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Posts Tagged ‘asilo’

Legge danese sul trasferimento dei richiedenti asilo in paesi terzi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Il Parlamento danese ha approvato gli emendamenti alla legge sugli stranieri (Danish Aliens Act).Gli emendamenti entreranno in vigore se la Danimarca stringerà un accordo formale con un paese terzo. Questo potrebbe comportare il trasferimento forzato dei richiedenti asilo e l’abdicazione da parte della Danimarca delle responsabilità relative alle procedura di asilo e alla protezione dei rifugiati vulnerabili.L’UNHCR si oppone fermamente agli sforzi che mirano ad esternalizzare o a fare gestire ad altri paesi gli obblighi relativi all’asilo e protezione internazionale. Tali sforzi per eludere le responsabilità sono contrari alla lettera e allo spirito della Convenzione sui Rifugiati del 1951 e al Global Compact sui Rifugiati, nell’ambito del quale gli Stati hanno accettato di condividere più equamente la responsabilità della protezione dei rifugiati. Già oggi quasi il 90% dei rifugiati del mondo vive in paesi in via di sviluppo o meno sviluppati che – nonostante le risorse limitate – sono disponibili e rispettano i loro obblighi e responsabilità legali internazionali.L’UNHCR ha espresso ripetutamente le proprie preoccupazioni e obiezioni rispetto alla proposta del governo danese e ha offerto suggerimenti e alternative pragmatiche.L’UNHCR continuerà ad impegnarsi nel dialogo con la Danimarca, che rimane un partner prezioso e di lunga data, con l’obiettivo di trovare un modo pratico per progredire che rassicuri la popolazione e rispetti gli impegni internazionali della Danimarca.

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Migliaia di etiopi cercano asilo nello stato sudanese del Nilo Azzurro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Diverse migliaia di persone in fuga dall’escalation di violenza nella regione etiope del Benishangul Gumuz hanno cercato sicurezza nello Stato sudanese del Nilo Azzurro nell’ultimo mese.Le tensioni sono alte nella zona di Metekel dal 2019, con diverse segnalazioni di attacchi intercomunitari nella regione. La situazione si è rapidamente aggravata negli ultimi tre mesi. Il governo federale etiope ha dichiarato lo stato di emergenza nella zona il 21 gennaio 2021.L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta lavorando a stretto contatto con le autorità e i partner sudanesi per valutare la situazione e rispondere ai bisogni umanitari dei nuovi arrivati, molti dei quali si trovano in luoghi difficili da raggiungere lungo il confine.La regione del Benishangul Gumuz si trova nell’Etiopia occidentale. Questo esodo non è direttamente collegato al conflitto nella regione settentrionale del Tigray, che ha spinto più di 61.000 persone a cercare sicurezza in Sudan negli ultimi mesi.Delle 7.000 persone che si stima siano arrivate nello Stato del Nilo Azzurro, quasi 3.000 sono state registrate. Questo numero è destinato ad aumentare man mano che le verifiche continuano in tutte le località in cui i rifugiati sono accolti.Nelle scorse settimane, l’UNHCR e i partner hanno già fornito assistenza umanitaria a quasi 1.000 rifugiati a Yabatcher, al confine tra Sudan ed Etiopia. I rifugiati hanno ricevuto cibo, accesso a strutture sanitarie, idriche e igieniche, e forniture di beni di prima necessità.La maggior parte di questi richiedenti asilo è ospitata nella comunità sudanese che continua ad accogliere le persone in cerca di sicurezza. L’UNHCR e i partner continueranno a rafforzare la risposta per sostenere il governo nella sua risposta.

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L’UNHCR accoglie con favore le nuove norme su immigrazione e asilo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime soddisfazione per l’approvazione delle Legge 173/2020 che converte il decreto legge 130/2020, introducendo diverse modifiche che incideranno positivamente sul sistema d’asilo italiano, facilitando l’integrazione dei rifugiati in Italia.La nuova legge, infatti, riforma il sistema esistente prevedendo l’erogazione di servizi alla persona, inclusi l’assistenza psicologica e i corsi di lingua italiana, che dovranno essere predisposti per i richiedenti asilo nei centri di prima e di straordinaria accoglienza. Inoltre, la legge, attraverso l’istituzione del Sistema d’Accoglienza e Integrazione (SAI), ritorna a proporre il modello “diffuso” che negli anni ha mostrato risultati molto positivi in termini d’inclusione sociale. Infine, viene ripristinato il diritto alla residenza per i richiedenti asilo garantendo loro l’effettivo accesso ai servizi essenziali.La nuova legge pone anche grande attenzione alla condizione delle persone più vulnerabili, portatrici di esigenze specifiche per le quali, in linea con le raccomandazioni dell’UNHCR, è stata prevista l’esclusione dalle procedure di esame della richiesta d’asilo accelerate e la predisposizione di linee guida per la loro pronta identificazione.Un significativo miglioramento è stato apportato alla definizione di protezione speciale che nella nuova formulazione garantisce una piena applicazione degli obblighi internazionali di non rinvio nel Paese di origine.Molto positiva appare anche la nuova formulazione della norma sulle limitazioni al transito delle navi nelle acque territoriali, dalla cui applicazione sono escluse quelle impegnate in operazioni di salvataggio in mare, quando in linea con le indicazioni, rispettose della normativa internazionale, delle autorità competenti.L’UNHCR continuerà nei prossimi mesi a lavorare a fianco dei rifugiati, del Governo, della società civile e del settore privato per migliorare ulteriormente il sistema d’asilo italiano e per promuovere azioni concrete volte a costruire una società inclusiva, in cui i rifugiati possano attivamente contribuire e partecipare alla vita della comunità.

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Asilo: più solidarietà tra gli Stati membri e fondi ai paesi in prima linea

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Bruxelles. Secondo il Parlamento europeo, l’attuale legislazione non garantisce un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri né un rapido accesso alle procedure di asilo. Il regolamento Dublino III del 2013 attribuisce “una responsabilità sproporzionata su una minoranza di Stati membri, soprattutto nei periodi di grande afflusso di migranti”.In una risoluzione per valutare il funzionamento della legge che determina lo Stato membro che deve occuparsi di una domanda d’asilo, il PE chiede l’introduzione di un meccanismo di solidarietà per garantire la continuità del diritto fondamentale di asilo nell’Unione e la ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri.Il testo non legislativo è approvato con 448 voti favorevoli, 98 contrari e 149 astensioni.L’inadeguata applicazione della gerarchia dei criteri, in particolare l’uso eccessivo del criterio del paese di primo ingresso, e l’inefficace attuazione dei trasferimenti, hanno aumentato la pressione su alcuni paesi, ovvero Grecia, Italia, Malta, Cipro e Spagna.I deputati deplorano che il Consiglio, contrariamente al Parlamento, non abbia preso posizione sulla proposta di riforma del regolamento di Dublino del 2016, bloccando così il processo e lasciando che l’Unione disponesse dello “stesso insieme di norme che si sono dimostrate inefficaci nella gestione di un numero elevato di arrivi”.Inoltre, gli accordi ad hoc sulla ricollocazione non sostituiscono un sistema europeo comune di asilo armonizzato e sostenibile. I deputati chiedono maggiori risorse e capacità per gli Stati membri in prima linea, finché il sistema di Dublino non sarà riformato.Il Parlamento ha adottato, con 512 voto favorevoli, 134 contrari e 49 astensioni, una seconda risoluzione sull’attuazione dell’attuale direttiva sui rimpatri.I deputati sottolineano che “una politica di rimpatrio efficace è uno degli elementi fondamentali di una politica dell’UE in materia di asilo e di migrazione ben funzionante” e che dal 2015 il numero di decisioni di rimpatrio eseguite è in diminuzione, non necessariamente a causa della diminuzione degli ingressi irregolari.Tuttavia, l’efficacia della politica UE di rimpatrio non dovrebbe essere misurata solo in termini di tassi di rimpatrio, ma anche in base alla sostenibilità degli stessi e all’attuazione delle garanzie dei diritti fondamentali, al rispetto delle garanzie procedurali e all’efficacia dei rimpatri volontari.I Paesi UE sono quindi invitati ad assegnare capacità adeguate e una formazione sufficiente alle autorità responsabili. Ove possibile, i rimpatri volontari dovrebbero avere la priorità, ma i minori non accompagnati non dovrebbero essere rimpatriati a meno che non si possa dimostrare che sia nel loro interesse.La commissione parlamentare per le libertà civili (LIBE) sta attualmente esaminando la proposta della Commissione europea del 2018 che modifica l’attuale direttiva sul rimpatrio.

