Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘asl’

Le autonomie locali

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

Nave_da_crocieraCi chiediamo ora che più di qualcuno tra i «signori che contano» ha la possibilità di meditare più a lungo, magari sotto un ombrellone o in una baita di montagna o in una crociera su una “barca di famiglia” dal pavimento maiolicato, se non si possa fare una riflessione in più sul modo come permettere alle esangui casse dello Stato di cambiare effettivamente logica di prelievo che non sia il solito andazzo con le manovre grandi e piccole che siano di aggiustamento, a mezza stagione, dei conti pubblici. L’unica possibilità sarebbe quella di porre mano alla più logica ed opportuna riforma strutturale nel sistema di organizzazione dello Stato e delle sue rappresentatività. Pensiamo, ad esempio, a due riforme tra tutte le possibili: quella di abolire le province (rammentiamo che il pateracchio che è stato creato non ha abolito le province ma ha generato una sua mutazione nel peggiore dei modi) e l’altra le Asl. Per entrambe sappiamo bene che a tenerle in piedi non vi sono ragioni di altro motivo se non politiche e di poteri clientelari. Non si tratta, ovviamente, di licenziare gli addetti a tali servizi ma, semmai, di trasferirli in altri settori potenziandoli (regioni, comuni, ospedali, centri assistenziali di varia natura e di primo intervento). Tutto questo è possibile perché in tali ambiti abbiamo uno sviluppo tecnologico molto basso ed elevarlo significa automatizzare servizi che oggi richiedono l’impiego di molte unità il cui utilizzo sarebbe prezioso altrove. Pensiamo alla mancanza di personale infermieristico nei nosocomi. Pensiamo, inoltre, alle mancate potenzialità di utilizzo di quella massa di ex-lavoratori che possono agevolmente e sia pure in part-time assolvere compiti delegati dalle amministrazioni locali per il controllo del territorio, per i rilievi dei prezzi al consumo, per presidiare le scuole, per rendere, tutto sommato, più agevole la vita dei cittadini in quelle aree di maggiore intensità abitativa e che notoriamente sono carenti di servizi. Perché quelli che contano nel “Palazzo” non incominciano a pensarci, almeno un poco? Forse ci vuole proprio un colpo di sole o una doccia ghiacciato per scuotere una indifferenza così marcata verso le soluzioni più logiche anche se è necessario dover pestare qualche callo di troppo? (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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10°Forum Risk Management – 2° Assemblea dei Direttori Generali sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2015

La situazione della sanità italiana è in pieno fermento. La discussione intorno alla modifica dell’articolo 5° della Costituzione, l’accorpamento delle Asl locali, la variazione e la creazione di nuovi soggetti che gestiranno la sanità sul territorio sono i principali argomenti di discussione che sono emersi durante la 2° Assemblea dei Direttori Generali tenutasi in occasione del 10° Forum Risk ManagementLino del Favero, Presidente Nazionale Federsanità ANCI, nel corso del suo intervento ha sottolineato come in questo momento di grande cambiamento, tutti i soggetti sono operativi nel contribuire a creare una nuova sanità capace di garantire efficienza e sicurezza per i cittadini.A livello strutturale – ha ricordato Del Favero – siamo chiamati a ridefinire competenze e professionalità. Confidiamo molto nell’apporto che i più stretti collaboratori dei Direttori Generali possono apportare in questo difficile momento di cambiamento. Anche il ruolo del Direttore Generale sarà diverso e sicuramente più articolato. Verrà chiamato, infatti, a gestire reti ospedaliere più grandi e complesse.Nessun disagio per i cittadini, sottolinea Del Favero. Da queste modifiche che interessano più noi, a livello organizzativo, i cittadini avranno a breve e medio termine solo vantaggi. Maggiore sicurezza in ambito sanitario per i cittadini, attenzione massima alle criticità che possono derivare da questi momenti di forte cambiamento sono i temi che Enrico Desideri, Vice Presidente Vicario Federsanità ANCI ha portato all’attenzione dei presenti.“Nessun taglio, nessuna struttura ospedaliera toscana, ha affermato Desideri, verrà chiusa. Potenzieremo le reti tra gli ospedali, in questo modo attraverso lo scambio di informazioni mediche si potrà soltanto arricchire la conoscenza e la qualità dell’offerta delle prestazioni sanitarie”.

