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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘attacchi’

Attacchi alle minoranze in India

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

“E’ un fenomeno che ha luogo su una scala talmente vasta da far paura». È quanto afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi e segretario generale della Conferenza episcopale indiana.Nel Paese asiatico, l’11 aprile scorso si sono aperte le consultazioni generali che si terranno fino al prossimo 19 maggio. Il partito nazionalista di Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party è alla ricerca di un secondo mandato, possibilità che preoccupa non poco i cristiani e le altre minoranze dal momento che da quando il BJP è al potere le violenze ai danni dei non indù si sono moltiplicate. L’ultimo grave episodio è l’attacco del 26 marzo scorso a Chinnasalem, nello Stato del Tamil Nadu, dove 200 fondamentalisti indù hanno attaccato una scuola cattolica e aggredito le suore che la gestivano.«Ho parlato con le religiose nei giorni scorsi – afferma il presule – e hanno riferito che alcuni dei responsabili sono stati arrestati. Ma il problema non sono le reazioni all’attacco, bensì il fatto che simili incidenti possano anche solo verificarsi in una società civilizzata».Monsignor Mascarenhas esprime infatti la propria preoccupazione non soltanto per la presenza di gruppi che promuovono l’odio contro le minoranze, ma per il forte sostegno di cui essi godono. «Questi gruppi non vengono fermati, né sui social media né nella vita reale». Anzi, «sembrano ricevere privilegi politici, e persino l’autorizzazione da parte della leadership. Ed è questo il problema più grave: anziché fermarli i leader politici li stanno incoraggiando».Monsignor Mascarenhas è convinto che l’opera della Chiesa al fianco degli ultimi sia una delle motivazioni dietro gli attacchi. «Come afferma un proverbio locale, si tirano sassi soltanto all’albero che porta frutti. Ed io ritengo che una delle ragioni per cui i fondamentalisti sono contro di noi sia il nostro lavoro a sostegno dei poveri».L’aumento delle violenze, non impedisce tuttavia alla Chiesa di portare avanti la propria missione. «Ho chiesto alle suore recentemente attaccate se avessero paura e mi hanno risposto di non essere spaventate e di voler continuare a gestire la loro scuola. E così tutti noi continueremo a servire i più poveri dei poveri. Sappiamo che questo ci causerà gravi difficoltà, che ci porterà persecuzioni, e avversità, ma seguiteremo a fare il nostro lavoro per i poveri, per Dio e per Gesù».

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“Bisogna essere più duri con chi attacca le forze dell’ordine”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è intervenuta a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24 per commentare l’aggressione al carabiniere da parte dei tifosi della Lazio: “Non sappiamo ancora chi sono gli aggressori, le indagini sono in corso, ma bisogna cominciare a essere un po’ più duri con chi attacca le forze dell’ordine. Dobbiamo essere sicuri che queste persone non siano arrestate e poi rilasciate in poco tempo, ma vengano perseguite. Ogni volta che viene attaccato un poliziotto o un carabiniere viene attaccato lo Stato. Noi dobbiamo dare dei segnali precisi. Quest’anno sono stati feriti 1517 carabinieri, e di questi il 49% ha riportato lesioni con prognosi superiore ai 5 giorni. Credo che dobbiamo difendere i nostri uomini, è necessaria la certezza dell’intervento nei confronti di coloro che si sono macchiati di queste colpe. Non sempre è stato fatto”, conclude il ministro a Radio 24.

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I deputati sollecitano misure per prevenire attacchi informatici e abusi sessuali online

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

sistemi informaticiL’UE deve investire maggiormente nella sicurezza informatica per prevenire attacchi rivolti a infrastrutture vitali e che destabilizzano la società. Nella risoluzione approvata martedì con 557 voti in favore, 92 voti. Nella risoluzione votata martedì, il Parlamento afferma che, dato il carattere transfrontaliero della criminalità informatica, la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità giudiziarie e di polizia e gli esperti in materia di criminalità informatica sono essenziali per lo svolgimento di indagini efficaci nel ciberspazio e l’ottenimento di prove elettroniche.I deputati lamentano che le misure precauzionali prese da singoli utenti, dalle istituzioni pubbliche e dalle imprese siano totalmente inadeguate, essenzialmente a causa della mancanza di conoscenza e di risorse.
Sottolineano che l’UE, le sue istituzioni, i governi nazionali e i parlamenti, le società e le reti sono attualmente molto vulnerabili agli attacchi sofisticati ad opera di grandi organizzazioni criminali, gruppi terroristici o gruppi sponsorizzati da Stati. Condannano inoltre ogni interferenza diretta da una nazione straniera o dai suoi agenti per interrompere il processo democratico di un altro Paese.
Il Parlamento, fra le varie proposte, raccomanda di:
· intensificare lo scambio di informazioni tramite Eurojust, Europol ed ENISA
· dotare Europol ed Eurojust di “risorse adeguate” per accelerare il rilevamento, l’analisi e la segnalazione di materiale pedopornografico e migliorare l’identificazione delle vittime
· garantire che i contenuti illeciti online siano eliminati immediatamente sulla base di una regolare procedura giuridica o, allorché la rimozione risulti impossibile, bloccare l’accesso a tali contenuti a partire dal territorio dell’Unione
· investire nell’istruzione per risolvere l’assenza di professionisti informatici qualificati che lavorano nel campo della sicurezza
· promuovere l’uso della cifratura e altre tecnologie a sostegno della sicurezza e della vita privata
· utilizzare fondi UE per la ricerca basata sul software libero e open source a favore della sicurezza informatica
· creare dei referenti ai quali le imprese e i consumatori possano denunciare gli incidenti di sicurezza informatica e banche dati per registrare tutte le tipologie di criminalità
· consentire alle autorità di contrasto di accedere legalmente alle informazioni pertinenti, ad esempio l’identificazione di un determinato indirizzo IP, nel contesto delle indagini penali
· incoraggiare la comunità della sicurezza delle TIC a impegnarsi nell’attività della cosiddetta “pirateria etica” e nella segnalazione di contenuti illegali, come il materiale contenente abusi sessuali su minori
· aggiornare il quadro giuridico dell’UE in materia di prove elettroniche, tra cui norme armonizzate per determinare se un prestatore di servizi possa considerarsi nazionale o estero. La risoluzione non legislativa è stata approvata con 603 voti in favore, 27 voti contrari e 39 astensioni.

