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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Al Congresso ASCO di Chicago discussi i risultati dello studio CELESTIAL

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Chicago. Solo il 10% dei casi di tumore del fegato è diagnosticato in fase iniziale quando l’intervento chirurgico può essere risolutivo. In Italia vivono circa 27.745 cittadini dopo la diagnosi di questa neoplasia, che rappresentano l’1% del totale dei pazienti oncologici. Si tratta di un tumore con percentuali di guarigione ancora basse, infatti solo il 20% è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Oggi per i pazienti con malattia avanzata già trattati si stanno aprendo importanti prospettive terapeutiche, tra queste cabozantinib, una nuova terapia mirata. Lo dimostrano i risultati dello studio fase III CELESTIAL, discussi al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago. “Nella ricerca sono stati arruolati più di 700 pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato, precedentemente trattati – spiega Lorenza Rimassa, Responsabile della Sezione Tumori Apparato Gastroenterico, Oncologia medica ed Ematologia dell’Humanitas di Rozzano -. L’Italia ha avuto un ruolo decisivo in questa ricerca, con l’Istituto Humanitas in primo piano. Cabozantinib ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente importante rispetto al placebo nella sopravvivenza globale, in pazienti in seconda (70% del totale) e terza linea (30%). La sopravvivenza globale mediana è stata 10,2 mesi con cabozantinib rispetto a 8 mesi con placebo. E la mediana di sopravvivenza libera da progressione era più che raddoppiata: 5,2 mesi con cabozantinib e 1,9 mesi con placebo”. In Italia nel 2017 sono stati diagnosticati 12.900 nuovi casi di cancro del fegato (8.900 uomini e 4.000 donne). In controtendenza rispetto alle altre neoplasie, questo tumore fa registrare un maggior numero di diagnosi nel Sud Italia rispetto al Settentrione, in particolare fra le donne (+17%). Il dato si spiega con la prevalenza in queste aree delle infezioni causate dai virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV). Questi virus sono le principali cause della neoplasia a livello globale, insieme all’alcol e alla sindrome metabolica. In Italia oltre il 70% dei casi di tumori primitivi del fegato è riconducibile a fattori di rischio noti, collegati soprattutto al virus dell’epatite C. Un’elevata percentuale di persone che contraggono questa infezione, stimata fino all’85%, va infatti incontro a cronicizzazione. Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, cirrosi e, in circa l’1-4%, successivo epatocarcinoma.
“Per 10 anni nel trattamento di questa patologia è stata disponibile una sola terapia mirata, sorafenib, ma negli ultimi due anni lo scenario terapeutico si è arricchito con nuove armi – continua la dott.ssa Rimassa -. Nello studio CELESTIAL sono stati arruolati pazienti che avevano ricevuto una o due linee di terapia ed erano andati in progressione dopo uno dei trattamenti precedenti. Per la prima volta oggi per i pazienti intolleranti a sorafenib e in terza linea di trattamento possono esserci reali opzioni terapeutiche”. “La maggior parte dei pazienti presenta già una patologia, in particolare cirrosi, che ha determinato lo sviluppo del tumore – sottolinea la dott.ssa Rimassa -. Da qui le maggiori difficoltà nel trattare questa neoplasia. Solo in una minima percentuale di casi il tumore insorge in un fegato sano, e in questi pazienti la diagnosi è spesso tardiva con sintomi già evidenti per la presenza di metastasi a distanza o per lesioni epatiche estese”. Il tumore può essere trattato con chirurgia, trapianto di fegato o terapie locoregionali (ad esempio ablazione, chemioembolizzazione, ecc) finché rimane localizzato al fegato. “In realtà i pazienti spesso dovrebbero accedere prima alle terapie sistemiche – conclude la dott.ssa Rimassa -. È infatti forte il dibattito nella comunità scientifica su quando effettuare il passaggio dai trattamenti locoregionali a quelli sistemici. Un altro problema da affrontare è, ad oggi, l’assenza di biomarcatori per selezionare i pazienti candidabili a una specifica terapia. Il futuro della ricerca va proprio in questa direzione”.

