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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

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Trump e gli attacchi a Fauci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

“Anthony Fauci non ne ha mai azzeccato una”. Ecco il giudizio di Peter Navarro in un editoriale sul quotidiano USA Today sul più noto virologo in America e forse nel mondo. Navarro, come si sa, è il consigliere al commercio di Donald Trump e nel suo articolo rifletteva le critiche affibbiate a Fauci dal suo capo. Dopo la pubblicazione dell’editoriale e le critiche piovute al quotidiano per le inaccurate asserzioni, il direttore della pagina degli editoriali, Bill Sternberg, si è scusato, riconoscendo che alcune parti dell’articolo “erano fuorvianti e prive di contesto”.Il dottor Fauci ha reagito in modo molto diplomatico all’articolo in un’intervista concessa alla Pbs News, la rete di televisione pubblica. Rispondendo a una domanda della conduttrice Judy Woodruff, Fauci ha dichiarato che la Casa Bianca non sta cercando “di screditarlo”, riservando però una stoccata a Navarro, aggiungendo che il consigliere “vive isolato nel suo proprio mondo”.L’attacco di Navarro a Fauci però faceva parte della campagna dell’amministrazione di Trump di mettere dubbi sui messaggi realisti di Fauci ma politicamente poco rassicuranti sul Covid-19 che contrastano con il quadro roseo presentato da Trump. Alla fine però il 45esimo presidente si è reso conto che attaccare Fauci era controproducente ed ha suggerito ai suoi collaboratori di andare piano nei confronti del più noto esperto delle malattie infettive. Trump ha capito che in un confronto fra lui e Fauci la maggioranza degli americani sceglie il medico e specialista invece del politico. Il 65 percento degli americani, infatti, ha fiducia su Fauci. La cifra dovrebbe essere molto più alta ma gli attacchi sul virologo italo-americano hanno avuto effetti non solo su di lui ma hanno anche eroso l’idea che la scienza e la medicina dovrebbero guidare la strategia per affrontare la pandemia e non le parole spesso false e fuorvianti dell’attuale inquilino alla Casa Bianca. Ce lo conferma anche il fatto che il 60 percento degli americani non approva il modo di Trump nell’affrontare la pandemia.Gli attacchi personali ai suoi avversari sono stati l’arma di Trump più efficace e spesso hanno funzionato con individui ma anche istituzioni. Il 45esimo presidente mette in dubbio quello che lui non vede di buon occhio e poi nella sua mente e in quella dei suoi sostenitori riesce a sopraffare i “nemici”. Nel caso di Fauci però non gli è riuscito perché la paura del virus è stata più forte delle asserzioni fasulle dell’attuale presidente. Il virologo ne esce vittorioso, ma come sempre, cauto, anche se ovviamente ferito. Rispondendo alla domanda di una giornalista del New York Times la quale voleva dare uno sguardo ad alcune mail offensive e minacciose ricevute, Fauci ha risposto con un secco “no”.Come spesso avviene quando Trump attacca qualcuno i suoi fedelissimi passano al contrattacco per sostenere il loro capo. Non avremo dunque esempi precisi sulla ferocia degli attacchi ricevuti in privato da Fauci per i quali però è stato messo sotto scorta. Gli attacchi dei collaboratori di Trump sono stati esplicitamente abominevoli. La Casa Bianca ha condiviso anonimamente una lunga lista di commenti fatti da Fauci che dovrebbero dimostrare gli errori commessi dal virologo. Si tratta di una lista molto simile alle ricerche negative su un avversario politico. In particolar modo si cercava di dimostrare che Fauci cambia idea su alcune cose importanti.Interpellato su questi cambiamenti, Fauci ha spiegato che nella scienza si cambia idea quando nuove informazioni vengono scoperte, le quali fanno capire una data situazione in modo più completo. Nulla di nuovo. Le nuove ricerche ci aiutano ad agire in modo migliore. Fauci ammette di avere sbagliato qualche cosa e non ha nessun problema a chiedere scusa. Trump, ovviamente, non sbaglia mai e non chiede mai scusa per niente. Fauci però nella sua lunga carriera ha salvato la vita a migliaia di persone e si è conquistato una reputazione stellare. L’editorialista Maureen Dowd del New York Times lo ha chiamato “un tesoro nazionale”. Anche il senatore Cory Gardner, repubblicano del Colorado, ha usato la stessa espressione, riecheggiata anche dalla Society for Pedriatic Research. In un recente articolo della loro rivista si legge che
Fauci rappresenta il meglio della scienza, medicina e sanità pubblica. Spesso, continua l’articolo, Fauci è chiamato il medico dell’America poiché guida con “integrità” e le sue raccomandazioni sono “basate sulle più solide ricerche scientifiche” e le sue sintesi su qualunque problema si concentrano sempre sui “migliori interessi del Paese”. Trump è tutto il contrario. Tutto quello che fa e dice verte sui bisogni personali e politici.I media hanno cercato di fare scendere Fauci in campo contro Trump ma il virologo italo-americano non ha abboccato. Rispondendo alla Woodruff se considera di avere la fiducia della Casa Bianca, Fauci ha risposto in maniera positiva. Nonostante le parole diplomatiche e la marcia indietro di Trump di attaccarlo, Fauci rimane fiducioso ma con cautela. Il 45esimo presidente, indietro in tutti i sondaggi, ha deciso di riprendere le quotidiane conferenze stampa sul Covid-19. Nel suo più recente intervento ha letto, sempre in modo poco convinto, le raccomandazioni degli esperti, riconoscendo che, come ha detto recentemente Fauci, “la situazione è destinata a peggiorare prima di migliorare”. Ha poi continuato con il suo quadro roseo aggiungendo che il virus “scomparirà” come aveva detto tante volte. Ha poi accettato a malavoglia che l’uso delle mascherine forse può essere “utile” ma non intende imporne l’uso, lasciando la decisione ai governatori. In effetti, nonostante il tono più sobrio Trump non riesce a capire e seguire le raccomandazioni degli esperti i quali erano tutti assenti alla conferenza stampa. La pandemia ha però aperto gli occhi agli americani che per fermare il Covid-19 il populismo deve mettersi da parte per dare precedenza alla scienza. Trump non sembra averlo capito, ignorando che il vero nemico è il virus e Fauci è un vero alleato. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Attacchi turchi nel Sinjar iracheno