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Vaccinazioni, un bene prezioso da mettere in comune

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

vaccinazioniMilano. Sono due i principali rischi legati al costante decremento della percentuale di bambini vaccinati in Italia e alla cultura anti-vaccinale che si è diffusa negli ultimi anni: la possibile ricomparsa di patologie da tempo debellate in Occidente (una su tutte la poliomielite) e la perdita della cosiddetta “immunità di gregge”, ossia il beneficio di cui godono tutti i cittadini, solo perché circondati da persone vaccinate e quindi immunizzate.Due pericoli concreti, e fondati sui numeri diffusi questa mattina all’Università di Milano-Bicocca, nel corso del convegno “Vaccinazione in età pediatrica. Guadagno di salute”. Nel 2014 il tasso di copertura vaccinale è sceso al di sotto del 95% per quanto riguarda patologie come la poliomielite, il tetano, la difterite, l’epatite B e la pertosse. Per morbillo, rosolia e parotite il livello è ancora più basso, all’86,6%, mentre per il meningococco C è sceso al 74,9%.Durante l’incontro – voluto dalla Asl di Monza e Brianza, una delle più virtuose d’Italia per la promozione di campagne vaccinali, che pure negli ultimi anni ha registrato un calo di vaccinazioni di circa il 2% annuo – specialisti e pubblici decisori hanno chiarito quali siano i rischi sottesi alla possibile diffusione di una cultura anti-vaccinale, sulla quale il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Aifa hanno già lanciato segnali d’allarme la scorsa settimana.Nel corso dell’evento è stato presentato anche un video, realizzato da Lorenzo Tozzi e Maria Elena Rosati, dal titolo “I sogni dei bambini”, che sarà diffuso attraverso la Rete per sensibilizzare le madri sull’importanza dei vaccini, affinché non si lascino condizionare da infondati preconcetti sulla loro pericolosità e non mettano a rischio la salute e il futuro dei propri figli.“Sul tema dei vaccini – dice il rettore dell’Università di Milano-Bicocca Cristina Messa aprendo i lavori del convegno – è necessario fare innanzitutto corretta informazione lasciando da parte i pregiudizi. È importante far capire a genitori e gruppi di interesse che le vaccinazioni sono prima di tutto una sicurezza per la collettività”.“La cosiddetta ‘immunità di gregge’ o ‘immunità di branco’ – spiega Matteo Stocco, Direttore Generale della Asl di Monza e Brianza – si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa della popolazione finisce per tutelare anche gli individui che non hanno sviluppato l’immunità. In sostanza, poiché le malattie infettive si trasmettono da individuo a individuo, la vaccinazione di una quota rilevante di popolazione fa sì che la ‘catena di trasmissione’ delle infezioni si interrompa con elevata probabilità, proprio perché un gran numero di appartenenti a quella popolazione sono immuni o meno esposti alla malattia. Attualmente – aggiunge Stocco – anche a causa delle campagne di vera disinformazione diffuse attraverso il web, registriamo un decremento dei tassi di copertura vaccinale che inizia a essere allarmante, e che rischia di compromettere l’efficacia di prevenzione generale garantita dall’‘immunità di gregge’. Anche la Asl di Monza e Brianza, nella quale abbiamo sempre dedicato particolare attenzione alle campagne vaccinali, ha conosciuto negli ultimi anni una lenta ma costante diminuzione della percentuale di bambini vaccinati. Per questo, anche attraverso il video presentato oggi, che mira a emozionare e a colpire la sensibilità di tutti i cittadini, vogliamo ribadire che i vaccini sono la miglior forma di prevenzione attualmente disponibile, e che attiene in primo luogo al senso di responsabilità dei genitori far sì che patologie da tempo debellate in tutto l’Occidente non tornino a minacciare la salute dei nostri figli”. “Il proprio Medico di Medicina Generale – e nel caso specifico il Pediatra – rimane la più affidabile fonte di informazione sui vaccini – commenta Carlo Maria Teruzzi, presidente OMCeO Monza e Brianza –. Grazie al rapporto di fiducia, i genitori possono essere aiutati nella comprensione, per una scelta consapevole delle vaccinazioni. Nulla è più importante che investire del tempo per fornire le informazioni necessarie relative alla salute dei loro figli. Il successo lo si ottiene quando tutti i vaccini raccomandati dal Medico vengono accettati o quando alcuni vaccini vengono programmati per un successivo appuntamento. Se un genitore rifiuta di vaccinare un proprio figlio, il successo può consistere nel tenere aperta la porta al confronto per favorire in futuro la scelta della vaccinazione o per indirizzare i genitori verso una fonte di informazione sanitaria affidabile”.

