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L’aspirina a bassa dose e i casi di cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

L’acido acetilsalicilico riduce in maniera significativa il rischio di ammalarsi di tumore nel paziente ad alto rischio cardiovascolare (secondo l’AIRC, un uomo su due e una donna su tre, nel corso della loro vita, svilupperanno questa malattia). Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Italia è il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente questo beneficio preventivo aggiuntivo del farmaco nei pazienti trattati per la prevenzione cardiovascolare. Un importante risultato dimostrato da due meta analisi: la prima ha considerato 4 studi che hanno arruolato 14.033 pazienti trattati con acido acetilsalicilico per la prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria. Dopo circa 5 anni di utilizzo, l’acido acetilsalicilico a basse dosi (da 75 mg fino a 300 mg/die) ha ridotto di quasi il 40% l’incidenza del cancro del colon-retto. Una seconda meta-analisi, che ha considerato 6 studi in prevenzione primaria su 35.535 persone ad elevato rischio cardiovascolare, che hanno utilizzato acido acetilsalicilico (a basse dosi, 75-100 mg/die), ha evidenziato una riduzione dell’incidenza complessiva di cancro del 24% a partire dal quarto anno di trattamento.
“La decisione dell’AIFA riconosce che la prevenzione del cancro colo-rettale rappresenta un beneficio aggiuntivo di una prevenzione cardiovascolare a lungo termine con acido acetilsalicilico a basse dosi – spiega il Prof. Carlo Patrono, Docente di Farmacologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma -. Un riconoscimento basato sulle stesse evidenze scientifiche ha motivato la United States Preventive Services Task Force (USPSTF) a formulare nel 2016 nuove linee guida per la prevenzione primaria delle complicanze cardiovascolari e del cancro colo-rettale con acido acetilsalicilico a basse dosi”.
“Queste linee guida definiscono il beneficio che l’uso di acido acetilsalicilico a basso dosaggio apporta in persone ad alto rischio cardiovascolare (del 10% o superiore a 10 anni, di età compresa tra i 50 e i 59 anni, e a basso rischio emorragico), nella prevenzione del cancro al colon-retto – afferma il Prof. Andrea De Censi, Direttore Oncologia Medica dell’Ospedale Galliera di Genova -. Inoltre, da decenni si stanno accumulando evidenze scientifiche da studi indipendenti a supporto di un effetto di basse dosi di acido acetilsalicilico nel ridurre sia l’incidenza che la mortalità di diversi tumori nella popolazione generale, con i dati più robusti a sostegno di un effetto preventivo contro il cancro del colon-retto”. In Italia nel 2018 sono stimate circa 51.000 nuove diagnosi di questa neoplasia, al secondo posto sia tra gli uomini (15% di tutti i nuovi tumori) che tra le donne (13%), preceduta rispettivamente dalla prostata e dalla mammella. La sopravvivenza a 5 anni è pari al 66% per il colon e al 62% per il retto. A seconda della natura degli studi, il periodo di latenza varia fra i 3 e 10 anni, perché l’effetto preventivo dell’aspirina nei confronti del cancro colo-rettale sia dimostrabile in maniera statisticamente convincente.
“Una recente metanalisi – sottolinea il Dr. Luis Alberto García Rodríguez, Direttore CEIFE (Centro Español de Investigación Farmacoepidemiológica) di Madrid – ha evidenziato una riduzione di rischio più marcata con l’aumento della durata (almeno 5 anni), in particolare nei tumori del pancreas, ovaio e cervello. In questa metanalisi, 105 studi originali in 218 pubblicazioni hanno riportato una riduzione del rischio anche con una durata inferiore (meno di 5 anni). I risultati sono in linea con un altro studio che ha mostrato una riduzione del rischio nel carcinoma colo-rettale già dopo il primo anno di trattamento con acido acetilsalicilico a basso dosaggio. L’effetto aumenta leggermente con una durata maggiore”. Sono in corso ricerche per chiarire in che modo l’acido acetilsalicilico determini l’effetto chemiopreventivo. “La nostra ipotesi di lavoro – afferma il Prof. Patrono – è che si tratti dello stesso meccanismo attraverso il quale l’acido acetilsalicilico a basse dosi esercita un effetto cardioprotettivo, cioè l’inibizione dell’attivazione piastrinica. La conseguenza di questa inibizione sarebbe rappresentata da una ridotta liberazione da parte delle piastrine di molteplici fattori che favoriscono la crescita tumorale e la diffusione metastatica delle cellule tumorali. Il nostro Gruppo di Ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha vinto quest’anno un Catalyst Grant di Cancer Research UK insieme con altri gruppi di ricerca che operano in istituzioni accademiche inglesi e americane per indagare ulteriormente il meccanismo d’azione dell’aspirina nella prevenzione di alcuni tumori”. Un aspetto che richiede un approfondimento riguarda i dosaggi. “Recenti analisi – conclude il Prof. De Censi – suggerirebbero infatti un effetto legato al peso corporeo.

