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Scuola: Incontro all’Aran per gli scioperi, Anief presente

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Il sindacato convocato per la prima volta come rappresentativo del contratto. Cavallini, presidente Anief Campania: «Presentate le nostre istanze, ci saremo anche il mese prossimo»Il sindacato della scuola Anief è stato convocato per la prima volta all’Aran come sindacato rappresentativo del comparto Istruzione e Università. Erano presenti Chiara Cozzetto, segretaria del Consiglio nazionale di Anief, e Stefano Cavallini, presidente di Anief Campania. Quest’ultimo ai microfoni di Teleborsa ha chiarito le ragioni dell’incontro e spiegato che Anief sarà presente all’Aran anche il mese prossimo. «Per noi – sottolinea Cavallini – è stato un appuntamento storico. La tematica della convocazione non era per niente banale, trattandosi di un incontro preliminare riguardante gli scioperi del comparto. Anief ha presentato le proprie istanze che riguardano soprattutto la non compressione del diritto allo sciopero che deve riguardare sia il personale docente che il personale Ata”. Nel suo intervento c’è stato spazio per vari aspetti riguardanti il diritto allo sciopero, ma anche la comunicazione “volontaria” e l’opportunità di definire degli “intervalli” alla ripresa delle attività scolastiche dopo le festività. «Sono osservazioni iniziali che comporteranno una riflessione da parte di tutti», ha concluso Cavallini.

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Scuola: Sindacati, ad un anno di distanza nuova fumata nera in Aran sull’accordo per il rinnovo della rappresentatività

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Anief diffida tutte le confederazioni presenti al tavolo e chiede un voto sull’ipotesi di accordo sostenuta dal Governo prima del 30 giugno per non violare il voto e il risultato delle ultime elezioni RSU. Il presidente Marcello Pacifico si dice pronto a portare la questione in tribunale, perché dopo 12 mesi non è possibile ignorare la legge e le regole condivise per l’interesse di qualcuno che ha perso una parte del consenso dei lavoratori.
Per i comparti del pubblico impiego la rappresentatività si misura con il 5% del dato associativo ed elettorale preso durante le ultime elezioni RSU. Il dato delle deleghe è del dicembre 2017, quello dei voti dell’aprile 2018. A gennaio 2019, l’Aran delibera l’accertamento provvisorio dei nuovi sindacati, tra cui risulta Anief come new entry nella scuola dopo un trentennio di monopolio sindacale. Nell’aprile 2019, l’Atto di indirizzo del ministro Bongiorno è emanato per firmare i CCNQ per la definizione delle nuove aree e comparti e per l’attribuzione di permessi e distacchi per il triennio 2019/2021. Nel mese di giugno, l’Aran convoca per tre volte le confederazioni rappresentative per la firma degli accordi quadro. Al secondo incontro presenta una bozza che ancora al terzo incontro non viene messa ai voti nonostante più della metà delle organizzazioni sindacali presenti sembra orientata al voto favorevole. Intanto, entro il 30 giugno i sindacati rappresentativi sono obbligati a chiedere al Miur i docenti che saranno collocati in aspettativa per il prossimo anno scolastico. E fra un anno e mezzo riparte il nuovo conteggio delle deleghe prima del nuovo voto elettorale.
Il presidente di Anief, Marcello Pacifico, presente a tutte le convocazioni dell’ARAN, in qualità di segretario organizzativo della Confedir e confederale della Cisal – confederazioni rappresentative nell’area della dirigenza e nei comparti della P.A. -, registra come la maggioranza delle sigle sindacali si dichiari d’accordo a votare l’ipotesi del CCNQ proposta dal presidente dell’ARAN già alla seconda convocazione sull’atto di indirizzo del Governo. Ma l’opposizione di CISL e CGIL all’approvazione del testo, senza modifiche insieme a quella di alcune confederazioni della dirigenza contrarie all’intervento del legislatore sul passaggio dall’area delle funzioni locali a quella della dirigenza medica dei dirigenti amministrativi della sanità, sembra che stia rallentando e dilatando nel tempo, dopo ogni ritardo consentito, l’attribuzione delle prerogative sindacali. Tutto ciò si sta realizzando al punto da rendere inutile il successo ottenuto dell’Anief alle ultime elezioni RSU.

