Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘armi’

Panel sull’impiego delle armi non letali

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Roma Lunedì 17 giugno 2019 ore 19.00 Palazzo Guglielmi – Piazza Ss. Apostoli 73
Come colmare il gap tra l’impiego delle armi tradizionali (letali) e il mancato ricorso alle armi (intimazioni verbali, lotta a mani nude), ovvero quello che sta tra “shooting” (sparare) e “shouting” (gridare)? Cosa si intende per arma non letale? Quali sono le prospettive del futuro della pubblica sicurezza e quale la percezione di queste nuove tecnologie in Italia e all’estero? Questi gli argomenti che affronteremo nel corso del panel volto ad esaminare il dibattito relativo all’impiego delle armi non letali. Con il contributo di Rick Smith, autore del libro “The End of Killing” e CEO e fondatore di Axon, la multinazionale statunitense produttrice di TASER – il dispositivo elettrico ideato per la salvaguardia della vita degli agenti e dei cittadini – discuteremo sulla prospettiva del superamento dell’utilizzo delle armi da fuoco nell’ambito della sicurezza pubblica. Ne discutono: Massimo Annati, Chairman del Simposio europeo delle armi non letali Giuseppe Di Piazza, Giornalista
Domenico Giani, Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano
Stefano Paoloni, Segretario Generale SAP (Sindacato Autonomo Polizia)
Rick Smith, CEO e Founder di Axon.

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“Chiudete i porti alle navi delle armi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

E’ l’appello promosso dalle associazioni nazionali e spezzine a seguito della notizia del possibile attracco a La Spezia della nave-cargo saudita Bahri Yanbu per caricare gli otto cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter ed altro materiale bellico di produzione italiana destinati all’Arabia Saudita. Il trasbordo potrebbe avvenire presso il molo militare o dell’Arsenale Militare della Spezia. Le associazioni spezzine e nazionali chiedono al Governo Conte di non permettere l’attracco della nave-cargo saudita Bahri Yanbu nel porto della Spezia, nemmeno nella parte di competenza della Marina Militare, e ai portuali spezzini di non effettuare alcun carico di sistemi militari o duali destinati all’Arabia Saudita che possono essere utilizzati nel conflitto in Yemen.La società Nexter, azienda militare interamente controllata dallo Stato francese, per rispettare l’accordo con l’Arabia Saudita è intenzionata a garantire la consegna ai sauditi degli otto cannoni che non sono stati caricati a Le Havre a seguito della mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani che si oppongono alle forniture di sistemi militari che vengono impiegati dai sauditi nel conflitto in Yemen.
Per questioni logistiche la scelta potrebbe ricadere sul porto della Spezia che offre maggiori garanzie in quanto attrezzato per imbarcare armamenti e mezzi militari prodotti dalle aziende che fanno capo al gruppo Leonardo-Finmeccanica come Oto Melara che costruisce carri armati. Questi mezzi vengono solitamente imbarcati da una banchina riservata del porto di Spezia.A La Spezia, oltre ai cannoni semoventi francesi, potrebbero inoltre essere caricati sulla Bahri Yanbu anche sistemi militari o dual use italiani tra cui, soprattutto i gruppi elettrogeni prodotti dalla Teknel di Roma per alimentare shelter di comunicazione, comando e controllo in grado di gestire anche droni, comunicazioni e centri di comando aereo e terrestre: come riporta l’Osservatorio sulle armi OPAL di Brescia, l’azienda Teknel nel 2018 ha ricevuto, per la prima volta, dal ministero degli Esteri italiano una licenza ad esportare proprio all’Arabia Saudita 18 gruppi elettrogeni TK 13046 del valore 7.829.780 di euro.Le nostre associazioni e reti hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all’attuale Governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che le esportazioni di materiali militari siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese. Il Trattato sul commercio delle armi impone a tutti i paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel trasbordo) verso Paesi coinvolti in conflitti armati di verificare se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani e di conseguenza di sospendere le forniture (art. 7).Diversi Paesi europei, come Svezia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia, hanno da tempo sospeso o iniziato a limitare le vendite di armamenti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirato Arabi Uniti. Nonostante il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze», nessuna sospensione è stata ancora definita dal governo italiano e le forniture di bombe e sistemi militari sono continuate anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018.

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Nuove armi contro il cancro alla prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Farmaci, certo, ma anche nuove realtà di intervento chirurgico e di microscopica verifica del risultato ottenuto, grazie anche all’impiego del robot. Questo accade all’ospedale di Baggiovara, presso Modena. Si tratta di due “strumenti” che vedono protagonista il professor Bernardo Rocco, primario presso l’ospedale e direttore della Struttura complessa di Urologia, un punto d’eccellenza. Dice il professore: “Nel 2006 introdussi la chirurgia robotica multidisciplinare allo IEO di Umberto Veronesi a Milano, sviluppando in particolare l’approccio al tumore alla prostata. Fu il mio momento magico”. Rocco è stato negli USA per anni come assistente del professor Vitul Patel, uno dei grandi padri fondatori della robotica medica, diventando clinical instructor proprio per quello specifico settore del quali è oggi leader conosciuto e riconosciuto a livello mondiale.
Prima novità: il PrECE, (Predicting Extra Capsula Extension of Prostate cancer) un sistema predittivo, basato su nomogramma che indica lo stato di aggressività locale del tumore, messo a punto proprio dal professor Rocco in collaborazione con il più grande centro di prostectomia robotica degli States quello di Celebration, in Florida. “PrECE”, spiega il professor Rocco, “sviluppato su basi statistiche per ogni paziente guida il chirurgo nell’individuare il piano di intervento sulla ghiandola malata. Se il nomogramma prevede la presenza di un tumore confinato alla ghiandola prostatica si potrà effettuare un intervento nerve sparing, cioè con risparmio dei nervi deputati all’erezione; in caso di neoplasia più avanzata si procederà invece a una più ampia resezione chirurgica per garantire la sicurezza oncologica. Il sistema predittivo consente inoltre di sfruttare e incrementare al massimo i numerosi e vantaggi della chirurgia robotica, tra i quali spicca la maggior precisione dell’intervento chirurgico, e questo si ottiene grazie anche alla visualizzazione tridimensionale in diretta”.Presso l’urologia di Baggiovara non è solo all’ordine del giorno il PrECE, ma anche la microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) introdotta dal professor Giampaolo Bianchi, ex direttore dell’urologia del policlinico di Modena può consentire una diagnosi immediata del tumore della prostata. Prosegue il professor Rocco :”utilizzata in campo urologico per la prima volta al mondo dall’università di Modena, consente di ottenere l’analisi istologica sul tessuto asportato in un minuto contro i 30 del classico esame. Permette così di effettuare un maggior numero di biopsie intraoperatorie volte a confermare la totale asportazione di tutto il tumore fino all’ultima cellula malata . La microscopia confocale si effettua con un particolare microscopio a riflettanza e fluorescenza posizionato in sala operatoria. Ciò che il microscopio “vede” viene trasferito su un pc e le immagini digitalizzate possono essere così condivise con qualunque patologo ovunque si trovi nel mondo, abolendo la necessità di disporre di in ospedale di un laboratorio e del personale addetto. I risultati preliminari del suo utilizzo presso l’università di Modena e Reggio Emilia e l’ospedale di Baggiovara sono stati pubblicati sul prestigioso British Journal of Urology International”.Miglioramento della diagnostica microscopica tecnologie e tecniche chirurgiche sempre più innovative, focalizzate con precisione sul paziente e sulla sua malattia: questa è la missione che la Clinica di Urologia di Modena intende perseguire.

