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I cittadini in aiuto degli astronomi per identificare buchi neri

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

Torino. è online LOFAR Radio Galaxy Zoo, lo strumento di citizen science che avvicina i cittadini ai progetti radio-astronomici di ultima generazione. LOFAR Radio Galaxy Zoo fa parte di Zooniverse, la piattaforma più grande e popolare al mondo che offre agli appassionati la possibilità di essere protagonisti nelle scoperte scientifiche. Un approccio basato sull’intervento di volontari – oltre un milione di persone in tutto il mondo – che si uniscono per assistere i ricercatori professionisti.Grazie al telescopio internazionale Low Frequency Array (LOFAR), gestito dall’Istituto olandese di radioastronomia ASTRON, in collaborazione con diversi altri istituti di ricerca europei – Germania, Francia, Svezia, Polonia, Regno Unito ed Irlanda – tra cui anche l’Italia, grazie alla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Università di Torino, si portano avanti da anni osservazioni delle bande radio di bassa frequenza. Osservazioni che hanno permesso di scoprire oltre 4 milioni di nuove radio sorgenti, nella nostra Galassia e al di fuori di essa.
Nonostante il team internazionale di scienziati direttamente coinvolti in LOFAR coinvolga oltre 200 tra astronomi, astrofisici ed ingegneri, le osservazioni prodotte da LOFAR necessitano di ulteriori sguardi. Esse vengono continuamente aggiornate con nuovi dati, per riuscire a individuare quale sia la galassia che ospita un buco nero tale da produrre le immense strutture radio vecchie, a volte, miliardi di anni. Come già fatto in passato per altri progetti, in questo arduo compito può venire in aiuto chiunque lo desideri, qualunque appassionato che voglia migliorare la sua conoscenza dell’Universo, guardando il cielo a frequenze inaccessibili all’occhio umano. Tutto ciò è possibile grazie al progetto di citizen science LOFAR Radio Galaxy Zoo.Valentina Missaglia, dottoranda del Dipartimento di Fisica, ha partecipato alla preparazione della versione italiana del progetto LOFAR Radio Galaxy Zoo, lavorando sotto la diretta supervisione della Dott.ssa Isabella Prandoni dell’INAF-Istituto di radio astronomia di Bologna in collaborazione con il Prof. Francesco Massaro dell’Università di Torino.“Sono stata fin da subito entusiasta di partecipare al LOFAR Radio Galaxy Zoo – ha dichiarato la Dott.ssa Missaglia – un progetto di ampie vedute che permette da un lato di avvicinare il cittadino ai progetti radio-astronomici di ultima generazione e quindi rendersi conto in prima persona di come funziona la radio astronomia e, come suggerisce appunto la dott.ssa Isabella Prandoni, anche di come vengono investiti una parte dei soldi che provengono dalle loro tasse. Ma soprattutto capire che il loro contributo può essere di fondamentale importanza per il progresso della radio astronomia extragalattica.”
“Oggi attraverso tecniche di machine learning e deep learning possiamo sicuramente costruire algoritmi che permettono di risolvere questi problemi anche da un punto di vista statistico.” – aggiunge il Prof. Francesco Massaro – “Ma al momento non sono procedure e metodi abbastanza avanzati da sostituire il modo in cui il cervello umano interpreta ed analizza le mappe di radio sorgenti che produce LOFAR. Dobbiamo allenare le nostre tecniche e qui ci può venire in aiuto il grande pubblico.” “Ed il tutto – conclude Valentina Missaglia, che vi ha lavorato direttamente – richiede conoscenze astrofisiche semplici e molto ben definite. Conoscenze che non possono sostituire il background tecnico-scientifico di uno astrofisico, ma che possono dare comunque un contributo molto significativo.”
Il Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino fa parte del consorzio italiano che partecipa al progetto LOFAR grazie agli investimenti e al contributo scientifico ottenuti attraverso il coinvolgimento del Consorzio Interuniversitario per la Fisica Spaziale (CIFS) e agli accordi siglati con il Centro di Competenza sul Calcolo Scientifico dell’Ateneo Torinese, il tutto nell’ambito del finanziamento relativo ai “Dipartimenti di Eccellenza 2018 – 2022” del MIUR (L. 232/2016).

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Astronomi per una notte

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

osservatorio vareseVarese giovedì 24 settembre dalle 19,30 alle 20.30 FAI-Villa e Collezione Panzadalle speciale opportunità di visita notturna alle installazioni di Robert Irwin e James Turrell. Vi sarà una conferenza dedicata alla scoperta del nostro argenteo e solitario satellite. A fine conferenza sarà possibile osservare la luna dal parco della Villa, guidati dagli astronomi dell’Osservatorio di Varese.
Durante la conferenza per i bambini Un’affascinante fiaba li accompagnerà nell’esplorazione delle installazioni “spaziali” degli artisti Flavin, Irwin e Turrell.

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Giù la testa: arriva 2010 AL30!

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

L’Associazione Friulana di Astronomia e Meteorologia, Remanzacco rende noto: “E’ stato battezzato dagli astronomi con la sigla 2010 AL30: si tratta di un piccolo asteroide, appartenente alla famiglia degli Apollo, che verso mezzogiorno del 13 Gennaio, ci sfiorerà a 130.000 Km (circa un terzo della distanza Terra-Luna). Scoperto da un gruppo di astronomi statunitensi la notte del 10 Gennaio, è stato seguito successivamente anche dagli astrofili dell’Osservatorio di Remanzacco, Giovanni Sostero ed Ernesto Guido, che lo hanno fotografato l’11 ed il 12 Gennaio con dei telescopi automatici controllati via internet, dislocati in Australia e negli Stati Uniti. Le misurazioni degli astrofili friulani (tra le prime al mondo) hanno permesso di migliorare la conoscenza della traiettoria seguita dal piccolo corpo celeste. Si è scoperto così che, fortunatamente, esso non rappresenta un pericolo immediato per il nostro pianeta, poichè passerà vicino alla Terra senza colpirla, ed anche per il fatto che le sue dimensioni (ha un diametro stimato di una deciona di metri) renderebbero molto improbabile la sua sopravvivenza a contatto con l’atmosfera terrestre. Inizialmente si era sospettato che 2010 AL30 potesse essere un veicolo spaziale di origine terrestre (per esempio lo stadio di qualche vettore Apollo) che ritornava verso la Terra, ma gli ultimi dati ricavati dalle osservazioni, permettono di escludere questa eventualità.

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