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Dalla Conferenza interparlamentare di alto livello su migrazione e asilo in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Bruxelles. “Teniamo questa conferenza a pochi giorni da una delle tante, troppe tragedie in mare nel Mediterraneo, tra la Libia e l’Italia. La ONG Open Arms, la sola che con la guardia costiera italiana ogni giorno soccorre persone in quel braccio di mare, ci ha mostrato le immagini di una madre, stremata su un gommone, gridare e implorare i soccorritori di cercare il suo bambino perso in mare. Quel bambino aveva 6 mesi, si chiamava Joseph, veniva dalla Guinea ed è morto poco dopo essere stato portato a bordo della nave di Open Arms, in attesa di soccorsi arrivati purtroppo troppo tardi”.“Voglio parlare di questo bambino perché dietro ai numeri di cui parliamo giustamente nell’analisi dei flussi migratori ci sono persone e ci sono storie. Persone e storie che devono essere il cuore di ogni politica efficace di migrazione e asilo”. “Credo che il nuovo ciclo politico ci dia oggi l’opportunità storica di fare questo salto di qualità: svolgere politiche efficaci e umane. E voglio salutare la proposta della Commissione europea di un Patto sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di proposte legislative che rappresenta una prima base di lavoro”.“Qualsiasi sistema efficace di migrazione e di asilo europeo deve essere sviluppato tenendo presenti alcuni principi. Una ripartizione della responsabilità – che è collettiva – per l’accoglienza delle persone, per le operazioni di identificazione, l’esame delle richieste di asilo, l’accoglienza dei rifugiati, l’esecuzione delle operazioni di rimpatrio. Questo implica un impegno molto maggiore sia nella ricollocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione che nel reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi. Dobbiamo definire percorsi legali alternativi per la protezione, come i visti umanitari”.“Un sistema di regole condivise per il salvataggio in mare e lo sbarco delle persone, senza criminalizzare chi salva vite in mare perché adempie non solo ad un obbligo sancito dal diritto internazionale del mare, ma ad un obbligo morale”. “Un lavoro comune delle nostre forze di polizia e di intelligence per smantellare le organizzazioni criminali a capo del traffico di persone lungo tutte le rotte principali, in collaborazione con i nostri partner nei Paesi di origine e transito”.“L’apertura di canali legali per l’immigrazione per motivi di lavoro sulla base delle necessità dei nostri mercati del lavoro”. (n.r. Belle parole ma che ne facciamo quando i fatti dimostrano che quando si tratta di immigrazione clandestina o quanto altro è l’Europa comunitaria a guardare altrove mettendo i paesi come l’Italia, la Grecia e Malta in grave difficoltà. E’ semplicemente una vergogna, per non dire altro)

