Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘assegno’

Assegno temporaneo per i figli minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2021

In questi giorni l’INPS sta erogando l’assegno temporaneo per i figli minori, riservato ai lavoratori autonomi ed a quelle famiglie che non possedevano i requisiti per accedere all’assegno per il nucleo familiare. C’è tempo fino al 31 ottobre per chiedere gli arretrati dal 1 luglio. Garantire ai lavoratori autonomi gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti è un tema su cui, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo lavorato moltissimo. Raggiungendo già molti dei risultati che ci siamo prefissi. Questo è stato il primo passo verso quello unico. Una rivoluzione, silenziosa, che stiamo completando proprio in questi giorni, rendendolo strutturale e universale. Già Universale. L’assegno unico per i figli, che dal 1 gennaio sostituirà tutte le misure a sostegno della genitorialità, sarà rivolto proprio a tutti! È stato un lavoro molto articolato, che ho seguito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Uno strumento altamente innovativo, di cui sono veramente molto fiera. Un sostegno concreto, progressivo, e appunto universale, incardinato su due assi prioritari, promuovere la natalità e l’occupazione femminile, sostenendo le famiglie. L’assegno sarà proporzionato, sulla base della condizione economica del nucleo famigliare che emerge dall’Isee, verrà erogato a partire dal settimo mese di gravidanza e, in via ordinaria, fino ai 21 anni di età. Abbiamo previsto maggiorazioni per i figli successivi al secondo e per quelli con disabilità. È una misura estremamente importante anche in previsione della riforma fiscale. Ci consente, infatti, di intervenire in modo strutturato, abbandonando progressivamente la logica dei “bonus”. Alle risorse già stanziate, infatti, andranno sommati i circa 15 miliardi che derivano dal riordino dell’attuale frammentata galassia, composta da misure quali il bonus asili nido, l’assegno di natalità, il premio alla nascita e l’assegno per le famiglie con almeno tre figli minori. Continuiamo a lavorare per chiudere, in questi giorni, tutte le misure da inserire nella prossima Legge di Bilancio”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Assegno unico: Stato continua ad investire per il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Roma “C’è un bel risultato, a cui abbiamo lavorato molto come MoVimento 5 Stelle, che vi voglio raccontare. Oggi, con un Decreto “ponte”, approda in Consiglio dei Ministri, la prima parte dell’Assegno unico. I lavoratori autonomi e gli incapienti saranno, infatti, i primi destinatari di una riforma storica che entrerà a regime da gennaio 2022, e che segna un radicale cambio di paradigma, mettendo al centro i figli. Lo Stato torna ad investire sul futuro, ed in politiche per giovani e famiglia. Per i prossimi sei mesi, infatti, le famiglie che non beneficiano degli assegni familiari, e con figli da 0 a 18 anni, potranno accedere ad un assegno “semplificato”. Questo in modo transitorio, proprio per allargare la platea di chi già oggi è destinatario di misure analoghe. L’obiettivo dell’Assegno unico universale, che finalizzeremo nei prossimi mesi e su cui c’è stata sostanziale convergenza da parte di tutte le forze politiche, è quello di dare un aiuto concreto a tutte le famiglie con figli, e in particolare alle giovani coppie. La legge delega approvata dal Parlamento, ha previsto che venga erogato a partire dal settimo mese di gravidanza fino alla maggiore età del figlio e poi fino ai 21 anni per motivi di studio. Con una misura che non sarà soggetta a tassazione, e sarà compatibile con il Reddito di cittadinanza e le ulteriori misure erogate da Regioni, Province e Comuni, diamo un aiuto concreto alle famiglie e a chi, una famiglia, la vuole creare. Cercando così di invertire quel calo demografico che da troppo tempo registriamo nel nostro Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Assegno unico. Rauti (FdI): dal governo oltre il danno anche la beffa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

