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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘artrite’

Premiato progetto a supporto dei pazienti con Artrite Reumatoide

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2021

Educlear: Educazione e Coaching per il miglioramento dello stile di vita nei pazienti con Artite Reumatoide. È questo il titolo del progetto, tutto italiano, coordinato dal professor Lorenzo Dagna, primario di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che si è aggiudicato uno dei Competitive Grant messi a disposizione da Pfizer, a livello europeo, per sostenere nuove proposte di accesso alle cure nel mondo Covid e post-Covid.«Ogni anno vediamo più di mille pazienti con artrite reumatoide che hanno bisogno di terapia farmacologica ma anche di un supporto per migliorare il proprio stile di vita in termini di alimentazione, attività fisica e astinenza da fumo e alcol. Obiettivo del nostro progetto è rendere la persona con artrite reumatoide un paziente consapevole e responsabile in grado di migliorare il proprio stato di salute seguendo uno stile di vita corretto. Per fare questo intendiamo formare i nostri medici reumatologi a diventare dei veri e propri coach: attraverso la telemedicina non solo controlleranno l’andamento delle terapie, ma affiancheranno i pazienti in un percorso di miglioramento del proprio stile di vita», spiega Lorenzo Dagna.Il Grant, che vede premiati, accanto a quello italiano, altri tre progetti made in UK, ha visto l’invio di 14 proposte indipendenti inviate da cinque Paesi, focalizzate sulla formazione degli operatori sanitari, sullo sviluppo, l’implementazione e l’ottimizzazione di strumenti, progettati per facilitare l’interazione digitale tra pazienti e operatori sanitari, e sull’assistenza domiciliare in telemedicina.Il riconoscimento “Improving Disparities in Rheumatoid Arthritis Health Care in Post COVID-19 Era in memory of Cinzia Curiale” è stato realizzato da Pfizer in memoria di Cinzia Curiale, medico, a lungo dipendente dell’azienda, impegnata in molte cause a difesa dei pazienti. «Abbiamo voluto dedicare il programma ad una collega venuta a mancare recentemente: Cinzia Curiale, che ha speso tutta la sua vita professionale in Pfizer per migliorare la qualità di vita dei pazienti reumatologici in Italia e nel mondo. Abbiamo voluto- dare continuità alla sua passione e dedizione per i pazienti», spiega Gabriella Bedarida Varallo, MD PhD, Vice President Pfizer Medical Affairs.«Vogliamo ringraziare – prosegue Bedarida – i clinici per quanto stanno facendo per migliorare l’assistenza ai pazienti. Pfizer è veramente orgogliosa di vedere in azione i nostri valori di equità e centralità del paziente attraverso questo programma a supporto di quei pazienti che non sempre riescono a ricevere tutte le cure di cui necessitano, soprattutto durante una pandemia».

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Guselkumab per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Janssen, l’azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, ha annunciato che la Commissione Europea (CE) ha approvato guselkumab per il trattamento di pazienti adulti affetti da artrite psoriasica attiva (PsA), che hanno avuto una risposta inadeguata o che hanno mostrato intolleranza a una precedente terapia con farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD). L’autorizzazione è avvenuta in seguito al giudizio positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA) espresso il 15 ottobre scorso. Guselkumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umano che si lega selettivamente alla subunità p19 dell’interleuchina IL-23 e ne inibisce l’interazione con il suo recettore. È già stato approvato per il trattamento di pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave. L’IL-23 è un importante fattore nella patogenesi di malattie infiammatorie come la psoriasi, l’artrite psoriasica e altre patologie.1 L’artrite psoriasica attiva è una malattia infiammatoria cronica, immuno-mediata, progressiva e caratterizzata da infiammazione e danni articolari debilitanti , oltre che da entesite, dattilite, malattia assiale e lesioni cutanee associate alla psoriasi. Il dolore, la rigidità e il gonfiore delle articolazioni e del tessuto connettivo possono essere gravi e rendere difficili le attività quotidiane.2,3 Inoltre, più della metà delle persone con artrite psoriasica attiva convivono anche con altre malattie, come malattie cardiovascolari, osteoporosi, malattie infiammatorie intestinali o depressione.4,5 Attualmente non esiste una cura nota per l’artrite psoriasica attiva, e si stima che fino a un terzo dei 14 milioni di persone che convivono con la psoriasi in Europa svilupperà l’artrite psoriasica.6,7

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‘L’artrite reumatoide in epoca Covid-19’