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Escludere i produttori di armi controverse dagli indici principali

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Zurigo Più di 140 asset manager, investitori istituzionali, wealth manager e provider di servizi patrimoniali di tutto il mondo rappresentanti USD 6,8 trilioni di capitali degli investitori si sono uniti per chiedere ai provider degli indici di togliere le armi controverse1 dagli indici principali. Queste armi – che comprendono le munizioni a grappolo, le mine antipersona, le armi biologiche e chimiche, nonché le armi nucleari prodotte per paesi che non hanno sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare – possono ferire in modo indiscriminato o sproporzionato. Il loro utilizzo è vietato o limitato dalle convenzioni internazionali
La lettera aperta, inviata ai rappresentanti di FTSE Russel, Morningstar, MSCI, S&P Dow Jones Indices e STOXX, è stata pubblicata anche sul Financial Times, sulla Neue Zürcher Zeitung e su Le Temps, con un invito ad agire rivolto da tutti i firmatari ai provider degli indici. Oggi gli investitori che seguono i benchmark principali contribuiscono tutti al finanziamento di società coinvolte nella produzione di armi controverse.L’iniziativa, iniziata in Svizzera e coordinata da Swiss Sustainable Finance, ha preso forza a livello internazionale grazie anche alla presenza sulla PRI Collaboration Platform, la piattaforma di collaborazione dei Principi per l’investimento responsabile delle Nazioni Unite.
Nelle parole di Peter Damgaard Jensen, CEO di PKA A/S: «Siamo investitori responsabili e rappresentiamo più di 300 000 risparmiatori per finalità previdenziali. Consideriamo inaccettabili le armi controverse e le escludiamo da tutti i nostri investimenti. Molti provider di servizi di prodotti indicizzati non condividono però questo principio, rendendo difficile per altri investitori assicurarsi di non contribuire in alcun modo alla messa a disposizione di mezzi finanziari ai produttori delle armi controverse. Unendo le nostre forze a quelle di molti altri investitori di tutto il mondo, ci prefiggiamo di fare passare questo messaggio e di portare i provider degli indici a escludere una volta per tutte le armi controverse dagli indici principali».

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NICHOLAS STARGARDT: La guerra tedesca. Una nazione sotto le armi 1939-1945

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Sono trascorsi più di settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e – nonostante interi scaffali di libri dedicati alle origini, allo svolgersi e alle atrocità del conflitto – non sappiamo ancora perché i tedeschi combatterono fino all’ultimo giorno per la difesa del Terzo Reich.
Neppure i giapponesi combatterono fino alle porte del palazzo imperiale di Tokyo come fecero i tedeschi per la Cancelleria del Reich a Berlino. Che cosa li muoveva realmente? Come potevano far proprio il richiamo alla mobilitazione generale da parte di un regime che, nel 1945, mise in atto la propria «sconfitta totale», investendo e consumando tutte le risorse morali e fisiche della nazione?
Il carattere di guerra razziale di quel conflitto, con le atrocità e i genocidi conseguenti, non era, inoltre, – come nel periodo della Guerra fredda si è a lungo sostenuto – un’ignobile macchia delle SS e di un manipolo di nazisti intransigenti.
A partire dagli anni Novanta, documentazioni fotografiche e numerosi materiali – come una pagina di diario in cui, il 22 novembre 1943, il capitano August Töpperwien annotava: «Stiamo sterminando non solo gli ebrei che combattono contro di noi, vogliamo letteralmente sterminare questo popolo in quanto tale!» – hanno abbondantemente messo in discussione la comoda scusa di una Wehrmacht buona a fronte delle cattive SS.
La tesi perciò che vuole i tedeschi consapevoli a poco a poco di stare combattendo una guerra mirata al genocidio è difficilmente confutabile. Che impatto, tuttavia, ha avuto sulla gente comune una simile consapevolezza? In che maniera la guerra influì sul loro modo di vedere il genocidio? Il diffuso timore, nell’estate 1943, che la Germania non sarebbe riuscita a sottrarsi alle conseguenze di una spietata guerra razziale, di cui era stata essa stessa fautrice, ha avuto un peso rilevante nella mobilitazione generale dei tedeschi?
Opera imponente, frutto di un decennale lavoro su una sterminata massa di materiali – i rapporti delle spie del regime, quelli della censura militare, le raccolte di lettere fra amanti, amici stretti, genitori e figli e coppie sposate – La guerra tedesca intreccia magistralmente gli eventi bellici con le vicende personali del popolo tedesco in guerra, e offre al lettore uno dei più importanti libri sulla Germania nazista che siano mai stati scritti.Traduzione di Filippo Verzotto Euro 23,00 816 pagine. Neri pozza editore.

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I deputati europei chiedono di rafforzare i controlli sulle esportazioni di armi dell’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.
Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.