“Era già tutto previsto e solo il governo non ha avuto il coraggio di ammetterlo. Oggi arriva la bozza del decreto legge contenente le misure “in materia di assegno temporaneo per i figli minori”, una sorta di “soluzione ponte” per trascinarsi da luglio a dicembre senza rispettare gli impegni presi. Vale la pena di ricordare, infatti, che la misura dell’assegno unico universale per i figli, contenuto nel “FAMILY ACT”, è stato approvato all’unanimità e in via definitiva al Senato nel marzo scorso con decorrenza dal 1° Luglio 2021. Già allora, come evidenziato da Fratelli d’Italia negli interventi in Aula, era evidente che i tempi erano stretti per varare i decreti attuativi del disegno di legge (N. 46/2021) ed, inoltre, non era stato ancora definito il “quantum” da destinare con il governo che si era accontentato di proiezioni virtuali, rinviando i necessari calcoli matematici sulla platea dei beneficiari”.Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, responsabile nazionale del Dipartimento Pari opportunità, famiglia e valori non negoziabili.“Insomma, continua la senatrice di FdI, era già evidente che a luglio le famiglie questo assegno non lo avrebbero ricevuto. Inoltre, il Family Act e lo stesso assegno unico universale per i figli sono stati inseriti nelle “riforme di accompagnamento al PNRR” e questo, implicitamente, ha significato rinunciare all’impegno preso e rinviare ad altro momento la necessaria riforma fiscale nonché la razionalizzazione delle varie misure attualmente in vigore ( bonus, sostegni, sgravi) per le famiglie in una misura unica come quella dell’assegno universale. Ora, la soluzione ponte rappresenta un danno e una beffa, perchè non solo non arriva il promesso assegno unico universale ma anche perchè questa riguarda soltanto una platea ristretta di beneficiari. Infatti, si mantiene la formula discriminatoria dell’ISEE come criterio per stabilire i nuclei familiari aventi diritto e, nella lunga tabella allegata allo schema di decreto legge, si va da un minimo di 30 euro ad un massimo di 217 euro al mese per ciascun figlio per le famiglie che non godono già di assegni familiari. “Fratelli d’Italia che ha votato a favore dell’assegno unico universale sia alla Camera che al Senato, consentendo così che la misura passasse più velocemente e all’unanimità, aveva compiuto più che un atto di fiducia nei confronti del governo, un atto di responsabilità verso le famiglie italiane così duramente colpite dalla crisi economica e sociale dovuta alla pandemia. Anche se continuiamo a ritenere necessario l’introduzione del quoziente familiare, superando il meccanismo dell’ISEE, con un sistema di deduzioni basato sul numero dei componenti del nucleo familiare. Ciononostante, con quella scelta Fratelli d’Italia ha inteso confermato che le politiche familiari sono sempre al centro delle nostre battaglie e nei nostri programmi. Invece, per quanto riguarda l’azione del governo la conferma, purtroppo, che famiglia e natalità non sono una priorità”, conclude la senatrice Rauti.

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Lavoro: Mura (Pd), semplificare e ampliare assegno di ricollocazione

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

“L’indagine conoscitiva sulle disuguaglianze dovute alla pandemia nel mondo del lavoro promossa dalla commissione Lavoro ci darà informazioni essenziali per trovare strumenti legislativi ed economici adeguati e tempestivi con cui intervenire. Le donne e i giovani, i lavoratori autonomi, i piccoli professionisti o i discontinui, sono fasce particolarmente colpite su cui dobbiamo orientare azioni efficaci. Lo stesso fenomeno dello smart working che si è potentemente affermato richiede una sua cornice normativa che definisca meglio il lavoro agile ed entro quale perimetro di diritti dei lavoratori e doveri dell’azienda si svolge”. Così la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura, a margine dell’audizione del ministro del Lavoro Andrea Orlando nel davanti alle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali. Mura ha sottolineato che “è fondamentale un intervento sul funzionamento dell’assegno di ricollocazione, semplificando lo strumento e ampliando la platea dei fruitori”, spiegando inoltre che “è necessario che i sistemi regionali dei centri per l’impiego si attrezzino per assicurare servizi di qualità uniformi sul territorio. In proposito si pone una questione dei livelli essenziali di prestazione, cui dovremmo ancorare anche i servizi pubblici dei centri per impiego”.

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Giovani: Assegno unico ed universale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