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Responsabilità medica: per l’errore del medico generico, paga anche l’Asl

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2015

cassazioneCon una recente sentenza, la Cassazione ha stabilito il seguente principio di diritto: “la Asl è responsabile civilmente, ai sensi dell’art. 1228 c.c. del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l’assistenza medico generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal S.S.N. in base ai livelli stabiliti secondo la legge”. La pronuncia è estremamente importante perché riconosce la responsabilità diretta del medico generico e, per il suo tramite, dell’Asl, e lo fa in virtù della stessa legge istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale e dei LEA. Queste normative creano un’obbligazione ex lege dell’Asl e, quindi, un diritto dell’utente, che ne è creditore.
I fatti I ricorrenti hanno agito nei confronti dell’Asl e del medico generico perché questo, chiamato la mattina per sintomi di ischemia cerebrale, si recava in visita soltanto il pomeriggio e disponeva cure inadeguate in base ai sintomi. Il paziente rimaneva paralizzato.
In primo grado il Tribunale condannava il medico generico in ragione del comportamento colposo e l’Asl in solido. Entrambi impugnavano la sentenza. La Corte d’Appello accoglieva il gravame dell’Asl, rigettando quindi la domanda risarcitoria dei danneggiati nei suoi confronti, poiché questa avrebbe assunto soltanto un obbligo di organizzazione, e non anche obbligazioni dirette nei confronti del paziente, ed altresì per l’assenza di rapporto di subordinazione del medico, sul quale l’Asl non avrebbe potuto esercitare alcun potere di vigilanza e controllo; confermava, invece, la condanna del medico. Avverso tale sentenza, proponevano impugnazione gli eredi del danneggiato per violazione degli artt. 1228 e 2049 c.c. La Corte di Cassazione osserva che la legge istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale (l. 833 del 1978) ha stabilito che vi siano “livelli di prestazioni che debbono essere, comunque, garantiti a tutti i cittadini” (art. 3) e, tra questi, vi è l’assistenza medico-generica, che individua come specifico compito attribuito alle Unità Sanitarie Locali (art. 14, comma 3, lett. h)). In forza di queste disposizioni, le Usl provvedono ad erogare l’assistenza medico-generica in forma domiciliare, tramite il medico generico, ed ambulatoriale, assicurando i livelli di prestazione stabiliti dal piano sanitario nazionale. Tale servizio costituisce un diritto dei cittadini, i quali scelgono il personale, sia in ambito ospedaliero, che nel territorio del Comune di residenza attraverso l’individuazione di un medico di base, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. La scelta del medico generico avviene, quindi, nei confronti dell’Usl; il medico scelto è tenuto a prestare l’assistenza medico-generica in quanto convenzionato ed in forza di tale rapporto. Questa configurazione non è mutata con l’introduzione delle Asl, che sono dotate di maggiore autonomia: l’assistenza medico-generica è rimasta tra le competenze principali e spetta loro provvedere a garantire i livelli uniformi di assistenza nel proprio ambito territoriale (art.1, d. lgs. 502 del 1992). Il vincolo dei medici generici all’Asl, espresso nella convenzione, si evince anche dal rapporto economico fra i due soggetti: questi percepiscono remunerazione non da parte dell’utente, ma esclusivamente dalla Asl (finanziate, di fatto, dalla fiscalità generale). Si configura, pertanto, un’obbligazione ex lege per l’Asl di prestare l’assistenza medico-generica nei confronti dell’utente. Questa viene adempiuta mediante l’attività del medico -nel caso specifico non dipendente, ma convenzionato col S.S.N., che assume carattere di rapporto “parasubordinato” perché, pur essendo autonomo, si caratterizza per una prestazione d’opera continuativa-. L’obbligazione non deriva da contratto e, pacificamente, neppure da fatto illecito, ma da “altro atto o fatto” di cui all’art. 1173 c.c.. Per la fase patologica del rapporto, la disciplina è quella degli art. 1218 e ss. e 1228 c.c.. La responsabilità contrattuale dell’Asl deriva direttamente dall’obbligazione originaria che lega il S.S.N. e l’Asl all’utente finale. (Claudia Moretti, legale Aduc)

