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Posts Tagged ‘artrite reumatoide’

Scoperto un nuovo fattore di rischio per l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Un nuovo studio coordinato dal Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche ha dimostrato sperimentalmente il ruolo del particolato atmosferico nell’insorgenza di malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Cell Death & Disease. Che i fattori ambientali possano contribuire alla patogenesi delle malattie autoimmuni, specialmente di quelle reumatologiche, è un concetto sostenuto da sempre più numerose evidenze scientifiche. Dimostrare il ruolo dell’inquinamento ambientale nel determinismo di tali patologie, ne amplia lo spettro dei fattori di rischio, ma anche il campo d’intervento e prevenzione. È in questo contesto che si inserisce la ricerca coordinata da Guido Valesini del Dipartimento di Medicina interna e Specialità mediche in collaborazione con Silvana Fiorito e i ricercatori dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale (IFT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), recentemente pubblicata sulla rivista Cell Death & Disease.Lo studio ha approfondito il ruolo del particolato atmosferico proveniente dai gas di combustione dei motori diesel Euro 4 ed Euro 5 e ne ha valutato gli effetti sulla funzionalità e sulle caratteristiche biologiche delle cellule del tessuto bronchiale. I risultati degli esperimenti hanno dimostrato come le nanoparticelle carboniose (uno dei principali componenti derivanti dalla combustione dei motori diesel) siano in grado di indurre autofagia (una forma di autodigestione) e morte per apoptosi delle cellule dell’epitelio bronchiale, con concomitante produzione di proteine “citrullinate”.
“È interessante sottolineare – commenta Guido Valesini – come il particolato Euro 5 sia risultato potenzialmente più dannoso rispetto a quello proveniente dai motori diesel Euro 4. Questo fatto dimostra che una riduzione della quantità delle emissioni di particolato non comporta automaticamente una riduzione degli effetti tossici”.La citrullinazione è un processo naturale e fisiologico che rappresenta un modo per regolare la funzione delle proteine. Nei soggetti affetti da artrite reumatoide tuttavia questo processo diventa eccessivo e provoca un accumulo patologico di proteine citrullinate, le quali evocano una risposta immunologica che causa la produzione di anticorpi diretti contro queste stesse proteine, determinando un attacco autoimmune contro i tessuti normali.
L’aumento dei livelli di citrullinazione è già stato dimostrato essere correlato a un aumentato rischio di insorgenza dell’artrite reumatoide, tanto che per diagnosticare questa condizione si ricorre a test che evidenziano gli anticorpi diretti contro le proteine citrullinate (ACPA).
“Sulla base di questa nuova osservazione – spiega Valesini – si può ipotizzare che l’inquinamento atmosferico possa avere un ruolo non secondario, in soggetti predisposti e attraverso meccanismi complessi, nella patogenesi di alcune malattie immuno-mediate, come l’artrite reumatoide”. Attualmente si ignora la principale causa scatenante della patologia, però sempre più credito viene dato a studi che individuano nei fattori ambientali una possibile concausa. A oggi il principale fattore ambientale noto come capace di indurre l’esposizione cellulare di proteine citrullinate è il fumo di sigaretta. Il team di ricerca è andato “a caccia” di altri fattori scatenanti in grado di evocare la produzione di proteine citrullinate e attivare il sistema immunitario, dimostrando così il ruolo cruciale dello smog.Il particolato rappresenta uno degli inquinanti a maggiore impatto ambientale nelle aree urbane e si attesta ora come un importante fattore di rischio per patologie infiammatorie croniche. Guardare ai fattori di rischio e, su di essi, sviluppare politiche di sanità pubblica, è importante nella prospettiva di innalzare l’aspettativa di vita delle persone garantendone la qualità.

