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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘apprendimento’

Corso per diventare “Esperto dell’apprendimento linguistico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2021

Sta per partire la terza edizione del corso professionalizzante Diventare un Esperto dell’Apprendimento Linguistico, organizzato dal Gruppo di Ricerca ELICom (Educazione Linguistica Inclusiva e Comunicazione) e coordinato da Michele Daloiso al Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC) dell’Università di Parma. Il bando con i dettagli per l’iscrizione è disponibile sul sito del Gruppo ELICom. La scadenza è fissata per il 26 luglio alle 12 ma il corso è a numero chiuso, quindi si va ad esaurimento posti. Una quota dei posti disponibili è riservata agli studenti dell’Università di Parma interessati a specializzarsi in quest’ambito. Il corso si pone la finalità di formare la figura dell’Esperto dell’Apprendimento Linguistico, ossia un insegnante, un educatore, o un tutor che possiede le competenze glottodidattiche per facilitare i processi di apprendimento o potenziamento linguistico-cognitivo degli alunni, soprattutto nelle situazioni in cui è presente uno svantaggio linguistico.Il percorso formativo, realizzato quasi interamente a distanza con attività in modalità sincrona e asincrona, si rivolge a insegnanti di lettere e lingue, tutor ed educatori professionali che intendono specializzarsi sull’educazione linguistica inclusiva, con un’attenzione particolare agli alunni con disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell’apprendimento. Il corso dà accesso all’esame per conseguire la Certificazione di Esperto dell’Apprendimento Linguistico (CEdAL), che costituisce la prima certificazione glottodidattica in Italia rivolta a docenti ed educatori che intendono specializzarsi nell’educazione linguistica inclusiva. Il corso e la certificazione sono frutto di un più ampio progetto sviluppato da Michele Daloiso e Marco Mezzadri nell’ambito delle attività del Laboratorio di Glottodidattica del Dipartimento DUSIC.

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Dal British Council le previsioni 2021 sull’apprendimento online della lingua inglese

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Il British Council è l’ente ufficiale britannico di riferimento in Italia e nel mondo per la formazione linguistica e culturale grazie ai suoi oltre 80 anni di esperienza nell’offerta di corsi di lingua inglese e a più di 100 milioni di studenti iscritti in tutto il mondo, anno su anno. Se il 2020 ha rappresentato una sfida per istituti formativi e loro iscritti, richiedendo una flessibilità estrema nel dare prosecuzione ai piani formativi e di apprendimento, secondo gli esperti del British Council il 2021 rappresenterà l’anno del consolidamento delle buone pratiche apprese lo scorso anno, con il digitale a porsi da abilitatore nell’accesso agevolato e più immediato alle risorse formative, anche linguistiche, di interesse.“Per il 2021 prevediamo di assistere a un crescente ricorso a canali e modalità di formazione e auto-formazione per vie digitali. È una realtà che si è dimostrata nuova per molti, seppur necessaria alla luce dell’emergenza verificatasi. Nel nostro caso si è trattato di ampliare l’offerta già esistente del modello English Online del British Council che si rivolge in particolare a un target adulto e per questo orientato a offrire la maggiore flessibilità possibile per andare incontro a ogni specifica esigenza di apprendimento – in tempi e modi compatibili con le loro disponibilità di fruizione e di accesso alle nostre risorse secondo lo stile di vita unico di ognuno” ha dichiarato Ian Frankish, Teaching Centre Manager dell’ente britannico.Nei progetti del British Council, dunque, se il programma di corsi English Online si è mostrato in grado di adattarsi celermente ad accogliere l’incremento della domanda digitale da parte degli adulti già iscritti e dei molti nuovi, c’è ancora di più da poter fare per supportare gli iscritti ad affrontare un anno dai connotati in gran parte nuovi rispetto al passato.“La lingua inglese è ancora oggi una lingua franca in ambito lavorativo e resta un must-have a cui anche nel prossimo futuro sarà difficile rinunciare. La continuità e la facilità di accesso al suo apprendimento attraverso formule flessibili ed efficaci – gli insegnanti del British Council tengono lezioni online in e da tutto il mondo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con pacchetti adatti alle esigenze di tutti anche in termini di budget – sono elementi imprescindibili per mantenere costante fede non solo a un percorso di formazione linguistica, ma anche per farsi trovare preparati ad affrontare un mondo del lavoro ricco di nuove e differenti sfide” ha commentato il manager.È indubbio che il connubio tra erogazione di un’offerta formativa e adozione di tecnologie e ambienti digitali abilitanti resterà saldo anche nel prossimo futuro. L’auspicio è che possa in parte mutare la sua percezione, da difficoltà a opportunità per accrescere le proprie competenze non solo linguistiche. Per saperne di più sul modello formativo digitale English Online del British Council o per cogliere l’offerta speciale riservata fino al 16 febbraio 2021.

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Webinar dell’Università di Parma “Apprendimento e scelta nei disturbi affettivi”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Parma Martedì 9 febbraio, con inizio alle 15, si terrà il Simposio “Apprendimento e scelta nei disturbi affettivi” organizzato dal Laboratorio Neuroscience & Humanities dell’Università di Parma, diretto da Vittorio Gallese. All’incontro, che si terrà interamente in lingua inglese su piattaforma Microsoft Teams, interverranno i ricercatori Erdem Pulcu e Neil Garrett dell’Università di Oxford e Christoph Korn dell’Università di Heidelberg, che operano nel campo delle neuroscienze. L’evento è finalizzato a rafforzare le collaborazioni già in atto tra queste istituzioni e la nostra Università.Il simposio è primariamente rivolto a giovani ricercatori e PhD interessati all’argomento del decision making, le cui applicazioni spaziano dalla psicopatologia all’economia. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.