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Si possono prevedere gli attacchi terroristici?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

terrorismoGiorni fa un team del laboratorio di data science [RIDS Res Institute for Data Science] dell’Università di Pavia coordinato dalla professoressa Silvia Figini ha presentato a Roma presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri una ricerca finalizzata all’elaborazione di modelli di rischio basata sull’analisi dei dati in grado di prevedere eventi terroristici.Il lavoro svolto all’interno del laboratorio di data science dell’Università di Pavia, presenta modelli descrittivi e inferenziali per la previsione di attacchi terroristici attraverso un’analisi della serie storica di dati a disposizione opportunamente integrati con dati esterni quantitativi e qualitativi. L’idea è che, partendo da una mappatura storico-geografica degli attentati a livello globale e incrociando queste informazioni con indici specifici e altri attinti dal traffico web e dai social network, si possa arrivare a sviluppare un algoritmo in grado di prevedere dove sarà il prossimo attacco.La metodologia deriva inoltre early warning e key risk indicators capaci di identificare aree di rischio e fornisce previsioni running time con una accuratezza del 90% rispetto all’accadimento di un possibile attacco. L’implementazione dei modelli predittivi e descrittivi potrebbe consentire ai responsabili della sicurezza di pianificare azioni in modo opportuno e ottimale per contenere i danni di un possibile attacco. Lo studio ha portato allo sviluppo di modelli di previsione dinamici innovativi in un contesto di big data analytics per migliorare, sfruttando tutte le tipologie di dati disponibili, l’accuratezza della previsione. I ricercatori hanno fissato come punto di partenza gli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora ci sono state più di 83mila azioni in 158 Paesi riconducibili a 1.098 gruppi terroristici differenti che hanno fatto circa 192 mila morti. L’algoritmo consente di tener conto di dati quantitativi, qualitativi, strutturati e non strutturati per ottimizzare la capacità predittiva e può ipotizzare dove sarà il prossimo attacco.
I modelli messi a punto potranno essere ulteriormente migliorati con l’integrazione di dati riservati e possono essere di interesse per i dipartimenti nazionali ed internazionali di intelligence e in generale per la sicurezza e sono pronti per essere integrati nei processi.

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Africa: attacchi suicidi di bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

africa7Secondo il rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi, ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno – questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto,” ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale. “Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole.”
Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.
Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

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L’Assemblea Parlamentare della NATO condanna fermamente gli attacchi terroristici avvenuti a Istanbul

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

istanbul“Non ci può essere alcuna giustificazione per simili atti indiscriminati di terrorismo che dimostrano un cinico disprezzo per la vita umana. Tali atti servono solo a rafforzare la determinazione internazionale per sostenere i nostri valori democratici e sconfiggere la piaga del terrorismo internazionale” lo ha affermato Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea parlamentare della NATO. “Solo poche settimane fa, – aggiunge – la Turchia ha ospitato la Sessione annuale dell’Assemblea a Istanbul e sono sicuro che tutti i membri dell’Assemblea si uniscono a me nell’esprimere solidarietà con il popolo turco. Alle famiglie delle vittime colpite da questo tremendo attacco va la nostra più profonda solidarietà”

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I bersagli di Grillo e il Pd

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2016

debora  serracchiani“Gli attacchi continui, gratuiti e infamanti di Grillo offendono nel profondo il popolo del Pd e sentiamo il dovere di difenderne l’onorabilità, prima di tutto con i comportamenti quotidiani, ma se occorre, come in questo caso, ricorriamo anche allo scudo della legge, perché i nostri iscritti e militanti non sono un bersaglio su cui tirare”. Lo ha affermato la vicesegretaria dem Debora Serracchiani, commentando l’annuncio di un’azione in sede penale e civile da parte del Pd avverso Beppe Grillo per le sue dichiarazioni contro il partito.
“Il Partito Democratico è la più grande comunità politica italiana – ha aggiunto Serracchiani – composta da centinaia di migliaia di iscritti e da milioni di elettori e simpatizzanti. Un popolo onesto e generoso che tutti i giorni in ogni angolo del Paese dedica tempo e fatica per il progresso della propria comunità. Grillo – ha concluso – non si può permettere di insultarlo”.