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Artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Arriva in Italia Xeljanz® (Tofacitinib), farmaco in compresse per il trattamento dell’Artrite Reumatoide (AR) in fase attiva da moderata a severa in associazione con Metotrexato (MTX) in pazienti adulti che hanno risposto in modo inadeguato o sono intolleranti ad uno o più farmaci modificanti la malattia. Può essere somministrato in monoterapia in caso di intolleranza a MTX o quando quest’ultimo non è appropriato.Tofacitinib è l’unico inibitore delle Janus chinasi di consolidata esperienza internazionale e sicurezza valutata a lungo termine che offre efficacia rapida e durevole con la convenienza di una terapia orale che non necessita della catena del freddo. “È stato estensivamente studiato in numerosi trials clinici controllati e randomizzati che hanno interessato tutte le popolazioni di pazienti. Si è dimostrato, infatti, efficace sia in forme di Artrite Reumatoide precoce, sia in pazienti che hanno dimostrato resistenza a DMARDs sintetici e/o che avevano già fallito un trattamento con farmaci biologici. Questo ampio spettro di indicazioni unitamente ai dati di efficacia e di sicurezza derivanti dagli studi osservazionali di registro, fanno di questa opzione un reale avanzamento nella strategia terapeutica dell’AR.” – conclude Sinigaglia.Recentemente l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha esteso l’approvazione d’uso di Xeljanz anche al trattamento dell’artrite psoriasica attiva e della colite ulcerosa moderata-several, ampliando il suo potenziale valore clinico per il trattamento di altre due patologie autoimmunitarie per cui sussistono ancora bisogni clinici insoddisfatti.
L’Artrite Reumatoide è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiammazione e dal progressivo danno articolare, può colpire ad ogni età, ed interessa in particolar modo le donne (3 volte più frequentemente degli uomini)e. In Italia la prevalenza è stimata dello 0,48% nella popolazione over 18f , equivalente a circa 240.000 casi in Italia. L’incidenza dei nuovi casi aumenta con l’età.Spesso i pazienti presentano patologie concomitanti che possono aggravare il quadro clinico e complicare il trattamento, le più importanti sono le malattie cardio-vascolari, le infezioni e le condizioni relative alla sfera psicologica.L’AR ha un notevole impatto sociale in quanto determina una progressiva distruzione e perdita di funzionalità delle articolazioni provocando deformità articolare, limitazioni funzionali e invalidità. L’accesso a una diagnosi corretta e alle terapie mirate è ancora lungo e farraginoso: in Italia intercorrono mediamente 4 anni prima di una corretta diagnosi.

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Artrite reumatoide: approvazione Abatacept