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Delinquenza minorile: normale “anormalità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

armiSi spara, si accoltella, si aggredisce, senza fare una piega, nella più desolante normalità. Una vera e propria a-normalità, ben vestita di giustificazioni, di attenuanti, di indifferenza ubriaca di falso moralismo, di buonismo venduto al miglior offerente. Un giovane, un adolescente, a pochi passi da un’età adulta purtroppo disacerbata, taglia la faccia a una insegnante, a una donna, alla propria docente, le affetta una guancia con la lama di un coltello.In questa nuova puntata sul bullismo, ma che bullismo proprio non è, tutt’altro, la comunicazione permane un soggetto privato del complemento oggetto, l’informazione costantemente manipolata dalle suggestioni, piuttosto che dalle spiegazioni oggettivamente riscontrabili.Diciassette anni non sono proprio pochi, non sono proprio anni ciechi, neppure anni irrisolti, neanche somigliano ai tredici anni domiciliati al rifiuto delle regole. Diciassette anni hanno prossimità con la maggiore età.
Colpisce e tramortisce la “normalità” con cui il colpevole, l’imputato reo confesso, defenestrato del suo piedistallo dalla platea non più plaudente, venga fermato, condotto in caserma, accompagnato in una comunità di recupero. Indipendentemente dalle varie scuole di pensiero, dalle psicologie più o meno astruse, dalle didattiche mordi e fuggi, rimane il fatto, che quell’adolescente si recava a scuola, in classe, insieme ai coetanei ignari ( si spera ) con un serramanico in tasca, come si trattasse di un astuccio porta matite, oppure una medaglietta ben appuntata sul petto. Non mi pare a onor del vero che girare armati sia sinonimo delle solite ragazzate, del tram tram obsoleto del così fan tutti, anche peggio, sono soltanto menate che da sempre coinvolgono i più giovani. No, non è così, in ogni tempo, luogo, questo tipo di comportamento-atteggiamento è dichiaratamente un devianza, una permanenza residenziale-delinquenziale, per cui addolcire la pillola significherebbe arrendersi, non mettersi a mezzo, di traverso, affinché ciò non solo non accada più, ma soprattutto ne venga compresa la gravità del gesto.Colpire una docente in volto, sfregiandola con 33 punti di sutura, significa non essere un bullo, un famoso per forza, un maledetto per vocazione, piuttosto si tratta di una fascinazione delinquenziale. Bullismo è un disagio relazionale, non è ancora un accadimento criminale, in questo caso si tratta di delirio di onnipotenza, di uso e abuso di intolleranza culturale, al di là del disturbo di personalità che verrà diagnosticato.
L’atto di forza o miserabile debolezza che dir si voglia, dimostrato dallo studente, impugnando quel serramanico, non è la studiata scientificamente reazione adolescenziale a un richiamo ricevuto, ma la sub-cultura del ferro, del fuoco, della botta che annichilisce, il brodo culturale dell’io vinco e tu perdi non si fanno prigionieri.
Nel carcere per minori ci sono ragazzetti detenuti per spaccio, per rapina, per furto, per violenze sulle cose e sulle persone, infatti il carcere c’è, esiste, perché ha, o dovrebbe possedere ruolo, scopo, utilità, non soltanto equivoche sintesi a non farvi entrare i più giovani, in quanto non ancora criminali,
Ho la sensazione che criminali si diventa apprendendo la locazione dell’uscita di emergenza, la possibilità dello scarto di lato, dell’attenuante prevalente alla aggravante.
Quanto accaduto in quella scuola ancora una volta si farà beffe della giustizia, in nome di una comprensione educativa che nulla ha a che fare con l’educazione alla legalità, l’educazione al rispetto delle regole, il rispetto per se stessi e degli altri, soprattutto degli innocenti.
La scuola è autorevole quando il suo educare non contempla soltanto la trasmissione delle nozioni, ma il valore della conoscenza, la traducibilità di qualcosa che appare incomprensibile, come ad esempio il dazio da pagare quando si commettono atti di una gravità eccezionale, dazi da pagare per apprendere il rispetto della vita umana. (vincenzo.andraous)

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Non si può disgiungere la vendita delle armi dal fenomeno delle migrazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

