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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘assalto’

Assalto alla sinagoga di Halle

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

By Marco Imarisio. E’ quanto scrivono coloro che hanno vissuto quei tragici momenti: “In quei dieci minuti c’è stato solo silenzio. Anastasia Pletoukhina si è sempre chiesta come poteva essere, quando sarebbe arrivato il momento. Perché sapeva, che prima o poi sarebbe successo. Quando all’improvviso è arrivato lo sparo, non ci sono state grida, e neppure scene di panico. «Stavamo pregando. Ci siamo guardati in faccia, e senza parlare abbiamo deciso cosa fare. Non è stato come me lo sono sempre immaginato, con il panico e il terrore. È stato quasi normale. Una cosa calma. Come un film muto».La piccola storia orale dell’attentato alla sinagoga di Halle comincia con questo vuoto. I sopravvissuti che ieri sono rimasti a colloquio con il presidente federale Frank-Walter Steinmeier, in visita sul luogo della mancata strage, citano quell’attimo sospeso, senza disperazione, come un momento di consapevolezza collettiva. Intanto un funzionario di Polizia fa parcheggiare un blindato sulle macchie di sangue lasciate dalla passante uccisa proprio davanti all’ingresso, ancora ben visibili sulla strada.La signora Pletoukhina è figlia di uno scampato al campo di concentramento di Buchenwald. Dice che il passato non c’entra nulla con la certezza che qualcosa di brutto prima o poi sarebbe avvenuto, è qualcosa che riguarda piuttosto il presente. «Al secondo sparo, che ha causato un urto sul portone, io ho subito pensato alle finestre che si affacciano sulla strada. Sono di vetro, non hanno grata. Quell’uomo avrebbe potuto spararci attraverso, lanciare una bomba, sarebbe stato un massacro. Ero a terra, ma quando ho fatto per alzarmi, mio marito e due ragazzi mi hanno detto di strisciare verso le scale e di salire con gli altri».All’interno della sinagoga ci sono una quarantina di persone, in maggioranza anziani. Max Privorozki, il capo della comunità ebraica di Halle, li accompagna al secondo piano. La scala è stretta, devono salire due a due. «Hanno capito subito di cosa si trattava. Io facevo segno di stare zitti, ma non ce n’era bisogno, e con le mani indicavo loro di seguirmi». Nel centro della sala c’è un anziano, anche lui un reduce dai campi di sterminio, che è l’unico ad essersi alzato in piedi. «Per dirigere il traffico», come dice ammirato Privorozki. «Abbiate fiducia», continua a ripetere, ce la faremo. Gli credono. Si vede che quel vecchio non ha paura. Nessuno si lamenta. Nessuno fiata. «Una volta sopra, sono rimasti in piedi, dietro alla porta chiusa. Non sapevamo chi l’avrebbe aperta», continua Privorozki. «Volevamo essere pronti, in ogni caso».
Al pianterreno sono rimasti in cinque. C’è il marito di Anastasia, c’è Roman, che è venuto da Berlino con due amici per celebrare Kippur nella sua Halle. «Io ero indietro e vicino al muro. Ho visto questa figura, sfocata, sembrava massiccia, una specie di gigante. Dopo gli spari si è messo a urlare, vedevo il movimento della bocca, e intanto si muoveva lentamente verso la porta. Mi ci sono avvicinato anch’io, d’istinto. Con i miei amici abbiamo fatto una barricata di sedie e ci siamo messi dietro. Io avevo in mano una menorah (il candelabro a sette braccia, ndr), bella pesante. Ero pronto a combattere. Eravamo convinti che in 2-3 minuti quell’animale sarebbe riuscito ad entrare. Mi veniva da piangere. Avevo paura».Un altro colpo alla porta. Un’altra serie di spari, forse quelli che uccidono la prima vittima. «Accanto a me c’è uno dei miei amici. Un mio collega francese di origine ebraica. Lo sento che sussurra “bastardo, bastardo, maledetto pezzo di m…”. Lo guardo in faccia e anche lui ha gli occhi lucidi. Gli chiedo sottovoce se qualcuno ha chiamato la polizia, lui mi fa cenno di sì con la testa. Inizio a chiedermi quand’è che arriva». Non succede più niente. Solo quel silenzio, che dura qualche minuto ancora, interrotto dalle sirene, e da una voce che parla al megafono. «State tranquilli, siete fuori pericolo». Poteva essere una strage, è stato un miracolo. Rimane la rabbia. Anastasia Pletouckhina dice di averlo anche detto al presidente. «La nostra comunità ha chiesto più volte la protezione della polizia. Ci è sempre stato risposto che non c’era alcuna minaccia grave nei nostri confronti. Però ai nostri uomini sconsigliano di andare in giro con la kippah, il nostro copricapo. Che ipocrisia». Ieri, la kippah ce l’avevano tutti. Ma era una giornata molto particolare. Poi ci sono tutte le altre”. (Thanks to Corriere della Sera)

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Il Coisp assalta il Viminale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2010