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Scuola Aran: settimana decisiva per la firma del CCNQ su aree, comparti e rappresentatività

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il 19 e 20 giugno, per la terza volta, sono state convocate le Confederazioni sindacali per il rinnovo degli accordi propedeutici al via delle prerogative sindacale alle nuove organizzazioni che hanno vinto le ultime elezioni Rsu. La novità più importante riguarda l’entrata dell’ANIEF che sposterà gli attuali equilibri dei tavoli contrattuali, a partire da quelli gestiti dal Miur e dal Governo. Forte resistenza anche da parte di alcune confederazioni per la perdita di ore di permesso e distacchi. Marcello Pacifico (Anief): Non è tollerabile che dopo un anno, ancora non possiamo esercitare le nostre libertà sindacali e perorare i diritti dei nostri associati. Se per la terza volta non si firmeranno le proposte dell’Aran, nonostante un’evidente maggioranza, chiederemo ai giudici un intervento urgente.

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Incontro Aran: Pronti a valorizzare la professione dei lavoratori della scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Presso l’Aran ha avuto luogo l’incontro tra le confederazioni sindacali per il rinnovo degli accordi quadro su comparti aree e rappresentatività. Teleborsa ha intervistato il presidente nazionale del giovane sindacato, divenuto rappresentativo in occasione delle elezioni Rsu 2018, Marcello Pacifico. Pacifico ha affermato che, in occasione dell’incontro, “alcune confederazioni come CGIL e CISL hanno chiesto di approfondire la questione sul rinnovo dei comparti e delle aree, mentre tutte le altre organizzazioni confederali, tra cui CISAL e anche la stessa CONFEDIR, hanno preso atto e tutti quanti hanno chiesto un impegno preciso per certificare quello che ormai è sotto gli occhi di tutti. Infatti è stato chiesto all’Aran di certificare questi dati che sono ormai emersi, in modo da affrontare nuove relazioni sindacali che rispettino la volontà di chi si iscrive a un sindacato, di chi vota un rappresentante sindacale, cioè sostanzialmente che rispettino le semplici regole democratiche, scongiurando il rischio di possibili danni o perdite di tempo per ragioni di convenienza”.”Anief nella delegazione Cisal era presente, così come Udir nella delegazione Confedir, ed entrambi i sindacati sono pronti a portare avanti le istanze di tutto il personale della scuola docente, educativo e Ata ma anche dirigente per valorizzare la professione e fare in modo che nella scuola si parli di contenuti che portino a un miglioramento dei servizi anche per il cittadino”.

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Scuola: Nuovo incontro all’Aran

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Ha avuto luogo un altro incontro, il sesto, all’Aran con le organizzazioni sindacali: focus, il CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca. Nel corso della riunione, sono state prese in considerazione soprattutto le specificità della sezione del contratto relativa ai DS. Tra i tanti temi oggetto di discussione: la formazione dei dirigenti scolastici, la mobilità, la rotazione degli incarichi e la ricostruzione del rapporto di lavoro, il numero dei posti rispetto a quelli vacanti e disponibili, la sostituzione in caso di ferie e assenze. Inoltre, è noto che il prossimo incontro verterà sulle relazioni sindacali. Circa la questione del contratto non si è arrivato a nulla. Come Udir aveva già previsto qualche giorno fa, nessuna parola è stata spesa sulla perequazione interna tra gli ex presidi assunti prima del 2001 e i dirigenti scolastici assunti dopo, di quei 5 mila euro che non ci sono nelle buste paga dei neo-assunti, di cui si aspetta la decisione della Cassazione su un ricorso patrocinato proprio dal giovane sindacato che invita gli interessati a richiedere la diffida specifica.

