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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘arretratezza’

Arretratezza digitale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

Prima la Finlandia, ultima la Bulgaria e non troppo distante (24esima su 28 Paesi dell’Unione) è l’Italia sul processo di digitalizzazione nell’analisi della Commissione con la diffusione dell’indice dell’economia e della società digitale (DESI), un documento che sintetizza gli indicatori pertinenti sulle prestazioni digitali dell’Europa e tiene traccia dell’evoluzione degli Stati membri dell’UE nella competitività digitale. “La riflessione sull’approfondimento del tema della digitalizzazione della pubblica amministrazione proposta dalle giornaliste Milena Gabanelli e Rita Querzè su Corriere- commenta Domenico Picciano, Head of Public Sector Ntt Data Italia (la multinazionale con base in Giappone, che ha 8 uffici e 3500 dipendenti in Italia, ha contratti attivati in 10 regioni italiane ed ha vinto due dei 5 lotti di gara indetti da Sogei per la fornitura dei sistemi gestionali integrati)- è il nostro monito per invitare a riflettere non solo sull’evoluzione digitale del Paese, ma anche su quella economica. È fondamentale capire che digitalizzazione non significa dematerializzazione quando si guarda al dato riguardante lo scarso utilizzo dei sistemi da parte dei cittadini si dovrebbe ragionare proprio su questo. Un procedimento amministrativo non ripensato e ridisegnato con un approccio digitale non è utile”. Il risparmio stimato da Confindustria Digitale quantifica in circa 30 miliardi di euro l’anno i costi dell’inefficienza pubblica, pari a 2 punti di Pil. I benefici che produrrebbe la trasformazione digitale della pubblica amministrazione italiana li ha calcolati il Politecnico di Milano: 25 miliardi di euro l’anno al bilancio dello Stato. A che punto siamo? -è la domanda che arriva dalle pagine del Corriere. “Nonostante tentativi lodevoli, fino ad oggi è mancata una visione d’insieme di lungo periodo- risponde Picciano- . Per vedere quanto la strada della digitalizzazione sia ancora lunga basta confrontare la differenza che c’è tra prenotare un volo online e richiedere un contributo alla pubblica amministrazione in maniera telematica. Fortunatamente ci sono anche degli aspetti positivi, come i sistemi di interoperabilità e gli Open Data, ambiti in cui miglioriamo di anno in anno”

