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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘appello’

Appello Federcongressi&eventi: Perché chiudere?

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Quando il Governo non sa cosa fare di fronte al Covid19 chiude le fiere e i congressi causando un danno incalcolabile al sistema economico delle principali città italiane e a migliaia di imprese. Bloccare le fiere e i congressi significa spegnere l’economia del paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio i service tecnici.Si colpisce un settore in cui il distanziamento è semplice e sono stati fatti ingenti investimenti dagli operatori per le misure di sicurezza come rilevatori agli ingressi di temperatura corporea, sistemi di igienizzazione degli spazi, percorsi guidati e conta persone per non creare assembramenti.Non ci sono stati focolai di contagio nelle fiere e nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021 distruggendo un intero settore che invece resta aperto in altri paesi europei con tassi di contagio ben più alti del nostro. Si lasci alle Regioni la scelta delle manifestazioni e grandi eventi da vietare tramite ordinanze. Siamo disponibili a concordare nuovi protocolli di sicurezza, ma non a nuove chiusure.

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Appello di Fondazione Italiana per il Cuore

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Da sempre il vaccino antinfluenzale si conferma come un’opportunità per la prevenzione e gestione delle patologie cardiovascolari. Evidenze cliniche confermano l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale quale intervento di prevenzione secondaria dell’infarto miocardico che si colloca tra il 15 e il 45%, paragonabile a quella della cessazione dell’abitudine al fumo (32-43%), delle statine (19-30%) e degli antipertensivi (17-25%) Il primo messaggio, e appello, parte proprio dal vaccino antinfluenzale.Inoltre, uno studio su circa 3 milioni di americani recentemente presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia-ESC, dimostra che la vaccinazione antinfluenzale e quella antipneumococcica sono state associate a percentuali significativamente inferiori di morti intraospedaliere in pazienti con scompenso cardiaco.” Malgrado il vaccino contro l’influenza stagionale venga perciò fortemente raccomandato dalle Autorità di Sanità pubblica e da molte linee guida, i tassi di copertura nei gruppi a rischio cardiovascolare rimangono in Italia molto bassi (31%)(3), anche perché questa raccomandazione è intesa da questi pazienti utile per prevenire l’infezione influenzale e non anche per ridurre il rischio di patologie cardiache. Ma anche al di fuori dell’ambito cardiologico, malgrado il vaccino venga considerato economico, sicuro e sufficientemente efficace, le coperture sono inadeguate nella popolazione al di sopra di 65 anni (poco più del 50% si vaccina) età in cui, oltre a quelle cardiache, si riscontra maggior frequenza di patologie croniche quali quelle bronco-polmonari e il diabete.4’Per queste categorie, vaccinarsi quest’anno contro l’influenza sarà ancora più importante a causa della pandemia da SARS-CoV-2,– spiega Luigi BIASIO del Comitato Scientifico della Fondazione Giovanni Lorenzini (Milano e New York) – I motivi sono numerosi, a partire dalla riduzione dell’impatto sul sistema sanitario, alla protezione per gli individui più fragili e poi anche alla possibile riduzione della mortalità e morbilità da COVID-19 nelle persone vaccinate contro l’influenza”.

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Scuola. Lavoratori fragili, appello Anief a docenti e Ata: fate domanda per essere visitati

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Come sindacato riteniamo che questi lavoratori”, con patologie e a rischio salute, “abbiano tutto il diritto” a verificare la loro compatibilità con l’ambiente scolastico: a dichiararlo, in un’intervista radiofonica di oggi, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Come prevede la stessa Circolare del ministro della Salute” devono muoversi ora per verificare se i loro “problemi possano determinare grandi rischi con il Covid”: potranno così “presentare domanda” alla loro scuola “per essere visitati dal medico competente o dal medico dell’Inail, al fine di essere temporaneamente dichiarati inidonei all’attività didattica tenuta in presenza”.Dopo i primi test sierologici realizzati in modo volontario è tempo di bilanci. A realizzarli è il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, intervistato da Italia Stampa: “Un caso su tutti da citare è quello della Regione Lombardia, dove su 200 mila docenti e amministrativi ben 100 mila si sono prenotati, in maniera naturalmente volontaria, in 50 mila lo hanno svolto e sono risultati positivi in 2.700 anche dopo i tamponi successivi: parliamo del 5 per cento. Questo significa che c’è bisogno di grande attenzione”.“Nel frattempo – continua Pacifico – è stata emanata la Circolare del ministero della Salute sul lavoro ‘fragile’: questo è molto importante, perché bisogna senz’altro intervenire con la sorveglianza sanitaria del personale scolastico”, attraverso la quale si è stabilito che “sarà il medico competente a decidere quali tipi di sorveglianza sanitaria portare avanti. Sicuramente non è colpa di questi lavoratori, in particolare di una classe docente, quella italiana, che risulta la più anziana al mondo, in particolare over 55, anche se in questa Circolare si precisa che non è l’età anagrafica a indicare il concetto di lavoro ‘fragile’”.Il sindacato si mette a disposizione di tutto il personale per presentare”, con un apposito modello, “queste domande: è molto importante tutelare la salute. Stiamo verificando, anche attraverso una check list che abbiamo distribuito alle Rsu, cosa sia importante. Di sicuro, lo è realizzare un nuovo patto educativo tra le famiglie e gli insegnanti, per fare in modo che i ragazzi rispettino la regola del distanziamento sociale, perché se lo rispettiamo tutti supereremo insieme anche questa fase di recrudescenza che a oggi” è tornata ad un numero di casi positivi in pericolosa ascesa, “quasi indietro al mese di maggio”.

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Processo d’appello per genocidio contro Ratko Mladic

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Aia. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all’Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell’ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all’ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l’inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia. Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell’Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d’imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l’azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l’accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d’appello. Il pubblico non avrà accesso all’aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell’IRMCT (www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast) con un differimento di 30 minuti.