L’approvazione dell’assegno unico ed universale è un’atto importante per il futuro del nostro Paese! Una misura fortemente voluta con coraggio dal Ministro alle Pari opportunità e Famiglia Elena Bonetti. Un assegno per tutti i figli fino ai 21 anni per investire sul futuro delle bambine e bambini. Questa misura però sia solo l’inizio di un percorso che metta al centro i giovani e la loro formazione .Nei prossimi giorni presenteremo un piano che andrà ad integrare l’assegno unico e universale per sostenere l’autonomia Studentesca. E’ quanto scrivono Studentiperdraghi. (nr. E’ una iniziativa molto opportuna e certamente incontrerà il favore del presidente Draghi che in proposito aveva parlato di un progetto che la Commissione europea avrebbe dovuto far proprio consentendo l’erogazione di un congruo assegno per i giovani che aderiscono ad Erasmus a partire dai 16 anni oltre la possibilità di viaggiare in treno gratis nelle tratte delle aree comunitarie. Sulla stessa falsa riga l’assegno di cittadinanza dovrebbe essere assegnato ai disoccupati in cerca di un’occupazione ma solo se frequentano corsi professionali per l’abilitazione ad una professione o ad un mestiere e prevedere per chi già lavora alcuni mesi o un anno sabbatico per migliorare la propria attività lavorativa o per cercarne un’altra. Tutto questo anche per favorire la mobilità occupazionale su base volontaria. A latere sarebbe necessario incominciare a pensare a un nuovo modello occupazionale e assistenziale e in questo senso la Fidest lo aveva già segnalato a livello istituzionale ma dopo le lodi è subentrato un silenzio assordante.)

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Pensioni: In Francia si va a 62 anni con 30% in più di assegno, eppure proteste a oltranza

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Non si fermerà la contestazione della piazza francese contro il progetto di riforma delle pensioni di Emmanuel Macron: lo promettono i sindacati, il giorno dopo la grande risposta all’appello, con un milione e mezzo di persone scese in oltre 250 strade e piazze, mentre trasporti, scuole, raffinerie e servizi rimanevano fermi. Sui contenuti della riforma pensionistica francese, comunque, c’è ancora molta incertezza: non è chiaro, ad esempio, se si tenterà di elevare l’età pensionabile, oggi a 62 anni; come non vi sono indicazioni dettagliate sull’innovativo sistema a punti che il Governo vorrebbe introdurre per il versamento di tutti i contributi previdenziali. L’Italia guarda con attenzione all’evolversi della situazione. E anche i nostri sindacati. Perché anche se il Governo francese alla lunga dovesse spuntarla, riuscendo ad approvare la riforma, il sistema pensionistico transalpino rimarrebbe di gran lunga più equo e conveniente del nostro.
“La verità – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che in Italia le politiche previdenziali da attuare erano altre: bisognava incentivare il trattenimento in servizio, dando facoltà a chi è più in forze e a chi è più motivato di rimanere. Non certo ritardando coattivamente chi ha versato regolari contributi anche per 40 anni e oltre, applicando pure decurtazioni incostituzionali. Vale la pena ricordare che con la riforma Fornero si è introdotto un regime previdenziale, il contributivo, che sminuisce ulteriormente, fino a quasi il 10%, gli assegni di pensione. Altrove stanno provando ora a fare qualcosa in quella direzione, ma non è detto che poi prendano invece altre strade”.Potrebbe cambiare assetto il sistema pensionistico francese. La prossima settimana, il primo ministro “Edouard Philippe, concluse le consultazioni con i partner sociali, annuncerà le grandi linee della riforma, che al momento non sono ancora note. Da fonti vicine al governo trapela la volontà di fare concessioni per isolare l’ala dura della protesta, in particolare sulla data di entrata in vigore delle nuove regole. Dall’altra, l’Eliseo ha fatto sapere che Macron è “calmo e determinato nel portare a termine la riforma”, sebbene restino “importanti margini di negoziato”, ha sottolineato la portavoce del governo, Sibeth Ndiaye. Per sabato è in programma una nuova manifestazione dai contorni ancora incerti”. L’obiettivo dei manifestanti francesi e quello di far tornare il Governo sui suoi passi, proprio come accadde nel 1995. Ammesso che si elevi l’età di pensionamento dei cittadini francesi, non si arriverà di certo ai severi parametri imposti dalla riforma Monti-Fornero che ha alzato l’asticella a 67 anni per tutti i lavoratori, tranne alcune professionalità considerate gravose (ma lasciandone diverse fuori, come l’insegnamento). Il risultato di questa politica restrittiva ha portato la nostra Penisola a detenere il non invidiabile record dei docenti con l’età anagrafica più avanzata in Europa, come di recente riportato dal Conto annuale pubblicato dal Mef e anche dall’ultima indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018, con due docenti italiani su tre che hanno ormai oltre 50 anni. Ma la forbice esistente tra il trattamento francese rispetto a quello italiano non è solo nell’accesso, oggi anticipato di cinque anni. La differenza è anche nell’assegno di quiescenza, che deriva da un regime complessivo peggiore e dalle rallentate progressioni di carriera tipiche del nostro Paese, in particolare nel comparto pubblico. Ne consegue che, sempre per rimanere nell’esempio della scuola, un docente francese pensionato percepisce in media il 30% in più di un insegnante italiano: dall’ultimo rapporto Eurydice, pubblicato pochi mesi fa, risulta infatti che in Francia i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra le 22mila e le 23mila euro lorde), ma quando vengono collocati in pensione i francesi prendendo oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “a distanza di otto anni dalla riforma Monti- Fornero, le rigidità imposte da quel provvedimento non hanno avuto uguali in diversi altri Paesi a noi vicini. Se prendiamo come riferimento il prossimo anno, l’età pensionabile dei lavoratori italiani figura all’apice. E seguendo il canovaccio della Fornero, nel corso dei prossimi anni l’età di pensionamento salirà ancora, raggiungendo e superando i 70 anni”.

