Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘arresto cardiaco’

Arresto cardiaco, revisione Cochrane sugli effetti dell’adrenalina. Ecco i risultati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

L’adrenalina o la vasopressina (ormone antidiuretico) migliorano la sopravvivenza in caso di arresto cardiaco? È questo il quesito clinico al quale un gruppo di ricercatori dell’Unità di ricerca sulla rianimazione e la medicina di emergenza (Precru) della Curtin University di Bentley (Australia) hanno cercato di rispondere in una nuova revisione Cochrane. Gli autori fanno una breve premessa che permette di inquadrare lo stato dell’arte sulla questione e di comprendere come è nata l’esigenza di stilare l’attuale review. Come è noto, ricordano, quando il cuore improvvisamente smette di battere, senza alcun trattamento la morte si verifica in pochi minuti. Quanto ai trattamenti che hanno dimostrato di essere efficaci in questa grave condizione, i primi da citare sono la rianimazione cardiopolmonare e il rilascio di uno shock elettrico (defibrillazione). Se questi metodi non dovessero avere successo, proseguono i ricercatori, vengono iniettati farmaci come l’adrenalina e la vasopressina (di solito per via endovenosa) al fine di provare a far “ripartire” il cuore. Le prime prove scientifiche che hanno portato all’uso di questi farmaci provenivano in gran parte da piccoli studi sugli animali, specificano. Se però alcuni studi sull’uomo hanno dimostrato che questi farmaci possono aiutare inizialmente la ripresa del battito cardiaco, aggiungono, la ricerca suggerisce anche che potrebbero avere effetti dannosi a livello cerebrale.I revisori hanno pertanto identificato 26 studi clinici randomizzati (Rct), per un totale di 21.704 partecipanti, che hanno esaminato l’effetto dell’adrenalina o della vasopressina sulla sopravvivenza del paziente dopo un arresto cardiaco verificatosi sia in ospedale sia al di fuori di esso, così come sia in soggetti adulti sia in pazienti pediatrici. Alcuni studi hanno confrontato l’adrenalina a dosi standard (1 mg) con placebo (farmaco fittizio [dummy]); altri hanno esaminato l’adrenalina a dose standard rispetto ad alte dosi; altri ancora hanno posto a confronto la sola vasopressina o la vasopressina con l’adrenalina rispetto a dosi standard di adrenalina. Gli studi hanno trovato prove del fatto che l’adrenalina è efficace nel riavviare il cuore e nell’aiutare le persone a recuperare lo stato di salute in modo sufficiente da poter essere dimesse dall’ospedale per tornare al loro domicilio. Tuttavia, non c’era alcuna prova che nessuno dei due farmaci avesse migliorato la sopravvivenza con un buon esito neurologico.La qualità complessiva delle prove andava dal livello alto per gli studi che confrontavano l’adrenalina con il placebo, fino al livello moderato – al massimo – ma principalmente basso o molto basso per gli altri confronti, a causa di potenziali bias all’interno degli studi. Molti di questi erano stati condotti più di venti anni fa e i risultati degli studi più datati avrebbe potuto non riflettere la pratica corrente. Gli studi, inoltre, hanno esaminato i farmaci in molte situazioni diverse (arresti cardiaci di adulti e bambini soccorsi all’interno e all’esterno degli ospedali con dosi differenti): un fatto che potrebbe rendere fuorvianti i loro risultati. «Né l’adrenalina ad alte dosi né l’aggiunta di vasopressina sono risultate superiori alla dose standard di adrenalina nel migliorare gli esiti dei pazienti dopo l’arresto cardiaco» scrivono i revisori, che concludono: «la dose standard di adrenalina può far riavviare il battito del cuore e migliorare la sopravvivenza alla dimissione dall’ospedale, ma non è necessariamente positiva nel migliorare i risultati neurologici. In breve, sembra che l’adrenalina faccia bene al cuore ma non al cervello». Cochrane Database Syst Rev, 2019;1:CD003179. doi: 10.1002/14651858.CD003179.pub2.https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30653257 (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Morte cardiaca improvvisa: molti casi inspiegabili potrebbero dipendere da mutazioni geniche