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Back to School: le piattaforme di apprendimento online sono sicure?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Settembre significa Back to School con milioni di ragazzi e bambini che si preparano a tornare in classe… Quest’anno, però, il ritorno a scuola sarà più complicato e, molti potrebbero dover frequentare a distanza le lezioni, a causa della pandemia e di possibili lockdown o quarantene localizzate.Ad esempio, 20 dei 25 maggiori distretti scolastici degli Stati Uniti stanno testando l’apprendimento a distanza come unico modello educativo, che interessa oltre 4 milioni di studenti, riferisce Education Weekly. Con oltre 13000 sistemi scolastici pubblici solo negli Stati Uniti, possiamo aspettarci che molti altri distretti seguano questo trend, per mantenere i bambini e le loro famiglie al sicuro.Questo ha portato i genitori a porsi domande importanti: come posso tenere al sicuro i miei figli mentre imparano online? Come proteggo i miei figli dagli hacker e dai cyber-bulli? Le tecnologie e le piattaforme che consentono l’apprendimento a distanza sono effettivamente sicure per i miei figli?
Alcune falle in passato esistevano e, anche se da allora sono state patchate, i ricercatori vogliono mettere in guardia sul fatto che gli hacker potrebbero in qualche modo sfruttare la didattica a distanza e il Back to School.La realtà è che si possono verificare significative minacce alla sicurezza: ll cosiddetto “Zoombombing”, quando una persona non invitata si unisce a una lezione su Zoom, o simili, nel tentativo di ottenere qualche risata a buon mercato a spese dei partecipanti. Gli “Zoombombers” spesso usano insulti razziali o blasfemi, o condividono immagini offensive. Ad esempio, il Distretto Scolastico Unificato di San Diego ha recentemente assistito a un evento del genere in cui una persona con il nome utente “Dee Znuts” indossava una maschera da sci rossa e una felpa durante l’incontro e ha fatto diversi segni con le mani – con il serio pericolo di traumatizzare i bambini.Il cyberbullismo, l’utilizzo di Internet, per lo più attraverso i social media, per inviare, pubblicare o condividere contenuti dannosi, falsi o di cattivo gusto su qualcun altro. Può anche includere la condivisione di informazioni personali o private per causare imbarazzo. Il Cyberbullying Research Center indica che il 37% dei giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni ha subito atti di bullismo online, e il 30% di loro ne ha subito più di uno. Il cyberbullismo può avere un impatto sul benessere di un bambino.
Nel 2019, più di 1000 scuole negli Stati Uniti sono state colpite da un ransomware, un tipo di software dannoso progettato per bloccare l’accesso a un sistema informatico o a un file di computer, richiedendo poi un riscatto. La maggior parte delle varianti ransomware cripta i file sul computer colpito, rendendoli inaccessibili, e richiede il pagamento per ripristinare l’accesso. Il ransomware viene spesso consegnato tramite un’e-mail che sembra essere legittima, ingannando una persona a cliccare su un link o a scaricare un allegato che fornisce software dannoso. Il phishing è il tentativo di ottenere informazioni o dati sensibili, come password e dettagli della carta di credito, camuffandosi da persona fidata in una qualsiasi comunicazione elettronica.
Oltre 35 mila nuovi domini registrati a tema Back to School negli ultimi 3 mesi, 512 dei quali sono stati ritenuti malevoli e altri 3.401 sospetti. Il numero medio di domini sospetti alla settimana era di 356, che supera di gran lunga la tradizionale media settimanale di 115 nelle settimane precedenti. Il picco si è verificato alla fine di luglio/inizio agosto, dove la quantità settimanale di domini sospetti è aumentata di quasi il 30% rispetto alla quantità settimanale di giugno/luglio.

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Scuola: Classe con 31 alunni, Tar Lazio la sdoppia perché per la metà gli studenti presentano disabilità o disturbi d’apprendimento

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

La sentenza n. 720 del 10 luglio 2020 ha accolto il ricorso dei genitori di una classe seconda composta da 31 alunni, al cui interno erano presenti 4 alunni portatori di handicap grave, 1 portatore di handicap non grave e ben 12 alunni con disturbi dell’apprendimento. I genitori avevano chiesto l’annullamento del provvedimento con cui era stata formata la classe, perché privo della necessaria motivazione di garanzia del diritto allo studio a tutti gli alunni, alla luce della peculiare situazione in cui versava la stessa classe, rivendicando quindi lo sdoppiamento con conseguente formazione di due classi, una da 15 e l’altra da 16 alunni. Una circostanza, tra l’altro, prevista dalla normativa vigente che in presenza di anche un solo alunno disabile grave prevede la formazione della classe con non più di 20 allievi.Marcello Pacifico (Anief): “Invitiamo il Governo nella prossima legge di bilancio, dopo le dovute deroghe al regolamento sul dimensionamento scolastico, a prevedere delle modifiche: per farlo, come indicato con successo da noi allo stesso premier Giuseppe Conte, sarà fondamentale utilizzare il 10% dei 172 miliardi in arrivo dal Recovery Fund. Propendiamo per questa decisione, la realizzazione di classi con numeri non troppo alti di studenti, anche in assenza di iscritti disabili. Ho chiesto al ministro di dare nei prossimi giorni chiare indicazioni agli uffici scolastici regionali su come derogare allo stesso decreto presidenziale n. 81 del 2009, specialmente quando abbiamo alunni iscritti con handicap certificato. Non va dimenticato che in presenza dello stato emergenziale, abbiamo segnalato che per una classe di 35 metri quadri si dovrebbe abbassare a un massimo di 15 iscritti di alunni, con classi ed edifici scolastici finalmente a misura d’uomo grazie all’utilizzo dei 15 mila plessi chiusi negli ultimi 12 anni”.Trova una risposta positiva dai giudici la richiesta dei genitori degli alunni della classe composta da 31 studenti, di cui la metà disabili o con disturbi di apprendimento, hanno quindi impugnato, al Tar Lazio, il provvedimento dell’Istituto avente ad oggetto la composizione dell’organico nella parte in cui risulta la formazione e la presenza di una sola classe seconda, composta da 31 alunni.

