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Posts Tagged ‘assistenza’

Reale resilienza del SSN nell’assistenza ai pazienti NON Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

Nel 2019 sei Regioni valutate dal Ministero della Salute “inadempienti” nella capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza: Valle D’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.Le maggiori criticità si riferiscono all’area Distrettuale (assistenza sanitaria territoriale) con ben 4 Regioni inadempienti: Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, Basilicata e Calabria. Segue l’area prevenzione con 3 Regioni inadempienti: P.A. Bolzano, Calabria e Sicilia. Per l’area ospedaliera invece i punteggi più bassi in assoluto e più preoccupanti sono della Calabria e del Molise, quest’ultima alle prese ormai da diverso tempo con la riorganizzazione della rete ospedaliera.La Regione Calabria è l’unica Regione ad essere “inadempiente” su tutte e tre le aree valutate dal Ministero della Salute (prevenzione, territorio e ospedale) con criticità rilevanti, ad esempio, nei programmi organizzati di screening oncologici, nel tempo di arrivo dei mezzi di soccorso, nell’assistenza domiciliare integrata, nell’assistenza ospedaliera.Tra le Regioni “adempienti” il punteggio più alto nell’area prevenzione lo ha centrato l’Umbria seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, nell’area distrettuale spicca il Veneto seguito dall’Emilia Romagna, mentre nell’area ospedaliera il valore più alto è della P.A. di Trento seguita dall’Emilia Romagna.Rispetto ai valori del 2018, nel 2019 8 Regioni hanno visto peggiorare le proprie performance nella prevenzione, 5 Regioni nell’area distrettuale e 3 nell’area ospedaliera.Ancora troppo ampie le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari rappresentate dalla forbice tra le migliori e le peggiori performance tra le regioni: oltre 40 punti di scarto per la prevenzione, circa 50 punti per il livello distrettuale e 48 punti per l’area ospedaliera.È quanto emerge dall’analisi realizzata da Salutequità, Organizzazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, sui risultati della sperimentazione 2019 del Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA (NSG) del Ministero della Salute. Il Nuovo Sistema di Garanzia è la nuova metodologia per la valutazione della capacità delle Regioni di garantire i livelli Essenziali di Assistenza, che dovrà sostituire a partire dal 1° gennaio 2020 il vecchio sistema di monitoraggio dei LEA, cosi come previsto dal Decreto Ministeriale 12 marzo 2019.

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Assistenza domiciliare: Deve diventare il nuovo modello del Servizio sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2021

“Ha ragione il ministro Speranza: l’assistenza domiciliare è la chiave di volta del nuovo modello che deve caratterizzare il Servizio sanitario nazionale”, afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che raccoglie gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia, commentando l’intesa Stato Regioni sottoscritta a inizio agosto e ora in vigore. “E bene è – continua – che il PNRR dedichi a questa novità già 4 miliardi per organizzare cure e assistenza che finora è stata a macchia di leopardo nelle Regioni”.“Ma la chiave dell’assistenza domiciliare – precisa la presidente FNOPI – sono gli infermieri che h24 sono accanto alle persone e che le stesse associazioni di cittadini -pazienti chiedono siano di più e più presenti proprio nel nuovo modello di prossimità delle cure”.Il medico di medicina generale indica la diagnosi e la terapia da seguire, ma accanto al paziente c’è l’infermiere che ne garantisce appropriatezza, esecuzione, aderenza clinica.E in particolare proprio l’intesa indica tra i principali attori di tutto questo l’infermiere di famiglia e comunità per il quale l’Agenas, Agenzia nazionale per l’assistenza sanitaria, nella sua proposta di decreto per la regolamentazione dell’assistenza sul territorio, ha indicato un fabbisogno che passa dagli 8 ogni 50mila abitanti indicati nel decreto Rilancio (legge 77/2020) a uno ogni 2000-2.500 abitanti, proprio per assicurare le cure e l’assistenza di prossimità.“Il territorio è il luogo privilegiato per la risposta ai bisogni di assistenza infermieristica, la prevenzione e il monitoraggio; insiste sulla necessità di riconfigurare tutti i sistemi di presa in carico e di continuità assistenziale poiché la risposta ai bisogni di salute è ancora culturalmente ospedalocentrica”, ha detto Mangiacavalli.“L’ospedalizzazione – aggiunge – è una parentesi nella vita della persona che continua fuori dall’ospedale, laddove deve continuare anche la risposta. Il futuro del Servizio sanitario nazionale e quello di un’assistenza a misura di cittadino è nella multi-professionalità: ogni figura, ogni professionista della salute in questo gioca un ruolo essenziale e importantissimo perché il castello della salute sia stabile e indistruttibile e abbia come suo apice gli assistiti e il loro assoluto benessere. In questo conclude – ogni professionista è una carta importante, senza la quale il castello inesorabilmente crolla”

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L’assistenza medica di base è già a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

“Da Palermo ad Agrigento, passando per Trapani, si assiste ad uno scenario surreale. Quasi la metà delle guardie mediche ordinarie sono senza medici titolari e quelle turistiche senza medici, mettendo a serio rischio l’assistenza sanitaria di base. E’ uno degli effetti della mancata rimodulazione e smantellamento delle Unità speciali di continuità assistenziale del territorio (Usca) deciso in solitudine dall’assessorato regionale della Salute e dal commissario per l’emergenza Costa. Personale Usca peraltro in esubero rispetto alle percentuali ministeriali stabilite per numero di abitanti”. Lo hanno detto il segretario regionale generale Fimmg Sicilia Luigi Galvano e il segretario Ca Luigi Tramonte, ascoltato ieri pomeriggio in Commissione Sanità dell’Ars sulle criticità della riorganizzazione delle Usca. “Pensare di tracciare i positivi – hanno spiegato i rappresentanti regionali della Federazione italiana dei medici di famiglia – concentrando all’hub alla Fiera del Mediterraneo tutti i medici, sanitari e amministrativi dei distretti di un’area metropolitana così grande come quella della provincia di Palermo, significa spogliare la medicina del territorio e costringere le persone a percorrere anche più di 150 chilometri di strada per arrivare ad un hub, oggi semivuoto e dove già operano circa 1200 operatori contrattualizzati”.“Una rimodulazione delle Usca così centralizzata – secondo la Fimmg – sconfessa ancora una volta il tracciamento di prossimità dei positivi e dei contatti stretti stabilito dal Commissario Figliuolo. Il risultato è che ad oggi la Sicilia resta inchiodata all’ultimo posto per copertura vaccinale e, al di là delle piccole oscillazioni giornaliere, quasi sempre resta la prima regione del Paese per nuovi casi di contagio. Tutto questo, in un momento in cui cresce e preoccupa, soprattutto nelle zone turistiche, la variante Delta, già diffusa in Italia per oltre il 25%, e l’aumento dei contagi per la crescita dei contatti sociali, viaggi e l’allentamento delle restrizioni sociali”.