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Scuola: Domani la firma definitiva sul rinnovo del contratto della vergogna: sindacati convocati all’Aran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Per Anief l’accordo è illegittimo e viola la giurisprudenza italiana, diversi articoli della Costituzione, nonché diverse direttive comunitarie dagli aumenti miseri, tre volte sotto l’inflazione, al precariato e ricostruzione di carriera, dall’organizzazione dell’orario di lavoro alla temporizzazione censurata dalla Cassazione, dalla libertà sindacale alla validità delle norme contrattuali, dalla mobilità alla parità di trattamento.
Dopo dieci anni di blocco contrattuale, diverse sentenze delle SS.UU. della Corte di Cassazione, della Corte di Giustizia Europea e della Corte costituzionale ci si sarebbe aspettati da Governo e Sindacati confederali il rispetto del diritto e non una firma che rinneghi il principio della parità di trattamento tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro (neo-assunti dal 2011), siano essi precari che di ruolo, docenti curricolari, di sostegno o potenziatori (mobilità). Illegittime sono anche le norme che vorrebbero estendere la validità del contratto al di là del triennio di riferimento, al punto tale da non definire nell’ultima fascia tabellare alcun limite temporale legato a un pensionamento certo, come la volontà di escludere dalle contrattazioni integrative quei sindacati non firmatari delle ingiuste regole patrizie. Questo contratto è una vergogna, non è democratico e sarà annullato nei tribunali. Né va meglio per quei quattro soldi, quasi un’elemosina, che vengono spacciati per aumenti, ma che in realtà sono lontani dal salario minimo che un lavoratore percepisce nel settore privato. La Corte dei Conti ha certificato l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ – che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca – siglata lo scorso 9 febbraio. La certificazione riguarda l’attendibilità dei costi quantificati per il rinnovo del contratto e la compatibilità con le risorse disponibili. Decisamente imbarazzanti risultano le dichiarazioni sull’evento da parte della Ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale, invece di schernirsi per avere sottoscritto un contratto modesto, molto piccolo, che lascia i lavoratori della scuola tra i meno pagati della PA – nemmeno 30 mila euro l’anno -, si dichiara molto soddisfatta “per il traguardo raggiunto, che ci consente di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico”.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Viene da chiedersi cosa ci sia da essere soddisfatti, visto che in base al tasso IPCA – il quale dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 – gli incrementi in busta paga non sarebbero dovuti andare sotto i 300 euro. Invece, ci si è fermati ad incrementi-micragna che corrispondono allo 0,36%, all’1.09% e al 3,48%. Un discorso simile vale per gli arretrati 2016-2017, 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il periodo durante il quale i dipendenti hanno perso oltre 6mila spettanti. Rimane anche da capire che fine abbiano fatto le quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, assegnate anche dalla Corte Costituzionale. E pure le prime mensilità del 2018, utili ad avviare quel processo perequativo, indispensabile per permettere anche a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi di garantirsi gli aumenti, pure se solo fino al 31 dicembre 2018. Il problema è molto sentito dal personale e per questo abbiamo deciso di scioperare anche il 2 e 3 maggio prossimi.

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Scuola – Contratto: la proposta dell’Aran è irricevibile

