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Posts Tagged ‘assegno’

Dirigenti scolastici: Decurtazione assegno ad personam

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Mef e Miur hanno messo in azione la decurtazione: come già sappiamo, ad agosto sono stati corrisposti gli aumenti contrattuali, nonché gli arretrati maturati, dato che gli aumenti hanno decorrenze che vanno dal 1° dicembre 2016 al 1° dicembre 2019, come riportato in un approfondimento dell’esperto Udir Pietro Perziani, dirigente scolastico in quiescenza. Ma non è così, almeno per DS ed ex presidi incaricati che godono dell’assegno ad personam.Infatti, controllando alcuni cedolini, risulta che l’assegno è stato decurtato di 150 euro al mese per alcuni, per altri no. Non c’è alcuna ragione che giustifichi questa decurtazione, visto che sull’argomento il contratto è molto chiaro; all’art.39, comma 6, il CCNL 2016/2018 testualmente stabilisce: “restano confermati la retribuzione individuale di anzianità nonché gli eventuali assegni ad personam, ove acquisiti o spettanti, nella misura in godimento di ciascun dirigente.” Udir comunica che ha predisposto una diffida per i soci; possono usufruirne coloro che hanno subito la decurtazione.

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Pensioni: Dal prossimo anno assegno più basso per tutti i nuovi pensionati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La riduzione è dovuta al decreto del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2018, attraverso il quale è stata introdotta la “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”. I nuovi parametri comporteranno la diminuzione degli importi delle pensioni: la penalizzazione riguarderà, indistintamente, sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto. La pensione dei lavoratori italiani sarà sempre più fondata su un principio secondo cui l’allungarsi dell’età dei pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo. L’ufficio studi Anief ritiene, invece, che sarebbe molto più equo attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Altrimenti, l’importo delle pensioni diventerà man mano più esiguo: già oggi, rispetto al 2011, si è perso nell’assegno pensionistico fino all’8%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La penalizzazione per chi ha versato contributi per una vita è altissima, soprattutto per coloro che sono costretti ad andare in pensione sempre più tardi, pur svolgendo professioni altamente stressanti. È ovvio che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti, non vale per forza di cose per il singolo pensionato.

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Riduzione dell’assegno in caso di seconde nozze

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Mag 2011

È inutile sperare di recuperare immediatamente gli alimenti arretrati dopo l’emissione della sentenza che modifica le condizioni di divorzio. Così tanti coniugi sono e saranno costretti ad attendere a lungo anche dopo la decisione per vedersi attribuito quanto gli spetta se non interverrà il Parlamento a colmare questa grave lacuna normativa. Secondo la prima sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza 9373 del 2011 che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, infatti, dev’essere esclusa l’esecutività immediata della sentenza modificativa delle condizioni di divorzio. Gli ermellini evidenziando il vuoto normativo che secondo la Corte dev’essere colmato dal legislatore in quanto “di fronte alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado, tale carattere appare una sorta di residuo affatto eccezionale, in una materia come quella familiare che richiede tempestività e snellezza operativa” ha stabilito, quindi, la non immediata esecutività delle sentenze con le quali vengono modificate dal giudice le condizioni economiche del divorzio o della separazione. Secondo i giudici di legittimità occorre che nel provvedimento sia indicata un’apposita clausola di esecutorietà. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato come non necessaria la questione di legittimità costituzionale sulla norma procedurale che statuisce che le modifiche delle condizioni economiche fossero adottate in camera di consiglio, poiché “i Giudici della Consulta non potrebbero che richiamare la scelta discrezionale del legislatore di attribuire ai procedimenti di modifica delle condizioni di separazione e divorzio, le forme di quelli in camera di consiglio”. Spetterebbe, quindi, “al legislatore intervenire, secondo i voti di gran parte della dottrina”. La vicenda portata all’attenzione dalla Suprema Corte riguarda, in particolare una coppia di La Spezia che già nel 2003 si era separata con decisione omologata dal Tribunale. Successivamente lo stesso Tribunale aveva stabilito un assegno a carico del marito, in favore di figli e moglie che era stato ridotto in seguito all’esito di apposito ricorso di questi. Nonostante la modifica, il marito però era stato per lo più moroso e la ex aveva deciso d’impugnare la sentenza di modifica delle condizioni avviando il pignoramento dello stipendio di lui che nei due gradi di giudizio di merito non veniva accordato.
I giudici del Palazzaccio respingevano anche l’ultimo ricorso della donna stabilendo che il provvedimento, in assenza di una clausola espressa, non era immediatamente esecutivo.
L’epilogo della vicenda obbligherà, quindi, la moglie a riavviare un giudizio esecutivo nei confronti dell’ex per cercare di ottenere l’assegno e gli arretrati.

