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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘appalti’

Scuola: Appalti pulizie addio

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

In arrivo il concorso per assumere 12mila Lsu come Ata, ma per Anief il Governo deve stabilizzare anche gli Ata veri e propri, altrimenti si ricorrerà ancora una vota, perché 46 mila supplenti a tempo determinato non sono figli di un Dio minore. Pacifico: Vorrei sapere quale giudice non veda la palese disparità di trattamento. Ha iniziato il suo iter di approvazione il decreto interministeriale per l’assunzione – dal 1° gennaio 2020 – di circa 12mila precari nel personale Ata, facenti capo ai lavoratori socialmente utili e con funzioni assimilabili principalmente a quelle dei collaborati scolastici e degli assistenti amministrativi, tecnici ma con contratti atipico. Il Miur ha predisposto e definito il decreto, che adesso è al vaglio del Ministero dell’economia e del Lavoro per poi essere definito completamente attraverso gli altri dicasteri ed enti preposti al controllo. Anief si reputa soddisfatta della fine della esternalizzazione dei servizi dietro conferma nei ruoli del personale con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ma allo stesso tempo denuncia la mancata attenzione per il personale Ata, di decine di migliaia di collaboratori scolastici e assistenti tecnici e amministrativi, che ha svolto le stesse funzioni, per oltre 36 mesi, e che ad oggi non ha alcuna prospettiva di essere immesso in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): Come si è avuta la volontà di stabilizzare il personale Lsu, è bene ora che si trovi la volontà politica e legislativa di stabilizzare chi da anni permette il regolare funzionamento dei nostri istituti di formazione scolastica. Sino a quando ciò non accadrà, è bene che il personale Ata precario ancora non immesso in ruolo rivendichi in modo formale, con impugnazione al giudice, l’assunzione a tempo indeterminato e adeguati risarcimenti danni.
È in arrivo il bando del concorso che andrà a stabilizzare nella scuola migliaia di ex Co.co.co. Trova quindi compimento il processo di internalizzazione graduale dei servizi di pulizia nelle scuole, nel limite delle quote sino ad oggi rimaste congelate (11.552), per fermare quelli che venivano considerati degli sprechi di soldi dovuti “agli appalti di pulizia a ditte esterne per la gestione delle scuole”, sovvenzionate con soldi pubblici destinati in alta percentuale a cooperative specializzate. L’ultima Legge di Bilancio aveva già previsto il passaggio graduale, come dipendenti statali, di 226 lavoratori Ata della scuola ex Co.co.co., processo che si sarebbe poi concretizzato per tutti gli altri nel 2020, attraverso un concorso per titoli ed esami bandito dal Miur. Tra i primi promotori dell’iniziativa figura l’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Cultura della Camera, per il quale “con il M5S è finito l’assistenzialismo di Stato alle imprese negli appalti delle pulizie nelle scuole e lo spreco di denaro pubblico; a costo zero assumeremo 12mila” lavoratori, aveva detto il pentastellato. L’on. Luigi Gallo è tornato a Pescara ad affrontare il tema, partendo dal “tour di diritti e della dignità del 2013, al quale era presente anche Roberto Fico, oggi presidente della Camera”, a favore della “vertenza di questi lavoratori sul territorio”: dopo “avere capito il problema vero”, l’on. Gallo ha annunciato l’imminente avvio del bando di concorso rivolto a circa 12mila lavoratori socialmente utili, soprattutto del Sud e della Sicilia, perché vengano gradualmente immessi in ruolo. Adesso arriva la stabilizzazione completa. Anief reputa senz’altro positiva l’assunzione di questo personale, poiché quando di assume un lavoratore il sindacato non può che compiacersi. Tuttavia, il sindacato non può tacere sulla discriminazione verso tutto il personale Ata che ha svolto le stesse funzioni, quelle primarie in orario di servizio, per 36 mesi senza la stessa procedura straordinaria di immissione in ruolo: ci sono 46 mila collaboratori scolastici e assistenti tecnici e amministrativi che da anni attendono inutilmente di essere immessi in ruolo. Anief, pertanto, si rivolte a tutto il personale Ata precario ancora non immesso in ruolo perché rivendichi in modo formale l’immissione in ruolo e adeguati risarcimenti danni.

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Sblocca cantieri: migliaia di aziende rischiano estromissione da appalti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

“Con il decreto sblocca cantieri migliaia di aziende rischiano di essere estromesse dalle gare d’appalto. Infatti, il decreto prevede all’art.1, comma 1: ‘Un operatore economico può essere escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati’. Questa modifica, a nostro parere, viola palesemente il diritto dei contribuenti a difendersi da eventuali pretese fiscali o contributive illegittime, in quanto obbliga le aziende a pagare senza potersi difendere, pena l’esclusione dagli appalti. Ci sono centinaia di piccole e medie aziende in contenzioso con l’erario che sperano in questi appalti per mantenere il livello occupazionale ed eventualmente incrementarlo. Faremo di tutto affinchè il governo riveda tale articolo e non si renda complice di altre chiusure di queste aziende già in difficoltà”. Lo dichiarano il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari e Lino Ricchiuti, presidente nazionale del movimento Popolo Partite Iva.

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Revisione del Codice Appalti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

“Bene la revisione del Codice Appalti, ma solo se finalizzata a snellire le procedure, rilanciare gli investimenti e, soprattutto, semplificare la vita alle imprese e alla pubblica amministrazione”. È quanto afferma Tiziana Carpinello, Presidente di UNIONSOA, l’Associazione Nazionale Società Organismi di Attestazione, la più importante realtà associativa del settore SOA, con riferimento a quanto dichiarato dal Vice Premier e Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, sulla possibile revisione del Codice Appalti.
“Il primo aspetto sul quale è indispensabile concentrare l’attenzione – aggiunge Carpinello – è l’eliminazione delle autodichiarazioni che le imprese, ai sensi dell’Art. 80 del Codice, devono presentare alle SOA al fine di evitare aperture di procedimenti e contenziosi che rappresentano, in ogni caso, un costo ingente sia per le stesse imprese che per la pubblica amministrazione. Per farlo – sottolinea Carpinello – basterebbe applicare lo schema seguente: le SOA controllano i requisiti previsti dall’Art. 80 e, in caso di situazione ostativa, non procedono all’attestazione e l’impresa, di conseguenza, si attiverebbe per la risoluzione della problematica evitando un processo lungo e costoso. In questa prospettiva il mercato sarebbe perfettamente tutelato proprio grazie al diniego dell’attestazione necessaria per la partecipazione agli appalti pubblici. Tutto questo, naturalmente, è fattibile solo garantendo alle SOA la possibilità di accesso alle banche dati pubbliche, uno dei punti fondamentali per la semplificazione del settore oltre alla chiara individuazione di ruolo e responsabilità dei soggetti attivi nel sistema degli appalti, l’aggiornamento e la definizione di criteri di selezione sempre più aderenti alla realtà di impresa per garantire ai cittadini l’affidamento delle opere a soggetti effettivamente qualificati e, infine, la costituzione del fascicolo virtuale a disposizione di ANAC e della Stazioni Appaltanti”.