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

L’esercito turco ha di nuovo attaccato obiettivi kurdi nel nord dell’Iraq per diversi giorni. I raid aerei hanno lo scopo di distrarre la popolazione turca dal fallimento del governo nella crisi delcoronavirus e dalla desolata situazione economica del Paese. Per poter lasciare al potere Erdogan, la gente sta morendo nelle aree kurde di Sinjar, Makhmur e Kandil. Ci sono state notizie che le truppe di terra turche hanno passato il confine con il Kurdistan iracheno. Anche l’Iran sta attaccando obiettivi kurdi nella regione con artiglieria e missili. Non solo le posizioni del PKK kurdo sono state colpite, ma anche i campi profughi e altri obiettivi civili. I monti del Sinjar sono l’area centrale della comunità religiosa Yezida nell’estremo nord-ovest dell’Iraq. Nell’agosto 2014 il cosiddetto “Stato islamico” (IS) ha attaccato la regione e ha messo in fuga quasi tutta la popolazione yezida. Migliaia di persone sono state uccise e le donne Yezide sono state violentate e schiavizzate in massa. Questa regione, dove la gente soffre da anni le conseguenze della violenza islamista, sembra essere uno dei principali bersagli dei nuovi attacchi turchi.
Anche se il governo turco sostiene di combattere il PKK, alla fine rafforza lo Stato Islamico nella regione. Quasi tutti i gruppi kurdi avevano combattuto l’IS e altri gruppi islamisti radicali. La Turchia li aveva tollerati o sostenuti. Ora sta indebolendo gli stessi gruppi che proteggono le minoranze nel nord dell’Iraq dagli attacchi delle milizie islamiste radicali.
La NATO, come tutta l’Unione Europea, non devono accettare gli attacchi di un proprio Paese partner alla popolazione kurda. Un rinnovato inginocchiamento davanti al sempre più dispotico Erdogan farebbe solo il gioco degli islamisti radicali.

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Aumentano gli attacchi nel Sahel e per i civili il tempo stringe

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è in allarme per l’inasprirsi delle violenze nella regione del Sahel che, nelle ultime settimane, ha fatto registrare la persecuzione di centinaia di civili innocenti, provocato la fuga di numerose persone e sta seriamente ostacolando le attività di assistenza umanitaria.Gli attacchi condotti dai gruppi armati e la conseguente controffensiva delle forze di sicurezza hanno portato un numero ulteriore di persone a fuggire per mettersi in salvo, andando a esercitare nuove pressioni sulle comunità di accoglienza, già alle prese con enormi privazioni derivanti dalla presenza di sfollati, spesso parenti fuggiti da violenze precedenti.L’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Binedama, nell’instabile regione di Mopti, nel Mali centrale, il 5 giugno, ha provocato la morte di 26 civili.Inoltre, il 31 maggio, gruppi armati hanno colpito un’area che accoglie rifugiati presso Intikane, nel Niger occidentale, uccidendo due rappresentanti della comunità di rifugiati e un rappresentante della comunità locale. L’aggressione ha determinato che oltre 10.000 persone fuggissero in cerca di riparo nell’entroterra, nella zona di Telemces, dove l’UNHCR e i partner hanno contribuito a fornire in tempi rapidi circa 1.180 alloggi temporanei. Tuttavia, le condizioni di vita restano “deplorevoli”, sollevando seri motivi di preoccupazione relativi ad approvvigionamento idrico e salute.
“Gli attacchi continui ai danni dei civili nel Sahel, che hanno paralizzato la vita nei paesi e nelle località a ridosso del confine, sono incommensurabili e incomprensibili. Le persone sono costrette a fuggire a più riprese e hanno disperato bisogno del nostro aiuto. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurare loro assistenza, malgrado le difficoltà di questo periodo”, ha dichiarato Millicent Mutuli, Direttrice regionale dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale, in riferimento alla pandemia da COVID-19 e ad alcune delle restrizioni derivanti dalle misure di risposta.I rifugiati presenti nella regione Liptako-Gourma, punto di triplice frontiera in cui Burkina Faso, Mali e Niger convergono, stanno cercando di mettersi in salvo in aree anch’esse flagellate da violenze e povertà. Molti sono dovuti fuggire più volte.In risposta alla situazione, l’UNHCR ha fornito alloggi e assistenza a oltre 25.000 famiglie e mira a concludere la distribuzione di beni di prima necessità per 16.500 famiglie entro la fine del mese. Tuttavia, le attività di assistenza umanitaria sono seriamente ostacolate dalla crescente assenza di sicurezza, dall’impatto del COVID-19 e dalla carenza di risorse adeguate. Dall’inizio del conflitto armato, scoppiato nel Mali settentrionale nel 2011, le violenze si sono estese al Mali centrale, al Niger e al Burkina Faso.In quella che è ormai una delle crisi che registrano un aumento delle persone in fuga tra i più rapidi al mondo, sono milioni i civili fuggiti dalle aggressioni indiscriminate perpetrate da gruppi armati, tra le quali si contano esecuzioni sommarie, la pratica diffusa dello stupro delle donne, e attacchi contro le istituzioni statali, quali scuole e strutture sanitarie.In Burkina Faso, in particolare, il numero di sfollati interni è cresciuto dai 560.000 di inizio febbraio agli 848.000 di fine aprile, vale a dire 288.000 persone in più in circa tre mesi.Per dare risalto alle enormi esigenze che affliggono la regione e continuare a implementare la risposta all’aggravarsi della crisi, l’UNHCR lancerà l’appello per la crisi nel Sahel questo venerdì, 12 giugno.Il personale dell’UNHCR impegnato nella regione, insieme ai partner e alle autorità, sta assicurando assistenza alle popolazioni in condizioni disperate, ma l’incremento dell’insicurezza e le misure anti-COVID-19 compromettono gravemente le capacità dell’Agenza di raggiungere tutti coloro che sono in stato di necessità nelle aree più remote di Burkina Faso, Niger e Mali.
Tutti e tre i Paesi dispongono di infrastrutture sociali inadeguate, pertanto assicurare alloggi, alimenti, assistenza sanitaria e approvvigionamento idrico a rifugiati e sfollati continua a costituire una priorità. Molti arrivano privi di effetti personali e sono accolti da comunità locali che, nonostante dimostrino generosità, patiscono una grave carenza di risorse e necessitano di supporto per poter sopravvivere.