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneMettendo a confronto gli stipendi, si evidenzia che a fine carriera il gap negativo dei nostri docenti rispetto a quelli della media Ue è di circa il 20%. Eppure l’impegno in classe è quasi identico: alla primaria, ad esempio, in Italia il numero di ore annue in cattedra è solo del 5% in meno. Perché poi in Germania i compensi annui dei docenti sono quasi il doppio rispetto ai nostri? E Il nuovo contratto è a dir poco deludente, visto che non risolve nulla né sul piano stipendiale né normativo. Anzi, si rischia di peggiorare la situazione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’Aran ha in serbo di inserire tra le ore obbligatorie funzionali all’insegnamento nuovi compiti, in cambio di aumenti farsa. Non va meglio per chi comincia a insegnare, il cui compenso è inferiore del 6,5% rispetto a quanto si percepisce per lo stesso lavoro nell’area Ocse. Ora, l’Aran con il nuovo contratto cerca di introdurre delle norme che tendono ad assimilare l’opera di chi insegna nella scuola ad un lavoro impiegatizio. Dalla bozza di nuovo contratto collettivo nazionale, inoltre, non si recepiscono le sentenze della Corte suprema sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, né si elimina il raffreddamento della carriera nelle ricostruzioni attuate per il personale di ruolo. Addirittura, si attribuiscono appena 220 euro netti di arretrati per il 2016 e il 2017 ed aumenti di soli 40 euro netti per il 2018: è una cifra ridicola, addirittura tre volte inferiore all’aumento del costo della vita registrato dopo il blocco decennale degli stipendi. Qualsiasi proposta di aumento dell’orario lavorativo e di mansioni senza risorse aggiuntive, va rispedita al mittente. Per questo insistiamo con i ricorsi in tribunale, confermando la mobilitazione del personale che, anche per altre motivazioni, porterà il nostro sindacato scioperare due volte nelle prossime settimane e a scendere in piazza il 23 marzo per una grande manifestazione nazionale.Anief ricorda che è ancora possibile recuperare 2.654 euro di arretrati, incrementati dei primi due mesi del 2018 indebitamente sottratti, e a partire da settembre 2015, come ha confermato due anni fa la Corte Costituzionale: basta consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali: la prima sulla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, la seconda di effettivo incremento. Ancora per pochi giorni, infine, è possibile candidarsi come Rsu dell’Anief, compilando on line la scheda sul portale Anief.La scuola è sempre più al centro degli interessi del Paese: imperversano i numeri e anche questi ci dicono che gli stipendi sono troppo bassi. In queste ultime ore, è stato infatti riproposto l’ultimo rapporto Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, che ogni anno nel suo rapporto Education at a glance mette a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri. A farlo è stato il quotidiano Il Messaggero, che ha ricordato il numero di ore passate dai docenti dietro la cattedra, in classe con gli alunni, da cui emerge “un impegno leggermente inferiore a quello medio dell’area Ocse”. Ad esempio, “nella primaria il confronto è di 752 ore contro 794”.
Il disavanzo di ore si scopre che è veramente minimo: dividendo l’impegno per le 33 settimane minime di didattica annuale, emerge infatti che i nostri maestri insegnano tra una e due ore a settimana in meno. Se il gap si colloca attorno al 5%, allora è normale guadagnare meno? Niente affatto, perché la differenza economica rilevata è eccessiva: a dirlo è la stesso Ocse, che mettendo a confronto gli stipendi a fine carriera evidenzia il differenziele economico dei nostri docenti rispetti a quelli dei singoli Paesi e delle media Ue. A fronte di un impegno in classe quasi identico, a fine carriera il compenso dei nostri docenti è in media circa del 20% in meno. Con alcuni Paesi, come la Germania, dove sono quasi doppi rispetto ai nostri.“Senza contare tutte le altre ore obbligatorie funzionali all’insegnamento – incalza Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – che ora l’Aran vuole innalzare, inserendovi nuove mansioni in cambio di aumenti farsa. Non va meglio per chi comincia a insegnare, il cui compenso annuo medio è inferiore del 6,5% rispetto a quanto si percepisce per lo stesso lavoro nell’area Ocse. Invece di cercare di ridurre la forbice, con il nuovo contratto si mantiene l’attuale assetto generale. Anzi, cercando pure di introdurre delle norme che vogliono assimilare chi insegna nella scuola ad un semplice impiegato”.Anche secondo la rivista Orizzonte Scuola, “la premessa necessaria è che nel contratto di lavoro degli insegnanti italiani, a parte le 40+40 ore destinate alla partecipazione a collegi docenti e consigli di classe, non viene messo nero su bianco quante sono le ore destinate all’attività lavorativa al di fuori dell’orario di cattedra . E questo complica tantissimo le cose. Né si prevedono miglioramenti in tal senso nel nuovo Contratto, in queste settimane oggetto di trattative tra ARAN e sindacati”. Il nuovo contratto, infatti, non contiene nulla di buono.“Di fronte a queste condizioni – conclude Pacifico – il nostro sindacato si oppone senza se e senza ma: qualsiasi proposta di aumento dell’orario lavorativo e di mansioni senza risorse aggiuntive, va rispedita al mittente perché è irricevibile. Che cosa c’è da contrattare? Per tale motivo insistiamo con i ricorsi in tribunale, confermando la mobilitazione del personale che, anche per altre motivazioni, porterà il nostro sindacato scioperare due volte nelle prossime settimane e a scendere in piazza il 23 marzo per una grande manifestazione nazionale”.

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Contratto scuola: regole liberticide, aumento delle ore di lavoro e salario dignitoso negato per docenti e ATA