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

CPR

I test genetici gettano nuova luce sul decesso di quasi 500 bambini e ragazzi australiani e neozelandesi morti per morte cardiaca improvvisa nell’arco di tre anni, secondo uno studio prospettico pubblicato sul New England Journal of Medicine. «Il decesso inaspettato di un bambino o di un giovane adulto apparentemente in buona salute è un evento che ha un impatto devastante su famiglie, medici e società civile» esordisce Chris Semsarian coautore dell’articolo e responsabile del Programma di cardiologia molecolare al The Centenary Institute del Royal Prince Alfred Hospital, alla University of Sydney, in Australia. I ricercatori hanno studiato in modo prospettico 490 casi di morte cardiaca improvvisa in persone di età compresa tra uno e 35 anni dal 2010 al 2012, analizzando le cause di morte, trovate solo nel 60% dei casi, rivedendo le informazioni delle autopsie e analizzando di nuovo i rapporti di polizia. Nella maggior parte dei casi, i decessi sono stati spiegati da una diagnosi di malattia coronarica (24% dei casi), cardiomiopatia ereditaria (16%), miocardite (7%) e dissezione aortica (4%). «Ma nel restante 40% dei decessi l’autopsia non ha evidenziato cause apparenti che potessero giustificarli» scrivono gli autori, che per approfondire l’argomento hanno ottenuto il permesso di analizzare i campioni di sangue delle persone morte per morte cardiaca improvvisa. «E dai test genetici effettuati emerge che in un caso su quattro la persona deceduta per morte cardiaca improvvisa aveva una mutazione genetica clinicamente rilevante anche se il cuore era strutturalmente normale» spiega Semsarian, rilevando che nella maggior parte dei casi la morte cardiaca improvvisa si è verificata nel sonno (38%) o durante il riposo (27%), cosa che mette in dubbio l’efficacia dell’attività fisica nel ridurre il rischio di morte cardiaca improvvisa. «Fare una diagnosi genetica nei casi inspiegabili di morte cardiaca improvvisa ha implicazioni per i familiari in termini sia di prevenzione sia di sollievo psicologico, sapendo che almeno una causa c’è stata» conclude il cardiologo. (foto: arresto cardiaco) (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Defibrillatori nei luoghi aperti al pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 marzo 2011

Quante vite si potrebbero salvare se nei luoghi aperti al pubblico ci fossero apparati defibrillatori, punti di primo soccorso e semplici cittadini che conoscono le regole di primo intervento? Diverse migliaia di cittadini ogni anno potrebbero essere tempestivamente salvati se si pensa solo alle spaventose cifre delle morti per arresto cardiaco che secondo alcune stime sarebbero pari a 60.000 ogni anno, in media una ogni 19 minuti con percentuali di sopravvivenza minime e pari al 2 % per chi subisce, appunto un arresto cardiaco, anche perché l’urgenza dell’intervento in loco è fondamentale perché, come è noto anche ai profani, la percentuale di sopravvivenza in causo di arresto cardiaco è strettamente legata al tempo: diminuisce del 7-10% per ogni minuto di ritardo nella somministrazione dello shock elettrico.  E così, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta alla ribalta la necessità di una legge che garantirebbe la presenza in ogni luogo aperto al pubblico e quindi  locali da ballo, porti, aeroporti, treni, campi sportivi, spiagge, scuole, università, ecc. di un defibrillatore automatico o semiautomatico e di persone correttamente formate ed in grado di utilizzarlo. In ogni caso, la spesa per l’acquisto di tali indispensabili strumenti per il salvataggio di vite umane e quella per insegnare il primo intervento a tutte le categorie che hanno responsabilità nei luoghi aperti al pubblico sarebbe di gran lunga inferiore ai costi sociali derivanti dalle conseguenze degli arresti cardiaci. Peraltro, l’utilizzo di questi strumenti sempre più evoluti e semplici da usare così come l’apprendimento delle manovre di BLSD (Basic Life Support Defibrillation), cioè le procedure da attivare in caso di perdita di coscienza dovuta ad arresto cardiaco, è sufficiente un semplice corso di formazione di poche ore che attribuisce l’autorizzazione all’utilizzo del dispositivo senza la necessità di ulteriore esperienza medica.  Per tali ragioni abbiamo pensato ad una legge dello Stato che sancisca l’obbligatorietà di corsi autorizzati di primo intervento riconosciuti a livello nazionale e la presenza di dispositivi di defibrillazione nei luoghi aperti al pubblico che senza alcun dubbio limiterà i decessi conseguenti ad arresto cardiaco e contribuirà a ridurre il gap tra il Nostro Paese e gli altri stati industrializzati dove da anni sono state approntate stabili strategie per garantire il pronto intervento nei luoghi della vita quotidiana.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cuore: la chirurgia fa meno paura

