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Posts Tagged ‘armati’

IFAD: Nuovi fondi per lo sviluppo agricolo contro il moltiplicarsi dei conflitti armati

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

“Se la risposta umanitaria è adeguata ad affrontare i sintomi dei conflitti, lo sviluppo agricolo permette di affrontare le questioni di lungo termine e di sviluppare meglio la resilienza e favorire pace e stabilità”, ha detto oggi Donal Brown, vicepresidente associato del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) nella seconda ed ultima giornata del 43esimo Consiglio dei Governatori IFAD, tenutosi a Roma.In tale occasione leaders mondiali hanno chiesto alla comunità Internazionale di investire di più in sviluppo agricolo così da poter rispondere alla fame e alla povertà causati da conflitti e cambiamenti climatici.
Dal 2018 al 2019 nel continente Africano i conflitti armati sono aumentati di ben il 36 per cento, contribuendo a incrementare il numero di persone affamate e in situazione di povertà. Esistono prove che dimostrano come interventi di sviluppo agricolo accelerino il processo di ripresa dalla devastazione di una guerra e permettano alle popolazioni di trarre solidi benefici della pace.A titolo di esempio, Agnes Matilda Kalibata, Presidente dell’Alleanza per la Rivoluzione Verde in Africa (AGRA) e recentemente nominata Inviata Speciale del Food System Summit 2021, ha citato il caso del Ruanda. Kalibata ha infatti ricordato agli Stati Membri dell’ IFAD che proprio il Fondo “fu la prima istituzione multilaterale ad arrivare in Ruanda dopo il genocidio, quando nessuno voleva essere lì”.E proprio l’IFAD fu tra le prime realtà “ad investire sul governo locale in modo che potesse rafforzare il settore agricolo”. Dal genocidio del 1994 il Ruanda ha ottenuto risultati straordinari: grazie ad una crescita economica forte, le persone che soffrono povertà e fame sono drasticamente diminuite.Lo sviluppo ha un ruolo nella prevenzione dei conflitti anche secondo il capo del Direttorato Generale per le Politiche di Sviluppo Internazionale del Ministero Federale tedesco della Cooperazione e dello Sviluppo, Dominik Ziller: “Se le persone non hanno opportunità nei loro paesi aumenta il rischio che criminalità e terrorismo si diffondano maggiormente, e che i signori della guerra trovino nuove reclute”, ha spiegato. E ha aggiunto: “per farla breve, aumenta il rischio dell’instabilità e che gli Stati diventino più fragili”
Si stima che entro il 2030 i cambiamenti climatici creeranno 100 milioni di nuovi poveri. Di questi, 50 milioni si troveranno in una situazione di povertà a causa degli effetti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura. I cambiamenti climatici aggravano i conflitti già in atto e hanno il potenziale per provocarne di nuovi poiché determinano una limitazione delle risorse disponibili.Nel 2018 eventi catastrofici hanno causato 17.2 milioni di sfollati, il 90 per cento dei quali fuggiva dai condizioni meteorologiche avverse e pericoli correlati al clima.Un focus particolare è stato dedicato nella giornata conclusiva del Consiglio dei Governatori alle persone con disabilità. Le emergenze climatiche colpiscono infatti in maniera sproporzionata queste persone anche a causa della loro vulnerabilità intrinseca: sono tra le più marginalizzate e a rischio in una comunità colpita da crisi. Si stima che ben 9.7 milioni di persone con disabilità siano oggi sfollate a causa di conflitti e persecuzioni.“Ci dobbiamo assicurare che la frase ‘ Non lasciare nessuno indietro’ non sia solo uno slogan”, ha detto Yetnebersh Nigussie, attivista etiope per i diritti delle persone disabili. Nigussie ha concluso sottolineando la necessità di sviluppare progetti che utilizzino nuovi sistemi di raccolta dati sia sulla localizzazione che sulla definizione dei bisogni delle persone con disabilità.

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Campagna di Rondine per la riduzione dei conflitti armati