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54th ASCO Annual Meeting in Chicago

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Chicago. ONCODESIGN (Paris:ALONC) (ALONC – FR0011766229), a biopharmaceutical company specializing in precision medicine, announces the publication of an abstract presenting the interim results of the first 12 patients participating in its clinical study with its first radiotracer, for the 54th annual meeting of ASCO (American Society of Clinical Oncology) in Chicago, USA.The primary objective of this clinical study is to assess the clinical interest of the 18F-ODS2004436 radiotracer in PET1 imaging, by determining its sensitivity and specificity in patients with non-small cell lung cancer.In the first stage of the clinical study, 8 patients with EGFR mutations received an injection of the radiotracer. Results showed that the radiotracer did reach and bind to its target, whether a primary or metastatic tumor. The signal reduction after one week’s treatment confirmed the presence of the therapeutic molecule within the tumor. In two of these patients, the radiotracer also alerted the oncologist to the presence of brain metastases, which had gone unnoticed until thenThe results presented at ASCO also include the first four patients recruited in the study’s second stage. These initial results in patients with no EGFR mutation validate the specificity of the radiotracer.
“This 18F-fluorine-labeled radiotracer is a molecule generated using Oncodesign’s Nanocyclix® technology. These interim results reported for ASCO are promising and confirm the preclinical results,” said Philippe Genne, founder, Chairman and CEO of Oncodesign. “The opportunity to present these results at the ASCO annual meeting, the leading event for the international oncology community, is extremely important for Oncodesign and for the visibility of this highly innovative program able to guide clinicians on treatment selection.” Every year, 30,000 oncology experts attend the ASCO meeting to review the latest advances in cancer research. Researchers, physicians and caregivers come to share the results of their clinical and translational work.

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Novità del tumore ovaio dal congresso americano ASCO