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cNuovo incontro all’Aran per il contratto scuola, l’amministrazione improvvisamente si è presentata con un testo di più di cento pagine, senza ancora una volta la possibilità di analizzarlo prima.
Siamo dinanzi all’ennesima forzatura dell’Aran su un contratto che è un campo minato per governo e concertativi. Aran che rivendica l’inserimento delle leggi Brunetta e Madia nei contratti, fornendo così un atto di indirizzo non scritto. “Abbiamo ribadito che daremo battaglia sul codice disciplinare e le sanzioni, ripresentati anche nella versione di oggi con tutte le assurdità già evidenziate precedentemente”, afferma Luigi Del Prete dell’esecutivo USB Scuola. “Siamo dinanzi ad un codice Rocco della scuola, con un preside-podestà che punisce i lavoratori per presunte negligenze lavorative, per l’espressione di opinioni non gradite dall’amministrazione e per scambi social con genitori ed alunni.Un contratto che aumenta i carichi di lavoro a parità di stipendio, che mette formazione e tutor dell’alternanza nella funzione docente, che non vede soldi aggiuntivi ma solo gli spiccioli già dati ai lavoratori delle funzioni centrali, con l’ammissione di una perequazione che durerà pochi mesi” conclude Del Prete. USB denuncerà in ogni luogo questo contratto liberticida che condanna la scuola ad essere una caserma, umiliando personale ATA e docenti con quattro soldi ed un controllo ossessivo ed oppressivo, mentre premia i presidi-sceriffi con aumenti di 400 euro. Aspettiamo Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda al varco di questo contratto, la loro sarà una firma che condannerà la scuola pubblica statale ad anni di oscurantismo e servilismo.

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Pubblici dipendenti: in fila per un obolo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

ministero-finanzeQuest’anno non è stata la Befana a portare cenere e carbone nelle calze dei dipendenti pubblici ma CGIL-CISL-UIL-CONFSAL e Governo con l’ipotesi di Contratto collettivo per le Funzioni Centrali, sottoscritta il 23 dicembre, a ridosso delle festività natalizie.La fretta di chiudere l’accordo per far arrivare nelle tasche dei lavoratori qualche soldo prima delle elezioni politiche e di quelle per il rinnovo delle RSU, secondo la regola mai abbandonata del voto di scambio, non ha certo aiutato la trattativa; così come non ha aiutato l’atteggiamento dell’Aran nel condurre il confronto e la continua fuga di documenti dati in pasto ai giornali ancor prima di presentarli e discuterli al tavolo, in modo tale da considerarne i contenuti ormai come acquisiti. Ma certo è che su tutta la trattativa ha pesato in maniera fortemente negativa il protocollo del 30 novembre 2016, siglato guarda caso dalle stesse organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di contratto, che si sono accontentate di 85 euro medi lordi da marzo 2018, dopo oltre otto anni di blocco contrattuale, che per i livelli economici della prima e seconda area diventano ancora di meno. A poco serve l’elemento “perequativo”, perché è un palliativo per il solo 2018 che non va nemmeno nel conteggio del TFR. Tre giorni di trattativa, dal 20 alla notte del 22 dicembre, per arrivare alla definizione di un pessimo contratto, che i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego non meritavano, dopo aver subito una lunga, violenta ed ingiustificata campagna di denigrazione collettiva.Un pessimo contratto dal punto di vista economico, dal momento che non restituisce neanche il 40% dell’inflazione registrata nel periodo di blocco della contrattazione, tra il 2010 e il 2017. Un pessimo contratto che ha evitato di affrontare uno dei nodi principali della discussione: il riconoscimento della professionalità acquisita e il superamento del mansionismo della prima e seconda area (Aree A e B), da attuare attraverso una profonda e necessaria revisione degli ordinamenti professionali. Chi ha firmato il contratto ha deciso di rinviare qualunque decisione a dopo le elezioni RSU, istituendo una non necessaria Commissione paritetica forse perché aveva in testa soluzioni impopolari.Un pessimo contratto col quale si inasprisce ulteriormente l’azione disciplinare, colpevolizzando in modo indiscriminato le assenze a cavallo dei fine settimana o dei giorni festivi, si adottano restrizioni sulla fruizione dei permessi Legge 104 prevedendone la programmazione mensile, si limitano a 18 ore le assenze annue riconosciute per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche.Un pessimo contratto che sui sistemi premiali mantiene intatta la filosofia introdotta da Brunetta, rinviando alla contrattazione integrativa la scelta d’individuare la quota dei più meritevoli tra quelli considerati più bravi della media, a cui destinare una quota maggiorata di incentivo. E’ la riedizione del sistema di valutazione previsto da Brunetta, solo che saranno i sindacati a decidere le quote di composizione delle tre fasce, riappropriandosi così della contrattazione!Non sono invece più materia di contrattazione tre importanti argomenti come: l’articolazione dell’orario di lavoro; la formazione; la mobilità del personale. Si può parlare in questo caso di un recupero del ruolo sindacale come hanno fatto CGIL-CISL-UIL all’indomani della firma del protocollo del 30 novembre? Oltre all’informativa, il contratto prevede l’istituto del “confronto”, nato dalle ceneri della concertazione, cha non ha in ogni caso natura negoziale, come l’Osservatorio paritetico per l’innovazione, che sarà costituito in tutte le amministrazioni.CGIL-CISL-UIL-CONFSAL si sono rifiutate di cancellare dal contratto l’odiosa norma ricattatoria che prevede che solo i firmatari del Contratto collettivo nazionale di lavoro possano poi partecipare alla contrattazione integrativa di amministrazione. Non conta essere rappresentativi, avere iscritti e voti RSU in numero sufficiente ad essere ammessi al tavolo della contrattazione all’Aran, perché lì scattano altre tagliole, inventate ad arte per ostacolare le organizzazioni sindacali che possono ancora contare su una vera partecipazione dei lavoratori.Tranne alcune norme di civiltà come quelle sulle unioni civili e sulla protezione delle donne che subiscono violenza, nel complesso ci troviamo di fronte ad un contratto insufficiente sul piano economico e fortemente negativo su quello normativo. Eppure c’è chi, come la CGIL, lo presenta come un “buon contratto, acquisitivo (?!), innovativo, che garantisce un sistema di relazioni sindacali rinnovato e più forte”. E del resto come giustificare altrimenti una firma che ancora una volta ha il sapore amaro della marchetta elettorale? Saranno i lavoratori e le lavoratrici del comparto Funzioni Centrali a decidere nelle prossime settimane se è un buon contratto o se sono giuste e condivisibili le valutazioni che hanno portato la USB a non sottoscrivere l’ipotesi di accordo e ad aprire la consultazione tra i lavoratori. Invitiamo tutti a partecipare e a prendere posizioneLa parola ora deve passare ai lavoratoriEsecutivo Nazionale USB PI