Roma 2i luglio 2010 ore 10. Sarà  un “assalto” in piena regola, certamente pacifico ma carico di rabbia e indignazione, quello che i poliziotti del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, porteranno, armati di volantini, al Palazzo del Viminale, per chiedere le immediate dimissioni del Ministro dell’Interno Maroni. Il palazzo del Ministero sarà invaso dal frastuono delle vuvuzelas, mentre nel piazzale le ormai famose sagome dei poliziotti pugnalati alle spalle serviranno a ricordare il grave tradimento del Governo nei confronti delle Forze dell’Ordine e dei cittadini. “L’attuale maggioranza in campagna elettorale non ha fatto che promettere un impegno straordinario e prioritario sul versante della Sicurezza – commenta il Segretario Generale Franco Maccari -, promesse che sono state clamorosamente tradite una volta conquistato il potere”. “Il Governo – spiega Maccari – anziché combattere il crimine, sembra avere cambiato schieramento: ha girato i cannoni e si è messo a sparare contro le Forze dell’Ordine! Questo è dimostrato dai provvedimenti legislativi che mettono i bastoni tra le ruote alle Forze di Polizia, ma soprattutto è evidente il continuo taglio dei viveri a chi deve garantire la sicurezza del territorio e il contrasto alla criminalità: con l’ultima Finanziaria l’intero Comparto Sicurezza viene messo in ginocchio, mentre si tenta di illudere e tenere buoni i cittadini con l’aria fritta, ad esempio con le divise a passeggio nei centri storici delle città o le ronde fallite miseramente sul nascere”. Conclude il leader del COISP: “E’ davvero triste essere costretti a manifestare per chiedere al Governo di tutelare gli uomini in divisa, di garantire loro dignitose condizioni di lavoro, ma soprattutto di condividere con loro l’orgoglio di rappresentare e difendere le Istituzioni italiane!”.
Sempre in giornata il COISP parteciperà, insieme alle altre organizzazioni sindacali del Comparto Sicurezza-Difesa e dei Vigili del Fuoco, alla grande manifestazione organizzata in piazza Montecitorio che porterà in piazza la rabbia e l’indignazione di tutti quegli uomini e quelle donne che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la difesa del Paese, anche a sacrificio della propria vita, ricevendo in cambio dal Governo soltanto umiliazioni e mortificazioni. Sarà l’ultimo appello dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine, che scenderanno in piazza listati a lutto, ai deputati, affinché determinino un’inversione di rotta e il cambio del testo della manovra Finanziaria per scongiurare la morte del comparto Sicurezza-Difesa.

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Assalto israeliano, c’è un precedente

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2010

Credo che il tragico, inammissibile assalto, in acque internazionali, delle forze speciali israeliane contro la nave della solidarietà che portava viveri e medicine alla popolazione assediata di Gaza, sia un altro punto all’attivo dell’attuale governo di Netanyahu per giungere… al completo isolamento d’Israele in M.O. e nel mondo. Tuttavia, non è un commento che qui vorrei fare, piuttosto ricordare una precedente, analoga iniziativa organizzata, ai primi di febbraio del 1988, dall’Olp di Yasser Arafat e sostenuta da un vastissimo schieramento internazionale di forze politiche, culturali, sindacali e associazioni pacifiste: “la nave dei ritorno” dei palestinesi esiliati che doveva partire dal Pireo con destinazione il porto israeliano di Haifa. Per una serie di oscure e drammatiche circostanze, quella nave, alla fine, non partì né dal Pireo né dal porto di Limassol (Cipro) e così fu evitata una tragedia forse più grave di quella attuale. Ad Atene erano convenute circa 1500 persone, la gran parte vecchi rifugiati palestinesi e famiglie cacciati dalle loro case dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948 e dispersi nei campi profughi di Giordania, Siria, Libano ed Egitto.  Ad accompagnarli in questa pericolosa missione, che il governo di Shamir considerava “una compagnia di assassini” da bloccare con ogni mezzo, c’erano centinaia di rappresentanti di partiti, sindacati, giornalisti, di associazioni umanitarie e pacifiste di molti paesi in gran parte europei e occidentali.
La delegazione italiana era composta: dal sottoscritto (per il PCI), da Raniero La Valle (per Sin. Indipendente), La Chiara (per PSI), Nordio (Acli), Ferrucci (Ass. giuristi democratici). Vi erano anche diversi giornalisti fra i quali ricordo: F. Isman, (Messaggero) L. Tersini (Tg3), I. Gagliano (Tg2), G. Berenson (Repubblica) e un giornalista dell’Ansa. Con noi viaggiò anche mons. Hilarion Cappucci, da lungo tempo esiliato a Roma per imposizione del governo d’Israele al Vaticano, che- come altri profughi palestinesi- desiderava ritornare nella sua terra.  Ci era stato assicurato che la nave (noleggiata dall’armatore Vassiliké) era pronta a salpare l’indomani (il 10 febbraio). Giunti in hotel, non disfacemmo le valigie per tenerci pronti per l’imbarco. Invece, nessuno ci convocò per la partenza. L’attesa cresceva e si propagava, tramite i media, nell’opinione pubblica internazionale. Alla fine Abu Sharif, il portavoce dell’Olp, annunciò che la “nave del ritorno”, ancorata nel porto di Limassol, era stata fatta saltare in aria dagli israeliani qualche ora prima. La nave non era stata noleggiata, ma addirittura acquistata dall’Olp con l’aiuto dei sauditi. Fu a questo punto che ci convincemmo che la missione era decorosamente fallita e decidemmo di prendere il primo aereo per Roma. (on. Agostino Spataro in sintesi)

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Assalto Cri

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

Roma “La vile aggressione di questa mattina al Comitato provinciale di Roma della  Croce Rossa Italiana, in via Ramazzini, costituisce un inquietante episodio di intolleranza sul quale le Forze dell’ordine devono far luce al più presto colpendo anche i responsabili. Migliaia di volontari della CRI attivi nella capitale meritano il massimo del rispetto e della tutela. Il loro operato è degno di ammirazione e non è quindi giusto che pochi violenti offendano il lavoro di un’istituzione che aiuta tutti i cittadini e garantisce un’assistenza umanitaria anche nei CIE”. Lo afferma in una nota la senatrice del Partito democratico Mariapia Garavaglia.

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