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E’ dell’Ateneo l’unico progetto italiano finanziato nell’ultima call dello European Research Council

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Parma. Gli Starting Grants dello European Research Council sono finanziamenti della ricerca destinati a giovani ricercatori nella fase di passaggio all’indipendenza scientifica: nell’ultima call ERC-StG, in area Life Science, è stato finanziato un solo progetto italiano e questo progetto è PREDICT-CARE (Developing tools for the prediction, at individual level, of the cardiometabolic response to the consumption of dietary (poly)phenols), di cui è responsabile scientifico Pedro Mena, del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma. La valutazione si basa sull’innovatività del progetto e sul curriculum del ricercatore.Si tratta di un risultato molto significativo, di cui l’Università di Parma è particolarmente orgogliosa anche alla luce del fatto che solo 20 ERC Starting Grants in totale sono stati assegnati a ricercatori che svolgeranno il progetto in istituzioni italiane.Spagnolo d’origine, Mena ha trascorso un periodo del suo dottorato di ricerca nei laboratori dell’Unità di Nutrizione Umana, sotto la guida del professor Daniele Del Rio, e la collaborazione è continuata per il post-dottorato, fino al raggiungimento della posizione di Ricercatore di tipo B da circa un anno. Mena ha portato avanti le tematiche del gruppo di Del Rio, in stretta collaborazione con i professori Furio Brighenti e Francesca Scazzina.Il progetto, che è stato finanziato per un totale di 2.3 milioni di euro, è centrato sulla prevenzione delle patologie cardiometaboliche mediante l’alimentazione, con l’aspetto innovativo legato alla valutazione delle differenze con cui ciascun individuo risponde al consumo di specifici alimenti di origine vegetale. Recentemente, è infatti emerso che ogni persona, dopo aver consumato frutta e verdura o i prodotti da queste derivati, produce differenti gruppi di composti come risultato della digestione e dell’assorbimento di quelli presenti nell’alimento. Questa differenza, che si contestualizza nell’ambito della nutrizione personalizzata, rende i potenziali benefici associati al consumo di determinati alimenti variabili nella popolazione. L’obiettivo del progetto è quindi quello di sviluppare strumenti che permettano di predire come si modifica la risposta cardiometabolica al consumo di determinati alimenti contenenti una classe di composti vegetali noti come polifenoli, in base alle caratteristiche individuali e con una particolare attenzione al microbiota intestinale. Il successo del progetto permetterà di poter definire strategie di dieta personalizzate, idealmente riducendo il rischio di malattie legate all’alimentazione e contribuendo al benessere dei consumatori, ciascuno considerato per le proprie caratteristiche ed individualità.La ricerca vedrà coinvolti altri ricercatori dell’Ateneo: i docenti Federico Bergenti, del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, Riccardo Bonadonna, del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Marco Ventura, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. Nel progetto è anche compreso l’acquisto di un uno spettrometro di massa ad alta definizione, che andrà ulteriormente ad incrementare la dotazione del gruppo di nutrizione dell’Ateneo.Questo risultato richiama ancora una volta l’attenzione verso l’elevata qualità della ricerca in ambito alimentare che l’Università di Parma sta conducendo con grande impegno.

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Proseguono gli incontri inaugurali dei nuovi corsi di laurea dell’Ateneo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Perugia. “Molto netta la posizione dell’architetto Stefano Boeri sul dopo Covid nel sua call conference all’Università per Stranieri di Perugia. Boeri, intervenuto sui temi della sostenibilità architettonica e urbana, sui quali si fonda parte del nuovo corso di laurea triennale dell’Ateneo (“Studi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza sociale”), si è infatti espresso in modo molto assertivo in ordine alla ragioni che hanno portato alla pandemia e all’impossibilità, al momento, di tornare ad una vivibilità urbana e sociale sostenibile senza cambiare rotta.Tra le proposte che l’urbanista ha poi espresso su sollecitazione dell’intervistatrice Chiara Bscarini in ordine ad una rifondata idea di città vi è quella di una nuova concezione e fruizione degli edifici scolastici, molto numerosi sul territorio nazionale, i quali potrebbero secondo l’architetto divenire luoghi di fruizione di servizi, epicentri di cultura e di formazione a tutto tondo, assorbendo in questo modo funzioni perdutesi altrove.
Sollecitato dalle domande degli studenti, Stefano Boeri si è soffermato infine sul problema della mobilità urbana ed extraurbana, affermando che senza la dismissione dei combustibili di origine fossile le polveri sottili aumenterano, e con esse i possibili, aggravati effetti di malattie polmonari virali, sottolineando inoltre che l’Italia non sarà mai un paese ‘compiuto’ dal punto di vista della mobilità sino a quando non avrà una rete ferroviaria completa ed efficiente. Ultimo dato, quello relativo ai trasporti pubblici intraurbani, da tempo scomparsi sotto l’incalzare delle politiche dettate delle company automobilistiche, e oggi indispenabili per evitare il soffocamento globale da CO2.”

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Pubblicato studio dell’Ateneo sulle comunità microbiche dei formaggi italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Parma. È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Applied and Environmental Microbiology (https://aem.asm.org/content/86/12/e00139-20) una ricerca dell’Università di Parma rivolta a comprendere la composizione delle comunità microbiche che colonizzano i formaggi italiani, uno degli elementi che contribuisce allo sviluppo delle loro caratteristiche organolettiche. Lo studio ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di comunità microbiche diversificate e specifiche per le varie tipologie di formaggio che sono responsabili delle caratteristiche qualitative del prodotto e quindi concorrono a definirne l’unicità e tipicità.Il lavoro è stato anche scelto dalla rivista Applied and Environmental Microbiology come immagine per la copertina dell’issue di giugno (https://aem.asm.org/content/86/12.cover-expansion).Si tratta del primo lavoro che, grazie all’impiego di tecniche metagenomiche, fornisce una immagine molto dettagliata della composizione delle comunità batteriche, definite nel loro complesso microbiota, che risiedono nel formaggio, mostrando l’esistenza sia di specie batteriche ubiquitarie sia di differenze legate al sito di produzione. Lo studio è stato condotto dal Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e ha visto la partecipazione di un gruppo di ricerca interamente dell’Ateneo di Parma, coordinato dal prof. Marco Ventura. Nello staff anche i membri del Centro Interdipartimentale dell’Ateneo di Parma “Microbiome Research Hub” (https://www.microbiomeresearchhub.com/), da sempre interessato allo studio del microbiota e al legame di quest’ultimo con gli alimenti.La ricerca, a differenza dei lavori finora pubblicati per lo più basati sull’impiego di tecniche di microbiologia classica, ha permesso di ricostruire in modo molto preciso il microbiota del formaggio tramite l’impiego di approcci metagenomici. Lo studio ha visto quindi la collaborazione del team di sequenziamento e del team bioinformatico diretto dal prof. Christian Milani del Laboratorio di Probiogenomica, che da anni si occupano di analisi genomiche e metagenomiche applicate alle comunità microbiche.Lo studio conferma la trasversalità delle ricerche eseguite nell’Ateneo che, in questo caso, hanno coinvolto anche la prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie.

