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Scuola: Tfa sostegno sotto la scure di nuove accuse per via dei criteri di superamento delle prove di accesso tra i diversi Atenei

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

A parità di punteggio si passa in una Università e non in un’altra. Il regolamento non prevede un punteggio minimo per superare la prova preselettiva: la soglia d’accesso è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascun Ateneo e dipenderà dal numero delle disponibilità già fortemente disomogenee a livello regionale, e non dal merito. Anief non ci sta e si rivolge al Tar del Lazio per i candidati che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, senza essere ammessi. Marcello Pacifico (Anief): Ancora una volta il Miur ha approvato un bando discriminatorio e irragionevole, anche perché il conseguimento della specializzazione non porta ai ruoli e, pertanto, non necessita di un numero chiuso.
La selezione per diventare docenti di sostegno, avviata con il Decreto n. 92/2019, è viziata da una procedura ingiusta e discriminante: il vulnus che rischia di compromettere l’esito regolare della procedura, che si somma all’assurda volontà di distribuire 14.224 posti con modalità random, è stata denunciata subito dall’Anief ed ora viene messa in evidenza dalla stampa, a meno di venti giorni dallo svolgimento dei test d’accesso ai corsi universitari specializzanti nella didattica speciale in programma a metà aprile: la mattina del giorno 15 toccherà infatti ai concorrenti della Scuola dell’infanzia, mentre il pomeriggio il test d’accesso verrà affrontato dai candidati della Scuola primaria; il giorno dopo, il 16 aprile, sarà la volta dei docenti della scuola secondaria di primo grado (la mattina) e della secondaria di secondo grado (il pomeriggio). In base al bando, risulta che il test avrà una durata di due ore e si comporrà di 60 quesiti, ognuno dei quali presenterà cinque opzioni di risposta, fra le quali il candidato ne dovrà individuare una soltanto: almeno 20 domande saranno volte a verificare le competenze linguistiche e la comprensione dei testi in lingua italiana. Per quanta riguarda la valutazione, ogni risposta esatta varrà 0,5 punti, mentre ogni eventuale risposta non assegnata oppure errata varrà 0 punti. E alla prova scritta saranno ammessi il doppio dei candidati rispetto al numero dei posti disponibili in ciascun Ateneo. Se, ad esempio, i posti messi a bando da una Università sono 100, verranno ammessi alla prova scritta solo i primi 200 candidati meglio collocati in quella graduatoria.Il problema è che al termine di quelle prove, scrive oggi Orizzonte Scuola, “non è previsto un punteggio minimo per superare il test, per cui la soglia è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascuna università”. Questo significa che “chi, tra i candidati presenti, raggiungerà il punteggio più alto nel test determinerà la sorte di tutti gli altri partecipanti. Potrà pertanto accadere che con lo stesso punteggio in una Università il candidato sarà ammesso alla prova scritta e nell’altra no, poiché dipenderà dal numero di posti”.L’ufficio legale dell’Anief ritiene che questa procedura selettiva non contempli minimamente criteri oggettivi e rispettosi dell’effettivo merito dei candidati che vi parteciperanno: pertanto, il giovane sindacato ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio per tutelare coloro che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, ma che per ingiustificati motivi non verranno ammessi ai corsi di sostegno.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quando il Ministro dell’Istruzione dichiara che il sostegno ai disabili è una priorità per questo Governo e che intende specializzare 40 mila docenti in tre anni, deve essere coerente con quello che dice. Organizzare in questo modo i corsi per trasmettere i dettami della didattica speciale equivale a dire che si stanno riempiendo dei vuoti, senza occuparsi della qualità”.“Come si fa a comunicare a un candidato che anche se ha conseguito 28 punti su 30 non potrà partecipare ai corsi di sostegno, mentre un altro che per rispondere agli stessi quesiti ha preso 25 su 30 potrà invece avere accesso a quel corso, solo perché lo ha svolto in un’altra Università? Non è di certo questa la strada giusta per chi si professa paladino del merito professionale. Ancora una volta – conclude il sindacalista Anief – noi staremo accanto ai docenti che per colpa di bandi astrusi e norme discutibili rischiano di compromettere la loro carriera professionale”.