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Cantieri per lavori stradali a Roma: appalti a passo di lumaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Roma. «Il problema dei tempi biblici di aggiudicazione delle gare d’appalto indette dal Campidoglio è dovuto spesso all’indisponibilità delle commissioni interne, composte da personale comunale sorteggiato. Il nocciolo della questione è che, con questo sistema, vengono estratti anche dipendenti o dirigenti privi degli idonei requisiti professionali, che si vedono poi costretti a rifiutare l’incarico». Lo ha reso noto Antonello Palmieri, presidente dell’associazione ROMANUOVA.«La legge sugli appalti stabilisce che le Commissioni composte da membri interni alle amministrazioni, sono ammesse fintantoché non venga istituito dall’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) l’Albo dei commissari di gara. Assodato che le gare bandite dal Comune di Roma, e non aggiudicate, hanno raggiunto numeri record, la Sindaca dovrebbe urgentemente prendersi carico della questione e sollecitare l’Anac affinché istituisca l’Albo», ha sottolineato Palmieri. «Se le gare fossero aggiudicate in tempi rapidi, la città inizierebbe a respirare, dopo oltre due anni di immobilismo. A Roma si riprenderebbe a lavorare su strade e servizi, favorendo – tra l’altro – nuova occupazione», ha concluso Palmieri.

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Nuovo codice nazionale degli appalti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

“Il nuovo codice nazionale degli appalti continua a generare incertezze tra le pubbliche amministrazioni, sempre più in difficoltà nel districarsi tra meccanismi farraginosi e dubbi interpretativi. E, come se non bastasse, i Comuni, specie quelli di piccole e medie dimensioni, si trovano ora di fronte a una nuova penalizzazione”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo che preannuncia un’interrogazione a risposta scritta assieme al collega Paolo Trancassini.“Un decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicato lo scorso 18 aprile in Gazzetta Ufficiale – aggiunge il deputato di Fdi – ha infatti fissato il compenso minimo per le commissioni di gara in 9.150 euro, oltre le spese di trasferta. Ciò significa che per rispettare questa norma le stazioni appaltanti dovranno comprimere le spese generali per fare spazio a un importo di circa 11 mila euro – ai 9 mila se ne aggiungono circa 2 mila per le spese di trasferta, visto che i commissari possono venire da tutta Italia – imposto dal ministero. Assolutamente inaccettabile perché così ancora una volta vengono messi in difficoltà i Comuni”.
“Per pagare questa commissione – prosegue De Carlo – si dovranno comprimere le spese che riguardano, per esempio, il coordinamento della sicurezza, gli accertamenti e le verifiche tecniche, i rilievi, nonché la qualità dell’opera. Siamo di fronte a norme scritte da chi non conosce le realtà territoriali ed è vergognoso. Per le gare al di sopra dei 500 mila euro occorrerà ridurre le spese di circa il 20% per far quadrare i conti. Man mano che diminuisce l’importo a base di gara, tutto diventa più complicato”.“Considerando che le gare di importo inferiore a 500 mila euro sono i tre quarti di tutte quelle sopra i 40 mila – conclude il deputato di Fratelli d’Italia – è di tutta evidenza che più sarà basso l’importo messo a gara, più tali spese dovranno essere tagliate per poter corrispondere i dovuti compensi ai commissari. Un danno enorme soprattutto per i Comuni di piccole e medie dimensioni, i cui appalti spesso sono di importo modesto”.

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Il nuovo codice degli appalti: Uno strumento legislativo “fuori bersaglio”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