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Aspirina, un ‘asso’ per la prevenzione di malattie cardiovascolari e tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

massimo volpeL’aspirina è molto più che un farmaco. E’ un monumento alla prevenzione, sia in ambito cardiovascolare, che dei tumori. Come per tutti i farmaci tuttavia, è necessario valutare con attenzione il rapporto beneficio-rischio. E i rischi nel caso dell’aspirina si traducono essenzialmente nei sanguinamenti a livello gastro-intestinale e cerebrale. Mentre nel caso della prevenzione secondaria di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus) il ruolo protettivo dell’aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti è indiscusso, gli studi clinici non hanno ancora dato un verdetto definitivo sull’opportunità di usare l’aspirina nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Anche sul fronte dei tumori, sebbene le evidenze scientifiche suggeriscano un ruolo protettivo dell’aspirina (soprattutto contro il tumore del colon), non esistono ancora prove certe al riguardo. In attesa che tutti questi punti vengano chiariti, nella pratica clinica di tutti i giorni, il medico si trova a dover decidere se trattare o meno i suoi pazienti con l’aspirina, anche in prevenzione primaria, in assenza di qualunque linea guida o raccomandazione. E adottare un atteggiamento troppo prudente, cioè quello di evitare l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria in tutti i pazienti, può portare a perdere un’occasione importante di prevenire un certo numero di infarti, ictus e forse tumori. Per aiutare dunque i medici a prendere decisioni delicate nella pratica clinica, in attesa dei risultati degli studi in corso e di linee guida dedicate all’argomento, gli esperti della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) hanno messo a punto un documento di expert opinion, raccogliendo il punto di vista di grandissimi esperti del campo.
aspirina_IMG“L’aspirina – ricorda il professor Carlo Patrono del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – ha molteplici effetti farmacologici, in funzione della dose e dell’intervallo posologico: riduce la febbre, determina una riduzione del dolore di intensità lieve-moderata e di alcuni segni e sintomi di infiammazione. L’aspirina è inoltre un farmaco antipiastrinico ideale, effetto ampiamente sfruttato negli ultimi 30 anni. Nell’ultimo decennio infine è stato caratterizzato un effetto chemio-preventivo dell’aspirina nei confronti del cancro del colon-retto”.
L’aspirina in prevenzione secondaria e primaria. Gli studi clinici hanno dimostrato che l’aspirina, utilizzata in prevenzione secondaria nei pazienti che abbiano già avuto un infarto o un ictus, determina una significativa riduzione della mortalità e protegge dal ripetersi di questi eventi. Le linee guida di tutte le società scientifiche ne raccomandano dunque l’utilizzo in prevenzione secondaria. Ma l’aspirina potrebbe avere uno spazio anche in prevenzione primaria, nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare, ma che non abbiano ancora presentato un infarto o un ictus? Sulla risposta a questa domanda la comunità scientifica si divide. Il fronte del ‘no’ si trincera dietro il rischio, non trascurabile, di emorragia (gastrointestinale, cerebrale, ecc) comportato dall’aspirina, del tutto accettabile nel contesto ‘prevenzione secondaria’ (il gioco vale la candela) ma con un peso ‘rischio-beneficio’ dubbio nel contesto ‘prevenzione primaria’.
L’aspirina previene i tumori? I fautori del ‘si’ fanno notare che i benefici dell’aspirina, oltre che alla prevenzione degli eventi cardio e cerebrovascolari si estendono anche al fronte dei tumori; recenti studi sembrano infatti suggerire un suo ruolo nella prevenzione dei tumori del colon-retto e di altre neoplasie e alcune metanalisi hanno evidenziato che l’assunzione di aspirina al dosaggio di 75-300 mg/die per oltre 5 anni ridurrebbe il rischio di cancro del colon-retto del 40%. Mancano tuttavia anche nel caso dei tumori evidenze ‘solide’ e dunque contemplate dalle linee guida per proporre l’aspirina in prevenzione primaria.