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La rivista d’Ateneo “Gentes” inserita dall’Anvur tra le pubblicazioni scientifiche d’ambito umanistico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Perugia. La rivista del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia, ha ottenuto nei giorni scorsi un importante riconoscimento scientifico; l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca Italiana, ne ha infatti valutato positivamente criteri di analisi e pubblicazione, nonché i contenuti, inserendola nell’elenco delle riviste scientifiche italiane ricomprese nell’area 10, che include un ampio ventaglio di settori disciplinari d’ambito umanistico (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, quali, ad esempio, Linguistica, Letteratura, Musicologia, Storia dell’Arte, Semiotica, Storia, per un totale di 60 discipline).L’iter che ha portato al raggiungimento di questo importante risultato ha imposto al suo comitato di redazione la stretta e sorvegliata adesione a numerosi requisiti qualitativi, oltre ad un costante coordinamento editoriale. Nata nel 2014 sotto la direzione scientifica di Roberto Fedi e la direzione responsabile di Antonello Lamanna, <> vanta un comitato scientifico composto da studiosi provenienti dalle più prestigiose università internazionali (University of Jordan; Università di Malta; University of California UCLA, USA; Georgetown University; Université di Chambéry, France; Johns Hopkins University).Caratteristica fondante del suo asset scientifico editoriale è l’interdisciplinarità, connotata dalla forte impronta interculturale, com’è nella cifra istituzionale dell’Università per Stranieri di Perugia. (By sonia giugliarelli)

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Su Nature Communications studio dell’Ateneo sui “quantum computer”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

Parma. I computer e l’informatica quantistica non sono più un binomio confinato al lontano futuro. I primi prototipi di quantum computer sono già in azione e gli sforzi dei ricercatori sono ora rivolti alla ricerca di nuovi e sempre più performanti dispositivi per realizzare qubit. Il termine qubit è la contrazione di “quantum bit”, l’unità d’informazione dei quantum computer. Proprio in questo solco si inserisce lo studio del team internazionale di ricercatori guidato dal gruppo di Magnetismo Molecolare del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche ed Informatiche dell’Università di Parma che da poco è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications.Dal gruppo dei proff. Elena Garlatti, Paolo Santini e Stefano Carretta arriva dunque un’importante pubblicazione: i ricercatori dell’Ateneo hanno misurato sperimentalmente con i neutroni le vibrazioni cristalline e molecolari che “disturbano” i quantum bit, come detto, equivalente quantistico dei bit classici dei nostri computer e unità fondamentali dei quantum computer.
Come il suo analogo classico, il qubit può trovarsi in due stati possibili, lo stato “0” e lo stato “1”, nei quali codificare l’informazione in codice binario. L’eccezionalità di un qubit deriva dalla sua natura quantistica: un qubit può infatti trovarsi anche in uno stato sovrapposizione ed essere contemporaneamente sia nello stato “0” che nello stato “1”. La natura quantistica dei qubit apre dunque alla possibilità di ampliare enormemente le capacità computazionali dei futuri computer.I nanomagneti molecolari, molecole che contengono ioni metallici legati a molecole organiche e che si comportano come nano-calamite, sono tra i candidati più promettenti per implementare algoritmi di computazione quantistica: tra questi spiccano molecole contenenti ioni vanadile, che possiedono lunghi tempi di coerenza anche a temperatura ambiente.Un fattore rilevante nella perdita di coerenza di un qubit molecolare è rappresentato dalla presenza di vibrazioni molecolari e cristalline indotte dalla temperatura, dette fononi, che causano distorsioni della struttura molecolare. Queste vibrazioni “disturbano” lo stato quantistico del qubit, causando la perdita dell’informazione e compromettendo il calcolo quantistico. Nel lavoro appena pubblicato su Nature Communications, i ricercatori del gruppo di Magnetismo Molecolare hanno misurato per la prima volta i fononi di un qubit molecolare. I dati ottenuti rappresentano anche l’imprescindibile punto di partenza per lo studio dei meccanismi che causano la perdita di coerenza dei qubit. È stato inoltre possibile stimare i parametri che quantificano l’efficacia di ciascun modo vibrazionale nell’indurre la de-coerenza del qubit molecolare.Un risultato, questo, che apre nuove prospettive per lo studio della coerenza e per il design di nuovi qubit più performanti. Ma nanomagneti molecolari non significa solamente qubit. Alcune molecole possono infatti avere le caratteristiche tipiche dei bit classici e permettere la realizzazione di memorie magnetiche ad alta densità grazie alle loro dimensioni nanoscopiche. Anche in questo caso, l’interazione degli spin molecolari con i fononi rappresenta la fonte principale di “disturbo” del bit, che deve essere in grado di mantenere a lungo l’informazione codificata.Questa importante ricerca sui fononi in qubit molecolari nasce nell’ambito dei progetti “SUMO – Scaling Up quantum computation with MOlecular spins” della call europea Quantera e del Progetto PRIN 2015 “QCNaMos – Quantum Coherence in Nanostructures of Molecular Spin Qubits”, che hanno unito le forze dei ricercatori di Parma con quelle dei chimici guidati dalla prof.ssa Roberta Sessoli del LAMM dell’Università di Firenze. Il risultato ottenuto è anche frutto della collaborazione con la dott.ssa Tatiana Guidi dell’ISIS facility del Rutherford Appleton Laboratory di Oxford (nel quale la prof.ssa Garlatti ha lavorato come visiting scientist grazie ad una borsa della Fondazione “Angelo della Riccia”) e con il Dipartimento di Fisica del Trinity College di Dublino. Il link allo studio: https://www.nature.com/articles/s41467-020-15475-7

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Parma: L’Ateneo in missione in Rwanda

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Nell’ambito degli accordi di cooperazione istituzionale tra l’Università di Parma e l’Università del Rwanda, promossi dal Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale (CUCI), in questi giorni è partita per il Rwanda una delegazione composta da Nadia Monacelli, Direttrice del CUCI, Gabriele Costantino, Direttore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco e Bertrand Tchana, Responsabile della Cardiologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. I componenti della delegazione sono stati invitati dal College of Medicine and Health Sciences dell’Università del Rwanda per svolgere una serie di seminari e lavorare ad un prossimo progetto nell’ambito delle cure primarie, pediatriche e psicologiche.La missione è realizzata nell’ottica di redigere un importante progetto di cooperazione e collaborazione in ambiti di ricerca, formazione, didattica e assistenza con un Paese in piena fase di espansione. Il Rwanda sta infatti diventando un modello di sviluppo e crescita non solo per l’Africa centro-orientale ma per tutto il continente africano. Presenta un sistema di formazione superiore molto diversificato, con un bacino d’utenza esteso a tutta la regione dell’Africa orientale. Per quanto riguarda il sistema sanitario, nonostante alcuni ritardi sul piano della disponibilità di competenze e tecnologie, il Paese sta ponendo le basi per offrire al continente un modello di accesso alle cure a tutta la popolazione.Durante la missione, i partecipanti hanno avuto l’occasione di prendere parte a riunioni di alto livello istituzionale. Il programma degli incontri è stato organizzato e coordinato da Vincent Sezibera, direttore del Centro di Salute Mentale dell’Università del Rwanda. La delegazione ha potuto incontrare, tra gli altri, Charles Murigande, Deputy Vice-Chancellor responsabile dell’avanzamento istituzionale dell’Università del Rwanda (unica Università statale del Paese) e Fabien Hagenimana, Vice-Chancellor dell’Istituto Universitario di Scienze Applicate INES-Ruhengeri.La missione rappresenta uno dei tasselli del mosaico che pian piano si va componendo nei rapporti tra Università di Parma e istituzioni rwandesi, sulla base delle prerogative con cui il CUCI contribuisce ad attuare le politiche di internazionalizzazione dell’Ateneo.