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Lunedì 9 novembre dalle ore 11 alle 13:30, si terrà il webinar ‘L’ARTRITE REUMATOIDE IN EPOCA COVID-19’, organizzato da MOTORE SANITÀ. Giunti all’appuntamento nazionale di questo progetto, che nei mesi scorsi ha fatto tappa in diverse regioni di Italia, si farà il punto sull’artrite reumatoide durantequesta fase di pandemia. Per la sola artrite reumatoide tra le malattie reumatiche, che produce una aspettativa di vita ridotta da 3 a 10 anni, le innovazionifarmacologiche hanno fornito strumenti in grado di cambiare l’evoluzione della malattia, ma la loro gestione è spesso complessa e lo sarà ancora di più in un momento di pandemia come questo. Partecipano: – Alberto Cauli, Professore Ordinario di Reumatologia, Direttore UOC Reumatologia Università di Cagliari, Responsabile Centro GISEA Cagliari – Antonella Celano, Presidente Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – Ada Corrado, Professoressa Associata di Reumatologia, Università di Foggia – Enrico Fusaro, Direttore SC Reumatologia AOU Città della Salute e della Scienza Città di Torino – Paolo Guzzonato, Direzione Scientifica Motore Sanità – Annamaria Iagnocco, Professoressa Ordinaria di Reumatologia Università di Torino e Presidente Eletto EULAR – Florenzo Iannone, Professore Ordinario di Reumatologia, Università di Bari, Coordinatore del Comitato Scientifico GISEA – Manuela Lanzarin, Assessore alla Sanità, Servizi sociali, Programmazione socio-sanitaria, Regione del Veneto – Leonardo Punzi, Professore Ordinario di Reumatologia, Università di Padova – Responsabile Rete Reumatologia – Maurizio Rossini, Professore Ordinario di Reumatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione di Reumatologia, Università di Verona – Luigi Sinigaglia, Presidente SIR – Silvia Tonolo, Presidente ANMAR – Giuseppe Turchetti, Professore Economia e Gestione delle Imprese, Scuola Superiore Sant’Anna Moderano: – Daniele Amoruso, Giornalista Scientifico – Giulia Gioda, Presidente Motore Sanità – Paolo Guzzonato, Direzione Scientifica Motore Sanità

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Guselkumab migliora sintomatologia articolare e cutanea di artrite psoriasica

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

Guselkumab migliora diversi outcomes clinici, in pazienti adulti con artrite psoriasica attiva. Sono i nuovi dati a 52 settimane degli studi clinici di fase 3, DISCOVER-1 e DISCOVER-2, presentati da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, allo European League Against Rheumatism E-Congress 2020 (eEULAR 2020), e riguardano il miglioramento dei sintomi articolari e cutanei, dell’infiammazione dei tessuti molli, della funzionalità fisica e la riduzione della progressione radiografica del danno articolare.Guselkumab non è attualmente autorizzato per il trattamento di pazienti adulti con artrite psoriasica attiva ed è in fase di valutazione da ottobre 2019, per questa indicazione, da parte dell’European Medicines Agency (EMA), proprio sulla base dei dati degli studi del programma DISCOVER. I risultati relativi al raggiungimento dell’endpoint primario di questi studi sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet. Gli studi DISCOVER-1 e DISCOVER-2 hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di guselkumab rispetto al placebo. Il primo ha incluso pazienti naïve ai trattamenti biologici o che erano stati precedentemente esposti a farmaci biologici anti-TNF alfa. Il secondo, invece, ha incluso solo pazienti naïve ai trattamenti biologici, valutando anche la progressione radiografica del danno articolare. In entrambi gli studi, i pazienti sono stati randomizzati al trattamento con guselkumab 100 mg ogni 4 settimane (q4w) oppure ogni 8 settimane (q8w) per un anno, o al placebo con passaggio dopo 24 settimane a guselkumab ogni 4 settimane. Questi risultati sono stati presentati in forma di poster (SAT0397 / SAT0402) al congresso European League Against Rheumatism (EULAR) E-Congress di quest’anno, durante il quale Janssen ha condiviso dati per un totale di 32 abstract.1,2
In entrambi gli studi, i tassi di risposta secondo l’American College of Rheumatology (ACR) a 52 settimane sono stati calcolati considerando i dati in base al metodo NRI (Non-Responder Imputation) in cui i pazienti che abbandonavano lo studio dopo la settimana 24 erano valutati come non responder.

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Statine sicure ed efficaci nei pazienti con artrite reumatoide: Ecco come

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

I risultati di un ampio studio clinico pubblicato su Arthritis & Rheumatology indicano che i pazienti con artrite reumatoide possono ottenere lo stesso livello di benefici0 dall’assunzione di statine rispetto ad altre popolazioni, senza correre rischi aggiuntivi. «I pazienti con artrite reumatoide hanno un rischio di sperimentare eventi cardiovascolari come infarto e ictus circa il 50% più elevato rispetto alla popolazione generale. Le statine aiutano a prevenire eventi cardiovascolari in certi individui ad alto rischio, ma non è chiaro se siano sicure ed efficaci per i pazienti con patologie infiammatorie come l’artrite reumatoide. Per questo abbiamo voluto approfondire la questione» spiega George Kitas, del Dudley Group NHS Foundation Trust, primo autore dello studio. I ricercatori hanno randomizzato 3.002 pazienti di età superiore ai 50 anni affetti da artrite reumatoide da più di 10 anni, senza aterosclerosi clinica, diabete o miopatia, a ricevere atorvastatina 40 mg al giorno o placebo. Durante un follow-up mediano di 2,5 anni, l’1,6% dei pazienti trattati con atorvastatina e il 2,4% dei pazienti gestiti con placebo è andato incontro a decesso cardiovascolare, infarto, ictus, attacco ischemico transitorio o rivascolarizzazione arteriosa per qualsiasi causa. Dopo aggiustamenti per variabili confondenti, il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti che assumevano atorvastatina è risultato inferiore del 40%, sebbene la differenza non fosse statisticamente significativa, dato il basso tasso generale di eventi. Alla fine dello studio, i pazienti che assumevano atorvastatina hanno mostrato valori di colesterolo LDL e di proteina C-reattiva significativamente più bassi rispetto ai pazienti che hanno assunto il placebo e gli eventi avversi nei due gruppi sono risultati simili. Secondo gli autori il basso tasso complessivo di eventi cardiovascolari nella popolazione dello studio indica che non vi è alcuna indicazione per prescrivere il farmaco indiscriminatamente a tutti i pazienti con artrite reumatoide, ma sarà necessario seguire le linee guida nazionali o locali per la gestione del rischio cardiovascolare nella popolazione generale per decidere chi ne avrà bisogno. Katherine Liao e Daniel Solomon della Harvard Medical School di Boston affermano in un editoriale di accompagnamento che lo studio fornisce informazioni molto utili per chi si occupa di artrite reumatoide, ma anche di altre malattie reumatiche. (fonte doctor33)
Arthritis Rheumatol. 2019. doi: 10.1002/art.40892 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30983166 Arthritis Rheumatol. 2019. doi: 10.1002/art.40891 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30983150