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Migliorare l’assistenza agli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

Il Gruppo Dedalus, leader internazionale delle soluzioni software per la sanità, e Senior Italia FederAnziani, la federazione attiva nella promozione dei diritti degli anziani allo scopo di migliorarne la qualità della vita, hanno siglato una partnership finalizzata all’attuazione di progetti specifici nell’ambito della Salute e della Sanità Digitale.La collaborazione si fonda sulla messa a disposizione di persone selezionate da Senior Italia FederAnziani della piattaforma di interoperabilità DC4H e sull’ecosistema delle app A4P di Dedalus, per realizzare Programmi di Supporto al Paziente (PSP) e progetti di inclusione digitale che avranno l’obiettivo di facilitare l’accesso ai servizi sanitari, migliorare la presa in carico e supportare i pazienti nella corretta esecuzione delle terapie prescritte sia dai medici di famiglia che dalle strutture ospedaliere. La partnership rappresenta un ulteriore passo verso un ecosistema sanitario digitalizzato che, grazie a soluzioni innovative e data oriented, è in grado di garantire un’efficace continuità di cura e di rispondere ai bisogni assistenziali specialmente delle persone anziane con cronicità e multimorbidità, magari non ancora pienamente digitali.

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L’assistenza agli anziani durante la sfida della pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

È un’immagine a luci e ombre quella che emerge dal 3° Rapporto Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi-Essity, che ha analizzato lo status dell’assistenza agli anziani in Italia con un focus anche sul periodo della pandemia da Covid-19, arrivando a suggerire le aree di riforma che con urgenza dovranno essere fronteggiate nel prossimo futuro.Nel nostro Paese emergono alcuni trend ben definiti: da un lato la mancata assistenza agli anziani non autosufficienti, con il 63% dei 2.907.438 individui che rientrano in questa categoria che non è seguito da alcun servizio socio-assistenziale e dall’altro, il boom dei caregiver familiari e delle badanti: di quest’ultime in Italia, nel 2019, se ne contavano 1.018.555.Le Residenze per Anziani sono state tra i soggetti più colpiti dal Covid-19: si stima che nella prima fase della pandemia il tasso di mortalità in un campione di queste strutture censite dall’Istituto Superiore di Sanità si sia attestato al 3,1%, mentre ATS Milano Città Metropolitana ha registrato un aumento tra marzo e aprile 2020 del + 120% nei decessi tra gli ospiti delle strutture rispetto alla media dello stesso periodo dei 4 anni precedenti. Guardando invece al rapporto tra servizi e le famiglie, stando ai dati del Rapporto, la fiducia degli utenti nei confronti delle RSA è solida e confermata.
I soggetti dell’assistenza. In Italia l’assistenza agli anziani è una realtà multi sfaccettata con soggetti diversi deputati alla gestione della non autosufficienza. Nel nostro Paese, la famiglia e le badanti sono al primo posto in questa attività, mentre le residenze per anziani sono viste come scelta “estrema”. “Le famiglie hanno una visione molto clinica delle strutture per anziani, in quanto le considerano la soluzione a cui ricorrere generalmente dopo anni di faticosa permanenza al domicilio e solo quando le condizioni di salute dell’anziano si aggravano” commenta Elisabetta Notarnicola, Associate Professor of Practice, Divisione Government, Health e Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management e coordinatrice del Rapporto “La nostra survey, condotta in collaborazione con il portale LaCasadiRiposo.it su quasi 1.000 nuclei familiari, conferma che le famiglie organizzano la cura intorno al loro ruolo di caregiver e all’intervento di badanti. Due terzi dei rispondenti al questionario ci dicono che non sono mai entrati in contatto con soggetti pubblici in grado di aiutarli nell’identificare i servizi più adeguati e non sanno come organizzarsi”.Il punto di vista delle RSA. Il Covid-19 ha investito in pieno le Residenze per Anziani e i gestori – oltre che con l’emergenza sanitaria – hanno dovuto fare i conti con il mantenimento della sostenibilità economico-finanziaria delle strutture (come indicato dal 100% dei rispondenti della survey presentata nel Rapporto) e con problematiche legate al personale (88%) sia in termini di formazione, sia di “fuga” degli operatori verso il comparto sanitario. Eppure, la fiducia degli italiani nei confronti della categoria tiene, anche se quasi un quarto del campione intervistato ha dichiarato di aver tolto i propri cari dalle liste d’attesa alla luce di nuove possibilità di assistenza rese possibili grazie allo smartworking, o per diffidenza data dalla situazione. Il Covid-19 ha portato il settore dell’assistenza a riflettere sulla propria offerta e sulle proprie strategie, con i provider di servizi assistenziali che ammettono la necessità di avviare una riflessione sul rinnovamento e adattamento della propria attività.