colon-retto tumoreFin qui i ragionamenti scientifici. Nella pratica clinica tuttavia sempre più di frequente l’aspirina viene prescritta in prevenzione primaria, in maniera ‘off label’. In questa sorta di ‘limbo’ nel quale mancano ancora prove certe di un beneficio nettamente superiore ai rischi, la comunità scientifica suggerisce di valutare caso per caso se iniziare o meno la terapia con aspirina in un’ottica di prevenzione primaria integrata (cardiologica e oncologica). “La creazione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato – afferma il professor Massimo Volpe, presidente eletto della Siprec – sarebbe quindi fortemente auspicabile e potrebbe costituire uno strumento di fondamentale importanza a disposizione del clinico, in attesa che gli studi prospettici (sono 5 quelli attualmente in corso che stanno vagliano il ruolo dell’aspirina in prevenzione primaria , tra i quali ACCEPT-D, ASCEND, ARRIVE, ASPREE) siano in grado di chiarire il duplice ruolo combinato dell’aspirina nella prevenzione di patologie cardio-vascolari e neoplastiche”.
vasi sanguigniE allora quando dare l’aspirina in prevenzione primaria? Impossibile secondo gli esperti rispondere in maniera netta alla domanda ‘aspirina si o no in prevenzione primaria’. L’aspirina potrebbe avere un ruolo in prevenzione primaria nei soggetti ad alto rischio di malattie cardiovascolari e con basso rischio di sanguinamento. Secondo il professor Raffaele De Caterina dell’Istituto di Cardiologia dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti sarebbe dunque meglio avvalersi, per questa scelta, di soglie del rischio che, per quanto arbitrarie, sono comunque meglio della totale assenza di raccomandazioni. “Gli elementi già disponibili – afferma De Caterina – suggeriscono che l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria riduce la mortalità, anche extra-vascolare, riduce gli infarti e probabilmente anche gli ictus ischemici, al costo di un numero di sanguinamenti maggiori, in gran parte reversibili, e di un piccolissimo aumento del rischio di ictus emorragico (evento rarissimo)”. Due anni fa, 7 società scientifiche nazionali che si occupano di prevenzione cardiovascolare, insieme al Working Group Thrombosis dell’ESC hanno concluso che l’aspirina possa essere senz’altro data in prevenzione primaria in presenza di un rischio a 10 anni di eventi cardiovascolari maggiori superiore al 20%, a meno che non vi sia una storia di sanguinamento senza cause reversibili o in caso di assunzione concomitante di altri farmaci che aumentino il rischio emorragico. Nel caso di un rischio a 10 anni calcolato intorno al 10-20%, andrà considerata anche familiarità per cancro gastro-intestinale (soprattutto del colon) e le preferenze del paziente. E a maggior ragione andrà valutato attentamente il rischio di sanguinamento.
Il ruolo del Medico di Medicina Generale e della medicina del Territorio risultano cruciali in un contesto di prevenzione primaria. “Il Medico di Medicina Generale – afferma Augusto Zaninelli, professore di Medicina Generale dell’Università di Firenze – dovrebbe farsi custode della storia clinica globale del singolo paziente e del suo rischio cardiovascolare globale arrivando a considerare finanche la sua storia familiare. Pertanto, lo sviluppo di questo nuovo paradigma di prevenzione primaria cardiovascolare e neoplastica globale conferma, ed anzi incrementa, la centralità dell’attività del Medico di Medicina Generale anche nell’ottica di un attento follow up a lungo termine dei pazienti in terapia con aspirina”.
