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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘arrangiarsi’

Liberalizzazioni nel Paese in cui bisogna arrangiarsi per vivere

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

cataniaA Catania sono state individuate due ambulanze, con relativi infermieri, che clandestinamente svolgevano il loro servizio presso l’ospedale Garibaldi della citta’: senza autorizzazione e senza i requisiti igienici del caso. Eravamo abituati ai parcheggiatori abusivi, ma evidentemente la fantasia umana e delinquenziale non ha limiti. Certo siamo il Paese che il famoso attore Toto’ aveva bene delineato in un film in cui ci faceva vedere come si vende la fontana di Trevi a Roma. Di episodi del genere ce ne sono a iosa, non ultimi quei disgraziati di ragazzi che vengono a bussare alle nostre case per rifilarci contratti di energia o telefonia, carpendo la nostra fiducia, perche’ ci vendono sempre qualcosa che e’ piu’ costoso di quanto ci avevano prospettato oppure ci vendono anche quando non lo abbiamo esplicitamente chiesto. E non crediamo che vicende del genere finiranno domani.Ma perche’ questo accade? Perche’ siamo fatti cosi’ male, da diventare anche delle sorte di macchiette quando queste vicende vanno oltre le cronache locali e travalicano i confini nazionali? E’ l’arte di arrangiarsi per cercare di supplire alle deficienze delle opportunita’ che ci vengono offerte dal contesto legale. Sembrava che a questa arte dovesse essere posto un rimedio grazie alle liberalizzazioni economiche, ma e’ un miraggio; a parte alcuni limitati settori merceologici, decidere di svolgere un’attivita’ e’ sempre difficile: le normative a cui far fronte, e le corporazioni professionali giocano in questo un ruolo fondamentale.E’ di questi giorni l’approvazione da parte della Camera dei deputati del cosiddetto “home restaurant” per “valorizzare e favorire la cultura del cibo tradizionale e di qualita’”: massimo 500 coperti l’anno con un ricavo non superiore a 5 mila euro l’anno, e tutto tracciato: prenotazioni, pagamento, offerte, etc.. Sostanzialmente, un invito al lavoro in nero.
Potremmo scrivere pagine e pagine di esempi, e alla fine si termina sempre li’: le buone idee che potrebbero consentire a molte persone di avviare un’attivita’ economica non vengono mai foraggiate. Si preferisce regalare dei bonus, per esempio, agli studenti -bonus che poi gli stessi beneficiari mettono sul mercato nero- piuttosto che far si’ che un giovane possa svolgere lavoretti saltuari senza che l’imprenditore che glielo consente sia scoraggiato a farlo dagli aspetti fiscali e normativi: quanti “car wash” che vediamo in tanti film americani ci sono in Italia come opportunita’ per farsi qualche soldino da usare in una vacanza? Zero! Dopo le ambulanze di Catania, chissa’ cosa c’e’ dietro l’angolo.

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Sfogo di Cacciari a Radio 24

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

“I sindaci? Poverini, sono gli unici a cui non getto la croce addosso. La società civile? Ti invade ogni mattina che ti alzi con problemi senza senso. I cittadini? Un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi”. Lo sfogo è di Massimo Cacciari che ieri mattina, intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa riguardo alla sua esperienza da sindaco di Venezia. Nella puntata si parlava dell’eventualità di imporre sanzioni per chi chiede l’elemosina: “Guardi – è iniziato così lo sfogo dell’ex sindaco filosofo – dopo aver fatto 15 anni il sindaco, a tutti getto la croce addosso fuorché ai poverini che si trovano nella situazione in cui mi sono trovato io. Non si ha la più pallida idea di cosa voglia dire, ogni mattina che ti alzi, avere la cosiddetta nostra società civile che ti invade perché ha la prostituta in un viale o il casino del bar sotto casa, o perché c’è il mendicante o la strada dissestata. Capisce? A un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi su qualsiasi vicenda umana, terrena a un certo momento gli dici ‘vabbé ti faccio un’ordinanza, ma smettila di rompermi le palle’, cioè non è mica possibile. Non si ha mica idea – ha proseguito Cacciari – di cosa significhi fare questo mestiere”. E all’obiezione del conduttore che gli faceva notare che non è stato obbligato, Cacciari ha replicato: “Eh ma sa, magari uno pensa posso fare delle cose importanti per questa città, poi metà del tuo tempo lo passi a trattare queste cose”. Sulla questione accattonaggio lo stesso Cacciari nel 2008 fece ordinanze che punivano esibizioni eccessive di chi chiedeva l’elemosina: “In certe giornate a Venezia davvero c’era un’invasione di persone che chiedevano la cosiddetta carità accompagnandola con l’esibizione di infermità che erano spettacoli da reprimere. Erano esibizioni al limite dell’osceno, forme di accattonaggio particolarmente odiose. Ma in Italia queste grida contro l’accattonaggio restano lettera morta, in molti comuni sono state emanate norme di questo genere che non hanno trovato alcuna applicazione. Nessun vigile urbano darà mai una multa all’accattone, glielo assicuro. Per molti comuni, soprattutto guidati dalla Lega, si è trattato soprattutto di farsi un po’ di pubblicità (Marialuisa Chioda)