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Artrite Psoriasica: 6 malattie in una

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Celgene, azienda biofarmaceutica fortemente impegnata nel campo delle malattie infiammatorie e autoimmuni, ha promosso una sessione di formazione, rivolta alla stampa, dedicata all’artrite psoriasica (PsA). Questa patologia colpisce 250 mila persone in Italia, di età compresa tra i 30 e i 50 anni e in egual proporzione tra uomini e donne. Si parla di una malattia e 6 manifestazioni cliniche, perché coinvolge diverse parti del corpo, sia a livello di articolazioni sia di cute. In media quasi 1 paziente su 2 con Artrite Psoriasica presenta, agli esordi della malattia, la forma oligoarticolare. “L’Artrite Psoriasica oligoarticolare non è oligosintomatica. Il fatto che colpisca un numero limitato di articolazioni può portare erroneamente a considerarla una forma meno grave, sottovalutandola e sotto-diagnosticandola” – spiega il Prof. Roberto Caporali, Associato di Reumatologia, Università di Pavia e Responsabile Early Arthritis Clinic della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “A torto, perché riguarda una quota significativa di pazienti, può avere manifestazioni cliniche importanti con un impatto rilevante sulla qualità di vita e può inoltre associarsi a comorbilità. Per questo, diagnosticarla correttamente e precocemente, valutando l’appropriato intervento terapeutico, rappresenta oggi una priorità nella cura della patologia”.Sono proprio i pazienti oligoarticolari quelli che più spesso rischiano di andare incontro a ritardi diagnostici. In queste fasi precoci, risulta, infatti, più difficile sia per il medico sia per il paziente identificare e misurare correttamente l’attività della malattia.
Le manifestazioni cliniche dell’Artrite Psoriasica includono: l’artrite periferica, che più comunemente interessa piedi e mani, seguiti da ginocchia, polsi, caviglie e spalle:
queste articolazioni risultano gonfie, rigide e provocano dolore; il coinvolgimento assiale: ovvero l’infiammazione della colonna vertebrale; il paziente avverte un dolore di tipo infiammatorio nella zona sacro-iliaca o nella colonna cervicale, toracica e lombare; l’entesite: consiste in un’infiammazione della zona in cui legamenti, tendini e capsule articolari si attaccano all’osso; la dattilite, che abitualmente si presenta con un dito molto dolente, con mobilità ridotta, spesso gonfio e arrossato. A queste manifestazioni articolari, si sommano quelle dermatologiche: la psoriasi, presente nella maggior parte dei pazienti nella forma a placche (chiazze eritematose rosate o rossastre, che possono essere di dimensioni e spessore variabili e possono associarsi a prurito e bruciore. Se irritate, possono arrivare a sanguinare) e il coinvolgimento ungueale: ovvero un’alterazione delle unghie.
Quella oligoarticolare rappresenta il sottotipo di PsA maggiormente frequente nelle fasi iniziali della patologia, eppure è poco conosciuto, studiato e spesso sottovalutato. Nonostante il numero di articolazioni coinvolte sia circoscritto, i pazienti con oligoartrite riportano un impatto della patologia più alto rispetto ai pazienti colpiti dalla forma poliarticolare. Possono emergere complicanze associate (cardiovascolari o sistemiche) e il paziente può soffrire sia di danni alle articolazioni (dolore e gonfiore), sia di compromissione della cute, in zone molto esposte come volto e mani, con significative conseguenze a livello emotivo e sociale, oltre che fisico.
Diagnosticando precocemente, è possibile intervenire precocemente. Le linee guida del Gruppo per la Ricerca e la Misurazione della Psoriasi e dell’Artrite Psoriasica (GRAPPA – Group for Research and Assessment of Psoriasis and Psoriatic Arthritis), affermano che uno dei principali e più importanti obiettivi nel trattamento della PsA è oggi rappresentato dal traguardo di ottenere il minor livello possibile di attività di malattia in tutte le sue manifestazioni cliniche[iv]. Gli studi condotti finora dimostrano che un trattamento come Apremilast – una small molecule che si somministra per via orale (a differenza delle altre terapie disponibili, che hanno formulazione iniettabile), potrebbe essere efficace su più manifestazioni cliniche, in particolare l’artrite periferica, la psoriasi a placche, l’entesite, la dattilite e la psoriasi ungueale.