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Scuola: Ritorno a settembre, il Governo risponde all’appello Udir

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

“A mio avviso dovrà esserci uno sgravio di responsabilità per il personale scolastico, non può esserci responsabilità del singolo”: con queste parole, il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, che è anche medico, sembra replicare positivamente all’appello pubblico lanciato poche ore prima dal sindacato Udir sull’esigenza di definire le responsabilità dei dirigenti scolastici sul ritorno in classe in presenza. Udir ribadisce, pertanto, la richiesta di rimettere mano al Testo unico sulla sicurezza sulla responsabilità dei presidi, introducendo uno “scudo” ad hoc per tutelare i capi d’istituto: stiamo parlando di datori di lavoro sempre più atipici, privati di poteri di spesa sulla prevenzione e sulle misure legate alla salute del personale scolastico e studentesco, ma direttamente responsabili, addirittura penalmente, in presenza di malattie cagionate nell’ambiente di lavoro scolastico. E siccome con il ritorno a scuola, questa situazione potrebbe venirsi a creare con un’alta frequenza, è bene agire subito a livello normativo.Secondo il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, “l’occasione per farlo è quella di inserire un emendamento, come si accinge a fare Udir, all’interno del decreto legge ‘agostano’ n. 104. Udir chiede, in particolare, un intervento chiarificatore sul Testo unico sulla sicurezza, sulla necessità di riaprire le scuole e su quali siano le responsabilità del dirigente scolastico nel momento in cui non può ottemperare alle prescrizioni che il Comitato tecnico scientifico si appresta a definire sulla base delle nuove curve epidemiologiche”Si stringe la rete di regole che governerà la scuola in presenza a settembre. Parlando a ‘Timeline’ su SkyTg24 della riapertura delle scuole e delle precauzioni da adottare per evitare contagi, il viceministro ha detto che se si trova “un positivo a scuola si faranno i controlli a tutte le persone intorno e si disporrà temporaneamente la chiusura”. Una volta identificati i positivi la scuola può ripartire”. E ancora: Con il ministro della Salute Roberto Speranza “sono sulla stessa linea d’onda. Io ho opinioni un po’ diverse, da medico. Da medico so che il virus esiste. Come tante altre malattie. E che dobbiamo conviverci”.
Udir condivide le parole del viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, e auspica che a breve vengano fatte proprie dal governo e trasformate in una modalità operativa attraverso le linee guida e i protocolli sulla sicurezza da adottare negli istituti scolastici in fase di aggiornamento: con le lezioni in presenza da attuare in fase di emergenza epidemiologica, coni banchi monoposto richiesti che tardano ad arrivare, con i locali aggiuntivi che non sembrano essere individuati, quindi con il regime di sicurezza che non sembra essere assicurato al massimo per ragioni endogene alle scuole, quella delle delimitazioni delle responsabilità in capo ai presidi rimane una priorità assoluta.
“Serve un intervento urgente – dice Marcello Pacifico, presidente Udir -, da parte del ministero dell’Istruzione ma anche dello stesso Governo in carico, affinché si confinino in modo chiaro le responsabilità dei capi d’istituto: non possono pagare per colpe che non hanno. Soprattutto se, come sembra, in molti istituti dovesse non essere rispettato il Protocollo di sicurezza sul distanziamento fisico minimo di un metro, i rischi di contagi salirebbero. E allora? I presidi non possono fungere da capri espiatori. Non possono pagare per responsabilità che non hanno, considerando che la loro mission di base è tutt’altra. Ecco perché servo uno “scudo” ad hoc specifico per la tutela dei capi d’istituto”.https://www.udir.it

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Appello di Sassoli al Parlamento italiano per una riforma dei contratti di lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Intervenendo alla presentazione del SOER 2020 – Lo stato dell’ambiente in Europa e in Italia, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha ribadito quanto le disuguaglianze sociali e le sfide ambientali siano interconnesse tra loro.“L’Europa sta affrontando l’emergenza climatica e la trasformazione verso un futuro più sostenibile, deve tenere conto della dimensione sociale e della lotta contro le disuguaglianze.Le sfide ambientali possono essere risolte solo se poniamo la riduzione delle disuguaglianze al centro dell’azione politica. Le sfide climatiche e le disuguaglianze vanno di pari passo con una giusta transizione che proteggerà i nostri cittadini. Le società più eque hanno migliori condizioni ambientali e mostrano una maggiore capacità di diventare più sostenibili. Al contrario, una società diseguale in cui ampie fasce di popolazione vivono in condizioni di povertà alimenta la crisi ecologica. Queste sfide riguardano i Governi ma anche le aziende e implicano nuove forme di contratti a tutela dei lavoratori. Sarebbe bene che Parlamento italiano si concentrasse su queste riforme.”

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Appello dagli Eisenhower Fellows europei alle Istituzioni Europee

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Gli Eisenhower Fellows europei hanno rivolto un appello alla presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, al presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, al Presidente del Consiglio d’Europa, Charles Michel, e ai Primi Ministri dei loro paesi, perché l’Europa affronti con unità e rinnovato spirito comunitario l’emergenza coronavirus. Essi costituiscono un prestigioso network internazionale di leaders raccolti sotto l’egida della fondazione Eisenhower Exchange Fellowships, con sede a Philadelphia, che dal 1953 porta avanti programmi di scambio per la promozione della fratellanza e della cooperazione, nel nome del presidente americano che guidò il mondo occidentale negli anni della ripresa postbellica. La rete comprende ex primi ministri, ministri, alti dirigenti, imprenditori, banchieri e figure eminenti in diversi campi professionali e scientifici. Nell’elenco dei fellows scomparsi, nomi illustri come l’ex presidente turco Demirel e, per l’Italia, il senatore Antonio Maccanico. Nel loro appello gli EF esprimono la preoccupazione che la crisi attuale lasci spazio a egoismi e miopie che potrebbero compromettere la stessa esistenza dell’Unione, un errore storico imperdonabile. Comunione di intenti e solidarietà, condivisione di obiettivi e degli oneri necessari per raggiungerli sono l’unico modo per uscire dalla emergenza attuale.
I Paesi membri, che tutti hanno beneficiato della partecipazione all’Unione, uscendo dalle rovine della guerra con economie in fiorente sviluppo, devono riaffermare questi valori e rimetterli al centro dell’azione dell’UE, facendo della crisi un’opportunità per il rilancio del progetto europeo.