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L’Ateneo di Parma al vertice nella classifica delle università italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

È stato pubblicato nei giorni scorsi il Decreto del Ministro Lorenzo Fioramonti con cui si concede all’Università di Parma l’accreditamento delle sedi e dei corsi in seguito alla visita dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) dello scorso aprile.L’ANVUR ha assegnato all’Ateneo il punteggio di 7.88, il più alto finora conseguito dagli atenei italiani che sono stati accreditati, collocandolo in “Fascia A”, la più elevata tra le quattro previste (corrispondente a un giudizio “Molto positivo”, unico Ateneo ad aver raggiunto tale riconoscimento in ambito regionale).È uno straordinario risultato quello sancito dagli esiti della visita della Commissione di Esperti Valutatori dell’ANVUR che ha verificato il sistema di “Assicurazione della Qualità” dell’Università di Parma con riferimento alla coerenza delle politiche e delle strategie di Ateneo rispetto agli assetti organizzativi che orientano i processi formativi, della ricerca, della terza missione e dell’internazionalizzazione. Particolare attenzione è stata posta anche al coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali dell’Ateneo, nonché alla adeguatezza dei servizi loro dedicati.«Gli esiti definitivi della visita ANVUR, con un punteggio di 7.88 che ci pone al primo posto in Italia tra le università finora accreditate – commenta il Rettore Paolo Andrei – ci riempiono di orgoglio e soddisfazione. Desidero ringraziare tutta la comunità accademica per il lavoro corale che è stato svolto da tutte le sue componenti, e sottolineare in particolare due elementi di grande importanza: il primo è la passione e l’impegno di tutti coloro che hanno partecipato, conferma dell’orgoglio di essere parte di una grande Istituzione che nei secoli ha difeso sapere, libertà e coraggio nella formazione e nella ricerca; il secondo è l’apprezzamento dei valutatori per una Università ricca di saperi diversi, che trova nella complessità non un limite ma una ricchezza, e che per questo ha un forte senso di coesione, regole e progettualità comuni».
L’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), istituita nel 2006 con una Legge dello Stato al fine di sovraintendere al sistema pubblico nazionale di valutazione della qualità delle Università e degli Enti di Ricerca, tra le proprie prerogative esercita anche verifiche periodiche volte a garantire l’accreditamento delle sedi universitarie, esprimendo un giudizio fondato su analisi documentali e visite presso le sedi.
È la prima volta che l’Università di Parma viene sottoposta all’accreditamento dell’ANVUR, preceduto da un accurato esame documentale a distanza. Il processo di accreditamento riguarda tutte le componenti universitarie, dal momento che l’Ateneo, nella sua interezza, deve dare evidenza del possesso, e successivamente della permanenza, dei requisiti di qualità della didattica, della ricerca, della terza missione e dell’internazionalizzazione, nonché del rispetto degli indicatori di efficienza e sostenibilità dell’Università attraverso l’applicazione di un modello di “Assicurazione della Qualità” basato su procedure interne di progettazione, gestione, autovalutazione e miglioramento delle attività formative e di ricerca scientifica.

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Delegazione ateneo del Kosovo in visita ad Unicam

Posted by fidest press agency su martedì, 5 novembre 2019

Camerino. Una delegazione dell’Università di Prizren “Ukshin Hoti” in Kosovo, guidata dal vice rettore prof. Shemsi Morina e dal responsabile delle relazioni internazionali prof. Faruk Bojaxhi, ha incontrato ieri in Ateneo il Rettore prof. Claudio Pettinari e il delegato ai Programmi di cooperazione e mobilità con Paesi extra-Europei prof. Emanuele Tondi. Nel corso dell’incontro sono stati definiti gli obiettivi per rafforzare gli accordi di collaborazione già attivi tra Unicam e le università kosovare. Hanno partecipato all’incontro gli studenti kosovari iscritti già iscritti a diversi corsi di laurea Unicam sia nella sede di Camerino che in quella di Ascoli Piceno.

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Roma Università: JCU ateneo plastic free

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Roma La John Cabot University (JCU), l’ateneo americano più grande in Italia e fra i maggiori d’Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere, ha avviato un progetto che prevede la riduzione sistematica dell’utilizzo di plastica monouso all’interno delle proprie strutture, con l’obiettivo di arrivare ben presto all’eliminazione completa.In accordo con gli studenti, e con il club ambientale studentesco Grassroots che ha proposto l’iniziativa plastic free, dall’inizio di questo mese sono stati rimossi i bicchieri di plastica presenti all’interno dell’università, in particolare presso i distributori d’acqua e di bevande, le fontanelle, ed è stato avviato l’uso di cartoncino compostabile biodegradabile anche per piatti, vaschette take-away, coppette frutta/gelato, nella caffetteria come nei locali mensa. Inoltre, la Presidenza ha acquistato 8mila borracce in alluminio che ha distribuito a tutti gli studenti, al personale docente, allo staff e alla filiera JCU in genere.L’iniziativa avviata dalla John Cabot University non è spot, ma strutturale. E i primi riscontri sono molto positivi. Migliaia di bicchieri, bottigliette e contenitori di plastica sono già spariti dall’uso quotidiano all’interno dell’ateneo, con grande vantaggio per l’ambiente.

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L’Ateneo di Parma al primo posto nella valutazione ANVUR

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

L’Università di Parma in “Fascia A”, la più elevata tra le quattro previste (corrispondente a un giudizio “Molto positivo”, unico Ateneo ad aver raggiunto tale riconoscimento in ambito regionale) e con il punteggio più alto conseguito dagli Atenei italiani finora accreditati dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).È uno straordinario risultato quello che scaturisce dalla relazione preliminare a seguito della visita della Commissione di Esperti Valutatori dell’ANVUR, che ha verificato il sistema di “Assicurazione della Qualità” dell’Università di Parma con riferimento alla coerenza delle politiche e delle strategie di Ateneo rispetto agli assetti organizzativi che orientano i processi formativi, della ricerca, della terza missione e dell’internazionalizzazione. Particolare attenzione è stata posta anche al coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali dell’Ateneo, nonché alla adeguatezza dei servizi loro dedicati.L’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), istituita nel 2006 con una Legge dello Stato al fine di sovraintendere al sistema pubblico nazionale di valutazione della qualità delle Università e degli Enti di Ricerca, tra le proprie prerogative esercita anche verifiche periodiche volte a garantire l’accreditamento delle sedi universitarie, esprimendo un giudizio fondato su analisi documentali e visite presso le sedi.
La visita si è tenuta nella settimana dall’8 al 12 aprile, ed è stata effettuata da una Commissione di Esperti composta da 13 docenti e 3 studenti provenienti da altre Università italiane, oltre che da 2 funzionari dell’ANVUR. Gli esperti valutatori hanno potuto verificare la congruenza del Piano Strategico 2019-2021 e della documentazione attinente ai processi di “Assicurazione della Qualità” con le specifiche azioni poste in essere dall’Ateneo. Sono state, pertanto, approfondite tali tematiche sia mediante specifici incontri a livello di Ateneo, sia attraverso verifiche effettuate presso un selezionato campione di Dipartimenti e Corsi di Studio.“Non posso certo nascondere la soddisfazione mia personale e di tutto l’Ateneo – commenta il Rettore Paolo Andrei – per questo ottimo risultato, che ci pone al primo posto in Italia tra le Università finora accreditate. Il risultato che abbiamo conseguito deve renderci molto orgogliosi per avere saputo dimostrare il nostro valore, le nostre capacità, il nostro entusiasmo. Ma insieme alla soddisfazione per il risultato, dobbiamo ora saper mettere in campo tutta la nostra responsabilità, consapevoli che il processo avviato con così tanta determinazione deve proseguire con altrettanto vigore e rinnovato entusiasmo.Il risultato che abbiamo saputo raggiungere – prosegue il Rettore – è il frutto di un lavoro corale, che ha coinvolto tutte le componenti della nostra comunità accademica: studenti, personale tecnico e amministrativo, docenti e ricercatori. Mai come in questa occasione è emerso con chiarezza che è la “squadra” che fa la differenza, non le singole individualità. Tutti abbiamo fatto la nostra parte, e tutti dobbiamo continuare ad aiutarci reciprocamente per rafforzare sempre più e sempre meglio questo stile distintivo del nostro Ateneo”. È la prima volta che l’Università di Parma viene sottoposta all’accreditamento dell’ANVUR, preceduto da un accurato esame documentale a distanza.
L’accreditamento periodico delle sedi universitarie e dei Corsi di Studio avviene con cadenza almeno quinquennale per le Sedi e almeno triennale per i Corsi di Studio. Il processo di accreditamento riguarda tutte le componenti universitarie, dal momento che l’Ateneo, nella sua interezza, deve dare evidenza del possesso, e successivamente della permanenza, dei requisiti di qualità della didattica e dei Corsi di Studio, della ricerca, della terza missione e dell’internazionalizzazione, nonché del rispetto degli indicatori di efficienza e sostenibilità dell’Università attraverso l’applicazione di un modello di “Assicurazione della Qualità” basato su procedure interne di progettazione, gestione, autovalutazione e miglioramento delle attività formative e di ricerca scientifica.Il risultato conseguito colloca l’Università di Parma ai vertici nazionali (Fascia A) analogamente a pochi altri Atenei tra quelli finora valutati dall’ANVUR, unico Ateneo ad aver raggiunto tale riconoscimento in ambito regionale, con un punteggio che la pone al primo posto a livello nazionale.