raffaele cantoneIl mercato degli appalti pubblici, secondo le ultime stime della Commissione europea, vale in media in Europa circa 1.900 miliardi di euro/anno e solo in Italia, nel 2014, l’incidenza della spesa pubblica del comparto sul PIL è stata del 10,7 %, pari a circa 172,6 mld/anno.
Sarebbero sufficienti questi dati per far comprendere quanto il sistema degli appalti pubblici sia strategico per l’intera economia del nostro Paese, coinvolgendo non soltanto la Pubblica amministrazione con le sue numerose stazioni appaltanti, ma anche le imprese con tutto il loro indotto e, dunque, centinaia di migliaia di lavoratori.
Eppure, curiosamente, nel dibattito politico di questi ultimi anni, il ruolo degli appalti pubblici non solo non è stato mai adeguatamente valorizzato, ma anzi relegato più che altro nell’ambito di una lotta alla corruzione generalista e generalizzata e, dunque, demagogica e per ciò stesso inefficace.
Ed è proprio questo uno dei principali problemi che non consente al sistema del public procurement di decollare in Italia quanto negli altri Paesi europei, collocandosi il nostro Paese soltanto al 24° posto (insieme alla Grecia) per spesa pubblica in materia di appalti.
E’, infatti, davvero l’attuale modalità di lotta alla corruzione il reale problema che attanaglia il complesso rapporto fra imprese, pubblica amministrazione e cittadini? O piuttosto la corruzione viene spesso brandita più che altro come “specchietto per le allodole” al fine di sviare l’attenzione sui reali vulnus tutt’ora esistenti nelle stazioni appaltanti italiane?
La risposta a tali interrogativi non può che essere affermativa: la corruzione pur grave e radicata nel nostro Paese, ha in realtà un’incidenza relativa sulle grandi e piccole criticità del public procurment. Alcuni dati oggettivi raccolti da una recentissima ricerca dell’Università “Tor Vergata” di Roma svolta in collaborazione con la Columbia University e la London school of Economic, nonché la stessa esperienza quotidiana delle varie stazioni appaltanti, mostra infatti come in realtà gli sprechi nel settore degli appalti pari a circa 30 miliardi di euro all’anno (circa il 2% del PIL), siano causati solo per il 13% dalla corruzione, mentre per l’87% da incapacità e incompetenza degli uffici tecnici e degli amministratori.
Il dato è impressionante, non soltanto per la mole di denaro pubblico letteralmente “buttato”, ma soprattutto perché mette in luce l’inconsistenza e fallacia delle attuali politiche legislative in materia di appalti pubblici, volte per lo più a contrastare repressivamente i fenomeni corruttivi in sede di gara, che non a combattere inefficienze e imperizie dell’Amministrazione in sede di esecuzione dei lavori, cioè in sede di realizzazione dell’opera.
La lotta agli sprechi e alla corruzione non può essere demagogica, altrimenti rischia, come di fatto è avvenuto, di concretizzarsi per lo più in azioni legislative fuori bersaglio e foriere spesso solo di un aumento eccessivo della burocrazia, di un’esasperata procedimentalizzazione dei processi, con conseguente aggravio per le imprese e le pubbliche amministrazioni che si trovano sempre più a dover lavorare in un proliferare di norme farraginose e controlli esterni numerosi, spesso fini a se stessi e privi di benefici pratici. E, infatti, le varianti in corso d’opera non accennano a diminuire, le “riserve” iscritte dagli appaltatori sono sempre le stesse con richieste di risarcimento in corso lavori esorbitanti, il contenzioso resta elevatissimo e spesso azionato “a prescindere”, addirittura prima che l’affidatario metta piede in cantiere.
Da qui, anche un ulteriore disallineamento fra gli effetti desiderati dal legislatore (lotta alla corruzione e agli sprechi) e concreta realtà. Prima di un recentissimo piano straordinario di deflazionamento del contenzioso in sede transattiva, avviato dal management di ANAS in vista della sua incorporazione nel gruppo FS, l’ammontare delle cause facenti capo a tale Ente (la prima stazione appaltante italiana e la quarta d’Europa) era pari complessivamente a circa 10 miliardi di euro. Una mole impressionante di debito gravante sulle casse dello Stato, derivante tuttavia solo per circa il 10% (per petitum e numero) da cause di natura amministrativa per vizi legati alla fase di aggiudicazione, e da più del 90%, invece, da cause di natura squisitamente civile, attivato cioè dalle ditte esecutrici per ottenere il riconoscimento di ingenti “risarcimenti” conseguenti a “riserve” iscritte durante i lavori, a volte pari a più del doppio del valore originario d’appalto.
E’ evidente, dunque, anche solo da questi dati, quanto il costo sociale e gli sprechi di denaro pubblico non derivino sostanzialmente da criticità legate alla scelta del contraente in fase di gara, ma alla fase di esecuzione dei lavori ed è lì, conseguentemente, che la lotta alla corruzione e agli sprechi si sarebbe dovuta concentrare predisponendo idonei strumenti legislativi volti e prevenirla più che a combatterla, anticipandola fin dalla fase di redazione del progetto.
In questa ottica, va salutata certamente con favore la novità introdotta dal nuovo codice degli appalti di “mettere a gara” il più dettagliato progetto esecutivo e non già il progetto definitivo, ma sarebbe stato necessario anche, parallelamente, mettere le pubbliche amministrazioni nelle concrete condizioni di poter redigere e poi validare con elevati standard professionali un simile progetto, così preciso da dover limitare notevolmente il rischio di varianti e più in generale di anomalo andamento dell’appalto.
Così come sarebbe stato opportuno, al fine di combattere la corruzione e ridurre gli sprechi, offrire obbligatoriamente alle valutazioni delle stazioni appaltanti, già in sede di gara, il “curriculum” delle imprese partecipanti alla gara, perché non basta che esse abbiano un determinato fatturato o che siano sulla carta esenti da rischi di infiltrazione mafiosa; è anche e soprattutto necessario ai fini di garantire l’esecuzione dell’opera entro i tempi e costi originari, valutare se nella sua “carriera” l’aggiudicatario non sia stato propenso all’attivazione sterile del contenzioso, alla consegna finale dell’opera in notevole ritardo, che non sia uso ad iscrivere riserve pretestuose e così via. E invece, il legislatore ha deciso da ultimo di eliminare del tutto, anche per le grandi opere, l’obbligatorietà di presentazione in sede di gara del c.d. rating di impresa, attualmente solo facoltativo e di natura esclusivamente premiale.
E ancora, sarebbe stato necessario fin da subito prevedere un capitolato speciale tipo, o prevedere come coadiutore del RUP e del DL, anche negli appalti di lavori, il c.d. esecutore del contratto, limitando contestualmente il numero di cantieri (attualmente numerosissimi) nei quali i funzionari delle stazioni appaltanti devono esercitare il proprio ruolo di “alter ego” delle imprese.
Così come sarebbe stato sufficiente non eliminare il c.d. premio di accelerazione, che ove correttamente attuato, avrebbe invece potuto offrire un reale incentivo per le imprese ad eseguire i lavori nei termini contrattuali; incentivo, ben inteso, da “relazionare” con l’applicazione delle penali, peraltro, addirittura totalmente eliminate nella prima versione del codice e solo recentemente reintrodotte dall’ultimo decreto correttivo in modo del tutto identico alla versione precedente.
Così come, da ultimo, al fine di attuare un’urgente digitalizzazione delle procedure, sarebbe stato necessario prevedere immediatamente, o quanto meno entro termini temporali “misurabili”, l’introduzione obbligatoria almeno del capitolato “digitale”, e non entro il lontanissimo 2025, così come stabilisce il nuovo decreto attuativo del MIT, pubblicato in piena campagna elettorale solo lo scorso 18 gennaio. Ma del resto, sia detto per inciso, dei 19 decreti attuativi previsti dal nuovo codice appalti, a circa due anni dalla sua entrata in vigore, ne risultano attualmente promulgati soltanto tre.
Una riforma, insomma, che presenta non solo molteplici profili di inattuabilità, ma che si prefigge anche obiettivi che non è poi in grado di perseguire in concreto: intende contrastare gli sprechi con una lotta generalizzata alla corruzione, quando in realtà – come dimostrato – la principale causa degli stessi sprechi è la mancanza di formazione del personale tecnico delle stazioni appaltanti; e, ancora, si prefigge di contrastare fenomeni corruttivi in fase di gara, ma non dove più essa più pericolosamente si annida, cioè in fase esecutiva, sposando più la logica di scegliere il migliore aggiudicatario (sulla carta), che non il miglior esecutore (nel cantiere).
Occorre, quindi, con urgenza ri-orientare le politiche legislative alla risoluzione dei veri problemi del comparto, attuare strategie di lotta alla corruzione e agli sprechi non demagogiche, ma realistiche e finalizzate al bersaglio. Occorre dotare la pubblica amministrazione, sul modello tedesco, di strumenti di prevenzione efficaci, dotando il personale tecnico delle stazioni appaltanti anzitutto di un’adeguata formazione attraverso l’istituzione di una Scuola ad hoc, propedeutica all’inserimento nei ranghi amministrativi di funzionari altamente specializzati. Oggi, con le specificità tecniche contemporanee, non è possibile che il personale delle stazioni appaltanti apprenda di fatto la propria professione solo “per affiancamento”, perpetrando dunque gli errori del passato.
Occorre, insomma, mettere mano con urgenza a questa riforma “elettorale” del sistema appalti, andando ad incidere oramai sull’unico strumento attuativo ancora in grado ancora di “rimodulare” e correggere gli errori presenti in sede di normazione primaria, ossia scrivere bene il regolamento attuativo del nuovo codice. E questo sarà compito esclusivo del Parlamento e del nuovo Governo, che devono con fermezza e orgoglio riappropriarsi della propria potestà di legiferare senza “sub-appaltarne” la competenza ad alcuna, pur autorevole, Autorità amministrativa.
Non vi è altro modo che questo per ridurre gli sprechi e prevenire la corruzione dove essa più pericolosamente si annida, prendendo le mosse da logiche demagogiche e generaliste, così da realizzare opere pubbliche in tempi e costi certi. (Andrea Napoleone Avvocato e Dottore di ricerca in diritto amministrativo http://www.linkedin.com/in/andreanapoleone)