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

Chi non tremerebbe all’idea di dover subire un intervento al cuore? Da sempre, fra tutte le branche della chirurgia, la cardiotoracica è caratterizzata da procedure complesse e cruente, soggette a complicanze imprevedibili. Oggi un nuovo approccio sta rivoluzionando il lavoro dei chirurghi e la vita di tanti pazienti operati al cuore: le metodologie mini invasive, approdate in Italia ormai vent’anni fa, si stanno affermando anche nel delicato campo della cardiochirurgia. «Con le nuove tecniche si evitano l’arresto cardiaco e l’utilizzo della circolazione extracorporea, e si riduce la dimensione dell’incisione chirurgica -spiega Massimo Lemma, direttore dell’Unità di Cardiochirurgia mini invasiva dell’Ospedale Sacco di Milano-. Ciò significa meno dolore per il paziente, meno traumi, meno complicanze postoperatorie e un recupero più rapido. Tutte necessità quando, come avviene sempre più spesso, ci si trova a operare pazienti anziani, e quindi più deboli e con molteplici patologie associate».  Sia che si tratti dell’applicazione di un bypass coronarico, sia che si abbandoni la sternotomia a favore della ricerca di mini accessi alla gabbia toracica, queste sono procedure non completamente standardizzate e tecnicamente difficili. I chirurghi che le eseguono devono avere alle spalle un lungo training teorico e pratico e una grande dimestichezza con gli strumenti endoscopici. Metodi da anni insegnati all’Ospedale Sacco di Milano a un numero sempre maggiore di chirurghi, ma che non sono ancora del tutto noti ai medici meno specializzati e ai pazienti. «Spesso gli operatori sanitari non sono sufficientemente informati sui vantaggi della cardiochirurgia mini invasiva -continua Massimo Lemma-. Per questo non sanno indirizzare le persone alle strutture che la praticano. È necessario studiare percorsi di formazione non solo per i cardiochirurghi, ma anche per quegli specialisti che dialogano con i pazienti prima che questi arrivino sul tavolo operatorio, e che li seguiranno durante il periodo di convalescenza». Per promuovere la diffusione dei metodi di cardiochirurgia mini invasiva, Massimo Lemma segue un programma di divulgazione scientifica in collaborazione con Cerifos – Centro di ricerca e formazione scientifica di Milano. In partenza a fine gennaio 2011, i primi corsi saranno aperti a cardiologi e medici di base. Illustreranno tempi di degenza e ripresa postoperatoria, metodi di riabilitazione, gestione del dolore e degli aspetti psicologici dopo l’intervento.
Cerifos – Centro di ricerca e formazione scientifica con sede a Milano diretto da Samorindo Peci, laureato in Medicina all’Università Cattolica di Roma e dottore in Scienze metaboliche, endocrinologia ed endocrinochirurgia sperimentale. Il portale http://www.cerifos.it offre a medici e pazienti informazioni sullo stato della ricerca italiana e internazionale in questo campo. Cerifos è un ente accreditato per la formazione degli operatori di sanità da Agenas – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le cause dell’arresto cardiaco

