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Posts Tagged ‘apolidia’

Nuovi progressi in materia di apolidia in Asia Centrale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

Anche il Turkmenistan tra i Paesi che promuovono la registrazione universale delle nascite. L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, accoglie con favore la nuova legge adottata dal Turkmenistan che contribuirà ad assicurare la registrazione delle nascite di tutti i bambini nati nel Paese. La legge in materia di atti di stato civile, entrata in vigore a luglio, aiuterà a prevenire l’emergere di nuovi casi di apolidia tra i bambini nati da genitori privi di documenti regolari o la cui nazionalità non è definita. La nuova normativa costituisce l’ultimo di una serie di progressi significativi compiuti dal Turkmenistan al fine di prevenire e ridurre l’apolidia nel Paese, tra cui l’adozione di un ambizioso Piano d’azione nazionale per porre fine all’apolidia (2019-2024) formalmente approvato dal Presidente del Turkmenistan a gennaio dell’anno scorso.Negli ultimi 15 anni, la nazionalità turkmena è stata concessa a circa 23.000 rifugiati e apolidi. La cifra comprende circa 10.000 apolidi che hanno acquisito la cittadinanza per naturalizzazione da quando, nel 2011, il Paese ha aderito alla Convenzione del 1954 sullo status delle persone apolidi. “Elogiamo i progressi compiuti dal Turkmenistan per onorare l’impegno volto a contrastare l’apolidia. Tali misure fanno seguito a una serie di passi avanti fatti nella regione per porre fine al problema”, ha dichiarato Yasuko Oda, Rappresentante UNHCR per l’Asia Centrale.L’anno scorso, la Repubblica kirghisa è divenuta il primo Paese al mondo a porre fine a tutti i casi di apolidia noti sul proprio territorio, il Kazakistan ha modificato le proprie normative per assicurare la registrazione universale delle nascite, e il Tajikistan ha promulgato una legge speciale di amnistia a termine a favore di apolidi e cittadini di Paesi terzi affinché potessero regolarizzare il proprio status.Ad aprile di quest’anno, anche l’Uzbekistan ha promulgato una nuova legge in materia che permetterà di concedere la cittadinanza a circa 50.000 apolidi.“Nell’ambito della campagna globale #iBelong per a porre fine all’apolidia entro il 2024, l’UNHCR ha lavorato in stretta collaborazione con governi e partner in tutta la regione per prevenire e ridurre l’apolidia”, ha dichiarato Yasuko Oda.