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Investimenti pubblici più efficaci grazie ad appalti efficienti e professionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

strasburgo-parlamento-europeoStrasburgo. Per rafforzare il mercato unico e nell’ambito del suo continuo impegno volto a stimolare gli investimenti nell’UE, oggi la Commissione ha presentato un’iniziativa mirata a organizzare gli appalti pubblici in maniera più efficiente e sostenibile, utilizzando appieno le tecnologie digitali per semplificare e accelerare le procedure. Per rafforzare il mercato unico e nell’ambito del suo continuo impegno volto a stimolare gli investimenti nell’UE, oggi la Commissione ha presentato un’iniziativa mirata a organizzare gli appalti pubblici in maniera più efficiente e sostenibile, utilizzando appieno le tecnologie digitali per semplificare e accelerare le procedure. L’iniziativa presentata oggi prevede quattro ambiti principali:
la definizione di settori prioritari per il miglioramento – gli Stati membri sono incoraggiati a sviluppare un approccio strategico per gli appalti pubblici, incentrato su sei priorità: maggiore utilizzo dei criteri di innovazione, rispetto dell’ambiente e responsabilità sociale per l’aggiudicazione di appalti pubblici; professionalizzazione degli acquirenti pubblici; migliore accesso delle PMI ai mercati degli appalti dell’UE e accesso più agevole delle imprese dell’UE ai mercati degli appalti dei paesi terzi; maggiore trasparenza, integrità e qualità dei dati in materia di appalti; digitalizzazione delle procedure d’appalto e maggiore cooperazione tra gli acquirenti pubblici in tutta l’UE;
la valutazione volontaria ex ante dei grandi progetti infrastrutturali – i progetti complessi possono riscontrare problemi fin dalle prime fasi se chi li gestisce non comprende appieno la complessità delle norme che si applicano agli appalti su ampia scala. La Commissione istituirà un helpdesk in grado di rispondere a domande specifiche nelle fasi iniziali di progetti con un valore stimato superiore ai 250 milioni di euro. Per quanto riguarda i progetti che rivestono grande importanza nello Stato membro interessato o che hanno un valore stimato totale superiore ai 500 milioni di euro, le autorità competenti potranno chiedere alla Commissione di controllare il piano di appalto completo affinché sia conforme alla normativa UE in materia di appalti, riducendo così in maniera significativa le incertezze e il rischio di ritardi e contenziosi legali. Il meccanismo funziona su base volontaria, la consulenza della Commissione non è vincolante e le informazioni saranno trattate nel rispetto di rigorosi obblighi di riservatezza;
la raccomandazione sulla professionalizzazione degli acquirenti pubblici – la Commissione raccomanda misure che gli Stati membri dovranno adottare per garantire che gli acquirenti pubblici possiedano le competenze professionali e le conoscenze tecniche e procedurali necessarie per rispettare le norme e assicurare che il denaro dei contribuenti venga utilizzato per l’acquisto dei migliori beni e servizi possibili. La Commissione agevolerà lo scambio di buone pratiche e di approcci innovativi;
la consultazione sullo stimolo all’innovazione mediante gli appalti pubblici – oggi la Commissione avvia una consultazione mirata per ottenere dai soggetti interessati un feedback su come stimolare l’innovazione attraverso l’appalto di beni e servizi. Gli appalti per l’innovazione possono vertere sui risultati dell’innovazione nonché su modalità d’acquisto innovative. La consultazione è aperta fino al 31 dicembre e verrà utilizzata per futuri orientamenti destinati alle autorità pubbliche, che tratteranno questioni quali le modalità per elaborare una strategia, l’organizzazione del sostegno agli appalti per l’innovazione o l’uso di strumenti per gli appalti favorevoli all’innovazione.
La Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri affinché utilizzino appieno le possibilità offerte dalle nuove norme in materia di appalti pubblici e auspica l’istituzione di un partenariato con le autorità e i soggetti interessati al fine di migliorare gli appalti sul campo.