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

european commissionLa Commissione Europea ha approvato abatacept in infusione endovenosa e iniezione sottocutanea, in combinazione con metotrexato (MTX), per il trattamento dell’artrite reumatoide in fase molto attiva e progressiva in pazienti adulti non precedentemente trattati con metotrexato. Con questa approvazione, abatacept costituisce la prima terapia biologica con un’indicazione nell’ambito dell’Unione Europea specifica per il trattamento dei pazienti naïve a metotrexato con artrite reumatoide molto attiva e progressiva. Gli studi su abatacept hanno coinvolto pazienti adulti con malattia in fase attiva (DAS28-CRP medio 5,4) accompagnata da fattori prognostici sfavorevoli per progressione rapida della malattia (positività agli anticorpi anti-CCP, anche noti come ACPA, e/o RF+, presenza basale di erosioni alle articolazioni) ed hanno fornito evidenza clinica a supporto della raccomandazione. Questa approvazione è valida in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea. L’approvazione si basa sui dati di due studi di fase III. In uno studio di fase IIIB, multinazionale, randomizzato, in doppio cieco, della durata di 12 mesi in pazienti naïve a metotrexato con artrite reumatoide iniziale, in rapida progressione, abatacept in infusione endovenosa in associazione a metotrexato ha mostrato efficacia significativa vs metotrexato in monoterapia in pazienti con artrite reumatoide da moderata a severa. Lo studio AGREE (Abatacept study to Gauge Remission and joint damage progression in MTX-naive patients with Early Erosive RA) ha raggiunto gli endopoint co-primari come definiti dalla percentuale di pazienti che hanno manifestato un valore di DAS28-CRP < 2,6 dopo un anno (41% vs 23%; p < 0,001) e dall’inibizione della progressione radiografica dopo un anno (variazione media del punteggio Sharp totale: 0,6 vs 1,1; p = 0,04). Cefalea, infezioni del tratto respiratorio superiore, nasofaringiti e nausea sono stati gli eventi avversi più comuni, verificatisi con un tasso ≥ 10% in pazienti adulti che hanno assunto abatacept negli studi clinici.
I dati del secondo studio di fase III, AVERT (Assessing Very Early Rheumatoid Arthritis Treatment), hanno confrontato abatacept 125 mg per via sottocutanea in combinazione con metotrexato, abatacept 125 mg per via sottocutanea in monoterapia e metotrexato in monoterapia nell’induzione della remissione definita dal DAS28 dopo 12 mesi di trattamento in 351 pazienti con artrite reumatoide iniziale attiva, da moderata a severa (DAS28-CRP medio 5,4; durata media dei sintomi inferiore a 6,7 mesi), che non erano stati trattati con metotrexato o altro DMARD in precedenza (MTX-naïve). I pazienti presentavano anche fattori prognostici sfavorevoli per la progressione rapida della malattia (positività agli anticorpi anti-CCP, e/o RF+, presenza basale di erosioni alle articolazioni). Gli endpoint co-primari hanno comparato la percentuale di pazienti con remissione definita con DAS28 (DAS28-CRP < 2,6) con abatacept + metotrexato o con solo metotrexato al 12° mese e a 12 e 18 mesi. Al 12° mese un numero significativamente maggiore di pazienti in terapia di combinazione con abatacept ha ottenuto una remissione definita con DAS28 rispetto a solo metotrexato (abatacept + MTX 60,9%; solo MTX 45,2%). Simili risultati a 12 mesi sono stati osservati con altre misure di efficacia, inclusa la remissione Booleana (abatacept + MTX 37,0%; solo MTX 22,4%), la remissione secondo CDAI (abatacept + MTX 42,0%; solo MTX 27,6%) e SDAI (abatacept + MTX 42,0%; solo MTX 25,0%). L’approvazione da parte della Commissione Europea si basa sia sulla risposta clinica ad abatacept sia sulle valutazioni del danno strutturale e della severità dell’infiammazione mediante radiografia (raggi X) e con risonanza magnetica.
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune sistemica, cronica, caratterizzata da infiammazione dello strato di cellule che rivestono le articolazioni (sinovia), che provoca danno della cartilagine con dolore cronico, rigidità e gonfiore alle articolazioni. L’artrite reumatoide causa una riduzione del movimento e della funzione articolare. Questa condizione patologica è tre volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini.

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Diecimila milanesi con artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2012