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UNHCR e OIM chiedono all’UE un approccio alle politiche su migrazioni e asilo che sia davvero comune e basato sui principi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Alla vigilia del lancio del nuovo Patto su migrazioni e asilo presentato dalla Commissione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, si appellano all’Unione Europea (UE) affinché assicuri l’adozione di un approccio davvero comune e basato sui principi che affronti tutti gli aspetti inerenti alla governance delle questioni migratorie e dell’asilo. Le due organizzazioni delle Nazioni Unite auspicano che il Patto rappresenti un’opportunità nuova da cui partire per abbandonare l’approccio emergenziale che prevede l’adozione di accordi ad hoc in materia di asilo e migrazioni in Europa per passare a uno comune che sia maggiormente comprensivo, ben gestito e a lungo termine, sia in seno sia al di fuori dell’UE. Dato il numero relativamente contenuto di nuovi arrivi di rifugiati e migranti in Europa, il momento è favorevole per intraprendere un’azione comune.I recenti eventi verificatisi nel Mediterraneo, tra cui i ritardi nell’autorizzare le operazioni di sbarco di migranti e rifugiati soccorsi in mare, l’aumento del numero di testimonianze di presunti respingimenti e gli incendi devastanti divampati nel Centro di registrazione e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo, hanno messo ulteriormente in evidenza la necessità di riformare con urgenza le politiche UE su migrazioni e asilo. La pandemia da COVID-19, inoltre, ha condizionato profondamente politiche e prassi in materia, e il deleterio impatto socioeconomico da essa prodotto non ha risparmiato nessuno. Rifugiati, migranti e Paesi che accolgono numeri elevati di rifugiati sono stati particolarmente colpiti su scala mondiale.L’approccio attualmente adottato in seno all’UE è inattuabile, insostenibile e spesso comporta conseguenze devastanti sul piano umano. Data l’assenza di accordi condivisi in seno all’UE in merito alla gestione degli sbarchi, assenza che non ha fatto che aggravare le sofferenze delle persone soccorse, da tempo le due organizzazioni chiedono congiuntamente che si adotti un approccio europeo comune basato sulla condivisione di responsabilità tra Stati nelle operazioni di ricerca e soccorso e in quelle di sbarco per le persone salvate in mare. L’OIM e l’UNHCR sono fortemente d’accordo con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul fatto che salvare vite umane in mare non è facoltativo; una gradita affermazione fatta nel suo discorso sullo stato dell’Unione. Le organizzazioni si preoccupano anche di coloro che si trovano in pericolo lungo tutte le rotte migratorie, anche sulla terraferma. Il salvataggio di vite umane deve rappresentare la priorità assoluta e non deve essere criminalizzato.UNHCR e IOM, inoltre, hanno rivolto appelli affinché si attuino accordi più strutturati in merito ai ricollocamenti all’interno dell’UE e attivamente assicurato supporto all’implementazione dei recenti trasferimenti dalle isole greche, lavorando col Governo greco, la Commissione Europea e l’UNICEF, il Fondo ONU per l’infanzia. Il ricollocamento di persone vulnerabili, tra cui minori, specialmente in un momento storico segnato dall’aggravarsi delle difficoltà, si è dimostrato essere un esempio praticabile di condivisione di responsabilità. “Il Patto offre all’Europa l’opportunità di dimostrare che può sostenere il diritto fondamentale all’asilo, cooperando nel contempo a politiche pragmatiche per identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e condividerne la responsabilità”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Accoglieremo con favore gli sforzi reali per garantire un regime di protezione rapido, equo ed efficace in Europa, e daremo il nostro pieno sostegno e la nostra esperienza alla Commissione europea e agli Stati membri per far sì che diventi una realtà”. La maggior parte dei flussi migratori verso l’Europa è gestita mediante canali sicuri e legali, e la crisi innescata dal COVID-19 ha messo in risalto il valore apportato dai lavoratori rifugiati e migranti nell’UE e altrove. Il loro contributo e il loro potenziale dovrebbero essere massimizzati. Una strategia per la buona gestione della mobilità delle persone, determinante nella riuscita del processo di ripresa dalla pandemia, dovrebbe essere integrata strutturalmente e contribuire alla definizione di politiche a lungo termine e piani di risposta, anche in materia di cambiamento climatico, nonché supportare mercati del lavoro flessibili e dinamici.”Le persone in movimento possono essere parte della soluzione. Non vediamo l’ora che il nuovo Patto venga adottato, esso rappresenta un’opportunità per l’Europa di ridisegnare la governance delle migrazioni e della mobilità umana come sicura, ordinata, inclusiva e incentrata sui diritti umani” ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM. “Un approccio equilibrato, basato sui principi e globale riconosce che la migrazione è una realtà umana da gestire per fini reciprocamente vantaggiosi. Sarà anche importante che l’UE garantisca che la politica a lungo termine sia coerente nei suoi aspetti interni ed esterni, sia radicata in veri e propri partenariati e allineata con i quadri e gli accordi internazionali esistenti”, ha aggiunto.Si potranno compiere progressi nella lotta al traffico e nel miglioramento della gestione delle frontiere se si investiranno parimenti attenzione e risorse nel rafforzamento e nell’ampliamento dei canali che consentono una migrazione legale e sicura, dei partenariati efficaci, dei programmi di integrazione e costruendo comunità prospere, benestanti e coese. Può anche ridurre la domanda che alimenta il business dei gruppi criminali di traffico. Investire in canali migratori regolari e in una maggiore mobilità sarà inoltre essenziale per lo sviluppo sostenibile e la crescita nell’UE e altrove.Garantire la possibilità di fare ritorno in condizioni dignitose, per quanti desiderano tornare nei propri Paesi di origine o per coloro che non soddisfano i criteri per il riconoscimento dello status di rifugiato o di altre forme di protezione, è di importanza altrettanto fondamentale in seno a un sistema ben gestito e com prensivo. Dovrebbe essere assicurata priorità ai ritorni volontari, prevedendo disposizioni che consentano alle persone di reintegrarsi in modo sostenibile. Alcuni migranti, tra cui le vittime della tratta, degli abusi sessuali ed i minori non accompagnati, che non hanno bisogno di asilo, possono avere un legittimo bisogno di altre forme di assistenza e protezione.L’UE, inoltre, dovrebbe impegnarsi a garantire solidarietà e condivisione di responsabilità in modo strutturato su scala mondiale in partenariato coi Paesi extra UE che accolgono elevati numeri di persone in fuga. È necessario che tale impegno, tramite il Patto, si traduca in azione assicurando sostegno politico e un’assistenza finanziaria supplementare, strutturata e flessibile agli Stati di accoglienza, anche al fine di rafforzarne i sistemi di asilo. Tale supporto assicurerà che migranti e rifugiati abbiano accesso adeguato a servizi quali assistenza sanitaria, istruzione e lavoro, affinché possano vivere le proprie vite dignitosamente. Un sostegno più strategico ai Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati o ai Paesi di transito diminuirebbe anche l’attrattiva del traffico di esseri umani.Garantendo un futuro sostenibile più vicino ai Paesi di origine e un maggiore impegno da parte dei Paesi UE a implementare i programmi di reinsediamento, ricongiungimento familiare e canali complementari, insieme a condizioni che assicurino accesso diretto al territorio e all’asilo nell’UE a quanti ne hanno bisogno, un numero minore di persone ricorrerebbe a viaggi pericolosi e gli Stati gestirebbero meglio gli arrivi.La Commissione Europea, braccio esecutivo dell’UE, presenterà il Patto su migrazioni e asilo domani, mercoledì 23 settembre, agli Stati membri dell’Unione. L’UE ha l’occasione di sfruttare lo slancio generato dagli eventi recenti e il Patto imminente per assicurare un’Europa unita e improntata al rispetto dei diritti umani, in cui migranti e rifugiati possano contribuire con le proprie competenze e risorse, un’Europa che non lascia indietro nessuno. L’UNHCR e l’OIM sono pronte ad assicurare il proprio sostegno in linea coi rispettivi mandati e con le rispettive competenze.

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Confine greco-turco: no a pressioni dalla Turchia e regole comuni sull’asilo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

L’UE deve aiutare la Grecia a gestire la frontiera con la Turchia, garantendo il diritto d’asilo a chi ne ha bisogno, hanno affermato martedì diversi deputati.In un dibattito con il Commissario Johansson e la Presidenza croata del Consiglio, la maggioranza dei deputati ha criticato il Presidente turco Erdoğan per aver utilizzato le sofferenze della gente per fini politici. Molti deputati hanno poi sottolineato che la crisi dei rifugiati del 2015 non dovrebbe ripetersi, ribadendo la necessità di un aggiornamento delle regole UE comuni in materia di asilo.Alcuni leader dei gruppi politici hanno chiesto una revisione dell’accordo con la Turchia, concluso nel 2016 per arginare il flusso di migranti e richiedenti asilo in cambio dell’aiuto finanziario dell’UE. Altri hanno mostrato una profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria sia al confine con la Turchia sia nelle isole greche, dove migliaia di richiedenti asilo, molti dei quali minori non accompagnati, sono bloccati.La necessità di rispettare la Convenzione di Ginevra, di offrire protezione ai rifugiati, le accuse di violenza da parte della polizia contro le persone che tentano di attraversare il confine e il rischio che i jihadisti possano entrare nel territorio dell’UE sono stati gli altri punti sollevati durante il dibattito.