In Italia la mortalità totale in poco più di 30 anni si è dimezzata (-51% tra il 1980 e il 2013) e le malattie cardiovascolari sono quelle che più hanno contribuito a questo successo (- 63% la mortalità per cardiopatia ischemica; -70% mortalità per malattie cerebro-vascolari). Le malattie cardiovascolari rappresentano tuttavia ancora la principale causa di morte per gli italiani. I dati ISTAT nel 2013 evidenziano che queste patologie contribuiscono per il 37% alla mortalità totale (41% nelle donne e 34% negli uomini); le malattie ischemiche del cuore determinano il 12% della mortalità totale (11% nelle donne, 13% negli uomini) e quelle cerebrovascolari il 10% (11% nelle donne e 8% negli uomini). Un problema ‘emergente’ è rappresentato dallo scompenso cardiaco, che spesso costituisce un’evoluzione della cardiopatia ischemica e che è causa ormai di oltre la metà dei ricoveri per malattie cardiovascolari. Ma in quale percentuale la riduzione degli infarti fatali registrati nei 20 anni tra il 1980 ed il 2000, nella popolazione italiana di età 25-84 anni, è da attribuire alle azioni di prevenzione primaria sui fattori di rischio nella popolazione (principalmente correzione dello stile di vita, inteso come alimentazione, attività fisica, abitudine al fumo), e quale ai trattamenti farmacologici e chirurgici (by-pass aorto-coronarico e angioplastica) in fase acuta, in prevenzione primaria e secondaria?
infarto-miocardico-acuto“Dei 42.927 decessi in meno registrati tra il 1980 ed il 2000 per malattia coronarica – afferma Luigi Palmieri del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma – ben il 58% è attribuibile ai benefici derivanti dalla riduzione dei principali fattori di rischio nella popolazione (effetto ridotto di un 3% per l’incremento del diabete e dell’obesità), mentre il 40% ai benefici derivanti dal complesso dei trattamenti farmacologici e chirurgici. Questi risultati enfatizzano l’importanza di una strategia complessiva che da un lato promuova attivamente un’azione di prevenzione primaria di popolazione sulle malattie cardiovascolari perseguendo la riduzione dei principali fattori di rischio attraverso l’adozione di stili di vita salutari, e dall’altra massimizzi la copertura della popolazione con trattamenti farmacologici e chirurgici efficaci”.
Andando a ritroso nel tempo c’è chi considera il ‘900 il secolo dell’aspirina, a sottolineare la grande importanza che riveste questa molecola per la medicina. Brevettata nel 1899, l’aspirina è stato il farmaco più utilizzato nel corso del XIX secolo. Utilizzato inizialmente come anti-infiammatorio, si è in seguito imposto come farmaco ‘salvavita’ nelle malattie cardio-vascolari. Possiamo, quindi, convenire, che:
● Negli ultimi 30 anni in Italia la mortalità per cardiopatia ischemica si è ridotta del 63 per cento e quella per ictus del 70 per cento grazie ad uno stile di vita più salutare e delle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria
● La prevenzione cardiovascolare in Italia è dunque una storia di successo e l’aspirina è uno dei protagonisti indiscussi: usata finora con beneficio in prevenzione secondaria, gli esperti si chiedono se i tempi siano maturi per un suo utilizzo anche in prevenzione primaria
● Obiettivo proteggere dalle malattie cardiovascolari, ma forse anche dai tumori. Senza dimenticare il rovescio della medaglia, cioè il rischio di sanguinamenti.
E per guidare i medici nelle decisioni di tutti i giorni, in attesa delle linee guida, una soluzione potrebbe essere l’adozione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato
● In un position statement redatto da alcuni dei maggiori esperti del campo, il parere della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) che suggerisce ai medici di personalizzare la scelta sul profilo di rischio individuale del paziente. (foto. prof. massimo volpe)