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Seminario internazionale “Intorno al confine: esperienze religiose tra marginalità ed esclusione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 gennaio 2018

cileRoma Lunedì 15 Gennaio 2018, ore 9:30 / 16 Gennaio 2018 Area storico-geografica del Dipartimento di Studi Umanistici – Sala del Consiglio Via Ostiense 234 Il seminario internazionale “Intorno al confine: esperienze religiose tra marginalità ed esclusione in Europa e in America” è organizzato nell’ambito dell’accordo internazionale tra l’Università Roma Tre, la Pontificia Universidad Católica de Chile e l’Universidad de Chile, che si svolge ogni anno alternativamente in Italia e in Cile. Vi partecipano diversi studiosi delle tre Università coinvolte e altri studiosi invitati, sia italiani che di altre nazionalità, con specializzazioni cronologiche diverse, per riflettere su un tema di carattere storico-religioso che viene concordato ogni anno tra i membri dei gruppi di ricerca dei tre Atenei.

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Atenei virtuosi per l’attenzione alle attività di Terza Missione

Posted by fidest press agency su sabato, 6 maggio 2017

universita-camerinoCamerino. L’Università di Camerino tra i pochi Atenei virtuosi per l’attenzione alle attività di Terza Missione: è quanto emerge da una indagine realizzata dall’Osservatorio Socialis, che ha coinvolto 82 atenei italiani (tutti quelli statali ed i privati).
Lo studio si è focalizzato sulla comunicazione online dei contenuti della Terza Missione attraverso l’analisi dei siti internet delle università prese in esame. Il web infatti è uno dei principali canali di informazione che le istituzioni degli atenei utilizzano per la comunicazione interna e soprattutto per quella esterna, per dialogare con studenti, istituzioni, territorio.Solo 9 Atenei, tra cui appunto l’Università di Camerino, presentano nella propria homepage un’apposita sezione del sito che riguarda lo scopo e lo spirito della Terza Missione delle università, ossia tutte quelle attività con cui gli Atenei entrano in interazione diretta con la società.“Sono molto soddisfatto per l’esito di questa indagine – ha dichiarato il Rettore Unicam Flavio Corradini – che conferma la qualità della scelta dell’Università di Camerino di rivolgere sempre di più la propria attenzione al territorio. Da tempo infatti Unicam mette a disposizione non solo delle imprese, ma anche delle istituzioni e di tutti gli attori del territorio, le conoscenze e le competenze dei propri ricercatori, che lavorano su innovativi ambiti di ricerca, per uno sviluppo sinergico dell’intero territorio stesso. Dal trasferimento tecnologico al public engagement, dalle iniziative di start up per favorire l’occupazione e l’imprenditorialità giovanile alla creazione di spin off e brevetti: è quanto Unicam sta mettendo in campo per rispondere prontamente e nel migliore dei modi a quanto richiesto dalla società civile”.

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Regione Piemonte e Atenei piemontesi: 750.000 euro in tre anni per il Diritto allo Studio universitario