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Attacchi di Bruxelles e sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2016

europa comunitaria“Abbiamo visto ancora ulteriori attacchi nell’UE, questa volta nella capitale dell’Unione, Bruxelles. Ancora una volta sono state attaccate le grandi infrastrutture, l’aeroporto internazionale e la metropolitana come obiettivi designati. Sono state sollevate domande in merito alla spesa utilizzata per rendere le nostre città più sicure e sul perché i sistemi di sicurezza sono stati nuovamente violati. E ‘importante sottolineare che i governi stanno investendo per rafforzare la sicurezza. Il Belgio stesso ha impegnato ulteriori 450 milioni di Euro per contrastare l’estremismo e la radicalizzazione. Il Primo Ministro Michel aveva già valutato come il personale della polizia sia attualmente in numero insufficiente e sappiamo che ci sono circa 300.000 telecamere di sorveglianza in tutto il paese.
La spesa per la sicurezza è stata rivista i tutti gli altri paesi dell’UE. Nel Regno Unito, ad esempio, un aumento del 15% del personale per i servizi di sicurezza, un ulteriore 2.41 miliardi di Euro stanziati attraverso la revisione della difesa strategica per l’equipaggiamento delle Forze Speciali e la decisione di non tagliare sulle forze di Polizia di prima linea. La Francia ha visto quasi 2.000 unità in più di personale dell’Intelligence e un focus sulla sicurezza di frontiera, nonchè infrastrutture nazionali con un incremento di personale di Polizia e Gendarmeria. Tutta questa spesa è ben accolta e vista come un segnale positivo nel proteggere ulteriormente le città europee. Tuttavia, ci deve essere un equilibrio nella spesa. Abbiamo visto fondi destinati al personale di prima linea, Polizia e personale di sicurezza che senza dubbio aiuteranno nell’incrementare il senso di sicurezza del pubblico. La spesa deve anche continuare ad essere investita in tecnologia. L’attacco di ieri in aeroporto è accaduto all’interno del terminal ai banchi del check-in, in aree comuni il cui l’accesso non è limitato nella maggior parte dei paesi europei. Infine, ci deve essere collaborazione tra i servizi di sicurezza. I governi devono fare tutto il possibile per aiutare la collaborazione e far sì dunque che dati ed informazioni si muovano efficacemente ed efficientemente attraverso le agenzie.
Abbiamo sentito sia il Primo Ministro Cameron che il Presidente Hollande richiedere un rafforzamento della cooperazione europea nella lotta contro ciò che ormai appare una vera e realistica minaccia. Dobbiamo continuare a mettere in atto tutto il possibile nelle grandi infrastrutture, servizi di polizia e tecnologia. In ultima analisi, questi saranno al massimo della loro efficacia solo se le informazioni raccolte verranno condivise e le attività di intelligence estenderanno a tutte le agenzie di intelligence europee.”

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Secondo il Midyear Security Report di Cisco gli attacchi informatici sofisticati stanno guidando la corsa all’innovazione tra difensori e attaccanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

reportIl recente studio Cisco 2015 Midyear Security Report, che analizza le informazioni sulle minacce e le principali tendenze del settore della sicurezza informatica, punta quest’anno l’attenzione sulla necessità che le aziende riducano i tempi di rilevamento delle minacce (TTD: time to detection) per poter rimediare agli attacchi sofisticati perpetrati da attori sempre più motivati. Il Kit Exploit Angler rappresenta il tipo di minaccia più comune che metterà alla prova le aziende mentre l’economia digitale e l’Internet of Everything (IoE) favoriranno la nascita di nuovi vettori di attacco e opportunità di guadagno per gli hacker.
Lo studio indica, inoltre, come i nuovi rischi connessi con Flash, l’evoluzione di ransomware e le campagne del malware mutante Dridex, contribuiscano a rafforzare la necessità di ridurre i tempi per il rilevamento. Con la digitalizzazione del business e il concretizzarsi dell’IoE, il malware e le minacce diventeranno ancora più pervasivi, aleggiando come un’ombra minacciosa sui tempi medi di rilevamento segnalati dal settore tra i 100 e i 200 giorni. Basti pensare che il TTD medio con Cisco Advanced Malware Protection (AMP) – analisi retrospettiva degli attacchi inclusa – è di 46 ore, posizionandosi ai vertici del mercato.“Il report lo dimostra chiaramente: gli hacker sono diventati ancora più scaltri e veloci, innovativi e intraprendenti sia che si tratti di attacchi che coinvolgono stati-nazioni, di malware, exploit kit o ransomware,” ha dichiarato Stefano Volpi, Area Sales Manager, Global Security Sales Organization (GSSO) di Cisco. “Parallelamente, noi vendor ci stiamo impegnando per combatterli in tempo, prima che i danni di una compromissione assumano criticità rilevanti. Un approccio puramente preventivo si è dimostrato inefficace ed è impensabile accettare un tempo di rilevamento di centinaia di giorni. Le aziende devono investire in tecnologie integrate e con un processo continuativo affinché i tempi di rilevamento e bonifica si riducano a poche ore già oggi e a minuiti nel prossimo futuro. Cisco è certamente all’avanguardia, proponendo, da tempo, una piattaforma integrata in grado di anticipare l’innovazione e la crescita economica a livello globale.”I risultati dello studio sottolineano la necessità da parte delle aziende di implementare soluzioni integrate superando l’approccio che prediligeva l’acquisto di singoli prodotti, di affidarsi a vendor affidabili e di ingaggiare fornitori di servizi di sicurezza per consulenza e assessment. Inoltre, gli esperti geopolitici hanno dichiarato che per sostenere la crescita economica è necessario un framework di governance globale. Altre riflessioni sono incluse nel video in cui John Chambers, Chairman di Cisco e John N. Stewart, SVP and Security & Trust Officer di Cisco commentano i principali contenuti emersi dal report: https://www.youtube.com/watch?v=DsfLmT9baTs. (foto: report)