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Assistenza psicologica gratuita per aiutare gli anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Ed è estensibile ai loro familiari e ai caregiver per affrontare l’emergenza Covid-19. Fondazione Cesvi e Cooperativa Spazio Aperto Servizi promuovono un servizio di assistenza psicologica, dedicato agli over 65 del VI Municipio della città di Milano e a coloro che se ne prendono cura, grazie al supporto di psicologi esperti nella gestione del trauma del centro clinico CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia di Spazio Aperto Servizi. L’iniziativa, rivolta a coloro che accusano un forte disagio emotivo, si inserisce nell’ambito del progetto “Veniamo noi da te”, nato all’inizio della pandemia con l’obiettivo di garantire supporto alla popolazione over 65 con interventi legati alle prime necessità (consegna di spesa, distribuzione di medicinali a domicilio, accompagnamento per visite) e prevenire situazioni di emarginazione e isolamento, anche con attività di monitoraggio e ascolto empatico telefonico. Nell’attivazione di questo servizio è stata coinvolta una delle eccellenze milanesi in gestione dei traumi, il CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia. Un’equipe specializzata, composta da psicoterapeuti, psicologi, identificheranno e definiranno, caso per caso, le strategie di intervento più adeguate con l’obiettivo di fornire la giusta assistenza, in primis agli anziani, ma anche ai familiari e caregiver degli stessi, sottoposti in questi lunghi mesi di restrizioni, a un forte stress e disagio psicologico. In particolare, è stata attivata una linea diretta destinata ad anziani e caregiver per chiedere gratuitamente l’intervento di uno psicologo via telefono. Per accedere al servizio basta chiamare il 345 7611 627, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 16 o inviare una mail a chiara.parrella@spazioapertoservizi.org. Gli psicologi sono, inoltre, pronti ad offrire aiuto anche in situazioni di disagio segnalate dal coordinatore di progetto, dagli operatori sociosanitari o da altre figure esterne. Il progetto “Veniamo noi da te”, inserito all’interno dell’iniziativa #MilanoAiuta del Comune di Milano, nell’ultimo mese ha aiutato con un team di operatori specializzati 114 persone con 389 interventi complessivi e il maggior numero di richieste è arrivato dalla popolazione over 80. Tra i bisogni più frequenti la consegna di spesa a domicilio (41.39%), la necessità di accompagnamento per visite mediche o altri servizi essenziali (27.25%) e il ritiro di ricette e farmaci (10,3%). In crescita anche le richieste di supporto psicologico da parte di anziani (4.6%), operatori (4.1%) e caregiver (1.8%).

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Linea di assistenza sulla Brexit a disposizione dei cittadini

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

Con l’avvicinarsi del 1º gennaio 2021, quando terminerà il periodo di transizione, il centro di contatto Europe Direct, vale a dire il numero telefonico unico dell’UE per i cittadini, rimarrà a disposizione di cittadini, imprese e parti interessate per rispondere alle domande relative alla Brexit in tutte le 24 lingue ufficiali. Le domande relative al Regno Unito saranno trattate in via prioritaria. L’iniziativa rientra nella preparazione generale dell’UE in vista della fine del periodo di transizione. Il centro di contatto è raggiungibile da tutti gli Stati membri e dal Regno Unito al numero gratuito 00 800 6 7 8 9 10 11 e per via elettronica.

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Il XXIII Rapporto PIT Salute conferma la debolezza dell’assistenza territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

“E’ arrivata puntuale la conferma, anche quest’anno, che l’elemento fragile del nostro sistema sanitario è l’assistenza territoriale” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, intervenuto oggi alla presentazione del XXIII Rapporto PIT Salute realizzato da Cittadinanzattiva sulla base delle segnalazioni gestite dalle sedi del Tribunale dei diritti del malato, quest’anno esteso al periodo della pandemia . “Anche l’analisi condotta sull’andamento dei primi 9 mesi del 2020 mostra che le tendenze in atto da un quinquennio sono state accentuate dalla pandemia: le difficoltà nell’accesso alle prestazioni, la rinuncia alle cure e altri aspetti che anche la Federazione denuncia da tempo. E’ il caso, per esempio, delle difficoltà create ai pazienti dal fenomeno dei farmaci mancanti o non disponibili: un’autentica piaga”. Il rapporto ha anche messo in luce che i cittadini lamentano la difficoltà a ottenere informazioni e orientamento. “Il rapporto sottolinea che non c’è una presa in carico effettiva del paziente sul territorio” prosegue Mandelli. “Nei mesi del lockdown, i farmacisti di comunità sono stati il riferimento sempre accessibile e, come abbiamo detto da tempo, non si può rimandare oltre la creazione di una rete interprofessionale sul territorio, che veda il medico di medicina generale, il farmacista e l’infermiere collaborare per non lasciare mai solo il paziente”. In questo senso, è stato detto, le risorse della telemedicina e della telesorveglianza possono dare un apporto decisivo se inserite nel modello della farmacia dei servizi, che se fosse già operante potrebbe ridurre i disagi e migliorare significativamente l’assistenza ai cittadini, e non soltanto nelle fasi di emergenza come quella attuale. “Il rapporto PIT Salute anche in questa occasione si rivela uno strumento prezioso per prendere decisioni corrette sul futuro della nostra sanità” conclude il presidente della FOFI ”perché nasce dalle esperienze concrete delle persone e dalla vicinanza ai cittadini, che è alla base anche del forte e proficuo rapporto di collaborazione che da molti anni lega la nostra professione e Cittadinanzattiva”.

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Libia: Un progetto per l’assistenza medica d’urgenza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

A soli 20 chilometri dal confine Tunisino, sulla strada per Tripoli e poco prima del grande porto di Zuwara c’è un’ isola-penisola che si allunga per 8 -10 km parallela alla costa, a circa 2 km di distanza dalla battigia delle spiagge di Abu Kammash.Si tratta dell’isola di Farwah che si trova giusto di fronte alla cittadina di Abu Kammash ed al suo piccolo porto di pescatori. Sull’isola, già dai primi anni del periodo fascista, è operativo un faro di aiuto alla navigazione e, nelle sue adiacenze, vi sono diverse piccole costruzioni atte al riparo del personale di guardia. Tutta l’area si trova, da sempre, nella zona del popolo degli Amazigh, ovvero i Berberi. Nell’anno 2004 sotto il regime di Gheddafi era stato sviluppato un progetto per realizzare un’ importante campo da golf, con le relative strutture di accoglienza per i turisti. Ma il progetto non fu mai realizzato.Dieci anni dopo, nel 2014, al fine di garantire un servizio medico di emergenza per la popolazione Berbera, era stato sviluppato il progetto per realizzare un eliporto per i collegamenti tra piccoli villaggi sparsi sul vasto territorio berbero e i centri di assistenza medica di Tripoli.Anche questo interessante progetto non fu mai realizzato.. In questi mesi è tornata di urgente necessità l’ipotesi di realizzare una piccola base con un paio di elicotteri per voli umanitari e per i collegamenti per le urgenze mediche di tutta questa grande area della regione Berbera..