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Toscana: Dal primo ottobre cambia l’attuale modalità di autocertificazione della fascia economica per il pagamento del ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 settembre 2014

regione toscanaCosa cambia. Non si potrà più autocertificare la propria fascia di reddito sulla singola ricetta, né in farmacia né negli ambulatori delle aziende sanitarie. Infatti, con il passaggio alla ricetta elettronica (che sta avvenendo in questi mesi e si concluderà con la fine del 2014), il codice della fascia economica sarà già presente sulla ricetta, ricavato direttamente dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. Sarà il medico prescrittore a riportare sulla ricetta, attraverso il software di prescrizione elettronica che interroga le banche dati del Mef e dell’Inps, la posizione economica dell’utente.
Cosa fare. E’ opportuno quindi verificare fin da subito, e poi annualmente, che il codice della propria fascia sia presente e sia corretto. E’ giusto che non sia presente solo se la propria fascia economica è superiore a 100.000 euro (secondo il reddito complessivo del nucleo familiare fiscale o ISEE). Se il codice che risulta è corretto, non si dovrà fare niente. Se invece il codice non c’è, o non è corretto, sarà necessario fare l’autocertificazione. Dal 1° ottobre 2014, se nessun codice è presente sulla ricetta, il cittadino dovrà pagare il ticket corrispondente all’importo massimo. E’ bene precisare che la scadenza del 1° ottobre si riferisce alla impossibilità di autocertificare sulla singola ricetta, ma ogni cittadino può regolarizzare la propria situazione in qualsiasi momento, dopo la scadenza, però prima di recarsi dal medico.Verifica e autocertificazione. E’ possibile verificare ed eventualmente autocertificare la propria fascia economica con la Carta Sanitaria Elettronica precedentemente attivata (alla Asl o in farmacia):
– direttamente on line sul sito della Regione: http://www.regione.toscana.it/servizi-online, essendo in possesso di un lettore di smart card.
– oppure in uno degli oltre 100 Totem “Punto Si” presenti in tutte le aziende sanitarie, inserendo la propria tessera sanitaria attivata nel Totem e seguendo la procedura indicata sullo schermo.
L’autocertificazione va fatta per ogni componente del nucleo familiare. Le aziende sanitarie sono tenute a effettuare controlli sulla veridicità del contenuto delle autocertificazioni. L’eventuale evasione dal ticket su dichiarazione non vera comporta il recupero degli importi non pagati e l’applicazione della sanzione amministrativa. I cittadini potranno avere assistenza agli sportelli della propria Asl. Per evitare che i cittadini paghino un ticket errato, nel caso di fascia non corrispondente, o per coloro per i quali la fascia non è resa disponibile dal Sistema tessera sanitaria, le aziende sanitarie hanno messo a punto iniziative specifiche volte a facilitare l’adempimento richiesto ai cittadini, con l’avvio della prescrizione elettronica voluta a livello nazionale e in via di implementazione. Attingendo alle informazioni della banca dati del Sistema tessera sanitaria dell’Agenzia delle Entrate e della banca dati degli assistiti, ogni azienda sanitaria ha rilevato i nominativi che risultano privi di codice di fascia assegnato. Questi cittadini riceveranno, se già non l’hanno ricevuta, una lettera da parte della propria azienda sanitaria, con allegato il modulo per l’autocertificazione, così da facilitarne la restituzione all’azienda sanitaria. L’assistito potrà inviare il modulo compilato e la copia di un documento di identità, utilizzando una delle diverse possibilità indicate nella lettera stessa. Se il cittadino ha fatto l’autocertificazione o utilizza un Isee in corso di validità, non è tenuto a fare niente e non dovrà tener conto della lettera. In tutte le Asl, nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia, sono affisse locandine per informare in maniera corretta e uniforme la popolazione.
Questi i codici relativi alla diverse fasce di reddito:
– ERA: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale inferiore a 36.151,98 euro;
– ERB: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 36.151,98 a 70.000 euro;
– ERC: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 70.000 a 100.000 euro.
Guarda tutte le istruzioni per la verifica della fascia economica.
Guarda le risposte alle domande frequenti sulle fasce economiche per i ticket sanitari.