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Nuova legge ucraina sull’apolidia volta a porre fine al limbo legale in cui si trovano migliaia di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la nuova legge in materia di apolidia entrata in vigore in Ucraina questa settimana. Tra i diversi diritti e opportunità, la legge darà a migliaia di persone prive di nazionalità una possibilità di lavorare legalmente, studiare e accedere all’assistenza sanitaria, e, infine, una volta che sarà loro riconosciuto lo status di apolidi, costituirà una chiave di accesso alla cittadinanza.La legge, conosciuta come ‘Emendamenti a taluni atti legislativi dell’Ucraina inerenti al riconoscimento dello status di apolidi’, è stata firmata questa settimana dal Presidente dell’Ucraina dopo essere stata adottata dal Parlamento il 16 giugno.La misura rappresenta un passo importante nella campagna volta a porre fine all’apolidia nel Paese.Essa istituisce formalmente una Procedura di determinazione dell’apolidia di cui si prevede beneficeranno circa 35.000 persone, riconosciute apolidi o la cui nazionalità non è definita.Tra queste vi sono le persone che soggiornano in Ucraina da molti anni — a partire dalla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica — e che non hanno potuto acquisire la cittadinanza ucraina o quella di qualunque altro Paese in quanto prive dei documenti necessari o di legami coi Paesi nati dal crollo dell’URSS.Grazie all’introduzione della procedura, le persone il cui status di apolide è stato riconosciuto ora potranno regolarizzare il proprio soggiorno ottenendo il permesso di soggiorno temporaneo. Godranno del diritto alla libera circolazione, al lavoro e all’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari. Di fondamentale rilevanza è il fatto che la legge spianerà la strada alla possibilità di divenire cittadini ucraini per naturalizzazione. Dopo cinque anni di soggiorno ininterrotto in Ucraina, alle persone riconosciute apolidi sarà concesso il diritto di presentare domandadi naturalizzazione.La legge è stata presentata da membri del Parlamento in stretta collaborazione con il Servizio di Stato per le Migrazioni e il Ministero dell’Interno e in consultazione con altri enti governativi, esperti della società civile e UNHCR. L’UNHCR ha svolto attività di advocacy per l’introduzione di una Procedura di determinazione dell’apolidia fin dal 2013, quando l’Ucraina ha aderito ai due trattati delle Nazioni Unite sull’apolidia: la Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi e la Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia.L’UNHCR è pronta a supportare le autorità nell’implementazione della legge e si è offerta di assistere il Servizio di Stato per le Migrazioni dell’Ucraina organizzando sessioni formative per il personale competente impiegato nei dipartimenti regionali nonché per i professionisti legali, compresi quelli dei Centri di assistenza legale gratuita gestiti dallo Stato. L’UNHCR, inoltre, svolgerà attività di sensibilizzazione tra le popolazioni interessate in relazione alla possibilità di presentare domanda di riconoscimento dello status di apolide.L’apolidia segna le vite di milioni di persone in tutto il mondo, privandole dei diritti fondamentali e di riconoscimento ufficiale. Secondo i dati registrati da 76 Paesi, nel mondo vi sarebbero 4,2 milioni di persone apolidi, ma l’UNHCR ritiene che il numero reale sia significativamente più elevato. Oltre a sostenere gli sforzi del Governo volti a far fronte alle criticità poste dall’apolidia, l’UNHCR in Ucraina assicura assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni e altre persone colpite dal conflitto e supporta la ricerca di soluzioni. Quasi 1,7 milioni di persone sono stati colpiti dalle conseguenze del conflitto, tra cui 734.000 sfollati all’interno del Paese.

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L’Uzbekistan pone fine alla condizione di apolidia di 50.000 persone

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

Si stima che saranno 50.000 le persone apolidi in Uzbekistan che acquisiranno la cittadinanza in seguito all’approvazione di una nuova legge nazionale.Una disposizione contenuta nella legge sulla cittadinanza, firmata venerdì dal Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev e che entrerà in vigore dal 1º aprile, concederà la cittadinanza a tutti gli apolidi registrati ai quali era stato rilasciato un permesso di soggiorno permanente in Uzbekistan prima del 1º gennaio 1995.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la nuova legge, durante la cui stesura aveva sottoposto una serie di raccomandazioni alle autorità nazionali.Le autorità stimano che sarà circa la metà della popolazione apolide dell’Uzbekistan, vale a dire 49.228 persone, a godere delle disposizioni della nuova normativa, vedendosi riconosciuto lo status di cittadini. Anche i figli dei beneficiari della normativa avranno il diritto di acquisire la cittadinanza secondo le medesime procedure.La nuova legge, inoltre, prevede importanti disposizioni volte a prevenire l’apolidia e introduce, per la prima volta, procedure semplificate di acquisizione della cittadinanza per naturalizzazione. Di tali procedure, che entreranno in vigore a settembre di quest’anno, potranno beneficiare anche gli apolidi registrati in possesso di permesso di soggiorno permanente rilasciato a partire dal 1º gennaio 1995.“Negli ultimi anni, l’Uzbekistan ha compiuto progressi significativi nella risoluzione e prevenzione dell’apolidia e tali sviluppi rappresentano un considerevole balzo in avanti negli sforzi volti a porre fine ai casi noti di apolidia. Per decine di migliaia di persone ora vi è l’opportunità di essere a tutti gli effetti parte di una comunità”, ha dichiarato Yasuko Oda, Rappresentante dell’UNHCR per l’Asia Centrale.Negli ultimi tre anni l’Uzbekistan ha concesso la cittadinanza a circa 10.000 apolidi, apportato modifiche alle prassi di registrazione delle nascite per garantire la registrazione universale di tutti i neonati, compresi i figli di genitori privi di documenti di identità, e lanciato una campagna su scala nazionale per individuare e registrare tutte le nascite non documentate. Attualmente, in Uzbekistan, gli apolidi registrati sono 97.346. I casi di apolidia diffusi nel Paese e in tutta la regione circostante sono in larga parte il risultato della dissoluzione dell’Unione Sovietica avvenuta nel 1991 e della formazione di nuovi Stati, il quale ha comportato che centinaia di migliaia di persone restassero apolidi in tutta l’Asia Centrale.Sebbene molti abbiano potuto mantenere o acquisire la cittadinanza degli Stati successori, altri si sono ritrovati bloccati all’interno delle frontiere di recente costituzione, in possesso di passaporti non più validi o privi delle prove necessarie per dimostrare il proprio luogo di nascita o di residenza precedente.