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Nel 2019 calano le richieste di asilo e aumentano i dinieghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Dopo la significativa riduzione del numero di richiedenti asilo rilevata nel 2018, Fondazione ISMU segnala che nel 2019 si è registrata un’ulteriore contrazione delle domande di protezione. Nel 2019 sono stati infatti 39mila i migranti che hanno fatto domanda di asilo, il 27% in meno rispetto al 2018, anno in cui le domande pervenute erano state 54mila. Andando indietro nel tempo, il trend delle richieste di asilo ha registrato in Italia – così come in altri paesi UE – un significativo aumento negli anni della “crisi dei rifugiati”, quando si verificarono consistenti arrivi via mare di persone in fuga dalle guerre in Medio Oriente e in Africa. Il primo consistente picco di richieste si registrò nel 2014, quando 63mila migranti presentarono domanda di protezione in Italia (contro i circa 26mila del 2013). Nel 2015 i richiedenti arrivarono a 84mila. Il 2016 fu poi l’anno del raddoppio: le domande presentate furono 124mila. Ma il record si è toccato nel 2017, con oltre 130mila richiedenti asilo: il numero più alto registrato nel nostro paese in venti anni.Tra i richiedenti asilo aumentano le donne e la fascia dei 35-64enni. A fronte di una riduzione del numero assoluto di richiedenti asilo rispetto a quattro anni fa, si registrano alcuni cambiamenti nelle caratteristiche demografiche. Primo fra tutti l’aumento della proporzione di donne tra i richiedenti asilo: mentre nel 2016 costituivano il 15%, nel 2019 rappresentano quasi un quarto del totale (23,8%). Passando all’età, si nota che chi cerca protezione nel nostro paese è per la maggior parte giovane: ma se i 18-34enni costituivano l’80% nel 2016, nel 2019 rappresentano il 71%, e sta crescendo la quota dei 35-64enni, che nel 2019 rappresentano il 27% del totale (erano il 10% nel 2016).Diminuiscono i richiedenti provenienti dall’Africa. Se nel 2016 e nel 2017 i richiedenti asilo di nazionalità africane erano largamente maggioritari – costituivano il 70% del totale, in numero assoluto rispettivamente 88mila e 92mila -, nel 2018 e ancor più nel 2019 la componente africana tra i richiedenti asilo è drasticamente diminuita, scendendo rispettivamente a 25mila e 12mila persone (-86% in tre anni). In particolare la Nigeria, che dal 2014 al 2017 è stato il principale Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, ha registrato un fortissimo calo, passando da 27mila richieste nel 2016 a 2.950 nel 2019 (-90%).
In termini relativi nel 2019 la componente africana è dunque scesa a un terzo del totale, mentre sono stati in particolare i cittadini di paesi dell’Asia a registrare l’incidenza più significativa: il 41% del totale, pari a oltre 16mila richiedenti asilo con nazionalità asiatica. Il 2019 registra inoltre un’importante crescita delle provenienze dal continente Americano: oltre 6.700 richiedenti asilo – il 17% del totale – proviene da paesi del Centro e Sud America. Da tale continente le richieste di asilo sono quadruplicate in tre anni.
Crescono i dinieghi: nel 2019 il 65% delle domande ha avuto esito negativo. È aumentato il numero di domande di protezione che ha avuto esito negativo: nel 2019 esse rappresentano il 65% (contro il 58,6% del 2018), quindi più di due terzi delle persone che hanno chiesto asilo nel nostro paese l’anno scorso non ha ottenuto nessuna forma di protezione (pari a 62mila persone).
Relativamente alle nazionalità, nel 2019, gli esiti negativi alle domande di asilo presentate riguardano soprattutto cittadini provenienti da: Gambia (81% di dinieghi), Bangladesh (79%), Senegal (78%) e Ucraina (74%).Tra i paesi con il più alto tasso di riconoscimento di una forma di protezione – e quindi con la più bassa percentuale di dinieghi – vi sono il Venezuela (solo il 2,5% di domande respinte), l’Iraq (16%) e El Salvador (40%). I dati del Ministero dell’Interno rilevano che lo status di rifugiato è stato concesso a 4.800 persone nel 2016 e a oltre 10mila nel 2019, per un totale di quasi 30mila migranti a cui è stato riconosciuto questo status in quattro anni. In termini relativi, lo status di rifugiato ha costituito il 5% degli esiti nel 2016 e l’11% del 2019. A ottenere lo status di rifugiato nel 2019 sono state soprattutto le donne: tra le richiedenti il 26% ha ottenuto questa forma di protezione, contro il 7,5% tra i richiedenti uomini.

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Le domande di asilo dei venezuelani superano quota 400 mila

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

La crisi in Venezuela sta causando un aumento esponenziale del numero di domande di asilo presentate dai suoi cittadini in tutto il mondo. Dal 2014, sono state presentate oltre 414.000 richieste di asilo, quasi il 60% delle quali (248.000) solo nel 2018.Due terzi delle domande di asilo presentate dai venezuelani sono state registrate in America Latina e il resto in Nord America e in alcuni paesi europei.Queste cifre sono fornite dalle autorità nazionali, che sono responsabili della valutazione delle domande di asilo in tutti i paesi della regione e di tutte le questioni relative alla protezione e all’integrazione locale dei rifugiati.L’UNHCR lavora a stretto contatto con le istituzioni nazionali per migliorare i sistemi di asilo, la registrazione e la documentazione, nonché con le organizzazioni della società civile per fornire assistenza umanitaria e promuovere l’inclusione sociale, culturale ed economica dei rifugiati.Nell’attuale contesto di aumento delle domande di asilo da parte dei cittadini venezuelani nei paesi limitrofi, incluse le domande di ex membri del personale delle forze di sicurezza, l’UNHCR ribadisce la necessità di mantenere il carattere civile e umanitario dell’asilo.Il numero di richiedenti asilo rappresenta solo una parte dell’ingente flusso di venezuelani in fuga, che è stimato in oltre 3,4 milioni di persone. Oltre ai richiedenti asilo, i paesi dell’America Latina hanno concesso circa 1,3 milioni di permessi di soggiorno e altre forme di status regolare ai venezuelani, che consentono loro l’accesso ai servizi di base tra cui sanità e istruzione e, nella maggior parte dei paesi, il diritto al lavoro.

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La migrazione verso l’UE e la riforma dell’asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Con l’Europa a un bivio in materia di migrazione, il Parlamento europeo in quanto colegislatore svolge un ruolo chiave per spingere per un efficace, decente e umana approccio dell’UE.
In vista di un Consiglio europeo decisiva il 28-29 giugno per le libertà civili, presidente della commissione Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “Il Parlamento europeo continuerà a spingere per una soluzione efficace e umana, che onora i nostri valori europei e le libertà e le libertà l’Unione europea rappresenta. Il nostro approccio alla migrazione è decisiva perché sarà non solo toccare i nostri valori, ma anche pilastri fondamentali della UE, come ad esempio l’area Schengen, che sono in gioco.” I leader europei discuteranno i file chiave della prossima settimana, come l’aggiornamento del regolamento di Dublino e la riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS) nel suo complesso. Border e strumenti relativi alla sicurezza sono strettamente collegate e faranno parte del dibattito anche. Il Parlamento europeo è co-legislatore in questi settori e ha bisogno di essere strettamente coinvolto in questo processo.
Claude Moraes ha detto: “Il Parlamento europeo nel suo ruolo di colegislatore in materia di migrazione, gestione delle frontiere e la sicurezza deve essere incluso fin dall’inizio in tutte le più importanti iniziative a livello di UE da parte degli Stati membri dell’UE. Alla fine il Parlamento europeo avrà la sua voce in ogni iniziativa che diventerà legislativo. Il Consiglio deve astenersi da metodi intergovernativi, e ascoltare i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini dell’Unione europea.” Il presidente della commissione per le libertà civili sottolinea che “tutte le iniziative devono essere efficaci, decente e rispettare i diritti umani. Off-shoring non è una soluzione praticabile e umano. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo che abbiamo già in tutta l’UE soluzione sul tavolo. Il Parlamento europeo non sarà coinvolto nelle politiche che non funzionano e che sono contro i diritti umani”.