armiNel 2014 l’Italia ha esportato armi nei Paesi asiatici e africani per 2,9 miliardi di euro. Nel 2015 l’esportazione di armi verso quei Paesi è lievitata fino a 8,2 miliardi di euro. La conflittualità e l’insicurezza dei Paesi da cui provengono i migranti è anche diretta conseguenza delle politiche scellerate attuate dal neoliberismo in tema di esportazioni di armi. Esportiamo allegramente guerra e disperazione e non sappiamo gestirne le conseguenze. Il fenomeno migratorio non ha le dimensioni catastrofiche che certa politica vuole far credere, mentre ciò che è catastrofica è l’incapacità politica di gestire l’accoglienza e l’integrazione, alimentando paure e razzismo. I dati reali danno la misura di quanto il fenomeno migratorio, in termini numerici, abbia assunto dimensioni apparentemente ingestibili solo nella strumentalizzazione dei partiti xenofobi e populisti.La Germania ha registrato il numero totale più elevato di immigrati (884 900) nel 2014, seguita dal Regno Unito (632 000), dalla Francia (339 900), dalla Spagna (305 500) e dall’Italia (277 600).In rapporto al totale della popolazione residente, il tasso di immigrazione più elevato nel 2014 è stato registrato dal Lussemburgo (40 immigrati per 1 000 abitanti), seguito da Malta (21 per 1 000 abitanti) e dall’Irlanda (15 per 1 000 abitanti).Un immigrato, un rifugiato un profugo, rispondono a condizioni umane differenti e la tutela giuridica che ne consegue è altrettanto differente.
Gli immigrati sono coloro che lasciano il proprio Paese in cerca di una condizione di vita migliore, e la permanenza nello stato in cui giungono è regolamentata da autorizzazioni amministrative.
Il profugo è un immigrato che lascia il proprio Paese fuggendo da guerre, da persecuzioni o catastrofi. Ma è profugo anche chi subisce queste condizioni pur non riuscendo a fuggire dal proprio Paese.
Il richiedente asilo, dal punto di vista giuridico-amministrativo, è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale.
Gli immigrati che arrivano nel nostro Paese per tentare di migliorare le proprie condizioni di vita sono soggetti alla regolamentazione della legge che prende il nome dai suoi primi firmatari ovvero Bossi-Fini, e che ha sostituito la precedente legge Napolitano-Turco.La ratio contenuta nella Bossi-Fini aveva una chiara finalità repressiva e l’effetto, ampiamente previsto, ha alimentato nella società una legittimazione agli istinti della xenofobia che nel corso degli anni si è trasformata in consenso politico verso quelle formazioni che hanno fatto del razzismo la loro bandiera.Democrazia Atea propone di abrogare la legge Bossi-Fini e di ripristinare, con correttivi per le mutate condizioni anche del quadro internazionale, la legge Napolitano-Turco.Quanto al diritto d’asilo occorre ricordare che già nella Roma imperiale aveva una sua regolamentazione, e l’evoluzione normativa, nel corso dei secoli, è approdata alla Costituzione italiana nella quale all’art.10 si statuisce che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.»Nel 2003 è intervenuta la Convenzione europea di Dublino II, che fu ratificata in Italia quando il Governo era sostenuto da Forza Italia e dalla Lega Nord. Furono dunque queste due forze politica a ritenere quel trattato idoneo a regolamentare i flussi migratori in Italia, e oggi possiamo misurare quanto fu miope la loro prospettiva.Nel 2013 la Convenzione di Dublino ha subito ulteriori implementazioni con la Convenzione Dublino III e anche in questo caso sono state due forze politiche di destra ad occuparsene, il Partito Democratico e il Nuovo Centro Destra.Il disastro umanitario, per ciò che attiene all’Italia, si è vergognosamente aggravato con gli accordi bilaterali per il respingimento dei migranti nei centri di detenzione libici che l’Italia ha sottoscritto in spregio ad ogni ragionevole sensibilità umanitaria.
Credere di poter arrestare la migrazione umana equivale a credere di poter fermare le onde del mare.
Democrazia Atea ritiene, piuttosto, che sia doveroso fermare immediatamente la violenza dei centri di detenzione dei migranti nei quali si consuma una barbarie disumana.E nel contempo ritiene che siano necessari progetti di integrazione affidati a soggetti qualificati e non ad organizzazioni criminogene, come si è maggiormente fatto fino ad ora.Ma non è sufficiente. (fonte: democrazia atea)

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La storia di Pompei prima del 79 d.C. ricostruita attraverso gli ex-voto

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

pompei repertipompei reperti2Un capitolo inedito della storia di Pompei prima del 79 d.C. ricostruita attraverso le offerte votive ritrovate nei santuari. Oggetti provenienti da tutto il Mediterraneo, tra cui armi, vasellame con iscrizioni etrusche ,gioielli offerti come voto per i momenti più salienti della vita: il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, il matrimonio, il primo figlio, l’iniziazione alle armi.Oggetti ben conosciuti alla storia, ma restituiti numerosi dai recenti scavi condotti nelle aree sacre di Pompei (Santuario di Apollo, di Atena e Ercole, Capitolium) e in tantissimi ritrovati intatti, in particolare dal Santuario extraurbano del Fondo Iozzino dove sono stati ritrovati così come al momento della loro deposizione e pertinenti ad un lungo periodo che va dal VI secolo almeno fino all’inizio del I secolo a.C.Il Santuario, posta al centro della città moderna un tempo cava di estrazione del lapillo di proprietà Iozzino, fu indagata a più riprese a partire dal 1960 e dal 2014 ha visto l’avvio di una ricerca approfondita e continuativa.Le indagini recenti si sono concentrate nello spazio tra i due recinti sacri e hanno portato alla luce un piano di frequentazione riferibile al VI secolo a.C. in cui sono stati ritrovate tantissime armi in bronzo e ferro e vasellame ceramico soprattutto in bucchero, deposto intenzionalmente: brocchette, kantharoi o scodelle. Tra le armi: corte spade, una ventina di punte di lancia in ferro a volte con immanicatura in pompei reperti1pompei reperti3bronzo, cuspidi di giavellotto, uno scettro in ferro, rarissimo per l’Italia meridionale, un grande scudo in bronzo con la fascia interna decorata nella quale si infilava il braccio.L’aspetto più eclatante dei ritrovamenti riferibili all’età arcaica è costituito dalla notevole quantità di vasellame in bucchero con iscrizioni graffite in lingua etrusca che rappresenta il più grande corpus di iscrizioni etrusche fino ad ora rinvenuto in un unico contesto in Italia meridionale. Il vasellame in bucchero era utilizzato per sacrifici che prevedevano l’offerta alle divinità di vino rosso e bianco, o infusi d’erbe.
Le iscrizioni erano poste sulla vasca e sul piede di scodelle e di vasi da banchetto che, dopo l’uso, venivano deposti capovolti sul suolo.
Queste iscrizioni rivelano i nomi degli offerenti, etruschi che provenivano anche dalla Toscana, e della divinità a cui era dedicato il santuario, il dio “apa” “padre”, forse Giove Meilichios. Accanto a queste iscrizioni ci sono anche numerosissimi segni graffiti come croci, stelle a cinque punte, asterischi, alberelli. Insieme a queste offerte sono stati rinvenuti anche gioielli come anelli in argento o oro con pietre decorate e vasellame proveniente da tutto il Mediterraneo antico: ceramica a vernice nera dall’Attica, vasi per profumi da Corinto, contenitori per unguenti configurati a gamba dal mondo ionico e coppe etrusco- corinzie. (foto: pompei reperti)

