondo e noi vogliamo porre fine a questa anomalia, non vederla crescere ulteriormente, ” ha dichiarato Türk.

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