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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘assunti’

Pubblico Impiego, presentata la ricerca USB sui nuovi assunti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

L’Unione Sindacale di Base e il Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali) hanno presentato oggi pomeriggio a Roma, al Centro congressi Cavour, un’indagine su 1170 nuovi assunti dal 2018 nella Pubblica Amministrazione. Il presidente dell’Aran Antonio Naddeo, intervenuto al convegno, ha avuto parole di apprezzamento per l’iniziativa USB, “un lavoro encomiabile, che nessuno finora ha fatto, lo terrò in considerazione”, analizzandolo poi a partire dalla propria esperienza personale: “Io non volevo entrare nel Pubblico Impiego – ha raccontato Naddeo – e da quando sono entrato non è cambiato nulla. Ancora oggi ai giovani assunti non viene trasferito nulla e la formazione rimane sulla carta. Se io chiedo a un dirigente quanto è costato un progetto di formazione mi saprà indicare la cifra al centesimo, ma se gli chiedo quali sono stati i risultati, mi risponderà ‘non lo so’. Parliamoci chiaro: in Italia la politica della Pubblica Amministrazione la fa il MEF, perché il Pubblico Impiego viene considerato solamente un costo. Questo è il vero problema del nostro Paese. C’è una grandissima abilità nel rispondere alle emergenze ricorrendo al precariato, mentre la PA ha bisogno di essere strutturata in maniera organica e ordinaria, non di eterna rincorsa ai problemi. Mi auguro che la pandemia sia stata di insegnamento”.Dall’indagine USB Cestes emerge un ritratto che si discosta molto dal luogo comune sul dipendente pubblico scansafatiche. Nel campione prevalgono i trentenni, la stragrande maggioranza è almeno laureata, e l’impiego nella PA è frutto della scelta di mettersi al servizio della collettività dopo esperienze lavorative nel lavoro privato, in particolare autonomo.Molti si sentono sottoimpiegati rispetto alle proprie competenze – titoli di studio elevati a cui però non sempre consegue la copertura di una posizione in cui è richiesta la laurea -, relegati a mansioni ripetitive e alienanti e perciò impossibilitati a fornire il contributo che potrebbero dare. In buona sostanza la PA dilapida il patrimonio professionale a disposizione.Le retribuzioni sono considerate inadeguate e le prospettive di carriera assenti. L’ingresso nella PA garantisce però una stabilità che, per le nuove generazioni, è una novità. Va precisato che l’inchiesta è stata svolta prima che le nuove modalità di reclutamento volute dal ministro Brunetta introducessero elementi di precarietà anche nella Pubblica Amministrazione con le assunzioni legate al PNRR e non solo (contratti a termine, collaborazioni esterne, apprendistato). Sotto accusa è l’organizzazione del lavoro antica ed estremamente burocratica, nella quale non sono chiari ruoli e responsabilità.

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Scuola: Docenti assunti con riserva e licenziati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

“Chi è stato assunto a tempo indeterminato come docente con riserva ed ha anche superato l’anno di prova, come i docenti con diploma magistrale, non può essere messo alla porta: ha già dato tanto agli alunni e alla scuola e merita di essere confermato o reintegrato nei ruoli”. Lo ha ribadito oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, rivolgendosi ai senatori della VI Commissione che stanno esaminando l’emendamento Anief al decreto 2505 Sostegni ter. Per il giovane sindacato, l’approvazione all’emendamento garantirebbe “la continuità didattica nelle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, a decorrere dall’anno scolastico 2022-2023”. La disposizione riguarderebbe coloro che hanno fatto riscontrare il “superamento dell’anno di prova di cui ai commi 116 e seguenti della legge 13 luglio 2015, n. 107, con decorrenza giuridica dal 1° settembre dell’anno svolto. Conseguentemente – ha chiesto ancora Anief con l’emendamento – è disposto l’annullamento dei provvedimenti di licenziamento già notificati dall’amministrazione e previsto il reintegro nei ruoli”.