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La zanzara asiatica che porta l’artrite

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Chikungunya: “ciò che si piega”. E’ il nome di una malattia virale e pericolosa, spesso scambiata per artrite reumatoide a causa dei sintomi debilitanti a carico delle articolazioni, che porta alla tipica postura curva. Questo virus -isolato per la prima volta in Tanzania nei primi anni ‘50 – è trasmesso dalla zanzara del gruppo Aedes, in particolare dalla Aedes aegypti in paesi tropicali o dalla Aedes albopictus (la zanzara tigre) in aree temperate come quelle del bacino del Mediterraneo. A causa dei cambiamenti climatici in atto e dei frequenti viaggi in Asia e nei Paesi tropicali – la febbre da virus Chikungunya (CHIKV) è diventata un nemico frequente, ma ancora poco conosciuto in occidente. Le epidemie da CHIKV interessano un grande numero di persone in un breve periodo di tempo, producendo non solo casi acuti, ma sino al 40% dei casi anche un numero elevato di casi cronici.
In Italia e in Europa si è assistito – nell’ultimo decennio – all’aumento della segnalazione di casi “importati” e autoctoni di arbovirosi (tra le quali proprio la febbre da virus Chikungunya) molto diffuse nel Mondo. Dopo il primo episodio accaduto nel 2007 nel ravennate, in Italia si sono verificati due nuovi focolai autoctoni – tra loro collegati – di CHIKV nel Lazio e in Calabria nel 2017, con circa 500 casi.
NEL MONDO – Nel 2005 era già descritta una epidemia nelle Isole Reunion, coinvolgendo il 34% della popolazione e nell’isola keniota di Lamu, il 75% degli abitanti colpiti. Anche l’India è stata colpita: nel 2006 sono stati segnalati circa 1,4 milioni di casi sospetti di Chikungunya.
“La malattia può avere un andamento bifasico”, spiega il Dottor Emanuele Nicastri, Direttore della Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive ad Alta Intensità di Cura dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani di Roma, nella sua relazione al 5° Congresso della Società Italiana di Gastro Reumatologia. “Dall’incubazione – continua Nicastri – che ha un periodo-finestra che va dai 2 ai 14 giorni, la febbre da virus Chikungunya si manifesta con febbre alta spesso oltre i 39°, esantemi cutanei che si evidenziano dopo circa 3 giorni dall’inizio della febbre e possono diventare pruriginosi e sintomi tipici delle poliartriti. Altri segnali sono forti emicranie, congiuntivite, mialgia, ingrossamento dei linfonodi periferici, sintomi gastrointestinali e neuropatie diffuse che danno stanchezza e spossatezza. La seconda fase è quella cronica che, dopo un iniziale miglioramento dopo la fase acuta, può durare anche mesi ed è particolarmente invalidante. È caratterizzata da dolore diffuso alle articolazioni, rigidità articolare mattutina, dolore, gonfiore delle parti colpite e spossatezza persistenti”.
Sino al 40% dei casi, infatti, I sintomi si stabilizzano sfociando in poliartrite, manifestandosi prima come piccoli rigonfiamenti delle articolazioni distali, sino a immobilizzare il paziente a causa del dolore e della mancanza di forza muscolare.
Studi condotti sulla patogenesi della malattia avvicinano la Chikungunya cronica all’artrite reumatoide – RA – con la quale condivide anche molte caratteristiche cliniche. Il meccanismo di CHIKV che induce l’artrite persistente rimane sotto indagine, tuttavia al momento, vi è accordo sul fatto che Chikungunya e RA presentano molte vie immuno-cellulari e citochiniche in comune e coinvolte nel loro sviluppo. Non sono ancora disponibili vaccini o farmaci antivirali contro CHIKV. Il trattamento della fase acuta è sintomatico, mentre nelle fasi croniche sono stati utilizzati diversi farmaci antireumatici, che modificano il decorso della malattia con esito variabile.
Fin dal 2008 in Italia è attivo un piano di sorveglianza per le arbovirosi promosso dal Ministero della Salute, che dal 2016 comprende anche il virus Zika e che è stato recentemente aggiornato. (Dr.ssa Johanna Rossi Mason)

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Come prevenire le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