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Appalti Scuole: bidelli e pulizie

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

scuolaValgono 1,6 miliardi gli appalti per le pulizie e il decoro nelle scuole d’Italia. La domanda sorge spontanea: chi dovrebbe fare le pulizie? A nostro avviso, i bidelli. Non si dovrebbe ricorrere, a meno di situazioni particolari, ad appalti esterni che aggravano il bilancio pubblico. I bidelli, in altre parole, gli operatori scolastici, così definiti dal buonismo di turno, dovrebbero avere la funzione di vigilanti e di addetti alle pulizie, ma le pulizie non le fanno più. E’ la distorsione cui ha portato un’insensata contrattualità sindacale alla quale si aggiungono gli interessi di alcune imprese e cooperative. Occorre tornare a praticare il buon senso e ridefinire il mansionario di molte categorie del pubblico impiego, altrimenti, ognuno rivendicherà il proprio “particulare”, i cui costi avranno un solo pagante: il cittadino contribuente.
Si potrebbe obiettare che gli addetti del comparto sono migliaia, il che creerebbe problemi occupazionali in un momento nel quale il lavoro scarseggia. Gia’, ma dare lavoro a qualcuno, sottraendolo ad altro, che mantiene lo stesso stipendio, non e’ una intelligente politica lavorativa perche’ si rimescola la stessa minestra. I soldi pubblici dovrebbero essere spesi per creare nuove e non fittizie e interessate opportunità di lavoro. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Arresti a tappeto a Roma per gli appalti truccati nella sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

tribunaleCorruzione e turbativa di appalti nella sanità pubblica per l’assegnazione di opere manutentive di strutture sanitarie della Capitale. Si trovano agli arresti domiciliari sei tra i dirigenti di ASL e imprenditori, mentre altri due dirigenti Asl sono stati direttamente accompagnati in carcere.Dirigenti, imprenditori e pubblici ufficiali incardinati in un sistema di combutta affaristica, come sempre finalizzata all’arricchimento personale attraverso “traffici di influenze e redazione di false attestazioni”.L’aspetto più grave di tutto ciò è che mentre imprenditori e dirigenti riempiono le proprie tasche, ai cittadini che si rivolgono alla sanità pubblica rimangono le briciole: strutture fatiscenti, servizi carenti,liste di attesa infinite, turismo sanitario dal sud verso il nord del Paese, probabile morte al pronto soccorso o al momento del parto, visite sul pavimento, solo per citarne alcune.
Urge una cura drastica e profonda per il malaffare italiano tutto, per quello romano poi, forse bisognerebbe reperire persone e personaggi per il mondo della sanità che non abbiano a che fare con il bacino di personaggi politici o che gravitano intorno ad essi. Certo è quasi impossibile, dato che i dirigenti delle Asl vengono selezionati su base politica. Ebbene questa commistione è sempre più letale per un sistema sanitario nazionale, oltre che regionale, che il Ministro Lorenzin dovrebbe tenere sotto un più serrato controllo soprattutto ex ante, in chiave preventiva.

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Appalti Consip: Sono legittimi?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

renato-brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Nella giornata di ieri ho inviato una lettera al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, in merito all’inchiesta sugli appalti Consip, e, in particolare, sul più grande appalto in corso in Europa, il ‘Facility management 4’. Riteniamo che sia urgente ricevere una risposta in merito alle questioni da noi sollevate, soprattutto quelle riguardanti la legittimità delle procedure in corso e in riferimento a quelle oggetto dei ‘ricatti’ riportati da Marroni.Questo considerato che nella vicenda diventano centrali le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Consip. Luigi Marroni ha raccontato di un vero e proprio ‘ricatto’ subito, di pressanti ‘richieste di intervento’ che lo avrebbero ‘molto turbato’ – provenienti da un ‘livello istituzionale altissimo’ – sulle Commissioni di gara per favorire una specifica società, di ‘incontri’ riservati, di ‘aspettative ben precise’ in merito all’assegnazione di gare d’appalto indette dalla Consip. Luigi Marroni, tuttavia, nonostante si dichiari ‘molto turbato’ dalle pressioni ricevute, non avrebbe né sospeso, né revocato la procedura per l’appalto su cui avrebbe subito ricatti.A tal proposito il ministro Pier Carlo Padoan, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata formulata in Aula l’8 marzo, ha affermato che ‘i flussi informativi periodici a carico dalla società nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze sono avvenuti regolarmente su base trimestrale nel rispetto dei limiti anche di oggetto che la legge e lo statuto definiscono in merito agli obblighi informativi posti a carico degli amministratori e dei sindaci’. Ad ogni modo, resta il fatto che nel corso di questi ‘flussi informativi periodici’ sembrerebbe che Marroni abbia omesso di riferire ciò che stava accadendo.Nonostante questo in merito alla richiesta, relativa alla convocazione dell’assemblea perché sollevi dall’incarico l’ingegner Marroni, il ministro Padoan ha osservato che l’ad non si trova in una condizione per la quale lo statuto della società, che ha accolto la direttiva Saccomanni, contempla o prescrive la decadenza. Resta il fatto che sembra difficile non intravedere i presupposti per poter convocare l’assemblea, appellandosi alla chiara violazione degli articoli dello Statuto e, in particolare, del Codice etico Consip, che prescrive di ‘operare nei rapporti con i terzi con imparzialità, trasparenza e correttezza, evitando di instaurare relazioni che siano frutto di sollecitazioni esterne o che possano generare un conflitto di interesse’. Dalle dichiarazioni rese agli inquirenti, le sollecitazioni esterne risultano infatti chiare ed evidenti”.

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Zingaretti riduce i ticket sanitari a spese dei lavoratori degli appalti della sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

regione-lazioRoma Attraverso una massiccia campagna di comunicazione, i cittadini del Lazio hanno appreso che il Commissario ad acta, Nicola Zingaretti, dal 1 gennaio ha alleggerito l’importo del ticket sanitario per quanto attiene la parte regionale. Un risparmio complessivo che, sempre secondo Zingaretti, ammonterebbe a circa 20.000.000 di Euro annui, mentre rimane invariata la quota nazionale del ticket.Quello che i cittadini non sanno è che gran parte di tale presunto risparmio viene pagato dai lavoratori degli appalti della sanità e, indirettamente, dagli stessi utenti in termini di qualità del servizio. Ecco alcuni esempi:
• Rinnovo appalto al San Giovanni: i lavoratori OSS passano da 130 a 105 e i redditi di chi rimane si riducono del 40%;
• Ospedale Sandro Pertini: dopo la riorganizzazione gli ausiliari passano da 86 a 42, con conseguenti sovraccarichi di lavoro per i pochi rimasti; intanto i lavoratori della sanificazione sono ormai da mesi al 70% del misero stipendio, erogato direttamente dalla ASL in surroga di un appaltatore inadempiente;
• Roma 3 (Grassi, S. Eugenio e CTO) : il budget di spesa mensile per l’appalto di sanificazione passa da 240.000 euro a 131.000; ancora non sono quantificabili i tagli al personale e ai redditi di chi rimarrà al lavoro;
• Policlinico Tor Vergata: da 2 anni i lavoratori OSS e Ausiliari aspettano il pagamento del premio che sostituisce la vecchia 14ma mensilità.
Bisogna inoltre ricordare che, nonostante il crescente bisogno di servizi ospedalieri e sanitari, il Presidente Zingaretti ha messo in vendita la mega struttura dell’Ospedale Forlanini, patrimonio di noi tutti.