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Scuola: Docenti assunti e bloccati 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

Continuano i malumori e le proteste da parte dei docenti che si vedono negato il ricongiungimento familiare, anche solo annuale. La rivista Orizzonte Scuola ricorda oggi che già “nel corso della Legge di Bilancio 2021 era stato l’ex Ministro Fioramonti a tentare di eliminare il vincolo”, ma poi “l’emendamento era stato respinto”. In attesa di conoscere più in dettaglio il testo, il sindacato reputa importante che in Parlamento ci si stia rendendo conto dell’illegittimità di quella norma.La rivista Orizzonte Scuola ha definito “un annus horribilis” quello che si apprestano a vivere i docenti sottoposti a vincolo triennale o quinquennale: una modalità che li “inchioda alla cattedra sulla quale hanno già ottenuto il trasferimento o l’immissione in ruolo”. Inoltre, a complicare le cose c’è pure la decisione dell’amministrazione di evitare di ridurre al 25% il numero dei posti per i trasferimenti dei docenti: una circostanza che penalizza ulteriormente gli insegnanti di ruolo che hanno intenzione di spostarsi. Nel frattempo, Anief continua a raccogliere le preadesioni gratuite al ricorso contro il vincolo quinquennale.

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Scuola: Assunti 529 nuovi dirigenti, anche fuori regione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

È stata pubblicata l’assegnazione dei nuovi nominati per scorrimento di graduatoria per l’anno scolastico 2020/21: nell’elenco non figura la ministra Lucia Azzolina, poiché collocata oltre la posizione n. 2.492, ultimo posto assegnato in ruolo. Secondo Udir bisognava coprire tutti i posti liberi con gli idonei e cancellare l’obbligo di permanenza regionale per tre anni: ultimi giorni per aderire entro il 31 agosto all’appello in cds per salvare tutta la procedura per adesioni vai al seguente link. In base all’elenco diffuso dal ministero dell’Istruzione, fa notare la rivista Orizzonte Scuola, sono “numerose le assegnazioni nella prima regione scelta, ma ci sono anche docenti che dovranno spostarsi nella regione indicata come scelta n. 10, 13 o 14”. Complessivamente, “il MEF ha autorizzato 529 nomine. Di queste 458 riguardano la procedura concorsuale di cui al DDG 1259/2017; 29 i soggetti inclusi nella graduatoria di merito ex DDG 13 luglio 2011, 42 corrispondono a richieste di trattenimento in servizio ex articolo 1, comma 87 della Legge n. 208/2015”. I candidati utilmente collocati nella graduatoria del concorso Dirigenti Scolastici hanno indicato l’ordine di preferenza tra le 18 regioni disponibili esclusivamente tramite POLIS entro il 10 agosto scorso: i vincitori sono assegnati ai ruoli regionali sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse, nel limite dei posti vacanti e disponibili in ciascun USR. I vincoli del Decreto direttoriale del 23 novembre 2017 sono quello di permanenza triennale nella regione di assegnazione e di mobilità interregionale, derivanti dall’art. 9, comma 4 del CCNL Area V del 15/7/2010 e successive modifiche. A questo proposito, i sindacati hanno chiesto un incontro.Udir ritiene, a questo proposito, che il vincolo triennale di permanenza nella regione assegnata debba necessariamente essere superato: i problemi oggetti dovuti all’emergenza epidemiologica e le condizioni di disagio personale o familiare che in certi casi vivono i lavoratori, in questo caso dei presidi, non possono essere ignorati a favore di una rigida e illegittima norma. In presenza di posti vacanti e disponibili, l’amministrazione scolastica non può esimersi dal considerare lo spostamento motivato del dirigente scolastico. Inoltre, il giovane sindacato ritiene che debbano essere stabilizzati, sempre in presenza di posti liberi, tutti gli idonei dei concorsi, sempre sulla base delle graduatorie venutesi a costituire.
“Per un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir – ripartire con le lezioni, nell’anno del Covid, senza il proprio dirigente scolastico è una mancanza gravissima. Non comprendiamo come mai non si sia proceduto alla copertura totale delle dirigenze, visto che ve ne sono diverse centinaia che continuano ad essere libere. Continuare a coprirle con reggenze, affidandole quindi a dirigenti scolastici che hanno già il loro bel da fare con in media 5-6 plessi a testa, rappresenta un errore di fondo che compromette la funzionalità del servizio formativo delle scuole coinvolte”.