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

università torinoApprovato dalla Giunta regionale del Piemonte lo schema di accordo tra Regione Piemonte, Università degli Studi di Torino, Politecnico, Università del Piemonte Orientale e Università degli Studi di Scienze Gastronomiche per la valorizzazione delle attività dell’Osservatorio regionale per l’Università e per il Diritto allo Studio Universitario. Il testo è stato firmato e presentato dall’assessora regionale alle Politiche Giovanili e al Diritto allo Studio Universitario.Regione Piemonte e Atenei piemontesi si impegnano a stanziare in totale 250.000 euro annui durante il triennio 2016-2018 per acquisire informazioni e documentazioni, raccogliere e aggiornare dati statistici, promuovere studi, ricerche, progetti per lo sviluppo universitario e dei servizi per il diritto allo studio. Queste azioni saranno di supporto al Comitato Regionale di Coordinamento (Coreco), all’Ente Regionale per il diritto allo studio universitario del Piemonte (EDiSU) e alle attività degli Atenei stessi.
La Regione Piemonte stanzierà un importo annuo di 128.000 euro, inserite nel Bilancio di previsione 2016-2018, mentre gli Atenei stanzieranno 122.000 euro annui. Il totale dell’investimento nel triennio equivarrà a 750.000 euro. L’Osservatorio regionale per l’Università e per il Diritto allo Studio Universitario è stato istituito con legge regionale numero 29 del 18 novembre 1999 ed è attivo dal 30 dicembre dello stesso anno. L’approvazione dello schema di accordo tra Regione e Atenei si inserisce all’interno del percorso più ampio di rilancio del Diritto allo Studio Universitario in Piemonte che ha già portato alla concessione delle borse di studio a tutti gli studenti idonei già da quest’anno.

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“L’internazionalizzazione negli atenei piemontesi”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

torinoTorino. È stata pubblicata l’edizione 2014/15 del rapporto “L’internazionalizzazione negli atenei piemontesi: gli iscritti stranieri e gli studenti in mobilità” redatto dall’Osservatorio regionale per l’Università e il Diritto allo Studio universitario.
«La fotografia che viene scattata dal rapporto ci dice che le Università piemontesi sono sempre più una meta per molti studenti stranieri, la testimonianza dell’ottimo livello della formazione universitaria nella nostra regione. Non solo, i dati ci dicono che molti di questi sono figli di stranieri residenti in Italia: la prova che l’integrazione in Piemonte è già in atto. Chi invece arriva dall’estero non può che essere una ricchezza per il nostro tessuto sociale» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora al Diritto allo Studio universitario della Regione Piemonte.
Nell’anno accademico 2014/15 gli studenti stranieri iscritti in Piemonte sono stati 9.025: 3.789 presso l’Università di Torino; 4.475 al Politecnico; 690 all’Università del Piemonte Orientale; 71 a Scienze Gastronomiche. In dieci anni la presenza di studenti stranieri sul totale degli iscritti è passata da 1,7% del 2003/04, a 8% del 2014/15; un dato che è ampiamente al di sopra di quello italiano che è fermo al 4,3%.
Il trend di crescita positivo è stato registrato anche per quanto riguarda il numero degli immatricolati: nell’anno accademico 1998/99 gli stranieri immatricolati erano poco più di un centinaio; nell’anno accademico 2014/15 erano quasi 1.600.
Il gruppo disciplinare più frequentato dagli studenti stranieri immatricolati nell’anno 2014/15 all’Università di Torino è stato quello Linguistico, seguito dall’Economico-statistico, dallo Scientifico e da quello Politico-sociale. Al Politecnico il gruppo disciplinare più frequentato da immatricolati stranieri è quello di Architettura.
I Paesi che hanno presentato il maggior numero di matricole straniere sono state la Romania, l’Albania, la Cina e il Marocco: rumeni e albanesi sono più numerosi presso l’Università di Torino e presso il Piemonte Orientale; al Politecnico invece la componente più forte è quella cinese.
All’Università di Torino e all’Università del Piemonte Orientale la presenza femminile tra gli stranieri superava quella maschile e risultava superiore anche alla componente femminile tra gli studenti italiani. Il 60% delle matricole di UniTo e l’80% delle matricole del Piemonte Orientale in grande maggioranza hanno conseguito il diploma secondario superiore in Italia; la stessa cosa non si può dire del Politecnico dove si trovano in questa condizione solo il 36% degli studenti.
Anche gli studenti stranieri possono fare richiesta per accedere all’assegnazione di borse di studio o all’erogazione di servizi come abitazione e ristorazione. Gli studenti stranieri non appartenenti all’Unione Europea accedono agli interventi di diritto allo studio universitario a parità condizione di quelli italiani purché in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità. Nell’anno accademico 2014/15 gli studenti stranieri idonei alla borsa di studio sono stati 1.997; provenivano prevalentemente dall’Asia (44%), il 28% è europeo, il 24% circa è africano e il 4% è americano.
Non possono essere trascurati neppure i dati che riguardano la mobilità in ingresso e uscita degli studenti.Gli studenti in ingresso nell’anno accademico 2014/15 sono stati 1.620, di cui 889 al Politecnico, 670 all’Università di Torino e 51 presso il Piemonte Orientale. Il 59% di questi arriva attraverso il programma Erasmus+ e sono spagnoli, francesi tedeschi, portoghesi e polacchi. Il restante 41% ha utilizzato altri canali per giungere negli atenei piemontesi e in questo caso l’ateneo più attrattivo è stato il Politecnico che ha ospitato ben 522 studenti stranieri tramite un programma non afferente all’Erasmus+. Principalmente i canali alternativi sono: accordi bilaterali che prevedono un periodo di frequenza degli studi in Italia e un periodo in un paese straniero; Erasmus Mundus; free mover; Campus Italo Cinese Politong.
Nell’anno accademico 2014/15 sono partiti dall’Italia verso l’estero per studio o tirocinio 2.029 studenti degli atenei del Piemonte; hanno scelto come mete principali Spagna, Francia, Germania e Portogallo. Il Politecnico di Torino è l’unico ateneo a livello regionale e uno dei pochi a livello nazionale ad avere un numero di studenti in uscita inferiore a quello in entrata, ciò vuol dire che attrae più studenti dall’estero rispetto a quelli che partono verso l’estero.