malattie-reumatiche2Il 54% degli italiani non sa che è possibile prevenire le malattie reumatiche. Per sette cittadini su dieci, infatti, le principali cause di questi disturbi sono il clima freddo o umido. Solo la metà indica tra i fattori di rischio gli stili di vita scorretti come l’eccesso di peso, il fumo di sigaretta o la sedentarietà. E il 90% vorrebbe ricevere maggiori informazioni e notizie da parte degli specialisti reumatologi. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), nella prima tappa della campagna itinerante #ReumaDays la SIR incontra i cittadini, che si è svolta a Rimini proprio in occasione del congresso nazionale di fine novembre, intervistando 2mila persone. Una ulteriore conferma della necessità di promuovere informazione ed educazione ha spinto la SIR ad avviare un vero e proprio tour in tutta Italia che viene presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. Nelle prossime settimane gli specialisti della SIR “scenderanno in piazza” in altre 10 città della Penisola per spiegare ai cittadini come giocare d’anticipo contro patologie molto serie e potenzialmente invalidanti come artrite reumatoide, spondilite, artrite psoriasica o reumatismi extra-articolari. Nelle varie tappe saranno allestiti info point dove i cittadini potranno dialogare con gli esperti reumatologi e ricevere materiale informativo tra cui l’opuscolo, realizzato dalla SIR, Come prevenire e affrontare le malattie reumatiche. Inoltre saranno organizzate in ogni città specifiche lezioni di salute nelle scuole e nei centri anziani e tavole rotonde che vedranno la partecipazione di medici, cittadini e rappresentanti dei pazienti reumatici. L’obiettivo finale è aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza sulle oltre 150 malattie reumatiche che colpiscono più di 5 milioni di italiani d’ogni fascia d’età. “Sono patologie destinate ad aumentare di pari passo con il crescere dell’età media della popolazione del nostro Paese – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale SIR -. Solo l’artrite e l’artrosi interessano il 16% degli italiani mentre l’osteoporosi il 7,6%. Se non vengono curate in modo adeguato e tempestivo possono compromettere seriamente la qualità della vita ed essere anche mortali. Diventa perciò fondamentale la prevenzione, anche primaria: vanno seguite scrupolosamente alcune regole del benessere a partire dal controllo del peso corporeo. Anche le sigarette devono essere eliminate perché, oltre il cancro e i disturbi cardiovascolari, favoriscono anche l’insorgenza di patologie autoimmuni sistemiche. Si calcola che, in una persona geneticamente predisposta, il fumo aumenta di ben 15 volte il rischio di artrite reumatoide. Con questo tour vogliamo anche coinvolgere direttamente le Istituzioni; per questo è importante presentare questa campagna direttamente al Ministero della Salute”. “Insegneremo agli italiani come riconoscere i più evidenti segnali specifici delle malattie – prosegue il prof. Luigi di Matteo, Vice Presidente SIR -. Dolori articolari e muscolari persistenti, stancabilità, rigidità osteoarticolare e lombalgia, mani fredde, secchezza oculare, sono sintomi che contraddistinguono i disturbi reumatici. Chi ne soffre deve quindi rivolgersi tempestivamente ad uno specialista reumatologo. Oggi abbiamo a disposizione terapie con le quali possiamo garantire la remissione della patologia e quindi un ritorno ad una vita normale. Tuttavia, in ancora troppi casi siamo costretti a intervenire quando è già tardi e le cure risultano così meno efficaci. Le malattie alle ossa e agli organi di locomozione, infatti, rappresentano la terza causa di invalidità in Italia. L’assistenza socio-sanitaria per l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e la spondilite anchilosante costa invece alla collettività più di 4 miliardi di euro l’anno, quasi la metà dei quali dovuti alla perdita di produttività dei lavoratori colpiti”. “Con questa iniziativa vogliamo anche promuovere, su tutto il territorio nazionale, la nostra specialità medica – sostiene la dott.ssa Manuela Di Franco delegato regionale SIR per il Lazio -. Il reumatologo è, infatti, una figura professionale che deve essere maggiormente incentivata e valorizzata all’interno del sistema sanitario per far fronte alle nuove sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni”.
Dopo Rimini, le città coinvolte dal #ReumaDays saranno: Ancona (28 febbraio – 1 marzo), Pescara (3-4 marzo), Potenza (9-10 marzo), Ragusa (12-13 marzo), Cagliari (17-18 marzo), Siena (21-22 marzo), Perugia (24-25 marzo), Brescia (4-5 aprile), Udine (7-8 aprile) e Padova (10-11 aprile). La campagna nazionale è realizzata anche grazie al ruolo attivo svolto dalle associazioni di pazienti ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e APMAR (Associazione Nazionale per Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) che aiutano la SIR nelle varie iniziative. “E’ un piacere e un dovere scendere in piazza a fianco dei reumatologi per una campagna che vuole raggiungere in modo capillare più cittadini possibili – commenta la dott.ssa Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR Onlus -. Come rappresentanti dei pazienti sappiamo perfettamente come alcune malattie possano rendere difficili o impossibili semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, mettere una firma su un documento o guidare un’automobile. Ben vengano quindi tutte le iniziative volte a contrastare questi disturbi sempre più diffusi. ANMAR sarà presente con le proprie associazioni regionali a supportare gli eventi in tutte le date”. “E’ importante riuscire a informare a 360 gradi tutta la popolazione – conclude la dott.ssa Antonella Celano Presidente Nazionale APMAR -. Dobbiamo riuscire a mettere in guardia anche i giovani e i giovanissimi sui rischi che possono correre. Le malattie reumatiche, infatti, non interessano solo ed esclusivamente gli anziani. L’artrite reumatoide è, per esempio, una delle più gravi e colpisce soprattutto le donne in età fertile tra i 35 e i 40 anni”.

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7° edizione del Congresso Internazionale “Approccio Clinico e Multidisciplinare nelle Malattie Reumatiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2016

Carla Fracci (ph Bruno FARDA)Mantova dal 26 al 28 Maggio presso il Centro Congressi Multicentre MAMU di Mantova. Chairman: Prof. Giovanni Arioli. Tra gli ospiti di ReuMantova 2016 anche il Professor Ignazio Olivieri, Presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) con l’intento di sensibilizzare l’attenzione sulle malattie reumatiche sottolineando l’importanza della ricerca scientifica: nasce così la Campagna ‘Aprile Mani’, voluta da SIR Società Italiana di Reumatologia per il sostegno di FIRA (Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite), attraverso il contributo del 5×1000, con una testimonial d’eccezione: la ballerina Carla Fracci.