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Inaccettabili attacchi a Colombo durante proteste in USA

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Come segnalato da Umberto Mucci di We the Italians, l’ondata di proteste negli Stati Uniti ha visto anche attacchi violenti contro Cristoforo Colombo e le sue effigi. A Boston, è stata decapitata una statua del navigatore, mentre a Richmond una statua è stata buttata in un lago. Riteniamo inaccettabile l’associazione di “razzista” a Colombo, simbolo italiano. La nostra completa solidarietà alle comunità italo-americane. Chiediamo urgentemente al ministro Di Maio di intervenire a tutelare di un simbolo nazionale, che nulla ha a che vedere con la ragione delle proteste. Più volte siamo, infatti, intervenuti chiedendo il rispetto per Colombo e il contrasto a questa iconoclastia che nulla ha a che vedere con i diritti dei nativi o delle altre minoranze ma che è sempre stato simbolo di unione fra le comunità italo-americane e fra la nazione italiana e quella americana.” Così il deputato FDI Federico Mollicone, componente dell’Unione Interparlamentare Italia-Stati Uniti.

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Gli attacchi velati di Obama e i contrattacchi spregiudicati di Trump

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

“È stato un presidente incompetente”. Così Donald Trump mentre parlava con giornalisti alla Casa Bianca commentando il recente discorso di Barack Obama ai laureati del 2020. L’ex presidente non aveva nominato esplicitamente il suo successore ma aveva additato all’operato dell’attuale inquilino della Casa Bianca come completamente insoddisfacente.Gli ex presidenti americani di solito tacciono sulla condotta di quelli che li seguono come commander-in-chief. Pochissime le eccezioni a questo comportamento. Va ricordato però che Theodore Roosevelt, il 26esimo presidente (1901-09) in un discorso del 1912, criticò aspramente la piattaforma e il servizio del suo successore William Taft (1909-13). Per il resto della storia presidenziale si era stabilita una “pace” fra ex presidenti e presidenti in carica che è durata per molti anni.Il 2020 è però diverso non solo per la pandemia in corso ma anche per gli stili e ideologie diversi fra Trump e Obama. Il primo presidente afro-americano ha sottolineato nel suo discorso che nonostante tutti i problemi della recente pandemia i giovani devono essere ottimisti. L’America ha già sofferto tempi duri— schiavitù, altre pandemie, la Grande Depressione, e l’undici settembre. Obama ha ricalcato anche che l’America è uscita più forte dopo avere affrontato questi periodi bui. Il 44esimo ha anche rilevato la necessità dei giovani di partecipare attivamente alla politica perché gli “adulti” che controllano il sistema stanno fallendo. Obama ha detto anche che i nuovi laureati non dovrebbero fare quello che “dà l’impressione di essere buono o conveniente” come fanno i bambini. Sfortunatamente, ha proseguito Obama, molti adulti fanno esattamente così comportandosi da bambini. Bisogna invece, sempre secondo il 44esimo presidente, decidere da se stessi, basandosi sui valori come l’onestà, il duro lavoro, la responsabilità, la giustizia, la generosità e il rispetto per gli altri.Senza menzionare il nome, Obama si riferiva a tutte le qualità che mancano all’attuale presidente. La stoccata più profonda è emersa quando l’ex presidente ha parlato della pandemia che ha eliminato “ogni illusione che quelli al governo” sanno quello che fanno. “Non fanno nemmeno finta di governare”, ha continuato Obama, nonostante i loro “titoli pomposi”, additando Trump, senza però fare il nome del presidente in carica.Trump non ha ovviamente gradito e ha reagito come fa con chiunque non sia “gentile” con lui, ricorrendo all’attacco personale. I fatti però danno ragione al primo presidente afro-americano. La pandemia ha rivelato l’incompetenza di Trump. Con il 4 percento della popolazione mondiale gli Stati Uniti hanno registrato quasi 1,6 milioni di contagi, ossia il 30 percento del totale al mondo. La cifra dei decessi è alquanto sconcertante con quasi 94mila negli Usa, ossia il 29 percento del totale mondiale. La pandemia ha anche massacrato l’economia con più di 38 milioni di disoccupati attualmente. Nel secondo trimestre del 2020 si prevede un tasso di disoccupazione del 14 percento e un calo del Pil del 38 percento. L’economia che doveva essere il cavallo di battaglia della rielezione di Trump è sfumata costringendolo ad amplificare gli attacchi per togliersi ogni responsabilità e incolpare gli altri della situazione. Ecco come si spiegano i feroci tweet contro l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, a cui ha minacciato di togliere i contributi. Il Covid-19 è un virus cinese e dunque Trump ha sentenziato che la colpa è della Cina. E se mancano le attrezzature di protezione al personale americano della sanità la colpa è dei governatori. Rispondendo a una domanda di un giornalista se lui ha qualche responsabilità, il 45esimo presidente ha risposto che la sua performance merita un perfetto dieci.
Con l’economia a pezzi, Trump sta facendo di tutto per accelerare la ripresa, incoraggiando gli Stati a riaprire, nella speranza di un miracolo per raggiungere cifre incoraggianti prima dell’elezione di novembre. Si tratta di un’eventualità poco probabile e dunque ha deciso che la strada migliore per la rielezione sarà quella di amplificare i suoi attacchi. Ecco come si spiega l’ultima sua teoria di complotto sull’amministrazione del suo predecessore che Trump ha già etichettato Obamagate. Si tratterebbe, secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca, di manovre che Obama avrebbe fatto usando la Fbi per le primissime indagini che hanno alla fine scatenato il Russiagate. Non vi è nulla di concreto ma poco importa. Trump spera che il semplice fatto di parlarne toglierà l’attenzione mediatica dalla pandemia e la sua disastrosa performance e intrappolerà anche Joe Biden, il suo rivale a novembre. In effetti, Trump sta cercando di ripetere quello che ha fatto nel 2016, ossia demonizzare la concorrenza.In questo caso però sarà più difficile perché è già stato al potere per quasi quattro anni e dovrà fare salti mortali per districarsi dalle sue responsabilità nella profonda crisi attuale. Una comparazione con l’indice di gradimento di Trump in comparazione ai governatori ce lo chiarisce. Mentre buona parte dei leader Statali ricevono “buoni voti” dai loro cittadini per il loro operato nella pandemia, Trump si trova all’ultimo posto, secondo un recentissimo sondaggio, accompagnato dal governatore della Georgia Brian Kemp, il quale ha seguito la stessa strada noncurante del presidente nell’affrontare il Covid-19. I sondaggi che contano però sono quelli degli Stati in bilico ma anche qui le notizie sono poco promettenti per Trump. Gli attacchi dell’attuale inquilino della Casa Bianca al suo predecessore si riveleranno controproducenti. Obama rimane molto popolare con gli elettori democratici ma anche con gli americani in generale. Con gli elettori afro-americani rimane popolarissimo. Attaccare Obama non farà altro che stimolarli a presentarsi alle urne votando in massa contro Trump. (By Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.)