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Tel Aviv, Israele.  Le misurazioni non invasive della reattanza biologica eseguite durante le prove di resistenza allo sforzo fisico hanno individuato anomalie della funzione cardiovascolare e potrebbero rivelarsi utili allo scopo di indicizzare la gravità delle cardiopatie, elaborare le relative prognosi e monitorare le risposte ai trattamenti sia nella pratica clinica che nelle sperimentazioni Nel corso di questo mese, il Journal of Cardiac Failure, la rivista ufficiale della Heart Failure Society of America e della Japanese Heart Failure Society, ha pubblicato i risultati di uno studio multicentro sui protocolli di Cheetah Medical relativi alla misurazione dell’efficienza cardiaca ECO(R) (Exercise Cardiac Output) sotto sforzo in pazienti con cardiopatia cronica. Recentemente, è stato dimostrato che i picchi massimi di gittata e potenza cardiache rappresentano i migliori parametri per una valutazione prospettica della gravità dell’insufficienza cardiaca, tuttavia, l’accesso a questi metodi è limitato a un numero molto basso di pazienti cardiologici a causa del costo e della complessità della strumentazione  In questo studio, il sistema NICOM(R) di Cheetah Medical è stato impiegato per monitorare in maniera continua la gittata cardiaca, nonché la potenza, durante le prove da sforzo fisico e svariati altri parametri emodinamici in pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica di diverso grado;il sistema è stato inoltre messo a confronto con tradizionali metodi di misurazione del consumo di ossigeno basati sull’analisi dei gas espirati. I risultati ottenuti con entrambi i metodi mostrano un’ottima correlazione e dimostrano come l’adozione del sistema NICOM offra potenziali vantaggi per il regolare monitoraggio dei pazienti con scompenso cardiaco, senza le significative limitazioni insite nelle tecnologie per l’analisi dei gas espirati.<0}
Cheetah Medical sviluppa sistemi per la misurazione accurata e non invasiva della gittata cardiaca (CO), della pressione sanguigna (NIBP), della variazione del volume della gittata sistolica (SVV), della resistenza periferica totale (TPR) e di altri parametri vitali di monitoraggio emodinamico per fornire informazioni continue e di utilità pratica in ambito clinico per l’ottimizzazione di fluidi e farmaci in situazioni di cura ambulatoriali e di urgenza, incluse terapie intensive, di pronto soccorso, perioperative, di dialisi e di cardiologia in day hospital. Il sistema NICOM(R) (Noninvasive Cardiac Output & Hemodynamic Monitoring) utilizza la tecnologia Bioreactance(r) brevettata di Cheetah Medical, che offre precisione dei risultati e maggiore rapidità delle variazioni direzionali rispetto ai metodi invasivi per la misurazione della gittata cardiaca, riducendo potenziali costi e rischi. La sede internazionale di Cheetah Medical è a Tel Aviv, Israele, mentre la sede statunitense si trova a Portland, Oregon Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web: http://www.cheetah-medical.com.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Rianimazione, un lavoro di squadra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2009

I difetti nel procedimento di formazione di team medici appositi influenzano negativamente la tempistica durante la rianimazione cardiopolmonare e la rapidità della defibrillazione. L’arresto cardiaco viene di solito gestito da team medici piuttosto che da un singolo individuo, e di solito questi team si formano appositamente durante l’evento in quanto diversi operatori sanitari si uniscono alla prima persona presente. Recenti indagini dimostrano che l’aderenza alle linee guida in questo campo può essere men che ottimale, che deviazioni dagli algoritmi terapeutici sono associate ad una diminuzione dei tassi di sopravvivenza e che i deficit nella performance sono associati a difetti nel processo di formazione dei team operativi. La manifestazione di autorità viene osservata meno nei team che si formano ad-hoc che in quelli preformati, ma non sono state rilevate differenze in questo senso fra i medici generici e quelli ospedalieri. Sono necessarie ulteriori ricerche per valutare in che modo i medici possano migliorare le proprie capacità nella formazione di team, ed inoltre questo problema andrebbe affrontato sia in sede educativa che nelle future linee guida sulla rianimazione cardiopolmonare. (BMC Emerg Med online 2009, pubblicato il 18/3)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »