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Il debito asiatico è ora una delle principali asset class

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Londra. <gli investitori dovrebbero vedere ora il debito asiatico come una asset class tra le principali e non solo come una sottosezione dell’universo globale obbligazionario, dice Liang Lian, gestore dei 737 milioni di dollari del fondo Legg Mason Western Asset Asian Opportunities Fund.Secondo Lian, negli ultimi anni e gradualmente, il debito asiatico ha meritatamente stabilito un proprio status come classe di asset a se stante, anche se gli investitori devono ancora rivalutare il debito di questa regione. “A nostro avviso, il debito asiatico non può più essere considerato una mera parte dell’universo dei mercati emergenti con un ruolo esclusivamente supplementare nell’esposizione obbligazionaria globale, come vent’anni fa”, dice Lian. “In Western, siamo invece convinti che i titoli del debito asiatico si stiano affermando ora come una tra le principali asset class sia per gli investitori internazionali sia per quelli regionali. Gli investitori dovrebbero rivederla con una maggiore prospettiva e considerare le qualità che le obbligazioni asiatiche in quanto classe di asset offrono a lungo termine”. “Un corollario potenziale di questa nuova percezione”, continua Lian , “è che gli investitori dovrebbero essere portati a riconsiderare la rilevanza degli indici asiatici nell’allocazione strategica”. Secondo Lian, gli indici obbligazionari globali tendono a sovrapesare consistentemente i mercati sviluppati, in particolare l’Occidente e il Giappone. Tuttavia, se è vero che ciò rispondeva alla quota che ogni regione aveva un tempo nell’economia globale, il graduale abbandono del debito del G-7 negli ultimi anni deve ancora essere riflesso in molti benchmark”. “Nei tre decenni precedenti il 2000, l’economia del mondo ha seguito schemi di stabilità, se si escludono alcuni episodi di stress economico che hanno avuto effetti negativi temporanei e limitati sull’economia dei G7”, ricorda Lian. “Negli ultimi 10 anni, invece, si è instaurato un cambiamento marcato di questo trend e, se si analizzano le rispettive posizioni in termini di quote del Pil mondiale, i G7 hanno registrato un calo da circa due terzi alla metà. Ciò nonostante, il peso che l’Asia emergente ha nei benchmark globali, incluso il WGBI di Citibank, non arriva al 3%, il che mostra un divario incoerente rispetto alla realtà economica e alla distribuzione regionale all’interno dei benchmark”.Inoltre, il trend di allontanamento dai paesi del G7 arriva in un momento nel quale le traiettorie dei rating sovrani mostrano una divergenza analoga, aggiunge Lian. “Un decennio fa, solo tre tra le prime dieci economie dell’Asia avevano un rating S&P A o superiore”, ricorda. “Oggi questo rapporto è raddoppiato a sei economie emergenti, perché anche Hong Kong e Singapore ore hanno un rating AAA. Nel frattempo, nell’Europa occidentale, dove dieci anni fa i paesi avevano quasi tutti un rating A o superiore, i rating si sono chiaramente differenziati e persino il debito sovrano più sicuro è ora vulnerabile a declassamenti, come abbiamo visto nelle ultime settimane”.Inoltre, avendo le economie asiatiche superato nell’ultimo decennio i paesi sviluppati nella crescita di un circa 6%, l’Asia ha accumulato dei notevoli surplus.”Questi surplus implicano che molti paesi asiatici ora sono importanti esportatori di capitale al resto del mondo e ciò risulta in un accumulo di riserve, che agisce come una sorta di autoassicurazioni nei periodi di pressione esogena”, conclude Lian. “Non sorprende che rispetto agli anni passati, la volatilità del mercato valutario asiatico sia calata recentemente in maniera notevole, proprio grazie al fatto che i decisori politici ora hanno strumenti adeguati per minimizzare le fluttuazioni valutarie indesiderate causate da forze esterne”.

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Le tre piattaforme di exchange-traded product

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

ETF Securities ha pubblicato le statistiche relative alla prima metà del 2010, che riguardano le tre piattaforme di exchange-traded product (commodity, valute ed ETF azionari). Ecco di seguito le maggiori evidenze al 30 giugno 2010: ETFS Physical Gold è stato in rialzo del 34% in euro. L’oro è diventato una delle migliori asset class di ETF Securities durante la prima metà del 2010 dato che gli investitori stanno cercando beni rifugio dall’aumento del rischio sovrano e bancario in Europa. Nello stesso periodo, l’indice FTSE ha registrato una flessione del 14% e l’Euro Stoxx 50 una del 20% in dollari statunitensi. L’attivo gestito (AUM) degli ETC di ETF Securities sull’oro fisico ha raccolto 2,6 miliardi di dollari statunitensi, raggiungendo adesso un totale di 11,4 miliardi di dollari statunitensi. Si tratta di una crescita del 30% da fine dicembre ed è l’aumento più grande mai registrato su base semestrale. Gli ETC di ETF Securities sull’oro fisico, che detengono 9,3 milioni di once a fine di giugno 2010, rappresentano un primato a livello europeo e sono secondi a livello mondiale per oro corrispettivo sottostante. Le società attive nell’estrazione aurifera hanno beneficiato della ripresa del prezzo dell’oro con ETFX DAXglobal Gold Mining Fund in crescita del 28% in euro nella prima metà del 2010. Dopo una performance particolarmente forte registrata nel primo trimestre, la debolezza dei mercati azionari mondiali ha eroso alcuni dei profitti realizzati nel secondo trimestre 2010. Gli ETC sulle valute hanno beneficiato dello spostamento dell’avversione al rischio, con ETFS Long JPY Short EUR in crescita del 23% nella prima metà del 2010 dato che gli investitori si sono adoperati per liquidare attività economiche di rischio finanziate in Yen giapponesi. Un altro dei maggiori beneficiari dell’aumento dell’avversione al rischio è stato ETFS Long USD Short EUR in crescita del 17%. Gli investitori infatti hanno chiuso le posizioni in euro posizionandosi sul dollaro statunitense visto che la crisi greca ha alimentato largamente le preoccupazioni del debito statale in Europa.
ETFS Physical Palladium ha registrato nella prima metà del 2010 una crescita del 11% in dollari statunitensi dato la costante e ingente domanda di automobili in Cina, la penuria di scorte e un consensus generale sul fatto che le riserve di platino della Russia potrebbero essere più basse rispetto a quanto precedentemente previsto.  Gli ETC di ETF Securities hanno registrato 361 milioni di afflussi nella prima metà del 2010, guidati dalla forte domanda proveniente dagli Stati Uniti dove ETF Securities ha quotato i primi prodotti su platino e palladio fisico ad inizio gennaio.
ETFS Physical Silver ha registrato un’ottima performance nella prima metà del 2010, con una crescita del 10%. L’ETC sull’argento fisico ha beneficiato del suo status di riserva di valore e bene rifugio simile all’oro. La forte performance di oro, argento e palladio ha fatto in modo che ETFS Physical PM Basket (che include oro, argento, platino e palladio) completasse la performance dei metalli preziosi con un  aumento del 10,4%.

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