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“Subito mezzo miliardo a disposizione per la cultura, appello-sfida a Franceschini”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Non possiamo permetterci una Nazione senza cinema e teatri, senza librerie, editori, promotori, distributori di libri, traduttori, parchi divertimento, senza spettacoli, senza concerti, senza produzioni cinematografiche, senza musei, senza gallerie d’arte. Lo ha denunciato Battista sul Corriere, e sono seguiti artisti, registi, cantanti e tanti altri.
Non possiamo permetterci nemmeno una Nazione senza una buona informazione, come quella garantita dai quotidiani, dai periodici e dalle edicole, che è il vero contraltare alla diffusione di fake news – ma il governo preferisce istituire l’ennesima task force, perfino di stampo orwelliano, cercando di limitare libertà costituzionalmente protette come la libertà d’espressione senza nessuna legittimità, senza scientificità nelle valutazioni, senza neutralità. Un errore che si sta ripetendo per l’app “Immuni”, che mette in gioco la libertà di movimento e il diritto alla protezione dei dati personali con un’ordinanza di Arcuri, nemmeno con una necessaria legge, senza un passaggio parlamentare, senza garanzie sui dati, su chi li stoccherà, sulla loro anonimizzazione, sulla politica di cancellazione – dice nel corso della discussione generale sul Cura Italia il capogruppo di FDI in commissione Cultura e responsabile Cultura e Innovazione del partito, deputato Federico Mollicone, che nel corso del suo intervento ha citato Huxley – nel Cura Italia ci sono interventi minimi per la cultura e lavoratori dello spettacolo. Intanto, a dieci giorni dalla fine del mese ancora non abbiamo traccia del decreto “Aprile”. Conte promette che terrà in conto le proposte dell’opposizione. Proposte che – paradossalmente – non sono state introdotte quando le abbiamo presentate, per poi essere clonate dal governo. Ed è di questa notte la strage di tutti gli emendamenti a questo decreto, in cui erano presenti anche i nostri a favore del comparto culturale, dell’editoria e dello sport. Abbiamo presentato una risoluzione su tutti questi temi – la cultura, lo spettacolo, la musica, i concerti, la discografia, i musei, le gallerie d’arte, l’editoria libraria e giornalistica, lo sport, le mostre – una risoluzione che, su mia proposta, sarà discussa già da questa settimana e che ha stravolto l’ordine trimestrale dei lavori. Lanciamo un appello e una sfida al ministro Franceschini: finalmente ci ha ascoltato sulla necessità di erogazione immediata di liquidità per gli enti extra-FUS, ma 20 milioni sono pochi. Nel prossimo decreto garantisca mezzo miliardo di euro per il settore, aumentando la dotazione del Fondo emergenze.”

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A fronte di una pandemia internazionale ACS fa appello alla rete altrettanto internazionale della preghiera

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, a fronte della crisi globale innescata dalla pandemia del coronavirus, dopo aver stanziato 5 milioni di euro per il finanziamento di specifici progetti e dopo aver fatto appello ai propri benefattori affinché venisse affidata ai sacerdoti perseguitati la celebrazione di Messe per la liberazione dal contagio, ha coinvolto gli ordini contemplativi per una grande, corale azione di preghiera per ottenere guarigione e conforto per quanti soffrono a causa del COVID19.La risposta non si è fatta attendere. In due giorni 35 comunità, di cui tre maschili, hanno risposto all’appello di ACS. Si tratta delle Carmelitane di Morondava (Madagascar), di Tanger (Marocco), di Jalingo (Nigeria), di Kiev (Ucraina), di Figuil (Camerun), di Sarajevo (Bosnia Erzegovina), di Natal (Brasile), di Sofia (Bulgaria), del Monastero “La Natividad del Señor” (Venezuela) e di Florida (Uruguay), dei Carmelitani Scalzi dell’Indonesia, di monasteri di Benedettine in Etiopia, a Koubri (in Burkina Faso), a Lolo (Ciad), a Dzogbégan (Togo) e a Zhytomyr (Ucraina), di un monastero di Benedettini nello Sri Lanka, delle Suore Redentoriste di Lemberg (Ucraina), di Kiri (Repubblica Democratica del Congo), di Bobo Dioulasso (Burkina Faso), di Diabo e Fada N’Gourma in Burkina Faso, delle Visitandine di Ruyigi (Burundi), delle Domenicane di Kwito-Bié (Angola), di Douala (Camerun), delle Clarisse di Xai Xai (Mozambico), di Luanda e di Malanje (Angola), di Brestovsko (Bosnia Erzegovina), di Libreville (Gabon), di Mbujimayi (Repubblica Democratica del Congo) e dell’Indonesia, delle Monache contemplative Giustiniane di Arequipa (Perù), delle Novizie di Veliky Birky (Ucraina), del Rosarian Regionalate dello Sri Lanka e dell’Associazione Nostra Signora di Coromoto del Venezuela e i Caraibi. A questo numero si stanno progressivamente aggiungendo altre comunità.
«Si tratta di una grande rete internazionale di preghiera, costantemente attiva anche se lontana dai riflettori, ma che oggi intensifica la propria preghiera di intercessione per ottenere la liberazione da questa pandemia che causa molti lutti e sofferenze e che ostacola anche la normale attività ecclesiale», ha commentato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia.