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Condizione dei bambini richiedenti asilo nel Nord Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Nonostante svolgano un ruolo guida a livello mondiale per i diritti dei bambini, i paesi nordici non riescono a fornire piena protezione e servizi ai bambini richiedenti asilo. “Protetti sulla carta? Un’analisi della risposta dei paesi nordici ai bambini richiedenti asilo” (Protected on Paper? An analysis of Nordic country responses to asylum-seeking children), realizzato dall’Istituto di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, fornisce un resoconto sugli standard procedurali e legali per i bambini migranti e rifugiati e su quanto siano applicati in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. “Protected on Paper?” evidenzia come in tutti e cinque i paesi nordici ci sia una chiara tendenza a dare precedenza alle leggi in materia migratoria rispetto agli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Il rapporto constata che, nonostante esistano misure legali e procedurali adeguate, carenze nell’attuazione espongono molti bambini a rischi significativi nel processo di richiesta di asilo, e a lacune importanti nei servizi per la protezione, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.
Nel 2015 Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia hanno accolto 45.765 minori non accompagnati su un totale di 88.265 minori non accompagnati in tutta l’UE. Il più alto numero è stato registrato in Svezia con 35.250 minorenni non accompagnati, il 40% di tutti quelli registrati nell’UE, seguito da Norvegia con 5.050, Finlandia con 3.045 e Danimarca con 2.125.
Nel 2016 la Danimarca ha avuto 2.390 prime richieste d’asilo da parte di minorenni, la Finlandia 1705, l’Islanda 270, la Norvegia 1225, la Svezia 9.385 su 335 mila totali nell’UE. Nel 2017 la Danimarca ha avuto 1.095 prime richieste d’asilo di minorenni, la Finlandia 1225, l’Islanda 150, la Norvegia 1055, la Svezia 7350 su 160 mila totali nell’UE. Secondo un’indagine del Garante per l’Infanzia in Svezia 1.736 bambini registrati nel paese sono risultati irreperibili tra il gennaio 2014 e l’ottobre 2017, 1.456 di loro risultano ancora non reperibili.
“Protected on Paper?”, commissionato dai cinque comitati Nazionali UNICEF dei paesi nordici, si basa su un’analisi legale dettagliata, sulla verifica delle applicazioni pratiche degli standard procedurali – sia sulle lacune, sia sulle buone pratiche – e su interviste con esperti di diritti dei bambini e di migrazioni nei cinque paesi nordici. Fornisce inoltre raccomandazioni dettagliate su come le tutele procedurali dovrebbero essere rafforzate per rispettare gli impegni internazionali.La custodia legale è un meccanismo di salvaguardia fondamentale per i minorenni non accompagnati e separati; tuttavia, in alcuni casi, esiste un sistema di protezione inadeguato tra la gestione dei tutori e i servizi per l’immigrazione. Le agenzie per la protezione dell’infanzia dovrebbero guidare la definizione di procedure chiare per l’assunzione, la formazione, la supervisione e il sostegno dei tutori.I bambini richiedenti asilo possono avere in generale accesso a cure mediche di base, ma la reale portata dei servizi di assistenza sanitaria disponibili alle famiglie variano ampiamente fra stati e municipalità. Ne risulta che i diritti non sono sempre chiari né ai pazienti né ai medici. In queste circostanze, il crescente fenomeno di problemi di salute mentale fra i bambini soggetti a lunghi periodi di incertezza sul loro status legale, è una questione di primaria importanza.La maggior parte dei sistemi scolastici degli stati nordici sta affrontando l’arrivo di bambini rifugiati dal 2015, ma le barriere legali e amministrative spesso causano un’attesa troppo lunga prima di entrare nel sistema scolastico statale e nei programmi di apprendimento precoce.Ci sono rapporti di bambini richiedenti asilo detenuti, per brevi periodi, anche se le leggi nazionali proibiscono la detenzione di qualsiasi persona sotto i 18 anni, in linea con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Raccomandazioni per tutti i paesi nordici:
1. Riaffermare la priorità della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sulle leggi migratorie/d’asilo, e impegnarsi esplicitamente ad applicare le stesse regole e standard utilizzati per tutti gli altri bambini ai richiedenti asilo, per l’intero periodo di permanenza nel paese;
2. Assicurare che le leggi, le politiche e le pratiche stabiliscano la presa in carico di tutti i bambini richiedenti asilo verso le autorità per la protezione dell’infanzia, immediatamente al loro arrivo, e che questo orientamento diventi un elemento integrale del processo di registrazione;
3. Rimuovere tutte le barriere che i bambini richiedenti asilo incontrano per una rapida iscrizione e una piena inclusione alle scuole ordinarie e ai programmi di apprendimento precoce;
4. Assicurare che l’accesso a un’assistenza sanitaria equa, fra cui all’assistenza psicologica, per tutti i bambini richiedenti asilo, serva a integrare i richiedenti asilo nel sistema sanitario nazionale ordinario, nei paesi in cui necessario;
5. In tutti i servizi e le strutture per la protezione dell’infanzia, eliminare ogni requisito di residenza per gli utenti dei servizi, per assicurare che siano accessibili a donne e bambini richiedenti asilo quando necessario;
6. Rivedere i servizi per la tutela legale e stabilire un codice di buone pratiche per assicurare che sia la tutela sia la rappresentazione legale siano disponibili per ogni bambino richiedente asilo immediatamente al suo arrivo. http://www.unicef.it

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Premio 2017 “Asilo Mariuccia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

porta nuova milanoMilano Lunedì 4 dicembre, in occasione del 115° anniversario di nascita della Fondazione Asilo Mariuccia di Milano, si terrà alle ore 17.30 presso la sala degli affreschi della Società Umanitaria di Milano (via San Barnaba, 48) una cerimonia durante la quale verrà conferito il Premio 2017 “Asilo Mariuccia” (“Il Sorriso”, una statuetta di bronzo realizzata dalla scultrice Stefania Scarnati) al Prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, per il suo significativo impegno per la collettività e nella gestione dell’accoglienza.Nell’occasione, la Fondazione Asilo Mariuccia ratificherà anche il proprio gemellaggio con la Fondazione Don Gnocchi, in occasione del 115° anniversario della nascita del beato don Carlo Gnocchi e dello storico Ente milanese. Le due fondazioni collaboreranno inoltre per creare sinergie e progetti concreti di aiuto alle categorie più deboli e bisognose. Saranno presenti il presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, gen. Camillo de Milato, e il presidente della Fondazione Don Gnocchi, don Vincenzo Barbante, oltre a Gustavo Adolfo Cioppa, Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia; Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali e Servizi per la salute del Comune di Milano; Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano. La serata sarà presentata da Giusy Laganà.«Nel suo 115° anno di vita – dichiara il Presidente dell’Asilo Mariuccia, Camillo De Milato -, l’Asilo Mariuccia consolida la sua opera di ente socio assistenziale con vocazione alla formazione: accogliamo per dare speranza e un futuro concreto alle nostre assistite, che trovano risposta immediata al bisogno di una casa e subito dopo iniziamo a costruire un percorso di assistenza psicologica e sanitaria, e di accompagnamento al lavoro, partendo proprio dalla loro formazione. Io, il Consiglio di Amministrazione e tutto il personale dell’Asilo Mariuccia, crediamo infatti che non vi sia dignità senza lavoro e che aiutare concretamente le mamme a ritrovare questa dignità, contribuisca a restituire loro fiducia nel futuro. E in questo siamo confortati anche dall’ultimo successo: lo scorso anno abbiamo inaugurato una nuova casa accoglienza che si è già consolidata come realtà di eccellenza». «Questo 115° anniversario, di particolare importanza nella storia di due enti radicati nel cuore dei milanesi e non solo – afferma don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi –, non può essere che di buon auspicio al gemellaggio che andremo a sancire. La mission delle due Fondazioni ha molti tratti e valori comuni, magari diversi i modi per realizzarla, ma con un unico scopo: salvaguardare la dignità, la salute, la vita delle persone che soffrono, le più fragili, attraverso l’assistenza, la cura, la riabilitazione, utilizzando anche le soluzioni più innovative che la ricerca scientifica, molto sviluppata nei nostri Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di Milano e Firenze, ci offre. Da quasi 70 anni, infatti, la Fondazione Don Gnocchi risponde ai bisogni delle persone in difficoltà che a noi si rivolgono (circa 10mila al giorno nei 28 Centri e altrettanti ambulatori oggi attivi nel Paese), coniugando ricerca scientifica e innovazione tecnologica con i valori di solidarietà e prossimità, fedele all’insegnamento e al lascito del nostro beato fondatore don Gnocchi».

