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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘arrestati’

Giornalisti europei arrestati in Iraq

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alle istituzioni europee e alla Ministra degli Esteri tedesca di lavorare per il rilascio immediato di due operatori dei media arrestati in Iraq. La giornalista tedesca Marlene F. e il suo collega sloveno Matej K. sono stati arrestati dai militari nella regione settentrionale irachena di Sinjar alla fine di aprile. I due stavano facendo ricerche sulla comunità yezidi, contro la quale l’esercito iracheno sta aumentando le azioni. L’impressione è che l’esercito iracheno abbia voluto impedire di riferire sulla loro offensiva nella regione degli Yezidi. Ora veicoli corazzati dell’esercito iracheno stanno entrando nell’area di insediamento della comunità yezidi e attaccano le unità di autodifesa, apparentemente con lo scopo di disarmarle. Numerose persone sono già state costrette a fuggire a causa delle violenze. I due operatori dei media avevano fatto ricerche sulla comunità yezidi e sul genocidio da parte del cosiddetto “Stato Islamico” nel 2014 per diversi mesi, viaggiando nelle zone di insediamento yezidi. Di ritorno dalle celebrazioni del capodanno yazidi “Çarsema Sor”, sono stati arrestati dall’esercito iracheno. Nonostante le loro tessere stampa, sono stati perquisiti e minacciati, i loro zaini e telefoni confiscati. L’esercito iracheno ha annunciato sulla stampa locale che i due erano “combattenti stranieri” delle unità di resistenza di Sinjar (YBS). Già a gennaio, tre operatori dei media erano stati arrestati dall’esercito iracheno senza dare alcuna motivazione. Questi arresti sono preoccupanti. La situazione della comunità yezidi è ancora scottante. È difficile immaginare che gli Yezidi continuino a sperimentare odio e persecuzione. Solo attraverso un’autonomia assicurata la loro situazione in Iraq può migliorare. E solo se la gente qui ne sente parlare dai media può spingere verso questo miglioramento.

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Istanbul: attivisti arcigay arrestati

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2016

istanbul“All’indomani di una straordinaria giornata dell’orgoglio per ben sei città italiane, leggiamo con rabbia e preoccupazione del grave evolversi della situazione a Istanbul, dove ieri avrebbe dovuto tenersi la quattordicesima edizione del Gay Pride”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Le autorità turche hanno vietato la manifestazione, in piena violazione della carta costituzionale di quel Paese, e in queste ore, con modalità estremamente violente stanno disperdendo i manifestanti che comunque sono scesi in piazza. Giungono notizie di cariche della polizia e di fumogeni sulla folla.Si parla anche di diversi attivisti trascinati via con violenza e tratti in arresto. La situazione è gravissima. Occorre innanzitutto che tutte le comunità si mobilitino a sostegno di chi oggi sta subendo abusi e repressione e per chiedere l’immediato rilascio degli attivisti. Chiediamo inoltre che l’Unione europea intervenga immediatamente, sospendendo ogni relazione con la Turchia finché quel Governo non sia in grado di garantire il rispetto dei diritti umani”, conclude Piazzoni.

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Afghanistan: Gli arrestati non hanno confessato

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2010

I tre operatori italiani di Emergency arrestati non hanno confessato come era stato diffuso da una emittente locale. Com’è noto sono stati accusati di aver partecipato ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Il tutto parte dal fatto che sono state trovate armi ed esplosivi all’interno della struttura ospedaliera. Le autorità afghane non si pronunciano sull’inchiesta in corso da parte della polizia. Per il momento sembra esclusa la partecipazione diretta degli italiani ad azioni eversive e, meno che mai, il loro coinvolgimento con il terrorismo talebano. Si presume, invece, che la presenza di armi sia dovuta a qualche cellula terroristica che si è introdotta nell’ambiente ospedaliero. Resta quindi in piedi solo il sospetto di un mancato controllo sull’attività del personale afghano che lavora in ospedale. Se così fosse il tutto si dimostra una grossa montatura che è destinata ad essere ridimensionata nel giro di pochi giorni. Certo si poteva evitare tanto clamore se le indagini fossero state svolte con prudenza e abilità investigativa.

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