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Diabete. Rischio di fallimento per le casse del SSN italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2013

Italiano: Diagramma prevalenza diabete e obesi...

Italiano: Diagramma prevalenza diabete e obesità negli USA. Creazione personale. (Photo credit: Wikipedia)

Il diabete non si vede e non si sente, almeno non prima di rivelarsi attraverso le sue complicanze. Ma intanto sono 250 milioni le persone nel mondo e l’8,6% della popolazione europea affette da questa condizione, che non risparmia neppure i bambini. Solo nel nostro Paese sono più di 200 le persone che ogno giorno si ammalano di diabete. Questa presenza ‘silenziosa’ ma ‘minacciosa, rappresenta la prima causa di ictus e di infarto oltre a causare complicanze a livello di occhio, rene e nervi e “assorbe il 10-15% dell’intero budget sanitario – ricorda la dottoressa Paola Pisanti, Presidente della Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute. l’Italia – ricorda sempre Pisanti – detiene però il ‘primato’ per essersi dotata per prima, nel mondo, di una legge ‘visionaria’ e ancora molto attuale come la 115/87 interamente dedicata al diabete. A questa, qualche mese, si è aggiunto anche il ‘Piano Nazionale Diabete’, in ottemperanza a quanto richiesto dalla Comunità Europea”. Il ‘Piano Nazionale Diabete’ tricolore è stato formalmente approvato all’unanimità in Conferenza Stato-Regioni alla fine dello scorso anno ma, finora, è stato di fatto recepito solo da 9 Regioni, peraltro con le differenze e le disparità che caratterizzano la nostra sanità regionalizzata. Tanto per fare un esempio, la regione Marche sta di fatto smantellando la rete dei centri diabetologici, trasferendo tutta l’assistenza di questa condizione sulla medicina generale. “E’ paradossale – commenta il professor Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana d Diabetologia – che mentre da un lato, finalmente si sia giunti a un Piano Nazionale del Diabete, dall’altro si insista su una regionalizzazione che tuttora fonte di disparità di trattamento tra cittadini italiani. Questo processo è contrario ai principi enunciati dal Piano che tra il suo decalogo elenca proprio la riduzione delle disparità e la valorizzazione della rete specialistica che così fortemente ha caratterizzato la diabetologia italiana. Se è ragionevole che i centri ‘glicemologici’ non abbiano più ragione di esistere, sarebbe altrettanto ragionevole operare una razionalizzazione della specialistica diabetologica potenziando in modo adeguato i centri di secondo e terzo livello”.Ma al di fuori dell’Italia, qual è la migliore assistenza per un persona con diabete? “In Gran Bretagna – afferma deciso Simon Griffin, professore di Medicina Generale all’Università di Cambridge – è quella basata sui medici di famiglia ma appoggiata a centri specialistici di riferimento. I migliori risultati infatti sono stati ottenuti laddove esiste una collaborazione tra medici di famiglia consentendo il passaggio del paziente ad un’assistenza di secondo livello, cioè a quella specialistica, in qualsiasi momento in caso di necessità”. Il processo passa anche attraverso il monitoraggio di una serie di parametri in tempo reale e questo grazie al fatto che i medici di medicina generale (MMG) immettono i dati relativi ai loro pazienti nei loro computer dotato di un software, grazie al quale possono essere estratti in un attimo a livello centralizzato. La partecipazione dei medici di famiglia a questo progetto è stato scuramente favorito dall’incentivo economico che deriva dall’immissione dei dati nel sistema. Oggi i medici di famiglia lavorano molto meglio di quanto prevedesse il Governo, ma questo sistema è risultato alla fine molto più costoso delle aspettative”.Ma potrebbe un sistema come questo funzionare in Italia? Nel nostro Paese sono ormai numerosi gli esempi di gestione integrata tra medicina generale e medicina specialistica. Un esempio è quello portato dal vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) Ovidio Brignoli. “Utilizzando un sistema di monitoraggio elettronico simile a quello illustrato da Griffin – elucida Brignoli – è stato possibile allargare l’assistenza a un numero maggiore di persone con diabete, ma ancor più è stato possibile coinvolgere sempre più medici di famiglia nel processo di gestione e ottenere tangibili miglioramenti, tra l’altro senza dovere ricorrere a incentivi economici. Questa azione rappresenta comunque il risultato della interazione e collaborazione tra medico di medicina generale e diabetologo. Con lo specialista condividiamo le linee d’azione e lo specialista partecipa ai nostri audit e processi di verifica”. “L’integrazione è parte essenziale del Piano Nazionale del Diabete – ricorda il professor Del Prato – che nasce nella logica di porre al centro dell’azione sanitaria la persona con diabete cui corrisponde, a seconda delle necessità e complessità clinica, la disponibilità di specifiche competenze. In quest’ottica è necessario rafforzare la figura specialistica del diabetologo come referente culturale di un processo di condivisione e verifica continua. Il diabetologo non è un esperto di “glicemia”. Piuttosto è il gestore all’interno di un processo complesso e coordinato della complessità ed evolutività della patologia diabetica. Il diabete costa molto, troppo. Ma questo costo è dovuto per oltre a metà ai ricoveri ospedalieri per le complicanze della malattia. Solo un’accurata integrazione delle cure potrà garantire la necessaria assistenza a un numero così ampio di persone con diabete, assistenza fondamentale per ridurre il rischio di complicanze.