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L’aumento degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ha assunto proporzioni serie

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il Miur ha fatto sapere che nel 2017/2018 gli alunni con Dsa frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%. Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%). Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%). Sempre nel 2017/2018 erano 177.212 gli alunni a presentare dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia. Si conferma, quindi, la crescita degli ultimi anni delle certificazioni di DSA dovuta, senza ombra di dubbio, all’approvazione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli allievi con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione di potenziali Dsa. Alla legge 170, ricordiamo, seguirono l’anno successivo il Decreto attuativo e le Linee Guida, al fine di avviare le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie avrebbero dovuto attuare proprio per la tutela e il supporto degli allievi Dsa.

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Convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. Medici, fisioterapisti e terapisti occupazionali si sono incontrati a Roma nell’ambito del convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione’. Degli obiettivi della giornata formativa parla Connie Calabrese, presidente nazionale di SIFIR e presidente di AIFI Campania.
– Presidente, il convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione’ che si e’ svolto a Roma ha visto alternarsi diverse sessioni, alcune pratiche.
“Il panel dei relatori e’ stato di spessore e ha contribuito a stabilire un buon confronto tra tutte le figure che afferiscono alla riabilitazione: dai medici ai fisioterapisti, che prendono in carico il malato e hanno lavorato in modo sincrono per individuare la modalita’ migliore di presa in carico del paziente. Inoltre, a seconda della tipologia dei pazienti, va evidentemente individuata la migliore proposta terapeutica che puo’ effettivamente determinare una modifica del substrato ovvero un cambiamento dei tessuti, piu’ o meno stabile. A seguito di questo lo specialista deve far in modo che l’esercizio risulti efficace per la cura specifica della patologia. All’interno del convegno sono state presentate relazioni importanti e propedeutiche al confronto dei casi clinici sia del bambino che dell’adulto. Si e’ parlato anche della medicina traslazionale in riabilitazione, una specialita’ che nasce dai banchi della biologia, cioe’ dalle scienze pure, e arriva al letto del malato per portare buone pratiche e poi torna ai banchi per essere verificata. Si tratta cioe’ di portare avanti il tentativo di mettere in relazione gli outcome funzionali, riabilitativi e molecolari cosi’ da dare specificita’ alla nostra proposta terapeutica e all’esercizio che noi proponiamo per poi misurare l’efficacia dell’esercizio stesso”.
– Per fugare alcuni luoghi comuni: quali sono le principali differenze tra fare attivita’ fisica ed esercizi di riabilitazione?
“Non e’ detto che l’esercizio fisico corrisponda a un esercizio terapeutico. Dobbiamo inoltre fare una distinzione tra l’operatore che deve somministrare l’esercizio fisico e l’operatore deve somministrare l’esercizio terapeutico. Un esercizio e’ terapeutico quando modifica il tessuto su cui agisce e quando raggiunge una modifica plastica, ad esempio del tessuto celebrale e osseo, e ha una funzione riabilitativa sul paziente. Diverso e’ invece il training fisico, di competenza di un altro specialista che e’ laureato in Scienze motorie e non afferisce al settore della riabilitazione. Rientrano invece in questa area, oltre al fisioterapista, tutte le altre figure che partecipano al processo riabilitativo come i terapisti occupazionali, i logopedisti e i fisiatri. L’obiettivo terapeutico e sinergico e’ quello di dosare l’esercizio in relazione al paziente per poi misurare il risultato”.
– Quali sono i progetti futuri di SIFIR e quale il suo rapporto con AIFI? “Il rapporto tra queste due realta’ e’ molto stretto: infatti parlo sia come presidente nazionale di SIFIR sia come presidente di AIFI Campania. Detto cio’, come Sifir ci siamo costituiti con altre associazioni tecnico-scientifiche come la Federazione italiana associazioni scientifiche di fisioterapia, questa federazione e’ nata nel pieno rispetto della legge Gelli e riunisce 4 realta’. Abbiamo chiesto al Ministero di essere riconosciuti come associazioni di categoria, pensiamo di avere le caratteristiche ma naturalmente stiamo aspettando risposta. Dall’altra parte AIFI, con la nascita dell’albo, sta attraversando un processo di trasformazione in associazione tecnico scientifica e anche AIFI ha chiesto per questo al Ministero l’iscrizione. Per entrambe le realta’ non abbiamo risposte. Guardando al futuro, AIFI e SIFIR a medio termine potrebbero collaborare ancora piu’ intensamente”.

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Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%). Il Miur ha spiegato che la crescita delle certificazioni si deve soprattutto all’introduzione “della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”. Solo che nella pratica la legge rimane disattesa. Perché non sempre i docenti del Consiglio di classe adottano adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp. E lo stesso vale per la valutazione specifica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le denunce che raccoglie il nostro sindacato sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati. Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”.