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Pavia al primo posto tra i grandi atenei italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2013

Collegio Borromeo, one of the historical unive...

Collegio Borromeo, one of the historical university residences in Pavia. (Photo credit: Wikipedia)

L’Università di Pavia si conferma saldamente al primo posto, per il terzo anno consecutivo, tra i grandi atenei italiani nella classifica CENSIS–La Repubblica; prima per la didattica nel gruppo chimico-farmaceutico, seconda per odontoiatria e terza per Medicina e Chirurgia. Per la ricerca, Pavia è prima nell’area di Ingegneria civile e architettura.Ottima valutazione per il sito web, quarto in Italia.
Prima posizione anche quest’anno per l’Universitù di Pavia: la grande guida di Repubblica premia Pavia e il suo campus con il podio più alto. Nella classifica CENSIS-La Repubblica, Pavia è prima tra i grandi Atenei (da 20.000 a 40.000 iscritti), davanti al Calabria, Parma, Cagliari e Genova. La valutazione riguarda servizi (85 punti), borse (92 punti), strutture (96 punti), web (106 punti), internazionalizzazione (93 punti), per un punteggio finale medio di 94,1.La guida CENSIS propone quindi le classifiche della didattica e della ricerca.Per la didattica (organizzata in 15 aree disciplinari e non più in facoltà) l’ateneo pavese è valutato davvero molto bene: Censis-Repubblica assegna il primo posto all’area chimico-farmaceutica, il secondo a Odontoiatria e il terzo a Medicina e Chirurgia.Per la ricerca, (suddivisa in 14 aree) Pavia risulta prima nell’area Ingegneria civile e architettura, quarta per Scienze politiche e sociali, quinta per ingegneria industriale e dell’informazione, attestandosi tra la sesta e la settima posizione per buona parte delle alter aree, da economia a matematica a filologia e scienze dell’antichità.Ottima anche la valutazione del sito web dell’Università di Pavia, quarto in Italia, con 106 punti, dopo Roma La Sapienza, Bologna e Politecnico di Torino e a pari merito con Padova.Il podio più alto per l’Università arriva a pochi girni dalla pubblicazione del rapporto ANVUR sulla ricerca, che vede Pavia al quinto posto assoluto per la ricerca in Italia (su 95 atenei), con il primo posto per Matematica e il secondo posto per Psicologia.Questi dati confermano il valore di una laurea conseguita presso un ateneo storico e pluridisciplinare come Pavia, che a buon titolo può definirsi research university, dove si studia e si vive in un campus che, grazie anche ai 16 collegi universitari, sa attrarre talenti da tutt’Italia e molti studenti stranieri.

