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Berlusconi: Una solitudine affollata

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Osservando l’immagine distrutta del cavaliere  si tocca con mano l’idea di un uomo solo, circondato da una folla di plaudenti, ma drammaticamente solo, senza poter contare sulla presenza concreta di un amico sincero, a volte anche crudele nelle diagnosi, ma veritiero, che non necessita di applaudire per coniugare abbondantemente il pranzo con la cena. Non ha nemmeno parenti se non quel fratello che assorbe i deficit e li fa suoi per mantenere integra l’immagine che spende lustro per tutti. La prima moglie deve essere una vera signora, taciturna, schiva degli schiamazzi, paga di vedere brillantemente “sistemati” i suoi due figli, mai sfiorata dai pettegolezzi; certamente non riceverà un saldo attivo di 3,5 milioni di euro al mese, ma non sono giunte a nessuno lamentele di sorta. La seconda moglie, invece, è in attesa alla cassa, mentre i figli hanno preso le distanze dal politico-padre e attendono la loro parte dall’imprenditore-padre, ben sapendo che anche a contentarsi della sola  “legittima”  ce n’è abbastanza  per scialacquare per alcune generazioni; le ultime dichiarazioni del cavaliere, inoltre, rappresentano una panacea per gli avvocati che assistono Veronica nella milionaria causa di separazione. Nel programma annozero del 4 novembre, l’ex direttore del Corsera Paolo Mieli ha centrato con crudezza la vera immagine del cavaliere, nella sua domanda retorica: “Ma non c’è nessuno che gli voglia bene e gli dica di smettere…”; ci fu, e fu Veronica ma non fu molto sincera, perché le sue parole nascondevano più l’enorme interesse per i contenuti maritali che la voglia di chiarezza. Il cavaliere ha cercato consensi e li ha ottenuti, ma ritrovandosi circondato da personaggi raccolti in giro in maniera indifferenziata e pescando in tutti i partiti sconvolti dal mani-pulite, dal partito comunista a quello socialista, ai radicali, ai liberali, ai repubblicani, facendo man bassa nelle ex DC; tutta gente sull’orlo di una crisi esistenziale, ai quali si apriva un futuro che li avrebbe visti cercare un lavoro per sopravvivere. Invece è arrivato il (loro) messia e come tale andava trattato; gli yesman si sono sperticati nel reperire toni e accenti di umilianti lodi, che lui riceve e gratifica con incarichi di governo. Un dato è certo: in queste condizioni disperate di solitudine, “fa pena”, stimola l’umana pietà, suggerisce sentimenti di  solidarietà e dico ciò nella  piena convinzione che si tratta di quei sentimenti che lo mandano in bestia; lui che punta l’indice sulla pretesa invidia che i suoi oppositori nutrirebbero nei suoi confronti. Circondato dai personaggi che gli vediamo intorno, non si può che notare l’accentuarsi della solitudine di un uomo che nella vita ha sbagliato tutto, perché ha confuso  i valori con il prezzo e su tale confusione ha fondato i suoi principi. (Rosario Amico Roxas)

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