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Un appello alla lettura nelle carceri

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2021

Ministra della Giustizia, perché il carcere ha paura dei libri? Succede ogni tanto che mi scriva qualche detenuto sottoposto al regime di tortura democratica del 41 bis, per dirmi che vorrebbe leggere qualche mio libro. Io devo rispondere che questo non è possibile, se hanno proibito di far entrare nelle celle delle sezioni del 41 bis perfino un libro dell’attuale Guardasigilli. Signora Ministra, penso che bisognerebbe “condannare” i carcerati a leggere di più. Non potrebbe fare qualcosa per cambiare o modificare la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno? Secondo alcuni professionisti dell’antimafia questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. Invece, a mio parere in questo modo si fa un “favore” alla mafia, perché́ non si tiene conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa. Sì, è vero, ricevere un libro in carcere potrebbe essere pericoloso, ma tutto quello che entra nelle sezioni del 41 bis è controllato e letto, perché tutti hanno la censura e, comunque, pur correndo qualche rischio, i benefici sarebbero largamente superiori ai rischi, un po’ come il vaccino contro il coronavirus. Signora Ministra, ventisette anni di carcere duro mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere. E dopo bisogna tentare di riflettere, con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa: è quello che ho deciso di fare ora scrivendoLe questa lettera aperta.Chi è favorevole al divieto di fare entrare i libri nelle sezioni del 41 bis, io credo lo sia perché a sua volta legge poco: forse perché́ non ha tempo. Io, invece, in 27 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono certo che senza libri non ce l’avrei fatta. Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Le confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e rivissuto tante volte. Una volta, un giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché́ i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché́ tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli Anelli”, perché́ molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro”Il rosso e nero” di Stendhal, perché́ mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij, perché́ mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errori, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencati i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io spesso lo pensano anche gli altri…Signora Ministra, mi permetta di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché́, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della Magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena ora”: Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato.Signora Ministra, fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho sempre letto, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Mi creda, non è stato facile leggere in carcere, perché spesso per ritorsione mi impedivano di avere libri e persino una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina. Penso che si dovrebbe fare una buona legge per “condannare” i detenuti sottoposti al regime democratico di tortura del 41 bis a ricevere e a tenere più̀ libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare chi si occupa di giustizia e carcere a leggere di più, perché i libri rendono migliori le menti e i cuori delle persone, buone o cattivi che siano. By Carmelo Musumeci

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L’appello di papa Francesco per regolamentare la finanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 Maggio 2021

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Che di fronte al dilagare incontrollato della finanza speculativa sia necessario “rivolgersi alla preghiera”, è uno schiaffo morale ai governi e alle istituzioni economiche internazionali preposte al controllo e alla regolamentazione dell’economia, della moneta e dei settori finanziari. E’, però, l’ammissione della loro incapacità d’intervento e della sottomissione al “mercato senza leggi” e al laissez faire più spregiudicato. Dinanzi all’intollerabilità della situazione, papa Francesco si è sentito in dovere di richiamare i credenti e i laici con un video dedicato alla preghiera per una “finanza giusta, inclusiva e sostenibile”. Egli afferma che “mentre l’economia reale, quella che crea lavoro, è in crisi – quanta gente è senza lavoro! – i mercati finanziari non sono mai stati così ipertrofici come sono ora. Quanto è lontano il mondo della grande finanza dalla vita della maggior parte delle persone! La finanza, se non viene regolamentata, diventa pura speculazione animata da politiche monetarie. Questa situazione è insostenibile. È pericolosa. Per evitare che i poveri tornino a pagarne le conseguenze, bisogna regolamentare in modo rigido la speculazione finanziaria.”. Ricorda che la finanza deve essere uno strumento per servire le persone e per prendersi cura della casa comune e fa un appello “perché i responsabili della finanza collaborino con i governi, per regolamentare i mercati finanziari e proteggere i cittadini in pericolo.” In pratica riprende il discorso avviato nel 2015 con l’enciclica Laudato sì” in cui si afferma che “la finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale”. Secondo Francesco non è una questione di teorie economiche ma della loro applicazione fattuale nell’economia. Il mercato da solo non può garantire lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale, né la protezione dell’ambiente e dei diritti delle generazioni future. Nell’enciclica citata si sostiene: “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia… Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”. Secondo noi la crisi finanziaria del 2007-2008 ne è la prova: sarebbe stata l’occasione per sviluppare una nuova economia, non solo più attenta ai principi etici, ma, soprattutto, per regolamentare l’attività finanziaria speculativa e la ricchezza virtuale. Purtroppo non è stato così. Certo, sono concetti che papa Francesco ripete ormai costantemente. Lo ha fatto anche recentemente nell’enciclica “Fratelli tutti” e con molto coraggio anche nella lettera inviata al meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, svoltosi lo scorso aprile. Egli afferma che “è ora di riconoscere che i mercati — specialmente quelli finanziari — non si governano da soli. I mercati devono essere sorretti da leggi e regolamentazioni che assicurino che operano per il bene comune, garantendo che la finanza – invece di essere meramente speculativa o finanziare solo sé stessa – operi per gli obiettivi sociali tanto necessari nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria globale”. Ci preme sottolineare che la preghiera del papa ha avuto anche qualche orecchio attento. La Federcasse, la Federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo, una rete di 250 banche cooperative di comunità con un milione e 350 mila soci, l’ha fatta sua. Del resto essa fa della vicinanza al territorio, alle famiglie e ai piccoli imprenditori e artigiani la sua mission. In merito, il direttore generale Sergio Galli ha ribadito che “occorre elaborare nuove forme di economia e finanza realmente orientate al bene comune e rispettose della dignità umana”. Naturalmente le tematiche affrontate da papa Francesco sono tali che oggettivamente impongono ai governi decisioni rapide e stringenti. In questi giorni da più parti si sollecita il superamento dei brevetti sui vaccini. Tema che va affrontato. Si consideri che, mentre nei paesi industrializzati una persona su 4 ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, nei paesi poveri, invece, l’ha avuta una su 500. Il caso più odioso è sicuramente quello dell’India, dove si produce il 70% dei vaccini mondiali, ma non per i propri cittadini, bensì per l’export. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Appello Caritas per la situazione in Bosnia e Erzegovina e lungo la rotta balcanica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

