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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘appropriatezza’

Coronavirus e appropriatezza organizzativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“È dal 25 febbraio, nelle prime fasi dell’epidemia di Covid-19, che la SIPPS chiede di fare chiarezza per proporre strategie operative funzionali. La raccomandazione è sempre la stessa: salvaguardare il sistema sanitario e proteggere il personale medico e paramedico esposto in prima linea. Per seguirla basta, soddisfare tre richieste”. A dirlo è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che precisa quali sono: “E’ necessario evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi; adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi; mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati), in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva”.
L’adozione di corridoi preferenziali e/o dedicati è “una misura necessaria, anche se non sufficiente, per evitare il diffondersi del contagio. A distanza di un mese molto è stato fatto- continua Di Mauro- si sono identificati i centri Covid per la gestione dei casi documentati (confermati dalla positività del tampone) che necessitano di ricovero, si è definita l’assistenza domiciliare per i casi sospetti o accertati non gravi, si stanno sperimentando nuove terapie, si sono creati nuovi posti letto in rianimazione grazie alle generose donazioni di enti e privati cittadini. La popolazione rispetta le restrizioni decretate dal governo, sono previste sanzioni e pene per i trasgressori, si effettuano controlli. Nella gestione dell’epidemia persistono, però- puntualizza Di Mauro- alcuni punti deboli: la carenza del personale sanitario e dei presidi, in primis, e la gestione dei casi sospetti (quindi potenzialmente contagiosi) che necessitano di ricovero, ma che non hanno ancora ricevuto una diagnosi perché non hanno fatto il tampone o non hanno ancora ricevuto il risultato”.
In molti ospedali i pazienti in età pediatrica sono gestiti in spazi dedicati, fa sapere Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS, “spesso vicini alle aree di pronto soccorso, anch’esse dedicate ai casi sospetti, non circolano per l’ospedale, non accedono al reparto dove sono ricoverati pazienti con altre patologie e dove il personale non indossa i presidi di protezione. L’inosservanza di queste basilari misure- aggiunge- può infatti comportare un grave rischio per il personale e per tutti gli eventuali contatti”.
E’ ampiamente documentato, infatti, che tra “le principali cause di contagio ci sono proprio le procedure non corrette in ambiente ospedaliero- – precisa Ernesto Burgio, componente del comitato scientifico SIPPS sulla Newsletter Covid-19- e che in condizioni di estrema necessità si tende ad abbassare la soglia di sicurezza. Sono di questi giorni le proteste per il reclutamento di specializzandi e neolaureati e per l’utilizzo delle mascherine chirurgiche nell’assistenza dei pazienti positivi al Covid-19 al posto di quelle omologate FFP3. E’ pertanto necessario verificare urgentemente se ci sono e quali sono gli ospedali in cui non sono stati approntati spazi e percorsi dedicati ai casi sospetti, la cui gestione rimane perciò indefinita ed improvvisata”.
La SIPPS conclude ribadendo che “la sicurezza è una priorità assoluta e vuole portare all’attenzione un’altra criticità auspicando che tutti gli ospedali che non hanno ancora provveduto organizzino immediatamente i percorsi e le aree dedicate ai casi sospetti- termina Di Mauro- in corso di definizione diagnostica”.

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Appropriatezza terapeutica e personalizzazione del trattamento con Vitamina D