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Da oggi disponibile una APP per l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2013

“Convivere con l’artrite reumatoide significa avere un secondo lavoro, H24, che si aggiunge a quello ufficiale” – afferma Antonella Celano, Presidente A.P.MA.R. Associazione Persone con Malattie Reumatiche ONLUS – nel presentare “Artrite Reumatoide APP” ideata per alleggerire le incombenze delle persone che ogni giorno devono fare i conti con questa patologia autoimmune che colpisce oltre 400.000 persone in Italia, in prevalenza donne. “Artrite Reumatoide APP” è un vero e proprio diario elettronico in grado, in modo veloce e puntuale, di avvisare quando prendere i farmaci, ricordare le visite mediche periodiche e le scadenze per gli esami di routine da eseguire. “Un vero e proprio “assistente personale” che, ben programmato, assicura un aiuto alla gestione quotidiana della malattia” – afferma Celano. La giornata delle persone con artrite reumatoide è cadenzata da orari per l’assunzione di numerosi e diversi farmaci: va infatti ricordato che l’artrite reumatoide si manifesta a livello articolare, con un quadro progressivamente disabilitante ma, nella fase avanzata, possono insorgere coinvolgimenti anche a carico di nervi, di vasi e di organi come polmoni e cuore. Una malattia quindi che porta alla convivenza con diverse altre malattie, spesso causa dell’aumento di mortalità precoce e di politerapie. Questa APP consente di “scaricare” il peso di memorizzare orari e impegni per potersi dedicare con maggiore serenità ad altri aspetti della propria vita con la certezza che nulla sarà trascurato per la gestione ottimale della malattia: l’APP ricorderà con un suono e con una notifica le diverse scadenze e appuntamenti. “Artrite Reumatoide APP” è un’applicazione scaricabile gratuitamente su Google per Android, Windows Mobile e iTunes. Sono disponibili le versioni per cellulare e per tablet e le attività possono essere sincronizzate tra i diversi strumenti.L’APP ha una funzione che permette l’aggiornamento in tempo reale con le “news” sull’artrite reumatoide pubblicate on-line e monitorate da Google. Inoltre, la sincronizzazione con il sito A.P.MA.R., permette di reperire utili informazioni come il Centro di reumatologia più vicino: la sezione è completa di indirizzi, numeri telefonici e indirizzi email dei reparti e degli ambulatori di reumatologia su tutto il territorio italiano.
“Artrite reumatoide APP” nasce da un’idea di A.P.MA.R., sviluppata da SB SOFT, con la collaborazione scientifica della dott.ssa Marilena Serra, reumatologa, Ospedale Vito Fazzi di Lecce e della dott.ssa Tiziana Nava, Presidente GISReumatologia-AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti), e realizzata grazie ad un contributo incondizionato di MSD Italia.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio di CROI (Collegio Reumatologi Ospedalieri Italiani), GISEA (Gruppo Italiano Studio Early Arthitis), OEG (Osservatorio Epidemiologico Gisea) e GIS Reumatologia Per maggiori informazioni: http://www.apmar.it

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Artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Una nuova ricerca condotta in 11 Paesi europei, tra i quali l’Italia, evidenzia il significativo impatto che dolore e rigidità articolare mattutina, causati dall’artrite reumatoide, hanno sulle condizioni di vita dei pazienti. Effettuata da Ipsos MORI e commissionata da Mundipharma, l’indagine ha coinvolto 100 pazienti italiani (su un totale di 750 pazienti europei) con artrite reumatoide associata, al risveglio, a dolore e rigidità delle articolazioni, rivelando che oltre tre quarti di essi (76%, contro una media europea del 60%) sono concordi nel ritenere che questi sintomi condizionino la loro esistenza e quasi la metà (47%) afferma che abbiano effetti sulle relazioni personali. Nel complesso, il 94% dei pazienti italiani – rispetto all’82% dei pazienti europei – riconosce che la ridotta funzionalità mattutina compromette pesantemente la loro qualità di vita1.
L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica, progressiva, che causa danni alla cartilagine e all’osso delle articolazioni coinvolte2. Man mano che procede, può portare a dolore cronico e a disabilità severa, esercitando un impatto negativo sulla capacità di svolgere le normali attività quotidiane3. Per coloro che sono affetti da artrite reumatoide, il mattino è in genere il momento peggiore della giornata, a causa della difficoltà nello svolgimento dei propri compiti, dovuta alla rigidità articolare, al dolore e agli altri sintomi indotti dalla malattia. Ciò ha spesso un impatto significativamente negativo sulla vita delle persone che ne sono affette.  Secondo i risultati dell’indagine, il dolore e la rigidità articolare causati al mattino dall’artrite reumatoide hanno anche una ricaduta psicologica sui pazienti italiani. Più della metà di coloro (53%) che sono in grado di svolgere le proprie attività (n=83), nonostante dolore e rigidità, si sente emotivamente frustrata, perché trova più difficile l’esecuzione di ogni compito1. Inoltre, il 90% dei pazienti con artrite reumatoide che attualmente lavorano (n=42) concorda sul fatto che la compromessa funzionalità mattutina impatti negativamente e in modo significativo sul proprio lavoro, contro una media europea pari al 73%1.
E’ da poco disponibile anche in Italia, infatti, un innovativo trattamento a base di prednisone a rilascio programmato, che è stato approvato per i pazienti affetti da artrite reumatoide associata a rigidità mattutina4. L’approvazione è supportata da recenti studi clinici5,6. Assumendo il farmaco alle ore 22.00, un meccanismo originale di rilascio programmato consente di erogare basse dosi di prednisone da 4 a 6 ore dopo l’ingestione, cioè quando, nelle prime ore della notte, si sviluppa l’infiammazione e si verifica il danno tissutale5. Al contrario, il prednisone tradizionale, che viene normalmente somministrato al mattino, non controlla adeguatamente i sintomi della rigidità articolare5.
Prednisone a rilascio programmato è approvato per il trattamento dell’artrite reumatoide e della rigidità articolare mattutina ad essa associata. Il farmaco è somministrato sotto forma di compresse dotate di una specifica formulazione che utilizza una tecnologia a rilascio programmato. Il principio attivo è contenuto all’interno di un guscio di silice anidra, che funge da barriera tra i succhi gastro-intestinali presenti nel tratto digerente e il nucleo attivo del farmaco. L’innovativa tecnologia consente al farmaco di essere erogato con un tempo di rilascio predeterminato, che in questo caso corrisponde a 4-6 ore dopo l’ingestione.
Mundipharma/Napp/Norpharma sono aziende indipendenti, associate, a capitale privato, che  costituiscono joint venture in grado di coprire il mercato farmaceutico mondiale. Tali aziende sono impegnate a offrire ai pazienti affetti da patologie severe e disabilitanti i benefici di innovative opzioni di trattamento in aree quali l’artrite reumatoide, il dolore severo, l’onco-ematologia e le malattie respiratorie. http://www.mundipharma.it