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

chicagoChicago. Alopecia, modifiche nel colore della pelle, aumento di peso e menopausa sono cambiamenti che comportano la perdita della propria identità e immagine corporea nelle donne colpite da tumore dell’ovaio. Le cure spesso innescano nella mente di una paziente un circolo vizioso: oltre alla patologia, molto spesso ci si ammala di solitudine, di isolamento, di depressione. La malattia mette ‘ko’ anche perché quel 30% dei casi in cui il carcinoma non è asportabile completamente o perché è troppo avanzato o perché localizzato in sedi dove l’accesso è chirurgicamente difficile, bisogna passare alla chemioterapia e spesso gli effetti collaterali sono pesanti e le recidive dietro l’angolo. Nel 70-80% dei casi infatti la malattia si ‘riaccende’ e nonostante i farmaci la mediana di sopravvivenza è ferma a circa 4 anni. Per dare una risposta proprio a queste pazienti e migliorare la terapia è in corso lo studio ‘Inovatyon’ (INternational OVArian cancer patients Trial with YONdelis), che coinvolge 598 pazienti in tutta Europa. L’Italia è capofila del progetto con oltre cento Centri deputati all’arruolamento delle donne e con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano tra i più attivi: «E’ uno studio di strategia terapeutica, per capire la capacità della trabectedina nell’aumentare la sensibilità alla tradizionale chemioterapia con il platino. L’obiettivo è dare una risposta alle donne che oggi recidivano e che noi vogliamo portare a una maggiore sopravvivenza», spiega Nicoletta Colombo, Direttore Programma Ginecologia Oncologica dello IEO in occasione del Congresso Americano di Oncologia (ASCO), che riunisci in questi giorni a Chicago oltre 30mila tra medici, specialisti, infermieri, associazioni e figure coinvolte nella lotta al cancro. Lo studio si muove dal presupposto che ci sia un ‘effetto sequenza’ positivo tra la trabectedina, una molecola che deriva da un piccolo organismo invertebrato marino, prodotta da PharmaMar, e il platino. Al momento in caso di recidiva del tumore infatti il medico sceglie una delle due opzioni. Con ‘Inovatyon’ si vuol capire e dimostrare che l’utilizzo della trabectedina possa aumentare l’efficacia della chemioterapia standard e quindi aumentare gli anni di vita e anche la qualità di vita delle pazienti. «La molecola di PharmaMar, infatti, si è rivelata efficace e ben tollerata, anche per periodi molto lunghi e ad oggi il suo utilizzo rappresenta un’opzione strategica nella terapia del cancro ovarico recidivante –specifica la dott.ssa Domenica Lorusso, dirigente medico primo livello alla fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano- È un farmaco attivo anche in pazienti che hanno ricevuto diversi trattamenti precedenti ed ha un profilo di sicurezza accettabile. Il 30% delle pazienti parzialmente sensibili alla chemioterapia standard e il 44% di coloro che sviluppano reazioni allergiche al platino in seconda linea quando c’è la ricaduta possono giovarsi del beneficio aggiunto con trabectedina e PLD (doxorubicina liposomiale pegilata). Oggi è l’unica combinazione non platino autorizzatai per pazienti platino sensibili che funziona e il vantaggio di questa combinazione non è vincolata alla prima recidiva ma si può usare anche dopo più recidive». In questo modo si offre alle pazienti un’alternativa sicura ed efficace, soprattutto per quelle forme che non rispondono ai trattamenti standard o per coloro che non li sopportano. Inoltre consente un recupero dalla tossicità della chemioterapia precedente, rendendo il corpo più sensibile a un trattamento successivo. «La trabectedina ha la caratteristica unica di non avere una tossicità cumulativa, e questo la differenzia da altri chemioterapici, che vanno sospesi dopo un po’ perché non vengono più sopportati- aggiunge Colombo- Le terapie convenzionali presentano invece tossicità cumulative e persistenti, come la tipica neurotossicità, piuttosto invalidante perché causa formicolii alle mani e ai piedi, crampi e dolori, difficoltà a percepire il terreno sotto i piedi come se si camminasse su un terreno instabile. L’alternanza della combinazione con trabectedina consente di “smaltire” le tossicità delle terapie precedenti e potrebbe incrementare l’efficacia antitumorale della strategia terapeutica. Inoltre questo trattamento non dà neuropatia e non fa perdere i capelli». Sebbene quest’ultimo effetto collaterale in genere venga considerato lieve dal medico, rappresenta un problema per le donne che devono conviverci.
In Italia vivono oltre 45mila donne con pregressa diagnosi di tumore dell’ovaio, il 2% di tutte le pazienti con tumore. Oltre il 60% dei casi prevalenti ha affrontato la diagnosi da oltre 5 anni. La proporzione maggiore di casi prevalenti si osserva nella fascia di età 60-74 anni (326/100mila). E’ un vero e proprio ‘killer silenzioso’, responsabile ogni anno della morte di oltre 140 mila donne in tutto il mondo, oltre 3 mila in Italia. Rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore tra le donne in età inferiore a 50 anni (quarto posto, 6% del totale dei decessi oncologici) e tra le donne con 50-69 anni d’età. Questo tumore rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile e occupa il decimo posto tra tutti i tumori nelle donne, con il 3% di tutti i casi. Le forme epiteliali hanno un’incidenza del 60% e rappresentano il 30% dei carcinomi del tratto genitale femminile. I tumori germinali dell’ovaio sono diagnosticati per il 40-60% in età inferiore a 20 anni, al contrario quelli epiteliali colpiscono sia le donne in età riproduttiva sia quelle in età avanzata. La maggior parte dei tumori ovarici epiteliali è sporadica, tuttavia nel 5-10% si riscontra un pattern familiare o ereditario. I fattori di rischio biomolecolari riguardano le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. Il gene BRCA1 e BRCA2 risultano mutati nel 15% delle pazienti con insorgenza del cancro entro i 70 anni ed è appannaggio delle forme sierose. L’aggressività e la diagnosi spesso tardiva di questi tumori condizionano la prognosi: il 37% delle donne che hanno contratto un tumore dell’ovaio nella seconda metà degli anni Duemila risultano ancora in vita a 5 anni dalla diagnosi. Rispetto al decennio precedente la speranza di vita appare comunque migliorata (+4-5%).