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Progetti di apprendimento automatico basati sul genoma e salvare vite umane

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

inovaPALO ALTO, Calif. Cloudera, Inc. (NYSE: CLDR), fornitore globale della piattaforma di analisi, gestione dei dati e apprendimento automatico basata sulle più recenti tecnologie open source, annuncia che l’Inova Translational Medicine Institute (ITMI), un importante istituto di ricerca medica mondiale, ha implementato Cloudera Enterprise per analizzare in modo sicuro un’ampia raccolta di dati clinici e genomici in modo rapido e su scala senza precedenti al fine di innovare più velocemente nell’ambito della ricerca della medicina traslazionale.
Come parte del Centro Inova per la Salute Personalizzata (ICPH), il team di scienziati, ricercatori, analisti e collaboratori leader di ITMI utilizza algoritmi di apprendimento automatico su terabyte di informazioni cliniche e genomiche con l’obiettivo di identificare i legami genetici con le malattie. Realizzano scoperte dalle informazioni sui dati e, in collaborazione con il medico curante, sviluppano piani di trattamento personalizzati per i pazienti. Questo approccio è anche conosciuto come medicina di precisione e ha il potere di aiutare i pazienti a vivere più a lungo e ad avere una vita più sana.La genetica svolge un ruolo importante nella maggior parte delle principali cause di morte negli Stati Uniti, tra cui malattie cardiache, cancro e diabete. L’Istituto raccoglie dati clinici da migliaia di pazienti di Inova di oltre 110 Paesi. Il DNA unico di una sola persona contiene sei miliardi di bit di informazioni. La mappatura dei codici DNA degli individui nelle sequenze genomiche aiuta gli scienziati a determinare la causa delle malattie e scoprire le terapie trasformative. Come parte di questo processo, l’ITMI sta assemblando quello che si prevede sarà uno dei più grandi database di sequenze di genomi di tutto il mondo collegato alle informazioni sui pazienti in un sistema sanitario.
La piattaforma di Cloudera ha permesso a ITMI di ottimizzare l’analisi dei dati genomici a fini diagnostici. Questa analisi dei dati genomici consente a uno scienziato di bioinformatica di studiare le correlazioni genomiche di persone con condizioni come l’artrite, le malattie autoimmuni o il cancro. In passato, data l’enorme dimensione di genomi completi, il completamento di questo processo poteva richiedere a ITMI fino a due mesi. Utilizzando Cloudera, ITMI è in grado di eseguire l’analisi end-to-end dei dati in una settimana. Per il futuro ITMI prevede di eseguire queste analisi dei dati in poche ore.Lavorando con Cloudera, ITMI ha creato un’infrastruttura bioinformatica globale per la raccolta di dati dei genomi dell’Istituto – sempre più consistente –contrapposta agli archivi clinici. L’infrastruttura è stata progettata per archiviare ed elaborare questa convergenza di dati biologici, in velocità e in modo scalabile, oggi e anche in futuro.
Considerando che un genoma è pari a più di tre miliardi di coppie di base di DNA, ITMI attualmente tiene traccia di circa 9.000 genomi completi sequenziati, con una previsione di crescere a 15.000 in futuro. Il moderno database analitico di Cloudera, alimentato da Apache Impala (in fase di progettazione), fornisce analisi SQL ad elevate prestazioni per i big data. Con la flessibilità, la scalabilità e la velocità offerta dalla soluzione Cloudera, il team ITMI applica la contemporaneità multiutente e analisi ad alte prestazioni dei dati genomici acquisiti da madri, padri e bambini partecipanti a diversi studi familiari di base. Per esempio, ITMI è stata in grado di sfruttare la sua esperienza nell’analisi clinica e genomica per aiutare a individuare anomalie congenite precedentemente non diagnosticate nei bambini. Si tratta di un processo iterativo che richiede tempo ma, grazie a strumenti come Cloudera, ITMI prevede di accelerare ancora di più il processo di diagnosi per aiutare le famiglie. (foto: inova)

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Giovani e disturbi dell’apprendimento: dall’integrazione all’inclusione

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

biblio università parmaI Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo eterogeneo di condizioni evolutive che si evidenziano con significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Queste condizioni si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e coinvolgono uno specifico dominio di attività lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
La possibilità di accedere all’università è per gli studenti con DSA una prospettiva nuova, che difficilmente poteva essere pensata solo pochi anni fa. Oggi la presenza di questi studenti nelle università è in rapido aumento e richiede provvedimenti specifici per assicurare loro pari opportunità di apprendimento e successo formativo.
Secondo le ultime rilevazioni del Miur, (MIUR 2014 MIUR – D.G. per gli Studi, la Statistica e i Sistemi Informativi – Servizio Statistico) sono circa 90 mila gli alunni con diagnosi di DSA. La percentuale della popolazione scolastica interessata è pari al 4%. La dislessia è il più diffuso e noto dei DSA. Il fenomeno è dunque in crescita, considerando anche che ci sono molti DSA non ancora diagnosticati, perché le stime attuali si basano sull’affluenza ai servizi e sulle diagnosi accertate. Tra gli studenti universitari dislessici, il 60% non ha ancora avuto una diagnosi prima dell’entrata all’università. Solo un dislessico su 3 o 4 viene diagnosticato in età evolutiva.
Di questi temi si è parlato all’Università Europea di Roma, nel seminario “Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Autismo: successi raggiunti e da ottenere”.
E’ intervenuta, fra gli altri, la psicologa Sara Pelli, responsabile del servizio di orientamento dell’Università Europea di Roma, che ha tenuto una relazione sul tema della presa in carico e dei provvedimenti specifici per assicurare agli studenti DSA pari opportunità di apprendimento e successo formativo.
“Le università hanno fatto passi in avanti rispetto all’accoglienza e gestione di questi studenti ma rimangono moti aspetti che richiedono riflessioni, approfondimenti, iniziative concrete”, ha spiegato Sara Pelli. “Tra questi, in primis, il raccordo tra scuola e università. Nonostante i dati confortanti relativi al numero di iscritti, non sempre gli studenti DSA vedono l’università come opzione reale. La scuola è quindi l’area su cui lavorare perché spesso i ragazzi sono scoraggiati a proseguire gli studi. Solitamente gli studenti che arrivano all’università, secondo i dati a disposizione, appartengono a un ceto medio alto e hanno famiglie di riferimento per le quali il raggiungimento del diploma e della laurea è davvero importante. Laddove questo non accade, essi possono venire dissuasi dai docenti a proseguire gli studi, perché classificati come studenti che non hanno voglia di studiare, che hanno altri interessi, che è meglio indirizzare ad attività professionali, pur essendo invece ragazzi con ampie capacità e possibilità. In questo modo, lungo la strada perdiamo persone valide e capaci.
Non si vuole negare la difficoltà di questi studenti. Ma bisogna fare in modo che averne qualcuno in aula con tali caratteristiche sia un valore aggiunto”.
Secondo Sara Pelli “il passaggio culturale, la sfida, per le università e in genere per la società è di passare dal concetto di integrazione a quello di inclusione dei ragazzi con DSA”.
“L’inclusione – ha spiegato la psicologa – comprende e supera il concetto di integrazione, che presuppone una visione della disabilità come deficit, come mancanza da colmare. Mentre, invece, l’idea di inclusione definisce risorsa e ricchezza ogni diversità.
La prospettiva inclusiva esige la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono la partecipazione degli studenti alla vita scolastica e universitaria.
L’inclusione è un diritto fondamentale ed è in relazione al concetto di appartenenza. Un’educazione inclusiva permette alla scuola e all’università di divenire di qualità. Ciascuno è benvenuto, può imparare con i propri tempi e soprattutto può partecipare.
Tutte le persone, con o senza disagi, devono essere messe in condizione di poter agire e interagire alla pari.
L’Università Europea di Roma avvierà percorsi per l’ingresso di questi studenti nei corsi di laurea, affinché nessuno sia costretto a rinunciare alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Lo spirito di inclusione dell’uomo è anche sottolineato da Papa Francesco nella sua affermazione: costruire la società dell’inclusione, vincere la cultura dello scarto.
Questa cultura dello scarto tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti.
La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare. Le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili”.
“E’ importante, perciò – ha concluso Sara Pelli – promuovere sempre l’inclusione, in ogni contesto, per vincere l’egoismo e la cultura dello scarto”. (Foto:sara pelli)