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Dirigenti scolastici: Decurtazione assegno ad personam

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Mef e Miur hanno messo in azione la decurtazione: come già sappiamo, ad agosto sono stati corrisposti gli aumenti contrattuali, nonché gli arretrati maturati, dato che gli aumenti hanno decorrenze che vanno dal 1° dicembre 2016 al 1° dicembre 2019, come riportato in un approfondimento dell’esperto Udir Pietro Perziani, dirigente scolastico in quiescenza. Ma non è così, almeno per DS ed ex presidi incaricati che godono dell’assegno ad personam.Infatti, controllando alcuni cedolini, risulta che l’assegno è stato decurtato di 150 euro al mese per alcuni, per altri no. Non c’è alcuna ragione che giustifichi questa decurtazione, visto che sull’argomento il contratto è molto chiaro; all’art.39, comma 6, il CCNL 2016/2018 testualmente stabilisce: “restano confermati la retribuzione individuale di anzianità nonché gli eventuali assegni ad personam, ove acquisiti o spettanti, nella misura in godimento di ciascun dirigente.” Udir comunica che ha predisposto una diffida per i soci; possono usufruirne coloro che hanno subito la decurtazione.

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Pensioni: Dal prossimo anno assegno più basso per tutti i nuovi pensionati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La riduzione è dovuta al decreto del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2018, attraverso il quale è stata introdotta la “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”. I nuovi parametri comporteranno la diminuzione degli importi delle pensioni: la penalizzazione riguarderà, indistintamente, sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto. La pensione dei lavoratori italiani sarà sempre più fondata su un principio secondo cui l’allungarsi dell’età dei pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo. L’ufficio studi Anief ritiene, invece, che sarebbe molto più equo attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Altrimenti, l’importo delle pensioni diventerà man mano più esiguo: già oggi, rispetto al 2011, si è perso nell’assegno pensionistico fino all’8%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La penalizzazione per chi ha versato contributi per una vita è altissima, soprattutto per coloro che sono costretti ad andare in pensione sempre più tardi, pur svolgendo professioni altamente stressanti. È ovvio che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti, non vale per forza di cose per il singolo pensionato.

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Riduzione dell’assegno in caso di seconde nozze

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2011

È inutile sperare di recuperare immediatamente gli alimenti arretrati dopo l’emissione della sentenza che modifica le condizioni di divorzio. Così tanti coniugi sono e saranno costretti ad attendere a lungo anche dopo la decisione per vedersi attribuito quanto gli spetta se non interverrà il Parlamento a colmare questa grave lacuna normativa. Secondo la prima sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza 9373 del 2011 che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, infatti, dev’essere esclusa l’esecutività immediata della sentenza modificativa delle condizioni di divorzio. Gli ermellini evidenziando il vuoto normativo che secondo la Corte dev’essere colmato dal legislatore in quanto “di fronte alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado, tale carattere appare una sorta di residuo affatto eccezionale, in una materia come quella familiare che richiede tempestività e snellezza operativa” ha stabilito, quindi, la non immediata esecutività delle sentenze con le quali vengono modificate dal giudice le condizioni economiche del divorzio o della separazione. Secondo i giudici di legittimità occorre che nel provvedimento sia indicata un’apposita clausola di esecutorietà. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato come non necessaria la questione di legittimità costituzionale sulla norma procedurale che statuisce che le modifiche delle condizioni economiche fossero adottate in camera di consiglio, poiché “i Giudici della Consulta non potrebbero che richiamare la scelta discrezionale del legislatore di attribuire ai procedimenti di modifica delle condizioni di separazione e divorzio, le forme di quelli in camera di consiglio”. Spetterebbe, quindi, “al legislatore intervenire, secondo i voti di gran parte della dottrina”. La vicenda portata all’attenzione dalla Suprema Corte riguarda, in particolare una coppia di La Spezia che già nel 2003 si era separata con decisione omologata dal Tribunale. Successivamente lo stesso Tribunale aveva stabilito un assegno a carico del marito, in favore di figli e moglie che era stato ridotto in seguito all’esito di apposito ricorso di questi. Nonostante la modifica, il marito però era stato per lo più moroso e la ex aveva deciso d’impugnare la sentenza di modifica delle condizioni avviando il pignoramento dello stipendio di lui che nei due gradi di giudizio di merito non veniva accordato.
I giudici del Palazzaccio respingevano anche l’ultimo ricorso della donna stabilendo che il provvedimento, in assenza di una clausola espressa, non era immediatamente esecutivo.
L’epilogo della vicenda obbligherà, quindi, la moglie a riavviare un giudizio esecutivo nei confronti dell’ex per cercare di ottenere l’assegno e gli arretrati.

