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Posts Tagged ‘asia bibi’

Asia Bibi: La fine di un incubo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

Aiuto alla Chiesa che Soffre si stringe intorno alla famiglia di Asia Bibi, innanzitutto alle due figlie, Eisham ed Eisha, con le quali in questi mesi lunghi e difficili non abbiamo mai smesso di parlare. Abbiamo ascoltato il loro dolore e visto maturare la loro frustrazione per l’impossibilità di riabbracciare la madre, sebbene fosse stata assolta il 31 ottobre scorso». Così Alfredo Mantovano ed Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di ACS-Italia, commentano la notizia dell’arrivo in Canada di Asia Bibi.Pur non essendo mai stato raccontato, Asia Bibi aveva lasciato il Pakistan già il 26 febbraio scorso e viveva sotto protezione in un Paese straniero assieme al marito Ashiq. La donna è giunta in Canada ieri, ma ancora non ha potuto riabbracciare le proprie figlie. Sono passati quasi 10 anni da quando nel giugno 2009 la donna cristiana è stata arrestata per aver insultato il profeta Maometto. Accuse false, come nel 95% dei casi di blasfemia a carico dei cristiani in Pakistan, ma che le sono costate 9 anni e mezzo di carcere, di cui 8 nel braccio della morte.«Quando l’8 febbraio scorso abbiamo incontrato a Lahore l’avvocato di Asia, Saif ul-Malook – raccontano Mantovano e Monteduro – ci ha descritto le terribili condizioni in cui la donna ha trascorso la sua prigionia, disegnando perfino la cella in cui Asia viveva». Una cella di otto metri quadrati in cui la madre cristiana trascorreva 23 ore al giorno, avendo soltanto mezz’ora di uscita la mattina e mezz’ora il pomeriggio. Era guardata a vista e di fatto parlava ogni tanto solo con la sua guardia. «Ma nonostante ciò ha conservato una fede fortissima, che non ha mai rinnegato a costo della sua libertà e ponendo a rischio la sua vita. Negli ultimi mesi, l’unico conforto era per lei il rosario che le era stato donato dal Santo Padre nel febbraio 2018, durante la toccante udienza con il marito e la figlia di Asia alla quale ha partecipato anche ACS».
Il caso di Asia Bibi testimonia l’importanza della pressione esercitata dalla comunità internazionale. «Se il mondo non si fosse interessato a lei – affermano Mantovano e Monteduro – ora sarebbe probabilmente ancora in carcere, o forse sarebbe stata addirittura uccisa».Ecco perché è importante mantenere alta l’attenzione sulla persecuzione cristiana. «Di Asia Bibi purtroppo ce ne sono tante. In Pakistan al momento vi sono 25 cristiani in carcere per blasfemia. Mentre in tutto il mondo vi sono 300milioni di cristiani che vivono in terre di persecuzione. Dal lieto fine della vicenda di Asia dobbiamo apprendere un’importante lezione. Se leviamo la nostra voce, se non restiamo indifferenti, possiamo vincere. Anche contro la persecuzione anticristiana».

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Con Asia Bibi la vittoria della libertà religiosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

La conferma dell’assoluzione di Asia Bibi rappresenta una vittoria ed una gioia immensa anche per chi come Aiuto alla Chiesa che Soffre ha seguito questo caso dall’inizio e in ogni tragico sviluppo. È una vittoria del diritto e soprattutto la vittoria di un Pakistan che ha dato prova di non volersi arrendere al fondamentalismo. Un Paese che ha reagito con fermezza alle manifestazioni violente di piazza degli islamisti, assicurando molti estremisti alla giustizia e imponendo risarcimenti per le vittime.È una vittoria di quei 500 imam pachistani che nei giorni scorsi hanno levato la loro voce sottoscrivendo la Dichiarazione di Islamabad contro il fondamentalismo islamico e il terrorismo.L’assoluzione di Asia Bibi è la vittoria della libertà religiosa che chiude un capitolo doloroso della persecuzione anticristiana. Ma purtroppo ve ne sono milioni di altri ancora aperti. E ci auguriamo che quelle stesse persone che oggi esultano per Asia, da domani si impegnino con la stessa tenacia in difesa degli altri cristiani ancora oggi in carcere in Pakistan con la medesima accusa di blasfemia. Secondo i dati della Conferenza episcopale pachistana, sono infatti 187 i nostri fratelli che affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di tale reato.Alla comunità internazionale, il cui ruolo è stato fondamentale in questa vicenda, chiediamo di continuare ad esercitare pressione sulle istituzioni pachistane, affinché si possa finalmente attenuare la portata dell’abuso della cosiddetta legge antiblasfemia. Siamo consapevoli che si tratta di un percorso lungo e difficile, a causa delle forti pressioni da parte dei gruppi islamisti, ma questa sentenza di assoluzione mostra come sia la stessa società pachistana a desiderare un cambiamento in tal senso.Oggi il nostro pensiero va ad Asia, alle sue figlie e a suo marito che abbiamo sostenuto e con i quali siamo stati costantemente in contatto in questi anni. Lo scorso 24 febbraio eravamo presenti quando il Santo Padre ha donato ad Eisham, a Roma per partecipare ad un evento di ACS, un rosario per la sua mamma. Noi siamo convinti che sia stato grazie a quel rosario se Asia ha trovato la forza di affrontare gli ultimi mesi di ingiusta prigionia e queste ultime settimane tra paura e incertezze. E con quello stesso rosario ora pregherà finalmente libera assieme alla sua famiglia.