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Le nuove armi per scoprire le mutazioni dei tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

tumore metastatico1WASHINGTON. Un tumore al seno, o al colon, oppure alla prostata, non colpisce ogni persona allo stesso modo. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e riuscire a studiare le caratteristiche molecolari di ogni tumore significa poter individuare nuovi biomarcatori e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace. Inoltre, nuove tecnologie permettono, attraverso un esame del sangue di individuare le cellule tumorali circolanti (CTCs) che si staccano dal tumore primario e migrano per formare metastasi. Lo studio di queste cellule permette di determinare il profilo genetico del tumore, e in futuro non lontano, permetterà di scegliere la terapia più adeguata per quel tumore specifico e monitorarne la progressione. Su questi temi oncologi provenienti da tutto il mondo si confrontano in questi giorni a Washington, Stati Uniti, in occasione di un simposio internazionale dal titolo “Resolving Cancer Heterogeneity: Drawing New Horizons in Precision Medicine”, Organizzato dal Translational Molecular Pathology Department dell’Università del Texas, Stati Uniti, e dal Dipartimento di Biologia dei Tumori dell’Università di Amburgo, Germania, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Al simposio di Washington vengono presentate nuove strategie antitumorali e tecnologie mirate a identificare e trattare le possibili varianti tumorali, differenti in ogni paziente e per ogni topo di tumore. Oggi sappiamo che esistono tumori da cui si guarisce più facilmente e altri che richiedono terapie più aggressive e che il tumore di una persona non è uguale a quello di un’altra persona. Anche i tumori che chiamiamo con lo stesso nome sono in realtà un insieme di tumori diversi quando esaminati dal punto di vista molecolare: in altri termini esiste una grande eterogeneità tra i tumori. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e la capacità di aggredirlo con successo dal punto di vista terapeutico è stata in passato limitata sia dalla scarsa conoscenza sull’eterogeneità sia dalla carenza di tecnologie capaci di permettere la caratterizzazione delle diverse componenti del tumore che vanno aggredite in maniera differenziata. Oggi le moderne tecnologie possono essere utilizzate per studiare il profilo genetico del tumore e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace.
«L’eterogeneità del tumore è la maggiore sfida a cui siamo impegnati per dare più efficacia alla diagnosi e al trattamento del tumore con terapie più selettive, individualizzate per ogni paziente e per ogni stadio di malattia» spiega I. Wistuba, M.D., Direttore del Translational Molecular Pathology Department all’Università del Texas di Houston, Stati Uniti, e co-presidente del simposio. «Le potenzialità delle moderne tecniche diagnostiche molecolari sono spesso limitate dall’intrinseca eterogeneità genetica dei tumori. Negli scorsi anni la diagnostica dei tumori si è evoluta verso tumore fegatocampioni e biopsie più piccoli che spesso sono composti da una limitata quantità di tessuto tumorale. Non tutte le popolazioni di tumore sono ugualmente rappresentate in questi campioni e senza strumentazioni adeguate possono determinare una mancata interpretazione delle alterazioni genomiche»
Viceversa, comprendere l’eterogeneità del tumore può essere utile per la scoperta di terapie antitumorali e biomarcatori, così come può segnalare differenti risposte alla terapia. Infatti le differenze genetiche tra le cellule tumorali possono spiegare perché alcune rimangono presenti nel paziente dopo la conclusione del trattamento antitumorali e nuovi strumenti possono contribuire all’individuazione delle cellule tumorali circolanti (CTCs)
«Le CTCs sono rilasciate e disseminate nel sangue e nel sistema linfatico dai tumori in fase avanzata» aggiunge Klaus Pantel, Direttore del Dipartimento di Biologia dei Tumori al Centro Medico Universitario di Amburgo, Germania, e co-presidente del simposio. «Sono un promettente strumento per studiare l’eterogeneità nei pazienti, e possono essere una rappresentazione davvero utile della variabilità genomica dei pazienti. In più la loro analisi genetica potrebbe aiutare a monitorare i progressi della malattia e per verificare l’efficacia della terapia in tempo reale con un test minimamente invasivo, che potrebbe far superare alcune limitazioni correlate alle biopsie dei tumori solidi»
tumore-al-seno-2E a supporto dei ricercatori clinici sono oggi disponibili due tecnologie di Menarini Silicon Biosystem. CellSearch è il primo e unico test, validato clinicamente e approvato dalla U.S. Food and Drug Administration (ente che regolamenta i medicinali negli USA), che a partire da un semplice prelievo di sangue è in grado di rilevare e contare le cellule tumorali circolanti in pazienti con cancro metastatico al seno, alla prostata e al colon-retto. E’ stato dimostrato in diversi studi clinici che, in questi pazienti, la conta delle CTCs con il sistema CellSearch è un fattore prognostico che permette di predire in maniera indipendente la sopravvivenza globale e la sopravvivenza senza progressione della malattia.
Ed è qui che interviene la seconda tecnologia di Menarini Silicon Biosystems, il sistema DEPArray (utilizzato al momento solo nell’ambito della ricerca clinica), che utilizzato a valle del sistema CellSearch permette l’isolamento delle singole cellule tumorali circolanti e ne consente quindi la loro analisi molecolare con assoluta precisione. Dalle informazioni genetiche ricavate da queste cellule sarà possibile nel futuro intraprendere una terapia ad hoc per ogni paziente, personalizzata e di precisione e seguire nel tempo l’evolversi della malattia e la sua risposta al trattamento.
La tecnologia DEPArray consente inoltre di isolare le cellule tumorali a partire da piccole parti di tessuto contenente anche pochissime cellule tumorali, che in molti casi sono le uniche disponibili per essere analizzate e per identificare con precisione i responsabili molecolari del tumore.
tumore metastatico«Identificare le mutazioni nelle singole cellule di ciascun paziente significa capire se e quale farmaco o combinazione di farmaci possano essere più efficaci e utili nel caso specifico» sottolinea Giuseppe Giorgini, Presidente e CEO di Menarini Silicon Biosystems. «“Oggi nel mondo sono quasi 300 i laboratori che già utilizzano Cellsearch CTC per le biopsie liquide. Affiancando la tecnologia Menarini del DEPArray, questi laboratori e tanti altri possono passare da una mera prognosi sulla sopravvivenza a un’analisi del genoma del tumore con un salto straordinario nella possibilità di scegliere la cura giusta per il paziente. Grazie al test, infatti, in un futuro molto prossimo, l’oncologo potrà valutare il rischio per ciascun paziente e anche la sua capacità di risposta alle terapie disponibili. L’utilizzo di DEPArray, offre uno strumento formidabile e agevole per la diagnosi e la personalizzazione delle terapie, in modo da massimizzarne l’effetto sulle cellule malate.Tutto ciò significa poter seguire l’evoluzione nel tempo della malattia e raccogliere informazioni cruciali per il monitoraggio della stessa e verificare l’insorgenza di condizioni di resistenza ai farmaci» conclude Giorgini.