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Quarto posto per la Matematica dell’Ateneo nella classifica di Leiden

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

Parma Successo per l’Ateneo parmigiano nella classifica stilata dall’Università di Leiden, una delle più importanti a livello internazionale per la valutazione della ricerca. Nel periodo di riferimento 2014-2017 il collocamento in Europa dell’Università di Parma è al 4° posto nel settore della Matematica, per quanto riguarda il ranking riservato alla ricerca di eccellenza. Questa classifica si basa infatti sul conteggio in percentuale delle pubblicazioni “Highly Cited” (ad alto impatto), quelle che appartengono al primo 1% più citato a livello mondiale e che quindi denotano un impatto qualitativo particolarmente elevato.Da notare anche che l’Università di Parma presenta nel settore di Matematica un numero di pubblicazioni ad alto impatto che è quasi il doppio di quello di tutte le altre università emiliane messe insieme e quasi il quadruplo di quello dell’Università di Bologna. Per quanto riguarda la classifica generale, che comprende la performance dell’Ateneo in tutti i settori, la Matematica contribuisce per circa il 30% all’intero punteggio dell’Università di Parma. In particolare, Giuseppe Mingione, docente di Analisi matematica, contribuisce per il 20% al punteggio dell’intero ateneo in tutte le discipline. Si tratta di una percentuale in linea con quella che il docente, in quanto Highly Cited Researcher secondo la banca dati ISI, porta all’Ateneo nel ranking di Shanghai, altro riferimento internazionale per la comunità scientifica. Il professor Mingione risulta infatti, nell’ultima edizione della classifica di riferimento ISI, tra i primi venti matematici al mondo per numero di pubblicazioni ad alto impatto.Un notevole contributo al successo della matematica parmigiana è stato inoltre apportato dai proff. Paolo Baroni, Massimiliano Morini e Giampiero Palatucci, autori di varie ricerche di grande impatto, pubblicate sulle più prestigiose riviste internazionali del settore.

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La Sapienza in Cina: le iniziative dell’Ateneo ricevono l’apprezzamento del Presidente Conte

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

La delegazione della Sapienza, in visita accademica in Cina per l’inaugurazione dell’Istituto italo-cinese a Wuham e la presentazione del primo corso di laurea magistrale dell’Ateneo in Cina, ha ricevuto il plauso da parte del Presidente del Consiglio Conte per le attività che puntano allo scambio dei saperi come motore di sviluppo reciproco.
Il Presidente del Consiglio si è complimentato per le iniziative Sapienza, nella profonda convinzione, frequentemente richiamata, che le opportunità economiche e l’intensificazione degli scambi commerciali tra differenti Paesi e, in particolare tra l’Italia e la Cina, passano anche e soprattutto da un rafforzamento degli scambi culturali e di condivise iniziative accademiche, come quella avviata a Wuhan. È proprio a Wuhan, la più popolosa città della Cina centrale, che il 26 aprile è stato inaugurato l’Istituto italo-cinese fondato dalla Sapienza e dalla Zhongnan University of Economics and Law (Zuel), una delle sole sei università cinesi a possedere la cosiddetta “doppia eccellenza”. Il nuovo Istituto, interamente finanziato da parte cinese, ospiterà a partire da settembre il primo corso di laurea magistrale in Cina in European Studies, Private comparative Law, interamente in lingua inglese, che rilascerà il titolo di studio Sapienza agli iscritti cinesi.
“Questa iniziativa si inserisce nel campo della cooperazione che la Sapienza e le università cinesi promuovono da anni, nel segno della reciproca conoscenza delle loro antiche culture, a partire appunto dal diritto” spiega il Rettore Eugenio Gaudio “Presso il nostro Ateneo esiste oggi la più grande biblioteca giuridica cinese del mondo, fuori dalla Cina. Molti scambi avvengono tra docenti di entrambi i Paesi e numerosi sono ormai i giovani studiosi cinesi che conseguono il dottorato di ricerca in diritto romano, che è la base di quasi tutto il diritto civile nel mondo intero”.
Al termine delle cerimonie pubbliche a Wuhan, il rettore Eugenio Gaudio ha ricevuto la nomina quale docente honoris causa presso presso la Zhongnan University of Economics and Law ed è prima volta in assoluto che uno studioso di medicina viene insignito di tale riconoscimento in una facoltà economico-giuridica.Gli incontri si sono svolti alla presenza delle massime autorità accademiche dei due Atenei, in primo luogo dei due rettori, Eugenio Gaudio e Yang Canming. Per la Sapienza erano inoltre presenti il prorettore alle Relazioni internazionali Bruno Botta, il delegato per la Cina Federico Masini, il presidente del Corso di laurea in Cina Luca Di Donna, il professore emerito di diritto romano e iniziatore dell’esperienza del diritto romano in Cina Sandro Schipani e Oliviero Diliberto, docente anch’egli di diritto romano alla Sapienza che è stato designato Preside del neonato Istituto universitario italo-cinese.
L’iniziativa si inserisce nel campo culturale e scientifico, nella cooperazione tra i due Paesi inaugurata lo scorso mese con la visita in Italia del Presidente Xi Jinping, in occasione della adesione italiana alla Nuova via della seta.
Nel suo intervento nel corso del II Forum sulla Belt and Road Initiative, il Presidente Conte ha peraltro messo l’accento sul fatto che la connettività non va limitata solo alla dimensione fisica e materiale, ma deve estendersi anche a quella umana: come ebbe a rilevare il Presidente Mattarella nel corso della sua visita in Cina nel 2017 “bisogna fare in modo che questa iniziativa di connettività diventi la “Via della Seta della Conoscenza”, grazie allo scambio dei saperi”.

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Le scienze socio-economiche e umanistiche nei programmi Horizon 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2015

parma universitàParma Venerdì 13 novembre, dalle ore 9 alle 15.30, nell’Aula Magna dell’Ateneo (Palazzo Centrale, via Università 12), l’Università di Parma propone una giornata di approfondimento sulle opportunità legate alle scienze sociali e umanistiche all’interno dei nuovi programmi 2016-2017 di Horizon 2020, il programma quadro di Ricerca e Innovazione dell’Unione europea 2014-2020. L’evento si propone di fornire informazioni, regole e strumenti utili alla partecipazione ai progetti di Horizon 2020, con particolare attenzione alle implicazioni dell’area delle “Scienze Socio-economiche e Umanistiche” e con un breve focus sul programma trasversale “Science with and for Society”.L’iniziativa si rivolge quindi in primis ai ricercatori dell’area SSH – Social Sciences and Humanities, ma vuole coinvolgere anche gli studiosi di tutti gli altri settori in una riflessione su come sia più opportuno descrivere e poi gestire la valutazione e la misurazione dell’impatto economico e sociale delle innovazioni proposte nei progetti presentati.Interverrà Elena Maffia, di APRE (Agency for the Promotion of European Research), che svolge il ruolo di punto di contatto nazionale (NCP) per il sesto obiettivo “Europe in a changing world – inclusive, innovative, reflective societies” del terzo pilastro Societal Challenges, di cui presenterà Work Programme e Calls per il periodo 2016-2017 di recente pubblicazione. Verranno inoltre fornite indicazioni circa le opportunità delle SSH secondo un approccio di cross-cutting issue anche nell’ambito dei bandi degli altri pilastri e obiettivi di H2020.Un approfondimento è poi riservato al programma di lavoro “Science with and for Society” (SWFS), del tutto particolare trattandosi di un’azione volta ad approfondire la cooperazione tra scienza e società nonché promuovere una ricerca e un’innovazione responsabile, una cultura ed educazione scientifica e a rafforzare la fiducia del pubblico nella scienza favorendo un impegno dei cittadini e della società civile sulle questioni di ricerca e innovazione.Infine, verranno date informazioni sulle regole di partecipazione alle proposte di progetto e su come utilizzare al meglio il Participant Portal, il sistema telematico attraverso il quale vengono presentati i proposal per avviare l’iter di valutazione.
L’evento rientra nell’ambito delle attività del Tavolo soci APRE Emilia-Romagna, promosso da Aster (società consortile tra la Regione Emilia-Romagna, le Università, gli Enti pubblici nazionali di ricerca CNR, ENEA, INFN e il sistema regionale delle Camere di Commercio) in qualità di Sportello APRE Emilia-Romagna per fornire informazioni, orientamento e supporto per la partecipazione ad Horizon 2020. Questo incontro è ospitato dall’Università di Parma ed è organizzato in collaborazione con tutti i soci APRE regionali che hanno aderito al Tavolo di lavoro. Rientra, inoltre, nelle attività di SIMPLER – “Support Services to IMProve innovation and competitiveness of businesses in Lombardia and Emilia-Romagna” della Enterprise Europe Network, la rete europea a supporto dell’innovazione e del trasferimento tecnologico transnazionale di imprese e strutture di ricerca. La partecipazione al seminario è gratuita.

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Sapienza primo ateneo italiano nelle discipline umanistiche per la classifica tematica del Times

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

universita-la-sapienza-romaIl riconoscimento internazionale sugella la giornata della letteratura dedicata a Dante con una maratona di letture aperta dal Rettore. La nuova edizione di THE (Times Higher Education) articolata per macro aree di studio, conferma il buon andamento della Sapienza in questo ultimo anno nelle classifiche internazionali.L’Università si colloca nella 42esima posizione, prima in Italia, nell’area Arts and Umanities seguita dalla Scuola Normale di Pisa (60° posizione) e dall’Università di Bologna (82° posizione).
“La Sapienza vede riconosciuto – sottolinea il rettore Eugenio Gaudio – con questo posizionamento internazionale, l’eccellenza delle sue Scuole in settori che rappresentano il fondamento della nostra cultura e le basi di un’identità condivisa”.La dichiarazione giunge a margine della manifestazione che la Sapienza ha dedicato a Dante nella Giornata della letteratura, aperta dal Rettore con la lettura di un brano tratto da “L’ora di lezione” di Massimo Recalcati.
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa 1.000 studenti delle scuole superiori della provincia di Roma, è proseguita con le letture libere di docenti, scrittori, ed esponenti del mondo della cultura e dallo spettacolo di Monica Guerritore “Dall’Inferno all’Infinito, un viaggio nella letteratura da Dante a Leopardi”. A mezzogiorno in punto, come in tutte le altre sedi d’Italia che hanno ospitato l’iniziativa, gli studenti, coordinati dall’Umana Compagnia della Sapienza, hanno interpretato passi tratti dalle opere dantesche, per proseguire gli itinerari di lettura all’aperto tra i viali della città universitaria.

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Progetto di ricerca di Ateneo finanziato con 300.000 euro dalla Fondazione CARIPLO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2015

ospedale bresciaLa Fondazione CARIPLO ha finanziato con 300.000 euro un progetto di ricerca dal titolo Un approccio biotecnologico per lo sviluppo di nuovi composti antifungini per la protezione dell’ambiente e della salute umana che vede coinvolti i proff. Franco Bisceglie, Mauro Carcelli, Giorgio Pelosi e Dominga Rogolino del Dipartimento di Chimica e i proff. Annamaria Buschini e Francesco Restivo del Dipartimento di Bioscienze. Il progetto, al quale partecipano anche la dott.ssa Claudia Zani (Coordinatrice) e la dott.ssa Donatella Ferretti del Dipartimento di Specialità Medico-chirurgiche, Scienze radiologiche e Sanità pubblica dell’Università di Brescia, è stato scelto da un Comitato Scientifico composto da qualificati ricercatori stranieri e si sviluppa nell’ambito della sicurezza alimentare. Il progetto prevede un approccio biotecnologico per lo sviluppo di nuovi fitofarmaci antifungini basati sull’attività sinergica di molecole naturali e ioni metallici, in grado, oltre a inibire la proliferazione di muffe, di bloccare la produzione di aflatossine. Alla preparazione e all’analisi dell’attività dei composti, seguirà l’ottimizzazione di un nuovo test in grado di valutare gli effetti epigenotossici su cellule umane sane e la standardizzazione di metodi per la rivelazione del rischio tossicologico ambientale. Le nuove formulazioni che presenteranno efficiente attività antifungina verranno quindi sottoposte a valutazione di tossicità/genotossicità su batteri, piante e linee cellulari umane.