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L’UNHCR assicura assistenza alle famiglie sfollate nel Sahel colpite dalle inondazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando le operazioni volte ad assicurare assistenza alle famiglie sfollate nella regione africana del Sahel, tra più di 700.000 persone colpite dalle devastanti inondazioni che hanno interessato la regione. Decine di persone hanno perso la vita, tra cui una madre incinta e la figlia adolescente. Diverse altre migliaia necessitano con urgenza di riparo, acqua potabile e assistenza sanitaria lungo ampie aree di territorio in Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger.Si ritiene che le fortissime piogge cominciate ad agosto siano le peggiori da oltre un decennio a questa parte. In tutto il Sahel, dove violenze incessanti e indiscriminate avevano già costretto oltre 3,5 milioni di persone a fuggire sia internamente sia oltre i confini dei Paesi della regione, le case sono andate distrutte, le strutture sanitarie danneggiate e le coltivazioni sommerse dagli allagamenti.In tutta la regione, le infrastrutture, tra cui le strutture sanitarie, sono state gravemente danneggiate, condizionando le attività di risposta nazionali al COVID-19 e le capacità di assicurare trattamenti per altre malattie, quali malaria e morbillo. Dati i livelli di contaminazione delle fonti di approvvigionamento idrico e gli allagamenti dei servizi igienici, si teme con sempre maggior frequenza una possibile epidemia di colera.Nel corso delle inondazioni le coltivazioni sono andate distrutte, aggravando la carenza di scorte alimentari e le vulnerabilità degli agricoltori e delle loro famiglie, le cui possibilità di sostentamento dipendono dai raccolti. Nella regione, il Niger è stato il Paese colpito più duramente. Le autorità nazionali hanno registrato 71 persone decedute, 90 ferite e oltre 350.000 interessate dalle conseguenze delle inondazioni, in particolare nella regione di Maradi. L’UNHCR da tempo ha mobilitato aiuti destinati agli sfollati interni che vivono in aree in cui sono costretti a guadare acque il cui livello arriva al bacino o ad attraversarle remando a bordo di canoe.Le inondazioni hanno colpito sei siti che accolgono sfollati, lasciando oltre 9.000 rifugiati e sfollati interni nell’urgente necessità di riparo. L’UNHCR ha già distribuito 1.900 kit per alloggi, nonché beni di prima necessità quali indumenti, coperte e kit igienici. In alcune aree, tali operazioni hanno portato ad esaurire le scorte di emergenza.In Burkina Faso, le inondazioni hanno interessato tutte e 13 le regioni, facendo registrare 41 persone decedute, 112 ferite e lasciando 12.378 nuclei familiari senza riparo. A Kaya, una madre incinta e la figlia, in precedenza fuggite dalle violenze, hanno perso la vita quando la casa del vicino è crollata sulla loro tenda. Le piogge torrenziali hanno provocato danni estesi in un Paese in cui un abitante su cinque risultava essere già sfollato a causa delle violenze. Il Burkina Faso attualmente accoglie oltre un milione di sfollati interni, metà di tutti quelli presenti nell’intero Sahel. In Ciad, dove oltre 236.000 persone sono state colpite dalle inondazioni, UNHCR e partner stanno urgentemente assicurando alloggi, cibo, beni di prima necessità e assistenza sanitaria. Nella provincia meridionale di Gore, sono stati colpiti 1.735 rifugiati e almeno 283 famiglie si sono ritrovate i propri terreni allagati e le coltivazioni distrutte. Le piogge torrenziali hanno reso le strade impercorribili, ostacolando le operazioni umanitarie volte a prestare assistenza ai rifugiati colpiti e l’accesso del personale dell’Agenzia agli uffici di Haraze e Shari.Nel Ciad orientale, la maggior parte delle abitazioni e degli alloggi presenti in sei campi che accolgono migliaia di rifugiati vicino a Iriba è stata distrutta o gravemente danneggiata, costringendo questi ultimi a dormire nelle scuole e all’addiaccio. L’UNHCR ha distribuito aiuti per soddisfare le più pressanti esigenze delle persone colpite. In Mali, sono migliaia gli sfollati interni e i membri delle comunità locali colpiti dalle inondazioni. Centinaia di case sono state distrutte nelle regioni più duramente colpite: Gao, Mopti, Ségou e Sikasso.Il verificarsi di questi eventi moltiplica i pericoli per comunità sfollate e comunità di accoglienza che si trovano già alle prese con situazioni di estrema povertà, insicurezza alimentare, conflitti armati e rischi climatici, quest’anno tutte seriamente aggravate dalla pandemia da COVID-19.

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Pensionati: A quale santo devono rivolgersi?