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Gli Usa leader mondiali della vendita di armi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

armiGli Stati Uniti sono i fornitori mondiali di armi. Nel 2015 ne hanno vendute per un valore di 40 miliardi di dollari, confermandosi leader delle vendite nel mondo. Al secondo posto la Francia con 15 miliardi di dollari. È quanto emerge da uno studio condotto per il Congresso americano e riportato dal New York Times, secondo il quale lo scorso anno sono state vendute complessivamente armi per 80 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 89 miliardi di dollari del 2015. I Paesi avanzati restano anche nel 2015 i maggiori acquirenti di armi, con acquisti per 65 miliardi. Il calo delle vendite globali è legato all’economia debole, spiega il rapporto. ”Problemi di bilancio hanno spinto molti Paesi a posticipare o limitare gli acquisti. Alcuni Paesi hanno scelto di non acquistare nuove armi e di ammodernare i loro sistemi esistenti”. Boom anche per l’industria delle armi italiane, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, che nell’ultimo anno ha triplicata la vendita all’estero aumentando le forniture verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso escamotage, della legge 185/1990 che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Nello specifico quelle verso l’Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra nel conflitto in Yemen e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti. Cresce anche l’intermediazione finanziaria delle principale banche italiane, Intesa e Unicredit, e tra i piccoli istituti coinvolti compare ancora Banca Etruria e una banca libica.

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Il Parlamento chiede che le armi UE non cadano nelle mani sbagliate

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2015

Bruxelles. Con la votazione di giovedì, il Parlamento ha chiesto agli Stati membri di applicare gli 8 criteri del Codice di condotta UE per le esportazioni di armi in modo più coerente e rigoroso, considerando il drastico cambiamento del contesto globale della sicurezza intorno all’UE. I deputati hanno sottolineato che tale commercio può non essere in linea con gli interessi di sicurezza dell’UE e che interessi politici o nazionali non devono prevalere sul processo decisionale per le licenze di l’esportazione.”La sicurezza dei cittadini europei è più sotto minaccia ora rispetto agli anni scorsi, a causa dei conflitti in atto nel nostro vicinato e all’aumento del contrabbando e del traffico di armi nell’UE”, ha affermato la relatrice Bodil Valero (Verdi/ALE, SE).”Gli Stati membri dell’UE che esportano armi devono tener presente che i Paesi ai quali hanno venduto armi in passato non sono più stabili e devono rafforzare l’attuale regime comunitario per l’esportazione di armi”, ha aggiunto. In conclusione, ha ricordato che “in qualità di maggiori esportatori mondiali di armi, devono avere una responsabilità particolare per assicurare che l’UE rimanga un sostenitore credibile dei diritti umani”.Nella risoluzione approvata giovedì con 249 voti favorevoli, 164 contrari e 128 astensioni, i deputati rilevano che una diffusione incontrollata delle armi rappresenta un serio rischio per la pace e per la sicurezza, per i diritti umani e per lo sviluppo sostenibile. Rilevano, inoltre che, nonostante la situazione in Siria e in Iraq, le maggiori attività terroristiche e i conflitti nel Medio Oriente e in Nord Africa, non sia stato introdotto nessun cambiamento alle regole in vigore.Nel 2013, gli Stati membri dell’UE hanno esportato verso Paesi terzi armi per un importo totale di 26 miliardi di euro.
I deputati ritengono che la posizione comune del Consiglio, che precisa le regole sull’esportazione di armi, non sia stata applicata rigorosamente e sia stata interpretata incoerentemente ed evidenziano l’assenza di controlli indipendenti e sanzioni in caso di violazioni. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero includere criteri nazionali più vincolanti.
Per il Parlamento, la trasparenza e il controllo pubblico del quadro di controllo delle esportazioni devono essere potenziati. I deputati invitano gli Stati membri a fornire informazioni dettagliate, attraverso un reporting standardizzato, su ogni licenza rilasciata. Infine, la relazione annuale sulle esportazioni di armi da parte dell’UE, in futuro, dovrebbe in futuro essere rilanciata come una banca dati pubblica e interattiva.

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Detenzione armi, visita medica e rilascio certificato obbligatorio ma italiani riluttanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2015

rapinaDovevano mettersi in regola con una visita medica e un passaggio in questura. Ma forse non lo sapevano o lo hanno dimenticato: tanti italiani detentori di armi ancora non hanno intrapreso l’iter imposto dalla legge comunitaria che prevede visita medica e rilascio di un certificato in Questura. E ora rischiano che la forza pubblica venga in casa loro a confiscare le armi. In alcune aree d’Italia i commissariati stanno inviando le diffide ai “renitenti”. Nel Tigullio il Questore ha spedito le lettere a 1300 cittadini: su 1800 possessori d’armi solo 500 si sono recati al Commissariato e hanno ottenuto il permesso. «Stiamo parlando di Chiavari Asl 4 – dice Angelo Canepa segretario Fimmg Genova leggendo l’articolo sul Secolo XIX- ma da noi a Genova città Asl 3 sono censiti 89 mila detentori, che dovevano per prima cosa recarsi dal medico di famiglia in base alle disposizioni del decreto legislativo e che non abbiamo visto. A occhio e croce staremmo aspettando 70 mila nostri pazienti per l’adempimento». Certo «si tratta di certificati libero professionali, nulla hanno a che vedere con l’attività convenzionata. E molti miei pazienti quando li ho avvertiti del nuovo iter mi hanno detto che preferivano consegnare direttamente le armi in questura e qualcuno credo lo abbia fatto».Secondo il decreto 121 del 2013 che recepisce la direttiva dell’Unione Europea 51 del 2008 tutti i detentori di armi regolarmente denunciate, situate in casa o in loro proprietà, ora sono tenuti a far produrre al medico di famiglia il certificato anamnestico che attesta l’assenza di problemi relativi alla capacità d’intendere e di volere o di abuso di alcol e stupefacenti, e poi a recarsi con il certificato dal medico del servizio medico legale Asl o militare o di Polizia o dei vigili del fuoco per il rilascio del nulla osta a detenere l’arma. Si può evitare il rinnovo dell’idoneità psicofisica se il certificato d’idoneità è stato rilasciato nei sei anni precedenti. Il documento prima non era richiesto. I dipendenti dei commissariati però sarebbero troppo pochi per i tanti controlli che si devono effettuare. «Sarebbe opportuna una campagna di sensibilizzazione sui media – dice Canepa – ma a chi spetta? Non al medico curante, non all’Asl né al sindaco, probabilmente alla Questura». Un rapido calcolo porta a stimare nelle zone come Genova almeno un cittadino su dieci con arma detenuta. La situazione non va confusa con il porto d’armi, per il quale il certificato da rinnovare ogni sei anni è obbligatorio. E viene richiesto dalle armerie per tutti coloro che intendono acquistare un’arma da fuoco. «Ma altra cosa – commenta Canepa – è l’archibugio ereditato nella casa di campagna. Più frequente di quanto non si pensi». (fonte doctor33)