Si aggrava sempre di più, anche per il peggioramento delle condizioni meteorologiche, l’emergenza umanitaria per i migranti bloccati in una situazione disumana al campo di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia e Erzegovina. Abbondanti nevicate e temperature che scendono fino a -10°C mettono a rischio la vita di circa 900 persone che vivono nel campo in condizioni molto carenti. Ad oggi infatti sono state montate, da parte dell’esercito bosniaco, solamente una dozzina di tende non ancora riscaldate che danno riparo notturno a circa metà di queste persone, mentre l’altra metà continua a dormire in rifugi improvvisati. Le condizioni igieniche sono disastrose, dal momento che mancano completamente i servizi igienici, l’acqua potabile e un sistema fognario. Non ci sono nemmeno i collegamenti elettrici, le strade di accesso al campo sono ghiacciate e difficilmente percorribili, e l’altopiano di Lipa è di fatto isolato.Mons. Komarica, Vescovo di Banja Luka ha lanciato un accorato appello, chiedendo a tutti i rappresentanti politici che possono prendere decisioni di “lavorare insieme, con l’aiuto materiale della comunità internazionale, per risolvere questa catastrofe umanitaria in modo positivo ed efficace, il prima possibile”. Mentre l’esercito monta le prime tende e gli aiuti umanitari stanno arrivando, gli operatori di Caritas Italiana raccolgono le voci di quanti sull’orlo della morte soffrono per l’indifferenza prolungata della comunità internazionale. “Fa troppo freddo, sto impazzendo, non sono sicuro di farcela a sopravvivere” è il disperato grido di aiuto di Ali, uno degli ospiti del campo proveniente dal Pakistan.Caritas Italiana, in collaborazione con altre realtà non profit presenti sul posto, è impegnata nella distribuzione di cibo e di abbigliamento invernale (scarpe, giacche a vento, sciarpe, cappelli) e soprattutto di legna da ardere, per consentire ai migranti di scaldarsi. Questi aiuti sono resi possibili grazie alla solidarietà mostrata da molte persone ed organizzazioni che in questi giorni stanno contribuendo alla raccolta fondi necessaria proprio per l’acquisto di beni essenziali per la sopravvivenza di queste persone.Rimane difficile comprendere la decisione del governo della Bosnia e Erzegovina di trasformare Lipa in un campo permanente, pur sapendo che serviranno molte settimane per raggiungere degli standard minimi di sicurezza, e il rifiuto di ricollocare i migranti in strutture più pronte e più adatte all’inverno a seguito anche delle forti proteste delle comunità locali interessate. Anche l’Unione Europea chiede che a Lipa vengano rispettati i diritti umani ed ha stanziato nuovi fondi, oltre quelli già messi a disposizione, per poter migliorare le condizioni del campo, ma senza un esito concreto immediato.Caritas Italiana lancia di nuovo con forza un allarme per la estrema drammaticità della situazione a Lipa, come anche in molte altre località della rotta balcanica. “Non si può più aspettare – sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – è assolutamente urgente fare ogni sforzo per garantire un’accoglienza dignitosa e sicura, rafforzare l’assistenza umanitaria a Lipa e in tutti gli altri campi profughi della Bosnia e Erzegovina”.
È necessario far cessare le prassi di respingimenti violenti sulla frontiera bosniaco-croata e ridiscutere le procedure e le politiche migratorie del paese e della regione, per sviluppare un sistema che tuteli maggiormente la vita e i diritti delle persone in transito o dei richiedenti asilo, procedure più snelle e sicure per il transito verso l’Unione Europea dei migranti, soprattutto di quelli in condizioni più vulnerabili, anche grazie a nuovi corridoi umanitari. Le persone in transito lungo la Rotta Balcanica sono infatti spesso in fuga da scenari di guerra e persecuzione, ed hanno pieno diritto alla protezione internazionale lungo il proprio percorso migratorio.

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Covid-19: “Salvare ospedali e scuole con lockdown a Natale e chiusure ad intermittenza fino all’estate”. L’appello dei medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Per ridurre i contagi ed evitare ulteriori ondate occorre imporre misure restrittive sull’intero territorio nazionale durante tutto il periodo delle festività natalizie e lockdown intermittenti fino all’estate. Lo chiedono alcuni tra i più importanti medici italiani, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, Antonella Viola, Immunologa e Direttore dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena. Gli autori, prendono la parola per chiedere misure chiare e restrittive nel periodo natalizio per garantire una riduzione del numero di contagi e la riapertura delle scuole a gennaio.I ricercatori, promotori tra gli altri di un appello inviato lo scorso 2 novembre al Governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico in cui proponevano lockdown intermittenti fino a primavera, affermano la loro preoccupazione di fronte alle incertezze dell’esecutivo nella gestione della pandemia: “Il numero dei contagi e dei decessi giornalieri è ancora drammaticamente elevato e in alcuni Regioni, come nel caso del Veneto, fortemente in crescita. Non possiamo attendere gli effetti della campagna di vaccinazione di massa, dobbiamo agire ora nell’arrestare il contagio. I messaggi contraddittori del governo avranno conseguenze drammatiche. Dobbiamo arrivare a un lockdown nazionale nel periodo natalizio, come scelto da vari paesi europei, per poter alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire la riapertura delle scuole in gennaio”, afferma il dott. Zona, tra i promotori dell’associazione IoVaccino. Un lockdown nazionale nel periodo delle festività è una scelta condivisa anche da Susanna Esposito, che rilancia la necessità di un piano a medio-lungo termine di lockdown intermittenti tra gennaio e giugno: “Dobbiamo avere una strategia di riduzione dei contagi e chiusure pulsate fino all’estate, che ci consenta di frenare questa seconda ondata, scongiurarne una terza, e tutelare salute e istruzione, non più ulteriormente sacrificabili”.La riapertura delle scuole “deve essere la priorità la priorità del governo, insieme alla riduzione dei contagi”, continua Antonella Viola. Conclude l’immunologa: “I livelli di diffusione attuale del virus rendono difficilmente sostenibile una riapertura a gennaio. La chiusura delle scuole ha effetti drammatici sulla salute fisica e psichica di milioni di bambini e ragazzi. Ecco perché bisogna agire immediatamente con un lockdown natalizio e misure coerenti fino all’estate”, conclude Viola.