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Violenza in Siria: Attacchi alle minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) critica i continui crimini della Turchia, membro della NATO, contro le minoranze nel nord della Siria. Nei giorni scorsi, le notizie di crimini di guerra commessi dal regime siriano e dalla Russia contro obiettivi civili avevano fatto scalpore a livello internazionale. Allo stesso tempo, i paesi partner della Turchia, tra cui Italia, Germania e Stati Uniti, rimangono in silenzio sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo Erdogan e sul suo sostegno alle milizie islamiste. Questo atteggiamento rende la politica siriana dell’Occidente generalmente inaffidabile agli occhi delle persone colpite.
L’APM continua ad informare regolarmente i governi degli Stati della NATO sugli attacchi contro curdi, cristiani, yezidi e altri gruppi etnici nella Siria settentrionale, classificati come crimini di guerra. Ciononostante questi governi tacciono sulle pratiche disumane della Turchia nel nord della Siria. In questo modo la stanno sostenendo. La potenza occupante turca ha ripetutamente e completamente interrotto la fornitura d’acqua alla città di Al Hasakah e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Solo in questa regione, centinaia di migliaia di persone di origine curda, araba, assiro/aramaica, armena e di fede musulmana, cristiana e yezida ne sono colpite. La Turchia e le milizie siriano-islamiche che sostiene, stanno occupando gran parte della Siria settentrionale e orientale. In queste zone sono insediati in particolare gruppi etnici curdi, cristiani, yezidi e aleviti. I governatori provinciali sono di fatto legati all’amministrazione turca e sono controllati da gruppi islamisti, anch’essi controllati da Ankara. Queste milizie sono costituite in gran parte da ciò che rimane dell’IS, l’ex fronte di Al-Nusra, ma anche da intere milizie jihadiste come Ahrar al-Sham o Faylaq al-Sham. C’è un clima di paura: rapimenti, torture ed esecuzioni extragiudiziali sono all’ordine del giorno. Scontri tra le stesse milizie filo-turche per arraffare tutto il possibile, sono un evento regolare. Gli attentati con autobombe nel contesto di questi conflitti interni hanno avuto più volte conseguenze drammatiche per la popolazione civile. Il 29 aprile, per esempio, almeno 60 persone sono rimaste uccise quando un’autocisterna è esplosa in un mercato di Afrin. Il governo turco accusa i gruppi curdi, mentre altre fonti sospettano che i responsabili siano milizie islamiste pro-turche. I gruppi curdi hanno severamente condannato l’attacco. Queste condizioni fanno sì che sempre più ampie fasce della popolazione curda, cristiana, yezidi e alevita siano costrette a lasciare la regione: al loro posto saranno insediate persone fedeli alla Turchia di fede radicale sunnita.

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Bioinformatica: una scienza necessaria per combattere gli attacchi virali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Ormai è un dato certo: la bioinformatica, nei prossimi anni, condizionerà in modo determinante il progresso tecnico-scientifico della nostra società. Si tratta di una scienza fortemente interdisciplinare, che mescola saperi e competenze per espandere la nostra conoscenza del mondo biologico, soprattutto per quanto concerne gli aspetti strutturali e funzionali dei suoi componenti. Una disciplina che chiede alle scienze matematiche, fisiche e naturali di uscire dal loro isolamento per mescolarsi e produrre dati, informazione e conoscenza.Gli ambiti nei quali questa scienza trova la sua naturale collocazione vanno dalla genetica, alla biologia molecolare, dalla ricerca farmacologica generale a quella specifica immunologica e virale: è ovvio quindi, come la bioinformatica assume un’importanza strategica specie in tempi di Coronavirus.
Per Giovanni Morelli, chimico teorico di formazione che da anni si occupa di High Performance Computing (calcolo ad alte prestazioni ndr) anche in ambito bioinformatico per la lotta, nello specifico, dei virus. “Essi sono essenzialmente materiale genetico allo stato puro. E’ un corpuscolo dotato di una sola capacità: veicolare informazione; quella per riprodursi. La “ricetta” per adempiere a questo unico scopo è depositata nel materiale genetico che veicola (sotto forma di DNA o RNA contenuto in un involucro lipoproteico), eppure da solo non ha nessuna possibilità di realizzarla: per questo infetta le cellule degli organismi superiori, si serve del loro “laboratorio di sintesi” per realizzare la sua unica ricetta. Ora, i modi ed i mezzi attraverso cui viene sferrato questo attacco sono abbastanza noti alla biologia molecolare; tuttavia ogni virus ha una sua “specificità” che bisogna innanzitutto conoscere per poi progettare rimedi molecolari altrettanto specifici: la bioinformatica svolge un ruolo determinante in entrambe queste fasi. Il principale soggetto di studio è supporto molecolare costituito da una enorme quantità di informazione, ovvero una fonte smisurata di dati: da questo punto di vista la bioinformatica si configura anche come la scienza dei dati applicata ai contesti biologici. Non è un caso che molti paradigmi del Data Analytics (la scienza dell’analisi dei dati) si utilizzano anche in biologia computazionale, sollevando la questione cruciale delle competenze squisitamente tecnologiche coinvolte nel campo bioinformatico: le architetture di calcolo parallelo, la virtualizzazione, i workflow basati su containers, il GPU computing, i filesystem distribuiti per gestire (archiviare e accedere) enormi quantità di dati sono solo alcuni degli aspetti tecnologici coinvolti nelle attività di ricerca e produzione bioinformatica e, per i quali, sono richieste competenze verticali di altro profilo”. (fonte: Comunicazione DazebaoNews)