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Tempi duri si prospettano per i pensionati. Dobbiamo tenere da conto il clima che si sta instaurando nei confronti di chi lascia il lavoro e per una certa mentalità diventa un “corpo morto” che non merita spenderci risorse a partire dall’assistenza sanitaria oltre, ovviamente, alla “perequazione” delle rendite pensionistiche. Ma c’è anche di più. Si parla della necessità di adeguare le vecchie pensioni al sistema contributivo mentre ora lo sono con il sistema retributivo: Cosa significa? Che si sta allestendo il terreno a una riduzione della pensione intorno al 30% in barba alle norme che vietano la retroattività. E i pensionati cosa fanno? Poco o nulla intimoriti dalla grancassa istituzionale che li circuisce con l’idea che si hanno poche risorse e che è necessario stabilire delle priorità per stimolare la ripresa economica, volano per ridurre la disoccupazione in specie giovanile. Niente di più falso. le risorse ci sono e come, a prescindere. Pensiamo ai trenta miliardi di euro spesi per risollevare le banche che hanno buttato letteralmente al vento tantissimi miliardi per favorire gli amici degli amici e che ora si godono al sole delle Maldive il mal tolto sicuri che non saranno perseguiti dalle leggi perché continuano a godere di protezioni governative. E poi vi è il “malloppo” più vistoso dei trecento miliardi di euro tra evasioni, sprechi e quanto altro che il governo si guarda bene di porci mano per non “irritare” i grossi evasori e i vari faccendieri.
Sono gli stessi che vogliono una giustizia che non funziona con processi che prima della sentenza definitiva vi fanno passare anche oltre dieci anni per ottenere, alla fine del tunnel, la prescrizione.
E oggi abbiamo la ciliegina sulla torta con una legge elettorale che si vuole rimaneggiare per essere sicuri di mandare in parlamento gente fidata e obbediente ai voleri del “capo”. Così i 20 milioni di anziani potranno essere maltrattati a piacimento, i tre milioni di disoccupati potranno continuare, con i precari, i sotto pagati, il lavoro nero di altri milioni di italiani, a vivere senza diritti nella povertà imposta dalle stesse persone che hanno votato nella speranza illusoria di un cambiamento. Hanno ascoltato le sirene e ora ne pagano il prezzo. (Riccardo Alfonso)

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Assistenza sanitaria per gli italiani all’estero che rientrano in vacanza in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

“Ho scritto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, per rappresentargli la situazione degli iscritti all’Aire per quanto concerne l’assistenza sanitaria italiana.Infatti, una volta iscritti all’Aire, tali connazionali vengono cancellati dal Sistema Sanitario Nazionale e possono usufruire delle sole cure di urgenza per un massimo di 90 giorni.Tale fatto ha una evidente ripercussione sulle opzioni di scelta per il ritorno ai luoghi di origine e credo che un’attenzione anche sul piano sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero, e soprattutto ai pensionati, produrrebbe un ritorno in termini di promozione turistica rilevante. Inoltre, si tratta di riconoscere un diritto a chi risiede all’estero e torna in vacanza in Italia facendo sentire la vicinanza della madrepatria.Per tale ragione ho proposto al Ministro di permettere a chi è iscritto all’Aire di attivare l’iscrizione temporanea al Sistema Sanitario Nazionale presso la Sede ASL di competenza per il comune di iscrizione Aire, dando priorità ai pensionati italiani residenti in Paesi che non hanno stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con l’Italia.”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Infermiere di famiglia occasione per far decollare l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

“Il potenziamento e l’innovazione dell’assistenza sul territorio soprattutto grazie all’investimento sui servizi infermieristici distrettuali, con i 9.600 infermieri che entreranno nel 2020, e l’introduzione strutturale dell’infermiere di famiglia e comunità, è davvero il valore aggiunto che i deputati hanno dato con i loro emendamenti segnalati al decreto Rilancio”. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), sottolinea l’importanza che già alla Camera, dove la Commissione Affari sociali deve oggi esprimere il suo parere rispetto alle misure sanitarie del decreto, si aprano le porte al nuovo modello di assistenza sul territorio, finora assolutamente carente, multidisciplinare e che disegni un ruolo di rilievo, autonomia, professionalità e collaborazione tra le professioni realmente accanto ai cittadini. Infermieri in testa. “Ora – sottolinea – i parlamentari sono alla prova: hanno davvero un’occasione da non perdere per dare il via a un nuovo modello di assistenza che corregga gli errori del passato e apra le porte a una prossimità con i cittadini richiesta da questi a gran voce e soprattutto necessaria, come ha anche dimostrato l’emergenza della pandemia, ma anche a prescindere da questa, per assistere davvero i più fragili senza che nessuno sia mai lasciato solo con i suoi bisogni di salute, in tutte le aree del Paese anche quelle ‘disagiate’ “Le richieste della FNOPI su questo specifico tema sono state praticamente tutte raccolte e portate avanti dai deputati di maggioranza e opposizione, a dimostrazione della fondatezza delle politiche professionali della nostra Federazione, – spiega Mangiacavalli – e di questo li ringraziamo. È evidente che la conversione in Legge del Decreto Rilancio sarà considerata dagli oltre 450mila infermieri del nostro Paese un vero e proprio banco di prova della politica. Una prova che dal nostro punto di vista sarà superata solo se saranno messi al centro i reali bisogni dei cittadini e il bisogno di innovazione e sostenibilità del Ssn”. Da qui parte, inoltre, un percorso che sicuramente può puntare a traguardi professionali più alti come quello delle specializzazioni e di un’area dedicata all’assistenza infermieristica. Ovviamente ci sono anche molte altre richieste che la FNOPI ha già avanzato a maggio nella sua lettera a Conte, Speranza e Bonaccini, come “una rivalutazione economica della retribuzione degli infermieri – aggiunge Mangiacavalli -, oggi tra le più basse d’Europa, e un’identificazione professionale che vada al di là di regole allargate a tutte le figure del comparto sanità, non solo sanitarie, di cui indubbiamente l’infermiere fa anche parte, ma che stanno ormai strette alla sua professionalità, alla sua formazione e alla sua reale attività. Cosa questa dimostrata negli ultimi mesi sul campo, ma che da sempre caratterizza la nostra professione”.
“Tutte questioni, quest’ultime, anche al centro delle iniziative organizzate in questi giorni da diverse sigle sindacali, che meritano risposte concrete da parte delle Istituzioni – sottolinea ancora la presidente FNOPI -. Ora è davvero il momento e l’opportunità di cambiare a favore dei cittadini e dei professionisti che tutelano la salute. È il momento, come ha sottolineato il ministro della Salute Speranza nella sua recente informativa alle Camere, di aprire davvero la stagione delle riforme”.