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Trasferimento armi in Medio oriente e in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

“Munizioni a grappolo di provenienza spagnola trovata in Libia. Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantità di armi a governi repressivi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani”.

Bonifica da ordigni esplosivi

E’ quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.”Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti, e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessit di difendere i diritti umani” – ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International Nonostante la continua, brutale repressione, la comunità internazionale non ha voluto intraprendere un’azione incisiva per interrompere i trasferimenti di armi allo Yemen. Ottenere informazioni sull’afflusso di armi in Siria è difficile, poichè pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Il rapporto di Amnesty International indica inoltre che l’India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni. Amnesty International ha identificato 10 stati (tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Spagna) i cui governi hanno autorizzato la fornitura di armamenti, munizioni e relativo equipaggiamento al regime libico del colonnello Gheddafi a partire dal 2005. Durante il conflitto della Libia, le forze di Gheddafi hanno commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani che possono costituire crimini contro l’umanità. Munizioni a grappolo e proiettili da mortaio MAT-120 di provenienza spagnola, autorizzati per la vendita nel 2007, sono stati rinvenuti da Amnesty International a Misurata, quando la citt è stata bombardata dalle forze di Gheddafi nel corso dell’anno. Si tratta di forniture proibite dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che la Spagna ha firmato meno di un anno dopo aver inviato tali materiali in Libia. Buona parte dell’artiglieria pesante rinvenuta in Libia dai ricercatori di Amnesty International pare essere stata prodotta durante l’era sovietica, dalla Russia o da altri paesi dell’Urss, soprattutto per quanto riguarda i razzi Grad, armi di per sè indiscriminate che sono state usate ampiamente da entrambe le parti in conflitto. Alcune delle munizioni recuperate erano anche di fabbricazione cinese, bulgara e italiana come, rispettivamente, le mine anticarro Tipo 72, componenti per razzi e i proiettili d’artiglieria da 155 millimetri.Almeno 20 stati hanno venduto o fornito all’Egitto armi leggere, munizioni, gas lacrimogeni, prodotti antisommossa e altro equipaggiamento: in testa gli Stati Uniti d’America, con forniture per un miliardo e 300 milioni di dollari all’anno, seguiti da Austria, Belgio, Bulgaria, Italia e Svizzera.I fucili sono stati usati massicciamente dalle forze di sicurezza in Bahrein ed Egitto con devastanti effetti letali.Amnesty International riconosce che quest’anno la comunità internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen. Tuttavia, secondo l’organizzazione per i diritti umani, sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi.”Gli embarghi sulle armi sono di solito un provvedimento della serie ‘troppo poco, troppo tardi’ quando la crisi dei diritti umani in corso” – ha commentato Helen Hughes.

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Manovra e armi: il male oscuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!! E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili. Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali? Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro! Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo. E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro). E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa. E il 27 ottobre sempre ad Assisi, la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo. Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte. Che vinca la Vita! (Alex Zanotelli)

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Cluster bombs: ratifica convenzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

La Camera dei Deputati, con 522 voti favorevoli su 526 (4 astenuti), ha approvato definitivamente la ratifica della Convezione per la messa al bando delle Munizioni Cluster (CCM) già approvata al Senato. La Convenzione entrata in vigore il 1 agosto 2010 dopo la ratifica di 30 Stati proibisce la produzione, l’uso, il commercio e la detenzione negli arsenali delle temibili armi indiscriminate conosciute come bombe a grappolo ed impegna inoltre gli Stati alla bonifica umanitaria dei propri territori o al sostegno dei Paesi afflitti dal problema e, ultima ma non meno importante, all’assistenza alle vittime.
La Convenzione, ad oggi ratificata da 58 Stati e firmata da 108, non è importante solo per aver sancito la definitiva messa al bando di armi con effetti indiscriminati ma è dirompente nel suo articolo 1, riguardante la definizione di “vittima” degli ordigni inesplosi, intendendo per vittime di munizioni cluster sia le persone direttamente colpite da munizioni cluster che le loro famiglie e le comunità, riscrivendo, di fatto, un capitolo del diritto umanitario.
Duetsche Bank insieme a BNL Paribas sono – come indicato dalla Rete per il Disarmo due gruppi esteri ampiamente presenti nel nostro Paese e sono le “banche più armate” d’Italia. BNP Paribas e Deutsche Bank si sono infatti divise più della metà dei 3 miliardi di euro di operazioni autorizzate nel 2010 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per esportazioni di armamenti italiani.
L’Italia ha firmato la Convenzione ad Oslo il 3 dicembre 2008, impegnandosi a ratificarla nel più tra i primi 30 Paesi, ritardi dovuti al Ministero della Difesa che ha affrontato il tema facendo delle richieste che appesantivano le implicazioni finanziarie della legge, tanto da non renderla ratificabile (160 mln. di euro per il ripristino delle funzioni strategiche delle armi messe al bando ndr) nel breve periodo. Richieste stralciate in seguito dall’iter di ratifica, ma che ne hanno condizionato negativamente le tempistiche di approvazione.