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Asl, si misurano le performance e poi non se ne fa nulla

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2013

Nelle Asl italiane, le misure di performance dei servizi di assistenza primaria si fanno, solo che poi non si utilizzano. È questa l’estrema sintesi dei risultati di una ricerca su 59 aziende sanitarie locali coordinata da Antonella Cifalinò, vicedirettrice del Centro di ricerche e studi in management sanitario (Cerismas). Se ne è discusso nei giorni scorsi a Milano, in una tavola rotonda che ha riunito diversi direttori di Asl e che è stata presieduta da Americo Cicchetti, di rettore dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems). «Dall’indagine sono emerse essenzialmente due cose» spiega Cicchetti «La prima è che le aziende ritengono che vi siano indicatori per la misurazione delle performance più che sufficienti, ovvero che i flussi di dati per misurare le performance delle strutture dedicate all’assistenza primaria non sono così limitate come si potrebbe pensare. La seconda, e qui sta il problema, è il loro utilizzo: tutti hanno concordato sul fatto che è molto limitato». Le misure di performance dei servizi del primary healthcare risultano presenti nel 92% dell’assistenza medica primaria, nel 90% della farmaceutica territoriale e dell’assistenza domiciliare, nell’85% della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. C’è dunque un potenziale di informazioni non sfruttato. Quali sono i motivi? «È emerso in maniera ch iarissima che è un problema di cultura organizzativa» riferisce Cicchetti. «Su un’altra cosa importante si è rilevata una certa convergenza: c’è poca chiarezza sui modelli organizzativi; mentre negli ospedali è tutto molto chiaro, sul territorio i modelli organizzativi adottati dalle asl non permettono di chiarire in maniera esatta chi fa cosa e chi è responsabile di cosa».
È un peccato, perché in questo modo è difficile innescare processi di miglioramento: «come accade sempre, c’è un po’ di ritrosia al cambiamento organizzativo per la paura delle diverse categorie di perdere il proprio ruolo all’interno di un sistema. Si pensa che il processo di miglioramento colpisca le persone invece di introdurre miglioramenti vantaggiosi per tutti».(fonte doctornews33)

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Calabria: rimborsi Asl

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

Provinces of Calabria in the "toe" o...