Milano, (Adnkronos Salute) – Svegliarsi in un incubo, con mani e piedi talmente irrigiditi da non riuscire neanche a camminare o a svitare il barattolo del caffe’. Al mattino una persona con artrite reumatoide ci mette da un’ora e mezza a 3 ore per prepararsi e uscire di casa. E in strada comincia la vera odissea. Tram e metro sono ‘off limits’ per un paziente milanese su 4. Perche’ per chi ha dolori e difficolta’ ad articolare le dita, anche mantenersi in equilibrio e afferrare uno dei sostegni per i passeggeri e’ impossibile. Le cose piu’ banali diventano un’impresa. E la frenesia della metropoli lombarda puo’ diventare insopportabile. E’ il quadro che emerge oggi all’ombra della Madonnina, da un incontro organizzato all’ospedale Niguarda nell’ambito del progetto ‘Il paziente al centro’, realizzato con il contributo di Roche. La struttura sanitaria milanese ha presentato un sondaggio condotto fra i suoi pazienti sugli ostacoli piu’ rilevanti per chi convive con
l’artrite reumatoide.
Una malattia, precisa Oscar Epis, direttore della Reumatologia del Niguarda, “cronica e invalidante, che agisce a livello sistemico compromettendo fortemente la qualita’ di vita dei pazienti”, oltre 10 mila a Milano, circa 60 mila in tutta la Lombardia. Nonostante le gravi conseguenze, sottolinea lo specialista, questa patologia viene ancora oggi “sottovalutata o scambiata per altre”.
Eppure l’artrite reumatoide e’ una delle malattie autoimmuni piu’ diffuse (8 volte, ad esempio, piu’ frequente della sclerosi multipla). L’impatto sulla vita dei pazienti e’ enorme. Alcuni si scontrano in tenera eta’ con gli effetti di questa malattia, che in genere predilige la fascia 35-50 e le donne (rapporto 4 a 1). Ci si puo’ ammalare a 2 anni, o a 27.
Per i pazienti milanesi, oltre agli spostamenti in citta’, c’e’ la difficolta’ di prendersi cura di se’, che significa anche farsi la doccia in autonomia, o fare il bucato e cucinare. Troppo spesso, osservano gli esperti, “la malattia viene confusa con l’artrosi o con altre malattie reumatiche e, se insorge in eta’ avanzata, e’ interpretata erroneamente come ‘un acciacco della vecchiaia’. Per limitare i danni della malattia e garantire ai pazienti una diagnosi precoce, “in grado di cambiare il destino di questi pazienti evitando le erosioni articolari ‘irreversibili’ a cui vanno incontro”, spiega Epis, il Niguarda ha pensato a un filo diretto medici di medicina generale-reumatologi.
I medici di famiglia che operano nei dintorni dell’ospedale sono stati coinvolti per concordare una strategia: in presenza di uno dei 3 campanelli d’allarme – tumefazioni a piu’ di 3 articolazioni, dolori ai polsi e alle piccole articolazioni di mani e piedi, rigidita’ al risveglio per piu’ di 30 minuti – possono segnalare i pazienti attraverso un call center e questi saranno valutati entro una settimana, per essere sottoposti a diagnosi, eventuale trattamento e follow up. “Un ritardo di pochi mesi nell’inizio del trattamento rischia di avere pesanti ripercussioni sulla qualita’ di vita dei malati – conclude Epis – La prima erosione nel 40% dei casi si ha entro 6 mesi dalla presentazione dei sintomi, nel 60% entro un anno”.(Elisabetta Tiamkaris • Edelman)

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I lavoratori e l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2011

chi la dura la vince ....

Image by vignettando con Dario Levi via Flickr

Londra. I pazienti affetti da AR affermano che una migliore gestione della rigidità articolare mattutina dovuta all’artrite reumatoide li aiuterebbe a tornare a lavorare In occasione della Giornata mondiale dell’artrite, una nuova ricerca condotta da Mundipharma International Limited rivela che in Europa il 28% dei lavoratori affetti da AR e che soffrono di rigidità articolare mattutina almeno un’ora al giorno (n=852) ha ridotto il numero di ore lavorate, mentre il 29% di questi non riesce a lavorare a causa della rigidità articolare dovuta all’AR. Inoltre, circa la metà (47%, n=534) dei lavoratori che soffrono di rigidità articolare mattutina per almeno un’ora al giorno ritiene che le proprie prestazioni lavorative siano influenzate negativamente dalla rigidità articolare mattutina.[1] I pazienti il cui lavoro è influenzato dai sintomi affermano che in media ciò avviene per un totale di 8,7 ore a settimana.[1] Durante queste ore i pazienti ritengono di offrire prestazioni al 59% del proprio livello abituale. Questi risultati fanno parte della ricerca commissionata da Mundipharma International per comprendere l’impatto sulla vita lavorativa della AR e dei sintomi ad essa correlati. Sono state prese in esame le opinioni di 1.061 pazienti affetti da AR in età lavorativa in tutta Europa. Agli intervistati è stata diagnosticata la AR da almeno sei mesi e tutti soffrono di rigidità articolare mattutina almeno tre volte a settimana.[ Due dei sintomi più fastidiosi per le persone affette da AR sono la rigidità articolare e il dolore, che possono essere più acuti al mattino. La complessità di questi sintomi mattutini, che possono portare anche a disfunzioni fisiche, può comportare difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Dall’indagine è risultato che quattro persone affette da AR su dieci (44% N=1061) concorda sul fatto che una riduzione della rigidità articolare a soli 30 minuti ogni mattina migliorerebbe significativamente la qualità della vita e sarebbe potenzialmente un aiuto per superare i problemi mattutini che incidono sulla vita lavorativa.
La ricerca ha rivelato inoltre che non sono solamente la produttività, gli orari di lavoro e l’assenteismo a subire delle ripercussioni, ma che la rigidità mattutina comporta anche un costo emotivo per i lavoratori affetti da AR. Tra gli intervistati che lavorano e il cui lavoro è influenzato negativamente dalla rigidità mattutina (n=250), il 33% ha la sensazione di spazientirsi facilmente, di non riuscire a concentrarsi (28%) e di sentire pressione (20%) a causa della rigidità articolare mattutina da AR.[1] Uno su dieci (11%) lamenta difficoltà nelle relazioni sul posto di lavoro.
L’artrite reumatoide (AR) è una malattia cronica, progressiva e infiammatoria che danneggia la cartilagine e l’osso nelle articolazioni interessate In particolare, la mattina è il momento peggiore per le persone affette da AR. La rigidità e il dolore provati possono portare a difficoltà nella mobilità e nello svolgimento delle attività mattutine, con un notevole impatto sulla vita lavorativa delle persone affette da AR. Si stima che circa tre milioni di persone in Europa soffrano di artrite reumatoide, molte delle quali in età lavorativa.
Le società associate indipendenti Mundipharma/Napp/Norpharma sono società private e joint venture operanti sui mercati farmaceutici mondiali. Nel mondo, le società si dedicano a portare ai pazienti affetti da malattie gravi e debilitanti i benefici delle nuove possibilità di cura in caso di dolori forti, malattie emato-oncologiche e respiratorie. Per ulteriori informazioni: http://www.mundipharma.co.uk/