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Giornata di Studi il Progetto Noi Custodi di Semi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2015

chietiChieti. Lunedi 23 marzo alle ore 8.30 presso il Liceo Classico G.B.Vico di Chieti si concluderà con una Giornata di Studi il Progetto Noi Custodi di Semi /Narrazioni di Storia e Filosofia ideato e realizzato dal Prof.Scarsi docente di Storia e Filosofia del Liceo Classico e dalla dr.ssa Maurizia Iezzi del Dipartimento di Salute Mentale. Il Progetto si inserisce nel Programma di lotta allo stigma e al pregiudizio nei confronti della malattia mentale che vede da anni impegnato con le Istituzioni Scolastiche il Dipartimento di Salute Mentale della ASL2 Lanciano Vasto Chieti diretto dal Prof. Massimo Di Giannantonio. La Giornata si apre alle 8.30 con lo spettacolo teatrale Dov’è la libertà,interpretato dagli studenti della V C con la regia di Alessio Tessitore(repliche alle 16 e alle 17) .Seguiranno poi gli interventi della Prof.ssa Giuseppina Politi Rettore e Dirigente Scolastico del Liceo Classico di Chieti ,del Prof.Giovanni Scarsi e la Lectio Magistralis Atene e la filosofia antica da Anassagora ad Aristotele del Prof. Giulio Lucchetta, Docente di Filosofia antica presso l’Università “G. D’Annunzio” Chieti Pescara. ll Progetto teatrale Noi Custodi di Semi /Narrazioni di Storia e Filosofia ha inteso stimolare gli studenti a riflettere sul senso della cittadinanza oggi, sul senso della comunità e del bene comune. Una cittadinanza che non si esaurisce tra diritti e doveri, ma diventa presa di parola e di responsabilità sul mondo, apprendimento concreto e continuo del riconoscere a tutte le persone il diritto ad una autonomia di vita,,anche a coloro che a causa di una malattia psichiatrica vivono costantemente nel precario equilibrio tra inclusione ed esclusione, tra un diritto di cittadinanza legittimo e un diritto negato. Attraverso il Teatro le parole di Pietro Calamandrei, Danilo Dolci, Sofocle, Erri De Luca, Antonio Gramsci, le lettere degli internati degli Ospedali Psichiatrici e la storia di Marco Cavallo si sono trasformati, riportati in vita con i corpi e con le anime di quanti si sono messi in gioco in questo importante Progetto.

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Internet come modello di apprendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Chi ha terminato gli studi, diciamo 20-30 anni fa sa bene che doveva riuscire a memorizzare il più possibile informazioni per poterle poi utilizzare nell’attività che sceglieva. Oggi non è più così. Il ruolo di Pico della Mirandola lo affidiamo ad internet dove è possibile organizzare le informazioni ed averle in tempo reale. E tutto questo senza dover ricorrere, necessariamente, ad uno studio particolare delle tecnologie digitali di accesso. Ciò ci lascia intravedere un impatto cognitivo diverso sia sotto l’aspetto dell’insegnamento sia dell’apprendimento. Se dobbiamo giungere ad una conclusione dovremmo rivoluzionare i nostri moduli di vita rendendo l’istruzione un modello di interagibilità più armonico con le nostre aspettative. Volendo estremizzare il concetto potremmo dire che diventa superfluo, in specie per una classe di giovani che parte dalle medie superiori sino all’università, uscire di casa ed andare a scuola. Lo stesso risultato, e con il vantaggio di restare con le pantofole di casa ed in pigiama, si può ottenere restando comodamente seduti di fronte al monitor del proprio computer in “video-lezione”. In un’altra stanza vi potrebbe essere chi è in homeworking, con il teleworking, trasformando l’abitazione in una “succursale” della scuola e del posto di lavoro. Alla fine si esce di casa solo per diporto, per andare in palestra o per incontrarsi con gli amici ed i parenti. Ma di là di altre considerazioni, e volendo restare nell’ambito dell’apprendimento di tipo scolastico, la nostra possibilità di fare una ricerca o un semplice approfondimento di un determinato argomento si amplia a dismisura potendo entrare virtualmente nelle biblioteche nazionali di tutto il mondo, consultare un testo e copiare quella parte che ci interessa e persino tradurlo, se necessario, in tempo reale con quei programmi sofisticati che in pochi secondi possono rendere intelligibile ad un italiano, monolinguista, un libro scritto in giapponese o in altre idiomi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Dislessia: un problema comune?