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Assistenza a domicilio per un farmaco indicato nei tumori neuroendocrini e nell’acromegalia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Ipsen sviluppa “InDoor”, un servizio di assistenza a domicilio su tutto il territorio nazionale, per istruire il paziente o il care-giver al corretto utilizzo di un proprio farmaco iniettabile indicato nel trattamento dei tumori neuroendocrini e dell’acromegalia.In occasione della pandemia da coronavirus, Ipsen S.p.A., filiale italiana del gruppo internazionale, ha potenziato il supporto al servizio “InDoor”, confermando il proprio impegno nei confronti dei pazienti e del personale ospedaliero.“L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere quanto più possibile autonomo il paziente nella gestione della propria terapia, riducendo per quanto possibile l’accesso alle strutture ospedaliere e, di conseguenza, riducendo il rischio di esposizione a COVID-19 ”, ha dichiarato Paola Mazzanti, Medical & Regulatory Affairs Director di Ipsen S.p.A..I pazienti interessati riceveranno le informazioni dal proprio medico specialista. Se vorranno usufruire del servizio, avranno la possibilità di contattare un call center dedicato e gestito dalla società incaricata del servizio e concordare l’appuntamento con un l’infermiere specializzato. Quest’ultimo si recherà presso il domicilio del paziente per effettuare una prima sessione di training seguita dall’iniezione. Qualora il paziente desiderasse usufruire del supporto infermieristico a domicilio per le successive iniezioni (mensili), potrà concordare un nuovo appuntamento.

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COVID-19, Fase 2: la soluzione per l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

Non servono nuove leggi e nuove programmazioni: tutte le soluzioni per la Fase 2 di COVID-19 sono nel Patto per la Salute 2019-2021, approvato in Stato Regioni a fine 2019 e che per la pandemia non ha fatto ancora in tempo a essere del tutto applicato.Nel Patto c’è l’infermiere di famiglia/comunità (IFeC), una figura che l’OMS ha già descritto e introdotto fin dal 2000, ma che nel nostro Paese per ora è solo ufficiale sulla carta, ma non attuata ovunque.Nelle Regioni dove tale ruolo è a pieno regime (poche per il momento, quasi tutte benchmark, e in molte ancora in fase di sperimentazione) i cittadini hanno un punto di riferimento preciso nel loro territorio per qualsiasi necessità assistenziale.I risultati? Dove è già attivo (in Friuli Venezia Giulia ad esempio dove lo è dal 2004, ma così si sta rivelando anche in Toscana e in altre Regioni dove la sua attivazione ha già preso piede prima dell’introduzione nel Patto) sono rilevanti a partire da una risposta immediata e tempestiva alle esigenze della popolazione, che si rivolge al servizio di Pronto Soccorso in modo più appropriato (in un triennio il Friuli VG ha ridotto i codici bianchi di circa il 20%).Poi anche una riduzione dei ricoveri (in quanto si agisce prima che l’evento acuto si manifesti) e quindi riduzione del tasso di ospedalizzazione del 10% rispetto a dove è presente la normale assistenza domiciliare integrata.E l’infermiere di famiglia/comunità è garanzia anche della continuità assistenziale. Se tale figura fosse già stata istituita avremmo avuto una rete adeguata per gran parte delle funzioni assegnate alle USCA per COVID-19 che, ad ogni buon conto, dovrebbero essere formalizzate – come già accade in alcune Regioni come la Toscana – già come micro-équipe medico infermieristiche.
Senza dimenticare la promozione di un rapporto di maggiore fiducia tra infermiere e cittadino, dovuta a una più rilevante prossimità e una migliore offerta assistenziale che va oltre la prestazione erogata, verso una dimensione sociale e relazionale che migliora la qualità di vita dei cittadini. Secondo un’indagine condotta sempre in Friuli-Venezia Giulia sulla qualità percepita dai pazienti e familiari fruitori del servizio, gli utenti sono più che soddisfatti del nuovo servizio: il 93% degli intervistati ritiene che la presenza dell’infermiere di comunità (quali sono le RSA ad esempio) risponda meglio ai propri bisogni assistenziali rispetto al precedente modello di assistenza domiciliare integrata.E per averlo serve un’integrazione degli organici infermieristici ormai all’osso: durante la pandemia i turni sono stati anche oltre le 12 ore.Quanti ne servono? La stima (senza considerare le Regioni in cui è presente un maggior numero di anziani e fragili dove le necessità aumentano) l’ha fatta la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche: sul territorio, per rispondere ai bisogni di salute degli oltre 24 milioni di cittadini con patologie croniche o non autosufficienza, la Federazione nazionale degli infermieri ha calcolato la necessità media di almeno un infermiere ogni 500 assistiti (assistenza continua) di questo tipo: circa 20mila infermieri di famiglia/comunità. Un numero che è desumibile anche calcolando un infermiere di famiglia e comunità ogni 3mila cittadini circa.

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Tumori e malattie cardiovascolari: Va rivista l’assistenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

I tumori e le malattie cardiovascolari sono le patologie croniche più frequenti nel nostro Paese e rappresentano le principali cause di morte. Proprio i pazienti già colpiti da cancro, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ictus e cardiopatia ischemica sono più a rischio di sviluppare gravi complicanze, se contagiati dal coronavirus. E stanno subendo danni per sospensioni o ritardi di prestazioni necessarie. È imminente l’inizio della cosiddetta fase 2, che porterà alla progressiva riapertura di alcune attività. Servono linee di indirizzo specifiche rivolte a questi pazienti, che devono essere stilate dagli specialisti che ogni giorno li curano. L’obiettivo è proteggerli dall’infezione da COVID-19 e garantire loro percorsi di cura sicuri. E il sistema sanitario deve riorganizzarsi in questo senso.Per indicare i punti chiave della riorganizzazione dell’assistenza, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), Saverio Cinieri (Presidente eletto Associazione Italiana di Oncologia Medica e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi), Stefano Vella (infettivologo e docente Global Health Università Cattolica di Roma), Ciro Indolfi (Presidente SIC, Società Italiana Cardiologia) e Francesco Romeo (Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata Roma).La conferenza on line si terrà martedì 28 aprile dalle 11 alle 12. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. Per registrarsi è sufficiente cliccare qui e seguire la procedura.