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“Ho sottoscritto l’appello Vaccino Bene Comune”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

E’ stato promosso e sostenuto da moltissimi rappresentanti del mondo della sanità, della politica, della comunità scientifica, dell’economia, delle organizzazioni sociali, dell’attivismo e della cultura.Nell’accesso alle cure e al vaccino pesano non solo, come se non bastassero già, le disuguaglianze tra le persone ma anche tra gli Stati.Come dice l’appello “I paesi più ricchi si sono già accaparrati più di due miliardi di dosi dei potenziali vaccini”. I governi europei hanno finanziato la ricerca per il vaccino con imponenti contributi pubblici. Ora però occorre porre le condizioni all’industria farmaceutica “quanto a prezzi, strategie di accesso e trasparenza degli studi clinici.” È necessaria dunque una misura di politica internazionale che garantisca l’accesso e l’esercizio universale del vaccino e delle cure per il CoVid. Da noi e nel resto del mondo.Il diritto alla salute e alla vita è un diritto fondamentale e universale della persona. Una delle basi della civiltà umanistica moderna.La politica deve impegnarsi ogni giorno per garantire la dignità e la tutela della salute delle persone partendo proprio da quelle che si trovano nelle condizioni più svantaggiate”.Così in una nota Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio Regionale del Lazio.

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Scuola: Sottoscritto l’appello delle paritarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

“Affronteremo l’argomento scuola nella legge di Bilancio tenendo ben presente l’appello lanciato dall’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi) e la Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) per una reale interazione scuola pubblica e scuola privata. Due autorevoli organismi, forti del sostegno di ben 70 associazioni familiari, proseguono la loro battaglia per il pieno riconoscimento delle scuole paritarie e private. A venti anni dalla legge, mancano risorse e impegni da parte dello Stato che viceversa potrebbero essere indispensabili, proprio adesso nella fase pandemica. La disattenzione da parte del governo è talmente evidente che a marzo abbiamo portato avanti una battaglia in totale solitudine per indurre l’esecutivo a ristorare anche questo settore e i loro iscritti, le famiglie. Servono risorse per il pluralismo scolastico, la deducibilità della retta versata per alunno o per studente alle scuole pubbliche paritarie dei cicli primario e secondario, fondi per sostenere gli studenti disabili (13 mila) della scuola paritaria, ai quali non è garantito il diritto allo studio per la carenza dei fondi necessari a pagare gli insegnanti di sostegno”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia annunciando la sua sottoscrizione dell’appello lanciato dalla Usmi e dalla Cism.

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Appello Federcongressi&eventi: Perché chiudere?

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Quando il Governo non sa cosa fare di fronte al Covid19 chiude le fiere e i congressi causando un danno incalcolabile al sistema economico delle principali città italiane e a migliaia di imprese. Bloccare le fiere e i congressi significa spegnere l’economia del paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio i service tecnici.Si colpisce un settore in cui il distanziamento è semplice e sono stati fatti ingenti investimenti dagli operatori per le misure di sicurezza come rilevatori agli ingressi di temperatura corporea, sistemi di igienizzazione degli spazi, percorsi guidati e conta persone per non creare assembramenti.Non ci sono stati focolai di contagio nelle fiere e nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021 distruggendo un intero settore che invece resta aperto in altri paesi europei con tassi di contagio ben più alti del nostro. Si lasci alle Regioni la scelta delle manifestazioni e grandi eventi da vietare tramite ordinanze. Siamo disponibili a concordare nuovi protocolli di sicurezza, ma non a nuove chiusure.

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Appello di Fondazione Italiana per il Cuore

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Da sempre il vaccino antinfluenzale si conferma come un’opportunità per la prevenzione e gestione delle patologie cardiovascolari. Evidenze cliniche confermano l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale quale intervento di prevenzione secondaria dell’infarto miocardico che si colloca tra il 15 e il 45%, paragonabile a quella della cessazione dell’abitudine al fumo (32-43%), delle statine (19-30%) e degli antipertensivi (17-25%) Il primo messaggio, e appello, parte proprio dal vaccino antinfluenzale.Inoltre, uno studio su circa 3 milioni di americani recentemente presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia-ESC, dimostra che la vaccinazione antinfluenzale e quella antipneumococcica sono state associate a percentuali significativamente inferiori di morti intraospedaliere in pazienti con scompenso cardiaco.” Malgrado il vaccino contro l’influenza stagionale venga perciò fortemente raccomandato dalle Autorità di Sanità pubblica e da molte linee guida, i tassi di copertura nei gruppi a rischio cardiovascolare rimangono in Italia molto bassi (31%)(3), anche perché questa raccomandazione è intesa da questi pazienti utile per prevenire l’infezione influenzale e non anche per ridurre il rischio di patologie cardiache. Ma anche al di fuori dell’ambito cardiologico, malgrado il vaccino venga considerato economico, sicuro e sufficientemente efficace, le coperture sono inadeguate nella popolazione al di sopra di 65 anni (poco più del 50% si vaccina) età in cui, oltre a quelle cardiache, si riscontra maggior frequenza di patologie croniche quali quelle bronco-polmonari e il diabete.4’Per queste categorie, vaccinarsi quest’anno contro l’influenza sarà ancora più importante a causa della pandemia da SARS-CoV-2,– spiega Luigi BIASIO del Comitato Scientifico della Fondazione Giovanni Lorenzini (Milano e New York) – I motivi sono numerosi, a partire dalla riduzione dell’impatto sul sistema sanitario, alla protezione per gli individui più fragili e poi anche alla possibile riduzione della mortalità e morbilità da COVID-19 nelle persone vaccinate contro l’influenza”.

