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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘area euro’

Europa: colpo di mano sulle banche

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

europa-261011-c“Lo sbrego istituzionale, per cui le modifiche ai principi fondanti dell`Unione europea vengono fatte con feroce determinazione attraverso colpi di mano dei paesi del Nord, si è ripetuto almeno due occasioni che si rivelano oggi, ex post, passaggi fondamentali, purtroppo in negativo, della vita dell`Ue e dell`area euro. Violenze istituzionali che hanno determinato lo stato attuale, non solo di crisi della costruzione europea, ma di totale e assoluta dominanza tedesca. Due date: 18 ottobre 2010 e 15 maggio 2014”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un editoriale pubblicato da ‘Il Giornale’.“Davanti al mare a ottobre 2010 lui era Nicolas Sarkozy, allora presidente della Repubblica francese, e lei la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Con una frase hanno esplicitato il complotto. «In caso di fallimento di un qualsiasi Paese europeo, le banche devono intervenire», sottintendendo, cosa mai messa in discussione prima, che gli Stati potessero fallire e che una crisi del debito sovrano in un paese portasse a fondo con sé pure il sistema bancario. Due eventualità non solo mai prospettate in passato, ma soprattutto di portata destabilizzatrice in scala mondiale già singolarmente, figurarsi combinate fra loro. Come di fatto, ahinoi, è poi avvenuto”.“La frase detta sulla spiaggia, in altre parole, significava che le banche europee da quel momento, nel calcolare il valore dei titoli di Stato in portafoglio, per fare il loro mestiere avrebbero dovuto scontare il rischio di fallimento dei Paesi emittenti. Quindi svalutare. Quindi ricapitalizzare. Nel frattempo precipitare in borsa e vedere rarefarsi la liquidità, con il relativo credit crunch. Questa infausta regola si ritrova pari pari tra i parametri, annunciati 1`8 aprile 2011, che le banche europee devono rispettare per superare gli stress test cui sono sottoposte dall’Autorità bancaria europea (Eba). Requisito che, aggiunto agli obblighi di capitalizzazione previsti da Basilea 3 (del 12 settembre 2010), ha portato, come abbiamo vissuto sulla nostra pelle, il settore bancario allo stremo. Attenzione: con effetti diversi a seconda degli Stati. Che strano, poi, che il criterio del valore di mercato valesse solo per i titoli del debito pubblico e non anche per gli altri, per esempio per i titoli tossici. Sarà forse perché di questi ultimi erano piene le banche tedesche e francesi e una previsione in tal senso le avrebbe danneggiate?”.“A Bruxelles a maggio 2014, invece, veniva approvata la direttiva cosiddetta sul bail-in, che ha aggiunto un ulteriore tassello, anch’esso destabilizzante su scala globale, per cui non solo gli Stati, ma anche le banche possono fallire. Se prima della direttiva gli Stati potevano intervenire per salvare le banche in difficoltà, con le nuove regole gli istituti di credito devono trovare all’interno dello stesso sistema bancario le risorse per far fronte allo stato di crisi. Significa che per i cosiddetti «salvataggi» non vengono utilizzati fondi pubblici, ma si azzera il valore delle azioni delle banche, delle obbligazioni, prime fra tutte quelle «subordinate», e in casi estremi ì depositi superiori a 100.000 euro dei comuni risparmiatori. Ne è derivata, come era ovvio, una crisi di fiducia dei cittadini dell’Eurozona nel sistema bancario e, da un lato, il crollo dei depositi, dal’altro il crollo delle valutazioni di borsa dei titoli delle banche”, conclude Brunetta.

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Inflazione nell’area dell’euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2011