Image via Wikipedia

In Calabria titolari di farmacia incolleriti per gli sviluppi dell’intesa regionale con cui, il 16 novembre scorso, le Asl di Catanzaro e Cosenza si erano impegnate a saldare tutti gli arretrati per la fine dell’anno. In totale circa dieci milioni di euro, riguardanti quattro mensilità (da giugno a settembre). A oggi tuttavia l’accordo è stato rispettato soltanto dall’Azienda sanitaria di Cosenza, mentre a Catanzaro le farmacie sono ancora in attesa. «Il direttore generale dell’Asl» spiega Vincenzo Defilippo, presidente di Federfarma regionale e provinciale «ha disconosciuto l’intesa con il pretesto che sul documento non c’era la sua firma. E’ vero, c’erano quelle del suo direttore sanitario e del direttore dei servizi finanziari, più quella del direttore generale della Sanità regionale. Se non bastano queste sigle per garantire un accordo, allora in Calabria non si può più firmare niente». Per i titolari della provincia, in ogni caso, la questione va ben al di là della legittimità formale. «Le due Asl» prosegue Defilippo «si erano impegnate a saldare perché la Regione aveva stanziato le risorse necessarie. Se Cosenza ha pagato, vuol dire che i soldi sono arrivati. Vogliamo allora sapere qui a Catanzaro che fine ha fatto il denaro». Una richiesta che il sindacato provinciale è pronto a sostenere anche con forme di protesta più forti. «Tra una settimana direttivo e assemblea si riuniranno per decidere il da farsi. In ogni caso siamo arrabbiati e disperati: aumentano le farmacie sull’orlo del fallimento e le incertezze sui rimborsi degli arretrati si riflettono sulle condizioni di pagamento che i fornitori praticano ai titolari. Forse chi amministra fa fatica a capirlo, ma anche noi abbiamo il nostro spread». Più chiaro di così.(fonte farmacista33)

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Lazio. Sanità: Non si ridurranno le Asl

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

“Il numero delle Asl verrà ridotto da 12 a 8 (con l’obiettivo finale di giungere a 6 entro la fine della legislatura. Una per Roma citta’, una per la Provincia  e una ciascuna per le altre quattro Province)..” E’ quanto  promesso dall’allora candidata alla presidenza della regione Lazio, Renata Polverini. Ieri ponevamo la domanda se il numero delle Asl sarebbe diminuito in base alle promesse elettorali della candidata Polverini. La presidente Polverini ha risposto: il numero delle Asl rimarrà lo stesso, di conseguenza la lottizzazione partitocratica ha di nuovo vinto. E degli utenti dei servizi sanitari chi se ne occupera’? Se le logiche sono queste c’e’ poco da sperare: prima i partiti poi i cittadini. Un tempo si diceva “verba volant”, scripta manent”. Le parole, invece, sono volate come gli scritti. E poi si dice che gli elettori sono sempre più sfiduciati! A chi e cosa credere?

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Quando si ridurranno le Asl?

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2010

Roma. “Il numero delle Asl verra’ ridotto da 12 a 8 (con l’obiettivo finale di giungere a 6 entro la fine della legislatura. Una per Roma citta’, una per la Provincia e una ciascuna per le altre quattro Provincie)..” E’ quanto  promesso dall’allora candidata alla presidenza della regione Lazio, Renata Polverini. La riduzione delle Asl sara’ il vero test per capire se la presidente e assessore alla Salute, Polverini, intende avviare “una forte razionalizzazione delle strutture”, come promesso, o sara’ artefice e vittima dell’ennesima lottizzazione partitica. Le mani dei partiti sulla sanita’, insomma. Le prossime settimane ci diranno in quale direzione la presidente Polverini intende muoversi.