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Assegno invalidità

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2010

Intervento della senatrice Donatella Poretti, Radicali/Pd. Anche se non risolutivo, riteniamo importante l’abrogazione del primo comma dell’articolo 10 riguardante i falsi invalidi, che nulla c’entrava con la doverosa e giusta lotta ai falsi invalidi, mentre era un grave e duro colpo agli invalidi veri. Tale emendamento era privo di efficacia, sia riguardo al contenimento dei costi, sia riguardo al contrasto delle “false invalidità”. L’innalzamento della percentuale di invalidità dal 74% all’85% quale soglia per accedere all’assegno mensile di assistenza riservato agli invalidi parziali, avrebbe comportato un limitato risparmio di 10 milioni di euro per il primo anno, 30 per il secondo, e 40 per il terzo. Peraltro, avrebbe inciso sulla categoria di invalidi civili per i quali già sono previsti requisiti particolarmente stringenti. Senza considerare che se fosse passato tale sciagurato emendamento, l’elevazione di quella percentuale avrebbe comportato l’esclusione di persone affette da significative patologie. La questione delle disabilità non si risolve di certo con un colpo di spugna, in quanto milioni di malati aspettano che venga anche aggiornato, per esempio, il nomenclatore tariffario che garantisce loro il sostegno di importanti presidi medici, che dovrebbero essere inclusi nei LEA, e che dal 1999 rimane in attesa. Si tratta spesso di apparecchiature che per molti malati costituiscono risorse di importanza vitale. Basti pensare ai sintetizzatori vocali che consentono a migliaia di persone malate di SLA o di sindromi da locked-in di continuare a parlare e comunicare con l’esterno, che ancora non sono garantite in tutte le regioni. Questo è anche il senso della dura lotta nonviolenta della Deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, impegnata da molti giorni in uno sciopero della fame perchè questi presidi, essenziali per una qualità della vita che sia giusto almeno accettabile, siano garantiti in tutta Italia.
La direzione non era certo quella di questo pericoloso articolo che fino a ieri minacciava milioni di veri disabili nella finanziaria di Tremonti-Berlusconi. Non è ancora  la direzione giusta: dall’alto di un governo che si riempie la bocca (solo quella evidentemente) del suo essere incondizionatamente e dogmaticamente “pro life”, non si può risparmiare sui disabili, è l’ennesima insopportabile ingiustizia. Per queste ragioni, oggi con l’associazione Luca Coscioni, saremo anche noi in piazza Montecitorio per chiedere che cio’ che e’ stato promesso alcuni mesi fa dal Ministro Fazio sui LEA divenga concreta realtà”.