“Non siamo ancora alle cure terra-terra, con gli assistiti sdraiati sul pavimento, ma nel Lazio la qualità del Servizio Sanitario sta pericolosamente scadendo giorno dopo giorno”, osserva Pio Congi, dell’USB di Roma e Lazio.

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Appalti Atac e logiche di spartizione clientelari

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2016

atac trasporti romaMentre si torna a parlare dello scandalo degli appalti Atac e le ingenti somme sperperate negli anni, circa mille lavoratori impiegati in un appalto Atac per le pulizie e manutenzione di infrastrutture e mezzi, sono stati assunti dalla società Roma Multiservizi Spa, partecipata del Comune di Roma, dopo la scadenza naturale al 31 luglio scorso del precedente appalto con la Cometa Srl e il Consorzio Nazionale Servizi. “Nonostante le nostre molteplici richieste per la piena reinternalizzazione dei servizi e della forza lavoro, il passaggio dei lavoratori alle dipendenze della Società Partecipata del Comune appare una rassicurazione solo su carta” dichiara Attilio La Mura dell’Unione Sindacale di Base.”La Multiservizi ha già comunicato che darà in sub appalto due dei tre lotti acquisiti, alle società Cometa Srl e Manutencoop Facility Managment Spa.
In sintesi la Cometa Srl perde l’appalto diretto con Atac, ma continua a garantirsi le lavorazioni tramite il subappalto con la Multiservizi. Senza contare che la Cometa Srl è stata spesso oggetto di denunce da parte della nostra O.S. per reiterate inadempienze contrattuali e di legge. Un altro dato preoccupante è rappresentato dal contratto di solidarietà che RMS e Manutencoop hanno aperto per 550 lavoratori e che la Multiservizi non intende revocare, nonostante il cospicuo ampliamento delle attività derivante dalla totale acquisizione dei lotti Atac.Queste sono solo alcune delle ragioni per le quali abbiamo richiesto un incontro urgente all’Assessore alla Riorganizzazione delle Partecipate Minenna e per il quale ad oggi non abbiamo ottenuto alcuna convocazione.
USB Lavoro Privato non può restare a guardare mentre i lavoratori subiscono l’ennesima speculazione ai loro danni. Per questo intraprenderemo sin da ora qualsiasi azione sindacale e di lotta riterremo opportuna, a tutela delle condizioni di lavoro e della piena occupazione” conclude La Mura.

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Appalti e convezioni dell’ARES 118

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Ambulanza-118Dopo le segnalazioni alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla Regione Lazio e alle ASL regionali, la USB ha trasmesso un esposto all’Autorità Anticorruzione e alla Ministra Lorenzin in merito agli appalti e alle convezioni dell’ARES 118.
“Crediamo sia una nostra precisa responsabilità chiedere che venga fatta luce sulle attività poco chiare di esternalizzazione del servizio di soccorso a società e Onlus private e sull’utilizzazione delle risorse economiche destinate alla salute dei cittadini”, spiega Maria Teresa Pascucci, del Coordinamento USB Lazio.Continua la rappresentante sindacale: “Le convenzioni con le Onlus e gli appalti del servizio di soccorso nascondono meccanismi opachi. Le strette arrivate dopo le nostre denunce sul servizio cosiddetto ‘a spot’, richieste occasionali diventate spesso stabili senza gara e senza criteri, hanno visto società trasformarsi in Onlus, ottenendo appalti come associazioni di volontariato. Postazioni territoriali del 118 sono state affidate contemporaneamente sia a società private che alla CRI. L’impiego obbligatorio di volontari da parte delle Onlus ha inoltre determinato il doppio sfruttamento sia del personale dipendente che dei volontari, di cui chiediamo di conoscere diritti e tutele”.“Ma l’iniziativa più sconcertante – evidenzia Pascucci – è la modifica della Legge Regionale 49/89 da parte del Commissario ad Acta Zingaretti, il quale a novembre 2015 con un decreto ha ridotto la composizione dell’equipaggio per il soccorso da tre unità (infermiere, autista, barelliere) a due (infermiere ed autista). Evidenti le conseguenze negative sulla sicurezza del servizio ed altrettanto evidenti gli effetti positivi sull’affidamento dell’appalto europeo per il 118 all’Associazione Temporanea di Impresa che se lo era aggiudicato mesi prima, la cui attività era stata bloccata in quanto il capitolato ARES aveva previsto gli equipaggi a due unità, contravvenendo alla legge Regionale”.“Saranno le autorità competenti a stabilire se c’è illegalità – prosegue la sindacalista – ma crediamo che un sistema poco trasparente, che produce costi eccessivi e abbassa la qualità e la sicurezza del soccorso, debba essere analizzato con attenzione per impedire la speculazione e le truffe, ma soprattutto per salvaguardare la totale natura pubblica del servizio sanitario, unica sicurezza per lavoratori e cittadini”. “Per questo continuiamo anche a sostenere e a organizzare le lotte dei lavoratori della CRI, dei precari assunti per il Giubileo e dei barellieri dell’ARES 118, che confluiranno tutti nello sciopero generale convocato per l’autunno prossimo dall’USB contro lo smantellamento del welfare e dei diritti costituzionali, per l’occupazione e il rilancio dei servizi pubblici”, conclude Pascucci.

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Codacons su appalti Expo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

expo-2015-milanoUndici persone sono state arrestate stamani nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. Agli arrestati erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l’Expo.Al centro dell’inchiesta c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell’allestimento di stand, che ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e e Guinea equatoriale.
Il Codacons in quanto Associazione, difenderà gli interessi degli utenti, interessi che devono essere tutelati a fronte degli illeciti compiuti.Le società coinvolte ricorrevano a un sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa nostra di Pietraperzia (Enna). Il Gico della guardia di finanza ha effettuato un sequestro preventivo per circa cinque milioni di euro.Nell’ambito dell’operazione è stato intercettato anche un camion partito dalla Lombardia e diretto in Sicilia con dentro, ben nascosti, 400 mila euro in contanti. Il tir era guidato da Pace.
Il Codacons presenterà costituzione di parte civile nel procedimento penale, in quanto portatore di interessi superindividuali e collettivi di tutti i consumatori/utenti/contribuenti.