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Nuovi flussi migratori

Posted by fidest press agency su sabato, 17 gennaio 2015

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per i rimpatri dal Niger alla Nigeria di centinaia di rifugiati, rimpatri avvenuti il 14 gennaio nel contesto di un’operazione congiunta organizzata dal Governatore dello Stato di Borno in Nigeria e dalle autorità in Niger. Secondo le informazioni ricevute dall’UNHCR, i rifugiati sono stati trasportati in 9 autobus a Maiduguri, la capitale dello Stato di Borno in Nigeria. Altri 11 autobus sono attualmente parcheggiati nella città di Gagamari nella regione di Diffa in Niger, in attesa di trasportare altri rifugiati in Nigeria. Considerate le condizioni di insicurezza presenti nello Stato di Borno e i recenti attacchi dei ribelli, l’UNHCR esprime preoccupazione per la natura di questi ritorni e ha chiesto alle autorità di fermare l’operazione fino a quando non vi saranno garanzie adeguate e un accordo giuridico condiviso tra Nigeria, Niger e UNHCR.
I rifugiati in fuga dal brutale conflitto nel nord-est della Nigeria continuano ad arrivare in Niger e Ciad, raccontando storie strazianti di morte e distruzione. I team dell’UNHCR hanno riferito che i rifugiati hanno raccontato l’estrema violenza che hanno subito o di cui sono stati testimoni durante gli attacchi contro la città di Baga il 3 e il 7 gennaio. Una donna, che è scappata da Baga con i suoi cinque figli e il marito, ha detto di aver visto i ribelli che correvano con le proprie auto sopra donne e bambini, che sparavano alle persone e che usavano i coltelli per tagliare la gola delle persone in strada. Si stima che a Baga ci siano stati centinaia di morti. La famiglia terrorizzata è riuscita a fuggire nottetempo, prima di raggiungere Maiduguri, da dove hanno preso un autobus per il Niger.
Complessivamente, circa 13.000 rifugiati nigeriani sono arrivati in Ciad occidentale dall’inizio di questo mese, quando sono iniziati gli attacchi a Baga. Fino a questo momento l’UNHCR e la Commissione governativa nazionale per l’accoglienza e il reinserimento di rifugiati e rimpatriati (CNARR) hanno registrato oltre 6.000 rifugiati. Ogni giorno continuano ad arrivare decine di rifugiati, molti dei quali in canoa sul Lago Ciad in direzione di aree come Ngouboua e Bagasola, circa 450 chilometri a nord-ovest della capitale ciadiana N’Djamena. Considerato anche l’ultimo afflusso, sono circa 16.000 i rifugiati nigeriani che sono arrivati in Ciad dal maggio 2013. L’UNHCR esprime preoccupazione per la possibilità che i rifugiati provenienti da Baga e dalla zona circostante abbiano scelto di fuggire attraverso il lago in Ciad, in quanto ciò potrebbe indicare che la rotta via terra verso il Niger sarebbe bloccata dai ribelli.
I team dell’UNHCR in Ciad hanno riferito di aver identificato 104 minori non accompagnati, che sono stati separati dalle loro famiglie mentre fuggivano dagli attentati di Baga. Sono stati collocati in famiglie affidatarie in attesa di ricongiungersi con la propria.
Allo stesso tempo, l’UNCHR ha avviato il trasferimento alla volta del sito di recente apertura di Dar Es Salam, nei pressi di Bagasola, di circa 2.000 rifugiati che erano rimasti bloccati sulle isole del Lago Ciad di Koulfoua e Kangalam,. Il sito, che ospita attualmente circa 1.600 rifugiati, si trova a 70 chilometri dal confine con la Nigeria e sarà in grado di ospitare fino a 15.000 persone.
Gli attacchi di Baga hanno spinto circa 572 persone a fuggire verso la regione di Diffa in Niger: alcuni di essi hanno attraversato il Ciad prima di raggiungere il Niger.
Da quando nel maggio 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe nel nord-est della Nigeria, si stima che 153.000 persone siano fuggite nei paesi limitrofi. Ad oggi, l’UNHCR ha registrato oltre 37.000 rifugiati nigeriani in Camerun, circa 16.000 persone sono arrivate in Ciad, e le autorità in Niger stimano che più di 100.000 persone – sia rifugiati nigeriani e che cittadini del Niger – siano arrivate dal nord-est della Nigeria devastato dalla guerra. Nel solo 2015, la violenza ha provocato l’esodo di 19.000 persone.