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Contratto Istruzione e Ricerca, Usb ribadisce all’Aran: 300 euro di aumento per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneDiciamo subito che questo inizio di discussione articolato in due giornate ha messo subito in evidenza il fallimento del nuovo comparto la cui estrema eterogeneità rappresenta di fatto un problema insormontabile nella costruzione di un unico contratto di lavoro. Infatti la Scuola continua a dover essere trattata in modo separato per un’oggettiva differenza da tutto il resto del Pubblico Impiego e Università Ricerca e AFAM pur potendo contare su qualche elemento comune ne hanno molti altri specifici che sono però alla base del loro funzionamento. Quindi se non si vogliono snaturare completamente istituzioni che hanno un ruolo così delicato nella nostra società, assimilarli in un unico contratto diventa un esercizio di fatto impossibile.Entrando più nel merito, in questi due giorni di discussione oltre ad affrontare questioni di metodo che hanno portato il tavolo a propendere per discussioni articolate in sezioni riferite agli ex comparti, si sono iniziati a trattare il tema delle relazioni sindacali e la questione economica.
In entrambi i casi abbiamo registrato una rigidità da parte di ARAN che ha lasciato pochi spazi in merito alla possibilità di superare realmente quanto disposto dalla cosidetta legge Brunetta e sulle risorse a disposizione degli aumenti che sembrano ipotecate dal 3,48% di aumento elargito per i lavoratori del comparto delle Funzioni Centrali.USB nei suoi interventi ha sottolineato come non consideri in alcun modo vincolante il contratto delle Funzioni Centrali, rivendicando una piena contrattazione per Istruzione e Ricerca, che oltre ad essere un diritto legittimo per qualsiasi contratto, in questo caso diventa una necessità improrogabile a causa delle peculiarità dei settori interessati che devono assolutamente essere salvaguardate. In questo senso abbiamo ribadito come la percentuale di aumento prevista non copra neanche in minima parte la perdita del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici che in questi anni di blocco è pari al 12,2% in termini di inflazione e abbiamo rilanciato la proposta della piattaforma USB di 300 euro di aumenti per tutti, senza percentuali che andrebbero a allargare la forbice salariale già presente in tutti i settori. In particolare abbiamo sottolineato come il Governo abbia trovato le risorse (400 euro netti mensili) per adeguare i dirigenti scolastici ai nuovi colleghi del comparto, mentre i docenti e il personale ATA sembrano destinati a rimanere le Cenerentole del comparto, in compagnia del personale tecnico amministrativo degli atenei. O come i lavoratori degli enti di Ricerca debbano continuare ad essere in fondo alla classifica dei salari europei nella Ricerca, salvo poi lamentarsi dell’ormai fin troppo citata “fuga dei cervelli”. È chiaro come lo scellerato accordo del 30 novembre, che USB non ha firmato, individuando in 85 euro medi lordi la cifra utile al contratto pesi come un macigno su questo rinnovo contrattuale.Sulle relazioni sindacali, per le quali l’ARAN a fine riunione ha consegnato una bozza di documento che ci riserviamo di analizzare, USB oltre a richiedere di riportare nella contrattazioni le materie dell’organizzazione del lavoro, dell’orario di lavoro, della mobilità e della formazione, ha rivendicato le specificità degli ex comparti. Più nel dettaglio riteniamo vada valorizzato il ruolo delle RSU nelle contrattazioni di Ateneo magari anche estendodolo ad altri settori come quello degli Enti di Ricerca; va tenuto conto che nell’organizzazione del lavoro degli EPR ha particolare rilievo la carta del ricercatore; infine è fondamentale salvaguardare la particolare organizzazione della Scuola, anche in questo caso estremamente diversa da tutti gli altri, togliendo ai Dirigenti Scolastici lo strapotere conferitogli dalla Legge brunetta e dalla legge 107/2015.La contrattazione proseguirà la prossima settimana per sezioni entrando nel merito delle specifiche problematiche, USB continuerà a sostenere le ragioni di lavoratori che dopo otto anni di blocco vogliono un contratto che dia risposte alle loro richieste sia in termini economici che normativi, anche se i primi segnali non ci sembra che vadano in questo senso.