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

Se n’è parlato alla “Second International Conference on Controversies in Vitamin D”, summit globale, organizzato sotto l’egida del Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group (GIOSEG) che ha coinvolto oltre trenta dei massimi esperti a livello mondiale in una tre giorni scientifica interamente dedicata all’ormone del sole. Gli esperti, riunitisi a Monteriggioni (Siena), attraverso l’analisi dei più recenti studi scientifici e il confronto sull’esperienza clinica hanno condiviso e discusso ogni aspetto rilevante della Vitamina D – dosaggi, somministrazione, effetti scheletrici ed extrascheletrici – con l’obiettivo di raggiungere un consenso sulle questioni ancora aperte, proseguendo così il lavoro iniziato l’anno scorso alla prima edizione del Meeting. “Questo Summit rappresenta la naturale evoluzione di quanto abbiamo iniziato nel 2017 a Pisa – dichiara il Professor Andrea Giustina, Professore Ordinario di Endocrinologia al San Raffaele di Milano, Presidente GIOSEG e Coordinatore del Comitato Scientifico del ‘Second International Conference on Controversies in Vitamin D’- un percorso che sta iniziando a dare risposte a tutte quelle domande cruciali per noi specialisti, la nostra pratica clinica e soprattutto per i pazienti, data l’importanza che la Vitamina D riveste per il loro benessere”. La Vitamina D, sintetizzata principalmente dalla cute attraverso l’esposizione solare, aiutando l’organismo ad assorbire il calcio è essenziale nella salute dell’osso, una sua carenza può quindi comportare una ridotta mineralizzazione ossea e l’insorgenza di osteoporosi e rachitismo. Trattandosi di un ormone, tuttavia, è necessario eseguire una corretta anamnesi del paziente per accertarne il deficit, eventualmente ricorrendo al test nei soggetti che presentano particolari condizioni di rischio e successivamente intervenire in maniera adeguata. “Appropriatezza terapeutica e personalizzazione della cura devono essere le parole chiave nel trattamento di un paziente con ipovitaminosi D – afferma Giustina – In primo luogo è fondamentale accertare il deficit e procedere con la somministrazione di colecalciferolo solo in quei pazienti che ne hanno reale necessità; in secondo luogo la somministrazione va modulata ad personam, in base alle caratteristiche del singolo individuo. Aspetti fisiologici – come una scarsa esposizione solare dovuta ai cambiamenti negli stili di vita – aspetti parafisiologici – invecchiamento o gravidanza, condizioni naturali in cui la carenza di vitamina D può intaccare la salute dell’osso (anche del feto) – e aspetti patologici concomitanti – celiachia, obesità o diabete e terapie croniche come quella cortisonica che limitano o influenzano l’assorbimento, la sintesi e all’azione della vitamina D – sono tutti elementi fondamentali da considerare quando si va a prescrivere una terapia di supplementazione. Il nostro compito è quello di promuovere una cultura dell’appropriatezza per evitare sia l’inefficacia della somministrazione sia l’insorgere di possibili effetti collaterali sia per un’ottimizzazione delle risorse”.
Gli argomenti affrontanti durante la ‘Second International Conference on Controversies in Vitamin D’ saranno oggetto di pubblicazioni scientifiche destinate agli specialisti con l’obiettivo di continuare a fare importanti passi avanti su un terreno sempre più condiviso, nonostante l’ambito così controverso, a vantaggio della pratica clinica e del benessere dei pazienti.

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Vitamina D e appropriatezza prescrittiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

