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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘armi’

Politica estera: avere i piedi in due staffe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

Apparentemente si tratta di una contraddizione, ma in concreto si tratta di una divisione dei poteri (argomento caro al cavaliere) che permettono al cavaliere di lucrare consensi contraddittori, come sta avvenendo Tra Italia e Israele, da una parte, e Italia-Libia dall’altra. Con Israele ci sono i potentati economici americani, le lobby delle armi, che hanno consentito che l’Italia diventasse la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi; potentati che giudicano il cavaliere poco più di un buffone, del quale, però potersi servire a piacimento. Con la Libia ci sono interessi personali in molti campi, tra cui le TV, con il coinvolgimento dell’Egitto di Mubarak e la Tunisia di Ben Alì; ma l’affare più consistente è rappresentato dalle triangolazioni nella fornitura di armi a paesi sottomessi all’embargo (qui la fa da padrone finmeccanica) Si avanza l’ipotesi di una partecipazione attiva di mezzi italiani per sostenere la repressione contro Gheddafi; ma nello stesso tempo ci ritroviamo vincolati militarmente  con un altro trattato con Israele.Il Senato italiano  ha  ratificato  il 2 febbraio 2004, l’accordo Italia-Israele sulla cooperazione nei settori militare e della difesa è arrivato alla Camera. Qui, il 16 marzo, ha ricevuto luce verde dalla commissione esteri. Le implicazioni in realtà sono ancora più gravi. E’ «un accordo generale quadro» comprendente interscambio di materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Secondo fonti militari israeliane citate da Voice of America (22 novembre 2004), Italia e Israele hanno già concordato e finanziato «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto». Poiché questo è un campo in cui Israele ha finora cooperato solo con gli Stati uniti, significa che l’accordo italo-israeliano è stato preventivamente approvato o preteso dalla Casa bianca (quella di Bush). Non è quindi solo un accordo tecnico: i ministri degli esteri e della difesa lo hanno definito «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d’Israele nel campo della difesa». Un accordo quinquennale, stipulato dal precedente governo Berlusconi, prorogabile automaticamente, ha impegnato anche i futuri governi a una precisa scelta di politica estera: quella di essere a fianco del governo israeliano qualunque cosa faccia. (Rosario Amico Roxas)

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Detenzione armi da parte cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

In attuazione della delega contenuta nella Legge 7 agosto 2009, n. 88, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee”, il Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2010 ha approvato il D.Lgs di recepimento della direttiva 2008/51 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. Il decreto mira a conciliare le esigenze della libera circolazione delle armi sul mercato interno con quelle di protezione della sicurezza pubblica e della pubblica incolumità, in coerenza con i principi ispiratori della normativa comunitaria. Per esercitare l’attività di intermediario nel settore delle armi è richiesta un’apposita licenza rilasciata dal Prefetto, valida per tre anni. Ogni operatore autorizzato deve comunicare ogni anno all’autorità che ha rilasciato la licenza un resoconto dettagliato delle singole operazioni effettuate. La mancata comunicazione può comportare, in caso di prima violazione, la sospensione e, in caso di recidiva, la revoca della licenza. L’armaiolo è obbligato a tenere un registro delle operazioni giornaliere, nel quale devono essere indicate le generalità delle persone con cui le operazioni stesse sono compiute, che deve essere esibito a richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza e conservato per un periodo di 50 anni. Gli armaioli devono comunicare mensilmente all’ufficio di polizia competente per territorio le generalità dei privati che hanno acquistato o venduto loro le armi, la specie e la quantità delle armi vendute o acquistate e gli estremi dei titoli abilitativi all’acquisto esibiti dagli interessati. Dall’applicazione del presente decreto, le cui disposizioni entrano in vigore il 1 luglio 2011, non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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Educazione a scuola: No uso armi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Il direttivo della SIRD (Società Italiana di Ricerca Didattica) che raccoglie i docenti universitari dei settori della didattica e della ricerca educativa, riunito in occasione del Seminario nazionale sulla ricerca nelle Scuole di dottorato, esprime una esplicita condanna dell’iniziativa della Direzione scolastica regionale della Lombardia con il sostegno dei Ministeri dell’Istruzione e della Difesa finalizzata ad “Allenare alla vita” gli studenti familiarizzandoli all’uso delle armi.Altre sono le priorità che emergono dalla ricerca educativa sulla scuola a partire dai livelli di competenza raggiunti dai nostri studenti, ai tassi di abbandono e di dispersione, ai problemi di integrazione e di bullismo, alla educazione alla cittadinanza, ai diritti umani e alla solidarietà e alla legalità e per queste priorità assistiamo invece a una costante riduzione di risorse umane e finanziarie.
La scuola è un ambiente di importanza fondamentale e non può prestarsi a iniziative e esperimenti condotti senza un retroterra consolidato di competenze e di ricerca e che non appaiano ispirati dalle priorità e dai principi valoriali della Costituzione che propone il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti. (Prof. Pietro Lucisano Vicepresidente SIRD (Società Italiana di Ricerca Didattica)