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Dublino: Paese di arrivo non più automaticamente responsabile per domande asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

dublinoIl mandato negoziale sulla riforma del sistema d’asilo dell’UE, redatto dalla commissione per le libertà civili, è stato approvato con 390 voti in favore, 175 voti contrari e 44 astensioni. I deputati potranno ora avviare colloqui con il Consiglio, non appena gli Stati membri avranno concordato la propria posizione negoziale. Le modifiche proposte mirano a porre rimedio alle carenze dell’attuale sistema e a garantire che tutti gli Stati membri accettino la propria parte di responsabilità per l’accoglienza dei richiedenti asilo.
Nel quadro della riforma, il Paese in cui un richiedente asilo arriva per primo non sarebbe più automaticamente responsabile del trattamento della domanda di asilo. I richiedenti asilo verrebbero invece ripartiti tra tutti i Paesi dell’Unione europea e sarebbero ricollocati in un altro Stato membro rapidamente e in maniera automatica.I Paesi UE che non accolgono la propria quota di richiedenti asilo rischierebbero, secondo la proposta dei deputati, di veder ridotto il loro accesso ai fondi UE. Più informazioni sulla posizione del Parlamento sono disponibili in questa nota di approfondimento (EN).
Il regolamento di Dublino è l’insieme di regole dell’Unione europea che determina quale Stato membro sia responsabile del trattamento di una domanda di protezione internazionale. Il diritto di chiedere asilo è sancito dalle Convenzioni di Ginevra, che sono state firmate da tutti gli Stati membri e integrate nei Trattati europei. La decisione della commissione per le libertà civili di avviare colloqui con il Consiglio è stata annunciata lunedì in apertura di sessione a Strasburgo. Poiché più di 76 deputati hanno presentato obiezioni alla decisione prima della mezzanotte di martedì, la votazione sul mandato negoziale è stata aggiunta all’ordine del giorno.

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Dublino: stati membri devono accogliere la propria quota di richiedenti asilo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 ottobre 2017

dublinoDublino. La commissione per le libertà civili ha approvato le sue proposte per un nuovo regolamento di Dublino, pietra angolare del sistema d’asilo dell’Unione europea, che mirano a rimediare alle attuali debolezze e a creare un sistema solido per il futuro.Il primo paese di arrivo non sarà più automaticamente responsabile per i richiedenti asilo. L’attribuzione della responsabilità sarebbe invece basata sui “reali legami” con uno Stato membro, quali la famiglia, l’avervi già vissuto in precedenza o gli studi.In assenza di questi legami, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell’UE in base ad un metodo di ripartizione fisso, non appena registrati e dopo un controllo di sicurezza e una rapida valutazione dell’ammissibilità della loro domanda di protezione. Ciò per evitare che gli Stati membri “in prima linea” si assumano una quota sproporzionata degli obblighi internazionali dell’Europa nei confronti delle persone bisognose e per accelerare le procedure di asilo.Gli Stati membri che non rispettano le norme rischiano di veder ridotto il loro accesso ai fondi UE.In questa nota informativa (in inglese) sono disponibili maggiori informazioni sulle proposte del Parlamento.Il progetto di relazione preparato da Cecilia Wikström (ALDE, SE) è stato approvato con 43 voti a favore e 16 contrari, senza alcuna astensione. Il testo costituisce il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con gli Stati membri in seno al Consiglio.
La decisione della commissione per le libertà civili di avviare i negoziati dovrà essere confermata formalmente dalla plenaria durante la sessione di novembre a Strasburgo. Il Consiglio deve ancora approvare il suo mandato.

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Niente asilo a chi non è vaccinato

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Dopo il noto decreto legge n. 73 del 7 giugno 2017 in materia di vaccinazioni, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, il Ministero della salute ha emanato le circolari, la prima del 14 agosto 2017, che fornisce indicazioni operative su quattro vaccinazioni raccomandate per i minori di età compresa tra zero e 16 anni (anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus) e quella del 16 agosto 2017 con le prime indicazioni operative per l’attuazione del suddetto Decreto che contiene i modelli per l’autodichiarazione e una tabella di ausilio per il controllo dell’adempimento delle vaccinazioni obbligatorie. La norma, viene specificato espressamente, sostituisce le indicazioni fornite con la Circolare 12 giugno 2017. lla luce delle nuove circolari, in particolare quella del 16 agosto, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è opportuno riportare di seguito in sintesi alcune tra le principali le direttive che non mancheranno di riaccendere il già infuocato dibattito tra pro e contro l’obbligo di vaccinazione, con prevedibili ripercussioni anche di natura giudiziale per il probabile tentativo da parte dei contrari di adire la Consulta per la verifica della costituzionalità della normativa. e vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle Asl, in base a specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.”La sanzione estingue l’obbligo della vaccinazione – si legge – ma non permette comunque la frequenza, da parte del minore, dei servizi educativi dell’infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l’anno di accertamento dell’inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda all’adempimento dell’obbligo vaccinale”. Il divieto di iscrizione ai non vaccinati non vale invece per la scuola dell’obbligo. “Diversamente, per gli altri gradi di istruzione, e precisamente per quelli dell’obbligo – si legge sempre nella circolare – la presentazione della documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola (scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, centri di formazione professionale regionale) o agli esami”. I minori non vaccinabili per ragioni di salute, spiega la nota, sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati. “Inoltre, i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie comunicheranno alla ASL, mediante modalità operative decise localmente dalla ASL, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati”.