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Università Pavia: ottavo posto

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

A Pavia ci si laurea in corso, si trova facilmente occupazione dopo la laurea, si studia in un Ateneo che sa attrarre talenti e studenti stranieri. Questo, in sintesi, il ritratto che emerge dalla classifica che Il Sole 24 ore dedica agli Atenei italiani, che vede l’Università di Pavia ottava tra gli Atenei statali, dopo il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano e le università di Trento, Udine, Ferrara, Venezia Iuav, Modena e Reggio Emilia. Dieci le “graduatorie di tappa” che hanno portato il Sole 24 ore a stilare la classifica finale: si tratta di indicatori, che valutano talenti, attrattività, dispersione, inattività, laurea nei tempi, affollamento, occupati, fondi per la ricerca, fondi esterni per la ricerca, docenti che hanno partecipato con successo ai bandi Prin.
La classifica tiene distinte le 58 Università statali dalle 14 non statali: su un punteggio massimo di 1000 punti, Pavia ottiene 696,5 punti, posizionandosi a ridosso di Torino Politecnico (829,8), Milano Politecnico (796,4), Trento (714), Udine (705,3) pari merito con Ferrara, Venezia Iuav (703,5), Modena e Reggio Emilia (698,2).
Al secondo posto tra le Università in cui ci si laurea in corso, Pavia si conferma un’ottima scelta per il tasso di occupazione a tre anni dalla laurea (7° posizione con l’88,4%), merito questo sia dell’offerta formativa sia dei programmi di orientamento che affiancano i giovani durante tutto il percorso di studi. Molto buona anche l’attrattività – cioè la percentuale di studenti da fuori regione e stranieri -del campus pavese (12° posizione), e la presenza di talenti, di giovani, cioè con voto di maturità 100 (12° posizione). Tre dei parametri della graduatoria sono dedicati alla ricerca e al reperimento di fondi per la ricerca, sia da progetti nazionali che internazionali, sia da fondi statali che esterni: Pavia occupa posizioni confrontabili con quelle dei maggiori Atenei storici sia per il numero di docenti di ruolo che hanno ottenuto un giudizio positivo su Prin d’Ateneo, sia per disponibilità economica per la ricerca scientifica per docente di ruolo, sia per entrate per la ricerca provenienti da enti esterni.

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L’università che vorremmo

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Nasce all’Università di Camerino, il 25 febbraio, al termine del convegno “L’Università che vorremmo: otto Tesi per cambiare” il  gruppo “L’Università che vorremmo”, autore della “Carta di Camerino”, un Patto di qualità con le Università perché queste possano mantenere il ruolo di propulsore di progresso culturale.  Noi sottoscritti partecipanti al convegno “L’Università che vorremmo” (Camerino, 24/25 febbraio 2011)
• auspichiamo che gli atenei affrontino questa fase di applicazione della Legge Gelmini con uno spirito sinceramente riformatore e innovativo che valga a salvare le migliori tradizioni e i punti di forza degli atenei ma anche a ridurre i punti di debolezza o i veri difetti che si sono evidenziati nel tempo;
• rivendichiamo la presenza nelle università di un’enorme ricchezza di competenze ed esperienze, anche ai massimi livelli internazionali, e di passione scientifica e civile nel proprio lavoro che è ben diversa dall’usuale narrazione di un’università dequalificata e corrotta, spesso condotta ignorando o addirittura forzando i dati statistici prodotti da organismi internazionali indipendenti;
• chiediamo al Parlamento e al Governo di dare fiducia alle università e di liberare definitivamente le forze migliori  dalla gabbia asfissiante e sempre crescente di requisiti normativi e quantitativi, talora da delirio numerologico, che non garantisce null’altro che un’iperburocratizzazione su cui i docenti sprecano il loro tempo, sostituendola con una vera politica incentivante di chi ottiene i migliori risultati e disincentivante di chi fallisce i propri obiettivi;
• proponiamo al nostro Paese, in particolare alle giovani generazioni, un patto di qualità con le università perché queste possano mantenere nel tempo, come avviene da secoli, il ruolo di motore insostituibile di progresso culturale, economico e sociale tramite l’incremento e la diffusione del pubblico sapere, ricevendo un sostegno finanziario compatibile con la ricchezza del Paese ma adeguato agli obiettivi e ai risultati ottenuti;
• ci impegniamo a dare vita ad un libero movimento di difesa e rilancio dell’università italiana, L’università che vorremmo, che partecipi in modo costruttivo, competente e intellettualmente onesto al dibattito pubblico e politico sull’università in questa fase particolarmente delicata. (conv, esposito)