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Scuola. Lavoratori fragili, appello Anief a docenti e Ata: fate domanda per essere visitati

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Come sindacato riteniamo che questi lavoratori”, con patologie e a rischio salute, “abbiano tutto il diritto” a verificare la loro compatibilità con l’ambiente scolastico: a dichiararlo, in un’intervista radiofonica di oggi, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Come prevede la stessa Circolare del ministro della Salute” devono muoversi ora per verificare se i loro “problemi possano determinare grandi rischi con il Covid”: potranno così “presentare domanda” alla loro scuola “per essere visitati dal medico competente o dal medico dell’Inail, al fine di essere temporaneamente dichiarati inidonei all’attività didattica tenuta in presenza”.Dopo i primi test sierologici realizzati in modo volontario è tempo di bilanci. A realizzarli è il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, intervistato da Italia Stampa: “Un caso su tutti da citare è quello della Regione Lombardia, dove su 200 mila docenti e amministrativi ben 100 mila si sono prenotati, in maniera naturalmente volontaria, in 50 mila lo hanno svolto e sono risultati positivi in 2.700 anche dopo i tamponi successivi: parliamo del 5 per cento. Questo significa che c’è bisogno di grande attenzione”.“Nel frattempo – continua Pacifico – è stata emanata la Circolare del ministero della Salute sul lavoro ‘fragile’: questo è molto importante, perché bisogna senz’altro intervenire con la sorveglianza sanitaria del personale scolastico”, attraverso la quale si è stabilito che “sarà il medico competente a decidere quali tipi di sorveglianza sanitaria portare avanti. Sicuramente non è colpa di questi lavoratori, in particolare di una classe docente, quella italiana, che risulta la più anziana al mondo, in particolare over 55, anche se in questa Circolare si precisa che non è l’età anagrafica a indicare il concetto di lavoro ‘fragile’”.Il sindacato si mette a disposizione di tutto il personale per presentare”, con un apposito modello, “queste domande: è molto importante tutelare la salute. Stiamo verificando, anche attraverso una check list che abbiamo distribuito alle Rsu, cosa sia importante. Di sicuro, lo è realizzare un nuovo patto educativo tra le famiglie e gli insegnanti, per fare in modo che i ragazzi rispettino la regola del distanziamento sociale, perché se lo rispettiamo tutti supereremo insieme anche questa fase di recrudescenza che a oggi” è tornata ad un numero di casi positivi in pericolosa ascesa, “quasi indietro al mese di maggio”.

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Processo d’appello per genocidio contro Ratko Mladic

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Aia. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all’Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell’ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all’ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l’inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia. Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell’Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d’imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l’azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l’accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d’appello. Il pubblico non avrà accesso all’aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell’IRMCT (www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast) con un differimento di 30 minuti.

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Scuola: Ritorno a settembre, il Governo risponde all’appello Udir

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

“A mio avviso dovrà esserci uno sgravio di responsabilità per il personale scolastico, non può esserci responsabilità del singolo”: con queste parole, il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, che è anche medico, sembra replicare positivamente all’appello pubblico lanciato poche ore prima dal sindacato Udir sull’esigenza di definire le responsabilità dei dirigenti scolastici sul ritorno in classe in presenza. Udir ribadisce, pertanto, la richiesta di rimettere mano al Testo unico sulla sicurezza sulla responsabilità dei presidi, introducendo uno “scudo” ad hoc per tutelare i capi d’istituto: stiamo parlando di datori di lavoro sempre più atipici, privati di poteri di spesa sulla prevenzione e sulle misure legate alla salute del personale scolastico e studentesco, ma direttamente responsabili, addirittura penalmente, in presenza di malattie cagionate nell’ambiente di lavoro scolastico. E siccome con il ritorno a scuola, questa situazione potrebbe venirsi a creare con un’alta frequenza, è bene agire subito a livello normativo.Secondo il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, “l’occasione per farlo è quella di inserire un emendamento, come si accinge a fare Udir, all’interno del decreto legge ‘agostano’ n. 104. Udir chiede, in particolare, un intervento chiarificatore sul Testo unico sulla sicurezza, sulla necessità di riaprire le scuole e su quali siano le responsabilità del dirigente scolastico nel momento in cui non può ottemperare alle prescrizioni che il Comitato tecnico scientifico si appresta a definire sulla base delle nuove curve epidemiologiche”Si stringe la rete di regole che governerà la scuola in presenza a settembre. Parlando a ‘Timeline’ su SkyTg24 della riapertura delle scuole e delle precauzioni da adottare per evitare contagi, il viceministro ha detto che se si trova “un positivo a scuola si faranno i controlli a tutte le persone intorno e si disporrà temporaneamente la chiusura”. Una volta identificati i positivi la scuola può ripartire”. E ancora: Con il ministro della Salute Roberto Speranza “sono sulla stessa linea d’onda. Io ho opinioni un po’ diverse, da medico. Da medico so che il virus esiste. Come tante altre malattie. E che dobbiamo conviverci”.
Udir condivide le parole del viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, e auspica che a breve vengano fatte proprie dal governo e trasformate in una modalità operativa attraverso le linee guida e i protocolli sulla sicurezza da adottare negli istituti scolastici in fase di aggiornamento: con le lezioni in presenza da attuare in fase di emergenza epidemiologica, coni banchi monoposto richiesti che tardano ad arrivare, con i locali aggiuntivi che non sembrano essere individuati, quindi con il regime di sicurezza che non sembra essere assicurato al massimo per ragioni endogene alle scuole, quella delle delimitazioni delle responsabilità in capo ai presidi rimane una priorità assoluta.
“Serve un intervento urgente – dice Marcello Pacifico, presidente Udir -, da parte del ministero dell’Istruzione ma anche dello stesso Governo in carico, affinché si confinino in modo chiaro le responsabilità dei capi d’istituto: non possono pagare per colpe che non hanno. Soprattutto se, come sembra, in molti istituti dovesse non essere rispettato il Protocollo di sicurezza sul distanziamento fisico minimo di un metro, i rischi di contagi salirebbero. E allora? I presidi non possono fungere da capri espiatori. Non possono pagare per responsabilità che non hanno, considerando che la loro mission di base è tutt’altra. Ecco perché servo uno “scudo” ad hoc specifico per la tutela dei capi d’istituto”.https://www.udir.it