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Scuola: Rinnovo del contratto, fumata nera all’Aran: gli 85 euro rimangono un miraggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

ministero-finanzeSindacati rappresentativi e parte pubblica sono ferme a quello che l’Anief sostiene dalla scorsa estate: l’aumento del 3,48% per il 2018, pure da marzo anziché del 1° gennaio, tralasciando i miserevoli arretrati per il biennio 2016-2017, arriva a coprire in media non più di 70 euro per docenti e Ata. Considerando che moltissimi dipendenti della scuola percepiscono compensi ridotti, non superiori ai 25mila euro, per loro la maggiorazione sarà quindi ben lontana dai famigerati 85 euro. Anche la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi. Nulla di fatto anche per i diplomati magistrale, con la parte pubblica che prende tempo per decidere sul da farsi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria. Per i diplomati magistrale, viene da chiedersi cosa avrebbero dovuto fare, dal momento in cui l’amministrazione ha improvvisamente deciso di cambiare le carte in tavola, tirandoli fuori da quelle graduatorie utili ad essere assunti a tempo indeterminato, come hanno fatto i loro compagni di banco per anni e come del resto ha confermato lo stesso Consiglio di Stato accogliendo un alto numero di ricorsi presentati per la medesima motivazione. Rimane quindi confermato lo sciopero Anief dell’8 gennaio, al ritorno dalle vacanze, con annessi sit-in in diverse città.

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Pubblico impiego: avvio rinnovo contratto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

Marianna_MadiaIl ministro Madia ha inviato all’Aran la direttiva per avviare il rinnovo dei contratti dei lavoratori del pubblico impiego fermi dal 2009. Il primo dato che emerge è che le risorse stanziate non sono sufficienti nemmeno per rispondere all’impegno assunto con il protocollo del 30 novembre 2016 tra governo e sindacati complici, i famosi 85 euro medi lordi a regime nel 2018, dopo nove anni di blocco contrattuale. Su un reddito di € 21.000,00 l’incremento dell’1,45% previsto attualmente corrisponde a € 25,37 lordi mensili. Quella di CGIL-CISL-UIL è stata una vera marchetta elettorale per sostenere il governo Renzi nel referendum costituzionale del 4 dicembre, finito con la disfatta dei sostenitori del SI’ e con l’ennesima figuraccia di chi negli anni ha anteposto interessi politici e di sopravvivenza alla tutela dei lavoratori.Bisognerà aspettare la Legge di stabilità del 2018 per verificare se l’attuale governo metterà in bilancio le risorse mancanti per garantire gli 85 euro, che risultano largamente insufficienti a recuperare i mancati aumenti degli anni di blocco contrattuale, anche prendendo a riferimento quell’indice IPCA che si vuole utilizzare al posto del calcolo dell’inflazione. Se guardiamo ai valori tendenziali dell’IPCA nel solo 2017 (+1,6% a maggio) risulta palese che le risorse stanziate attualmente a regime non coprono nemmeno le necessità di quest’anno. Su cosa si aprirà dunque la contrattazione? Sulla parte normativa, che recepisce molti dei contenuti della Riforma Brunetta, soprattutto sulla cosiddetta meritocrazia, che il ministro Madia non ha voluto cancellare e che CGIL-CISL-UIL con la firma del 30 novembre hanno finito col rafforzare, oltre all’introduzione del welfare aziendale che sottrarrà ulteriori risorse al contratto. USB andrà all’Aran forte di una Piattaforma contrattuale che chiede 300 euro mensili di aumento uguali per tutti, la costituzione dell’area unica per superare il mansionismo e i limiti imposti per legge alla crescita professionale ed economica dei lavoratori, a cominciare da quelli delle aree inferiori, la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di retribuzione, la trasformazione del salario accessorio in retribuzione certa e stabile.USB è pronta a dare battaglia e a mobilitare i lavoratori perché il rinnovo del contratto, dopo anni di blocco, non si trasformi in un bagno di sangue per i lavoratori pubblici e non siano recepite burocraticamente tutte le norme che fanno indietreggiare ulteriormente le condizioni della categoria.