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Il diario di Bobby Sands

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Roma 15 luglio ore 18.30 Ufficio del Parlamento europeo  Sala delle Bandiere Presentazione del libro  Il diario di Bobby Sands edito da Castelvecchi Editore Dibattito sulla questione irlandese Intervengono Angelilli, Mellone, Della Longa e Calamati
Il libro racconta la storia del ragazzo di Belfast divenuto simbolo della lotta per l indipendenza dell Irlanda del Nord: Bobby Sands detenuto per quattro anni nel terribile carcere di Long Kesh, muore nel maggio 1981, a soli 27 anni, dopo 66 giorni di sciopero della fame. A un mese dalla pubblicazione del rapporto Silville sulla strage di Bloody Sunday, dalle scuse e dall’ammissione del Governo di Londra sull’uso  ingiustificato e ingiustificabile  delle armi da parte dei paracadutisti inglesi che in quella domenica del 1972 a Derry uccisero 14 manifestanti cattolici, la questione irlandese torna finalmente di attualità. Una guerra mai conclusa, 3700 morti, ma che l Europa e il mondo sembrano aver dimenticato. Intervengono Roberta Angelilli, Vicepresidente del Parlamento europeo, Andrea Mellone di Radio Rai, Tommaso Della Longa giornalista esperto della questione irlandese e Silvia Calamati, autrice del libro.

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Cagliari: una mostra ispirata a Salgari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2010

Cagliari Lazzaretto di Sant’Elia Sabato 10 (ore 18:30) Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto (in via dei Navigatori) mostra internazionale “Vele, tonni e scimitarre – Avventure salgariane nel Mar di Sardegna”. Resterà aperta fino all’11 dicembre.  Curata e organizzata dalla Thorn & Sun Communication di Cagliari in collaborazione con lo Studio Vassallo di Torino. Si sviluppa su circa 1000 metri quadrati con un allestimento che per imponenza ricorda quello di un’opera lirica e che promette di farsi vivere dal visitatore come un appassionante romanzo d’avventura. Spettacolari scenografie (progettate dall’architetto Stefania Vola), realizzate ad hoc per ricreare il clima coinvolgente dei racconti salgariani, accolgono un corredo di dipinti, armi, gioielli e abiti datati tra il XVII e il XIX secolo provenienti da diverse regioni italiane ma anche da Libia, Tunisia e Marocco; e poi modellini e diorami, illustrazioni e quadri moderni, foto, filmati e diverse postazioni tecnologiche e multimediali, come quella del libro virtuale.
L’allestimento internazionale, con la consulenza storico scientifica di Alberto Contu, prende spunto dal fatto letterario e sviluppa quello storico di un dialogo culturale millenario, che lega i destini di due civiltà vicine, il Maghreb, ovvero “l’Isola del sole che tramonta” (dall’arabo Djazirat al Maghri) e l’isola dei sardi. È un viaggio alla scoperta della Sardegna costiera e del Maghreb descritti dalla penna immaginifica di Salgari.
L’avventura di “Vele, tonni e scimitarre” prosegue nell’ampia sezione della mostra dedicata al mondo avventuroso de “Le Pantere di Algeri”. E qui sono riprodotte, in tre sale, intitolate “Castelli sul Mar di Sardegna”, “Battaglie in mare” e “Maghreb ed Algeri”, le tre grandi ambientazioni del libro di Salgari. Attraversare questi ambienti, anche grazie all’accurato impianto scenografico che ricrea torri, castelli, scogliere, ma anche lussureggianti palazzi, fortezze e moschee, sarà come entrare nell’avvincente trama salgariana, partendo dalla parola scritta del romanzo e confrontandola con decine di “reperti” esposti e riconoscibili nella storia narrata dallo scrittore.
Grazie alla collaborazione con l’Ordine religioso di Santa Maria della Mercede, la mostra ospita una statua lignea della Madonna di Bonaria, fedele riproduzione di quella che, secondo la credenza religiosa, approdò sulla spiaggia antistante l’attuale Basilica cagliaritana, il 25 marzo del 1370, ispirando la costruzione del Santuario e una profonda devozione popolare, e diventando protettrice dei Mercedari, l’ordine religioso tradizionalmente votato alla missione di riscattare dalla schiavitù i Cristiani fatti prigionieri dai mori.
Il viaggio nel mondo di Salgari prevede anche una sezione dedicata al cinema ispirato ai romanzi dello scrittore veronese. Dopo l’inaugurazione del 10 luglio, “Vele, tonni e scimitarre” vivrà un secondo appuntamento di rilievo a settembre, con la presentazione del catalogo della mostra curato da Giorgio Pellegrini. Per i più piccoli, invece, è stato realizzato un album da colorare, con disegni ispirati alle rappresentazioni salgariane della Sardegna e della civiltà maghrebina. In autunno sono previste la presentazione dell’iniziativa alla scuole e la realizzazione di laboratori tematici.
“Vele, tonni e scimitarre – Avventure salgariane nel Mar di Sardegna” è un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari nell’ambito del programma di eventi espositivi presso i centri d’arte cittadini nel 2010. La mostra è aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 21 (orario estivo). Il biglietto d’ingresso intero costa tre euro, il ridotto due. (bedesten, cavaliere di malta, la flotta, veduta di algeri, modellino)