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Artrite giovanile idiopatica, bene abatacept

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2010

Nei bambini affetti da artrite giovanile idiopatica (Jia) il trattamento con abatacept migliora la qualità di vita associata allo stato di salute (HrQoL) con benefici tangibili per la vita dei piccoli pazienti e dei loro genitori/caregiver. Lo ha dimostrato uno studio placebo controllato in doppio cieco di fase III che ha arruolato pazienti con artrite in fase attiva poliarticolare e inadeguata risposta/intolleranza ad almeno un Dmard, inclusi i farmaci biologici, avviati a trattamento con abatacept (10 mg/Kg) più metotrexate per un periodo di quattro mesi in aperto (periodo A). Successivamente, i responder (Acr 30) sono stati randomizzati in un gruppo abatacept o placebo (più metotrexate) per un periodo in doppio cieco di sei mesi (periodo B). La valutazione di HrQoL ha incluso i 15 concetti per lo stato di salute del Child Health Questionnaire (Chq), gli score physical health/psychosocial summary (PhS e PsS), la scala Vas per il dolore, il Children’s Sleep Habits Questionnaire e il questionario sulla partecipazione alle attività quotidiane. Nel periodo A si sono notati con abatacept sostanziali miglioramenti in tutti i domini Chq (specie per il dolore/discomfort) e nei punteggi PhS (8,3 unità) e PsS (4,3 unità). Al termine del periodo B, i pazienti trattati con abatacept hanno mostrato maggiori miglioramenti rispetto al placebo in tutti i domini Chq, a eccezione del comportamento, e negli score PhS e PsS. Simili pattern di miglioramento si sono visti sul dolore e sul sonno. Riguardo la partecipazione alle attività quotidiane, nel periodo A i responder hanno guadagnato 2,6 giorni al mese di attività usuali a scuola e 2,3 per i genitori. Ulteriori guadagni in termini di giorni dedicati alle normali attività quotidiane sono stati osservati nel periodo B: 1,9 vs 0,9 e 0,2 vs -1,3 per le attività scolastiche e parentali rispettivamente nei bambini trattati con abatacept o con placebo. Lo studio è frutto del lavoro del Pediatric Rheumatology Collaborative Study Group (Prcsg) – per la Paediatric Rheumatology International Trials Organization (Printo) – con la prima firma di Nicolino Ruperto dell’Irccs G. Gaslini, Università di Genova. Arthritis Care Res, 2010 Jul 1. [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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Trattamento artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2010

La Commissione europea ha espresso parere favorevole per l’utilizzo in prima linea biologica di abatacept per il trattamento dell’artrite reumatoide dell’adulto, segue ora l’iter regolatorio italiano per la rimborsabilità. La nuova indicazione è un ulteriore tassello nello sviluppo di abatacept, che ha ottenuto recentemente anche l’approvazione per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile. Si conferma quindi l’efficacia di questo farmaco biologico, che è in grado di “normalizzare” il processo infiammatorio associato alla malattia e di controllarla attraverso un meccanismo d’azione innovativo: è infatti la prima e unica proteina di fusione umana che blocca l’attivazione dei linfociti T. “Il controllo della malattia in tutti i suoi aspetti – spiega il prof. René Westhovens dell’Università di Lovanio (Belgio) – è l’obiettivo del trattamento dell’artrite reumatoide. Come altri farmaci antireumatici, abatacept consente di ottenere la remissione clinica della malattia. Questa nuova indicazione all’utilizzo in una fase precoce non solo è in linea con una gestione più mirata dell’artrite reumatoide ma ci consentirà di rallentarne ulteriormente la progressione”. Abatacept si caratterizza per l’efficacia sostenuta e crescente nel tempo – un elemento cruciale nel trattamento di una malattia cronica come l’artrite reumatoide – consentendo ai pazienti di tornare a condurre una vita normale. Le persone colpite da questa malattia (in Italia si stimano circa 300 mila casi) vanno incontro ad una riduzione delle capacità motorie, con peggioramento della qualità di vita, perdita di capacità lavorativa, necessità di spese mediche ingenti e rischio di dover ricorrere a interventi chirurgici. Entro 10 anni dalla comparsa della malattia, il 50% dei pazienti non è più in grado di svolgere un lavoro a tempo pieno. La loro qualità di vita scende ad un livello paragonabile a quello di chi soffre di scompenso cardiaco e diabete.
Abatacept è il primo biologico sviluppato nei laboratori di Bristol-Myers Squibb ed è disponibile in Italia per il trattamento dell’Artrite Reumatoide dal 2007.