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Riforma codice appalti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2015

appalti-pubblici-biproget1“Semplificazione, trasparenza e lotta alla corruzione: sono questi i cardini della legge delega sulla riforma del codice degli appalti che ha trovato il pieno sostegno di Area popolare. Il recepimento della nuova normativa Ue costituisce un’importante occasione per rivedere e razionalizzare tutta la materia degli appalti pubblici e delle concessioni nel suo complesso, al fine di creare un sistema più snello ed efficace, necessario per garantire certezza giuridica nel settore e assicurare una effettiva concorrenza e condizioni di parità tra gli operatori economici”. E’ quanto dichiara il deputato di Area popolare Angelo Cera, relatore della legge delega sulla riforma degli appalti e concessioni.
“Attraverso un proficuo lavoro in Commissione siamo riusciti a migliorare in maniera significativa il provvedimento, che partiva già da una base di proposte valide promosse dall’allora ministro Lupi. Tra i punti qualificanti di questa legge delega – prosegue Cera – , da sottolineare l’introduzione dell’espresso divieto di procedure di affidamento derogatoria rispetto a quella ordinaria, le facilitazioni dell’accesso al mercato delle pmi, la riduzione del numero delle stazioni appaltanti, l’obbligo per le concessionarie autostradali di affidare con gara l’80% dei lavori, una disciplina specifica e più chiara per il subappalto. Tutti interventi strategici – conclude il deputato di Ap – con cui diamo al Governo le giuste indicazioni per potenziare un settore nevralgico per la vita economica e produttiva del Paese”.

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Appalti: è necessario un nuovo codice?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

appalti-pubblici-biproget1“La proposta di Cantone di istituire un albo nazionale per la formazione delle commissioni di gare per l’assegnazione dei contratti pubblici, attraverso un sistema di sorteggio, tra professionalità con competenze specifiche strettamente connesse al tipo di appalto, ci vede perfettamente d’accordo” lo dichiara, in una nota, Vincenzo Garofalo, capogruppo di Ap (Ncd – Udc) in commissione Trasporti alla Camera.“Come ha sottolineato il presidente Nunzia De Girolamo, ciò va nella direzione da noi sempre auspicata, ovvero quello della trasparenza e rispetto delle regole. Il gruppo Ncd, infatti, aveva presentato un emendamento in tal senso nella legge di stabilità, e lo ripresenterà alla legge delega per la riforma del Codice degli appalti” spiega.“E’ bene sottolineare che già nel 2010 il Governo si era espresso in questa direzione e che Camera e Senato avevano approvato, nel nuovo Regolamento del Codice degli appalti pubblici, forme di selezione analoghe per i soggetti partecipanti alle gare. Ci adopereremo per introdurre, finalmente, questo basilare principio di trasparenza e, inoltre, un sistema premiante per le imprese sulla base dei comportamenti tenuti nei precedenti appalti al fine di abbattere i costi delle opere pubbliche, avere certezza sui tempi di completamento delle opere, e, altresì, favorire la crescita delle imprese migliori e più meritevoli” conclude Garofalo.

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Scuola: appalti pulizie e sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Sapere che secondo l’Istat le famiglie italiane stanno comprimendo ogni genere di spesa, a partire dal bisogno primario come il riscaldamento, e che nonostante questo la quota di spesa destinata all’istruzione continua a salire, fa da strano contrappasso alla notizia di uno spreco sugli appalti di pulizia nelle scuole da 134 milioni di euro(evidenziato, conti alla mano, dall’Associazione dei direttori s.g.a., Fnada). ”Soprattutto a fronte di simili sprechi –evidenzia Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. Toscana- i genitori non capiscono le classi da 30 alunni, il tempo pieno assegnato a loro figlio al posto del modulo (e viceversa), il bidello che non c’è quando il bambino portatore di handicap ha bisogno di assistenza”. ”Non vorremmo –prosegue Manzani- che il contributo dei genitori, dopo essere sfuggito a secche insidiose come la Tarsu, il materiale di pulizia e le visite fiscali, adesso anziché per la didattica fosse utilizzato per ripianare le decine di migliaia di euro che mancano all’appello dei bilanci di molte scuole a fronte degli appalti prorogati d’ufficio dal Ministero, inizialmente per il primo semestre e adesso fino al 31 dicembre 2011”. Come informa Fnada, dopo un tentativo di razionalizzazione della spesa effettuato a dicembre 2010 con la Direttivaministeriale n. 103, ogni buon proposito è andato cadere a seguito dell’incontro con le Organizzazioni datoriali e sindacali rappresentanti le ditte di pulizia. E allora addio ai bidelli (è confermato infatti l’ulteriore taglio di 14.000 posti di personale ATA nel prossimo anno scolastico) e largo agli sprechi: “Il costo di 11.857 posti di collaboratore scolastico accantonati nell’organico di diritto ormai da numerosi anni è infatti pari ad € 255.681.384,00, mentre i contratti per l’acquisto di servizi di pulizia e altre attività ausiliarie ammontano -come dichiara lo stesso Ministero dell’istruzione in una nota inviata alle scuole- a ben 390 milioni di euro, con una differenza pari ad € 134.318.616,00” afferma il presidente Anquap Giorgio Germani.
“Viene da pensare che con quella cifra di bidelli ce ne potremmo permettere 18.500 –conclude Manzani- Comunque basterebbe che ci restituissero quelli tagliati, a patto però che si possa investire la differenza sulla didattica”. Intanto le scuole toscane stanno inviando al Ministero una lettera con cui richiedono il reintegro dei collaboratori scolastici accantonati, sottolineando che la normativa italiana e comunitaria vietano la proroga degli appalti, che manca la delibera dei Consigli di istituto, unici competenti in materia, e che con l’organico così ridotto, unitamente ai tagli previsti per l’a.s. 2011/12, non sarà possibile garantire la necessaria sorveglianza. Nella lettera, disponibile su http://www.agetoscana.it, le scuole richiedono inoltre il finanziamento dell’intero importo contrattuale per il primo semestre 2011.