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ASCO 2016: Fondazione NIBIT in primo piano con due trial di immuno-oncologia unici al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

tumore metastatico1Chicago Al 52° congresso annuale dell’ASCO – American Society of Clinical Oncology – che si apre a Chicago, la Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori presenta due anteprime assolute nella ricerca in immuno-oncologia: domani nella sessione dedicata ai trial in fase iniziale di sviluppo clinico e con pazienti già arruolati saranno presentati NIBIT-M4, studio disegnato per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immunoterapico e di un farmaco epigenetico nel trattamento del melanoma metastatico, e lo studio NIBIT-Meso-1, primo trial al mondo che valuterà l’associazione di due anticorpi immunomodulanti nel trattamento del mesotelioma maligno.“Entrambi gli studi sono stati disegnati per patologie nelle quali c’è grande bisogno di esplorare nuovi approcci terapeutici e sono una conferma ulteriore che la Ricerca italiana è capofila nell’immunoterapia dei tumori a livello internazionale”, afferma il Presidente della Fondazione NIBIT Michele Maio, Direttore della U.O.C. Immunoterapia Oncologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. I risultati dei due studi sono attesi entro i prossimi mesi.

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Tumore al polmone e chemioterapia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2015

chicagoChicago Una nuova arma contro il tumore del polmone in fase avanzata. È costituita da un nanofarmaco, nab-paclitaxel, che associato a carboplatino (un farmaco chemioterapico) ha dimostrato maggiore efficacia nel trattamento tumore del polmone non a piccole cellule squamoso (la forma più diffusa), in particolare nei pazienti anziani colpiti da questa malattia. La notizia viene dal 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si chiude a Chicago. Negli Stati Uniti questa associazione rappresenta già uno degli standard di trattamento. Nel nostro Paese negli over 70 il tumore del polmone è la seconda neoplasia più frequente fra gli uomini (17%) e la terza fra le donne (7%). “Il dato riportato negli anziani è determinato dall’ottima tollerabilità e dalla minore tossicità del farmaco – spiega il prof. Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino -. Con nab-paclitaxel, la concentrazione di paclitaxel libera nell’organismo è 10 volte superiore a quella di paclitaxel convenzionale, permettendo una maggiore esposizione al farmaco rispetto alla formulazione tradizionale. È in fase di studio l’utilizzo di nab-paclitaxel in mantenimento come agente singolo, dopo la prima fase del trattamento rappresentata dall’associazione con carboplatino”. Con 1.800.000 casi diagnosticati nel 2012, il tumore del polmone è la forma di neoplasia maschile più frequente al mondo, la terza per le donne dopo il tumore della mammella e del colon. Nel 2014 sono state stimate in Italia 40.000 nuove diagnosi (circa il 30% fra le donne). Rappresentano l’11% di tutte le nuove diagnosi di cancro nella popolazione generale (più in particolare, il 15% di queste nei maschi e il 6% nelle femmine). Negli ultimi anni si è registrato un progressivo e preoccupante aumento di casi nelle donne, dovuto al diffondersi del vizio del fumo. È infatti statisticamente dimostrato che il consumo di prodotti a base di tabacco sia responsabile dell’85-90% dei casi di neoplasie polmonari. La probabilità di sviluppare la malattia aumenta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori (e fino a 20 volte nelle persone che consumano oltre 20 sigarette al giorno). È una patologia subdola che, spesso, non presenta sintomi fino allo stadio avanzato. “Al Congresso ASCO – conclude il prof. Gridelli – sono stati presentati anche dati provenienti dalla pratica clinica americana che hanno confermato l’ottima tollerabilità di questa terapia e la possibilità di eseguire trattamenti anche di lunga durata. Inoltre, sono stati presentati dati preliminari molto confortanti sull’associazione di nab-paclitaxel con nivolumab, un nuovo farmaco immunoterapico. Si prospetta di particolare interesse l’interazione della chemioterapia target costituita da nab-paclitaxel con l’immunoterapia, una delle aree più promettenti del trattamento di questa neoplasia”.