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Assegno invalidità

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2010

Intervento della senatrice Donatella Poretti, Radicali/Pd. Anche se non risolutivo, riteniamo importante l’abrogazione del primo comma dell’articolo 10 riguardante i falsi invalidi, che nulla c’entrava con la doverosa e giusta lotta ai falsi invalidi, mentre era un grave e duro colpo agli invalidi veri. Tale emendamento era privo di efficacia, sia riguardo al contenimento dei costi, sia riguardo al contrasto delle “false invalidità”. L’innalzamento della percentuale di invalidità dal 74% all’85% quale soglia per accedere all’assegno mensile di assistenza riservato agli invalidi parziali, avrebbe comportato un limitato risparmio di 10 milioni di euro per il primo anno, 30 per il secondo, e 40 per il terzo. Peraltro, avrebbe inciso sulla categoria di invalidi civili per i quali già sono previsti requisiti particolarmente stringenti. Senza considerare che se fosse passato tale sciagurato emendamento, l’elevazione di quella percentuale avrebbe comportato l’esclusione di persone affette da significative patologie. La questione delle disabilità non si risolve di certo con un colpo di spugna, in quanto milioni di malati aspettano che venga anche aggiornato, per esempio, il nomenclatore tariffario che garantisce loro il sostegno di importanti presidi medici, che dovrebbero essere inclusi nei LEA, e che dal 1999 rimane in attesa. Si tratta spesso di apparecchiature che per molti malati costituiscono risorse di importanza vitale. Basti pensare ai sintetizzatori vocali che consentono a migliaia di persone malate di SLA o di sindromi da locked-in di continuare a parlare e comunicare con l’esterno, che ancora non sono garantite in tutte le regioni. Questo è anche il senso della dura lotta nonviolenta della Deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, impegnata da molti giorni in uno sciopero della fame perchè questi presidi, essenziali per una qualità della vita che sia giusto almeno accettabile, siano garantiti in tutta Italia.
La direzione non era certo quella di questo pericoloso articolo che fino a ieri minacciava milioni di veri disabili nella finanziaria di Tremonti-Berlusconi. Non è ancora  la direzione giusta: dall’alto di un governo che si riempie la bocca (solo quella evidentemente) del suo essere incondizionatamente e dogmaticamente “pro life”, non si può risparmiare sui disabili, è l’ennesima insopportabile ingiustizia. Per queste ragioni, oggi con l’associazione Luca Coscioni, saremo anche noi in piazza Montecitorio per chiedere che cio’ che e’ stato promesso alcuni mesi fa dal Ministro Fazio sui LEA divenga concreta realtà”.

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Manovra: i disabili non sono “parte sociale!”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Con la doverosa volontà di partecipare – anche formalmente – al dibattito sulla Manovra correttiva, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha ufficialmente richiesto un’audizione alla Commissione Bilancio del Senato che sta svolgendo la prima analisi del relativo Decreto legge n. 78 approvato dal Consiglio dei Ministri. La FISH intendeva sottoporre alla Commissione ulteriori elementi di valutazione rispetto all’articolo 10, quello che prevede l’innalzamento della percentuale di invalidità (da 74 a 85%) ai fini della concessione dell’assegno mensile agli invalidi civili parziali  (256,67 euro mensili). Si sarebbero evidenziati i dati reali di “risparmio” a fronte di una misura iniqua, penalizzante  e discriminatoria che nulla a che vedere né con il contrasto all’enfatizzato fenomeno dei “falsi invalidi”, né con un significativo contenimento della spesa. In una Manovra da 24 miliardi di euro, questo “taglio” dovrebbe produrre un risparmio – ridicolo per l’erario drammatico per gli interessati –  di 10 milioni di euro nel 2011 e di 30 milioni nell’anno successivo. Sono dati che FISH aveva già previsto e che ora emergono – nero su bianco – nella stessa Relazione tecnica alla Manovra. La Commissione Bilancio del Senato, senza produrre alcuna motivazione, ha rifiutato l’audizione. “Delle due l’una:  – commenta Pietro Barbieri, presidente FISH – o le persone con disabilità e i loro familiari non hanno dignità di “parte sociale”, oppure la Commissione temeva che si dovesse mettere a verbale l’evidenza di un paradosso che ha rappresentato il tormentone mediatico delle ultime settimane. La FISH, audizione o no, prosegue con le sue azioni di mobilitazione.”