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Scuola: Docenti neo-assunti fermi 5 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Con le prossime assunzioni, coloro che verranno immessi in ruolo non potranno chiedere di spostarsi, nemmeno con assegnazione provvisoria, né con utilizzazione annuale motivata, per ben 60 mesi. Il sindacato reputa tale decisione particolarmente grave. Perché va a ledere in modo diretto il diritto al lavoro e alla famiglia. Per questi motivi, il sindacato Anief ha chiesto di introdurlo anche con un emendamento al decreto Milleproroghe. Tirare dritto per la strada intrapresa significa anche non ammettere gli effetti disastrosi dell’algoritmo impazzito che nel 2015 portò migliaia di docenti a essere assunti in sedi lontanissime dai propri affetti senza conoscerne i motivi, come hanno ben descritto i giudici del Consiglio di Stato nelle sentenze richieste dai legali del giovane sindacato.Tra le novità sulla scuola introdotte dalla Legge 159/2019 ci sono anche le diverse modalità di gestioni delle immissioni in ruolo: se da una parte viene mantenuta la procedura consueta, con il 50% delle assunzioni da GaE e il 50% dai concorsi 2016/2018, dall’altra assisteremo all’introduzione della ‘call veloce’: di fatto, scrive oggi Orizzonte Scuola, i docenti già inseriti nelle GaE e nelle graduatorie dei concorsi 2016 e 2018 potranno “presentare istanza al fine dell’immissione in ruolo in territori diversi da quelli di pertinenza delle medesime graduatorie. Si potrà scegliere una o più province di una medesima regione, per ciascuna graduatoria di provenienza. Le immissioni in ruolo da questa call veloce saranno disposte entro il 10 settembre di ciascun anno scolastico”. Fin qui nulla da dire, se non che sarebbe necessario allargare la formazione delle ‘call veloci’ alle graduatorie d’istituto, considerando che in moltissimi casi non vi sono più candidati né da GaE né da graduatoria di merito. Il vero problema è, invece, che a decorrere dalle immissioni in ruolo dell’anno scolastico 2020/21 scatta il vincolo quinquennale di permanenza nella scuola, a seguito del quale “non sarà possibile richiedere trasferimento, assegnazione provvisoria o utilizzazione in altra scuola prima di cinque anni di effettivo servizio nella scuola di titolarità”. Come “non sarà possibile usufruire neanche dell’art. 36, che permette di accettare per tre anni supplenza su altro ruolo o classe di concorso”.