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Malta si unisce agli sforzi globali per affrontare il problema dell’apolidia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione di Malta di unirsi agli sforzi globali per porre fine all’apolidia entro il 2024 attraverso l’adesione alla Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi lo scorso 11 dicembre 2019.
“Questo è un passo lodevole per proteggere gli apolidi e sradicare l’apolidia in tutto il mondo”, ha detto Pascale Moreau, Direttrice del Bureau for Europe dell’UNHCR.L’adesione di Malta alla Convenzione sull’apolidia del 1954 fa seguito all’annuncio del governo nel recente segmento ad alto livello sull’apolidia, in cui sono state presentate 358 dichiarazioni d’impegno da parte di governi, società civile e organizzazioni internazionali e regionali, 252 delle quali da parte degli Stati. In Europa, Malta e altri paesi hanno annunciato 40 dichiarazioni d’impegno per porre fine all’apolidia.L’UNHCR ha convocato il 7 ottobre 2019 il segmento di alto livello sull’apolidia a metà percorso della campagna decennale #IBelong, lanciata nel 2014 per eliminare l’apolidia entro il 2024.L’apolidia colpisce milioni di persone in tutto il mondo, spesso negando loro l’accesso ai diritti fondamentali e al riconoscimento ufficiale che la maggior parte delle persone dà per scontato.Ci sono circa 3,9 milioni di apolidi documentati in 78 paesi, ma l’UNHCR stima che il totale effettivo sia significativamente più alto.

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L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

L’apolidia costituisce una violazione dei diritti umani che interessa milioni di persone in tutto il mondo. Tale condizione ostacola l’accesso a diritti fondamentali dati solitamente per scontati, contribuendo così a rendere invisibili individui e intere comunità e a emarginarli dal resto della società.Le persone apolidi sono presenti anche all’interno dell’Unione Europea, dove la privazione di una nazionalità può costituire una barriera insormontabile al conseguimento di un’istruzione, alla possibilità di prendere in affitto una casa, alla registrazione di una proprietà, all’ottenimento di un’occupazione regolare, all’accesso incondizionato ai regimi sanitari e di protezione sociale, alla libertà di movimento o di formare una famiglia.Queste difficoltà emergono con chiarezza nel report L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani in Italia, Portogallo e Spagna, realizzato dall’Ufficio Regionale dell’UNHCR per il Sud Europa e presentato oggi alla Casa del Cinema di Villa Borghese nell’ambito di un’iniziativa aperta al pubblico per marcare il quinto anniversario della campagna globale #IBelong dell’UNHCR, che si pone l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024.Basandosi su testimonianze di apolidi, persone a rischio di apolidia, ex apolidi, società civile in Italia, Portogallo e Spagna, il report descrive l’impatto concreto prodotto dall’apolidia sulla vita quotidiana delle persone interessate, rivelando come questa possa generare problematiche che impediscono loro di realizzare pienamente il proprio potenziale e di svolgere un ruolo attivo nella società.Vi sono almeno 3,9 milioni di apolidi noti nel mondo, ma si stima che il numero reale sia significativamente più elevato, anche perché le statistiche sull’apolidia sono disponibili solo per un terzo degli Stati a livello globale.Nei primi cinque anni di #IBelong, lanciata dall’UNHCR nel 2014, più di 220.000 apolidi hanno acquisito la cittadinanza. Inoltre, durante una recente riunione sull’apolidia organizzata dall’UNHCR a Ginevra oltre 85 attori fra governi, società civile e organizzazioni internazionali e regionali hanno assunto un numero senza precedenti di impegni volti a raggiungere l’obiettivo della Campagna di sradicare l’apolidia in modo definitivo.