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Commemorazione degli attacchi chimici siriani del 21 agosto 2013

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

chemical-attacks-of-august-21-2013Un anno fa, il 21 agosto 2013, svariate zone residenziali della Ghouta, area rurale nei sobborghi di Damasco, furono al centro di un massiccio attacco condotto con armi chimiche che si ritiene abbia causato la morte di 1400 civili e l’invalidità di molti altri. Il mondo ne rimase sconvolto e per effetto della forte pressione internazionale il governo siriano acconsentì alla distruzione, sotto il controllo dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), dei propri arsenali di armi chimiche. Ma un anno dopo quegli attacchi, l’iniziale forte reazione internazionale sull’uso di agenti tossici contro i civili in Siria sembra essersi acquietata. La tuttora assediata area della Ghouta non ha ancora ricevuto alcun tangibile aiuto internazionale e i sopravvissuti stanno tuttora soffrendo dei gravi effetti collaterali derivanti dall’esposizione a sostanze letali. Green Cross invoca l’immediato sostegno internazionale alle vittime e ribadisce l’assoluta necessità di intensificare gli sforzi internazionali affinché dalla regione vengano bandite tutte le armi di distruzione di massa (ADM). Green Cross è recentemente riuscita, in collaborazione con l’organizzazione partner siriana Al-Seeraj, ad avviare nella Ghouta un progetto di aiuti d’emergenza finalizzato al rifornimento urgente di farmaci per impedire l’ulteriore diffusione di malattie nella popolazione già gravemente debilitata dagli attacchi chimici. Ma quella gente malata e traumatizzata ha bisogno di ben altro sostegno. “È un vero e proprio disastro umanitario quello che si sta verificando nelle zone assediate”, ha dichiarato K. A., una donna di 27 anni che ha perso tutti i suoi familiari nell’attacco a Zamalka, nella Ghouta meridionale. Nonostante gli orrori patiti, essa è rimasta nel quartiere sotto assedio e ora sta dedicandosi anima e corpo come assistente sanitaria a favore di coloro che soffrono.Sin dagli inizi del 2008, Green Cross sta sostenendo dei progetti socio-sanitari locali nella regione di Halabja, nell’Iraq settentrionale, tristemente nota per gli attacchi con gas letali ordinati dal regime di Saddam Hussein nel 1988. Tali progetti sono incentrati sugli effetti sociologici, psicologici e fisici a lungo termine di quegli attacchi chimici e stanno dimostrando quanto sia importante dare un sostegno alle vittime anche molto tempo dopo il verificarsi dell’evento.Falah Muradkhin, sopravvissuto agli attacchi del 1988 e oggi coordinatore di progetto nella Wadi Iraq, l’organizzazione partner locale di Green Cross, piange le vittime degli attacchi nella Ghouta e sottolinea che “25 anni fa non si disponeva di una tecnologia che consentisse di informare con immediatezza il mondo su ciò che stava avvenendo ad Halabja. Ma oggi la situazione è diversa. Le tremende immagini provenienti dalla Ghouta sono state rapidamente divulgate e viste da molte persone. Ma ciò nonostante nessuna azione è stata intrapresa per aiutare le vittime degli attacchi e nessuna risposta adeguata è provenuta dalle Nazioni Unite o da Paesi, tra cui l’Europa, che si presume fossero coinvolti nello sviluppo degli arsenali di armi chimiche della Siria”. Ecco perché Green Cross, in questa giornata commemorativa, chiede l’immediato sostegno internazionale per le dimenticate vittime degli attacchi nella Ghouta.
Green Cross sta anche adoperandosi attivamente a favore della creazione di un mondo realmente liberato dalle armi chimiche e quindi invita i sei Stati che ancora non l’hanno fatto, vale a dire Angola, Egitto, Israele, Birmania (Myanmar), Corea del Nord e Sud Sudan, ad aderire alla CAC (Convenzione sulle Armi Chimiche). Inoltre, tenuto conto dell’intricata interrelazione militare tra i vari tipi di armi di distruzione di massa -ABC-, Green Cross chiede che il passo successivo consista nell’istituzione di una Zona esente da armi di distruzione di massa (ADM). “Fin quando vi sarà anche una sola di queste armi in un qualche deposito, le genti che vivono in questa regione di tensioni politiche non potranno mai contare su una reale sicurezza”, conclude Dr. Stephan Robinson, responsabile settore disarmo e acqua di Green Cross.

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Inaccettabili gli attacchi e le insinuazioni nei confronti della Consulta

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2012

Italiano: Il Presidente Giorgio Naplitano acco...

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E del capo dello Stato che in queste ore risuonano nei commenti sul pronunciamento della Corte. Anche se avremmo preferito una decisione che consentisse di far esprimere i cittadini su una legge elettorale che va assolutamente cambiata, il rispetto per le istituzioni, Presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale in testa, viene prima di ogni considerazione. È quindi da rigettare qualunque insinuazione, frutto di un’assenza di cultura istituzionale purtroppo diffusa”. Lo scrive su Facebook Enrico Letta, vicesegretario del Partito democratico.

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La guerra nel Sud Kordofan e nel Nilo Blu

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2011

Map of Darfur, Sudan ("Shamal" means...

