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Posts Tagged ‘aspettativa vita’

Mercato del lavoro e aspettativa di vita

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

L’aspettativa di vita è in crescita in tutto il mondo e, di conseguenza, la carriera lavorativa delle persone è destinata a durare più a lungo. Il classico percorso professionale in cui il dipendente inizia a lavorare subito dopo aver terminato gli studi per andare in pensione a circa 65 anni è ormai superato. Nel prossimo futuro, i lavoratori si indirizzeranno sempre di più verso un nuovo concetto di lavoro, più flessibile, che permetta di esplorare diverse aree professionali, approcciando più carriere parallele. Secondo quanto emerge dall’ultima edizione dell’Hays Journal, le aziende dovranno adattarsi sempre di più al percorso professionale dei dipendenti che non sarà più lineare, ma “multifase”.I cambiamenti lavorativi richiederanno ai professionisti di riqualificare o migliorare le proprie competenze, per questo la formazione continua diventerà parte integrante del percorso professionale di qualsiasi lavoratore. L’istruzione non si fermerà nel momento in cui si comincia a lavorare, bensì sarà necessario continuare ad aggiornarsi durante tutto il proprio percorso professionale.Secondo gli esperti Hays, la carriera “multifase” diventerà la norma nel prossimo futuro e le aziende non dovranno farsi cogliere impreparate, assicurandosi di avere sempre a disposizione talenti e skill necessari per essere competitive sul mercato. Per adattarsi a questi nuovi modelli di carriera, imprese e organizzazioni dovranno:
1. Garantire la flessibilità. La maggior parte degli attuali contratti di lavoro non garantisce molta flessibilità ai dipendenti che, sempre di più, vorrebbero poter gestire in modo più autonomo i propri orari di lavoro, dedicandosi ad altre attività, oltre alla propria occupazione principale. Offrire una maggiore flessibilità ai dipendenti permetterà alle aziende di mantenere a bordo i professionisti più qualificati.
2. Investire sulle competenze. Le imprese dovrebbero incoraggiare i propri dipendenti a migliorare le proprie competenze e, addirittura, a riqualificarsi per soddisfare il proprio desiderio di acquisire nuove skill, assumere un ruolo diverso in azienda e dare slancio alla propria carriera. In questo modo, le imprese avranno a disposizione lavoratori più qualificati, in grado di ricoprire diverse posizioni in azienda.
3. Creare una cultura del cambiamento. Sono le aziende per prime a dover incoraggiare i dipendenti alla crescita e al cambiamento, mostrando loro tutte le possibilità di carriera disponibili all’interno dell’organizzazione. Se l’azienda è in grado di supportare i dipendenti che desiderano acquisire nuove competenze ed esplorare diverse aree di interesse, è più probabile che riuscirà a fidelizzare le risorse maggiormente qualificate, trattenendole in azienda più a lungo.
4. Istituire programmi di “returnship”, training e smart working. Con l’evoluzione dei percorsi professionali, il mercato del lavoro non potrà più essere rigido, bensì dovrà sapersi adattare alle mutate esigenze dei lavoratori. Ad esempio, molti professionisti sono costretti a lasciare il lavoro o ad assentarsi per lunghi periodi per esigenze familiari o personali (maternità, accudire figli piccoli o parenti anziani). Le imprese dovrebbero istituire programmi di “returnship”, ovvero offrire nuove opportunità di carriera a quei professionisti qualificati che hanno sperimentato gap occupazionali e che quindi si sono allontanati per un po’ dal mondo del lavoro. In questo modo l’azienda potrebbe acquisire competenze preziose e il professionista potrebbe rimettersi in gioco professionalmente.
Inoltre, può essere utile avviare programmi di training rivolti ai dipendenti senior che desiderano riqualificarsi professionalmente. Considerato il progressivo aumento dell’età pensionabile, infatti, saranno sempre di più i professionisti alla ricerca di nuove opportunità di carriera anche in età avanzata.Infine, lo smart working dovrà essere una soluzione sempre più utilizzata dalle aziende che desiderano mantenere all’interno del proprio organico dipendenti di talento che faticano a essere presenti in ufficio a causa di impegni familiari e personali.