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Venezia 3 dicembre dalle 10 alle 19, Sale monumentali   (ingresso da Piazzetta San Marco 13/a), convegno: “Dislessia: un problema comune?”.in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità 2010 e nell’ambito del Servizio “Libro parlato Lions”. Leggere e scrivere sono considerate tappe così semplici nel percorso dell’apprendimento che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono perciò spesso attribuiti a scarso impegno e distrazione, mentre possono essere sintomi di dislessia. È perciò molto importante diagnosticarla per tempo. Oggi è possibile risolvere il pesante carico della fatica nella lettura mediante una attenzione mirata in famiglia, a scuola e negli ambiti relazionali, attraverso l’uso di alcune tecnologie ed il sostegno delle associazioni di settore.
Grazie all’adozione di alcune misure dispensative e compensative, i ragazzi possono vivere la lettura e di conseguenza la cultura  come un fatto del tutto normale. Il Convegno vuole essere un momento di attenzione e sensibilizzazione al problema e di illustrazione delle vie pratiche da seguire per affrontarlo. Verranno presentati dei supporti organizzativi e tecnici, oltre a nuove soluzioni, indirizzati esclusivamente alla dislessia. Sarà esaminata anche la recente legislazione, accolta positivamente dagli addetti ai lavori. Alcuni protagonisti, attraverso le loro esperienze di vita vissuta, potranno offrire la loro testimonianza sui possibili modi di affrontare la dislessia. La partecipazione è gratuita. Non è necessaria l’iscrizione. Introduce:  Maria Letizia Sebastiani,
Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana Flavia Cristiano MiBAC, Direttore del Centro per il libro e la lettura Tiziana Agostini Comune di Venezia, Assessora alle Attività Culturali
Massimo Canella Regione del Veneto, Responsabile del Servizio Beni librari e Archivistici e Musei
Maurizio Fallace MiBAC, Direttore Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto di Autore Ugo Soragni MiBAC, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto Fabio Di Spirito, Segretario Generale della Fondazione Telecom Maria Stella Spagnoletti, Psicoterapeuta Il problema Dislessia Antonio Bonaldo, Presidente AID Venezia L’Associazione Italiana Dislessia Concetta Pacifico, Dirigente scolastico  La Normativa sulla Dislessia Adriana Volpato, Docente La scuola: Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) Filippo Barbera, Studente
Un testimonianza autobiografica Francesca Munare L’esperienza di un genitore Caterina Scapin, Docente Le Competenze compensative Ugo Pagani, Associazione Libro Parlato Lions Nuovi applicativi Lions a sostegno dei soggetti dislessici: il Progetto “e-Leggo” A metà pomeriggio Sabina Tutone leggerà dei brani da: “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”, un eroe dislessico e superattivo.

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Riconoscimento al neuroscienziato della Sissa

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2010

È il direttore del Laboratorio /Linguaggio, cognizione e sviluppo/ della Sissa di Trieste e una figura di spicco internazionale negli studi sull’apprendimento linguistico. Proprio per le sue ricerche sullo sviluppo cognitivo e l’acquisizione del linguaggio nei primi anni di vita, Jacques Mehler è stato eletto membro dell’American Philosophical Society/, la più antica Società culturale americana.
Fondata nel 1743 da Benjamin Franklin, l’APS promuove la diffusione della conoscenza, coinvolgendo ricercatori ed eminenti scienziati in un libero scambio di idee, nella convinzione che il pensiero critico sia un bene comune per lo sviluppo della società. Supporta inoltre la ricerca e la formazione e dà accesso a un’inestimabile biblioteca. *Dal 1900, più di 260 membri sono stati insigniti del Premio Nobel. Attualmente conta 1001 membri di cui 833 americani e 168 internazionali, tutti prestigiosi rappresentanti di differenti ambiti disciplinari: scienze fisiche e matematiche, scienze biologiche, scienze sociali, umanistiche, arte e politica. Tra i suoi primi membri nomi di massimo rilievo, quali George Washington, Thomas Jefferson, John Marshall, Alexander von Humboldt, Charles Darwin, Louis Pasteur e Thomas Edison.
Jacques Mehler è professore di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dove dal 2001 dirige il Laboratorio /Linguaggio, cognizione e sviluppo/. Nato a Barcellona, ha studiato in Argentina, in Inghilterra e negli Stati Uniti alla Harvard University. Prima di arrivare a Trieste ha diretto il Laboratorio di scienze cognitive e psicolinguistica all’/Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales-CNRS /di Parigi.