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Lunedì scorso l’aviazione militare sudanese ha nuovamente bombardato due villaggi nella provincia del Sud Kordofan causando la morte di un bambino e il ferimento di due donne. Già la settimana scorsa l’aviazione sudanese aveva bombardato due villaggi nelle montagne Nuba uccidendo una ragazza 15enne e ferendo tre bambini. Altri tre bambini sono morti giovedì scorso a causa un attacco aereo a un altro villaggio.
Giovedì scorso il Parlamento Europeo ha reagito alla situazione in Sudan e in una sua risoluzione ha condannato sia gli attacchi aerei sudanesi contro la popolazione civile sia le massicce violazioni dei diritti umani e il blocco degli aiuti umanitari da parte delle forze governative. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio Francis Deng ha intimato al governo sudanese di rispettare il suo impegno per la protezione della popolazione civile. All’inizio della settimana tre parlamentari sudanesi si sono dimessi accusando il governo di azioni di cosiddetta “pulizia etnica” nelle montagne Nuba che da giugno 2011 ad oggi avrebbero causato la morte di 2.132 persone. Solo il giorno prima il vicepresidente sudanese Ali Osman Mohamed Taha aveva annunciato un rafforzamento dell’impegno militare nella provincia del Nilo Blu dove in agosto 2011 sono scoppiati violenti combattimenti.
L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) esorta la comunità internazionale a impegnarsi con maggiore serietà nella prevenzione delle sempre nuove guerre in Sudan. Attualmente i combattimenti nel Sud Kordofan e nel Nilo Blu coinvolgono oltre 600.000 civili. Lungi dal garantire una pace duratura i singoli e separati accordi di pace finiscono solo per alimentare ulteriori violenze. Solamente la globale e complessiva revisione dello status della minoranza africana nel paese a dominanza araba e la completa risoluzione delle divergenza con il Sud Sudan possono evitare che nel nelle montagne Nuba e nel Nilo Blu scoppino nuovi conflitti e guerre “di rappresentanza” tra Sudan e Sud Sudan.

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Referendum e disinformatsjia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

“Il Governo sta attuando un vero e proprio sabotaggio dei diritti democratici”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Seracchiani. “In occasione di questi referendum – ha osservato Serracchiani – dal Governo è scattata una pianificata operazione per disinnescare il potenziale dirompente della partecipazione popolare. Dalla scelta di una data che seguiva le amministrative alla sostanziale censura sugli organi di informazione pubblici, dagli attacchi contro il quesito sul nucleare alla querelle sui voti degli italiani all’estero, fino – ha sottolineato – al Presidente del Consiglio che invita esplicitamente a disertare le urne: non ci hanno fatto mancare nulla per gettare ostacoli sul cammino dei cittadini verso i seggi elettorali. Nonostante ciò – ha concluso Serracchiani – ho fiducia che la disinformatsjia di regime non avrà la meglio”.

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Zanzare: Come difendersi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Occorre sfatare una leggenda metropolitana: le zanzare preferiscono il sangue dolce. Tale credenza e’ priva di logica perche’ per succhiare il sangue piu’ “dolce” le zanzare devono comunque pungere la persona; e’ invece l’odore della pelle e la sua temperatura che le attirano ed e’ per questo motivo che esistono in commercio prodotti repellenti da spalmare sul corpo. Un tempo le zanzare pungevano prevalentemente di sera, oggi con la presenza della fastidiosissima zanzara tigre, gli attacchi si svolgono anche di giorno, tanto che alcuni comuni hanno avviato operazioni di bonifica del territorio. Il metodo piu’ antico per difendersi dalle zanzare e’ quello della… anzariera. Alle finestre o sopra il letto, la zanzariera offre da millenni la sua naturale ed efficace protezione contro gli insetti fastidiosi e nocivi. Sono, comunque, disponibili insetticidi in diverse modalita’ d’uso: spray, spirali e diffusori. Sono efficaci con l’avvertenza di tenersi lontani dai luoghi dove vengono irrorati e di collocare i propagatori vicino a porte e finestre e non accanto al letto o al divano. L’uso di tenere piante aromatiche (basilico, citronella, geranio, lavanda,ecc) su balconi e terrazze, oltre ad abbellirle, svolge un’azione di contenimento delle zanzare, al dire il vero un po’ blanda, che puo’ essere aumentata scuotendo le piante stesse in modo da diffondere nell’ambiente le essenze in esse contenute. Altri rimedi sono quelli che chiamiamo le “sedie elettriche per gli insetti”: sono le lampade a raggi ultravioletti con “griglia” elettrica; vanno di moda le “racchette elettriche” che possono essere agitate nell’aria proprio come una racchetta da tennis; spesso sulla “griglia” finiscono una moltitudine di insetti che sono scambiati per zanzare. Insomma tra zanzariere, creme e insetticidi il sistema di difesa c’e’, basta attivarlo con un po’ di anticipo rispetto all’attacco pungitore. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Task Force South East per cattura di uninsurgent

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Herat. Durante un controllo del territorio, la Polizia del Distretto del Gulistan, ha arrestato un individuo sospetto che con la sua auto transitava nei pressi del villaggio di Ular. Da accertamenti condotti, sono emersi, oltre all’identità dell’uomo, particolari ed importanti informazioni che vedono l’uomo coinvolto in attività di preparazione e conduzione di attacchi IED portati contro le Forze di Sicurezza Afghane e contro le forze della coalizione. Grazie all’impegno dei paracadutisti del 186° reggimento, inquadrati nella Task Force South East, ed all’experties degli assetti investigativi WIT (weapon investigation team) che è stato possibile raccogliere prove sufficienti per attestare che l’uomo arrestato aveva di recente trasportato sostanze idonee per la fabbricazione di IED con l’auto di sua proprietà. Le prove raccolte dai militari italiani, hanno così consentito al pubblico ministero locale di convalidare l’arresto disponendo il trasferimento del individuo a Farah. L’arresto rappresenta un importante passo avanti nell’area per debellare la rete IED, rete che vede operare finanziatori, costruttori, trasportatori, coloro che posizionano materialmente l’IED sul terreno e chi lo attiva. (Magg.Igor PIANI)