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Lotta contro l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha avvertito che i recenti progressi nella lotta per la fine dell’apolidia – una delle principali cause di privazione dei diritti umani per milioni di persone in tutto il mondo – sono stati messi in pericolo da un aumento delle forme dannose di nazionalismo.”Di recente, cinque anni fa, la consapevolezza pubblica dell’apolidia, e dei danni che provoca, era ancora trascurabile. Questo sta cambiando, e oggi la prospettiva di porre fine all’apolidia non è mai stata così vicina”, ha detto Grandi.”Eppure, il progresso è lungi dall’essere assicurato: forme dannose di nazionalismo e la manipolazione dei sentimenti negativi nei confronti di rifugiati e migranti sono correnti potenti a livello internazionale che rischiano di farci tornare indietro. Sono urgentemente necessarie soluzioni per milioni di persone senza cittadinanza o a rischio di apolidia in tutto il mondo – tra cui i Rohingya del Myanmar e le popolazioni minoritarie a rischio di apolidia nell’Assam dell’India. Senza di essi, rischiamo un peggioramento dell’esclusione che già colpisce la vita di milioni di persone. Questo è il motivo per cui è diventato indispensabile raddoppiare gli sforzi”.
L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato nel 2014 una Campagna globale, #IBelong, per porre fine all’apolidia entro il 2024. Da allora circa 15 paesi hanno aderito ai due principali trattati sull’apolidia, la Convenzione delle Nazioni Unite sullo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961.Con ulteriori adesioni e altri impegni previsti questa settimana, il totale delle adesioni al primo di questi trattati, la Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi, potrebbe presto superare la notevole soglia di 100 Paesi.
Nei primi cinque anni di #IBelong, più di 220.000 apolidi hanno acquisito la cittadinanza, anche grazie a sforzi nazionali concertati e motivati dalla Campagna, in luoghi diversi come il Kirghizistan e il Kenya, il Tagikistan e la Tailandia. Nel luglio di quest’anno il Kirghizistan è diventato il primo Paese al mondo ad annunciare la risoluzione completa di tutti i casi noti di apolidia. Inoltre, da quando è stata lanciata la Campagna, due paesi, Madagascar e Sierra Leone, hanno riformato le leggi sulla nazionalità per consentire alle madri di conferire la cittadinanza ai propri figli su un piano di parità con i padri. Tuttavia, venticinque Paesi continuano a rendere difficile o impossibile per le madri conferire la cittadinanza ai propri figli, una delle principali cause di apolidia a livello globale. Poiché non tutte le leggi sulla nazionalità contengono salvaguardie che garantiscano che nessun bambino nasca senza cittadinanza, l’apolidia può anche essere tramandata di generazione in generazione.Porre fine a tutte le forme di discriminazione nelle leggi sulla nazionalità aiuterebbe la comunità internazionale a tener fede all’impegno assunto da tutti gli Stati nell’adottare l’Agenda per lo sviluppo sostenibile di “non lasciare indietro nessuno”.Oggi, personalità di spicco del mondo dei media, dei diritti umani, dei rifugiati e degli apolidi si uniscono ai rappresentanti degli Stati membri a Ginevra in una sessione speciale del Comitato esecutivo dell’UNHCR, il segmento di alto livello sull’apolidia, per fare il punto sui progressi compiuti a metà della Campagna e impegnarsi a intraprendere ulteriori azioni per porre fine all’apolidia entro il 2024.Tra i partecipanti vi sono la vice Segretaria Generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, l’Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR, Cate Blanchett, la giornalista televisiva e presentatrice britannica, Anita Rani, l’ex rifugiato senza Stato e attivista, Maha Mamo, l’Alto Commissario OSCE per le minoranze nazionali, Lamberto Zannier, e altri.Alcuni Paesi metteranno in atto impegni, presentando formalmente gli strumenti di adesione ai trattati di apolidia.