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Appello di Sassoli al Parlamento italiano per una riforma dei contratti di lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Intervenendo alla presentazione del SOER 2020 – Lo stato dell’ambiente in Europa e in Italia, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha ribadito quanto le disuguaglianze sociali e le sfide ambientali siano interconnesse tra loro.“L’Europa sta affrontando l’emergenza climatica e la trasformazione verso un futuro più sostenibile, deve tenere conto della dimensione sociale e della lotta contro le disuguaglianze.Le sfide ambientali possono essere risolte solo se poniamo la riduzione delle disuguaglianze al centro dell’azione politica. Le sfide climatiche e le disuguaglianze vanno di pari passo con una giusta transizione che proteggerà i nostri cittadini. Le società più eque hanno migliori condizioni ambientali e mostrano una maggiore capacità di diventare più sostenibili. Al contrario, una società diseguale in cui ampie fasce di popolazione vivono in condizioni di povertà alimenta la crisi ecologica. Queste sfide riguardano i Governi ma anche le aziende e implicano nuove forme di contratti a tutela dei lavoratori. Sarebbe bene che Parlamento italiano si concentrasse su queste riforme.”

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Appello dagli Eisenhower Fellows europei alle Istituzioni Europee

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Gli Eisenhower Fellows europei hanno rivolto un appello alla presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, al presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, al Presidente del Consiglio d’Europa, Charles Michel, e ai Primi Ministri dei loro paesi, perché l’Europa affronti con unità e rinnovato spirito comunitario l’emergenza coronavirus. Essi costituiscono un prestigioso network internazionale di leaders raccolti sotto l’egida della fondazione Eisenhower Exchange Fellowships, con sede a Philadelphia, che dal 1953 porta avanti programmi di scambio per la promozione della fratellanza e della cooperazione, nel nome del presidente americano che guidò il mondo occidentale negli anni della ripresa postbellica. La rete comprende ex primi ministri, ministri, alti dirigenti, imprenditori, banchieri e figure eminenti in diversi campi professionali e scientifici. Nell’elenco dei fellows scomparsi, nomi illustri come l’ex presidente turco Demirel e, per l’Italia, il senatore Antonio Maccanico. Nel loro appello gli EF esprimono la preoccupazione che la crisi attuale lasci spazio a egoismi e miopie che potrebbero compromettere la stessa esistenza dell’Unione, un errore storico imperdonabile. Comunione di intenti e solidarietà, condivisione di obiettivi e degli oneri necessari per raggiungerli sono l’unico modo per uscire dalla emergenza attuale.
I Paesi membri, che tutti hanno beneficiato della partecipazione all’Unione, uscendo dalle rovine della guerra con economie in fiorente sviluppo, devono riaffermare questi valori e rimetterli al centro dell’azione dell’UE, facendo della crisi un’opportunità per il rilancio del progetto europeo.

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“Subito mezzo miliardo a disposizione per la cultura, appello-sfida a Franceschini”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Non possiamo permetterci una Nazione senza cinema e teatri, senza librerie, editori, promotori, distributori di libri, traduttori, parchi divertimento, senza spettacoli, senza concerti, senza produzioni cinematografiche, senza musei, senza gallerie d’arte. Lo ha denunciato Battista sul Corriere, e sono seguiti artisti, registi, cantanti e tanti altri.
Non possiamo permetterci nemmeno una Nazione senza una buona informazione, come quella garantita dai quotidiani, dai periodici e dalle edicole, che è il vero contraltare alla diffusione di fake news – ma il governo preferisce istituire l’ennesima task force, perfino di stampo orwelliano, cercando di limitare libertà costituzionalmente protette come la libertà d’espressione senza nessuna legittimità, senza scientificità nelle valutazioni, senza neutralità. Un errore che si sta ripetendo per l’app “Immuni”, che mette in gioco la libertà di movimento e il diritto alla protezione dei dati personali con un’ordinanza di Arcuri, nemmeno con una necessaria legge, senza un passaggio parlamentare, senza garanzie sui dati, su chi li stoccherà, sulla loro anonimizzazione, sulla politica di cancellazione – dice nel corso della discussione generale sul Cura Italia il capogruppo di FDI in commissione Cultura e responsabile Cultura e Innovazione del partito, deputato Federico Mollicone, che nel corso del suo intervento ha citato Huxley – nel Cura Italia ci sono interventi minimi per la cultura e lavoratori dello spettacolo. Intanto, a dieci giorni dalla fine del mese ancora non abbiamo traccia del decreto “Aprile”. Conte promette che terrà in conto le proposte dell’opposizione. Proposte che – paradossalmente – non sono state introdotte quando le abbiamo presentate, per poi essere clonate dal governo. Ed è di questa notte la strage di tutti gli emendamenti a questo decreto, in cui erano presenti anche i nostri a favore del comparto culturale, dell’editoria e dello sport. Abbiamo presentato una risoluzione su tutti questi temi – la cultura, lo spettacolo, la musica, i concerti, la discografia, i musei, le gallerie d’arte, l’editoria libraria e giornalistica, lo sport, le mostre – una risoluzione che, su mia proposta, sarà discussa già da questa settimana e che ha stravolto l’ordine trimestrale dei lavori. Lanciamo un appello e una sfida al ministro Franceschini: finalmente ci ha ascoltato sulla necessità di erogazione immediata di liquidità per gli enti extra-FUS, ma 20 milioni sono pochi. Nel prossimo decreto garantisca mezzo miliardo di euro per il settore, aumentando la dotazione del Fondo emergenze.”