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Migrazione e asilo: Da eurodeputati, Italia e Sicilia mostrano la via per risposta collettiva Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

immigrazione-via-mareA conclusione della visita della commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento europeo in Italia fra il 18 e il 21 aprile 2017, I presidenti della delegazione Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D) e Barbara Cudricka (PPE) hanno dichiarato:
“La delegazione ha visitato l’Italia per fare il punto della situazione su come il paese gestisce l’alto numero di arrivi via mare di migranti e rifugiati.
Siamo rimasti colpiti e impressionati dagli enormi sforzi che le autorità italiane – e in particolar modo siciliane, la popolazione tutti gli attori coinvolti nel circuito del soccorso e dell’accoglienza stanno mettendo in atto perché i diritti fondamentali dei migranti e di coloro che richiedono protezione internazionale siano rispettati.
Allo stesso tempo, l’identificazione di chi arriva via mare ha raggiunto tassi vicino al 100%, con enormi miglioramento rispetto al passato.
L’ottima cooperazione fra autorità italiane, agenzie (Frontex, Easo ed Europol) e Ong e l’abnegazone e la disponibilità della popolazione siciliana, però, non sono solo un merito che dobbiamo ascrivere all’Italia: questi aspetti rappresentano un beneficio per l’Unione europea nel suo complesso.Da apprezzare l’impegno che l’Italia sta profondendo per salvare vite umane e allo stesso tempo per rendere la lotta ai trafficanti di uomini sempre più efficace, anche in una situazione di estrema instabilità di alcuni paesi di origine e di transito (la Libia in particolare).
Inoltre, la nuova legislazione approvata dal governo italiano riguardante i minori non accompagnati è, secondo noi, un passo importante nella giusta direzione e siamo ansiosi di vederla all’opera e di valutarne i risultati concreti, soprattutto in un contesto in cui il numero di minori non accompagnati, spesso vittime di tratta, è in costante aumento mentre è in diminuzione l’età media dei minori stessi.
Abbiamo però constatato quanto, visto il carico di responsabilità a cui è sottoposta l’Italia, molte autorità locali siano a corto di risorse sia umane che finanziarie per affrontare la grande sfida posta dall’accoglienza di numeri così alti di arrivi di migranti e rifugiati, e la stessa carenza di risorse affetta anche l’autorità giudiziaria.
Infine, ancora una volta, la nostra visita in Italia ci ha confermato l’idea che l’attuale regolamento di Dublino non funziona e deve essere urgentemente emendato, insieme al pacchetto riguardante l’asilo, ed è quanto il Parlamento europeo sta facendo..
Il bisogno di operazioni di search and rescue su larga scala ci dimostrano l’esigenza di istituire canali legali per i migranti che arrivano in Europa. In questo senso lo schema di resettlement dei migranti direttamente dai paesi di origine deve essere attuato appieno, così come i ricollocamenti concordati fra i ventisette Stati membri.
Per concludere, vogliamo sottolineare come tutto quello che l’Italia sta facendo dovrebbe servire a Richiamare gli altri paesi dell’Unione europea a una più forte risposta collettiva e a una migliore e più giusta ripartizione delle responsabilità in materia di immigrazione.

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Migrazione e asilo: Commissione Parlamento europeo in Sicilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

cataniaCatania Conferenza stampa Sala Giunta, Comune di Catania, 21 aprile ore 10.45. La Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo sarà in visita a Roma e in Sicilia dal 18 al 21 aprile per fare il punto della situazione sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo da parte dell’Italia, e per visitare il Cara di Castelnuovo di Porto, il porto di Augusta (primo sito in Italia per sbarchi di migranti) e l’hotspot di Pozzallo.
Martedì 18 aprile gli eurodeputati visiteranno l’International Coordination Centre (ICC) di Pratica di Mare e successivamente incontreranno rappresentanti dell’UNHCR, dell’OIM, dell’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e dell’ARCI (Tavolo Asilo). Seguirà un confronto con Federico Gelli, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza ed espulsione dei migranti, con la Commissione per i diritti umani del Senato, con Mauro Palma, Garante dei diritti dei detenuti e con Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Infine la delegazione incontrerà Domenico Manzione, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno.
Nella mattinata di mercoledì 19 aprile, gli eurodeputati si recheranno al centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Castelnuovo di Porto, per poi trasferirsi a Catania dove saranno ricevuti dal Prefetto Silvana Riccio, dal Questore Giuseppe Gualtieri e dal Procuratore Carmelo Zuccaro.
Sempre nel pomeriggio del 19 aprile è previsto un incontro con le Ong (Save the Children, Terre des Hommes e Comunità di Sant’Egidio), a cui parteciperanno rappresentanti dell’UNHCR e del Comune di Catania. In serata gli europarlamentari incontreranno il sindaco Enzo Bianco.
Giovedì 20 aprile la delegazione visiterà il porto commerciale di Augusta e le aree riservate alle operazioni di sbarco dei migranti, per poi entrare nell’hotspot di Pozzallo, dove si terrà un incontro con la partecipazione del Prefetto di Ragusa Maria Carmela Librizzi, del Questore Giuseppe Gammino e del sindaco Luigi Ammatuna.
Infine, venerdì 21 aprile, gli eurodeputati si incontreranno con esperti dell’agenzia Frontex, dell’Ufficio europeo per l’Asilo e della Commissione europea presso l’European Regional Task Force (EURTF) di Catania.
La visita si chiuderà con una conferenza stampa, alle ore 10.45, nella Sala Giunta del Comune di Catania.
La delegazione sarà presieduta dalla vice presidente della commissione Libertà Civili del parlamento europeo Barbara Kudrycka (PPE, Polonia) e da Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D, Spagna), e sarà composta dai seguenti eurodeputati: Branislav Škripek (ECR, Slovacchia), Jaromír Stetina (PPE, Repubblica Ceca), Miltiadis Kyrkos(S&D, Grecia), Anna Maria Corazza Bildt (PPE, Svezia), e Morten Helveg Petersen (ALDE, Danimarca). Ad accompagnare la delegazione anche i seguenti eurodeputati italiani: Alessandra Mussolini (PPE), Cécile Kashetu Kyenge (S&D), Barbara Spinelli (GUE/NGL) e Salvatore Domenico Pogliese (PPE).

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Al via Protocollo d’intesa Roma Capitale-Prefettura per promuovere volontariato tra rifugiati e richiedenti asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

campidoglioRoma. Al via un Protocollo d’intesa tra Roma Capitale e la Prefettura che consentirà ai rifugiati e ai richiedenti asilo di svolgere attività di volontariato. L’accordo, della durata di un anno, nasce con l’obiettivo di favorire un migliore inserimento nel contesto sociale, promuovendo l’integrazione, una coscienza della partecipazione e il senso civico. Verrà istituito un tavolo tecnico di coordinamento, presso la Prefettura, aperto alla eventuale presenza dei soggetti coinvolti, per curare il monitoraggio, la progettazione delle iniziative a sostegno delle finalità sociali, il dialogo e lo scambio di informazioni, nonché la promozione di strategie d’intervento congiunte e di buone prassi.Le attività potranno essere svolte dai cittadini stranieri che:
-abbiano presentato istanza per il riconoscimento della protezione internazionale presso la competente Commissione Territoriale e siano in attesa dell’esito, oppure siano in attesa della definizione del ricorso in caso di impugnativa della decisione negativa della citata Commissione.
-abbiano espresso la volontà di mettere a disposizione della collettività prestazioni di natura libera, volontaria e gratuita, individualmente o in gruppi, per il perseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale non lucrative indicate da Roma Capitale.
La Prefettura, tramite i responsabili delle strutture ospitanti e i mediatori linguitico-culturali , fornirà adeguate informazioni ai rifugiati e ai richiedenti asilo, sull’opportunità di svolgere attività finalizzate al raggiungimento di uno scopo di utilità sociale e non lucrativo. Il percorso sarà sviluppato da Roma Capitale in sinergia con i Municipi e con le associazioni di volontariato iscritte negli albi ufficiali. La cabina di regia del processo sarà affidata al Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute.Ai volontari sarà assicurato:
-la formazione necessaria affinché possano attendere alle attività previste;
-la dotazione degli strumenti e delle attrezzature di protezione individuale necessarie per lo svolgimento delle attività di volontariato in totale sicurezza e al fine di ridurre al minimo ogni genere di rischio per la propria e per l’altrui incolumità durante lo svolgimento delle attività previste;
-la dotazione di idonei strumenti di riconoscimento, ove obbligatori, dimostranti l’impiego in attività di volontariato/utilità sociale.
-un’adeguata copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e contro gli infortuni;
-l’adesione, in maniera libera e volontaria, ad un’associazione e/o ad un’organizzazione di volontariato;
-una supervisione di un Referente qualificato dell’Ente gestore del Servizio, al fine di garantire la corretta realizzazione delle attività previste e al contempo assicurarsi che l’attività di volontariato possa rappresentare un utile momento di formazione per il volontario.
“Il processo di inclusione che deve accompagnare i rifugiati e i richiedenti asilo inizia da qui: lavorare per il bene della comunità ospitante, conoscere i luoghi, i tempi, le persone, gli usi. Roma accoglie chi la accoglie e cura chi la cura” ha spiegato la sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi. “Stiamo compiendo dei passi per riformare il sistema dell’accoglienza. Oggi grazie a questo protocollo diamo la possibilità alle persone richiedenti asilo di contribuire volontariamente al bene della comunità che li accoglie”, ha sottolineato l’assessora alla Persona, scuola e comunità solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre.