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Scuola: Docenti assunti fermi 5 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Obbligare un docente a rimanere un lustro nella stessa scuola serve a dare stabilità e a riportare normalità nella scuola: lo sostiene in un video su Facebook la sottosegretaria Anna Ascani (Pd), che ha così risposto ai docenti che contestano il vincolo quinquennale relativo alla mobilità, introdotto dal Decreto Scuola, convertito nella Legge 159/2019 ed entrato in vigore il 19 dicembre scorso.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega ad Orizzonte Scuola che per introdurre certezze e normalità nella scuola “non ci si deve allontanare dalla Costituzione e dal diritto alla famiglia, specie quando si inventano delle procedure nazionali che portano un lavoratore a essere assunto in una regione molto lontana dalla sua residenza. Occorrono delle procedure di riavvicinamento al proprio territorio più semplici piuttosto che dei blocchi. Tutto questo non è poi giustificato da esigenze legate allo svolgimento del proprio lavoro”.
La sottosegretaria Anna Ascani (della corrente Energia Democratica del Pd) spiega i motivi del blocco quinquennale imposto dai docenti che verranno immessi in ruolo a partire dalla prossima estate.“Il provvedimento inserito nel Decreto Scuola – spiega la sottosegretaria – serve a dare stabilità. Da un lato abbiamo voluto la stabilità degli insegnanti che garantiscono la qualità del sistema scuola, dall’altro assicurare agli studenti che non cambieranno insegnante ogni anno, ma che potranno avere dei riferimenti stabili. Ai 50mila docenti in più (24mila dal concorso straordinario e 24mila dal concorso ordinario) chiediamo dunque lo sforzo di restare su quelle cattedre per cinque anni. È un patto tra l’insegnante e lo Stato, per dare stabilità. D’altronde – conclude la sottosegretaria – è proprio quanto detto dalla Ministra Azzolina: non faremo grandi riforme, ma vogliamo dare alla scuola la normalità che purtroppo è mancata”.
Orizzonte Scuola ricorda che il vincolo quinquennale applicato ai neo-assunti è stato introdotto dal comma 17-octies del Decreto Scuola, il quale “stabilisce che i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria, l’utilizzazione in altra istituzione scolastica o ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso solo dopo 5 anni scolastici di effettivo servizio nella scuola di titolarità. Tale previsione si applica a decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l’anno scolastico 2020-2021”.

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Scuola e PA: Precari non assunti

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

trapaniIl giovane sindacato ha chiesto l’intervento della Cedu contro l’annosa discriminazione che impedisce la stabilizzazione e che, a seguito della sentenza di Cassazione n. 5072 del 15 marzo 2016, limita il risarcimento del danno ai precari della Pubblica Amministrazione non assorbiti nei ruoli dello Stato con una somma minima, variabile tra le 2,5 e le 12 mensilità. La denuncia fa seguito a quelle rivolta al Comitato Europeo dei Diritti Sociali, il quale non ha esitato a pubblicare la presa in carico del reclamo collettivo Anief n.146/2017 sull’abuso di precariato. Gli stessi dubbi sono stati recepiti dalla Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, proprio sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio: tanto che nel prossimo autunno, le autorità del nostro paese e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è l’ennesima stoccata inflitta dal nostro giovane sindacato nei confronti di governanti che continuano a ignorare indicazioni, direttive e sentenze europee prodotte nell’ultimo ventennio a tutela dei diritti e della stabilizzazione dei precari. Tra l’altro, perpetrando un danno anche nei confronti degli alunni, visto che questa estate verranno stipulate comunque quasi 90mila supplenze annuali tra i docenti, di cui oltre 80mila su posti vacanti ma furbescamente non ritenuti tali dal Miur. Per non parlare del personale Ata, che dal 2011 non viene immesso in ruolo, con le supplenze annuali quasi sempre decretate fino al 30 giugno anziché al 31 agosto pur in presenza di posti liberi. Il problema del risarcimento esiguo è stato recepito, proprio questa settimana, dalla Corte di Giustizia dell’Unione, la quale ha ritenuto pertinente la questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Trapani. Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori di ruolo.

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Lavoro: secondo la Cassazione i precari dei call center vanno assunti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2012