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A fronte di una pandemia internazionale ACS fa appello alla rete altrettanto internazionale della preghiera

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, a fronte della crisi globale innescata dalla pandemia del coronavirus, dopo aver stanziato 5 milioni di euro per il finanziamento di specifici progetti e dopo aver fatto appello ai propri benefattori affinché venisse affidata ai sacerdoti perseguitati la celebrazione di Messe per la liberazione dal contagio, ha coinvolto gli ordini contemplativi per una grande, corale azione di preghiera per ottenere guarigione e conforto per quanti soffrono a causa del COVID19.La risposta non si è fatta attendere. In due giorni 35 comunità, di cui tre maschili, hanno risposto all’appello di ACS. Si tratta delle Carmelitane di Morondava (Madagascar), di Tanger (Marocco), di Jalingo (Nigeria), di Kiev (Ucraina), di Figuil (Camerun), di Sarajevo (Bosnia Erzegovina), di Natal (Brasile), di Sofia (Bulgaria), del Monastero “La Natividad del Señor” (Venezuela) e di Florida (Uruguay), dei Carmelitani Scalzi dell’Indonesia, di monasteri di Benedettine in Etiopia, a Koubri (in Burkina Faso), a Lolo (Ciad), a Dzogbégan (Togo) e a Zhytomyr (Ucraina), di un monastero di Benedettini nello Sri Lanka, delle Suore Redentoriste di Lemberg (Ucraina), di Kiri (Repubblica Democratica del Congo), di Bobo Dioulasso (Burkina Faso), di Diabo e Fada N’Gourma in Burkina Faso, delle Visitandine di Ruyigi (Burundi), delle Domenicane di Kwito-Bié (Angola), di Douala (Camerun), delle Clarisse di Xai Xai (Mozambico), di Luanda e di Malanje (Angola), di Brestovsko (Bosnia Erzegovina), di Libreville (Gabon), di Mbujimayi (Repubblica Democratica del Congo) e dell’Indonesia, delle Monache contemplative Giustiniane di Arequipa (Perù), delle Novizie di Veliky Birky (Ucraina), del Rosarian Regionalate dello Sri Lanka e dell’Associazione Nostra Signora di Coromoto del Venezuela e i Caraibi. A questo numero si stanno progressivamente aggiungendo altre comunità.
«Si tratta di una grande rete internazionale di preghiera, costantemente attiva anche se lontana dai riflettori, ma che oggi intensifica la propria preghiera di intercessione per ottenere la liberazione da questa pandemia che causa molti lutti e sofferenze e che ostacola anche la normale attività ecclesiale», ha commentato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia.

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Appello per la solidarietà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Di 100 intellettuali, filosofi, economisti, giuristi, storici, politologi europeisti di diversi Paesi dell’UE: Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo.L’Unione Europea non è solo un mercato comune dotato di un’unica moneta. E’ soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari: l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti di libertà e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei. Oggi, di fronte alla più grave emergenza della sua storia, questo miracolo di civiltà giuridica rischia di precipitare nella tragedia degli egoismi economici e dei conflitti politici. Sappiamo bene che la cecità nazionalistica può avere effetti più devastanti di una pandemia. L’esperienza del secolo passato ce lo ha insegnato. Per questo, noi popoli europei abbiamo pattuito che, “per lottare contro i grandi flagelli che si propagano oltre frontiera”, gli Stati membri della nostra Unione “coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche” e “agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà” (Trattato sul funzionamento dell’Unione, artt. 168 e 222).L’Europa può ancora prendere in mano la gestione della crisi, la quale richiede una risposta omogenea e unitaria, e perciò comunitaria, onde evitare che misure inadeguate, frammentarie e intempestive mettano a repentaglio il futuro di milioni di persone e le stesse prospettive dell’Unione.L’Unione europea, superando il penoso conflitto tra opposti sovranisti, deve agire immediatamente a sostegno dei Paesi in cui più violento è stato l’impatto del virus e meno sostenibili sono le conseguenze sociali del blocco delle attività produttive. Il futuro dell’Unione è legato alla tempestività e all’efficacia di questa azione a beneficio della vita dei suoi cittadini. Il benessere e la pace di domani dipendono dalle decisioni di oggi.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Lettera aperta al Presidente Mattarella: Caro Presidente Mattarella, la situazione è tragica