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ll senso della vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2009

Milano Via Masaccio 19, 21-22 Marzo 2009Hotel Melià 1° Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica Ayurveda: il senso della vita La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici riconosce la Medicina Ayurvedica come atto medico; ciononostante, in Italia ancora si tende a confondere la medicina ayurvedica con ciò che di ayurvedico ha spesso solo il nome e nessuna scientificità. Per questo motivo, il I° Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica, voluto dalla SSIMA, ha l’obiettivo di porre le basi per una consapevolezza diversa della medicina Ayurvedica in Italia, mirando alla sua integrazione all’interno della scienza occidentale e in particolare all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Presenteranno esperienze in questo senso esperti italiani che stanno contribuendo e collaborando con le Asl e con gli Ordini dei Medici Provinciali per la realizzazione di servizi medici ambulatoriali pubblici di medicina ayurvedica.  “Ayurveda: il senso della vita” è il primo evento scientifico dedicato all’UOMO inteso come interazione fra Consapevolezza, Ambiente e Salute, i tre grandi contenitori dai quali l’esistenza dell’essere umano non può prescindere. <<In Ayurveda un organismo è visto come un sistema di relazioni che definisce in forma, funzione e ruolo gli organi che fungono da stazioni di rielaborazione e distribuzione delle relazioni stesse. Lo stesso schema di ragionamento ben si applica anche ai sistemi sociali che, identificati come sistema di “relazioni”, definiscono gli individui in forma, funzione e ruoli, delineandone quindi l’identità sociale>> dichiara il dottor Antonio Morandi, neurologo, presidente SSIMA e direttore scientifico del Congresso. Ne scaturisce, quindi, la necessità di acquisire la consapevolezza delle relazioni che danno forma al nostro mondo, determinando l’aumento o la riduzione della qualità della vita dell’Uomo e del suo Ambiente. Il congresso si prefigura come un momento di dialogo fondamentale per stabilire come queste relazioni possano divenire territorio di scambio tra l’Ayurveda e la scienza occidentale. Il Convegno infatti, si rivolge a medici, biologi, nutrizionisti oltre a operatori delle medicine convenzionali e non convenzionali che parteciperanno alle sessioni tenute da illustri medici internazionali e nazionali della medicina occidentale e ayurvedica. La prima giornata del congresso, Sabato 21 Marzo, è dedicata all’approfondimento generale sui temi delle relazioni e dell’ambiente. Oltre al dott. Antonio Morandi, Presidente SSIMA, apriranno i lavori congressuali Ministro dell’India sig.ra Panabaka Lakshmi, Hon’ble Minister of State for Health & Family Welfare, il Console Generale dell’India in Italia sig. Sarvajit Chakravarti e infine Brian Josephson, Nobel per la Fisica e autore della teoria unificata spirito-materia, di cui tratterà in sede congressuale. <<La connessione fra Fisica e Medicina Occidentale è sempre stata molto forte ma solo limitata alla descrizione del funzionamento meccanico e termodinamico degli organismi, o alla realizzazione di potenti strumenti diagnostici e terapeutici.>> sottolinea il dottor Morandi. <<Ad un certo punto però, la comunicazione fra queste due scienze si interrompe; la Fisica ha individuato, definito e cercato di spiegare la struttura della realtà e delle sue intime connessioni, mentre la Medicina Occidentale è rimasta solidamente ancorata alla visione riduzionista e meccanicistica degli organismi apparentemente isolati dal contesto ambientale. Non è così accaduto invece per l’Ayurveda>> conclude l’esperto. <<Come nel caso delle altre Medicine Tradizionali, l’Ayurveda ha sempre avuto una visione della realtà più ampia, intesa come un sistema di connessioni, relazioni e interdipendenze. Su questo concetto, ha sviluppato il suo modello medico.>> Al termine della prima giornata congressuale, una Tavola Rotonda con i principali interlocutori dell’Ayurveda europeo, analizzerà le problematiche legate alla diffusione dell’Ayurveda in Italia e  in Europa e la relativa regolamentazione legislativa circa la formazione professionale, le scuole e le attività di ricerca.

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