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ASCO Gastro Intestinal 2011

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Durante il Congresso ASCO Gastrointestinal 2011 di San Francisco, sono state presentate ulteriori analisi provenienti dagli studi OPUS e CRYSTAL che hanno ribadito l’efficacia di cetuximab nel trattamento di prima linea dei pazienti colpiti da tumore metastatico del colon retto con KRAS wild type. In particolare, questi risultati si riferiscono a:
• Gli effetti legati alla riduzione della massa tumorale
• La riduzione dei sintomi nei pazienti trattati con cetuximab Nei pazienti colpiti da tumore KRAS wild type e trattati con cetuximab in associazione a chemioterapia, la sopravvivenza è maggiore rispetto ai pazienti trattati con la sola chemioterapia. In questi pazienti, la riduzione precoce della massa tumorale si associa ad una sopravvivenza ancora maggiore Lo studio OPUS ha dimostrato che l’aggiunta di cetuximab alla chemioterapia riduce il rischio di progressione di malattia e aumenta la sopravvivenza in pazienti KRAS wild type (22,8 mesi vs 18,5 mesi). Un’analisi retrospettiva dello studio ha ulteriormente dimostrato che una riduzione precoce del tumore si associa ad un miglioramento dei risultati a lungo termine, soprattutto dal punto di vista della sopravvivenza. Quest’analisi ha dimostrato che:
• Il 69% dei pazienti colpiti da tumore metastatico del colon retto con KRAS wild type trattati con cetuximab in associazione a chemioterapia standard ha mostrato una precoce riduzione della massa tumorale rispetto al 46% dei pazienti KRAS wild type trattati con la sola chemioterapia standard
• Nei pazienti trattati con cetuximab in associazione a chemioterapia standard in cui si è verificata la riduzione precoce del tumore, il beneficio clinico a lungo termine si è tradotto in una sopravvivenza mediana complessiva pari a 26 mesi vs 21,6 mesi dei pazienti trattati con la sola chemioterapia standard
• Nei pazienti trattati con la sola chemioterapia, la riduzione precoce della massa tumorale non ha portato ad un beneficio significativo in termini di sopravvivenza libera da progressione o di sopravvivenza complessiva.Sulla base di questi dati e di quelli delle precedenti analisi dello studio CRYSTAL, l’associazione tra riduzione precoce del tumore e migliori risultati a lungo termine nei pazienti colpiti da tumori KRAS wild type sembra dipendere specificamente dall’uso di cetuximab  Nello studio CRYSTAL la sopravvivenza complessiva dei pazienti KRAS wild type trattati con cetuximab più chemioterapia è pari a 23,5 mesi. Nei pazienti in cui la risposta al trattamento è precoce (ossia ≥20% di riduzione di massa tumorale nelle prime 8 settimane), la sopravvivenza raggiunge i 28,3 mesi (vs i soli 20 mesi dei pazienti trattati con la sola chemioterapia).   L’associazione di cetuximab alla chemioterapia raddoppia la probabilità di rispondere al trattamento e riduce la massa tumorale3, determinando la riduzione dei sintomi.  Altro argomento di grande interesse del Congresso ASCO GI, è stata la riduzione dei sintomi , grazie alla riduzione della massa tumorale. Lo scopo principale dell’analisi esplorativa dello studio CRYSTAL era d’indagare il cambiamento dei sintomi registrati all’inizio del trattamento in funzione della risposta e del regime terapeutico adottato. Il gruppo di pazienti colpiti da tumore KRAS wild type trattato con cetuximab in associazione a chemioterapia ha risposto maggiormente rispetto al gruppo di pazienti trattato con la sola chemioterapia. Questo risultato si è raggiunto sia nei pazienti sintomatici che asintomatici.4 Una percentuale maggiore di risposta nei pazienti KRAS wild type a cui è stato somministrato cetuximab in associazione a chemioterapia, si traduce, nei pazienti sintomatici, in un maggiore sollievo dei sintomi e negli asintomatici, in un mantenimento, per periodi più lunghi, dell’assenza dei sintomi.