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Un asilo per i bimbi milanesi nel carcere di Opera?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 marzo 2017

porta nuova milanoMilano potrebbe avere il suo prossimo asilo nido all’interno del carcere di Opera. Una struttura quasi pronta all’uso è presente nell’istituto ed è stata visionata ieri da Simonetta D’Amico, consigliera comunale PD a Milano insieme a Gianni Rubagotti, iscritto al Partito Radicale e l’avvocato Paola Ponte insieme al Direttore Giacinto Siciliano durante una visita all’istituto organizzata dal Partito Radicale.
“Uno spazio che è stato inaugurato 4 anni fa che è un asilo nido dedicato ai dipendenti del carcere e che è stato però utilizzato solo in parte.” ha dichiarato D’Amico “L’idea che secondo me è da portare avanti è quella di convenzionarlo col Comune di Milano e di poter aprire questo asilo nido anche ai cittadini milanesi.
E’ una struttura bellissima, bisogna visitarla per rendersene conto, e sarebbe una opportunità sia dal punto di vista delle famiglie, perché sarebbe un costo inferiore rispetto a un asilo nido in zona centrale, e per far vivere il carcere sotto un punto di vista diverso”
Lo spazio inoltre è videosorvegliato, dando quindi massime garanzie ai genitori sul comportamento degli educatori presenti, e avrebbe costi molto ridotti per il comune.
La delegazione ha incontrato alcuni dei detenuti che hanno digiunato durante la Marcia per l’Amnistia dello scorso novembre informandoli sullo sciopero della fame di oramai 3 settimane di Rita Bernardini e Lucio Berté per chiedere lo stralcio di alcune norme della riforma della giustizia per garantirne l’approvazione in questa legislatura.
Lucio Berté digiuna inoltre per chiedere il rispetto di una mozione votata all’unanimità dal Consiglio Regionale lombardo che chiede che la ASL durante le visite nelle carceri controlli anche le cartelle cliniche dei detenuti.
La delegazione ha visitato alcuni dei detenuti anziani, alcuni dei quali ultraottantenni e con forti problemi fisici, un detenuto marocchino su sedia a rotelle in seguito a un ictus e che ha problemi di memoria.
Nell’ottica di rieducare i detenuti attraverso il lavoro sta per essere ampliato il panificio interno del carcere e nella ex-gelateria verrà aperto un pastificio che servirà altri istituti penitenziari.
Grazie anche alla collaborazione con atenei milanesi alcuni detenuti seguono corsi universitari, in generale già dalla loro entrata nell’istituto si cerca di instradare i detenuti verso percorsi formativi. Nella foto: Simonetta D’Amico (PD), consigliere comunale a Milano.

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Oltre 15.500 richiedenti asilo sono stati pre-registrati in Grecia continentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaL’8 giugno sono iniziate le operazioni di pre-registrazione su larga scala di richiedenti asilo in Grecia continentale, gestite dal Servizio di Asilo Greco con il sostegno dell’UNHCR. Fino ad ora, oltre 15.500 persone, ospitate in strutture aperte di accoglienza temporanea, hanno ricevuto i documenti di identificazione per richiedenti asilo, con validità di un anno. Questi documenti permettono loro di risiedere in Grecia legalmente e accedere ai servizi mentre la loro richiesta di asilo viene formalmente presentata. Queste procedure aiuteranno ad identificare le persone che sono eleggibili per il ricongiungimento familiare o il ricollocamento in un altro paese membro dell’UE. Inoltre, permetteranno di identificare le persone con bisogni specifici affinché possano essere riferite a organizzazioni adeguate e ricevere assistenza e supporto.Le operazioni di pre-registrazione cercano di rispondere ai bisogni di circa 49.000 persone che sono al momento presenti in Grecia continentale, affinché possano accedere alla protezione internazionale. Le procedure sono rivolte a coloro che sono entrati in Grecia tra il 1 Gennaio 2015 e il 20 Marzo 2016. Queste operazioni sono sostenute finanziariamente dalla Commissione Europea (Direzione Generale – Migrazione e Affari Interni) ed implementate con l’aiuto dell’UNHCR e dell’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO). In aggiunta, l’OIM fornisce informazione sui Programmi di Ritorno Volontario Assistito.L’UNHCR ha supportato queste operazioni guidando a livello tecnico nell’ideazione, pianificazione e preparazione, così come fornendo risorse materiali. L’UNHCR sostiene anche il processo di identificazione delle persone con bisogni specifici e facilita il loro accesso ad una assistenza adeguata. Fra le 15.500 persone pre-registrate fino ad ora, circa 680 minori non accompagnati o separati sono stati identificati e riferiti a EKKA, un’entità governativa specializzata che si occupa di minori non accompagnati o separati.
Alla fine di queste procedure, alle persone pre-registrate sarà dato appuntamento con il Servizio di Asilo per presentare la propria richiesta di asilo e accedere formalmente ai programmi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. Ai richiedenti asilo sarà notificata la data del loro appuntamento via SMS. Per questi appuntamenti sarà data priorità alle persone con bisogni specifici, inclusi i minori separati e non accompagnati.In seguito alla pre-registrazione, sarà necessario ampliare la capacità per finalizzare le registrazioni, esaminare le richieste di asilo e seguire i casi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. In questo l’UNHCR è pronto a supportare le autorità greche.
In considerazione del fatto che aumenta il numero di persone identificate come eleggibili per il ricollocamento, sono necessari una tempestiva implementazione dei programmi e un maggiore numero di posti a disposizione. Al 29 giugno 2016, solo 1.970 richiedenti asilo erano stati ricollocati dalla Grecia, rispetto all’obiettivo stabilito di 66.400.Sarebbe anche opportuno esplorare il reinsediamento per le persone che hanno legami familiari con persone al di fuori dell’UE.
Le operazioni stanno procedendo come previsto, con una capacità di gestione che è stata aumentata fino a circa 700 persone al giorno. La pre-registrazione dovrebbe essere completata entro inizio/metà agosto. Al momento la pre-registrazione sta avvenendo nelle regione dell’Attica e di Tessaloniki e nelle prossime settimane si sposterà in altre parti delle Grecia.

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