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La Vitamina D e l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2010

I nuovi studi presentati al congresso della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (Eular) dimostrano che i bassi livelli di vitamina D nelle persone che soffrono di diverse forme di malattie reumatiche, sono associati a un rischio aumentato di mortalità e di sviluppo di tumori. I trattamenti con vitamina D possono aiutare i pazienti a migliorare la loro condizione e, più in generale, in tutte le persone, a prevenire queste malattie. La carenza di vitamina D è comune in numerose condizioni reumatiche: più dell’85% dei pazienti mostra livelli talmente al di sotto dei livelli di norma che la stessa assunzione della “dose giornaliera raccomandata” per questa vitamina risulta insufficiente ai fini della normalizzazione dei valori. «I nuovi dati epidemiologici evidenziano un forte legame fra la carenza di vitamina D e l’aumento dell’incidenza, della gravità e delle complicanze delle malattie reumatiche autoimmuni», ha spiegato Maurizio Cutolo, Presidente Esecutivo di Eular 2010. Secondo gli esperti, i pazienti con artrite reumatoide, e non solo possono beneficiare della vitamina D quale agente terapeutico. (fonte farmacista33)

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Allarme artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Bari. Tre persone con artrite reumatoide su quattro non sanno di essere malate, con la conseguenza che non seguono alcun trattamento. Una sottovalutazione che desta preoccupazione perché è una malattia fortemente invalidante che colpisce in particolare le articolazioni delle mani e dei piedi e impedisce di compiere i gesti più semplici, come camminare, sollevare una bottiglia o un bicchiere d’acqua o comporre un numero di telefono. È fondamentale che ogni malato venga trattato con gli stessi criteri diagnostici e terapeutici perché così possiamo garantire i più alti livelli di assistenza. Nascerà al più presto, ci auguriamo col sostegno indispensabile delle Istituzioni”. Nelle fasi iniziali la malattia non si presenta con i caratteri di gravità che invece può manifestare successivamente, se non trattata in tempo. “Il paziente – continua il prof. Lapadula – riferisce dolori che possono sembrare banali, ma è proprio questo il momento in cui si deve intervenire per stroncare la malattia sul nascere”.  La parola d’ordine è quindi avvicinarsi sempre più ai cittadini. In Puglia, a partire da febbraio, partirà la campagna di comunicazione “In difesa di Noi”: nelle Asl e negli studi dei medici di famiglia verranno affissi poster e verrà distribuito un fumetto informativo che con linguaggio semplice e diretto spiega sintomi e trattamento della malattia. “L’artrite reumatoide – conclude il prof. Lapadula – è una patologia tipicamente femminile: colpisce in particolare donne in età fertile, tra i 35 e i 40 anni, quindi con evidenti ripercussioni anche sulle capacità lavorative. Per questo il materiale divulgativo verrà distribuito anche nei saloni di bellezza e nei locali dei parrucchieri, luoghi in cui è possibile raggiungere il maggior numero di persone”.

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Malattie reumatiche sempre meno sconosciute

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

Amgen e Wyeth Pharmaceuticals annunciano nuovi dati scientifici su etanercept (Enbrel) farmaco per trattare l’artrite reumatoide, che saranno presentati in occasione del meeting annuale della American College of Rheumatology (ACR) di Philadelphia. “I dati clinici presentati all’ACR – sottolinea Sean Harper, senior vice president e chief medical officer di Amgen – accrescono le conoscenze dei reumatologi e contribuiscono a migliorare la comprensione di come trattare le malattie reumatiche per cui Enbrel approvato negli USA, alzando il livello delle cure”. Durante il meeting si parlerà anche della remissione clinica dell’artrite reumatoide in forma precoce grazie al trattamento con Enbrel più metotrexato, in combinazione o come monoterapia. Inoltre, saranno illustrati i benefici di Enbrel nei sintomi dei pazienti con psoriasi e artrite psoriasica e il profilo di sicurezza dei farmaci Dmard e biologici nei pazienti con artrite reumatoide. “Siamo impegnati in nuove ricerche – conclude Gary Stiles, executive vice president e chief medical officer di Wyeth Pharmaceuticals – per aumentare la mole di informazioni già disponibili su Enbrel e sul suo profilo di efficacia e sicurezza”.

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In arrivo nuovo Mab contro l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

I dati a due anni dello studio LITHE, presentati all’American College of Rheumatology (ACR), dimostrano che, il trattamento a lungo termine con tocilizumab abbinato al metotressato (MTX) di pazienti affetti da artrite reumatoide trattati comporta  l’81% in meno di danni strutturali alle articolazioni rispetto a quelli trattati con il solo MTX. Inoltre, i risultati di due studi estensivi a lungo termine, presentati a loro volta all’ACR, dimostrano che la percentuale di pazienti trattati con tocilizumab che ottengono la remissione della malattia è aumentata stabilmente nell’arco di 3 anni, dal 27% a 24 settimane al 62% a 180 settimane (3,4 anni). Tocilizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, inibitore del recettore dell’interleuchina-6 (IL-6). Tocilizumab è stato approvato nell’Unione Europea nel gennaio 2009 per la terapia dell’artrite reumatoide in pazienti che hanno mostrato o una risposta insufficiente o un’intolleranza a precedenti terapie con uno o più farmaci antireumatici (DMARDs) o TNF-inibitori. È stato anche approvato per essere impiegato in diversi altri paesi, inclusi India, Brasile, Svizzera e Australia; sarà disponibile in Italia dal 2010.

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