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L’EBF nonima Unità Psicofisiologia e Neuropsicologia clinica “centro di eccellenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 ottobre 2014

Duomo_e_Battistero_di_ParmaL’Unità e i laboratori di Psicofisiologia e Neuropsicologia clinica diretti dal prof. Carlo Pruneti, docente del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Ateneo di Parma, sono stati nominati “centro di eccellenza” dell’EBF La European Biofeedback Federation (EBF) ha recentemente nominato l’Unità e i laboratori di Psicofisiologia e Neuropsicologia clinica diretti dal prof. Carlo Pruneti, docente del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Ateneo di Parma, “centro di eccellenza” dell’omonima istituzione. La nomina è dovuta anche per il conseguimento dei “European certificate” dal primo al terzo livello a quello di “esperto “. L’Università di Parma, in questo settore, sarà dunque anche a fianco di strutture assai note come l’Istituto Carlo Besta di Milano e l’Istituto Universitario Salesiano Venezia (IUSVE). Potranno essere istituiti corsi on line (webinnaire) o lezioni frontali, sia in italiano che in lingua inglese, sia a livello tecnico (terapisti della riabilitazione, logopedisti, audioprotesi, etc. ) che clinico (medici, in particolare fisiatri, e psicologi).Il biofeedback (BFB) è un insieme di tecniche e metodologie volte a registrare prima ed a far apprendere poi a modificare alcuni processi fisiologici gestiti usualmente dal sistema nervoso autonomo (SNA), e quindi non sotto il controllo cosciente. Prima di effettuare interventi con BFB, è necessario un Assessment psicofisiologico di base e in risposta a stimoli stressogeni. Mediante questa metodica, è possibile quindi osservare, registrare e valutare la reattività psicofisiologica individuale sia a riposo sia in situazioni di stress indotto rilevando perciò oggettivamente condizioni oggettive di stress cronico e di alterazione dell’equilibrio omeostatico e dell’organismo.
Solitamente i parametri fisiologici più frequentemente registrati durante le varie fasi del profilo (riposo, stress, recupero) sono: conduttanza cutanea, ovvero la sudorazione come risposta vasocostrittiva nota anche come Galvanic Skin Response o GSR, l’attività muscolare, rilevata con l’elettromiogramma di superficie, o surface EMG o sEMG, le variazioni, anche minime della temperatura periferica, la frequenza cardiaca (HR), l’intervallo tar un mabbito e l’altro misurato in millisecondi (IBI), la frequenza respiratoria e la reattività corticale cerebrale, e in questo caso, si parlerà di neurofeedck. A questi, di recente, si è aggiunto un parametro derivato dalla registrazione della frequenza cardiaca, la Variabilità della frequenza Cardiaca (Harth Rate Variability, HRV). Il parametro HRV, fisiologicamente correlato anche alla frequenza respiratoria, oltre che influenzato dall’alternanza dell’attivazione del sistema nervoso simpatico e parasimpatico sulla frequenza cardiaca, è risultata una variabile implicata in numerosi processi psuichici e sulla personale gestione delle emozioni (Geisler et al.,2013), l’ottimizzazione della performance cognitiva e la concentrazione (Prinsloo et al., 2013), l’autostima e la percezione di autoefficacia (Geisler&Kubiak, 2009). Inoltre, risulta in particolar modo legata allo stile di vita dell’individuo, in quanto è stato dimostrato come un’appropriata attività aerobica possa incrementare positivamente questo indice (Lujian& Di Carlo, 2013; Niederer et al., 2013).
Richiede l’utilizzo di strumenti estremamente precisi per la valutazione e la registrazione in continuo di dati riguardo una data funzione (es. onde cerebrali, frequenza cardiaca, respirazione, tensione muscolare, ecc.). Tali informazioni, anche attraverso cambiamenti nel pensiero, nelle emozioni o nel comportamento, permettono di modificare il funzionamento fisiologico, producendo una riduzione della sintomatologia legata ad alcuni specifici disturbi, oppure permettendo di ottenere prestazioni superiori. Con il progredire dell’apprendimento questi cambiamenti possono mantenersi nel tempo senza la necessità di utilizzare ulteriormente le strumentazioni di biofeedback.Perché risulti efficace, la scelta del feedback da “allenare” deve essere di volta in volta calibrata sull’individuo, tramite una valutazione psicofisiologica di base.In estrema sintesi il BFB può offrire un sostanziale contributo per:
• Migliorare la salute o incrementare le prestazioni professionali, siano queste scolastiche, sportive o artistiche.
• Modificare il funzionamento fisiologico, producendo una riduzione di alcune sintomatologie legat ad alcuni specifici disturbi come dolore, contratture muscolari, ansietà-
Con il progredire dell’apprendimento questi cambiamenti possono mantenersi nel tempo senza la necessità di utilizzare ulteriormente le strumentazioni di biofeedback.Il biofeedback fa parte della cosiddetta Behavioral Medicine o Mind-Body Medicine (secondo la classificazione del National Institute of Health – USA), e si tratta di un intervento che, tra l’altro, permette di ridurre i costi per i trattamenti in quanto si hanno, attraverso un approccio multidisciplinare, tempi di guarigione e/o sollievo molto più brevi rispetto alle terapie tradizionali. evitando quindi ricoveri e visite ripetute. Il BFB non è perciò una terapia alternativa ma una metodica che si basa sulle leggi dell’apprendimento, ed in particolare sul “rinforzo” o gratificazione, che aiudiuva, in alcuni casi anche in maniera sostanziale, le classiche terapie mediche, psicologiche e riabilitative.Il testo principe di riferimento della ricerca e pratica medica “Clinical Evidences” (edito anche a cura del Ministero della Salute italiano, edizione 2008) situa l’intervento di biofeedback come “trattamento efficace” a livello quattro (efficacia e dimostrata) per il trattamento del disturbo da defict di attenzione e iperattività. Come cura adiuvante l’efficacia degli interventi di biofeedback è stata dimostrata sia su disturbi come ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress, attacchi di panico che su vere e proprie patologie organiche (asma, fibromialgia, ipertensione, cefalea, bruxismo, etc.).Oltre a questo, e forse soprattutto, è sicuramente un valido aiuto nell’induzione di cambiamenti significativi nello stile di vita abituale di alcune classi di individui a rischio per ottenere migliori livelli di benessere e qualità della vita.

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Telethon investe nella ricerca scientifica pavese