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Commercio internazionale d’armi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicali-Pd Nel “Rapporto annuale relativo al 2009 sui lineamenti di politica del Governo in materia di controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento”, si rileva la mancanza dell’allegato contenente  il “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”. Tale mancanza riduce il controllo del Parlamento e della società civile e limita le informazioni circa l’operato in materia degli istituti di credito. Il “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”, richiesto dalla legge 185 del 1990, è reso usualmente disponibile ed è necessario non solo per comprendere il valore monetario e la controparte estera delle singole operazioni autorizzate alle banche, ma anche per osservare la corrispondenza delle autorizzazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro con quelle emesse dal Ministero degli Esteri. E’ un elenco importante perché permette alla società civile e ai singoli correntisti interessati ai temi della responsabilità sociale d’impresa, alle dichiarazioni etiche, di verificare se le direttive e policy emanate negli ultimi anni da diversi e importanti istituti di credito italiani, in relazione ai servizi d’appoggio al commercio di armi, siano effettivamente attuate e rispettate. Il “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito” permette in ultimo, a chi è interessato, un raffronto tra i trend relativi ai finanziamenti del mercato degli armamenti e gli interventi e gli aiuti allo sviluppo socio economico del territorio. In mancanza di tale elenco di dettaglio sull’attività degli Istituti di credito, infatti, il solo dato conoscibile dalla Relazione del Tesoro è l’ammontare complessivo del valore delle autorizzazioni rilasciate alle banche: un dato che, non specificando con quali Paesi sono in corso operazioni relative all’esportazione di armi italiane, inevitabilmente mette tutte le banche sullo stesso piano, come corresponsabili del commercio di armi. Per queste ragioni, con il senatore Marco Perduca, abbiamo rivolto un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Difesa, per sapere: – per quale motivo il 29 marzo 2010 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha presentato il Rapporto annuale sui lineamenti di politica del Governo in materia di controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento, privo dell’allegato che riporta le indicazioni delle singole operazioni autorizzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze agli Istituti di Credito relative all’esportazione di armi italiane, denominato “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”; – se non si intenda provvedere quanto prima all’integrazione e alla pubblicazione della documentazione citata richiesta per legge, secondo quali modalità e tempi.

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Embargo armi alla Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2010

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si appella ai Ministri degli esteri europei affinché non pongano termine all’embargo alla vendita di armi alla Cina. La fine dell’embargo non è assolutamente giustificato da un reale miglioramento della situazione dei diritti umani in Cina. Dopo i recenti e inauditi verdetti giudiziari contro dissidenti uiguri e tibetani, l’annullamento dell’embargo costituirebbe un segnale sbagliato che rinfrancherebbe le autorità cinesi nell’uso arbitrario delle leggi e nella sistematica violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani. Porre termine all’embargo alla vendita di armi a un paese che così massicciamente viola i diritti umani è semplicemente immorale per qualunque paese aspiri a diventare membro permanente del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, come p.es. l’Italia e la Germania. Nasce inoltre il sospetto che l’annullamento dell’embargo serva a garantirsi il voto favorevole della Cina presso il Consiglio di Sicurezza, sulla pelle delle migliaia di persone perseguitate in Cina. L’embargo era stato imposto nel 1989 in seguito al massacro di piazza Tienanmen in cui persero la vita centinaia di sostenitori del movimento democratico. Porre fine all’embargo significherebbe onorare il persistente rifiuto della Cina a perseguire i responsabili del bagno di sangue di Tienanmen e di riabilitare le vittime. A tutt’oggi i parenti delle vittime innocenti subiscono minacce e aggressioni da parte delle autorità poiché chiedono solamente di poter ricordare pubblicamente i loro cari.