vitamina-DIl ruolo determinante per l’osso della vitamina D è noto da oltre un secolo ma l’interesse della comunità scientifica e dell’opinione pubblica sulla sua importanza è più recente. Solo da una decina di anni infatti si è sviluppata una consapevolezza sui danni da carenza, dato testimoniato dalla progressiva crescita della prescrizione di farmaci a base di questa molecola. Un mercato che quest’anno supererà il miliardo di dollari nel mondo.
La grande diffusione e la facilità di prescrizione ha fatto ‘rizzare le orecchie’ agli esperti che l’hanno trattata come ‘sorvegliata speciale’ nel timore che il suo utilizzo non fosse sempre appropriato e quindi rappresentasse un aumento ingiustificato della spesa farmaceutica pubblica tanto da spingere alcune regioni a intervenire per contenerne l’utilizzo.
Il risultato di questa osservazione è un documento redatto da clinici e ricercatori del GIOSEG (il Gruppo di Studio sull’osteoporosi da glucocorticoidi e sull’endocrinologia dello scheletro), valutato e approvato da tutti gli oltre 200 membri dal titolo “La vitamina D: un ormone essenziale per la salute scheletrica” con l’obiettivo di chiarire il ruolo fisiologico della Vitamina D, la sua importanza nel trattamento della fragilità scheletrica e il suo corretto utilizzo basato sulle più recenti evidente scientifiche. Il documento da oggi è disponibile per la consultazione sul sito internet del GIOSEG (www.gioseg.org).Diagnosi, appropriatezza prescrittiva e monitoraggio della terapia sono i tre elementi cardine di una buona pratica clinica in caso di ipovitaminosi D. “Dalla letteratura scientifica abbiamo evidenze, ormai consolidate, che l’ipovitaminosi D sia una condizione dannosa per il metabolismo osseo, rappresentando un importante fattore concausale di fragilità scheletrica e di rischio fratturativo e che, soprattutto nella popolazione anziana, possa vanificare l’effetto di alcuni farmaci, come ad esempio dei farmaci anti – osteoporotici, mettendo a rischio la salute dei pazienti e andando ad incidere in modo significativo sui costi sanitari – ha sottolineato il Professor Andrea Giustina – Presidente GIOSEG e Professore Ordinario di Endocrinologia e Metabolismo all’ Università Vita e Salute San Raffaele Milano – In caso quindi di diagnosi di ipovitaminosi D è necessario iniziare la supplementazione di colecalciferolo come raccomandato dalle linee guida di riferimento, da somministrare con la frequenza ed alle dosi richieste dalla severità della ipovitaminosi”.
E’ fondamentale la seguente constatazione epidemiologica: nonostante la nostra latitudine favorevole gli italiani soffrono di ipovitaminosi D anche in giovane età. Trascorriamo poco tempo all’aperto, e l’uso di filtri solari e inquinamento atmosferico rappresentano un ulteriore ostacolo alla produzione di vitamina D a livello cutaneo grazie ai raggi solari. Quello che è possibile assumere con la dieta (con l’assunzione di pochi alimenti a prevalente elevato contenuto di grassi come l’olio di pesce e i pesci molto grassi come lo sgombro) non è sufficiente a compensare il deficit. A questo aumento di incidenza corrisponde un aumento di prescrizioni di supplementazione farmacologica. “Nel 2014 l’AIFA ha pubblicato un rapporto sul tasso di crescita a doppia cifra delle prescrizioni di composti contenenti Vitamina D – ha affermato il Professor Giustina- Tra i fattori che hanno contribuito in maniera significativa al loro aumento c’è da un lato la maggiore attenzione della classe medica per le patologie scheletriche correlate alla carenza di vitamina D, dall’altro il reale aumento della prevalenza di ipovitaminosi dovuto sia all’invecchiamento della popolazione che alle modifiche degli stili di vita. Ogni valutazione da parte di medici e decisori sanitari va fatta tenendo conto del rapporto rischio-beneficio, non solo del costo economico”.
A questo proposito che cos’è il paradosso scandinavo? Si tratta del fenomeno epidemiologico che vede una inattesa maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nei Paesi del bacino del Mediterraneo rispetto ai Paesi del Nord Europa. Infatti, sul piano teorico la presenza di un ridotto irraggiamento solare che permette la sintesi cutanea del colecalciferolo, uno dei principali precursori della vitamina D. dovrebbe portare ad una maggiore prevalenza di ipovitaminosi D. Tuttavia, nei Paesi del Nord già da qualche anno è stata su questa base intrapresa una politica di integrazione degli alimenti con vitamina D, mentre nei Paesi del Sud contando sulla maggiore esposizione solare (ma non tenendo conto dell’evoluzione degli stili di vita), non è stata introdotta la fortificazione degli alimenti. Ecco quindi che i Paesi del Mediterraneo sono vittime di quello che è stato chiamato ‘paradosso scandinavo’.
Va comunque tenuto presente che dosi giornaliere di colecalciferolo inferiori a 800 UI sono inefficaci nella prevenzione delle fratture, l’evento che vogliamo evitare, ma attenzione anche ai dosaggi elevati somministrati in boli che possono determinare un fenomeno di inibizione paradossa della mineralizzazione”.

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Farmacologia di genere

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Roma 5 aprile 2011 – ore 11.00 Senato della Repubblica, Sala Nassirya. La medicina di genere non è una moda passeggera di una società opulenta alla ricerca di obiettivi scientifici sempre nuovi, non è un vezzo di ‘cavalleria scientifica’ verso il gentil sesso. La medicina di genere si inserisce a pieno titolo nel percorso verso una migliore appropriatezza delle terapie che rappresenta l’unica possibilità per coniugare innovazione e sostenibilità di sistema nel medio periodo. La medicina di genere nelle sue duplici declinazioni uomo/donna e bambino/anziano rappresenta il primo passo verso la medicina personalizzata di un prossimo futuro. La sua attuazione deve perciò diventare, da oggi, un obiettivo di sanità pubblica per ottimizzare gli outcome di cura per i pazienti e ridurre i costi evitabili per il Sistema Sanitario Nazionale. Si discuterà di questi temi in occasione della presentazione del volume Farmacologia di genere con gli autori del libro Franconi, Montilla, Vella e le numerose istituzioni presenti.