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2013

Assegnati dalla Commissione medico scientifica internazionale i fondi 2013 per le malattie genetiche:quattro i laboratori di Pavia che hanno meritato un finanziamento, per un totale di 350mila euro. In arrivo 350mila euro da Telethon per la ricerca scientifica pavese: dopo la valutazione da parte della Commissione medico scientifica della Fondazione, tra i laboratori che hanno meritato un finanziamento ci sono anche quelli di Antonella Forlino e Orsetta Zuffardi dell’Università di Pavia e quelli di Rosangela Invernizzi e Patrizia Noris del Policlinico San Matteo. Salgono così a 8,4 milioni di euro i fondi totali stanziati ad oggi da Telethon nella provincia di Pavia. All’Università di Pavia, Antonella Forlino del dipartimento di Medicina molecolare condurrà un progetto sull’osteogenesi imperfetta, malattia caratterizzata da una più o meno marcata tendenza alle fratture ossee: l’obiettivo e chiarirne meglio i meccanismi, per sviluppare successivamente un approccio terapeutico mirato. La malattia, priva al momento di una terapia efficace, è molto eterogenea sia nella basi genetiche sia nella manifestazione clinica: nei casi più gravi i pazienti muoiono durante la vita fetale o subito dopo la nascita, mentre chi sopravvive presenta deformità scheletriche più o meno gravi, in genere associate a riduzione della mobilità, bassa statura e alla predisposizione alle fratture ossee anche in assenza di traumi. Presso lo stesso dipartimento, Orsetta Zuffardi si occuperà invece della rara sindrome ring 14, dovuta a una malformazione del cromosoma 14 (che si presenta incompleto o ad anello) e che si manifesta con grave ritardo mentale e frequenti crisi epilettiche refrattarie ai farmaci. Il progetto si svolgerà in stretta collaborazione con l’omonima associazione di pazienti (ring14, http://www.ring14.org/), che dal 2009 raccoglie numerosi campioni perfettamente caratterizzati e li rende disponibili ai ricercatori attraverso il Network Telethon delle biobanche genetiche. Obiettivo del progetto è andare a fondo dei meccanismi alla base delle crisi epilettiche, uno dei sintomi più invalidanti, per individuare successivamente trattamenti efficaci. Presso il Policlinico San Matteo, invece, Patrizia Noris prenderà parte a un progetto coordinato da Marco Seri dell’Università di Bologna su un raro gruppo di malattie del sangue, le trombocitopenie ereditarie, in cui a causa di un ridotto numero di piastrine i pazienti vanno incontro a frequenti emorragie e sanguinamenti improvvisi. Obiettivo del progetto è identificare nuove forme di questa malattia ancora sconosciute: ad oggi, infatti, quasi la metà dei pazienti è ancora priva di una precisa diagnosi molecolare e non può accedere quindi a terapie o studi clinici ad hoc. Grazie alle più moderne tecniche di sequenziamento del Dna, i ricercatori Telethon analizzeranno il patrimonio genetico di un’ampia casistica di pazienti, alla ricerca dello specifico difetto genetico responsabile della loro malattia. Sempre al San Matteo, Rosangela Invernizzi coordinerà uno studio in collaborazione con Paolo Colombo dell’Università di Parma per valutare l’uso locale del talidomide nel controllo del sanguinamento dal naso (epistassi) nei pazienti affetti da telangiectasia emorragica ereditaria refrattari ai farmaci disponibili. In questi pazienti, infatti, l’epistassi è il sintomo più importante e, se non trattato, può portare a un grave forma di anemia. Inoltre il finanziamento contribuirà a sostenere uno studio clinico di farmaco genomica già in corso al San Matteo su pazienti con telangiectasia emorragica ereditaria, il cui obiettivo è studiare la responsività al trattamento in base a specifiche varianti del patrimonio genetico.
Complessivamente, i progetti di ricerca sulle malattie genetiche finanziati da Telethon sull’intero territorio nazionale sono stati 38, per un totale di 10,5 milioni di euro. Molti dei progetti finanziati sono multicentrici, saranno cioè svolti in sinergia da più gruppi distribuiti sul territorio nazionale: in totale sono 69 i laboratori coinvolti. Per maggior informazioni, consulta la sezione del sito di Telethon dedicata ai nuovi finanziamenti 2013: http://www.telethon.it/news-video/speciale-commissione-scientifica

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Risposta dell’Università Campus Bio-medico di Roma a Dagospia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2011

Nell’articolo “Monti, il governo dei conflitti d’interesse”, pubblicato da Dagospia il 23 novembre 2011, si giudica che il Ministro dello Sviluppo, le Infrastrutture e i Trasporti, Corrado Passera, si trovi in una situazione di “conflitto d’interessi” per il fatto che “possiede anche azioni per oltre 56mila euro di Campus Bio-Medico S.p.A., una società per azioni con sede a Milano che controlla l’omonima università privata di Roma, con annesso policlinico, nata nel 1993 per volontà dell’Opus Dei”.In questo contesto l’articolo riporta ulteriormente che l’Università Campus Bio-Medico di Roma ha ottenuto fondi pubblici nell’ambito della procedura per la valorizzazione del ruolo dei Parchi Scientifici e Tecnologici della Regione Lazio, precisando che per l’emanazione del bando “che ha permesso al Campus di ottenere questi finanziamenti è stata indispensabile la determina del Ministero dello Sviluppo Economico, lo stesso che ora dirige Corrado Passera”.
Vengono infine riportati dati su finanziamenti pubblici all’Università Campus Bio-Medico di Roma e al suo Policlinico.
Al riguardo, l’Università Campus Bio-Medico di Roma precisa che:
La Campus Bio-Medico S.p.A. non “controlla” l’Università Campus Bio-Medico di Roma, essendo quest’ultima una libera università riconosciuta con Decreto Ministeriale del 31 ottobre 1991. Responsabili ultimi della titolarità e gestione dell’Ateneo sono i membri del suo Consiglio di Amministrazione, i cui nomi sono pubblicati sul sito ufficiale dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo Statuto dell’Università stabilisce inoltre l’assoluta separazione patrimoniale dagli enti promotori. In concreto: nel caso in cui l’Università avesse guadagni, non potrebbe trasferirli alla Campus Bio-Medico S.p.A., ma dovrebbe reinvestirli all’interno dell’Università stessa, finanziando didattica, ricerca e attività sanitaria.
La Campus Bio-Medico S.p.A. è invece un ente promotore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Ha istituzionalmente il compito di mettere a disposizione le proprie risorse manageriali e imprenditoriali per la realizzazione e il mantenimento di strutture utili all’Ateneo nel perseguimento dei propri fini didattici, di ricerca e di assistenza sanitaria.
Chi decide di acquistare azioni della Campus Bio-Medico S.p.A. è consapevole che sta compiendo un investimento motivato da ragioni etiche e non di profitto, a sostegno di un’istituzione che fornisce un servizio di utilità pubblica nell’ambito della formazione e dell’assistenza sanitaria, senza perseguire fini di lucro (art. 6 dello Statuto dell’Università CampusBio-Medico di Roma).La Campus Bio-Medico S.p.A. non ha mai distribuito dividendi da quando esiste e, qualora avesse degli utili, li reinvestirebbe a sostegno delle attività dell’Università di cui è ente sostenitore, coerentemente con la natura dell’istituzione accademica, che non ha fini di lucro (art. 6 dello Statuto). È evidente che questo tipo d’investimento azionario è molto simile, nella sostanza, a una donazione in favore di un’iniziativa di cui si riconosce l’utilità sociale o il valore culturale.
Per queste ragioni è impossibile rilevare un interesse personale in investimenti azionari all’interno della Campus Bio-Medico S.p.A. e, di conseguenza, neppure un conflitto d’interesse. Per completezza, osserviamo anche che la partecipazione azionaria riportata dall’articolo e sulla quale si vuole costruire un ipotetico conflitto d’interesse per il Ministro citato, rappresenta l’uno per mille (0,11%) del capitale della società. Quanto alla procedura per la valorizzazione del ruolo dei Parchi Scientifici e Tecnologici della Regione Lazio, si precisa che il riconoscimento dell’idoneità dei candidati, tra i quali l’Università Campus Bio-Medico di Roma, a partecipare alla procedura con la presentazione di progetti di ricerca, è stata effettuata dagli organismi competenti della Regione stessa e non dal Ministero dello Sviluppo Economico. Lo stesso vale per la selezione dei progetti di ricerca ammessi a finanziamento. Inoltre, la presenza nei criteri di assegnazione e di rendicontazione dei fondi di voci come “organizzazione di eventi promozionali”, “missioni e viaggi” o “per effetuare analisi di mercato” corrisponde a criteri applicati da oltre dieci anni a livello europeo. Già i Documenti Unici di Programmazione Europea (docup) 2000-2006, elaborati e approvati dall’Ue, dagli Stati Membri e dalle Regioni, prevedevano infatti la suddivisione dei progetti finanziati da fondi strutturali, sia in fase di presentazione che di rendicontazione, in cosiddette azioni orizzontali (di cui sono esempio le voci sopra riportate) e di azioni verticali, legate alla realizzazione del trasferimento tecnologico stesso. La destinazione di fondi ad azioni orizzontali non è quindi una stravaganza del Campus Bio-Medico e della procedura specifica, bensì al contrario una prassi consolidata di carattereeuropeo, che da anni ormai si traduce nei bandi in obbligo. Dai fondi per azioni orizzontali vengono per esempio attinte le risorse per la realizzazione di contenuti web che descrivano un progetto di ricerca o lo stato di avanzamento dei lavori a scopi di divulgazione delle informazioni nella comunità scientifica o anche solo per obblighi amministrativi di trasparenza.
Nell’articolo sono riportati anche dati su finanziamenti pubblici della Regione Lazio al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Al riguardo si precisa che il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico fornisce al Servizio Sanitario Nazionale ogni anno oltre mezzo milione di prestazioni ambulatoriali e 14.000degenze, e che tali finanziamenti non sono altro che il rimborso delle prestazioni erogate. Non solo. Tali rimborsi avvengono, come per ogni altrastruttura ospedaliera non statale e convenzionata con il Servizio SanitarioNazionale, non in base agli effettivi costi sostenuti, ma secondo forfait fissati per legge che richiedono molta attenzione nella gestione anche da parte dell’ospedale più efficiente. Succede, tra le altre cose, che un paziente abbia bisogno di cure anche dopo che il tetto massimo di spesa pubblica accordato per quell’anno a una struttura ospedaliera non statale convenzionata si sia esaurito. In questo caso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico prosegue l’assistenza al paziente ugualmente. Come? Con ulteriori politiche di risparmio. Un esempio: nel 2010 tutti i dirigenti del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico hanno accettato volontariamente una riduzione del proprio stipendio. In questo modo si sono evitati licenziamenti e si è dimostrato alle istituzioni pubbliche la volontà del Campus Bio-Medico di collaborare nel mantenere il più possibile i livelli di assistenza del passato nonostante le difficoltà.Il dato, riportato nel medesimo articolo, sul presunto “margine operativo netto” dell’Università Campus Bio-Medico di Roma nel trimestre 2010, è frutto di due gravi errori di lettura. Chi scrive, infatti, confonde i miliardi con i milioni e parla di “netto”, mentre il dato riportato si riferisce al margine operativo “lordo”. La differenza tra quanto riportato e la realtà è grande. Tanto è vero che l’Università Campus Bio-Medico di Roma ha registrato nel passato, nello stesso 2010, e registrerà anche nel 2011 una perdita di esercizio.Sono riportati pure dati su finanziamenti pubblici del MIUR all’Università Campus Bio-Medico di Roma. Al riguardo precisiamo che l’Università Campus Bio-Medico di Roma ha avuto negli ultimi dieci anni una media di laureati in corso pari quasi al doppio di quella nazionale (cfr. statistiche Almalaurea) e oltre il 90 per cento di loro ha trovato lavoro entro un anno dalla conclusione degli studi. Un’offerta di formazione accademica con tali risultati non può essere indifferente all’interesse pubblico di un Paese moderno, che ha bisogno di giovanigenerazioni capaci di inserirsi nel mondo del lavoro con una solida preparazione professionale anziché restare disoccupati. A fronte di tali risultati il finanziamento del MIUR al Campus Bio-Medico nel 2009 non copreneppure lontanamente anche solo il costo annuo di un unico corso di laurea tra quelli offerti dall’Ateneo. Se anche questo è un problema, non ci resta che pensare alla pregiudiziale avversione per i finanziamenti pubblici a enti non statali anche quando questi svolgono una funzione d’interesse pubblico.Infine occorre precisare che l’Università Campus Bio-Medico di Roma è nata per iniziativa di persone dell’Opus Dei e tante altre persone che ne condividono le finalità etiche e sociali. Le sue attività didattiche, di assistenza e di ricerca sono in tutto e per tutto di tipo civile e ne sono esclusivamente responsabili i preposti organi di governo dell’Ateneo. La Pralatura dell’Opus Dei si occupa presso il Campus Bio-Medico, secondo quanto stabilito da un’apposita convenzione, della pastorale universitaria e dell’assistenza spirituale ai degenti, al personale e agli studenti che lo desiderano, mediante l’attività dei cappellani che operano presso l’Università e il suo Policlinico. (Stefano Tognoli)