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Strategie di apprendimento permanente

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare proposte per azioni per sostenere l’attuazione delle strategie di apprendimento permanente e le politiche di sensibilizzazione e di cooperazione europea nel campo dell’istruzione e della formazione. Termine ultimo per le domande è il 16 luglio 2010. Beneficiari: ministeri nazionali o regionali dell’istruzione e formazione, altri organismi pubblici e organizzazioni attive nel campo dell’apprendimento permanente e dell’istruzione (pre-primaria, scuole, IFP, istruzione superiore e degli adulti). Il presente invito si compone di due parti di sostegno: attività nazionali per lo sviluppo e l’attuazione di politiche e strategie di apprendimento permanente (ad esempio, attività di sensibilizzazione, la creazione di forum, ecc); cooperazione transnazionale e scambio di buone pratiche per lo sviluppo e l’attuazione dell’apprendimento permanente (ad esempio attraverso la creazione di reti transnazionali).  La scadenza per le domande è il 16 luglio 2010.

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Nuovo sistema di apprendimento dell’inglese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2010

Lucerna, Svizzera.  EF Educational first, leader mondiale nell’ambito della formazione internazionale, ha inaugurato l’ultima versione del suo metodo Efekta (TM), sistema di apprendimento dell’inglese.  Questo sistema, sviluppato negli ultimi tre anni, utilizza tecniche avanzate di riconoscimento vocale, insegnanti di inglese online e video di qualità per rendere l’apprendimento più veloce del 50% rispetto ai metodi tradizionali. Questo sistema è disponibile nei 400 centri EF per i corsi di lingua all’estero in tutto il mondo (http://www.ef-italia.it/) e con il metodo di apprendimento online Englishtown (http://www.englishtown.it/).  Efekta, di proprietà EF, è il risultato di lunghe ricerche tra Shanghai, Zurigo, e l’Università di Cambridge e di investimenti per oltre 55 milioni di dollari. Nel sistema sono compresi: Tecnologia di riconoscimento vocale all’avanguardia, 24 ore di accesso all’insegnamento on line, 500 video di eccellente qualità e 1500 ore di lezioni interattive, Applicazioni e video per telefoni cellulari e dispositivi ipod, La più grande comunità online al mondo per imparare l’inglese, EF CELT (EF Cambridge English Level Test) – un test di conoscenza, dell’inglese esclusivo e sviluppato da Cambridge ESOL. E’ possibile iscriversi per7 giorni gratis di Englishtown, la scuola online, su http://www.englishtown.it/
EF, leader mondiale dell’insegnamento delle lingue, è stata fondata nel 1965 con la missione di abbattere le barriere linguistiche, culturali e geografiche. Con 400 scuole e oltre 15 milioni di studenti, EF è specializzata in didattica dell’insegnamento linguistico, università all’estero, corsi di lingua all’estero e scambi culturali. Originalmente realizzato in collaborazione con Apple, Efekta di EF (TM) è il metodo più avanzato al mondo per imparare l’inglese e viene utilizzato per l’insegnamento nelle scuole di lingua di EF e per i corsi online di Englishtown.com. Oltre che aiutare ben 1200 società con corsi aziendali di Business English, EF è stato fornitore ufficiale di servizi linguistici per i giochi olimpici di Pechino e sta supportando il Brasile nella preparazione dei Mondiali di Calcio del 2014.

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Riconoscere e curare la dislessia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2010

Circa 350.000 studenti italiani fra i 6 e i 19 anni soffrono di dislessia, causa frequente di abbandono scolastico e di correlati problemi di autostima e di motivazione all’apprendimento. Per offrire un sostegno a questi ragazzi, il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, il presidente di Fondazione Telecom Italia Joaquín Navarro-Valls e il presidente dell’Associazione Italiana Dislessia Rosabianca Leo hanno firmato il 3 marzo 2010 un Protocollo d’Intesa finalizzato a realizzare due progetti operativi su tutto il territorio nazionale: il primo, “Non è mai troppo presto”, per riconoscere precocemente e combattere la dislessia nelle scuole italiane, il secondo, “A scuola di dislessia”, per la formazione specifica di 6.000 insegnanti “referenti”. Il progetto, che avrà durata triennale, “Non è mai troppo presto” mira al riconoscimento precoce dei disturbi specifici dell’apprendimento, proponendosi di definire e sperimentare un protocollo di “screening” scientificamente attendibile, replicabile in modo omogeneo sul territorio nazionale, per individuare gli indicatori di rischio più sensibili e verificare l’efficacia di interventi didattici mirati e precoci. Il progetto “A Scuola di Dislessia” punta invece alla formazione specifica degli insegnanti e alla sperimentazione di modalità didattiche inclusive, basate sull’utilizzo del “personal computer”. Sarà attivata una rete di 6.000 insegnanti “referenti” coinvolgendo istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado in tutte le Regioni italiane

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Nonni in Internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2009

(Centro Maderna) Firmato un nuovo protocollo d’intesa tra Auser, il sindacato dei pensionati Spi Cgil e la Fondazione Mondo Digitale mirato alla realizzazione di un progetto di alfabetizzazione digitale degli anziani su scala nazionale. Il progetto, basato sul principio del diritto all’apprendimento permanente, mira ad aiutare gli anziani a superare il “digital divide” (alla lettera “divario digitale”) vale a dire la difficoltà di accesso e di fruizione delle nuove tecnologie di comunicazione, quel muro invisibile che rischia di creare vere e proprie fratture generazionali e sacche di popolazione emarginata. Si partirà a gennaio con alcune esperienze pilota al Nord, Centro e Sud Italia, in cui verranno coinvolte le leghe territoriali del Sindacato dei pensionati della Cgil, le università popolari e i circoli e centri culturali dell’Auser. La Fondazione Mondo Digitale da parte sua curerà i rapporti con l e scuole che aderiranno al progetto, seguendo la formazione dei docenti e mettendo a disposizione la propria esperienza e i materiali didattici. La Fondazione si occuperà infine di assicurare i requisiti di qualità necessari per il rilascio degli attestati di partecipazione ai corsi.