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Pensioni: Il Governo punta alla “sterilizzazione” dell’aspettativa di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Mentre i leader di M5S e Lega continuano a rassicurare la piazza, si alza la protesta Inps per le possibili modifiche alla riforma Fornero che potrebbero mandare via 400 mila lavoratori sopra i 62 anni: l’ente previdenziale mette le mani avanti, dicendo che rischia il collasso per via di una spesa aggiuntiva di 140 miliardi in 10 anni, per poi crescere ancora fino al 2046. A fronte dei costi proibitivi, pressato anche dal giudizio di Bruxelles, l’esecutivo potrebbe sentirsi costretto a mediare, rimandando a fine legislatura il piano iniziale di introdurre quota 100 e quota 41 in modo “puro”, non sottomesse a paletti e restrizioni varie. Alla fine, chi accetterà di lasciare il lavoro fino a cinque anni prima si potrebbe vedere sottratto circa il 20% di quello che avrebbe preso andando con la pensione di vecchiaia. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, rifiuta categoricamente l’idea di un trattamento del genere, al limite del ricatto, rivolto verso chi ha lavorato una vita ed ora, ad un passo dal traguardo, si trova a pagare un pegno assurdo. E se alla fine dovessero comunque lasciare quasi 100 mila docenti, da settembre ci ritroveremmo con una cattedra su quattro da assegnare a supplenza. A quel punto, l’apertura delle GaE non sarebbe più una possibile scelta, ma una decisione inevitabile per salvare il sistema.

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L’aspettativa di vita cresce: presto via dal lavoro a 67 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

opportunita-lavoroNell’ultimo periodo l’età per la pensione di vecchiaia dei dipendenti pubblici è stata già ritoccata due volte: prima nel 2013, di tre mesi, poi, tre anni dopo, nel 2016 di altri quattro, sino a quota 66 anni e sette mesi per gli uomini (65 anni e sette mesi per le dipendenti del settore privato). E già si parla, in parallelo, di un possibile incremento dei requisiti contributivi utili per uscire dal lavoro con la pensione di anzianità. La relazione tra la soglia pensionistica e l’aspettativa di vita è stata introdotta con la manovra estiva di bilancio pubblico del 2009: il provvedimento è stato confermato da quattro Governi. Anzi, quello attuale sta addirittura anticipando la ‘clausola di salvaguardia’ della riforma Fornero, in base alla quale l’incremento dell’età pensionabile a 67 anni sarebbe scattato dal 2021. Tra l’altro, l’aggiornamento dell’età, oggi previsto ogni tre anni, dal 2019 si modificherebbe ogni due. Sino ad arrivare a 70 anni, nel volgere di un trentennio.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Continuare a considerare solo l’aspettativa di vita per giustificare questo processo assurdo di innalzamento dell’età pensionabile significa gestire l’economia del Paese in modo miope. Abbiamo il più alto numero di Neet d’Europa, una disoccupazione inferiore solo alla Spagna, il corpo docente più vecchio ed esposto al rischio burnout dell’area Ocse, e continuiamo a mandare in pensione i cittadini lavoratori sempre più tardi. I giovani, in tal modo, quando avranno spazio? Perché in Germania si continua a lasciare la cattedra con 25 anni di contributi senza tagli allo stipendio. Invece, in Italia gli immessi in ruolo nella scuola dal 2015 sono destinati a percepire un assegno decurtato tra il 38% ed il 45% rispetto a chi ha lasciato il servizio sino a quell’anno. Ancora di più perché gli stipendi che percepiscono sono fermi ai box da nove anni e spolpati dal costo della vita: ora ci dicono che con 85 euro medi lordi di aumento previsti dal nuovo contratto, peraltro nemmeno per tutti, si pareggerà tutto. Le cose non stanno così è per questo invitiamo il personale a garantirsi almeno il triplo dell’aumento, più arretrati, presentando ricorso con noi.

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