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Terapia steroidea in artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Il nuovo sistema a rilascio “programmato” del prednisone libera il farmaco la notte, adattando la sua azione ai ritmi circadiani del cortisolo prodotto dall’organismo e delle fluttuazioni sintomatiche della malattia. I risultati degli studi clinici condotti fino ad oggi hanno evidenziato che i pazienti al risveglio hanno benefici in termini di miglioramento dei sintomi articolari tipici dell’artrite reumatoide.
Gli stimoli infiammatori che causano dolore e gonfiori articolari, tipici delle patologie reumatiche, come l’artrite reumatoide, sono attivati maggiormente durante le ore notturne. Nonostante l’organismo reagisca all’infiammazione con la produzione di cortisone endogeno proprio di notte, col progredire della malattia questa produzione non è più sufficiente e di conseguenza si manifestano tipici gonfiamenti e indolenzimento articolare mattutini caratteristici. Oggi è possibile migliorare il trattamento di lunga durata dei pazienti con farmaci cortisonici ‘a rilascio programmato’, che rispettano i ritmi biologici della loro produzione endogena da parte dell’organismo umano, in modo da ottimizzarne l’efficacia clinica, con possibilità di ridurre allo stesso tempo anche le dosi assunte e quindi gli effetti indesiderati.
L’efficacia dei glucocorticoidi, il cosiddetto cortisone, nel trattamento dell’artrite reumatoide è stato confermato in una monumentale rassegna di tutti gli studi scientifici pubblicati dal 1962 ai giorni nostri. Risulta chiaro, però, che la tradizionale assunzione di tali farmaci “al risveglio” non sia il metodo ottimale per favorirne l’efficacia, perché gli stimoli infiammatori che causano le irritazioni e i gonfiori alle articolazioni agiscono principalmente durante la notte. Il nuovo sistema a rilascio “programmato” di prednisone libera il farmaco la notte, adattando la sua azione ai ritmi circadiani del cortisolo prodotto dall’organismo e delle fluttuazioni sintomatiche della malattia.  I risultati degli studi clinici condotti fino ad oggi hanno evidenziato che i pazienti al risveglio mostrano enormi benefici in termini di miglioramento dei sintomi articolari tipici dell’artrite reumatoide.  Il farmaco si prende la sera perché entri in circolo e funzioni dopo circa 4 ore. Tale innovativa formulazione dal prossimo Gennaio 2011 sarà disponibile in Italia ed approvata dal Ministero come farmaco rimborsabile dal SSN.

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