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Manovra: i disabili non sono “parte sociale!”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Con la doverosa volontà di partecipare – anche formalmente – al dibattito sulla Manovra correttiva, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha ufficialmente richiesto un’audizione alla Commissione Bilancio del Senato che sta svolgendo la prima analisi del relativo Decreto legge n. 78 approvato dal Consiglio dei Ministri. La FISH intendeva sottoporre alla Commissione ulteriori elementi di valutazione rispetto all’articolo 10, quello che prevede l’innalzamento della percentuale di invalidità (da 74 a 85%) ai fini della concessione dell’assegno mensile agli invalidi civili parziali  (256,67 euro mensili). Si sarebbero evidenziati i dati reali di “risparmio” a fronte di una misura iniqua, penalizzante  e discriminatoria che nulla a che vedere né con il contrasto all’enfatizzato fenomeno dei “falsi invalidi”, né con un significativo contenimento della spesa. In una Manovra da 24 miliardi di euro, questo “taglio” dovrebbe produrre un risparmio – ridicolo per l’erario drammatico per gli interessati –  di 10 milioni di euro nel 2011 e di 30 milioni nell’anno successivo. Sono dati che FISH aveva già previsto e che ora emergono – nero su bianco – nella stessa Relazione tecnica alla Manovra. La Commissione Bilancio del Senato, senza produrre alcuna motivazione, ha rifiutato l’audizione. “Delle due l’una:  – commenta Pietro Barbieri, presidente FISH – o le persone con disabilità e i loro familiari non hanno dignità di “parte sociale”, oppure la Commissione temeva che si dovesse mettere a verbale l’evidenza di un paradosso che ha rappresentato il tormentone mediatico delle ultime settimane. La FISH, audizione o no, prosegue con le sue azioni di mobilitazione.”

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Regione Lazio: vitalizio consiglieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Maggio 2010

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino membro di giunta di Radicali Italiani “La crisi economica e la situazione allarmante dei conti della sanità del Lazio incidono negativamente sui cittadini e le imprese della nostra Regione. La politica, per non allontanarsi sempre di più dalla gente, deve dare il buon esempio attraverso tagli reali e non annunci spot. Proprio per questo invito la Polverini ad intervenire sui vitalizi dei consiglieri regionali che, ad oggi, ricevono l’assegno mensile a partire dai 55 anni. Potrebbe esser cosa molto utile innalzare l’età e diminuirne l’importo.”

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Premio di produzione per i militari

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

Dieci giorni fa, il ministro della Difesa ha firmato il decreto contenente i criteri per la distribuzione del Fondo Efficienza Servizi Istituzionali (FESI) per le Forze Armate dopo che, recentemente, lo Stato Maggiore aveva acquisito dalle relative sezioni dei Cocer un parere favorevole sui criteri di ripartizione sbilanciati a favore degli enti centrali rispetto a quelli periferici ed operativi. Il soldato in Aghanistan quindi, esposto a rischi anche mortali, percepirà 300 euro in meno del suo collega “ministeriale” che lavora in ufficio a meno egli non provenga, per sua fortuna, da una delle “strutture di vertice” designate a percepire un assegno più “pesante”.  I Cocer, dal canto loro, non si sono opposti alla proposta avanzata dalla Stato Maggiore – questo è il dato di fatto nudo e crudo – con il sigillo del ministro La Russa il quale, reduce da una recente visita ai nostri soldati in Afghanistan, ha dimenticato di informarli del decreto appena firmato. La difesa d’ufficio dei delegati militari per il vergognoso assenso a questa ripartizione che penalizza gli “operativi” rispetto ai ministeriali è – nei fatti – una resa incondizionata, almeno a leggere una recente delibera del Cocer dell’Aeronautica militare che per giustificare il proprio assenso alIa proposta dello Stato Maggiore aveva paventato  “estenuanti e lunghissime procedure di concertazione per la ripartizione delle somme già allocate”. “Sporchi maledetti e subito”  – devono aver pensato i coceristi – fornendo una inconsapevole sponda a coloro che vogliono far dimenticare ai militari che il loro contratto è scaduto da ben 19 mesi. Non va sottaciuto, inoltre, che proprio le recenti concertazioni (DPR 171 e DPR 52) hanno destinato ai colleghi di “palazzo” un incremento dell’indennità  operativa di campagna del 10% finanziato con risorse contrattuali di tutto il personale. Nell’ultima concertazione, in particolare, ben il 46,41% di quanto destinato al contratto normativo (fonte Cocer Esercito) è finito dentro l’incremento dell’indennità operativa di campagna. Perché  tutti queste risorse (FESI+operativa di campagna) hanno preso la strada dei “Palazzi”? Perchè agli enti operatvi che danno il maggiore contributo in termini di uomini e mezzi sia per esigenze interne (pattugliamento delle città) sia per quelle esterne (missioni all’estero) è riconosciuta una premialità economica inferiore a quella dei ministeriali? Adesso rimangono da definire i criteri per il FESI del 2009.  Cosa accadrà?

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