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Aspirina: i mille volti di un farmaco

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

aspirina_IMGL’acido acetilsalicilico, universalmente noto come Aspirina, rappresenta uno dei principi attivi più utilizzati nella storia della medicina: da più di un secolo, infatti, viene impiegato come antinfiammatorio, antidolorifico e antipiretico. Dagli anni ’70, poi, l’attenzione della comunità medico scientifica si è concentrata sugli effetti d’inibizione dell’aggregazione piastrinica ed i conseguenti vantaggi in termini di prevenzione cardiovascolare con regimi terapeutici a basso dosaggio (75/100 mg al dì).Ora, il medesimo farmaco utilizzato nella prevenzione cardiovascolare, sta dimostrando un’efficacia, ipotizzata già alcuni anni fa ma che sta trovando conferme crescenti anche nel campo della prevenzione dei tumori, soprattutto quelli del tratto gastrointestinale (cancro del colon retto, dell’esofago e dello stomaco). I dati a supporto di questa tesi sono frutto di analisi retrospettive condotte su studi dedicati alle patologie cardiovascolari, nei quali i pazienti assumevano il farmaco a lungo termine. Perché l’aspirina a basso dosaggio possa avere un’indicazione specifica per la prevenzione oncologica è necessario avere conferme da studi clinici mirati che possano dire con certezza quali tumori, in quali soggetti, a quali dosaggi e per quanto tempo sia necessario somministrare il farmaco per avere effetti di protezione oncologica.
Durante il Congresso SIMG Calabria (Società Italiana di Medicina Generale) “La cronicità e la medicina primaria nell’ambito delle nuove modalità organizzative della medicina generale”, che si svolge in questi giorni a Crotone, si è tenuta una sessione di aggiornamento presentata dal Prof. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale SIMG, interamente dedicata a questo tema, partendo proprio dall’illustrazione dei dati ottenuti negli studi realizzati, e in corso di realizzazione, sui pazienti che assumono aspirina a basso dosaggio come prevenzione cardiovascolare, verificando l’effetto protettivo nei confronti di alcuni tumori.“Per quanto ci riguarda, la nostra società scientifica (SIMG), disponiamo di una banca dati chiamata Health Search, cui afferiscono più di 700 medici di medicina generale (con più di un milione di pazienti seguiti) dalla quale derivano i dati presentati. – dichiara il dottor Piero Vasapollo, Presidente regionale SIMG Calabria – Dall’analisi dei dati si è visto che l’effetto preventivo sulle patologie oncologiche si ottiene con l’assunzione giornaliera di aspirina a basso dosaggio per un periodo prolungato – prosegue il dottor Vasapollo – L’assunzione anche continuativa per i primi tre anni non determina differenze significative. Ma dopo 5 – 10 anni si è osservata una riduzione del 30-35% dei casi di tumore del colon retto, della mammella e della prostata, soprattutto nei soggetti tra i 50 e i 65 anni. Non solo, altro dato molto interessante riguarda il possibile beneficio derivante dall’azione antiaggregante dell’aspirina in termini di riduzione della frequenza delle metastasi, validando così un ulteriore effetto di aspirina oltre alla prevenzione diretta.” “Al momento, però, per l’aspirina a basso dosaggio gli enti regolatori non hanno ancora approvato l’indicazione specifica alla prevenzione oncologica. – conclude il Dottor Vasapollo – Per questo è necessario realizzare studi su ampie popolazioni di pazienti che contemplino un end-point primario legato specificatamente alla prevenzione oncologica”.
Se dal 2013 le Linee Guida Statunitensi ed Europee si sono dichiarate concordi riguardo l’utilità di aspirina a basso dosaggio nei pazienti a rischio cardiovascolare elevato in prevenzione primaria, l’eventuale conferma del beneficio oncologico potrebbe, in futuro, ampliare l’utilizzo anche per i pazienti a rischio cardiovascolare moderato. Un altro beneficio importante, che verrebbe dalla conferma dei dati attuali, è che la consapevolezza di attuare una doppia prevenzione – cardiovascolare e oncologica – con un singolo farmaco, potrebbe migliorare notevolmente l’aderenza alla terapia dei pazienti. Un aspetto, questo, sempre cruciale nei trattamenti a lungo termine.

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Medicina: Antiaggreganti piastrinici

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2012

Roma giovedì 15 marzo 2012 ore 17.00 auditorium Istituto della I clinica medica – Policlinico Umberto I via del Policlinico 155, si terrà una conferenza dal titolo Antiaggreganti piastrinici.Coordinano l’evento Carlo Patrono dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Francesco Violi della Sapienza. I relatori della conferenza sono Stefania Basili della Sapienza parlerà della Resistenza all’aspirina rivisitata, Carlo Patrono della Cattolica del Sacro Cuore di Roma affronterà il tema degli Antagonisti del recettore piastrinico P2Y12, Bianca Rocca, ricercatrice presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, parlerà degli Antagonisti del recettore piastrinico PAR-1 e Piera Merlini del Niguarda di Milano parlerà della Farmacogenetica dell’inibizione piastrinica. (fonte:Accademia medica di Roma)

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