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Campidoglio, al via struttura di accoglienza per donne sole

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Roma Capitale inaugura una nuova struttura di accoglienza per donne sole, mamme con bambini e gestanti senza dimora per l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. I 40 posti di accoglienza, H24, sono stati predisposti dall’Amministrazione presso l’Istituto San Michele, in zona Tor Marancia, e già oggi sono previsti i primi inserimenti.Il servizio è rivolto a donne sole, madri con figli minori, gestanti e donne vittime di violenza in grave disagio sociale, che presso la struttura potranno trovare un posto sicuro tramite la Sala Operativa Sociale, in stretta collaborazione con i Centri Antiviolenza di Roma Capitale.A tutte le ospiti sarà effettuato uno screening in ingresso e un monitoraggio sanitario quotidiano. La struttura prevede anche la possibilità di stanze singole.“Continua l’impegno di Roma Capitale per le donne in condizioni di fragilità, specialmente in questo periodo in cui per molte di loro possono aumentare i rischi e le necessità. Oggi avviamo i primi inserimenti in una struttura che offre alle donne e ai loro figli un posto sicuro per tutta la durata dell’emergenza. Ringrazio la Sala Operativa Sociale e i nostri Centri Antiviolenza, raggiungibili ogni giorno H24, per l’impegno mai interrotto nell’intercettare i bisogni delle persone più fragili e in difficoltà. Continuiamo a lavorare senza sosta per tutti i cittadini”, dichiara l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì.

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UNHCR: continuiamo ad assicurare assistenza ai rifugiati durante l’emergenza COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha specificato oggi una serie di misure che sta adottando nelle proprie operazioni sul campo al fine di rispondere all’emergenza di salute pubblica dovuta alla pandemia da COVID-19 e prevenirne l’ulteriore diffusione.Il 26 marzo, nell’ambito di un appello delle Nazioni Unite di più ampia portata, l’UNHCR ha lanciato la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare in via prioritaria alle esigenze di quei Paesi che necessiteranno di interventi specifici.Sebbene il numero di casi di contagio da COVID-19 registrati e confermati tra i rifugiati resti basso, oltre l’80 per cento della popolazione rifugiata mondiale e quasi la totalità degli sfollati interni vivono in Paesi a reddito basso o medio, molti dei quali sono dotati di servizi medici, idrici ed igienico-sanitari inadeguati e necessitano di sostegno immediato.Numerosi rifugiati vivono in campi densamente popolati o in aree urbane in condizioni di povertà in cui le infrastrutture per l’assistenza medica e le strutture per l’erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari (WASH) sono inadeguate. In questi siti l’implementazione di misure di prevenzione è di primaria importanza, ha osservato Filippo Grandi.Le misure adottate dall’UNHCR mirano a:
• Rafforzare servizi e sistemi WASH e per la salute, anche tramite la distribuzione di sapone e il miglioramento delle opportunità di approvvigionamento idrico.
• Sostenere i governi nell’implementazione di misure di prevenzione del contagio e di risposta dell’assistenza sanitaria, anche mediante la distribuzione di forniture e attrezzature mediche.
• Distribuire materiali per gli alloggi e beni di prima necessità.
• Offrire orientamento e informazioni attendibili in relazione alle misure di prevenzione.
• Estendere l’assistenza in denaro al fine di attenuare gli effetti socio-economici negativi della pandemia da COVID-19.
• Promuovere il monitoraggio e gli interventi volti ad assicurare che i diritti delle persone costrette alla fuga siano rispettati.
In Bangladesh, sono state avviate sessioni formative rivolte al personale delle strutture sanitarie operative presso i campi dei rifugiati Rohingya, dove circa 850.000 persone vivono in condizioni di estremo sovraffollamento. Oltre 2.000 rifugiati volontari collaborano coi leader religiosi e con quelli delle comunità per informare in merito alle importanti misure di prevenzione.
In Grecia, l’UNHCR ha intensificato il sostegno alle autorità per aumentare le capacità di erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari, distribuire articoli per l’igiene, e allestire e attrezzare unità e ambienti medici per le procedure di screening, isolamento e messa in quarantena. L’Agenzia da tempo sta esortando le autorità a intensificare i trasferimenti dai sovraffollati centri di accoglienza delle isole dove 35.000 richiedenti asilo vivono in strutture progettate per l’accoglienza di meno di 6.000 persone.
In Giordania, personale preposto misura la febbre ai rifugiati all’ingresso dei campi di Zaatari e Azraq. Sono in corso campagne di sensibilizzazione. L’erogazione di energia elettrica è stata rafforzata e i supermercati osservano orari prolungati per consentire alla popolazione di fare la spesa rispettando il distanziamento sociale.Strutture che consentono di lavarsi le mani e misurare la febbre sono state allestite anche presso centri di transito, centri di accoglienza e ambulatori operativi nei campi/insediamenti dell’Etiopia e dell’Uganda.
In Sudan, l’UNHCR ha distribuito sapone a oltre 260.000 rifugiati, sfollati interni e membri delle comunità di accoglienza. Insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e al Ministero della Salute, l’Agenzia sta promuovendo una massiccia campagna di sensibilizzazione in diverse lingue. Sono stati inviati circa 15.000 SMS ai rifugiati urbani che vivono a Khartoum, per condividere informazioni sulla tutela della salute e sulla prevenzione.
Misure di prevenzione, inoltre, sono state adottate nei campi rifugiati e negli insediamenti di sfollati interni della Repubblica Democratica del Congo e del Burkina Faso. Fra queste, vi sono l’installazione di postazioni per lavare le mani, la distribuzione di sapone e prodotti detergenti, e l’utilizzo di poster, volantini, messaggi radio e reti comunitarie per sensibilizzare il più elevato numero di beneficiari.
A Boavista, in Brasile, UNHCR e partner hanno allestito un’area per l’isolamento dei casi sospetti di contagio rilevati tra rifugiati e migranti venezuelani, e stanno distribuendo 1.000 kit igienici alle popolazioni indigene di Belem e Santarem.
L’UNHCR, inoltre, collabora coi partner ONU alla ricerca di soluzioni alle criticità logistiche derivanti dalle restrizioni alla filiera produttiva e dalla chiusura delle frontiere. Tali soluzioni prevedono l’intensificazione degli approvvigionamenti a livello locale e regionale e l’organizzazione di ponti aerei. Recentemente, oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari e materiali sanitari sono stati trasportati in Ciad e in Iran tramite ponte aereo.