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Enrico Cisnetto. Lo è, ovviamente, per i morti che questa guerra batteriologica ha prodotto, per gli ammalati, per i loro cari. Lo è per chi lavora in condizioni estreme, di pericolo, di fatica, di frustrazione. Lo è per i tanti volontari. Ma lo è – non meno – per quello che ci si prospetta. Sul piano economico, per le imprese e per i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano; sul piano della finanza pubblica e quindi della nostra permanenza nell’Europa dell’euro; sul piano della convivenza civile, che rischia di saltare se lo stato di costrizione si dovesse prolungare oltre il mese di aprile, e della tensione sociale, che esploderà non appena saranno evidenti le conseguenze economiche dell’emergenza che stiamo vivendo e del modo in cui è stata gestita (si fa per dire). E, attenzione, perfino sul piano della tenuta della democrazia. È inutile discutere adesso di quando (ben prima) e di come (usando la razionalità, non l’emotività) andava affrontato il manifestarsi della vicenda e le dinamiche che l’hanno fatta diventare una emergenza. A mio giudizio è del tutto mancata sia la capacità di analisi della situazione, sia il metodo con cui affrontarla. Ma lasciamo stare. Quel che importa, ora, è stabilire quale sia la strategia da usare da adesso in avanti, sul piano sanitario e su quello economico, due piani che fin qui si sono voluti considerare separati quando non contrapposti, e che invece sono e non possono che essere due facce della stessa medaglia (la sopravvivenza). Ma non possiamo fare una scelta consapevole se prima non stabiliamo con chiarezza a quale delle tre grandi scuole di pensiero che si confrontano nel mondo su come fronteggiare il Covid-19 abbiamo aderito, e perché: chiusura totale fino all’eliminazione del contagio; quarantena assoluta solo per circoscritte aree geografiche maggiormente esposte e per gli anziani (che sono enormemente più esposti degli under 70 o 60), e conseguimento di quella che si definisce con un’orrenda espressione “immunità di gregge”; mappatura su vasta scala della popolazione e controllo costante dei contagiati attraverso sistemi di geolocalizzazione. Tutte hanno ovviamente pro e contro, ma sono accomunate da una cosa: ne va scelta una con consapevolezza e convinzione, senza incertezze né tentennamenti, avendo cura di non bypassare i processi decisionali democratici (ancorché accelerati) e soprattutto di rendere edotti i cittadini, spiegando loro il perché delle scelte fatte, indicando quali sono gli obiettivi ma senza trascurare di esplicitare i rischi che si corrono (non quelli del contagio, ma delle conseguenze della strategia adottata).Invece, il Parlamento – che già stava facendo ogni sforzo per dimostrare la sua inettitudine – è praticamente inesistente, il Governo nella sua collegialità è apparso una pura formalità, i partiti e i leader politici sono scomparsi (inutile dire meno male, perché invece sarebbe importante che ci mettessero la faccia). Tutto è parso ricondursi e riassumersi nella figura del presidente del Consiglio – e già questa è una forzatura – che per di più è parso debole, frastornato, in balia di presidenti di Regione e sindaci. Un premier (costituzionalmente parlando non lo è, ma ha fatto finta di esserlo) che è stato al contempo causa ed effetto dell’autoconvincimento collettivo secondo cui “fermare tutto” sarebbe stato l’unica soluzione. Senza peraltro sapere come, vista la devastante quantità di provvedimenti presi in 50 giorni: una decina tra decreti del governo e Dpcm, decine di ordinanze e circolari del ministero della Salute, più qualcuna di Tesoro, Giustizia, Interni, Difesa e PA, circa un centinaio di ordinanze regionali e provinciali, più quelle non calcolabili comunali e le infinite circolari esplicative (?) di tutti gli enti pubblici. E, soprattutto, senza sapere per quanto tempo, visto che le scadenze indicate erano fin da subito definite indicative e che negli ultimi decreti neppure erano indicate. Per non parlare del modo con cui tutto questo è stato comunicato ai cittadini. Per tutti valga l’ultima esternazione televisiva – ma fatta via Facebook, cioè da un canale americano – di Conte, a tarda sera di sabato (dopo molto rinvii) per dire di un provvedimento previsto per il lunedì di cui (come al solito) non esisteva il testo formale. Doveva essere un churchilliano “discorso alla nazione”, e invece è venuto fuori un compitino zeppo di retorica letto senza alcun carisma – ma benedetto iddio, come si fa a leggere una cosa che dovrebbe venirti da dentro, se vuoi che i tuoi concittadini capiscano e ti seguano?! – che ha ulteriormente incrementato angosce, paure e incertezze di cui già tutti gli italiani sono preda. Niente, se non il moralismo con cui si cerca di colpevolizzare i comportamenti individuali (lo so, le persone vanno indotte ad essere virtuose, ma non si ottiene certo questo risultato auspicando e stigmatizzando, ma essendo chiari e netti).Il Paese ha bisogno di sapere dove stiamo andando e soprattutto di capire quali sono e saranno le conseguenze delle scelte fatte. Deduciamo dalla progressiva “chiusura totale” cui l’Italia è stata sottoposta che abbiamo imboccato la prima delle tre strade di cui parlavo prima, ma: a) non è stato detto con chiarezza, tanto che spesso saltano fuori scelte alternative (il Veneto, per esempio, ha adottato in parte anche l’opzione tre, quella che si suole ricondurre alla Corea del Sud, ma senza quella efficacia e ponendo un problema, è cioè che in una situazione del genere possa esserci un far west regionale di indirizzi diversi); b) si sono sottaciute le conseguenze di questa opzione; c) non si è avuto il coraggio di prospettare i tempi della “reclusione forzata”, sapendo che molti modelli matematici che analizzano le curve di espansione del virus indicano la possibilità di iniziare un peraltro lento e graduale ritorno alla normalità a maggio se non giugno. Mi domando se qualcuno dalle parti di palazzo Chigi abbia minimamente fatto una valutazione di quel che potrebbe succedere se gli italiani fossero messi nella condizione (costrizione) di rimanere chiusi in casa per ancora 6-10 settimane. La rivolta nelle carceri non è bastata come campanello d’allarme? L’Italia non è uno Stato di polizia, né ci tiene ad esserlo. Certo, vuole essere guidata da persone risolute (appunto!), ma che sappiano trarre la loro forza dal fatto di essere politicamente competenti e comunicativamente convincenti, non dal fatto di esautorare il Parlamento e giocare a fare il Putin della situazione.Di sicuro costoro nelle cui mani sono le nostre sorti non hanno idea di come funzioni la nostra economia, da cosa sia composto il nostro pil e come sia facile, se si commettono errori, produrre qualche punto percentuale di decrescita (magari il noto comico capopopolo, oggi silente, sarà contento), perdere capacità produttiva (nella crisi del 2008 e seguenti ne abbiamo persa un quarto del totale e l’abbiamo recuperata solo marginalmente), mangiarsi quote di mercato nella competizione globale e raddoppiare il già alto numero di disoccupati. Se lo sapessero non avrebbero detto proclamato ogni minuto che la salute viene prima dell’economia, non perché debba essere il contrario, ma perché non c’è l’una senza l’altra. Dunque, cosa faranno quando si passerà dal dolore per i morti e alla paura del contagio all’angoscia per le imprese che chiudono, le partite Iva che restano senza alcuna rete di protezione, i lavoratori dipendenti che diventano disoccupati e quelli che già lo sono che perdono ogni speranza di trovare un lavoro? Come si comporteranno i tanti italiani (la maggioranza) che formano quella che Luca Ricolfi ha chiamato la “società signorile di massa” quando si accorgeranno che di signorile gli sono rimasti solo i risparmi, che però dovranno mangiarsi per mangiare?Non basta dire sussidieremo. Primo perché non è solo quello il problema, come dimostrano le ultime crisi. E secondo perché siamo arrivati a questo maledetto appuntamento con la storia letteralmente in mutande, con la recessione già alle porte prima del virus e con il debito pubblico (2.443 miliardi) attestato sul 134% del pil. Una condizione che non ci consente di utilizzare più di tanto la sospensione, peraltro temporanea, del Patto di stabilità Ue. Supponendo di spendere a debito circa il 10% del pil (170 miliardi) come faranno tutti i paesi europei (come minimo), ecco che nel 2020 il rapporto debito-pil schizzerebbe tra il 150% e il 170%, a seconda che la recessione ci faccia perdere 5 o 8 punti percentuali di ricchezza prodotta (questo è ormai il range delle stime in corso). Questo non farebbe più scattare le sanzioni europee, ma di certo non bloccherebbe quelle dei mercati finanziari, che spingerebbero all’insù lo spread – solo limitatamente calmierato dalla Bce, che pur avendo stanziato nuovo QE non può sottoscrivere nuove emissioni perché opera solo sul mercato secondario – fino a mettere in forse la sostenibilità del nostro debito, anche a causa dell’inevitabile downgrade delle società di rating che ridurrebbe i Btp a titoli “spazzatura”. Cosa che porterebbe al fallimento delle banche e l’Italia dritta dritta fuori dall’euro.Finora i ragionamenti che si fanno nel Governo sono fondati su due speranze, oltre a quella derivante dall’appello al solito stellone: sperare che l’Europa si decida a fare debito federale, emettendo eurobond; sperare che si possa ricorrere ai prestiti del Mes. Nel primo caso sarebbe davvero l’esaudirsi di un desiderio serio, anche perché oltre a fare debito comune quelle risorse dovrebbero essere spese da un soggetto europeo e affidate ai singoli stati, cosa che aumenta la probabilità che la quota parte per l’Italia sia spesa meglio che se messa in mani italiche. Ma quante sono le possibilità che accada? Per ora poche, e l’okay di Berlino alla sospensione dei vincoli europei, vissuto dai tedeschi come il male minore rispetto agli eurobond, non fa ben sperare. E comunque senza la nomina di un super commissario (io ho proposto Mario Draghi) con l’attuale architettura istituzionale di Bruxelles non si andrebbe da nessuna parte. Nel caso del Mes, la cifra massima del prestito ammonterebbe a 65 miliardi, troppo poco, e comunque senza l’improbabile sì di tedeschi e olandesi non si potrebbe fare nulla.Tra l’altro, le contromisure economiche – quelle vere, non i pannicelli tiepidi del decreto di qualche giorno fa – vanno decise prima che la diga crolli, se si vuole evitare che faccia la fine di quella del Vajont. Quindi subito. Sì, è vero, c’è la possibilità, come dice qualcuno, che passato questo tsunami si creino le condizioni per un nuovo boom, tipo quello che negli anni Cinquanta ha accompagnato la ricostruzione post-bellica. Ma dobbiamo sperare di arrivarci vivi – fisicamente ed economicamente – a quel momento. E con una classe politica come questa, è inutile girarci intorno, non c’è speranza che tenga.Signor Presidente della Repubblica, è venuto il momento che il Quirinale prenda in mano la situazione. Senza indugio. Sì, lo so, ci sono i vincoli della Costituzione, cui lei è giustamente ligio. Ma la condizione di guerra in cui siamo – o ci siamo messi – richiede atti eccezionali. Lei è l’ultima, e unica, speranza. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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Una Voce Per Lo Spallanzani