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Politica: attacchi ad Enrico Letta

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

“La mattina gli appelli bipartisan. All’ora di pranzo gli attacchi, sopra le righe e fuori bersaglio, a Enrico Letta. Cerchiamo di capirci su alcuni punti senza offendere nessuno. Primo, il PD non è né per la patrimoniale, né per un aumento delle tasse. Il PD vuole una riforma del fisco a misura di chi lavora e di chi produce. Per inciso, faccio notare che la pressione fiscale non è mai stata così elevata come con il governo Berlusconi. In secondo luogo, noi non abbiamo mai proposto, in tre anni di legislatura, un incremento della spesa pubblica, ma una sua diversa allocazione, più razionale e di qualità, che consentisse di finanziare lo sviluppo riducendo gli sprechi. Terzo, l’appello del presidente del Consiglio  riconosce tardi la grave emergenza economica in cui versa il Paese: se si fosse occupato di più degli italiani, anziché badare ai suoi svaghi, forse il premier avrebbe capito che occorreva intervenire con maggiore tempestività. La mossa di oggi è chiaramente figlia della disperazione e di una deliberata, e neanche troppo sottile, strategia di comunicazione: vuole distogliere l’attenzione dagli scandali e provare, in corner, a darsi un allure istituzionale. Poteva pensarci prima. Ad esempio, poteva farlo, questo intervento conciliante sul Corriere, il 15 di dicembre, dopo la fiducia della Camera, se proprio gli stava a cuore l’interesse del Paese. Noi siamo sempre dalla parte degli italiani. Dunque, già  da domani siamo pronti a sederci e a discutere di crescita e sviluppo. Ma siamo disposti a farlo con chi può autorevolmente rappresentare il Paese e le istituzioni. Quindi, non con Silvio Berlusconi”. Lo scrive sul sito di TrecentoSessanta, Paola De Micheli, deputato e responsabile PMI del PD e tra i fondatori dell’Associazione di Enrico Letta.

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Wikileaks e la libertà di Internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

Il gruppo online denominato “Anonymous”, creatosi attraverso varie chat e forum online, ha realizzato una propria “rete botnet volontaria” che viene utilizzata per colpire i siti che hanno sospeso o terminato i loro servizi nei confronti di Wikileaks, in seguito all’ultima pubblicazione di materiale confidenziale. Gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) contro Visa, Mastercard, Paypal, EveryDNS, ma anche quelli di Sarah Palin e della Procura svedese sono stati eseguiti da computer su cui è stata volontariamente installata dai sostenitori del gruppo Anonymous una versione modificata di LOIC (Low Orbit Ion Cannon). Questo programma bot DDoS viene quindi controllato attraverso chat nelle quali i coordinatori del gruppo decidono rapidamente gli obiettivi da prendere di mira. Questi ultimi attacchi, così come quelli effettuati in precedenza contro i responsabili di attività mirate a colpire il file sharing online, sono stati e sono tuttora condotti in nome della libertà di Internet.  Ma cos’è la libertà di Internet? È la libertà per un’azienda di scegliere le persone con cui fare business nell’ambito di un codice di condotta noto ed entro i limiti della legge? È la libertà di esprimere un’opinione politica o personale secondo la propria coscienza? È la libertà di pubblicare informazioni relative ad attività che si ritengono ingiuste o illecite in modo da richiamarvi l’attenzione? È la libertà di divulgare i segreti di altre persone semplicemente perché le parole dette in privato suonano spesso ridicole, offensive o divertenti nel momento in cui vengono ripetute in pubblico? È la libertà di impedire a milioni di altre persone di accedere alle loro libertà o, in molti casi, ai loro stessi mezzi di sostentamento? Secondo Rik Ferguson, Senior Security Advisor di Trend Micro, “La verità è che le libertà fra loro collidono. Per ogni pezzetto di libertà espresso da una persona, in Internet o altrove, ci sarà sempre qualcun altro che perde una parte della sua libertà. Quando un gruppo relativamente piccolo di persone si riunisce con l’intenzione di eliminare da Internet i contenuti su cui non è d’accordo, quasi a proprio piacimento, in quale punto le sue azioni cessano di essere libertà? Libertà e censura possono benissimo essere due facce della stessa medaglia”.