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Appello per la solidarietà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Di 100 intellettuali, filosofi, economisti, giuristi, storici, politologi europeisti di diversi Paesi dell’UE: Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo.L’Unione Europea non è solo un mercato comune dotato di un’unica moneta. E’ soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari: l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti di libertà e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei. Oggi, di fronte alla più grave emergenza della sua storia, questo miracolo di civiltà giuridica rischia di precipitare nella tragedia degli egoismi economici e dei conflitti politici. Sappiamo bene che la cecità nazionalistica può avere effetti più devastanti di una pandemia. L’esperienza del secolo passato ce lo ha insegnato. Per questo, noi popoli europei abbiamo pattuito che, “per lottare contro i grandi flagelli che si propagano oltre frontiera”, gli Stati membri della nostra Unione “coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche” e “agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà” (Trattato sul funzionamento dell’Unione, artt. 168 e 222).L’Europa può ancora prendere in mano la gestione della crisi, la quale richiede una risposta omogenea e unitaria, e perciò comunitaria, onde evitare che misure inadeguate, frammentarie e intempestive mettano a repentaglio il futuro di milioni di persone e le stesse prospettive dell’Unione.L’Unione europea, superando il penoso conflitto tra opposti sovranisti, deve agire immediatamente a sostegno dei Paesi in cui più violento è stato l’impatto del virus e meno sostenibili sono le conseguenze sociali del blocco delle attività produttive. Il futuro dell’Unione è legato alla tempestività e all’efficacia di questa azione a beneficio della vita dei suoi cittadini. Il benessere e la pace di domani dipendono dalle decisioni di oggi.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Lettera aperta al Presidente Mattarella: Caro Presidente Mattarella, la situazione è tragica