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Le parole non fanno la storia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

La politica fatta di parole, di annunci, di proclami, di promesse è la politica dei mediocri che abbassano di molte spanne il livello culturale e civile di una società e la riducono in sudditanza. Sull’altro versante i riceventi di tali messaggi sono combattuti tra l’illusione e la delusione ma restano al tempo stesso incapaci di scrollarsi da dosso questa sorta di inganno collettivo perché prevale la logica autarchica dell’arrangiarsi, del costruirsi una piccola nicchia e rifugiarsi in essa illudendosi di poter in tal modo limitare i danni che si reputano inevitabili. Si perde in pratica la voglia di riscatto, di palesarsi, di far sentire forte la propria voce, di renderla determinate. Questo accade perché ad arte tutti i punti di riferimento per un riscatto sono stati messi in dubbio: chi si elegge come proprio rappresentante? Un uomo o una donna voluti dalle consorterie partitiche, e che nella migliore delle ipotesi da eletti continueranno ad assecondare, per lo più, gli interessi estranei di chi lo ha eletto. E il governo che fa? Usa di norma la mannaia delle imposte dirette e indirette ma si guarda bene d’usare lo stesso elemento per stabilire regole certe, per combattere con decisione la corruzione, gli abusi, gli sprechi, per dettare regole di convivenza civile e di rispetto per i più deboli, per gli emarginati se si pensa che oggi un sesto della popolazione italiana è scivolata nella povertà e che abbiamo oltre otto milioni di disoccupati per non parlare degli altri milioni di cassa integrati e precari. Vuol dire che oltre la metà degli italiani non se la passa bene ma nessuno sembra accorgersene. Per i media non fa notizia, se non accidentalmente. Per i politici è solo motivo di dotte concioni. Per gli economisti è legge di mercato. Per noi è resta un imbarbarimento della società che può portarci solo egoismi, rigurgiti razzisti, conflitti generazionali, guerre tra poveri. Eppure la società civile ha il vaccino per limitare i danni di questa pandemia, basta saperlo usare al momento giusto. I partiti, ad esempio, si possono sostituire con i movimenti spontanei e gli uomini e donne che loro designano con uomini e donne di altra provenienza. Basta organizzarsi. Basta esserne convinti. Ma non illudiamoci. Le nicchie non fanno la storia e nemmeno i piccoli gruppi. La forza è nei numeri e diventa assurdo e inconcepibile che una grande maggioranza debba fare da leccapiedi a una piccola minoranza. (Riccardo Alfonso Centro studi politici e sociali della Fidest)