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Il Kirghizistan pone fine all’apolidia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

La Repubblica del Kirghizistan segna una svolta storica nella lotta globale contro l’apolidia, fornendo un modello di come la situazione possa essere completamente risolta. In soli cinque anni, infatti, il numero di apolidi presenti nel Paese è passato da oltre 13.000 a zero. Durante una cerimonia tenutasi questa mattina nella capitale Bishkek, 50 ex apolidi, tra cui 15 minori, hanno ricevuto il proprio certificato di nascita e il passaporto, acquisendo così la cittadinanza. Si trattava degli ultimi apolidi ufficialmente rimasti in Kirghizistan e da oggi potranno godere degli stessi diritti di ogni altro cittadino.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica negli anni ’90 aveva privato della nazionalità centinaia di migliaia di persone in tutta l’Asia centrale, compreso il Kirghizistan. Sulla scia della campagna #IBelong lanciata dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel 2014 per porre fine all’apolidia, il governo e i partner hanno identificato 13.700 casi di apolidia nel Paese, tra cui più di 2.000 minori.“La capacità dimostrata dal Kirghizistan nella risoluzione dei casi noti di apolidia è un esempio straordinario che spero venga apprezzato e seguito da altri”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Le mie congratulazioni vanno a tutti coloro che oggi hanno ricevuto la cittadinanza”.L’apolidia colpisce milioni di persone in tutto il mondo, spesso negando loro i diritti fondamentali e il riconoscimento ufficiale che per la maggior parte delle persone è scontato. 78 paesi dichiarano un totale di circa 3,9 milioni di apolidi, ma secondo le stime dell’UNHCR, il numero reale potrebbe essere notevolmente superiore.

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Apolidia sostegno ai trattati

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Refugee day_1

Image by UN in Armenia via Flickr

Significativi sviluppi in materia di apolidia questa settimana a margine della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Sono tre infatti gli stati – Croazia, Filippine e Nigeria – che hanno aderito a uno o entrambi i trattati internazionali sul tema. Questo importante passo dimostra l’impegno dei tre paesi nel contrastare il problema dell’apolidia. E fornisce loro gli strumenti giuridici per identificare e proteggere le persone apolidi, oltre che per prevenire e ridurre il fenomeno.
Sono 12 milioni – secondo le stime – gli apolidi in tutto il mondo. Sono persone che non hanno nazionalità, generalmente non hanno documenti d’identità validi e spesso si vedono negati anche i diritti fondamentali, come l’accesso alla salute, all’istruzione, all’alloggio e al lavoro. Per far fronte a questi problemi la Convenzione relativa allo status delle persone apolidi del 1954 definisce chi è considerato apolide e stabilisce standard minimi di trattamento. La Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961, poi, fornisce principi e un quadro giuridico per prevenire il fenomeno.
Attualmente la maggior parte dei nuovi casi di apolidia riguarda bambini che nascono da genitori apolidi. È un problema che potrebbe essere prevenuto se un numero maggiore di paesi aderisse alla Convenzione del 1961 e garantisse la cittadinanza alla nascita ai bambini.
Dato il peso diplomatico di un paese come la Nigeria, l’UNHCR auspica che la sua adesione dia un nuovo impulso all’impegno internazionale per promuovere l’adesione e contrastare l’apolidia in Africa. Con queste ultime adesioni, il numero degli stati parte delle Convenzioni del 1954 e del 1961 ora ammonta rispettivamente a 68 e 40. Considerando che l’Organizzazione delle Nazioni Unite conta 193 stati membri, tali cifre appaiono tristemente basse. Il sostegno internazionale è certamente in crescita, ma non è stata ancora raggiunta la massa critica che faccia una differenza sostanziale. L’UNHCR esorta i governi a considerare seriamente la possibilità di accedere a entrambi i trattati. L’Agenzia invita inoltre quegli stati che stanno valutando l’adesione ad avviare le procedure al livello nazionale.