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I radicali pubblicheranno il materiale Wikileaks

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2010

Dichiarazione di Marco Pannella, a nome del Partito radicale, nonviolento, transnazionale e transpartito A seguito degli attacchi che si stanno moltiplicando contro il sito
Wikileaks, i suoi contenuti, i suoi finanziamenti e il suo fondatore, il Partito radicale, con la collaborazione di Radicali italiani e di Agorà digitale, ha deciso di raccogliere l’appello di Wikileaks a ripubblicare il materiale sotto attacco. I tecnici del Partito radicale sono già al lavoro per caricare le pagine con i documenti digitali sui siti della galassia radicale. Il Partito radicale è attivo alle Nazioni unite e ovunque nel mondo, per l’affermazione concreta del diritto alla libertà di informazione e conoscenza come parte integrante dei diritti umani fondamentali. Insieme agli altri soggetti della galassia radicale, il Partito è impegnato per la pubblicità di informazioni istituzionali ad ogni livello (in particolare la campagna di Radicali italiani per l’Anagrafe pubblica degli eletti e quella di pubblicazione dei conti della Camera dei Deputati) che spesso rimangono immotivatamente inaccessibili e segrete per l’opinione pubblica. Nonostante esistano differenze tra l’impostazione di Wikileaks e la nostra, riteniamo che non solo sia da garantire la libertà di stampa e di informazione, ma che Wikileaks contribuisca positivamente alla riforma di pratiche politiche quantomeno opache, o di vera e propria “doppia verità”, nell’esercizio del potere anche nelle cosiddette “democrazie”, che sempre più corrispondenti a “democrazie reali” quanto il “socialismo reale” corrispondeva agli ideali comunisti. Un esempio per tutti: la menzogna internazionale usata da Bush, Blair e Berlusconi per impedire la pace possibile in Iraq attraverso l’esilio di Saddam.

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U.S.A.: Gli attacchi negativi per comprare la California

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2010

“La gente non ne può più dei politici che si attaccano a vicenda”. Parla Arnold Schwarzenegger, governatore della California, mentre i suoi due possibili successori, Meg Whitman e Jerry Brown, ascoltano durante il convegno della Women’s Conference a Long Beach, non lontano da Los Angeles. Quando Matt Lauer, giornalista della Nbc, chiese ai due candidati a governatore del Golden State se sarebbero d’accordo ad eliminare  gli attacchi negativi, Brown acconsentì. Whitman disse invece che gli annunci con attacchi alle questioni politiche sono accettabili.
Distinguere fra un annuncio che centri questioni politiche da quelle personali spesso non è facile. Nel caso della Whitman, la quale ha speso più di 141 milioni di dollari nella sua campagna a governatore, gli attacchi a Brown si sono rivelati indispensabili. Whitman, come si sa, è l’ultraricca ex amministratore delegato di eBay. Ha passato buona parte della sua vita nel mondo corporativo e ha solo votato sporadicamente. Senza nessuna esperienza politica ha deciso che vuole diventare governatore della California. Brown, al contrario, ha passato tutta la sua vita al servizio dei cittadini. È il figlio del governatore Pat Brown che molto fece per la California fra il 1959 e il 1967. Jerry, anche lui già governatore del Golden State fra il 1975 e il 1983, è poi stato sindaco della città di Oakland ed è attualmente il procuratore generale della California. Whitman ha cercato di presentarsi ai trentotto milioni di californiani come manager competente che aggiusterebbe lo Stato creando posti di lavoro.  Fino a qualche settimana fa sembrava che la sua campagna mediatica stesse funzionando dato che i sondaggi davano la corsa come un pareggio.
I sondaggi più recenti la piazzano indietro di dieci punti (49% Brown, 39% Whitman). Ovviamente a pochi giorni dell’elezione gli attacchi reciproci continueranno nonostante i fischi ricevuti dalla Whitman da molte delle donne presenti al convegno di Long Beach. La Whitman non avrà scelta. Il problema per lei è che Brown, il quale ha speso pochi soldi durante la primaria democratica, si trova in una situazione favorevole anche se l’ultra miliardaria potrebbe aprire  di nuovo il suo portafogli. Brown ha nel suo tesoro politico undici milioni di dollari e può anche contare sul supporto dei sindacati. Quindi potrà difendersi dagli attacchi inevitabili del suo avversario.
Sfortunatamente gli attacchi negativi in politica funzionano dato che gli elettori sono influenzati dal “presunto” male che un politico avrà compiuto. Sarà più facile per la Whitman trovare scuse per i suoi attacchi ma deve fare attenzione perché le accuse di menzogne le sono piovute addosso. Indirettamente, ciò è avvenuto anche da Schwarzenegger, il quale ha corretto la Whitman dicendo che non è necessario riportare la California all’età del Golden State perché la California già lo è.
I californiani non sono d’accordo. Schwarzy riceve solo l’appoggio del 29% dei californiani inquanto al suo operato. La Whitman, come Schwarzy, è repubblicana, qualcosa che non è passato inosservato a Brown. In uno dei suoi annunci il candidato democratico compara l’attuale governatore e la candidata dichiarandoli “gemelli” data la loro affinità politica basata anche sulle frasi usate dai due che a volte sembrano null’altro che una ripetizione. La mancanza di esperienza politica accomuna il percorso politico della Whitman con Schwarzenegger. Ambedue hanno dichiarato di essere ricchi e quindi impossibili di essere comprati. Nel caso della Whitman però i soldi investiti per essere eletta suggeriscono che lei vuole comprarsi l’incarico di governatore della California, lo stato-nazione del pacifico. Ci hanno provato altri politici cha hanno usato la loro fortuna per compierlo come Steve Pozner, Bill Simon, Steve Westly, Al Checchi e Jane Harman. Non vi sono riusciti. Gli elettori californiani si sono dimostrati abbastanza svegli non vendendogli i loro voti. Succederà lo stesso con la Whitman? Lo sapremo fra breve. (Domenico Maceri)

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