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Italia: Il modello Germania Est per il Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Dopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione della Germania le regioni tedesche dell’Est potevano finire nell’abbandono e nell’arretratezza economica come il nostro Mezzogiorno. Ciò non è successo.  Oggi la Germania dell’Est è  un territorio totalmente differente con nuove infrastrutture e nuovi insediamenti abitativi, con notevoli investimenti in alta tecnologia e nei parchi industriali.
È una lezione che merita un attento studio.  In 20 anni il Pil dei 5 Laender orientali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia, ) è aumentato del 200% e partecipa per il 20% a quello nazionale. I redditi privati sono cresciuti del 50%, il livello di produttività ha raggiunto il 72% di quello occidentale. Per arrivare a questi risultati sono stati trasferiti e investiti oltre 1.200 miliardi di euro. C’è ancora un gap con gli altri laender occidentali ma dovrebbe essere superato in pochi anni.  All’inizio è stato molto difficile e la situazione sarebbe potuto diventare devastante. Dopo la parità tra il marco di Pankov e quello di Bonn, che richiese un notevole impegno finanziario, i prezzi dei prodotti industriali dei nuovi laender aumentarono del 400%. L’industria orientale non aveva alcuna chance nella competizione con i fratelli occidentali e con i mercati internazionali. Basterebbe mettere a confronto l’auto Trabant di Erick Honecker con la più piccola utilitaria della Volkswagen di Helmut Kohl per comprendere la situazione.  Nei primi dieci anni dopo l’unificazione vi è stato un processo di deindustrializzazione e di smantellamento dell’economia nelle regioni dell’Est, con una disoccupazione di oltre il 20% e un’emigrazione di 2 milioni di persone. L’iniziale il processo di ristrutturazione venne affrontato con metodi burocratici e lenti e affidato ad una apposita agenzia, la Treuhandanstalt. La privatizzazione delle industrie di stato fu un vero fallimento e in breve tempo produsse perdite per 100 miliardi di euro.   Dopo circa 10 anni la Germania però cambiò radicalmente rotta. Decise che era necessario un trasferimento di capitali, di conoscenza e di tecnologia, altrimenti quelle regioni depresse avrebbero corrotto e minato l’esistenza dell’intero paese.Si comprese che lo Stato avrebbe dovuto direttamente affrontare tale compito con un sostegno mirato per garantire il trasferimento di know how e di tecnologie per corridoi orizzontali tra laender, industrie e centri di ricerca. In certo senso la Germania ha saputo formulare una sintesi moderna ed efficace tra lo «stato imprenditore»  di Enrico Mattei e la «planification indicative» di Charles De Gaulle per mettere quelle regioni in condizioni di affrontare le sfide dei mercati mondiali. Intelligentemente sono stati trasferiti gli standard istituzionali, legali e amministrativi della Germania occidentale, garantendo un forte impegno nella lotta contro la corruzione. Certamente l’innovazione e lo sviluppo delle conoscenze sono la base di ogni società moderna, ma, per una positiva performance economica di un paese, è essenziale la diffusione delle moderne tecnologie su uno spettro ampio di applicazioni industriali.
La Germania ha messo in campo il meglio della ricerca pubblica: università, istituti per le scienze applicate e centri di ricerca. Questi ultimi, anche se parzialmente privati, gestiscono bilanci pari a un terzo delle spese statali per la ricerca scientifica e sono il vero asso nella manica dell’eccellenza tecnologica e dell’innovazione industriale tedesca. Per esempio, il Fraunhofer Gesellschaft, da solo conta oltre 17.000 ricercatori e impiegati distribuiti in 60 centri. Lo Stato ha anche impegnato la rete dei Technologietransferstelle per il trasferimento delle tecnologie dalla ricerca all’industria.  Inoltre per frenare la fuga dei cervelli da quei territori ha realizzato un’intensa rete di trasporti e comunicazioni e creato la necessaria cultura del business prima ovviamente assente. Il risultato è quello di uno sviluppo in settori importanti quali i semiconduttori, i nuovi materiali, la chimica avanzata, l’ottica, le biotecnologie, il solare e il fotovoltaico. E in Italia? Senza voler importare modelli altrui sarebbe urgente realizzare un serio piano infrastrutturale materiale e immateriale per il nostro Sud per eliminare le attuali diseconomie che frenano investimenti e ritardano l’integrazione economica tra le varie realtà in Italia ed in Europa.  Sarebbe auspicabile che sul tema Mezzogiorno si creasse davvero una unità di intenti a livello politico e una efficace e corretta sinergia comportamentale tra le amministrazioni regionali e il governo nazionale. Il mondo è profondamente cambiato e la persistente crisi finanziaria globale ha modificato gli assetti geopolitici ed economici. Si dovrebbe considerare che forse il Mezzogiorno potrebbe essere la salvezza dell’intera economia italiana.  (Mario Lettieri Sottosegretario dell’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Confetra: Fausto Forti nuovo presidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

Fausto Forti è stato eletto oggi nuovo Presidente della Confetra – Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica – che rappresenta i settori dei trasporti, della logistica e delle attività connesse con oltre 60 mila imprese, più di 500 mila addetti e un fatturato complessivo di circa 60 miliardi di Euro. Forti, già Vice Presidente Vicario, succede a Nando Albini e guiderà la Confetra per tre anni. Nato a Mirandola (Mo) nel 1949, è attualmente Presidente e Amministratore Delegato di DHL Express Italy, dopo essere stato in TNT fino al 2004 in qualità di Presidente e Amministratore Delegato della Business Unit Logistica per l’Italia e il Sud America, e dopo aver ricoperto in Fiat Auto la carica di Direttore Logistica Ricambi Europa.   “Crisi del settore, arretratezza della nostra dotazione infrastrutturale, rinnovo del CCNL, tavolo dell’autotrasporto, riforma portuale, sistema ferroviario ed efficientamento delle dogane sono i temi più caldi nell’agenda politica della Confetra” – dice Fausto Forti, che ha espresso soddisfazione per la propria elezione alla guida della Confederazione ma anche consapevolezza della rilevanza degli impegni da affrontare. (forti)

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Poesia: Cutrufo, a Tuba

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

“Un plauso a Tuba per le sue azioni” A parlare il sen. Mauro Cutrufo nel corso della consegna della pergamena di Ambasciatrice internazionale della Poesia alla giovane pakistana Tuba Sahaab, la bambina che combatte la guerra con la poesia, che si è svolta oggi in Campidoglio. “Le nuove generazioni reagiscono con coraggio e determinazioni ed esprimono con fierezza e coerenza il proprio pensiero anche su temi così particolari – ha detto Cutrufo. Le azioni e le poesie di Tuba, questa bambina coraggiosa che combatte la guerra, l’ignoranza e l’arretratezza con la riflessione della parola  contengono valori fondamentali, ancora più rilevanti se si considerano nel contesto  difficile in cui nascono. Uno dei desideri di Tuba è quello di viaggiare – ha concluso Cutrufo e se un giorno verrà nella Capitale saremo lieti di ospitarla”.

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