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Milleproroghe: ultima spallata agli atenei pubblici

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

E’ passato al Senato, il decreto milleproroghe non dovrebbe avere problemi alla Camera. Molti forse non sanno che negli anni passati fra le varie norme che venivano approvate con il decreto vi era anche quella che permetteva a molti atenei di abbattere una serie di costi sul personale che venivano sostenuti dalle università italiane nel calcolo del 90% del FFO.  In particolare veniva abbattuto un terzo del costo del personale convenzionato con il servizio sanitario regionale (che per noi è sempre nazionale). L’abbattimento di un terzo del costo di questo personale che svolge attività assistenziale permetteva agli Atenei di stare sotto il 90% del FFO, oppure di avvicinarsi molto a quella soglia.  La cancellazione di questa norma penalizzerà molti Atenei sia in termini di successivi finanziamenti pubblici che di possibilità di assunzioni e chiarisce quale sia il progetto del governo sul sistema universitario nazionale e delle sue relazioni con il Servizio Sanitario Nazionale.  La cancellazione di questa norma per gli atenei vuole dire abbandonare al proprio destino il personale convenzionato col SSN.  La CRUI, a cui paghiamo fior di contributi, intervenga su questo invece di preoccuparsi delle indennità rettorali.  Non basta però re-inserire la norma nei provvedimenti finanziari di governo, si deve avere anche il coraggio di trovare nuove soluzioni che tutelino davvero il personale universitario in convenzione superando questa impasse che si presenta ogni anno con il decreto mille proroghe. Di fatto oltre allo sconto che può essere importante per le università, c’è il regalo che riceve ogni anno il Servizio Sanitario Regionale: unità di personale che costano poco, lavorano come i colleghi della sanità, ma con molte meno tutele. Va attivato, e lo rivendichiamo, un tavolo di confronto con i Ministeri dell’Università, dell’Economia e della Salute, con la Conferenza delle Regioni e le OO.SS. per superare questa indeterminatezza.

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I fondi per gli Atenei ci sono

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

“E sono quelli promessi. Adesso è irrinunciabile la riforma Gelmini a prescindere dal percorso del Governo.” Dichiara Giovanni Donzelli, portavoce nazionale della Giovane Italia, il movimento giovanile del PDL “Le giovani generazioni, non perdonerebbero a nessuno, se a fare le spese dei litigi interni alla maggioranza fosse il futuro dei nostri Atenei. Vigileremo affinchè baroni e potentati accademici non approfittino della delicata situazione interna al centrodestra per chiedere di fermare o modificare  a proprio vantaggio la riforma del merito. Mandati a termine per i Rettori, meritocrazia nell’attribuzione dei fondi, la fine dei concorsi truccati, l’obbligo dei professori di rispettare gli orari di lavoro, la fine del precariato a vita per i ricercatori, la lotta agli sprechi e tutto quanto previsto dalla riforma Gelmini sono indispensabili per gli Atenei esattamente quanto i fondi che Tremonti ha trovato per il futuro dell’Università”