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Burkina Faso: Attacchi a villaggi Fulani causano massacro con 43 morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede con determinazione il perseguimento dei responsabili del massacro di 43 persone avvenuto lo scorso 9 marzo durante gli attacchi armati ai villaggi di Barga und Dinguila, abitati da persone appartenenti al gruppo dei Fulani di fede musulmana. Per l’APM, è evidente che la cosiddetta guerra al terrorismo venga utilizzata per commettere gravi violazioni dei diritti umani e vendicarsi di vicini presunti nemici. Non è accettabile che singoli gruppi etnici vengano in toto accusati di terrorismo. In Burkina Faso i Fulani vengono sempre più spesso sommariamente accusati di sostenere il terrorismo di stampo islamico e sono quindi vittime di attacchi da parte di autoproclamate milizie di autodifesa come le Koglweogo. Queste milizie si sono formate tra gli agricoltori e gli allevatori di bestiame e da anni vengono accusate di commettere gravi violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile. Con il pretesto della lotta al terrorismo e l’inefficacia delle forze di sicurezza statali nel proteggere la popolazione da aggressioni jihadiste, queste milizie di fatto godono dell’impunità. Nel gennaio 2020 il parlamento del paese africano ha approvato una legge che sostiene in modo mirato le “organizzazioni volontarie per la protezione della patria” e in tal senso le milizie di autodifesa possono ricevere armi e i loro volontari possono ricevere un addestramento militare di due settimane.Ma, commenta l’APM, quando uno stato rinuncia al monopolio della violenza a favore di milizie auto-proclamate, la violenza e le violazioni dei diritti umani ne sono la ovvia conseguenza. Il Burkina Faso deve urgentemente rivedere la sua strategia nella lotta al terrorismo e garantire la tutela della popolazione civile con le forze di sicurezza statali. L’APM si rivolge anche all’Unione Europea chiedendo di impostare la cooperazione con il Burkina Faso ponendo la tutela e il rispetto dei diritti umani come questione prioritaria. Attualmente in Burkina Faso almeno 560.000 persone sono in fuga dalle violenze, soprattutto nel nord del paese. Nel 2019 sono stati registrati 588 aggressioni armate che hanno causato la morte di complessivamente 1.082 persone.

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Trump fra attacchi personali e impeachment

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

“Il presidente si difenderà” e non “resterà a guardare”. Ecco come Lee Zeldin, parlamentare repubblicano di New York, ha cercato di giustificare i feroci attacchi di Donald Trump a parecchi testimoni nella recente vicenda delle audizioni sull’indagine dell’impeachment condotte dalla Commissione di Intelligence della Camera.La difesa di Trump consiste di assaltare i suoi avversari non con argomenti logici ma infangando la loro reputazione. Il 45esimo presidente non risparmia nessuno e ovviamente include anche i suoi collaboratori che non hanno potuto sopportare la condotta del loro capo e lo hanno “tradito”. Alcuni di questi collaboratori erano infatti vicinissimi all’attuale inquilino della Casa Bianca. Il colonnello Alexander Vindman, direttore del Consiglio degli affari per la Sicurezza Nazionale, lavora difatti alla Casa Bianca. Vindman ha testimoniato che la richiesta di Trump al presidente Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, di aprire un’indagine sulla presunta corruzione di Joe Biden e del figlio Hunter, non era solamente “inappropriata” ma anche pericolosa per le sue “notevoli implicazioni sulla sicurezza nazionale americana”. Per Vindman, come per quasi tutti gli analisti, chiedere assistenza a un presidente straniero in una chiamata telefonica per una campagna politica americana non era affatto “bellissimo” come continua a sostenere Trump.Vindman ha rischiato grosso poiché il capo delle forze armate americane è proprio Trump, il Commander-in-chief. Per la sua azione di dire la verità, Vindman è stato attaccato da Trump etichettandolo un “Never Trumper”, uno dei tanti “haters” (odiatori) del presidente. Come spesso avviene, gli attacchi di Trump, vengono riecheggiati dai suoi alleati e sostenitori. Steve Castor, il legale dei rappresentanti repubblicani alla Commissione Intelligence, ha messo in dubbio la fedeltà di Vindman agli Stati Uniti. Va ricordato che Vindman fu portato in America dai suoi genitori all’età di tre anni e ha fatto una carriera brillante nelle forze armate americane. In Iraq, ha infatti ricevuto una “purple heart”, medaglia al valore militare concessa a coloro che vengono feriti o muoiono al servizio della patria. Anche il parlamentare dell’Ohio Jim Jordan ha messo in dubbio il giudizio di Vindman al quale il colonnello ha ribattuto leggendo parte della sua ultima impeccabile valutazione dei suoi superiori. Gli attacchi di Trump e i suoi alleati a Vindman hanno avuto effetti e l’esercito americano è stato costretto a monitorare la sicurezza del colonnello e della sua famiglia, pronti a farli traslocare in una base militare per garantire la loro sicurezza.Trump ha anche attaccato vigorosamente Marie Yovanovitch la quale ha servito il Paese nel servizio diplomatico per più di trent’anni. Il più recente incarico è stato quello di ambasciatrice in Ucraina da dove è stata rimossa da Trump nel mese di aprile del corrente anno, accusata da Rudy Giuliani e altri collaboratori di ostruire gli sforzi americani di persuadere l’Ucraina ad aprire indagini su Joe Biden. Proprio mentre la Yovanovitch stava testimoniando alla Commissione Intelligence, Trump ha mandato un tweet dove riassume tutti gli incarichi dell’ex ambasciatrice, assegnandole la colpa per problemi dalla Somalia all’Ucraina. Il presidente della Commissione Intelligence alla Camera Adam Schiff ha giustamente classificato l’attacco di Trump come tentativo di intimidire la testimone.Parecchi altri testimoni hanno confermato le asserzioni di Vindman, in particolar modo il rapporto del “whistleblower”, (informatore) che Trump e i suoi collaboratori hanno fatto di tutto per smascherarlo, onde attaccarlo pubblicamente come hanno fatto con Vindman e Yovanovitch. Non ci sono riusciti perché i democratici hanno resistito e la sua identità rimane tuttora sconosciuta anche se si sa che si tratta di un membro della Cia. Ciononostante la strategia è sempre la stessa: attaccare personalmente gli avversari, mettendo in dubbio le loro caratteristiche e rendendo loro al vita difficile a causa dalle eventuali minacce anonime che spesso colpiscono mediante l’Internet.Il fatto che Trump abbia tentato di costringere il presidente ucraino ad aprire indagini su Biden ci viene però anche confermato da Gordon Sondland, ambasciatore americano alla Comunità Europea e uno dei promotori della politica del presidente verso l’Ucraina. Nelle sue testimonianze alla Commission Intelligence, Sondland ha chiarito categoricamente che c’era infatti stato un quid pro quo nella richiesta di Trump a Zelensky. Ha anche aggiunto che i vertici di Trump, Mike Pompeo, segretario di Stato, e il vicepresidente Mike Pence, erano “nel giro”.Trump in questo caso non lo ha attaccato preferendo di prendere le distanze, dicendo che lo conosce a malapena. Infatti, Trump lo aveva lodato in un discorso nel mese di maggio in Louisiana dove Sondland era presente. Il 45esimo presidente disse in quell’occasione che Sondland stava facendo un “ottimo lavoro”. Adesso però le cose sono cambiate ma Trump fino ad adesso ha usato la solita strategia di allontanamento messa in evidenza con Michael Cohen, il suo ex legale, e Paul Manafort, suo ex manager della campagna elettorale nel 2016, ambedue attualmente in carcere. Va ricordato che un altro dei suoi ex collaboratori, Roger Stone, è stato recentemente condannato a sette capi di accusa nell’ambito delle indagini di Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller sull’interferenza russa nell’elezione americana del 2016.
Mueller non ha incriminato Trump per una dozzina di casi in ostruzione alla giustizia poiché ha seguito la normativa del Ministero di Giustizia la quale ritiene che un presidente in carica è immune eccetto per l’impeachment che spetta alla Camera e poi al Senato. Con la maggioranza alla Camera i democratici stanno procedendo all’inchiesta di impeachment attraverso la Commissione Intelligence la quale ha passato la palla alla Commissione Giudiziaria. Jerry Nadler, capo di questa commissione, ha fissato la prima udienza per il 4 dicembre la quale con ogni probabilità sfocerà in articoli di impeachment. La Camera, con la maggioranza democratica, potrebbe approvare l’impeachment verso la fine di dicembre, che sarebbe poi seguita dal processo al Senato. La rimozione di Trump rimane possibile ma improbabile poiché la Camera Alta è dominata dai repubblicani, i quali fino al momento hanno fatto quadrato sul presidente attuale. (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Il Tempo e Rete 4 attaccano la Città metropolitana di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Da alcuni giorni è in atto una campagna denigratoria contro l’ente “Città Metropolitana di Roma Capitale”, iniziata dal quotidiano il Tempo che ha pubblicato una serie di articoli che vanno dagli altisonanti stipendi dei dirigenti fino alle infiltrazioni d’acqua della nuova sede, per terminare con la trasmissione di Mario Giordano su rete 4 che, autorizzata ad entrare e fare riprese presso la sede via Ribotta, intervista dirigenti ed insegue i dipendenti denigrandoli per l’uscita alle ore 16.E’ del tutto evidente che l’attacco mediatico messo in atto, proveniente guarda caso solo da una parte specifica, è di natura politica e finalizzato a dimostrare le incapacità e le contraddizioni della gestione amministrativa di chi governa ed in particolare della sindaca Raggi.Certo chi ci ha governato in questi ultimi anni non ha certo mostrato grandi capacità, oltre a tagliare nastri alle inaugurazioni non è stato in grado di imprimere un indirizzo politico all’ente, ma non si utilizzino i dipendenti della ex provincia per facili strumentalizzazioni giornalistiche da quattro soldi.E’ utile ricordare alle redazioni del quotidiano e della trasmissione televisiva che non è certo colpa dei dipendenti se la riforma “Delrio” si è rivelata un fallimento totale, o se l’acquisto della nuova sede a via Ribotta è stato un grande spreco di risorse economiche. Questa organizzazione sindacale era stata profetica in tal senso denunciando sin dall’inizio il disastro di entrambe le operazioni.Al giornalista Giordano in particolare ricordiamo, cosa che dovrebbe conoscere, che l’orario di lavoro dei dipendenti pubblici è strutturato in 36 ore settimanali e che evidenziare nel servizio l’uscita ad una certa ora del pomeriggio è solo sensazionalismo giornalistico. Infine è bene sempre ricordare al conduttore e alla sua esperta in Pubblica Amministrazione Iva Zanicchi, che l’ultima riforma della PA che riguarda la dirigenza, gli incarichi, e la valutazione della performance lavorativa è stata opera di un Ministro (Brunetta) che il loro datore di lavoro dovrebbe conoscere molto bene.