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Enrico Cisnetto. Lo è, ovviamente, per i morti che questa guerra batteriologica ha prodotto, per gli ammalati, per i loro cari. Lo è per chi lavora in condizioni estreme, di pericolo, di fatica, di frustrazione. Lo è per i tanti volontari. Ma lo è – non meno – per quello che ci si prospetta. Sul piano economico, per le imprese e per i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano; sul piano della finanza pubblica e quindi della nostra permanenza nell’Europa dell’euro; sul piano della convivenza civile, che rischia di saltare se lo stato di costrizione si dovesse prolungare oltre il mese di aprile, e della tensione sociale, che esploderà non appena saranno evidenti le conseguenze economiche dell’emergenza che stiamo vivendo e del modo in cui è stata gestita (si fa per dire). E, attenzione, perfino sul piano della tenuta della democrazia. È inutile discutere adesso di quando (ben prima) e di come (usando la razionalità, non l’emotività) andava affrontato il manifestarsi della vicenda e le dinamiche che l’hanno fatta diventare una emergenza. A mio giudizio è del tutto mancata sia la capacità di analisi della situazione, sia il metodo con cui affrontarla. Ma lasciamo stare. Quel che importa, ora, è stabilire quale sia la strategia da usare da adesso in avanti, sul piano sanitario e su quello economico, due piani che fin qui si sono voluti considerare separati quando non contrapposti, e che invece sono e non possono che essere due facce della stessa medaglia (la sopravvivenza). Ma non possiamo fare una scelta consapevole se prima non stabiliamo con chiarezza a quale delle tre grandi scuole di pensiero che si confrontano nel mondo su come fronteggiare il Covid-19 abbiamo aderito, e perché: chiusura totale fino all’eliminazione del contagio; quarantena assoluta solo per circoscritte aree geografiche maggiormente esposte e per gli anziani (che sono enormemente più esposti degli under 70 o 60), e conseguimento di quella che si definisce con un’orrenda espressione “immunità di gregge”; mappatura su vasta scala della popolazione e controllo costante dei contagiati attraverso sistemi di geolocalizzazione. Tutte hanno ovviamente pro e contro, ma sono accomunate da una cosa: ne va scelta una con consapevolezza e convinzione, senza incertezze né tentennamenti, avendo cura di non bypassare i processi decisionali democratici (ancorché accelerati) e soprattutto di rendere edotti i cittadini, spiegando loro il perché delle scelte fatte, indicando quali sono gli obiettivi ma senza trascurare di esplicitare i rischi che si corrono (non quelli del contagio, ma delle conseguenze della strategia adottata).Invece, il Parlamento – che già stava facendo ogni sforzo per dimostrare la sua inettitudine – è praticamente inesistente, il Governo nella sua collegialità è apparso una pura formalità, i partiti e i leader politici sono scomparsi (inutile dire meno male, perché invece sarebbe importante che ci mettessero la faccia). Tutto è parso ricondursi e riassumersi nella figura del presidente del Consiglio – e già questa è una forzatura – che per di più è parso debole, frastornato, in balia di presidenti di Regione e sindaci. Un premier (costituzionalmente parlando non lo è, ma ha fatto finta di esserlo) che è stato al contempo causa ed effetto dell’autoconvincimento collettivo secondo cui “fermare tutto” sarebbe stato l’unica soluzione. Senza peraltro sapere come, vista la devastante quantità di provvedimenti presi in 50 giorni: una decina tra decreti del governo e Dpcm, decine di ordinanze e circolari del ministero della Salute, più qualcuna di Tesoro, Giustizia, Interni, Difesa e PA, circa un centinaio di ordinanze regionali e provinciali, più quelle non calcolabili comunali e le infinite circolari esplicative (?) di tutti gli enti pubblici. E, soprattutto, senza sapere per quanto tempo, visto che le scadenze indicate erano fin da subito definite indicative e che negli ultimi decreti neppure erano indicate. Per non parlare del modo con cui tutto questo è stato comunicato ai cittadini. Per tutti valga l’ultima esternazione televisiva – ma fatta via Facebook, cioè da un canale americano – di Conte, a tarda sera di sabato (dopo molto rinvii) per dire di un provvedimento previsto per il lunedì di cui (come al solito) non esisteva il testo formale. Doveva essere un churchilliano “discorso alla nazione”, e invece è venuto fuori un compitino zeppo di retorica letto senza alcun carisma – ma benedetto iddio, come si fa a leggere una cosa che dovrebbe venirti da dentro, se vuoi che i tuoi concittadini capiscano e ti seguano?! – che ha ulteriormente incrementato angosce, paure e incertezze di cui già tutti gli italiani sono preda. Niente, se non il moralismo con cui si cerca di colpevolizzare i comportamenti individuali (lo so, le persone vanno indotte ad essere virtuose, ma non si ottiene certo questo risultato auspicando e stigmatizzando, ma essendo chiari e netti).Il Paese ha bisogno di sapere dove stiamo andando e soprattutto di capire quali sono e saranno le conseguenze delle scelte fatte. Deduciamo dalla progressiva “chiusura totale” cui l’Italia è stata sottoposta che abbiamo imboccato la prima delle tre strade di cui parlavo prima, ma: a) non è stato detto con chiarezza, tanto che spesso saltano fuori scelte alternative (il Veneto, per esempio, ha adottato in parte anche l’opzione tre, quella che si suole ricondurre alla Corea del Sud, ma senza quella efficacia e ponendo un problema, è cioè che in una situazione del genere possa esserci un far west regionale di indirizzi diversi); b) si sono sottaciute le conseguenze di questa opzione; c) non si è avuto il coraggio di prospettare i tempi della “reclusione forzata”, sapendo che molti modelli matematici che analizzano le curve di espansione del virus indicano la possibilità di iniziare un peraltro lento e graduale ritorno alla normalità a maggio se non giugno. Mi domando se qualcuno dalle parti di palazzo Chigi abbia minimamente fatto una valutazione di quel che potrebbe succedere se gli italiani fossero messi nella condizione (costrizione) di rimanere chiusi in casa per ancora 6-10 settimane. La rivolta nelle carceri non è bastata come campanello d’allarme? L’Italia non è uno Stato di polizia, né ci tiene ad esserlo. Certo, vuole essere guidata da persone risolute (appunto!), ma che sappiano trarre la loro forza dal fatto di essere politicamente competenti e comunicativamente convincenti, non dal fatto di esautorare il Parlamento e giocare a fare il Putin della situazione.Di sicuro costoro nelle cui mani sono le nostre sorti non hanno idea di come funzioni la nostra economia, da cosa sia composto il nostro pil e come sia facile, se si commettono errori, produrre qualche punto percentuale di decrescita (magari il noto comico capopopolo, oggi silente, sarà contento), perdere capacità produttiva (nella crisi del 2008 e seguenti ne abbiamo persa un quarto del totale e l’abbiamo recuperata solo marginalmente), mangiarsi quote di mercato nella competizione globale e raddoppiare il già alto numero di disoccupati. Se lo sapessero non avrebbero detto proclamato ogni minuto che la salute viene prima dell’economia, non perché debba essere il contrario, ma perché non c’è l’una senza l’altra. Dunque, cosa faranno quando si passerà dal dolore per i morti e alla paura del contagio all’angoscia per le imprese che chiudono, le partite Iva che restano senza alcuna rete di protezione, i lavoratori dipendenti che diventano disoccupati e quelli che già lo sono che perdono ogni speranza di trovare un lavoro? Come si comporteranno i tanti italiani (la maggioranza) che formano quella che Luca Ricolfi ha chiamato la “società signorile di massa” quando si accorgeranno che di signorile gli sono rimasti solo i risparmi, che però dovranno mangiarsi per mangiare?Non basta dire sussidieremo. Primo perché non è solo quello il problema, come dimostrano le ultime crisi. E secondo perché siamo arrivati a questo maledetto appuntamento con la storia letteralmente in mutande, con la recessione già alle porte prima del virus e con il debito pubblico (2.443 miliardi) attestato sul 134% del pil. Una condizione che non ci consente di utilizzare più di tanto la sospensione, peraltro temporanea, del Patto di stabilità Ue. Supponendo di spendere a debito circa il 10% del pil (170 miliardi) come faranno tutti i paesi europei (come minimo), ecco che nel 2020 il rapporto debito-pil schizzerebbe tra il 150% e il 170%, a seconda che la recessione ci faccia perdere 5 o 8 punti percentuali di ricchezza prodotta (questo è ormai il range delle stime in corso). Questo non farebbe più scattare le sanzioni europee, ma di certo non bloccherebbe quelle dei mercati finanziari, che spingerebbero all’insù lo spread – solo limitatamente calmierato dalla Bce, che pur avendo stanziato nuovo QE non può sottoscrivere nuove emissioni perché opera solo sul mercato secondario – fino a mettere in forse la sostenibilità del nostro debito, anche a causa dell’inevitabile downgrade delle società di rating che ridurrebbe i Btp a titoli “spazzatura”. Cosa che porterebbe al fallimento delle banche e l’Italia dritta dritta fuori dall’euro.Finora i ragionamenti che si fanno nel Governo sono fondati su due speranze, oltre a quella derivante dall’appello al solito stellone: sperare che l’Europa si decida a fare debito federale, emettendo eurobond; sperare che si possa ricorrere ai prestiti del Mes. Nel primo caso sarebbe davvero l’esaudirsi di un desiderio serio, anche perché oltre a fare debito comune quelle risorse dovrebbero essere spese da un soggetto europeo e affidate ai singoli stati, cosa che aumenta la probabilità che la quota parte per l’Italia sia spesa meglio che se messa in mani italiche. Ma quante sono le possibilità che accada? Per ora poche, e l’okay di Berlino alla sospensione dei vincoli europei, vissuto dai tedeschi come il male minore rispetto agli eurobond, non fa ben sperare. E comunque senza la nomina di un super commissario (io ho proposto Mario Draghi) con l’attuale architettura istituzionale di Bruxelles non si andrebbe da nessuna parte. Nel caso del Mes, la cifra massima del prestito ammonterebbe a 65 miliardi, troppo poco, e comunque senza l’improbabile sì di tedeschi e olandesi non si potrebbe fare nulla.Tra l’altro, le contromisure economiche – quelle vere, non i pannicelli tiepidi del decreto di qualche giorno fa – vanno decise prima che la diga crolli, se si vuole evitare che faccia la fine di quella del Vajont. Quindi subito. Sì, è vero, c’è la possibilità, come dice qualcuno, che passato questo tsunami si creino le condizioni per un nuovo boom, tipo quello che negli anni Cinquanta ha accompagnato la ricostruzione post-bellica. Ma dobbiamo sperare di arrivarci vivi – fisicamente ed economicamente – a quel momento. E con una classe politica come questa, è inutile girarci intorno, non c’è speranza che tenga.Signor Presidente della Repubblica, è venuto il momento che il Quirinale prenda in mano la situazione. Senza indugio. Sì, lo so, ci sono i vincoli della Costituzione, cui lei è giustamente ligio. Ma la condizione di guerra in cui siamo – o ci siamo messi – richiede atti eccezionali. Lei è l’ultima, e unica, speranza. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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Una Voce Per Lo Spallanzani