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L’Università di Pavia al primo posto tra i grandi Atenei

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

L’Università di Pavia conquista il primo posto nella classifica CENSIS–La Repubblica dedicata agli atenei italiani. La grande guida di Repubblica premia Pavia e il suo campus con il podio più alto e conferma le ottime valutazioni già pubblicate da altri ranking nazionali, come il mensile Campus, e internazionali.  Nella classifica CENSIS-La Repubblica, Pavia guadagna una posizione rispetto allo scorso anno,  tra i grandi Atenei (con oltre 20.000 studenti). Un primo posto che premia Pavia in particolare per i servizi (numero di posti, e contributi per alloggio per studente), le borse (borse di studio Edisu, collaborazioni, trasporti, premi), le strutture (numero di posti nelle aule, nelle biblioteche e nei laboratori), il web (contenuti del sito e usabilità) e l’internazionalizzazione (iscritti stranieri, mobilità e doppi titoli). Per la produttività, la didattica, la ricerca e l’internazionalizzazione, le facoltà pavesi si classificano davvero molto bene: con il primo posto di Ingegneria, il secondo posto di Economia, il terzo di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali  e di Scienze Politiche, il quinto posto di Farmacia, mentre tutte le altre Facoltà si attestano entro le prime 13 posizioni nazionale.

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I neolaureati in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Il XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani che, come ogni anno, è disponibile on line per ogni Ateneo ha messo in luce alcuni aspetti che vanno posti in evidenza. Questo rapporto ha coinvolto oltre 210mila laureati di 49 Università italiane aderenti ad AlmaLaurea da almeno un anno, tra cui l’Università di Parma (oggi gli Atenei aderenti sono diventati 60). Il primo dato, che è emerge nel caso specifico dell’università parmense, è negativo in quanto è sensibilmente in crescita la disoccupazione rispetto all’anno precedente non solo fra i laureati di primo livello (dal 16,5 al 22%), ma anche fra i laureati specialistici biennali (dal 14 al 21%). Inoltre, il livello di lavoro stabile si contrae ulteriormente, così come il livello delle retribuzioni. E l’andamento negativo si conferma anche nel medio periodo, a tre e a cinque anni dalla laurea.
I NEOLAUREATI DI PRIMO LIVELLO DI PARMA ALLA PROVA DEL LAVORO
Relativamente all’Ateneo di Parma, l’indagine ha coinvolto i 2.495 laureati di primo livello dell’intero anno solare 2008 dell’Ateneo di Parma, intervistati nel 2009, a un anno dalla laurea.
Nonostante il tasso di risposta molto elevato (arriva al 92%), rimane ancora oggi molto complesso stabilire le tendenze del mercato del lavoro basandosi sul collettivo dei laureati di primo livello.
Questo essenzialmente per due ragioni: in primo luogo manca la possibilità di un’analisi nel medio e lungo periodo, e poi perché si tratta di giovani che nella maggioranza dei casi continua gli studi, rimanda cioè al post-laurea di tipo specialistico il vero ingresso nel mondo del lavoro (desiderio di approfondire la propria formazione o difficoltà nel trovare un impiego?). Quest’ultima osservazione è vera anche per i neolaureati di primo livello dell’Ateneo di Parma: 60 su 100 continuano la formazione con la laurea specialistica, poco più della media nazionale (57%).
I dati AlmaLaurea sui laureati di primo livello dell’Ateneo di Parma evidenziano inoltre che:
• Gli occupati neolaureati sono 45 su cento, un valore leggermente inferiore alla media nazionale (46%). Tra gli occupati, il 30,5% è dedito esclusivamente al lavoro, il 15% coniuga la laurea specialistica con il lavoro.
• Continuano gli studi 60 laureati su cento: il 45% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre, come si è detto, poco più del 15% studia e lavora.
• Sette laureati di primo livello su cento – la media nazionale è del 9% – non lavorando e non essendo iscritti alla laurea specialistica, si dichiarano alla ricerca di lavoro.
• Il lavoro stabile (contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo) coinvolge, a un anno dalla laurea, 37 laureati su cento di primo livello di Parma (la media nazionale è del 42,5%).
• Il lavoro atipico (contratti a tempo determinato, collaborazioni, ecc…) coinvolge 46 laureati su cento dell’Ateneo di Parma (la media nazionale è del 40%).
• Il guadagno (sintesi tra chi lavora esclusivamente, la maggioranza, e chi studia e lavora) si attesta su valori di poco inferiori alla media nazionale: a un anno dalla laurea i laureati di primo livello dell’Università di Parma guadagnano 1.011 euro contro i 1.020 del complesso dei laureati. Le laureate dell’Ateneo di Parma, come avviene a livello nazionale, risultano penalizzate: guadagnano 940 euro mensili netti contro i 1.110 degli uomini.