I precari che lavorano nei call center devono essere assunti. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza n. 4476 del 21 marzo 2012 da parte della sezione Lavoro della Suprema Corte.I giudici di piazza Cavour nel respingere il ricorso di un azienda della società di call center hanno, infatti, confermato la sentenza della Corte d’Appello. La società non voleva riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro instaurato con una dipendente. Secondo gli ermellini “Requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato, ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo, è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall’emanazione di ordini specifici, oltre che dall’esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell’esecuzione delle prestazioni lavorative. L’esistenza di tale vincolo va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell’incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione.”. In sostanza, “una volta accertato nel concreto atteggiarsi del rapporto il vincolo di soggezione del lavoratore con inserimento nell’organizzazione aziendale, correttamente il giudice di merito ha ritenuto che non poteva assumere rilevanza contraria la non continuita’ della prestazione e neppure la mancata osservanza di un preciso orario”.
I giudici d’Appello avevano ritenuto che, nonostante il nomen juris attribuito dalle parti al rapporto con dapprima contratti di collaborazione coordinata e continuativa e poi contratti a progetto, succedutisi senza soluzione di continuità per oltre sei anni, in base alle risultanze istruttorie sussistevano i requisiti essenziali della subordinazione, con la conseguenza che, essendo comunque nulli i termini apposti ai contratti perché privi della indicazione del motivo che giustificasse l’assunzione, doveva ritenersi costituito un unico rapporto a tempo indeterminato sin dall’origine. Peraltro, rilevano i giudici del Palazzaccio che corretto è il ragionamento logico giuridico seguito dai giudici di merito che avevano altresì evidenziato che la lavoratrice doveva coordinarsi con le esigenze organizzative aziendali e quindi era pienamente inserita nell’organizzazione aziendale, utilizzando strumenti e mezzi di quest’ultima; che esisteva un controllo particolarmente accentuato ed invasivo, non usuale neppure per la maggior parte dei rapporti subordinati esistenti e quindi inconciliabile con il rapporto autonomo. La lavoratrice, inoltre, era sottoposta “non tanto a generiche direttive, ma a istruzioni specifiche, sia nell’ambito di briefing finalizzati a fornire informazioni e specifiche in merito alle prestazioni contrattuali, sia con puntuali ordini di servizio, o a seguito di interventi dell’assistente di sala”. I giudici di piazza Cavour sottolineano altresì che non è idoneo a surrogare il criterio della subordinazione neanche il “nomen juris” che al rapporto di lavoro sia dato dalle sue stesse parti, il quale pur costituendo un elemento dal quale non si può prescindere, assume rilievo decisivo ove l’autoqualificazione non risulti in contrasto con le concrete modalità del rapporto medesimo. Il giudice di merito, cui compete di dare l’esatta qualificazione giuridica del rapporto, deve attribuire valore prevalente rispetto al nomen juris adoperato in sede di conclusione del contratto al comportamento delle parti nell’attuazione del rapporto stesso.

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Roma: Assunti 85 istrutturi amministrativi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2010

«Ottantacinque istruttori amministrativi hanno firmato, il contratto di lavoro con Roma Capitale. Nelle prossime ore verranno assegnati alle varie strutture comunali per prendere servizio immediato». Lo comunica, in una nota, l’assessore alle Risorse umane, Enrico Cavallari. «Questo personale, idoneo nella graduatoria degli istruttori amministrativi e previsto nel Piano assunzionale 2010-2012, rappresenta un nuovo impulso alla grande stagione di rinnovamento a cui la giunta Alemanno lavora da tempo per il rilancio delle risorse umane capitoline – commenta Cavallari -. Si tratta di forze giovani che hanno superato concorsi selettivi e che verranno formate per rendere la macchina amministrativa ancora più specializzata ed efficiente potenziando anche le strutture periferiche che, nei servizi di front-office, quotidianamente sono a diretto contatto con la cittadinanza».   «Oltre all’assunzione degli amministrativi, che segue l’esaurimento completo della graduatoria della Polizia municipale, il Campidoglio è anche impegnato nella riqualificazione delle risorse interne, sia attraverso le progressioni orizzontali che quelle verticali: l’obiettivo è quello di mettere a disposizione della città dipendenti e funzionari qualificati e motivati per incrementare al massimo l’efficienza dei servizi resi al cittadino e per rendere la macchina capitolina una struttura strategica per il futuro di Roma» conclude Cavallari.

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