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Combattere l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Ginevra Oggi nel mondo ci sono milioni di persone che nessuno Stato riconosce come propri cittadini. Sulla carta non esistono. Sono persone senza nazionalità. Sono apolidi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha come parte integrante del suo mandato la prevenzione dell’apolidia. L’UNHCR oggi lancia una campagna per far luce su un tema molto poco conosciuto, il cui obiettivo sarà anche quello di ridurre il numero di apolidi nel mondo. Il lancio della campagna avviene a pochi giorni dal 50° Anniversario della Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961, il 30 Agosto 2011.
L’UNHCR stima che attualmente nel mondo gli apolidi siano circa 12 milioni, ma determinarne il numero esatto è molto difficile. Rapporti incongruenti insieme alle diverse definizioni sull’apolidia, creano incertezza sulla vera portata del problema. Al fine di affrontare e superare questa problematicità, l’UNHCR sta svolgendo una campagna mirata ad accrescere la consapevolezza circa la definizione giuridica internazionale, migliorando al contempo i propri metodi di raccolta dati sulla popolazione apolide.
Una grave conseguenza dell’apolidia è che quest’ultima può auto-perpetuarsi. In molti casi quando i genitori sono apolidi, i loro figli diventeranno apolidi dal momento della nascita. Di conseguenza, l’esclusione e la precarietà derivanti dalla condizione di apolidia toccheranno un’altra generazione. Senza nazionalità, è estremamente difficile per i bambini ricevere un’educazione scolastica o altri servizi di base. La discriminazione nei confronti delle donne aggrava il problema. Queste ultime sono inoltre le più a rischio di apolidia. Uno studio dell’UNHCR rivela che esistono tuttora legislazioni sulla cittadinanza che discriminano le donne in almeno 30 paesi. Inoltre, in alcuni paesi, le donne e i loro figli rischiano di diventare apolidi se sposano cittadini stranieri. Alcuni Stati non consentono alla madre di poter trasmettere la propria cittadinanza ai figli.
Un problema che accomuna molte situazioni di apolidia è la discriminazione etnica e razziale, che porta all’esclusione specie quando la volontà politica per risolvere il problema è evanescente. Tra i gruppi esclusi dalla cittadinanza al momento della nascita o indipendenza dello Stato vi sono i musulmani residenti (i Rohingya) nel nord dello Stato Rakhine nel Myanmar, le tribù delle colline della Tailandia, i Bidoon negli Stati del Golfo. Mentre molti Rom hanno la cittadinanza del paese in cui risiedono, migliaia in vari paesi dell’Europa continuano ad essere apolidi. Spesso questi gruppi sono così emarginati, che anche quando la legislazione viene modificata per concedere loro la cittadinanza, vanno incontro a grandi ostacoli per ottenerla.
Dopo 50 anni, queste Convenzioni hanno attirato solo un numero esiguo di Stati, riferisce Guterres. E’ vergognoso che milioni di persone stiano vivendo prive di cittadinanza, uno dei diritti umani fondamentali. L’ampiezza del problema e le terribili conseguenze che ricadono sugli interessati rimangono quasi del tutto inosservate. E’ necessario cambiare lo stato delle cose. I Governi devono agire per ridurre il numero totale di apolidi.
Anche se ci sono degli esempi positivi relativi all’apolidia, è necessario fare ancora molto. L’UNHCR ha come obiettivo quello di portare la questione nel dibattito pubblico, incoraggiare gli Stati ad aderire alle due Convenzioni sull’apolidia, modificare le norme sulla cittadinanza e prendere misure ulteriori al fine di eliminare l’apolidia. Materiale multimediale può essere scaricato presso il sito: http://www.unhcr.org/stateless/

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