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Stato di agitazione in tutti gli atenei italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2009

La RdB-CUB Università, convocata al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca per un tavolo tecnico  sul disegno di riforma dell’università del Ministro Gelmini, ha denunciato  l’espulsione del personale Tecnico Amministrativo da tutti gli organi istituzionali rappresentativi. Ha denunciato la sua ferma opposizione all’Università impresa che accentra tutta la “governance” in un ristretto ma potentissimo Consiglio di Amministrazione in cui entrano su chiamata diretta i privati e i politici trombati del territorio. Si introduce l’indebitamento degli studenti con i prestiti d’onore, altro che diritto allo studio.  Questo disegno di legge è una vergogna che viola apertamente gli articoli 3 e 33 della Costituzione e scarica i costi della riforma universitaria su lavoratori, precari e studenti. Il  disegno di legge proposto dal Ministro avvia una riforma autoritaria imponendo la modifica degli statuti universitari minacciando il commissariamento degli atenei. E’ un atto di forza, parallelo ai tagli che aumentano il sotto-finanziamento degli Atenei, che impone  lo  svilimento del Senato Accademico declassato a mero istituto propositivo sottomesso al CdA, per mettere in condizione i Rettori di accelerare il processo di aziendalizzazione privatistica degli Atenei italiani. Cavalcando la demagogia della meritocrazia  questo disegno di legge rafforza il progetto di smantellamento dell’Università Pubblica; per questo respingiamo questo DDL. Invitiamo alla discussione tutte le diverse componenti della comunità universitaria, a partire dalle RSU degli atenei insieme alle forze politiche parlamentari ed extraparlamentari del territorio,  per dare corpo ad un’opposizione di massa che riesca a gennaio ad imporre al Parlamento la bocciatura della riforma Gelmini.

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Finanziamenti statali agli Atenei pubblici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2009

In riferimento a quanto pubblicato su alcuni quotidiani locali in merito ai fondi di finanziamento degli Atenei pubblici per il 2009, l’Università degli Studi di Parma precisa che la fonte dei dati è il quotidiano “Il Sole 24 ore” (articolo e graduatoria pubblicati lunedì 16 marzo). Lo stesso quotidiano milanese specifica che la graduatoria è stata redatta sulla base di “stime”, quindi non di numeri oggettivi, e che queste “si basano sui criteri e sui valori utilizzati per il 2008, che si riferivano a dati già utilizzati nel 2007”. Pertanto la graduatoria stilata risponde ad ipotesi formulate dal quotidiano milanese, e non ai reali criteri che saranno utilizzati dal Ministero dell’Università, e sui quali si sta ancora lavorando. Per questa ragione la classifica e le cifre riportate subiranno certamente delle modifiche, sia rispetto alle posizioni degli Atenei in graduatoria, sia, e soprattutto, rispetto al reale ammontare dei finanziamenti che saranno assegnati alle singole Università, e in particolare all’Università degli Studi di Parma.

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