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Roma Anche l’attore Leo Gullotta si unisce all’appello lanciato dai doppiatori, per raccogliere fondi a favore dell’Istituto Spallanzani di Roma.Il tam-tam dei doppiatori continua ed ora si aggiungono anche gli attori, che invitano a donare per sostenere la ricerca e le attività dell’Istituto Spallanzani.Tutti con un unico hashtag: #UnaVocePerLoSpallanzani. In questo momento di emergenza sanitaria, alla categoria dei doppiatori italiani si uniscono gli attori, per diffondere il proprio messaggio di solidarietà: grazie alla popolarità delle loro voci e dei loro volti, l’iniziativa punta a richiamare l’attenzione del grande pubblico, al fine di raggiungere la massima partecipazione.
L’iniziativa #UnaVocePerLoSpallanzani nasce da un’idea di Antonella Giannaccaro, con la collaborazione di Simone De Gasperis e Sara Giacopello. È stata coordinata e supportata dall’Associazione Le Voci del Cuore Dopp ONLUS, con l’approvazione della Direzione Generale, dell’Ufficio degli Affari Generali e dell’Ufficio Comunicazione dell’INMI Spallanzani.

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Covid-19 e carceri: Appello di 300 avvocati

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Circa 300 fra avvocati, operatori del diritto, docenti e associazioni, vogliono porre all’attenzione come le misure di prevenzione adottate rispetto alla popolazione detenuta siano assolutamente inadeguate a fronteggiare i rischi connessi ad un contagio che metterebbe a rischio oltre 61.000 persone. Va tenuto conto che tra la popolazione detenuta il 50% circa ha una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, oltre il 70% presenta almeno una malattia cronica e il sistema immunitario compromesso. È del tutto evidente che la diffusione del virus all’interno delle carceri assumerebbe dimensioni catastrofiche. Limitare o proibire i colloqui familiari, l’accesso dei volontari e i permessi di uscita non mette al riparo dal rischio contagio in situazioni dove il sovraffollamento e la carenza di servizi igienico-sanitario sono, purtroppo la norma. Quello che si è creato, e che va crescendo di ora in ora, è un clima di paura e insicurezza tra la popolazione detenuta, i familiari e il personale penitenziario che comunque è obbligato a garantire il servizio.
Gli istituti penitenziari sono a tutti gli effetti luoghi pubblici, sovraffollati e promiscui con un via vai continuo di personale e fornitori che potrebbero diventare veicolo di contagio e scatenare una vera epidemia, pertanto non bisogna dimenticare che la popolazione detenuta, al pari del resto della popolazione, è tutelata dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti umani.
Il seguete appello richiede che si intervenga con un provvedimento immediato di sospensione della pena per tutte le persone detenute ammalate ed anziane e altre misure aventi la finalità di ridurre il sovraffollamento delle carceri e, di conseguenza, il rischio di contagio per detenuti e operatori. (Fonte: Associazione Bianca Guidetti Serra – Bologna)

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Dagli Stati Uniti appello a Bergamo: spiegateci il vostro modello contro il Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

La Comunità scientifica internazionale guarda con attenzione a come l’Italia stia affrontando l’emergenza Covid-19. Così alcuni colleghi statunitensi dell’Harvard Surgical Leadership Class del 2019, attraverso il professor Angelo Nascimbene dell’Università di Houston, hanno chiesto e ottenuto di organizzare per questa sera un webinar per capire come prepararsi, attraverso l’esperienza del Papa Giovanni, che ha da sempre numerose e positive relazioni internazionali. A fare da portavoce sul modello organizzativo dell’ospedale bergamasco Stefano Fagiuoli, a casa con qualche linea di febbre ma sempre collegato con i colleghi impegnati sul campo, e l’urologo Richard Naspro, membro della Masterclass di Harvard.
Prosegue intanto senza sosta l’attività dell’ASST Papa Giovanni XXIII per fronteggiare l’emergenza coronavirus, come spiega il direttore generale Maria Beatrice Stasi. “Oggi ho autorizzato, dopo la riunione giornaliera on l’Unità di crisi a cui partecipo in conferenza, il cambio di destinazione di altri numerosi posti letto. Il meccanismo che consente di riservare aree di ricovero ai pazienti con il Coronavirus ormai è ben collaudato, tuttavia anche il Papa Giovanni deve confrontarsi con la criticità dei posti in Terapia Intensiva e subintensiva. Voglio ringraziare tutti gli operatori che con grande impegno e rapidità stanno cercando di dare le risposte più adeguate possibili ai pazienti. Il direttore sanitario Fabio Pezzoli, la direzione strategica, la direzione medica e delle professioni sanitarie e sociali stanno svolgendo da giorni un lavoro straordinario: siamo arrivati a formare oltre 600 operatori sull’impiego di dispositivi che abitualmente non utilizzano. Medici e infermieri, tecnici, chi si occupa del personale o del centralino, tutti stanno dando il massimo”.
Uno sforzo che ha suscitato la grande vicinanza dei bergamaschi: “Per rispondere a tutte le sollecitazioni abbiamo aperto un IBAN per le donazioni (IT75Z0569611100000008001X73 – Codice Swift: PosoIT22, ndr) dove è possibile indicare come causale Donazione Covid-19, che useremo come integrazione per far fronte alle spese legate all’emergenza”. Privati e ristoratori hanno consegnato dolci e pizze per il Personale del Pronto Soccorso, ma per motivi di sicurezza invitiamo a non consegnare generi di alcun tipo in ospedale. “Arrivano tante offerte d’aiuto dal territorio, siamo commossi da tanta vicinanza ma non dobbiamo dimenticare che il miglior aiuto che potete darci, per non vanificare gli enormi sforzi che stiamo facendo, è attenervi responsabilmente alle regole di comportamento che vengono richiamate da tutti gli infettivologi e gli esperti: stare a casa il più possibile, proteggere gli anziani, ridurre i contatti il più possibile, lavarsi spesso le mani per rallentare il contagio e fermare il virus insieme”.
Lo stesso direttore generale del Papa Giovanni è in isolamento a casa da domenica scorsa, il tampone positivo ha confermato in settimana che le precauzioni adottate erano necessarie, ma sta bene e anche lei resta sempre “connessa” con l’ospedale e la Regione.