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La lobby delle armi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

Editoriale fidest. Rosario Amico Roxas nel suo ultimo scritto espone la situazione in Afghanistan e non solo. Il punto centrale, a nostro avviso, del suo ragionamento sta nel fatto che l’informazione viaggia a due marce. La prima è quella che stenta ad ingranare perché forti sono gli interessi malavitosi, affaristici, di corporativismi, di logiche consumistiche a contrastarla e, l’altra, è data dalla disinformazione, dalle manovre diversive per confondere il lettore, per orientarlo verso interessi a lui contrari ma resi plausibili con la tecnica del camuffamento. Il gioco dei mestatori di torbidi è facile perché non tutti sono preparati o hanno il tempo necessario per una più ponderata riflessione e tendono a prendere per buono ciò che è loro ammannito da quelle che considera fonti ufficiali e, quindi, garanti di una veridicità accettabile. Quando succede una tragedia come quella di Nasseria e ora di Kabul a molti di noi viene spontaneo scendere in strada per vedere da vicino quanto accade. Questo risveglio dell’attenzione mette in allarme i maestri della disinformazione e li induce a contromisure adeguate. Tutto è messo in campo per tranquillizzare gli animi per riportarli sui binari dei nobili sentimenti, degli atti di grande coraggio e di dedizione che questi figli “combattenti” hanno e continuano ad offrire, con il loro sacrificio estremo, per difendere il suolo della Patria. E’ proprio a questo punto che dovrebbe fare capolino un altro tipo di riflessione. Perché il soldato italiano deve andare in Afghanistan, perché in Iraq o in qualsiasi altro scenario di guerra? Si dice: vi sono i talebani e sono un pericolo per la loro capacità d’esportare la violenza nel mondo. Ma questi “rozzi montanari” come fanno ad avere tante sofisticate armi? Dove le comprano e chi sono i mercanti che le offrono e con quali denari le pagano? Incominciamo con il dire che i contadini afghani traggono grossi vantaggi economici con la coltivazione dell’oppio. I talebani ne fanno un prodotto da barattare con le armi e l’occidente, lo stesso occidente che manda le sue truppe a combatterli, le produce e ha i suoi emissari per venderle ai nemici della democrazia. A questo punto ragione vorrebbe che tale spirale venisse spezzata distruggendo, ad esempio, i campi d’oppio. Niente di tutto questo. Ci dicono che se fosse fatto si alienerebbero le simpatie dei capi villaggio. E allora? Questa guerra continuerà perché non è la democrazia che si difende ma l’interesse economico, affaristico, speculativo che ha le sue lobby ed esse oggi hanno sotto il loro comando tutte le leve del potere, ivi compreso quello politico. Questa è la cruda realtà e Rosario Amico Roxas va anche più a fondo scendendo nei dettagli, ma chi lo ascolta? Di certo i suoi amici che ripongono in lui ben riposta fiducia e stima ma gli altri? Si dice che non vi è più sordo di chi non vuole sentire. E in Italia come altrove nel mondo ve ne sono fin troppi. E’ tempo di sturarci le orecchie e di guardare in faccia la realtà ragionando con la nostra testa e incominciando a distinguere i fatti dalle panzane, l’informazione dalla disinformazione, l’amore dal cinismo camuffato da sentimenti che non prova ma che vorrebbe stimolare in altri per proprio comodo e interesse. Questa è la cruda realtà. Questa è veritas odium parit. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Afghanistan: uso armi tornado ultima opzione?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

“Se ieri avevamo chiesto al Ministro della Difesa chiarimenti sull’uso degli armamenti dei Tornado oggi, dopo aver letto le dichiarazioni del maggiore Angelo De Angelis, comandante degli aerei schierati a Mazar-e-Sharif., riportate dalle agenzie ANSA e ADNK, in cui si afferma comunque l’esistenza un rischio per i civili, e quelle del generale Marco Bertolini, capo di stato maggiore della missione Nato-Isaf a Kabul, sul grave deterioramento del conflitto in Afghanistan, non ci sembra più il caso che il Ministro La Russa continui a tacere sulla reale situazione in atto. Riteniamo sia doveroso da parte del Ministro riferire con la massima urgenza al Parlamento su quanto realmente sta avvenendo sul fronte afghano. Ormai è chiaro che anche ai suoi colleghi di governo questa missione comincia ad apparire insostenibile per le forti contraddizioni che emergono e per gli elevati costi in termini di vite umane e di risorse sottratte alla sicurezza interna del paese e allo sviluppo economico.”