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Castelli: “Reddito di cittadinanza è politica attiva”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Quanti attacchi abbiamo ricevuto sugli aspetti più importanti del Reddito di Cittadinanza. Oggi si concretizza un altro tassello a dimostrazione che questo strumento è una politica attiva del mercato del lavoro con l’obiettivo di ricollocare le persone. Dal 15 novembre l’Inps renderà disponibili i moduli di richiesta dell’agevolazione che consente alle imprese che assumono di ricevere un incentivo pari alla differenza tra le 18 mensilità e le mensilità percepite. Lo abbiamo sempre detto: il reddito di cittadinanza serve a dare una seconda opportunità a chi è rimasto indietro ed è una e di contrasto alla povertà.Ecco come stanno le cose, fatelo sapere a tutti”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Attacchi alle minoranze in India

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

“E’ un fenomeno che ha luogo su una scala talmente vasta da far paura». È quanto afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi e segretario generale della Conferenza episcopale indiana.Nel Paese asiatico, l’11 aprile scorso si sono aperte le consultazioni generali che si terranno fino al prossimo 19 maggio. Il partito nazionalista di Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party è alla ricerca di un secondo mandato, possibilità che preoccupa non poco i cristiani e le altre minoranze dal momento che da quando il BJP è al potere le violenze ai danni dei non indù si sono moltiplicate. L’ultimo grave episodio è l’attacco del 26 marzo scorso a Chinnasalem, nello Stato del Tamil Nadu, dove 200 fondamentalisti indù hanno attaccato una scuola cattolica e aggredito le suore che la gestivano.«Ho parlato con le religiose nei giorni scorsi – afferma il presule – e hanno riferito che alcuni dei responsabili sono stati arrestati. Ma il problema non sono le reazioni all’attacco, bensì il fatto che simili incidenti possano anche solo verificarsi in una società civilizzata».Monsignor Mascarenhas esprime infatti la propria preoccupazione non soltanto per la presenza di gruppi che promuovono l’odio contro le minoranze, ma per il forte sostegno di cui essi godono. «Questi gruppi non vengono fermati, né sui social media né nella vita reale». Anzi, «sembrano ricevere privilegi politici, e persino l’autorizzazione da parte della leadership. Ed è questo il problema più grave: anziché fermarli i leader politici li stanno incoraggiando».Monsignor Mascarenhas è convinto che l’opera della Chiesa al fianco degli ultimi sia una delle motivazioni dietro gli attacchi. «Come afferma un proverbio locale, si tirano sassi soltanto all’albero che porta frutti. Ed io ritengo che una delle ragioni per cui i fondamentalisti sono contro di noi sia il nostro lavoro a sostegno dei poveri».L’aumento delle violenze, non impedisce tuttavia alla Chiesa di portare avanti la propria missione. «Ho chiesto alle suore recentemente attaccate se avessero paura e mi hanno risposto di non essere spaventate e di voler continuare a gestire la loro scuola. E così tutti noi continueremo a servire i più poveri dei poveri. Sappiamo che questo ci causerà gravi difficoltà, che ci porterà persecuzioni, e avversità, ma seguiteremo a fare il nostro lavoro per i poveri, per Dio e per Gesù».