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Appropriatezza nelle terapie del dolore

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Milano 26 ottobre attraverso il supporto organizzativo della Società SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e con il sostegno incondizionato di Grunenthal, azienda leader nella terapia del dolore e da sempre al fianco di medici, pazienti ed istituzioni nella lotta al dolore – parte il primo corso destinato e studiato per le esigenze del medico di famiglia: le lezioni seguiranno anche Trieste, Napoli, Firenze e Torino.  L’approvazione della legge 38 sulla terapia del dolore ha fatto emergere l’esigenza per la classe medica di essere nuovamente formata sulla medicina del dolore per affrontare adeguatamente le problematiche connesse alle terapie del dolore. Un impegno che i Medici di famiglia hanno assunto innovando le formule e la metodologia didattica che prevede anche una verifica sui risultati della formazione. Una formazione che si deve tradurre in migliori e più mirati trattamenti del dolore ed in un più rapido accesso alle terapie più appropriate. E’ su queste premesse che domani  Medici che devono essere nuovamente aggiornati e formati per poter operare, coerentemente con quanto previsto dalla la Legge, con tutte le conoscenze specifiche necessarie a curare i problemi di dolore che affliggono 1 italiano su 5. L’art. 8 della legge 38 dispone, infatti, che i medici possano accedere ad una formazione qualificata – che lo stesso Ministero della Salute ha voluto mettere a punto – e ha proposto sperimentalmente in 4 Regioni pilota. Oggi, tale percorso di formazione, è offerto ad altre 5 Regioni con l’obiettivo di raggiungere e formare un numero sempre maggiore di medici.  Attraverso degli indicatori, che SIMG ha messo a punto, si potrà verificare l’efficacia e l’utilità della stessa formazione e quindi comprendere se la formazione abbia avuto una ricaduta positiva nella pratica medica di tutti i giorni.  “Tutto ciò ha un solo ed unico obiettivo, conclude Lora Aprile: assicurare al paziente un trattamento adeguato del proprio dolore al fine di, come la stessa legge 38 cita: tutelare la dignità oltre che l’autonomia del malato e promuovere una migliore qualità della vita del paziente con dolore.
In ambito dolore, Grünenthal  Italia, da anni impegnata nella ricerca di soluzioni innovative per la lotta al dolore, propone un’ampia gamma di specialità medicinali offrendo al medico ed al paziente quella che può essere considerata la più completa proposta terapeutica per un efficace trattamento di ogni tipo di dolore, da moderato a severo, da acuto a cronico, oncologico e non oncologico.   http://www.grunenthal.it

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Dompè: federalismo contro sprechi

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

«Il federalismo dovrebbe portare appropriatezza e innovazione nei meccanismi gestionali». È questo il parere di Sergio Dompé, presidente Farmindustria, intervenuto al Meeting di Rimini 2010 sul tema dell’innovazione. Insieme a lui sono intervenuti anche Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea; Marco Arzilli, ministro dell’Industria di San Marino; Giampiero Cantoni, presidente Fondazione Fiera di Milano, e Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Agusta Westland. Secondo Dompé, quindi, l’innovazione potrebbe sbocciare grazie al federalismo e aggiunge: «Ci sono regioni in Italia, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto, all’avanguardia in Europa sul fronte della sanità. Basterebbe esportare questo modello alle altre regioni, dove, invece, ci sono ancora sprechi. È inaccettabile, scandaloso, che l’Italia abbia ancora regioni con una spesa della sanità alta e una scarsa qualità. La sanità – sottolinea il presidente di Farmindustria – è legata a interessi, certo, e proprio questo può essere un differenziale importante. L’Europa ha una cultura della sanità pubblica diversa da quella degli Usa e da quella dei Paesi emergenti. Va usato questo delta competitivo, va valorizzato e capitalizzato», conclude Dompé. (fonte farmacista33)