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La manovra finanziaria e i malati oncologici italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Le strutture sono già pesantemente in sofferenza, soprattutto al sud, ora correranno il rischio di chiudere e cresceranno i “viaggi della speranza”. È l’allarme che l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia dal Congresso ASCO, il più importante congresso mondiale di oncologia in corso a Chicago fino all’8 giugno. “Ma il nostro ruolo è offrire soluzioni – afferma il prof. Carmelo Iacono, presidente AIOM – e la risposta è creare un sistema di rete, in modo che un centro possa supplire alle eventuali carenze dell’altro. Il vero risparmio in oncologia si ottiene lavorando sull’organizzazione: riducendo la sola migrazione sanitaria, otterremo un risparmio minimo del 10%. Una quota che potrebbe essere reinvestita sul territorio”. Appropriatezza è la parola d’ordine della Società scientifica, che individua alcune  grandi criticità nella manovra. La prima è il taglio trasversale del personale. “Dai dati del nostro ‘libro bianco’ sappiamo che oggi la media dei reparti è di circa 6 medici oncologi strutturati e 13 infermieri professionali. Ma esistono situazioni ben peggiori, dove un’ulteriore riduzione si tradurrebbe inevitabilmente in un blocco delle attività. Questo mette a rischio anche l’importante investimento compiuto negli anni scorsi nel parco tecnologico nazionale: risonanza magnetica (RM), tomografia (Pet) e scintigrafia sono rispettivamente presenti nel 90%, 32% e 61% delle strutture di oncologia medica italiane. È illogico acquisire ulteriori nuovi macchinari in carenza di organici ma serve, quanto meno, far funzionare al massimo quelli che già abbiamo”. L’AIOM sottolinea inoltre l’importanza della personalizzazione della cura, è indispensabile utilizzare il farmaco giusto per il paziente giusto. E risparmiare: “La caratterizzazione biologica dei tumori è essenziale e richiede laboratori specializzati, figure dedicate e un lavoro comune di  formazione per ridurre sempre più gli errori diagnostici – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione –. Un percorso che AIOM sta realizzando con SIAPEC (Società di Anatomia Patologica). Sarebbe davvero miope tagliare questi costi che si traducono in un evidente risparmio di spesa nel medio periodo, evitando di utilizzare farmaci estremamente costosi per pazienti che non ne trarrebbero alcun beneficio. E, sempre sul fronte dell’appropriatezza, attenzione ai farmaci biosimilari: queste molecole, ‘copia’ di medicinali biologici ‘griffati’, possono offrire un’alternativa più economica ma solo a patto che vi sia una sana competizione basata sull’efficacia e la sicurezza. Il prezzo non può essere un criterio per decidere quale molecola utilizzare”. Al Congresso di Chicago, che ospita oltre 30.000 oncologi, verranno presentate le principali novità dalla ricerca ma ampio spazio sarà dedicato anche ai temi organizzativi e di politica ed economia sanitaria. In un contesto di crisi globale, capire come ottimizzare le risorse in sanità è infatti  essenziale per poter garantire ai malati le migliori cure e  qualità della vita.

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