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Roma Anche l’attore Leo Gullotta si unisce all’appello lanciato dai doppiatori, per raccogliere fondi a favore dell’Istituto Spallanzani di Roma.Il tam-tam dei doppiatori continua ed ora si aggiungono anche gli attori, che invitano a donare per sostenere la ricerca e le attività dell’Istituto Spallanzani.Tutti con un unico hashtag: #UnaVocePerLoSpallanzani. In questo momento di emergenza sanitaria, alla categoria dei doppiatori italiani si uniscono gli attori, per diffondere il proprio messaggio di solidarietà: grazie alla popolarità delle loro voci e dei loro volti, l’iniziativa punta a richiamare l’attenzione del grande pubblico, al fine di raggiungere la massima partecipazione.
L’iniziativa #UnaVocePerLoSpallanzani nasce da un’idea di Antonella Giannaccaro, con la collaborazione di Simone De Gasperis e Sara Giacopello. È stata coordinata e supportata dall’Associazione Le Voci del Cuore Dopp ONLUS, con l’approvazione della Direzione Generale, dell’Ufficio degli Affari Generali e dell’Ufficio Comunicazione dell’INMI Spallanzani.

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Covid-19 e carceri: Appello di 300 avvocati

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Circa 300 fra avvocati, operatori del diritto, docenti e associazioni, vogliono porre all’attenzione come le misure di prevenzione adottate rispetto alla popolazione detenuta siano assolutamente inadeguate a fronteggiare i rischi connessi ad un contagio che metterebbe a rischio oltre 61.000 persone. Va tenuto conto che tra la popolazione detenuta il 50% circa ha una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, oltre il 70% presenta almeno una malattia cronica e il sistema immunitario compromesso. È del tutto evidente che la diffusione del virus all’interno delle carceri assumerebbe dimensioni catastrofiche. Limitare o proibire i colloqui familiari, l’accesso dei volontari e i permessi di uscita non mette al riparo dal rischio contagio in situazioni dove il sovraffollamento e la carenza di servizi igienico-sanitario sono, purtroppo la norma. Quello che si è creato, e che va crescendo di ora in ora, è un clima di paura e insicurezza tra la popolazione detenuta, i familiari e il personale penitenziario che comunque è obbligato a garantire il servizio.
Gli istituti penitenziari sono a tutti gli effetti luoghi pubblici, sovraffollati e promiscui con un via vai continuo di personale e fornitori che potrebbero diventare veicolo di contagio e scatenare una vera epidemia, pertanto non bisogna dimenticare che la popolazione detenuta, al pari del resto della popolazione, è tutelata dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti umani.
Il seguete appello richiede che si intervenga con un provvedimento immediato di sospensione della pena per tutte le persone detenute ammalate ed anziane e altre misure aventi la finalità di ridurre il sovraffollamento delle carceri e, di conseguenza, il rischio di contagio per detenuti e operatori. (Fonte: Associazione Bianca Guidetti Serra – Bologna)

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