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La manovra finanziaria e i malati oncologici italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Le strutture sono già pesantemente in sofferenza, soprattutto al sud, ora correranno il rischio di chiudere e cresceranno i “viaggi della speranza”. È l’allarme che l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia dal Congresso ASCO, il più importante congresso mondiale di oncologia in corso a Chicago fino all’8 giugno. “Ma il nostro ruolo è offrire soluzioni – afferma il prof. Carmelo Iacono, presidente AIOM – e la risposta è creare un sistema di rete, in modo che un centro possa supplire alle eventuali carenze dell’altro. Il vero risparmio in oncologia si ottiene lavorando sull’organizzazione: riducendo la sola migrazione sanitaria, otterremo un risparmio minimo del 10%. Una quota che potrebbe essere reinvestita sul territorio”. Appropriatezza è la parola d’ordine della Società scientifica, che individua alcune  grandi criticità nella manovra. La prima è il taglio trasversale del personale. “Dai dati del nostro ‘libro bianco’ sappiamo che oggi la media dei reparti è di circa 6 medici oncologi strutturati e 13 infermieri professionali. Ma esistono situazioni ben peggiori, dove un’ulteriore riduzione si tradurrebbe inevitabilmente in un blocco delle attività. Questo mette a rischio anche l’importante investimento compiuto negli anni scorsi nel parco tecnologico nazionale: risonanza magnetica (RM), tomografia (Pet) e scintigrafia sono rispettivamente presenti nel 90%, 32% e 61% delle strutture di oncologia medica italiane. È illogico acquisire ulteriori nuovi macchinari in carenza di organici ma serve, quanto meno, far funzionare al massimo quelli che già abbiamo”. L’AIOM sottolinea inoltre l’importanza della personalizzazione della cura, è indispensabile utilizzare il farmaco giusto per il paziente giusto. E risparmiare: “La caratterizzazione biologica dei tumori è essenziale e richiede laboratori specializzati, figure dedicate e un lavoro comune di  formazione per ridurre sempre più gli errori diagnostici – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione –. Un percorso che AIOM sta realizzando con SIAPEC (Società di Anatomia Patologica). Sarebbe davvero miope tagliare questi costi che si traducono in un evidente risparmio di spesa nel medio periodo, evitando di utilizzare farmaci estremamente costosi per pazienti che non ne trarrebbero alcun beneficio. E, sempre sul fronte dell’appropriatezza, attenzione ai farmaci biosimilari: queste molecole, ‘copia’ di medicinali biologici ‘griffati’, possono offrire un’alternativa più economica ma solo a patto che vi sia una sana competizione basata sull’efficacia e la sicurezza. Il prezzo non può essere un criterio per decidere quale molecola utilizzare”. Al Congresso di Chicago, che ospita oltre 30.000 oncologi, verranno presentate le principali novità dalla ricerca ma ampio spazio sarà dedicato anche ai temi organizzativi e di politica ed economia sanitaria. In un contesto di crisi globale, capire come ottimizzare le risorse in sanità è infatti  essenziale per poter garantire ai malati le migliori cure e  qualità della vita.

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Fondo sanitario sprecato al 10%

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

“Da un calcolo di massima, si può stimare che circa il 5-10% del Fondo sanitario nazionale finisca in sprechi”. Lo ha evidenziato il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenendo ieri mattina al convegno “Legalità ed efficienza: le risorse della buona salute”, organizzato a Roma da Farmindustria. “Quello degli sprechi in sanità – ha aggiunto Ferruccio Fazio – è uno dei problemi che questo Governo ha affrontato per primo. Tanto è vero che oggi abbiamo una serie di indicatori di efficienza e di appropriatezza del sistema che abbiamo fornito alle Regioni e alla presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia del Servizio sanitario nazionale, e che consentono di fare finalmente un’analisi concreta su questo aspetto”, ha precisato il ministro. “Bisogna continuare a lavorare per ridurre questi sprechi – ha continuato – cosa che stiamo facendo soprattutto con le Regioni oggetto di piano di rientro. Rimodulando, riorganizzando e ristrutturando i percorsi sanitari delle Regioni, nel breve periodo, si potrà riportare la situazione a un livello sostenibile”. “Sul lungo periodo, invece – sostiene il ministro – la sostenibilità della sanità in tutto il mondo dipende dallo sviluppo dei servizi territoriali. Questo perché l’incremento demografico ci porterà ad avere il 35-40% della popolazione composta da ultrasessantacinquenni con malattie croniche che non potrà essere curato solo negli ospedali. I sistemi dei Paesi che non si doteranno di strutture sanitarie territoriali imploderanno, mi preoccupa ad esempio la situazione degli Stati Uniti”. “L’Italia, in questo senso – ha aggiunto Fazio – è in una situazione di vantaggio, perché stiamo andando in questa direzione”. Per il ministro, i settori della sanità che sono maggiormente oggetto di sprechi sono ” quello dei beni e dei servizi, della spesa ospedaliera e della diagnostica ambulatoriale. C’è inoltre bisogno di un’ottimizzazione dell’utilizzo del personale”. (fonte farmacista33)