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Regione Lazio: vitalizio consiglieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Mag 2010

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino membro di giunta di Radicali Italiani “La crisi economica e la situazione allarmante dei conti della sanità del Lazio incidono negativamente sui cittadini e le imprese della nostra Regione. La politica, per non allontanarsi sempre di più dalla gente, deve dare il buon esempio attraverso tagli reali e non annunci spot. Proprio per questo invito la Polverini ad intervenire sui vitalizi dei consiglieri regionali che, ad oggi, ricevono l’assegno mensile a partire dai 55 anni. Potrebbe esser cosa molto utile innalzare l’età e diminuirne l’importo.”

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Premio di produzione per i militari

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

Dieci giorni fa, il ministro della Difesa ha firmato il decreto contenente i criteri per la distribuzione del Fondo Efficienza Servizi Istituzionali (FESI) per le Forze Armate dopo che, recentemente, lo Stato Maggiore aveva acquisito dalle relative sezioni dei Cocer un parere favorevole sui criteri di ripartizione sbilanciati a favore degli enti centrali rispetto a quelli periferici ed operativi. Il soldato in Aghanistan quindi, esposto a rischi anche mortali, percepirà 300 euro in meno del suo collega “ministeriale” che lavora in ufficio a meno egli non provenga, per sua fortuna, da una delle “strutture di vertice” designate a percepire un assegno più “pesante”.  I Cocer, dal canto loro, non si sono opposti alla proposta avanzata dalla Stato Maggiore – questo è il dato di fatto nudo e crudo – con il sigillo del ministro La Russa il quale, reduce da una recente visita ai nostri soldati in Afghanistan, ha dimenticato di informarli del decreto appena firmato. La difesa d’ufficio dei delegati militari per il vergognoso assenso a questa ripartizione che penalizza gli “operativi” rispetto ai ministeriali è – nei fatti – una resa incondizionata, almeno a leggere una recente delibera del Cocer dell’Aeronautica militare che per giustificare il proprio assenso alIa proposta dello Stato Maggiore aveva paventato  “estenuanti e lunghissime procedure di concertazione per la ripartizione delle somme già allocate”. “Sporchi maledetti e subito”  – devono aver pensato i coceristi – fornendo una inconsapevole sponda a coloro che vogliono far dimenticare ai militari che il loro contratto è scaduto da ben 19 mesi. Non va sottaciuto, inoltre, che proprio le recenti concertazioni (DPR 171 e DPR 52) hanno destinato ai colleghi di “palazzo” un incremento dell’indennità  operativa di campagna del 10% finanziato con risorse contrattuali di tutto il personale. Nell’ultima concertazione, in particolare, ben il 46,41% di quanto destinato al contratto normativo (fonte Cocer Esercito) è finito dentro l’incremento dell’indennità operativa di campagna. Perché  tutti queste risorse (FESI+operativa di campagna) hanno preso la strada dei “Palazzi”? Perchè agli enti operatvi che danno il maggiore contributo in termini di uomini e mezzi sia per esigenze interne (pattugliamento delle città) sia per quelle esterne (missioni all’estero) è riconosciuta una premialità economica inferiore a quella dei ministeriali? Adesso rimangono da definire i criteri per il FESI del 2009.  Cosa accadrà?

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