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Afghanistan: Bambini bisognosi di assistenza umanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

In Afghanistan il numero di bambini che avrà bisogno di assistenza umanitaria nel 2020 è salito del 40% rispetto allo scorso anno; ciò significa che 1,5 milioni di minori in più avranno bisogno di supporto per sopravvivere. Questa la denuncia di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che sottolinea come 18 lunghi anni di conflitto abbiano trasformato l’Afghanistan in uno dei posti peggiori al mondo dove essere bambini.
Nell’anno in corso, specifica l’Organizzazione, altre 3,1 milioni di persone, più della metà delle quali minori, necessiteranno di assistenza umanitaria in un Paese in cui, negli ultimi due anni, la sicurezza è peggiorata notevolmente e il numero di bambini uccisi e mutilati ha raggiunto il suo record.Secondo le Nazioni Unite, nei primi nove mesi del 2019, i bambini hanno rappresentato il 77% delle vittime civili a causa di armi esplosive. Questo quotidiano rischio mortale ha un profondo impatto sulla salute mentale dei più piccoli che spesso sono testimoni di atti di estrema violenza e devono affrontare lesioni traumatiche che spesso hanno ripercussioni gravissime sulla loro vita.Infatti, oggi nel Paese 1 persona su 10 vive con disabilità fisiche.Una recente analisi di Save the Children ha inoltre rilevato che due terzi dei genitori intervistati in alcune parti dell’Afghanistan hanno affermato che i loro figli hanno paura delle esplosioni, dei rapimenti o di altre forme di violenza durante il tragitto per andare a scuola. Queste testimonianze danno la misura di quanto i bambini afgani vivano nella paura costante di perdere la vita, senza il necessario sostegno per affrontare questi traumi.Rischi differenti a seconda che si tratti di bambini o bambine. Come messo in evidenza nel nuovo rapporto “Stop alla guerra sui bambini” diffuso la scorsa settimana dall’Organizzazione, le ragazze nelle aree colpite dai conflitti corrono infatti rischi molto più elevati di essere vittime di violenza sessuale e di genere, gravidanze e matrimoni precoci forzati. In tutti i casi verificati di violenza sessuale contro i minori in aree di conflitto, 9 volte su 10 sono proprio le ragazze ad esserne vittime. I ragazzi hanno invece molte più probabilità di essere esposti ad uccisioni e mutilazioni, rapimenti e reclutamento nei gruppi armati.“Rispetto ad altre emergenze globali, dopo oltre 18 anni di conflitto l’Afghanistan rimane un Paese dimenticato nonostante le decine di migliaia di morti tra i civili e il fallimento di molteplici tentativi per arrivare alla pace. I bambini nati e cresciuti qui non hanno conosciuto altro che la guerra nella loro vita, hanno paura di andare a scuola e sono a rischio continuo di abusi e sfruttamento. I bambini afgani non hanno accesso all’assistenza sanitaria di base e ad un’istruzione di qualità, per non parlare del supporto psicologico di cui hanno bisogno per superare tutto ciò che hanno dovuto subire”, ha dichiarato Onno van Manen, Direttore di Save the Children in Afghanistan.“I bambini afgani hanno il diritto di vivere al sicuro, di essere protetti e di crescere come ogni bambino dovrebbe, purtroppo però i loro diritti fondamentali continuano ad essere calpestati. Dobbiamo offrire loro un futuro libero dalla violenza e dalla paura e per questo Save the Children sta intensificando le sue attività in tutto il Paese per rispondere a questa terribile situazione”, ha proseguito Onno van Manen.Nel 2019, Save the Children ha raggiunto oltre 4 milioni di persone in Afghanistan, delle quali oltre 900 mila bambini, attraverso programmi di educazione, salute, nutrizione e sicurezza alimentare, diritti e protezione. L’Organizzazione è presente con il suo staff in otto province del Paese e realizza anche attraverso partner interventi umanitari in 14 province su 34.

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Assistenza pediatrica: stato dell’arte

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) rivolge un appello al Ministro Roberto Speranza e alle Regioni per evitare che l’attuale organizzazione dell’assistenza pediatrica prevista dal Servizio Sanitario Nazionale venga nel tempo indebolita. “Siamo preoccupati per l’emendamento al DL 162/2019 recentemente presentato dalla Commissione Salute – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. La formulazione della proposta riguardante l’assunzione dei medici specializzandi a partire dal 3° anno di formazione specialistica esclusivamente negli ospedali non è funzionale all’intera area pediatrica, in quanto l’assistenza a bambini ed adolescenti in Italia è garantita dall’equilibrio tra le cure territoriali e quelle ospedaliere. L’inserimento anticipato degli specializzandi deve essere previsto con analoghe modalità sia per l’ospedale che per il territorio, al fine di mantenere il necessario equilibrio anche in termini di avvicendamento e ricambio generazionale”. “Se la proposta fosse approvata in questa forma – continua Biasci – il Servizio Sanitario Nazionale non potrebbe più garantire in futuro gli attuali Livelli Assistenziali pediatrici per quanto riguarda l’universalità dell’offerta assicurata dalla Pediatria di Famiglia. I giovani specialisti sarebbero inquadrati automaticamente solo nell’ambito delle cure ospedaliere, determinando gravi carenze assistenziali soprattutto in quelle aree periferiche e disagiate dove la Pediatra di Libera Scelta rappresenta l’unico riferimento per i bambini e le loro famiglie”. “Una difficoltà nell’assistenza pediatrica sul territorio si ripercuoterebbe con effetti negativi, assistenziali e previdenziali, sull’intero sistema delle Cure Primarie, in considerazione dell’aumento esponenziale delle patologie croniche e della popolazione anziana che impegnerà sempre più i colleghi della Medicina Generale – sottolinea il Presidente FIMP -. Chiediamo una attenzione ed una adeguata riflessione sul coinvolgimento della pediatria delle cure primarie nelle proposte emendative al DL in discussione e ci rendiamo disponibili sin da subito per un confronto costruttivo nell’interesse di tutta l’assistenza pediatrica del Servizio Sanitario Nazionale”.

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