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“Bisogna essere più duri con chi attacca le forze dell’ordine”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è intervenuta a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24 per commentare l’aggressione al carabiniere da parte dei tifosi della Lazio: “Non sappiamo ancora chi sono gli aggressori, le indagini sono in corso, ma bisogna cominciare a essere un po’ più duri con chi attacca le forze dell’ordine. Dobbiamo essere sicuri che queste persone non siano arrestate e poi rilasciate in poco tempo, ma vengano perseguite. Ogni volta che viene attaccato un poliziotto o un carabiniere viene attaccato lo Stato. Noi dobbiamo dare dei segnali precisi. Quest’anno sono stati feriti 1517 carabinieri, e di questi il 49% ha riportato lesioni con prognosi superiore ai 5 giorni. Credo che dobbiamo difendere i nostri uomini, è necessaria la certezza dell’intervento nei confronti di coloro che si sono macchiati di queste colpe. Non sempre è stato fatto”, conclude il ministro a Radio 24.

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I deputati sollecitano misure per prevenire attacchi informatici e abusi sessuali online

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

sistemi informaticiL’UE deve investire maggiormente nella sicurezza informatica per prevenire attacchi rivolti a infrastrutture vitali e che destabilizzano la società. Nella risoluzione approvata martedì con 557 voti in favore, 92 voti. Nella risoluzione votata martedì, il Parlamento afferma che, dato il carattere transfrontaliero della criminalità informatica, la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità giudiziarie e di polizia e gli esperti in materia di criminalità informatica sono essenziali per lo svolgimento di indagini efficaci nel ciberspazio e l’ottenimento di prove elettroniche.I deputati lamentano che le misure precauzionali prese da singoli utenti, dalle istituzioni pubbliche e dalle imprese siano totalmente inadeguate, essenzialmente a causa della mancanza di conoscenza e di risorse.
Sottolineano che l’UE, le sue istituzioni, i governi nazionali e i parlamenti, le società e le reti sono attualmente molto vulnerabili agli attacchi sofisticati ad opera di grandi organizzazioni criminali, gruppi terroristici o gruppi sponsorizzati da Stati. Condannano inoltre ogni interferenza diretta da una nazione straniera o dai suoi agenti per interrompere il processo democratico di un altro Paese.
Il Parlamento, fra le varie proposte, raccomanda di:
· intensificare lo scambio di informazioni tramite Eurojust, Europol ed ENISA
· dotare Europol ed Eurojust di “risorse adeguate” per accelerare il rilevamento, l’analisi e la segnalazione di materiale pedopornografico e migliorare l’identificazione delle vittime
· garantire che i contenuti illeciti online siano eliminati immediatamente sulla base di una regolare procedura giuridica o, allorché la rimozione risulti impossibile, bloccare l’accesso a tali contenuti a partire dal territorio dell’Unione
· investire nell’istruzione per risolvere l’assenza di professionisti informatici qualificati che lavorano nel campo della sicurezza
· promuovere l’uso della cifratura e altre tecnologie a sostegno della sicurezza e della vita privata
· utilizzare fondi UE per la ricerca basata sul software libero e open source a favore della sicurezza informatica
· creare dei referenti ai quali le imprese e i consumatori possano denunciare gli incidenti di sicurezza informatica e banche dati per registrare tutte le tipologie di criminalità
· consentire alle autorità di contrasto di accedere legalmente alle informazioni pertinenti, ad esempio l’identificazione di un determinato indirizzo IP, nel contesto delle indagini penali
· incoraggiare la comunità della sicurezza delle TIC a impegnarsi nell’attività della cosiddetta “pirateria etica” e nella segnalazione di contenuti illegali, come il materiale contenente abusi sessuali su minori
· aggiornare il quadro giuridico dell’UE in materia di prove elettroniche, tra cui norme armonizzate per determinare se un prestatore di servizi possa considerarsi nazionale o estero. La risoluzione non legislativa è stata approvata con 603 voti in favore, 27 voti contrari e 39 astensioni.

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Si possono prevedere gli attacchi terroristici?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

terrorismoGiorni fa un team del laboratorio di data science [RIDS Res Institute for Data Science] dell’Università di Pavia coordinato dalla professoressa Silvia Figini ha presentato a Roma presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri una ricerca finalizzata all’elaborazione di modelli di rischio basata sull’analisi dei dati in grado di prevedere eventi terroristici.Il lavoro svolto all’interno del laboratorio di data science dell’Università di Pavia, presenta modelli descrittivi e inferenziali per la previsione di attacchi terroristici attraverso un’analisi della serie storica di dati a disposizione opportunamente integrati con dati esterni quantitativi e qualitativi. L’idea è che, partendo da una mappatura storico-geografica degli attentati a livello globale e incrociando queste informazioni con indici specifici e altri attinti dal traffico web e dai social network, si possa arrivare a sviluppare un algoritmo in grado di prevedere dove sarà il prossimo attacco.La metodologia deriva inoltre early warning e key risk indicators capaci di identificare aree di rischio e fornisce previsioni running time con una accuratezza del 90% rispetto all’accadimento di un possibile attacco. L’implementazione dei modelli predittivi e descrittivi potrebbe consentire ai responsabili della sicurezza di pianificare azioni in modo opportuno e ottimale per contenere i danni di un possibile attacco. Lo studio ha portato allo sviluppo di modelli di previsione dinamici innovativi in un contesto di big data analytics per migliorare, sfruttando tutte le tipologie di dati disponibili, l’accuratezza della previsione. I ricercatori hanno fissato come punto di partenza gli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora ci sono state più di 83mila azioni in 158 Paesi riconducibili a 1.098 gruppi terroristici differenti che hanno fatto circa 192 mila morti. L’algoritmo consente di tener conto di dati quantitativi, qualitativi, strutturati e non strutturati per ottimizzare la capacità predittiva e può ipotizzare dove sarà il prossimo attacco.
I modelli messi a punto potranno essere ulteriormente migliorati con l’integrazione di dati riservati e possono essere di interesse per i dipartimenti nazionali ed internazionali di intelligence e in generale per la sicurezza e sono pronti per essere integrati nei processi.