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Il marito di Asia Bibi chiede aiuto al governo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

«Faccio appello al Governo italiano affinché aiuti me e la mia famiglia ad uscire dal Pakistan». È il drammatico appello al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre di Ashiq Masih, marito di Asia Bibi. Mentre la donna resta ancora in carcere in attesa della registrazione della sentenza di assoluzione, la famiglia vive nella paura. Le proteste dei fondamentalisti, che continuano a chiedere che Asia venga giustiziata, hanno costretto i familiari della donna a rimanere chiusi in casa in un luogo sicuro. Nei giorni scorsi anche l’avvocato difensore di Asia, Saif ul-Malook è stato costretto ad andare all’estero.«Siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita in pericolo – dichiara l’uomo ad ACS – Non abbiamo neanche più da mangiare perché non possiamo uscire a comprarlo».Ashiq chiede dunque asilo al governo italiano e soprattutto un aiuto a lasciare il Paese. Al contempo l’uomo invita i media e la comunità internazionale a mantenere alta l’attenzione sul caso di Asia. «È stata proprio questa attenzione a tenerla in vita finora. E ringrazio in particolare Aiuto alla Chiesa che Soffre che, invitandoci al proprio evento del Colosseo rosso, ci ha offerto l’opportunità di parlare al mondo».

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Asia Bibi libera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

«Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Finalmente le nostre preghiere sono state ascoltate!». Con la voce rotta dal pianto Eisham Ashiq, la figlia minore di Asia Bibi, commenta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la notizia dell’assoluzione della madre, decisa dalla Corte Suprema e resa nota questa mattina alle 9.20 circa ore pachistana.
«È la notizia più bella che potessimo ricevere – dichiara il marito di Asia, Ashiq Masih – è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan».Sin dall’udienza dell’8 ottobre scorso i fondamentalisti hanno messo in atto manifestazioni e campagne attraverso i social, contro l’assoluzione della «maledetta» Asia, invocandone l’impiccagione e minacciando di morte i giudici e chiunque l’avesse difesa.«Abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo paese ci sono molti fondamentalisti», dichiara ad ACS Saif ul-Malook, a capo del collegio difensivo di Asia. A Malook non è stato permesso di informare personalmente la sua assistita. «È stato un ordine della corte Suprema, ma ho potuto chiamare la prigione in cui è detenuta Asia e chiedere che lei fosse informata». Come spiega l’avvocato ci vorranno alcuni giorni prima che la donna venga liberata. «Il verdetto deve essere consegnato all’Alta Corte di Lahore e poi alla prigione di Multan». Intanto si teme anche per la sicurezza dei familiari di Asia e di chiunque ne abbia favorito l’assoluzione. «Io e la mia famiglia siamo in grave rischio – continua Maloof – specie perché io sono un musulmano che difende una cristiana che ha commesso blasfemia».Le autorità pachistane hanno intensificato la sicurezza in tutto il Paese, soprattutto nelle aree dove vivono i cristiani e le altre minoranze. Si temono massacri anticristiani come quelli avvenuti a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony nel 2013.«La situazione è tesa – afferma l’avvocato – ma oggi ringraziamo Dio per questo momento storico in cui Asia Bibi, dopo 9 anni e mezzo, ha finalmente avuto giustizia!».

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