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Il giornalista apprendista stregone

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Ho letto quanto ha scritto tempo fa Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorra avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusiva di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori.
Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore se sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista.
E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Vi è, poi, l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso)

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Il giornalista apprendista stregone

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

GiornalistiHo letto quanto ha scritto tempo fa Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorra avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusiva di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori.
Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore se sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista.
E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Vi è, poi, l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso)

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Il giornalista: apprendista stregone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2012

Ho letto quanto ha scritto Saverio Tommasi “intrufolato per Fanpage.it al Festival del Giornalismo, a Perugia” sulle sue domande sul precariato dei giornalisti e altro.
Quello del giornalista è un mestiere che suscita molte perplessità se non altro perché sembra persino anacronistico pensare che per scrivere, almeno per quanto riguarda la possibilità di farlo sulle testate titolate, occorre avere un “patentino”, anzi di due specie, uno per chi si diletta nel giornalismo occasionalmente e chi lo fa per professione. Il primo è nell’albo dei pubblicisti e l’altro in quello dei professionisti, per l’appunto. E qui la prima contraddizione in quanto, spesso, i pubblicisti fanno lo stesso lavoro dei professionisti ma sono trattati diversamente dagli editori sia sotto il profilo economico sia giuridico.
Ma la situazione si presenta complessa, dal punto di vista della libertà di scrivere essendo il giornalista per lo più un dipendente e, d’altra parte, anche i free lance non sempre possono permettersi di veder pubblicati i loro lavori liberamente.
A questo punto la circostanza sembrerebbe “ingessata” in una logica referenziale che assegna al giornalista iscritto in uno dei due albi professionali l’esclusività di scrivere e a tutti gli altri solo di leggere se non ci fosse oggi il web che ha stravolto questa regola permettendo a chiunque di esprimere la propria opinione, di farla circolare e confrontarla con gli altri navigatori. Ciò significa che pure il giornalista si sente più libero d’esprimersi senza i lacci e laccioli di un editore swe sceglie la via del web.
Azzerata in questo modo la logica e il primato dell’appartenza resta da risolvere un altro problema che è quello del “messaggio” che andando in caduta libera all’attenzione di tutti può inflazionare le notizie, alterarle, mistificarle e renderle vaghe e fuorvianti ed anche provocare un imbarbarimento del linguaggio per l’abuso che si può fare delle parole, storpiandone il significato e quanto altro. In questa fase, di certo, non si può dire solo non importa se non sei giornalista. E’ importante invece che l’elaborato offra un minimo di documentazione a corredo delle opinioni che si esprimono e di farlo in una forma corretta grammaticalmente se non sintatticamente.
Poi vi è l’aspetto economico per chi sceglie di fare a tempo pieno la professione del “comunicatore”. Se si dipende da un editore è ovvio che a pensarci si delega costui ma sul web dove lo notizie sono catturate a titolo gratuito se non si trova un sistema per conciliare la professionalità con l’informazione e lasciarla libera d’esprimersi correremo il rischio che ad organizzare l’informazione e la costruzione delle notizie ci penseranno sempre di più coloro che dispongono di risorse economiche e alla fine sapranno imbrigliare l’intero sistema e la stessa libertà del web in un club esclusivo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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