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UE: Learning Programme

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

La Commissione europea ha pubblicato l’invito del 2010, nell’ambito del Lifelong Learning Programme 2007-2013 (LLP). Il presente invito a presentare proposte si fonda sulla decisione che istituisce il programma di apprendimento permanente, adottata il 15 novembre 2006 dal Parlamento europeo e dal Consiglio (decisione n. 1720/2006/CE). Il programma riguarda il periodo 2007-2013. All’articolo 1, paragrafo 3 della decisione figurano gli obiettivi specifici del programma di apprendimento permanente. Candidati ammissibili: il programma di apprendimento permanente si applica a tutti i tipi e livelli di istruzione e di formazione professionale. Il bilancio totale destinato al presente invito è stimato a 1 016 milioni di EUR. Termini per la presentazione delle candidature. Comenius, Grundtvig (Formazione in servizio): primo termine 15 gennaio 2010; termini successivi: 30 aprile 2010 – 15 settembre 2010; Assistentati Comenius 29 gennaio 2010. Leonardo da Vinci: Mobilità (incluso il certificato di mobilità Leonardo da Vinci) – Corsi di lingue intensivi Erasmus) 5 febbraio 2010. Programma Jean Monnet: 12 febbraio 2010. Comenius, Leonardo da Vinci, Grundtvig: Partenariati; Partenariati Comenius-Regio; Grundtvig: Workshop 19 febbraio 2010. Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig: Progetti multilaterali, Reti e misure di accompagnamento 26 febbraio 2010. Leonardo da Vinci: Progetti multilaterali di trasferimento delle innovazioni 26 febbraio 2010. Erasmus: Programmi intensivi, Mobilità degli studenti presso scuole o imprese (incluso il certificato di tirocinio consorzio Erasmus) e Mobilità del personale dell’istruzione (incarichi di docenza e formazione del personale) 12 marzo 2010. Grundtvig: Assistentato, Progetti per volontari senior 31 marzo 2010. Programma trasversale 31 marzo 2010. Programma trasversale: Attività chiave 1 — Visite di studio — primo termine: 31 marzo 2010 — secondo termine: 15 ottobre 2010.

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Sono bilingue e imparo meglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Ricercatori della Sissa spiegano su Science i vantaggi cognitivi derivanti dal crescere in un ambiente dove si parla più di una lingua  Lo spiega su Science Jacques Mehler insieme ad Agnes Melinda Kovàcs, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. «Ancora prima di iniziare a parlare, un bambino che è esposto a due idiomi fin dalla nascita sa distinguere la lingua materna da quella paterna e riesce ad apprendere regolarità linguistiche più velocemente di un bambino monolingue – illustra Mehler, direttore del Laboratorio “Linguaggio, cognizione e sviluppo” della Sissa, figura di spicco internazionale negli studi sull’apprendimento linguistico –. Il cervello di un bambino esposto a due lingue, infatti, è più duttile perché è allenato a distinguere gli stimoli verbali della lingua paterna da quelli della lingua materna, senza che le due lingue interferiscano tra loro. Questo non significa che sia più intelligente, ma come un maestro di scacchi è più veloce di un neofita nel memorizzare diverse configurazioni sulla scacchiera, così un bilingue è in grado di acquisire più velocemente e distinguere diverse strutture linguistiche rispetto a un coetaneo monolingue. Perchè è allenato a farlo. E il suo sviluppo cognitivo ne trae vantaggio. Insomma, se un bambino cresce fin dalla culla in un ambiente bilingue apprenderà in maniera naturale due differenti idiomi grazie a una proprietà generale del cervello, la plasticità. E grazie alla ricchezza dell’ambiente linguistico, migliorano alcuni meccanismi di apprendimento. Il bilinguismo infatti è positivo per lo sviluppo cognitivo. Ma ciò non vuol dire che bisogna forzare l’apprendimento di una seconda lingua per rendere tutti i bambini dei bilingui». Nella situazione sperimentale, ai bambini sono stati presentati stimoli verbali diversi. Ovvero sequenze trisillabiche aventi differenti strutture: alcune dalla struttura linguistica ABA, come “lobalo” o “mubamu”, in cui la prima sillaba è diversa dalla seconda, ma è uguale alla terza, altre invece dalla struttura linguistica AAB, come per esempio “loloba” e “mimifu”, in cui la prima sillaba è uguale alla seconda, che è diversa dalla terza. Subito dopo l’ascolto dello stimolo sonoro, sullo schermo appariva un pupazzo: a sinistra se la struttura era del tipo AAB, a »  destra se era del tipo ABA. L’esperimento era finalizzato a testare la capacità dei bambini di anticipare il lato dello schermo cui sarebbe apparso il pupazzo in seguito allo stimolo sonoro. Per riuscire correttamente nel compito, dunque, i bambini dovevano cogliere le regolarità strutturali presenti negli stimoli verbali e associare a ciascuna struttura linguistica un lato dello schermo su cui spostare lo sguardo. Il vantaggio dei bambini bilingui può essere ricondotto alle abilità di selezionare e monitorare gli stimoli, che li rende capaci di prendere in considerazione solo ciò che ha importanza in un determinato contesto.
Jacques Mehler è professore di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dove dal 2001 dirige il Laboratorio “Linguaggio, cognizione e sviluppo”. Il Language, Cognition and Development Lab che dirige alla Sissa è un luogo di ricerca dove con il suo team è impegnato a comprendere i meccanismi attraverso i quali impariamo, memorizziamo e acquisiamo il linguaggio. Conduce studi con i neonati, con i bambini monolingui e bilingui e anche con gli adulti.
Agnes Melinda Kovàcs a maggio 2008 ha conseguito il dottorato in neuroscienze cognitive alla Sissa di Trieste e ora continua la sua attività di ricerca al Central European University di Budapest e presso l’Hungarian Academy of Sciences.

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