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L’arte di arrangiarsi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Da tempo gli italiani hanno affinato l’arte dell’arrangiarsi. Lo mettono in pratica nei momenti più difficili come lo è stato, tanto per restare ai tempi nostri, negli anni della seconda guerra mondiale. Allora la situazione si presentava drammatica eppure siamo riusciti ad alzare la testa, a rimboccarci le maniche ma anche a far frullare nella nostra mente quelle idee geniali che ci hanno permesso di superare le crescenti difficoltà esistenziali. E i nostri governanti non sono stati da meno. Il tasso di disoccupazione era elevato? E allora inventiamoci gli “ammortizzatori sociali” con la “moltiplicazione dei posti”. Hanno un costo. Nessun timore ci pensano gli alleati. L’Italia era nota per avere il più forte partito comunista dell’occidente. Val bene qualcosa. E per salvare l’Italia “dall’orda rossa” i nostri “amici” non badarono a spese e sull’altro versante lo fece anche l’Urss per una ragione opposta, evidentemente. Così arrivarono i soldi, gli anni delle vacche grasse, si diede il via alla stagione dei diritti, si umiliarono i doveri e i soliti “furbi” trovarono il loro “eldorado” e ci… bagnarono il pane. Ma, purtroppo, il presagio biblico si è ripetuto anche ai giorni nostri e sono arrivate le “vacchi magre”. La svolta l’abbiamo avuto con la caduta del muro di Berlino nel 1989. I nostri alleati e gli amici dell’Urss chiusero il rubinetto dei dollari e dei rubli, le bustarelle divennero un “peso intollerabile” e da qui iniziò la stagione di “mani pulite”. Eravamo giunti al capolinea? Assolutamente no. Fu riattivata in tutta fretta la nostra antica arte dell’arrangiarsi per metterla al servizio di una nuova logica di potere e di leadership. E’ cambiato il padrone del vapore e per offrirgli la possibilità di rendersi credibile occorreva, in politica, costruire due forze idonee a garantire l’alternanza. In questo modo si potevano creare le premesse per condizionarle, di volta in volta, per favorire il riprodursi di intrallazzi di varia natura tra il voto di scambio, le clientele, i comitati d’affari e persino il concorso della malavita organizzata. Ora quest’arte dell’arrangiarsi sta diventando sempre più raffinata, a fronte di oggettive difficoltà del bilancio dello stato che è costretto a tagliare i posti di lavoro eccedenti, a migliorare la produttività del lavoro eliminando le aree di privilegio, a mettere le imprese decotte di fronte alle logiche di mercato e a penalizzare la “stagione dei diritti”. Occorre, a questo punto, che alla dote innata dell’arrangiatore si aggiunga quella del “furbo di quartiere” e del “furbo di palazzo” per riuscire a spremere le esigue risorse del Paese a proprio uso e consumo. Ed ecco come una legione di mestatori è pronta, come tante cavallette, all’invasione e a fare, se necessario, terra bruciata pur di arraffare e a tenere per se le residue risorse del paese. Come dire? Mors tua vita mea. Ma per fare tutto questo occorre che la giustizia continui ad arrancare, che la scuola non funzioni per emungere soldi alle famiglie con i master sempre più costosi, ad avallare nell’immaginario della gente l’idea che la sanità pubblica è allo sfascio per lucrare su quella privata, a suscitare timori e preoccupazioni per l’ordine pubblico per disorientare i benpensanti, per trasformare il 20% della popolazione anziana e il 5% degli immigrati e il 2% dei “diversamente abili” in parassiti per spiegare l’inefficienza dei servizi, la carenza di mezzi e per quella logica che bisogna dare in pasto all’opinione pubblica una “vittima designata” per meglio intrallazzare e intobidire le acque. Così l’Italia del XXI secolo si avvia alla sua inevitabile decadenza proprio perché in tutto vi è un limite e non si può giocare a lungo con le parole e i valori che ad esse attribuiiamo come la giustizia, la libertà, la solidarietà senza imbatterci con la cruda realtà che nutre poco rispetto per chi a gettato alle ortiche la sua dignità e si umilia con operazioni di basso profilo. Finché non ci convinciamo che non è più il tempo di arrangiarci per vivere alla giornata. Che non è più il tempo per le “furbate” per sfruttare il prossimo. Che si può costruire una società solo con la forza delle idee, nel rispetto delle regole comuni e condivise senza compromessi indegni e artificiosi giochi di parole e di promesse disattese. Quello che ci attende per crescere e diventare cittadini del mondo è una rivoluzione culturale. (A.R.)

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