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Appello ai rivoluzionari di Hong Kong: Fermatevi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Stanno per massacrarvi tutti. Si lotta da vivi non da morti. Consentiteci di aiutarvi. Ma qualcuno, di quelli la cui voce si possa sentire un po’ dovunque, e che ovviamente non è in qualche modo prono alla Repubblica Popolare di Cina, perché non dice ai manifestanti di Hong Kong di smetterla, di fermarsi subito: così come stanno procedendo non potranno che essere massacrati, se non vogliono essere gli ennesi eroi morti ricordati da tutti i sofferenti del mondo, un po’ anche per la propria ipocrisia di non riconoscere di non aver fatto nulla che non portasse a quanto accaduto.
Ma come, diranno i rivoluzionari liberali di tutto il mondo, mentre sorbiscono il proprio té nelle loro stanze super-informatizzate e dai loro corsivi pubblicati sui massimi giornali liberal, o comunque no-China, … ma come, “questi portenti della libertà contro il divoratore comunista, simboli della libertà di un Paese che non ne ha e che ne vorrebbe tanta, devono essere incoraggiati, altro che…”. Altro che… cosa? Incoraggiati a morire? Visto come logicamente si stanno sviluppando le vicende e che le reazioni del regime non potranno che essere sempre più violente e mortali. Oppure c’è qualcuno dei capi o dei leader di un qualunque Stato del mondo (a parte gli altrettanto disperati di Taiwan) che ha preso posizione a loro favore, col rischio di farsi chiudere i rubinetti dall’import e dall’export dell’economia cinese? Giammai, ché tutti in un modo o nell’altro crollerebbero, visto che della Cina non ne possono fare a meno. Non c’è riuscito il presidente
Donald Trump con quei furbacchioni tecnologici della Huawei… o forse (solo per fare un esempio “divertente”) qualcuno pensa che il nostro attuale ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, con le sue arance siciliane, potrebbe fare qualche minaccia dissuasiva ai capi cinesi? Suvvia!!
Chi a Hong Kong si rivolta ha mille ragioni: nati e cresciuti in una colonia britannica mantenuta con i guanti e ritrovarsi nel regime maoista… non è carino. Ma è così.
O forse qualcuno crede che la “fiamma di Hong Kong” se continua, con qualche “mortarello” qui e là, si estenderà fino ai confini con la Mongolia, la Russia, il Nepal, il Kazakistan, il Myanmar, la Thailandia, etc? Suvvia: la politica è realtà non sogno. Ed è la politica che può cambiare le cose, non i massacri (a parte quelli dei cambiamenti climatici…).
Perciò a questi rivoluzionari di Hong Kong c’è da dare un solo consiglio: fermatevi!! Da morti non servite né alla causa, né a voi né al resto del mondo che vi guarda dalle loro case sicure. Vi vogliamo vivi.
Nessun Paese al mondo farà propria la vostra battaglia, e visto che le “deleghe” che alcuni leader mondiali hanno dato ai media per sostenervi col massimo della informazione non fermeranno mai il governo cinese.
Avete solo due strade davanti a voi: nascondetevi mimetizzandovi da comuni cittadini cinesi o lasciate Hong Kong per qualunque altra parte del mondo che non sia la Cina e i suoi alleati ideologici. Non chiedete asilo, ché nessun ve lo darà, perché nessuno vuole che l’import e l’export economico tra la Cina e il proprio Paese possa essere compromesso. Affidate alle numerose, e anche organizzate, associazioni che nel mondo combattono per le libertà civili e umane: le uniche che oggi potrebbero non dover sottostare ai ricatti economici e politici della Repubblica popolare cinese di cui non volete fare parte. Fuori da Hong Kong, vivi e non in un qualche cimitero dove le vostre tombe sarebbero presidiate dalla polizia col rischio che diventino foriere di altre vittime e di altri cadaveri come il vostro. Solo altrove, lontani, in contatto con coloro che avranno avuto lo stomaco di mimetizzarsi ad Hong Kong per fare le sentinelle nascoste di un’idea (dire un “progetto”
sarebbe allo stato decisamente ardito), potrete continuare a lottare per la libertà del vostro Paese.
Ci saranno dei Paesi/Stati che vi sosterranno? Non vi aspettate nulla, almeno ufficialmente. I vostri nemici non sono i poliziotti che vi hanno cominciato a massacrare nelle strade di Hong Kong, ma sono le politiche economiche del mastodonte maoista, in patria e soprattutto nel resto del mondo. E se riuscite a comprendere questo, vi sarà evidente che morire per le strade di Hong Kong non serve a voi e a nessun altro: il mondo si cambia da vivi non da morti! Date a noi, umani presunti liberi, la possibilità di potervi aiutare, cosa che non possiamo fare oggi con inutili presidi davanti a qualche ambasciata cinese nei nostri Paesi.
La lotta davanti a voi, e davanti a tutti noi, è lunghissima. Sicuramente andrà molto oltre le nostre esistenze. Ma va costruita in un contesto di estrema difficoltà, non contando i morti per le strade di Hong Kong e commuovendoci davanti agli scranni mediatici.Questo è l’inizio, che non potrà mai raggiungere l’obiettivo a medio termine. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Appello WWF Italia per il nuovo Piano di Azione Nazionale sui pesticidi