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

È l’Italia il primo Paese che si impegna a sostenere l’Appello che Rondine ha presentato ai 193 Stati membri delle Nazioni Unite il 10 dicembre 2018, in occasione delle Celebrazioni del 70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’impegno è quello di spostare il costo di un’arma dal bilancio della difesa ad una borsa di studio per formare leader di pace. “Vi garantisco il mio pieno appoggio morale e non mi sottraggo all’impegno. Sono lieto di accettare il vostro invito a Rondine e nell’occasione della mia visita vi dirò quanto saremo riusciti a spostare dal bilancio della difesa per la formazione di leader di pace”, dichiara il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ieri mattina ha sottoscritto l’impegno in occasione dell’incontro con una delegazione dell’associazione Rondine, che da venti anni lavora per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione della propria metodologia per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto. “Vi assicuro – continua Conte – che abbiamo sempre cercato di mettere il valore della persona al centro, come ho detto in diverse sedi parlando di un nuovo umanesimo. Dobbiamo afferrare l’essere umano, il che significa che tutti nasciamo con diritti solo per il fatto di essere nati, a prescindere anche dal luogo di nascita, longitudine e latitudine”.Rondine ospita giovani provenienti da Paesi teatro di conflitti armati o post-conflitti in un borgo medievale in provincia di Arezzo: attraverso la convivenza quotidiana con il proprio nemico e un percorso di alta formazione, si preparano a diventare futuri leader di pace.Oggi l’Associazione conferma e rilancia il suo impegno con la campagna Leaders for Peace: un gesto simbolico che ha la forza della concretezza in grado di cambiare la Storia, come dimostra la vicenda di Maria Karapetyan, una vera leader di pace che dopo solo due anni dal termine del suo percorso di formazione a Rondine è diventata una delle protagoniste della rivoluzione di velluto armena e oggi siede nel Parlamento del nuovo governo. Lei, attivista per i diritti civili, ha portato la voce delle donne armene nella politica, aprendo una nuova era per la nazione. “La rivoluzione di velluto è stata post moderna, frammentata e inclusiva. Nessuno avrebbe potuto prevedere questo processo. In questo è come Rondine, un luogo in cui lavoriamo e continuiamo a inseguire un sogno, finché non si realizzano le condizioni per concretizzarlo”.Dopo l’appoggio morale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il forte sostegno di Papa Francesco, che ha rilanciato l’Appello invitando i capi di stato a firmarlo, arriva il primo risultato concreto di una campagna che in tre anni si prefigge di portare risultati concreti sul fronte della pace. “L’obiettivo è la graduale estinzione dei contesti bellici dal pianeta, attraverso l’affermarsi della cultura di relazioni pacificate. Siamo fieri che sia proprio l’Italia ad aprire questo percorso – afferma il presidente di Rondine Franco Vaccari, – il Paese dove il Metodo Rondine è nato, nutrendosi delle sue radici culturali. Un metodo che ha già cambiato la prospettiva di oltre duecento giovani, che stanno lavorando in tutto il mondo per operare questo grande cambiamento”.Attraverso la firma, l’Italia riconosce come emergenziale la questione dei conflitti armati e la necessità di diffondere tra i leader e i cittadini le abilità per trasformare positivamente i conflitti.

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Droni armati anche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

droniMilano 25 settembre Università degli Studi di Milano (Sala di Rappresentanza della Facoltà di Giurisprudenza) a partire dalle 9 si terrà la conferenza internazionale “Droni armati in Italia e in Europa: problemi e prospettive” inizierà un dibattito fino ad ora assente sulle implicazioni di tale tecnologia dal punto di vista del diritto internazionale, tenendo in considerazione anche la prospettiva politica e militare.L’evento è promosso da CILD, Rete Italiana per il Disarmo e European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), che ha sede a Berlino.
La conferenza, che porta speaker internazionali da USA, Regno Unito, Yemen, Olanda e Belgio, analizza tre aree fondamentali: quella giuridica, sia italiana che internazionale, quella dei diritti e della trasparenza e quella della strategia militare.“L’Europa è in prima fila nell’adozione di questa tecnologia e nell’avallare pratiche alquanto dubbie dal punto di vista del diritto internazionale. E l’Italia gioca un ruolo fondamentale in questa nuova “guerra” per la sua posizione strategica e per le infrastrutture militari messe a disposizione degli Stati Uniti” spiega Chantal Meloni, docente di International Criminal Law presso l’Università degli Studi di Milano e advisor dello European Center for Constitutional and Human Rights.La base militare di Sigonella ospita infatti da anni diversi velivoli statunitensi, impiegati non solo a scopo di sorveglianza, ma anche di difesa armata. Inoltre, pur non disponendo ancora di droni armati, il nostro Paese nel 2015 ha ottenuto dagli USA l’autorizzazione ad armare i propri velivoli senza pilota.
E proprio dagli Stati Uniti viene uno degli speaker principali, Cian Westmoreland, un ex operatore di droni che ha lasciato l’esercito ed è diventato un whistleblower, rivelando (anche in audizioni a Bruxelles) numerosi elementi sul funzionamento del programma e sul devastante impatto sulle vittime dronicivili: moltissime sono infatti le vittime innocenti degli attacchi coi droni rivolti contro presunti terroristi (i cosiddetti “targeted killings”) anche al di fuori del campo di battaglia.“Dopo che, nel febbraio 2016, il Wall Street Journal ha diffuso la notizia di un non meglio precisato accordo tra Roma e Washington sulla presenza di droni armati statunitensi nella base di Sigonella, alcuni esponenti dell’Esecutivo hanno dichiarato che l’Italia avrebbe autorizzato, di volta in volta, l’impiego dei droni armati a scopi esclusivamente difensivi. Ad oggi non è dato tuttavia sapere se e quali autorizzazioni siano state rilasciate dal nostro Governo” dichiara Antonella Napolitano per la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili.La conferenza affronterà inoltre le ripercussioni politico-strategiche della tecnologia “a pilotaggio remoto” sugli attuali scenari geopolitici globali: “in particolare, si discuterà dell’idoneità di tale forma di “guerra” a contrastare la minaccia terroristica, oltre che dei suoi possibili effetti distorsivi: per questo coinvolgeremo esponenti del Governo, del Parlamento e delle Forze Armate oltre che rappresentanti di organizzazioni non governative che si occupano da anni di contrastare la proliferazione degli armamenti e gli effetti nocivi sulla popolazione civile” conclude Francesco Vignarca portavoce della Rete Italiana per il disarmo. L’ingresso è gratuito.

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