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Il carcere di Arezzo chiude?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Si vuole chiudere il carcere San Benedetto di Arezzo? Questa è la domanda ricorrente e allarmata tra il personale di vigilanza e amministrativo in pianta organica all’istituto, che dal 12 giugno scorso non effettua più servizio in quanto è stato svuotato anche degli ultimi detenuti, con la motivazione di ristrutturazioni interne. Peccato che però di lavori dentro al carcere, che avrebbe sì bisogno di ristrutturazioni con una previsione di spesa dai 2 ai 4 milioni, non se ne sono ancora visti e non sono in previsione, né finanziati né appaltati. Ma allora perché non continuare a tenere in funzione nel frattempo quella piccola sezione di “accettazione” (da 10 a 19 detenuti) che serviva a custodire temporaneamente le persone arrestate nel territorio della Provincia fino alla convalida o meno dell’arresto? Questa era l’unica sezione, assieme a 4 detenuti definitivi lavoranti e un semilibero, rimasta attiva dopo che, nel luglio 2010, erano iniziati dei lavori di ristrutturazione delle mura esterne, per un importo di circa 2 milioni e mezzo d’euro, con termine previsto al prossimo novembre. Ora che anche questa sezione è stata “temporaneamente sospesa” in attesa di lavori di non si sa quando, le Forze dell’Ordine che effettuano gli arresti nel territorio aretino sono costretti a portare le persone arrestate a Firenze, a Siena o a Perugia, trasferimenti che costano certo tempo e denaro, e che privano per il tempo necessario il territorio di competenza della loro azione di controllo e prevenzione. Inoltre, anche magistrati, legali e parenti dei detenuti, sono costretti a simili dispendiose e impegnative trasferte per le convalide degli arresti, l’assistenza e i colloqui. Senza considerare che tutto il personale del carcere di Arezzo ora attende risposte dal DAP alle incognite apertesi in questo modo sul proprio futuro lavorativo, e temono di venire distaccati un domani presso altri istituti toscani. In un quadro di grave sovrappopolazione dei detenuti in tutta Italia, con quasi 5000 detenuti nella Regione Toscana a fronte di poco più 3000 supposti posti tollerabili, di sempre peggiore carenza di risorse e di organico, il sospetto di un ulteriore sperpero di denaro e della soppressione o della sospensione a tempo indeterminato di un istituto di pena, grava come un macigno sulla disastrata situazione penale della Toscana e nazionale. Per avere delle risposte in merito, con il Sen. Marco Perduca, abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia. Lo dichiara la senatrice radicale Donatella Poretti.

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Pulizia scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

«Esprimiamo tutto il nostro disappunto sulla linea assunta dal MIUR di adottare per il prossimo anno scolastico 2011/2012, negli appalti delle attività esternalizzate dei servizi di pulizia, la procedura del cottimo fiduciario, la cui gestione sarà delegata a ciascun singolo istituto scolastico. Mettiamo in dubbio la regolarità e la trasparenza di tale operazione di frazionamento del mercato, che interessa ben 4000 istituti scolastici, e che mette a repentaglio l’occupazione della stragrande maggioranza dei 26.000 addetti ai servizi di pulizia nelle scuole». È il commento di  Federlavoro e Servizi Confcooperative – Legacoop Servizi – Anip Fise/Confindustria, Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltrasporti Uil dopo il tavolo tecnico svoltosi al MIUR con il Direttore Generale Filisetti e il Dirigente  Pinneri in rappresentanza del MIUR e di Palmisano in rappresentanza del Ministero degli Affari Regionali. «Oltre ai problemi di trasparenza delle gare e di qualità dei servizi, vi è grande preoccupazione – si legge nella nota – per l’effettiva applicabilità delle clausole sociali, in quanto la fase transitoria comporta la cessazione dei rapporti di lavoro già dal 30 giugno, interrompendo la continuità lavorativa e ledendo i diritti conseguenti». Con questa impostazione qualora fosse definitivamente adottata, nessun lavoratore, avrebbe la garanzia di poter riprendere il proprio lavoro alla ripresa dell’attività scolastica a settembre. «Dopo gli impegni e le finalità stabilite, anche attraverso il verbale di incontro del 3 marzo scorso, constatiamo con profonda delusione che il confronto è stato di fatto impedito da un atteggiamento di chiusura precostituita dalla rappresentanza tecnica del MIUR stesso che non ha  permesso di tenere in considerazione nemmeno i «percorsi di ottimizzazione finalizzati a salvaguardare da un lato le prospettive occupazionali degli attuali addetti e dall’altra a continuare a garantire un’alta qualità dei servizi» «Facciamo appello al Governo – concludono le Organizzazioni datoriali e sindacali –  affinché si trovino, con responsabilità, soluzioni efficaci atte a garantire l’occupazione e il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, nonché la qualità dei servizi alle scuole. Non esiteremo a organizzare momenti di civile protesta».

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Scuola: appalti per pulizie

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Ha ragione il ministro Gelmini quando dice che le ditte appaltatrici non puliscono le scuole. Lo diciamo anche noi genitori da più di dieci anni, ma nessuno ci ha mai dato ascolto. E non è solo un’impressione nostra, perché le scuole non sono per nulla contente del servizio. Ora che però anche il ministro se n’è accorto, vorremmo sapere perché dobbiamo tenercele ancora. Proprio il ministro Gelmini nella direttiva 103 del 30 dicembre dice chiaramente che non c’è alcun obbligo di legge di rinnovare gli appalti e tutti lo sanno che le ditte costano ben più degli 11.800 collaboratori scolastici lasciati a casa.  In Toscana sono stati accantonati ben 608 posti di collaboratore scolastico in 227 scuole a fronte di una spesa per gli appalti che per il solo semestre gennaio/giugno 2011 supera gli 8,5 milioni di euro. C’è chi ha avuto il taglio di un bidello, chi invece di tre o quattro oppure anche di dodici, ma non in tutte le scuole: in Italia solo 4.000 su oltre 10.000. E perché, chiediamo noi, forse che i bambini non sono tutti uguali e non hanno tutti lo stesso diritto di stare in una scuola pulita? Il meglio però deve ancora venire con l’a.s. 2011/12, perché con il terzo anno consecutivo di tagli all’organico del personale ATA quei bidelli accantonati farebbero proprio comodo. Non lo sa il ministro che le scuole con tanti plessi rischiano di non poter più garantire la sorveglianza dei nostri figli per l’intera giornata? I dirigenti scolastici già ce lo dicono: a partire dal prossimo anno alcune scuole resteranno senza collaboratore scolastico per una parte della giornata per carenza di organico. Ci siamo informati ed è vero: come si fa a coprire la sorveglianza di 11 scuole a orario lungo con solo 20 collaboratori scolastici? Altro che bidello al piano come sarebbe invece necessario per assicurare un adeguato livello di sicurezza…Insomma le ditte di pulizie puliscono meno, costano di più e non assicurano quel servizio insostituibile di cura degli alunni che da sempre svolgono i bidelli.

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