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Le armi nel regno delle utopie

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Lettera al direttore. Una bella lettera su Liberazione del 3 marzo, intitolata: “Basta con le guerre, basta con le armi”. Parla della solita ipocrisia di coloro che, dopo avere inviato consapevolmente colpevolmente giovani a combattere in terra straniera, esprimono profondissimo dolore per la loro morte. Una bella lettera, che però si conclude con un sogno impossibile: “Quando diciamo che un altro mondo è possibile, pensiamo anche ad un mondo senza armi e senza eserciti. Un’idea forte. Esercitiamola questa forza”. Ora, immaginare un mondo senza armi, mi sembra un’utopia. E forse della stessa opinione era un nonviolento per antonomasia, Gesù di Nazaret, il quale, pur predicando la nonviolenza, non parlò mai di disarmo. E dal Vangelo  si evince chiaramente che gli apostoli, o perlomeno alcuni di loro, erano armati. Leggiamo, in  Luca: “Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo? ». Quelli che erano con lui, appena si accorsero di quello che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo usare la spada? » . E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne e disse: «Smettete, basta così ». E toccandogli l’orecchio, lo guarì” (Lc 22, 48 – 51). Gesù sapeva bene che i discepoli portavano la spada, ma non  ordinò loro di disfarsene. Li avrebbe rimproverati ugualmente, se fossero stati costretti ad usarla per difendere un bambino? (Francesca Ribeiro)

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Politica estera: avere i piedi in due staffe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

Apparentemente si tratta di una contraddizione, ma in concreto si tratta di una divisione dei poteri (argomento caro al cavaliere) che permettono al cavaliere di lucrare consensi contraddittori, come sta avvenendo Tra Italia e Israele, da una parte, e Italia-Libia dall’altra. Con Israele ci sono i potentati economici americani, le lobby delle armi, che hanno consentito che l’Italia diventasse la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi; potentati che giudicano il cavaliere poco più di un buffone, del quale, però potersi servire a piacimento. Con la Libia ci sono interessi personali in molti campi, tra cui le TV, con il coinvolgimento dell’Egitto di Mubarak e la Tunisia di Ben Alì; ma l’affare più consistente è rappresentato dalle triangolazioni nella fornitura di armi a paesi sottomessi all’embargo (qui la fa da padrone finmeccanica) Si avanza l’ipotesi di una partecipazione attiva di mezzi italiani per sostenere la repressione contro Gheddafi; ma nello stesso tempo ci ritroviamo vincolati militarmente  con un altro trattato con Israele.Il Senato italiano  ha  ratificato  il 2 febbraio 2004, l’accordo Italia-Israele sulla cooperazione nei settori militare e della difesa è arrivato alla Camera. Qui, il 16 marzo, ha ricevuto luce verde dalla commissione esteri. Le implicazioni in realtà sono ancora più gravi. E’ «un accordo generale quadro» comprendente interscambio di materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Secondo fonti militari israeliane citate da Voice of America (22 novembre 2004), Italia e Israele hanno già concordato e finanziato «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto». Poiché questo è un campo in cui Israele ha finora cooperato solo con gli Stati uniti, significa che l’accordo italo-israeliano è stato preventivamente approvato o preteso dalla Casa bianca (quella di Bush). Non è quindi solo un accordo tecnico: i ministri degli esteri e della difesa lo hanno definito «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d’Israele nel campo della difesa». Un accordo quinquennale, stipulato dal precedente governo Berlusconi, prorogabile automaticamente, ha impegnato anche i futuri governi a una precisa scelta di politica estera: quella di essere a fianco del governo israeliano qualunque cosa faccia. (Rosario Amico Roxas)

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Detenzione armi da parte cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

In attuazione della delega contenuta nella Legge 7 agosto 2009, n. 88, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee”, il Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2010 ha approvato il D.Lgs di recepimento della direttiva 2008/51 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. Il decreto mira a conciliare le esigenze della libera circolazione delle armi sul mercato interno con quelle di protezione della sicurezza pubblica e della pubblica incolumità, in coerenza con i principi ispiratori della normativa comunitaria. Per esercitare l’attività di intermediario nel settore delle armi è richiesta un’apposita licenza rilasciata dal Prefetto, valida per tre anni. Ogni operatore autorizzato deve comunicare ogni anno all’autorità che ha rilasciato la licenza un resoconto dettagliato delle singole operazioni effettuate. La mancata comunicazione può comportare, in caso di prima violazione, la sospensione e, in caso di recidiva, la revoca della licenza. L’armaiolo è obbligato a tenere un registro delle operazioni giornaliere, nel quale devono essere indicate le generalità delle persone con cui le operazioni stesse sono compiute, che deve essere esibito a richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza e conservato per un periodo di 50 anni. Gli armaioli devono comunicare mensilmente all’ufficio di polizia competente per territorio le generalità dei privati che hanno acquistato o venduto loro le armi, la specie e la quantità delle armi vendute o acquistate e gli estremi dei titoli abilitativi all’acquisto esibiti dagli interessati. Dall’applicazione del presente decreto, le cui disposizioni entrano in vigore il 1 luglio 2011, non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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Educazione a scuola: No uso armi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Il direttivo della SIRD (Società Italiana di Ricerca Didattica) che raccoglie i docenti universitari dei settori della didattica e della ricerca educativa, riunito in occasione del Seminario nazionale sulla ricerca nelle Scuole di dottorato, esprime una esplicita condanna dell’iniziativa della Direzione scolastica regionale della Lombardia con il sostegno dei Ministeri dell’Istruzione e della Difesa finalizzata ad “Allenare alla vita” gli studenti familiarizzandoli all’uso delle armi.Altre sono le priorità che emergono dalla ricerca educativa sulla scuola a partire dai livelli di competenza raggiunti dai nostri studenti, ai tassi di abbandono e di dispersione, ai problemi di integrazione e di bullismo, alla educazione alla cittadinanza, ai diritti umani e alla solidarietà e alla legalità e per queste priorità assistiamo invece a una costante riduzione di risorse umane e finanziarie.
La scuola è un ambiente di importanza fondamentale e non può prestarsi a iniziative e esperimenti condotti senza un retroterra consolidato di competenze e di ricerca e che non appaiano ispirati dalle priorità e dai principi valoriali della Costituzione che propone il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti. (Prof. Pietro Lucisano Vicepresidente SIRD (Società Italiana di Ricerca Didattica)

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