“La stima rapida dell’Eurostat – secondo i dati forniti da Banca Italia – per quanto concerne i prezzi indica che a giugno il tasso di inflazione sui dodici mesi misurato sullo Iapc (indice armonizzato sui prezzi al consumo) è stato pari al 2,7% nell’area dell’euro, senza variazioni rispetto a maggio. L’inflazione relativamente elevata osservata negli ultimi mesi è ampiamente riconducibile ai rincari dell’energia e delle materie prime. In prospettiva è probabile che si mantenga nettamente al di sopra del 2% nei prossimi mesi. Le pressioni al rialzo sull’inflazione, derivanti soprattutto dai corsi dell’energia e delle materie prime, sono ancora ravvisabili anche nelle fasi iniziali del processo produttivo. Resta indispensabile che l’aumento dell’inflazione armonizzata non generi effetti di secondo impatto nel processo di formazione di salari e prezzi, dando luogo a spinte inflazionistiche generalizzate. Le aspettative di inflazione devono rimanere saldamente ancorate in linea con l’obiettivo del Consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo.” Ciò non di meno “I rischi per le prospettive a medio termine sull’evoluzione dei prezzi restano orientati verso l’alto, essendo connessi, in particolare, a rincari dell’energia più elevati di quanto ipotizzato. Inoltre l’incremento delle imposte indirette e dei prezzi amministrati potrebbero superare le ipotesi correnti, data l’esigenza di risanare i conti pubblici nei prossimi anni. Infinwe i rischi al rialzo potrebbero derivare da pressioni interne sui prezzi più accentuate rispetto alle attese, a fronte del crescente grado di utilizzo della capacità produttiva nell’area dell’euro.” (R.A.)

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La dinamica della ripresa dell’area euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

“Il perdurante recupero dell’economia mondiale e il suo impatto sulla domanda di esportazioni dell’area dell’euro dovrebbero continuare a fornire sostegno all’economia dell’area. La domanda interna del settore privato dovrebbe contribuire sempre di più alla crescita, con il supporto dell’orientamento di politica monetaria accomodante e delle misure adottate per ripristinare il funzionamento del sistema finanziario. Tuttavia l’attuale processo di raggiustamento dei bilanci in vari settori dovrebbe freare il ritmo della ripresa”. E’ quanto emerge dal bollettino di dicembre del 2010 della B.I. Si aggiunge, altresì, che “a fronte della perdurante elevata incertezza, i rischi per le prospettive economiche sono orientate al ribasso. Da un lato il commercio mondiale potrebbe continuare a registrare un andamento più sostenuto del previsto, stimolando pertanto le esportazioni dell’area dell’euro. In aggiunta, il livello della fiducia delle imprese nell’area dell’euro resta relativamente elevato. Dall’altro lato, i rischi al ribasso sono connessi alle tensioni in alcuni segmenti dei mercati finanziarie alla loro potenziale propagazione all’economia reale dell’area dell’euro. Ulteriori rischi al ribasso sono legati a nuovi incrementi dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, all’intensificarsi di spinte protezionistiche, nonché alla possibilità di una correzione disordinata degli squilibri mondiali”.

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La congiuntura nell’area dell’euro

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Mentre in Francia e in Germania la tenuta delle esportazioni è stata incoraggiata in molti modi non si può dire la stessa cosa per l’Italia. Questo impatto negativo della perdita di competitività si riflette in primo luogo sull’attività nel settore industriale. E’ un effetto domino che presenta ricadute sull’occupazione, sui consumi e sul potere d’acquisto degli italiani. Lo stesso dicasi riguardo l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche. L’evoluzione del disavanzo ha risentito negativamente della riduzione del tasso di crescita dell’economia, Il ricorso a misure di natura temporanea volte a contenere il disavanzo è costantemente cresciuto nel triennio. Dobbiamo trarre la conclusione alla luce degli accennati dati e di molti altri conosciuti che l’economia dell’area dell’euro e in particolare quella italiana stentano a trarre impulso dalla ripresa in atto a livello internazionale. Nel nostro Paese, più che in altri, la capacità di crescita torva un limite in fattori strutturali che gravano sulla competitività. L’innalzamento della produttività e del tasso di crescita potenziale dell’economia richiede interventi diretti ad accelerare la formazione del capitale umano, l’innovazione tecnologica e gli investimenti in ricerca. E’ necessario rimuovere vincoli normativi e amministrativi che gravano sull’attività d’impresa. Vanno individuate politiche in grado di favorire la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso fusioni e incorporazioni. Il sistema bancario potrà fornire un contributo significativo al riguardo. E’ esenziale che non venga meno l’impegno a stimolare l’attività di investimento nelle aree meno sviluppate. Il loro elevato potenziale di crescita rappresenta una risorsa per l’intero Paese. Il ridimensionamento del peso del disavanzo e la diminuzione dell’incidenza del debito previsti nei programmi del Governo sono condizione necessaria per tornare a un tasso di crescita sostenuto nella nostra economia. Il riequilibrio della finanza pubblica è indispensabile per influire positivamente sulle aspettative, per indicare una linea di sviluppo alle imprese, alle banche e ai mercati finanziari, alle parti sociali.

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