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Scuola: Contratto, domani al via incontri all’Aran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneDomani saliranno all’Aran i sindacati per avviare la contrattazione che nel volgere di alcune settimane dovrebbe portare alla messa a punto dell’Atto di Indirizzo. E, quindi, entro la fine del 2017, alla sottoscrizione dei contratti di categoria. Anief rinnova l’invito ai sindacati rappresentativi a non firmare la proposta e a ricorrere per ottenere l’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale che in assenza del contratto, per lo stesso triennio, porterebbe subito nelle tasche dei lavoratori 3.820 euro e altri 1.820 euro dal 2019 a regime (praticamente uno stipendio in più l’anno). Invece dei 1.205 euro previsti da questo accordo a perdere che, tra l’altro, non garantirà gli stessi incrementi per tutti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): a oggi, un lavoratore della scuola ha poco da ridere per il rinnovo del contratto di categoria. Perché andrà a perdere quasi 2.600 euro in meno di arretrati al lordo. Più 715 euro in meno all’anno, a regime, a partire dal 2018. Tutto questo, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale che tutti sanno essere la metà di quanto deve essere recuperato al momento della firma del contratto. Si tratta di cifre importanti. Che, alla luce delle risorse minimali stanziate dal Governo, solo il ricorso al giudice del lavoro può garantire.Anief ha deciso di inviare dei modelli di diffida specifici per lo sblocco dei 105 euro di indennità di vacanza contrattuale da settembre 2015 e per l’assegnazione in busta paga della stessa cifra quando si firmerà il contratto. Perché la loro presentazione offre molte più garanzie del contratto di categoria, il peggiore della storia della scuola pubblica italiana, che i sindacati si apprestano a firmare.

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Pubblico impiego: Riduzione dei comparti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

palazzo chigiOggi pomeriggio all’Aran si terrà il primo incontro con le organizzazioni sindacali finalizzato a ridurre da 11 a 4 i comparti di contrattazione della Pubblica Amministrazione. La riduzione, previsto dalla Riforma Brunetta, non è stata in alcun modo modificata dall’attuale esecutivo.L’USB Pubblico Impiego ha chiesto ufficialmente al Governo di emanare una norma di legge che rinvii la revisione dei comparti e domani sosterrà questa richiesta in sede Aran per andare all’immediato rinnovo dei contratti, fermi da ben sei anni, con adeguati stanziamenti nella prossima Legge di Stabilità.”La priorità dei lavoratori è il rinnovo del contratto e non le alchimie della composizione dei comparti”, afferma Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego. “Dopo sei anni di blocco della contrattazione i lavoratori pubblici non possono accettare l’elemosina che il Governo Renzi sembra voglia stanziare nella legge di stabilità. Pretendiamo aumenti veri, che riequilibrino la sperequazione determinata con questo blocco del contratto”.”I lavoratori pubblici hanno lasciato almeno 20 miliardi di euro sul piatto della crisi – incalza la dirigente USB – è giunto il momento di restituire valore alle retribuzioni. Il 16 ottobre saremo davanti al Ministero della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione con un’assemblea nazionale dei lavoratori del pubblico impiego, che si terrà open air per rivendicare contratti veri, assunzioni, a partire dai precari, e rilancio del Welfare”, conclude Mencarelli.

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