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L’Italia dei Diritti contro il Patto per la Salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2009

“Non capisco come si possa chiamare ‘patto per la salute’ un provvedimento che punta soltanto a tagliare fondi e personale”. Questo il commento di Luigino Smiroldo, vice responsabile per la Sanità del movimento Italia dei Diritti, riguardo al nuovo Patto per la Salute concordato definitivamente giovedì 3 dicembre. L’accordo finanziario e programmatico triennale tra il Governo e le Regioni, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema non ha avuto esiti positivi per i cittadini e le regioni più virtuose. Si prevedono infatti maggiori oneri a carico degli utenti, nessun impegno per il contenimento delle liste di attesa e un taglio del Fondo per la non autosufficienza. Il patto, inoltre, aumenta i trasferimenti dallo Stato centrale a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale gestito dalle regioni. Le nuove norme prevedono aumenti automatici delle addizionali regionali Irpef (0,3%) e Irap (0,15%) oltre il massimo consentito dalla legge, oggi fissato all’1,4%. Gli aumenti scatteranno se le spese per la salute si riveleranno fuori controllo. “Tante parole, buoni propositi scritti sulle normative, procedure e verifiche porterebbero a pensare che il livello di assistenza sanitaria in Italia sia efficiente – ha continuato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – La realtà è un’altra. Si riducono finanziamenti e si adottano standard molto rigidi che penalizzano le regioni che hanno ridotto il numero degli ospedali. L’Italia dei Diritti – conclude Smiroldo – chiede che venga adottata in tutto il Paese la certificazione di qualità dei nosocomi e che siano previsti controlli esterni costanti affinché si raggiungano gli standard europei nel campo della Sanità”.

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Nuovo Patto per la salute 2010-2012

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2009

E’ stato siglato il nuovo Patto per la salute 2010-2012. Si tratta di un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del SSN, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni, a garantire l’unitarietà del sistema. Le regioni hanno il compito di assicurare l’equilibrio economico finanziario della gestione sanitaria, da parte sua, lo Stato si impegna ad assicurare 104.614 milioni di euro per l’anno 2010, 106.934 milioni di euro per l’anno 2011, un incremento del 2,8%; per l’anno 2012. Questi i settori in cui operare al fine di qualificare i servizi sanitari regionali e garantire un maggior controllo della spesa: riorganizzazione delle reti regionali di assistenza ospedaliera; assistenza farmaceutica; governo del personale; qualificazione dell’assistenza specialistica; meccanismi di regolazione del mercato e del rapporto pubblico privato; accordi sulla mobilità interregionale; assistenza territoriale e post acuta; potenziamento dei procedimenti amministrativo contabili; rilancio delle attività di prevenzione. Sono confermate le funzioni del Tavolo di verifica degli adempimenti e del Comitato permanente per la verifica dei Livelli essenziali di assistenza; È istituita la Struttura di monitoraggio paritetica che si avvale del supporto dell’AGENAS e dell’AIFA, e provvede all’aggiornamento degli strumenti di valutazione e monitoraggio. Circa l’assistenza farmaceutica e i dispositivi medici Governo e Regioni si impegnano a costituire un apposito tavolo. Infine, nelle singole regioni e province autonome la dotazione di posti letto di residenzialità e delle strutture di semiresidenzialità e l’organizzazione dell’assistenza domiciliare per pazienti anziani e altri soggetti non autosufficienti, sono oggetto di uno specifico atto di programmazione integrata; l’ammissione alle varie forme di assistenza residenziale e domiciliare è subordinata ad una valutazione multidimensionale effettuata con strumenti valutativi già concordati dalle Regioni con il Ministero del lavoro; sono definitivamente attivati i flussi informativi relativi alle prestazioni di assistenza domiciliare e di assistenza residenziale afferenti al Nuovo sistema informatico sanitario.

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