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Approvato statuto ateneo Catania

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Approvato il testo di prima lettura del nuovo Statuto dell’Ateneo di Catania predisposto dalla Commissione dei 15 saggi. Il prossimo passaggio spetterà, il 14 Luglio, al Senato Accademico il quale avrà il compito di avanzare proposte di modifica. Infine, il 19 Luglio, l’ultimo passaggio per l’approvazione definitiva in Commissione Statuto. Massima soddisfazione da parte dei due Consiglieri Nazionali degli Studenti Erio Buceti ed Emanuele Maniscalco al riguardo. I due Rappresentanti Nazionali, in una nota congiunta dichiarano: “Il nuovo stato rispecchia pienamente i caratteri della semplificazione e di trasparenza ribaditi dalla Legge Gelmini. Il successivo passaggio in Senato Accademico per noi studenti avrà un ruolo fondamentale dal momento che con una proposta di modifica, che sarà presentata congiuntamente a tutti i senatori accademici, verrà introdotta la rappresentanza studentesca anche all’interno degli organi dove non è espressamente prevista dalla Legge Gelmini”. Riguardo l’importanza del successivo step dello Statuto al Senato Accademico, i due Consiglieri sottolineano che: “Il passaggio in Senato Accademico è necessario per coinvolgere tutta la comunità accademica in una scelta molto importante che porterà ad un aumento rispetto al precedente assetto universitario di circa il 30% di tutta la rappresentanza studentesca all’interno di tutti gli organi d’ateneo.”

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Il lavoro scientifico della settimana

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

Ancona. Per far conoscere ad un pubblico vasto e non specializzato le grandi capacità scientifiche dei ricercatori dell’Ateneo, nella Home Page dell’Università Politecnica delle Marche è presentato il “Lavoro scientifico della settimana” (www.univpm.it).  Vengono segnalati cioè alcuni dei più significativi lavori pubblicati dalle più prestigiose riviste scientifiche internazionali frutto degli studi e delle ricerche in corso nei laboratori dell’Ateneo.  Per ampliare il campo di interesse ad ogni cittadino, è presentato anche un riassunto in lingua italiana.  Il lavoro segnalato questa settimana è: Unsteady Aerodynamics of a Savonius wind rotor: a new computational approach for the simulation of energy performance V.D’Alessandro, S. Montelpare, R. Ricci, A. Secchiaroli  Aerodinamica non stazionaria di un rotore Savonius: un nuovo approccio computazionale per la simulazione delle prestazioni energetiche di V. D’Alessandro, S. Montelpare, R. Ricci, A. Secchiaroli
Lo studio riguarda il modulo eolico integrato all’interno di un innovativo palo di illuminazione alimentato da fonti rinnovabili, basato su un rotore ad asse verticale di tipo Savonius opportunamente modificato ed ottimizzato. Nell’ambito delle attività di ricerca sono state condotte numerose indagini sperimentali presso la Galleria del Vento Ambientale dell’Università Politecnica delle Marche al fine di valutare le prestazioni del rotore. Parallelamente è stato sviluppato un metodo computazionale per la valutazione del campo di moto attorno al rotore stesso. Tale ricerca si è inserita all’interno del bando ministeriale INDUSTRIA 2015 all’interno del quale l’Università Politecnica delle Marche ha collaborato con importanti aziende del tessuto industriale italiano. http://www.univpm.it

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