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

Per l’evento, promosso dal WWF Italia in collaborazione con Federbio e la Coalizione #StopGlifosato, decine di persone si sono ritrovate in luoghi simbolici di numerose città e campagne per comporre la frase “Stop Pesticidi”, scattare una fotografia ed inviarla con un’azione coordinata sui social network (Twitter, Facebook e Istagram) ai decisori politici.Con questo evento il WWF Italia, ha voluto attirare l’attenzione sulla revisione del Piano di Azione Nazionale (PAN) sui pesticidi, scaduto lo scorso 12 febbraio, ed ancora in corso di aggiornamento da parte dei tre Ministeri competenti. Il prossimo 17 aprile si riunirà il Comitato Tecnico Scientifico per l’esame finale della nuova versione del PAN Pesticidi, che entro la fine di questo mese dovrebbe essere sottoposta a consultazione pubblica. Le Regioni, le Associazioni, i comitati, gli ordini professioni, le Associazioni di categoria, ma anche singoli cittadini, avranno 60 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni e proposte di emendamenti al Piano.Il WWF Italia, insieme alle Associazioni che aderiscono alla Campagna “Cambia la Terra” promossa da Federbio, chiede al Governo e alle Regioni alcune modifiche sostanziali per il nuovo PAN Pesticidi che dovrebbe prevedere divieti, limiti e regole vincolanti sull’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, nella manutenzione delle strade e ferrovie e all’interno delle città per la gestione del verde pubblico e privato (orti e giardini), colmando le lacune della precedente versione del Piano che lo hanno reso di fatto inefficace rispetto agli obiettivi di riduzione dei rischi da pesticidi, come invece imponeva la Direttiva europea del 2009 (2009/128/CE).In particolare il nuovo PAN Pesticidi dovrebbe indicare con priorità i seguenti obiettivi:
Ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e gli agricoltori fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale.
Nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette deve essere vietato l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche, con misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti.Adottare tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e agli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città.
Prevedere il divieto totale del glifosate in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione concessa per cinque anni dall’Unione Europea il 27 novembre 2017.Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di pesticidi di norma vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi.
Rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo.
Il ricorso ai pesticidi dovrebbe avvenire solo dopo avere adottato pratiche agroecologiche alternative all’uso dei prodotti chimici di sintesi, come già avviene in agricoltura biologica. In particolare le Associazioni riunite nella Campagna “Cambia la Terra”, promossa da Federbio, chiedono che il nuovo PAN Pesticidi indichi con chiarezza l’obiettivo del 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale condotta con il metodo biologico entro il 2030, utilizzando meglio le risorse della PAC attuale e della futura PAC post 2020.

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100 anni dall’Appello ai Liberi e Forti di Luigi Sturzo

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

La sera del 18 gennaio 1919, dall’albergo Santa Chiara di Roma, veniva diffuso l’appello A tutti gli uomini liberi e forti, con l’annesso Programma in 12 punti del Partito popolare italiano [Ppi]. Il progetto o il “sogno” di Luigi Sturzo, fondatore del partito, e la prospettiva del popolarismo non furono solo quelle di aprire le porte dello Stato ai cattolici, bensì, e in modo più ampio, di inaugurare un inedito e comune impegno di tutte le forze politiche per la costruzione della democrazia italiana.
In tutta la sua breve storia il Ppi incontrò incomprensioni e ostacoli, dentro il mondo cattolico e fuori di esso, nonché tra gli stessi propugnatori del rinnovamento democratico, che rallentarono la sua azione fino a bloccarne l’impegno per le riforme.
Anche se fallito il progetto del partito, il popolarismo sturziano rappresentava e rappresenta ancora una eredità di idee e di progetti disponibili per l’affermazione e la difesa della democrazia costituzionale. L’Istituto Luigi Sturzo, per celebrare quel particolare avvenimento, sta portando avanti una serie di iniziative scientifiche con l’obiettivo di valorizzare la figura e l’opera del sacerdote siciliano e costruire percorsi di riflessione storica in grado di attualizzare il popolarismo come cultura politica.

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Appello a Papa Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ci siamo commossi sino alle lacrime sulla bontà e il carisma di questo Papa. A ben considerare si tratta di un discorso che va avanti da secoli nel quale la Chiesa ha sempre voluto dimostrare la sua vicinanza alla povera gente per consolarla, per affidarla alla felicità che non è di questo mondo. Ciò che oggi chiediamo alla Chiesa di Roma e a tutte le professioni di Fede è di essere conseguenti ai loro insegnamenti. Quando si afferma che esiste un altro diritto che è quella di vivere perché le religioni tentennano limitandosi a pregare sui cadaveri di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e per mancanza di medicine e non escono dalle loro ridotte per ribellarsi alla logica imperante di chi considera aberrante l’equa ripartizione delle risorse, vivendo del superfluo, mentre manca il necessario a miliardi di esseri umani?
Se incontrassi il papa gli direi: Santo padre oggi non è più il tempo della sola preghiera. Occorre essere conseguenti poiché diventa sempre più stridente quel diritto a metà che dona la vita per riprendersela imponendo la miseria e l’abbandono a miliardi di suoi figli. Oggi la sofferenza non è il frutto del sacrificio individuale ma la conseguenza degli egoismi di una minoranza di satrapi che fa delle proprie ricchezze il risultato di uno sfruttamento indecoroso dei propri fratelli sino a condurli alla morte. (Servizio Fidest)

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Crisi libica: Preoccupazioni di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

“Un’informativa urgente del governo sulla rapida evoluzione della crisi in Libia”. A richiederla in una lettera inviata ai rispettivi presidenti di Senato e Camera i capigruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama e Montecitorio, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Per Fratelli d’Italia, infatti, “un’ulteriore destabilizzazione della Libia rischia di avere gravi ripercussioni rispetto all’intensificarsi del traffico di migranti clandestini trasportati in Italia”, ed è “opportuno che il governo solleciti il sostegno armato della Comunità internazionale al governo legittimo di Tripoli e ponga finalmente con forza l’esigenza della immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche per fermare il flusso migratorio”. In particolare, sotto accusa il comportamento della Francia “spregiudicata nell’agire fuori i propri confini per perseguire il proprio esclusivo interesse nazionale”, e che esporrebbe l’Italia ad “una vera e propria aggressione da parte di uno Stato membro della Ue e alleato militare della Nato”. “Un comportamento inaccettabile – precisano Ciriani e Lollobrigida – che riteniamo debba essere quanto prima censurato nelle competenti sedi internazionali”.

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