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Somalia: nuove forniture di armi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha fortemente criticato il progetto USA di fornire nuove armi alla Somalia. Nel corso del suo recente viaggio in Africa, la Ministra degli esteri USA Hillary Clinton ha promesso al governo di transizione somalo il raddoppio della fornitura di armi e di munizioni da parte degli USA. Secondo l’APM, la Somalia non ha bisogno di nuove armi ma di aiuti per la ricostruzione e di mediazione tra le parti in guerra. Da maggio 2009 oltre 280.000 abitanti di Mogadiscio sono fuggiti dalla capitale. Negli scorsi tre mesi almeno 448 civili sono morti negli scontri e oltre 1.950 persone sono state ferite. Le nuove forniture di armi rischiano di fomentare ulteriormente la guerra civile in corso e di aggravare quindi il dramma dei profughi. La Clinton ha anche minacciato l’Eritrea, contribuendo così non alla soluzione del conflitto ma molto più probabilmente a un indurimento delle posizioni dei due paesi africani. La Clinton ha anche minacciato sanzioni contro l’Eritrea se questa dovesse continuare a fornire armi ai gruppi islamici somali che combattono il governo di transizione. L’unico modo per fermare la guerra che l’Eritrea combatte in Somalia contro l’Etiopia è quello di attenuare e risolvere le tensioni tra Eritrea e Etiopia. Il governo USA però non sembra intenzionato ad assumere il ruolo di mediatore tra i due paesi africani e si schiera invece dalla parte dell’Etiopia. Gli USA infatti hanno anche sostenuto militarmente il fallito intervento etiope in Somalia nel dicembre 2006. Dopo 18 anni di guerra civile la Somalia ha un urgente bisogno di aiuti alla ricostruzione. La stessa UE mette a disposizione più mezzi finanziari per la sicurezza che per la ricostruzione. L’operazione Atlanta pensata per combattere la pirateria al largo delle coste del Corno d’Africa costa 450 milioni di dollari all’anno mentre per i prossimi cinque anni l’UE prevede una spesa di soli 212 milioni di dollari per gli aiuti allo sviluppo in Somalia. Nel frattempo il governo di transizione somalo continua a perdere influenza rispetto al crescente movimento islamista. Se si vuole davvero evitare una radicalizzazione islamica del paese africano bisogna investire molto più nella ricostruzione del paese e nel dialogo tra le fazioni in lotta. La Somalia non ha bisogno di nuovi interventi militari provenienti dall’estero ma di più dialogo nel proprio paese.

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Le proteste di piazza in Iran

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

E’ già un altro bagno di sangue come lo è stato in Cina e in Africa. Come continuerà ad esserlo in molte altre parti del mondo. E’ giusto che la società civile si mobiliti ma è anche giusto che prenda coscienza dei suoi errori che oggi hanno provocato innumerevoli vittime e continueranno ad esserlo in futuro. Questo perché? L’occidente dovrebbe fare un serio mea culpa, massima mea culpa, poiché ha permesso ai mercanti di vendere armi e tecnologie di distruzione di massa. Perché ha permesso che uomini chiacchierati assumessero il controllo del loro paese pensando, probabilmente, che sarebbero stati più malleabili per i loro traffici. Perché l’occidente continua a fabbricare e a vendere armi a rinnovare i loro siti bellici a spese della comunità internazionale e concede aperture di credito ai dittatori chiudendo entrambi gli occhi se costoro invece d’acquistare derrate alimentari, medicinali e per realizzare una seria politica sociale il loro shopping diventa di ben altra natura provocando genocidi di massa, sanguinose lotte tribali e trasformando il loro paese in una pattumiera a cielo aperto. A questo punto se è giusto protestare davanti all’ambasciata dell’iran dovrebbe essere altrettanto giusto farlo davanti alla Banca mondiale, all’Eliseo, a Piazza colonna, la casa Bianca e a down Street e ancora davanti a tutti i centri di potere occidentali che hanno fatto, quando faceva loro comodo come le tre scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare e se ora mostrano di scandalizzarsi è solo per nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso.

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