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Africa: attacchi suicidi di bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

africa7Secondo il rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi, ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno – questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto,” ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale. “Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole.”
Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.
Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

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L’Assemblea Parlamentare della NATO condanna fermamente gli attacchi terroristici avvenuti a Istanbul

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

istanbul“Non ci può essere alcuna giustificazione per simili atti indiscriminati di terrorismo che dimostrano un cinico disprezzo per la vita umana. Tali atti servono solo a rafforzare la determinazione internazionale per sostenere i nostri valori democratici e sconfiggere la piaga del terrorismo internazionale” lo ha affermato Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea parlamentare della NATO. “Solo poche settimane fa, – aggiunge – la Turchia ha ospitato la Sessione annuale dell’Assemblea a Istanbul e sono sicuro che tutti i membri dell’Assemblea si uniscono a me nell’esprimere solidarietà con il popolo turco. Alle famiglie delle vittime colpite da questo tremendo attacco va la nostra più profonda solidarietà”

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I bersagli di Grillo e il Pd

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2016

debora  serracchiani“Gli attacchi continui, gratuiti e infamanti di Grillo offendono nel profondo il popolo del Pd e sentiamo il dovere di difenderne l’onorabilità, prima di tutto con i comportamenti quotidiani, ma se occorre, come in questo caso, ricorriamo anche allo scudo della legge, perché i nostri iscritti e militanti non sono un bersaglio su cui tirare”. Lo ha affermato la vicesegretaria dem Debora Serracchiani, commentando l’annuncio di un’azione in sede penale e civile da parte del Pd avverso Beppe Grillo per le sue dichiarazioni contro il partito.
“Il Partito Democratico è la più grande comunità politica italiana – ha aggiunto Serracchiani – composta da centinaia di migliaia di iscritti e da milioni di elettori e simpatizzanti. Un popolo onesto e generoso che tutti i giorni in ogni angolo del Paese dedica tempo e fatica per il progresso della propria comunità. Grillo – ha concluso – non si può permettere di insultarlo”.

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Attacchi di Bruxelles e sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2016

europa comunitaria“Abbiamo visto ancora ulteriori attacchi nell’UE, questa volta nella capitale dell’Unione, Bruxelles. Ancora una volta sono state attaccate le grandi infrastrutture, l’aeroporto internazionale e la metropolitana come obiettivi designati. Sono state sollevate domande in merito alla spesa utilizzata per rendere le nostre città più sicure e sul perché i sistemi di sicurezza sono stati nuovamente violati. E ‘importante sottolineare che i governi stanno investendo per rafforzare la sicurezza. Il Belgio stesso ha impegnato ulteriori 450 milioni di Euro per contrastare l’estremismo e la radicalizzazione. Il Primo Ministro Michel aveva già valutato come il personale della polizia sia attualmente in numero insufficiente e sappiamo che ci sono circa 300.000 telecamere di sorveglianza in tutto il paese.
La spesa per la sicurezza è stata rivista i tutti gli altri paesi dell’UE. Nel Regno Unito, ad esempio, un aumento del 15% del personale per i servizi di sicurezza, un ulteriore 2.41 miliardi di Euro stanziati attraverso la revisione della difesa strategica per l’equipaggiamento delle Forze Speciali e la decisione di non tagliare sulle forze di Polizia di prima linea. La Francia ha visto quasi 2.000 unità in più di personale dell’Intelligence e un focus sulla sicurezza di frontiera, nonchè infrastrutture nazionali con un incremento di personale di Polizia e Gendarmeria. Tutta questa spesa è ben accolta e vista come un segnale positivo nel proteggere ulteriormente le città europee. Tuttavia, ci deve essere un equilibrio nella spesa. Abbiamo visto fondi destinati al personale di prima linea, Polizia e personale di sicurezza che senza dubbio aiuteranno nell’incrementare il senso di sicurezza del pubblico. La spesa deve anche continuare ad essere investita in tecnologia. L’attacco di ieri in aeroporto è accaduto all’interno del terminal ai banchi del check-in, in aree comuni il cui l’accesso non è limitato nella maggior parte dei paesi europei. Infine, ci deve essere collaborazione tra i servizi di sicurezza. I governi devono fare tutto il possibile per aiutare la collaborazione e far sì dunque che dati ed informazioni si muovano efficacemente ed efficientemente attraverso le agenzie.
Abbiamo sentito sia il Primo Ministro Cameron che il Presidente Hollande richiedere un rafforzamento della cooperazione europea nella lotta contro ciò che ormai appare una vera e realistica minaccia. Dobbiamo continuare a mettere in atto tutto il possibile nelle grandi infrastrutture, servizi di polizia e tecnologia. In ultima analisi, questi saranno al massimo della loro efficacia solo se le informazioni raccolte verranno condivise e le attività di intelligence estenderanno a tutte le agenzie di intelligence europee.”

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Secondo il Midyear Security Report di Cisco gli attacchi informatici sofisticati stanno guidando la corsa all’innovazione tra difensori e attaccanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

reportIl recente studio Cisco 2015 Midyear Security Report, che analizza le informazioni sulle minacce e le principali tendenze del settore della sicurezza informatica, punta quest’anno l’attenzione sulla necessità che le aziende riducano i tempi di rilevamento delle minacce (TTD: time to detection) per poter rimediare agli attacchi sofisticati perpetrati da attori sempre più motivati. Il Kit Exploit Angler rappresenta il tipo di minaccia più comune che metterà alla prova le aziende mentre l’economia digitale e l’Internet of Everything (IoE) favoriranno la nascita di nuovi vettori di attacco e opportunità di guadagno per gli hacker.
Lo studio indica, inoltre, come i nuovi rischi connessi con Flash, l’evoluzione di ransomware e le campagne del malware mutante Dridex, contribuiscano a rafforzare la necessità di ridurre i tempi per il rilevamento. Con la digitalizzazione del business e il concretizzarsi dell’IoE, il malware e le minacce diventeranno ancora più pervasivi, aleggiando come un’ombra minacciosa sui tempi medi di rilevamento segnalati dal settore tra i 100 e i 200 giorni. Basti pensare che il TTD medio con Cisco Advanced Malware Protection (AMP) – analisi retrospettiva degli attacchi inclusa – è di 46 ore, posizionandosi ai vertici del mercato.“Il report lo dimostra chiaramente: gli hacker sono diventati ancora più scaltri e veloci, innovativi e intraprendenti sia che si tratti di attacchi che coinvolgono stati-nazioni, di malware, exploit kit o ransomware,” ha dichiarato Stefano Volpi, Area Sales Manager, Global Security Sales Organization (GSSO) di Cisco. “Parallelamente, noi vendor ci stiamo impegnando per combatterli in tempo, prima che i danni di una compromissione assumano criticità rilevanti. Un approccio puramente preventivo si è dimostrato inefficace ed è impensabile accettare un tempo di rilevamento di centinaia di giorni. Le aziende devono investire in tecnologie integrate e con un processo continuativo affinché i tempi di rilevamento e bonifica si riducano a poche ore già oggi e a minuiti nel prossimo futuro. Cisco è certamente all’avanguardia, proponendo, da tempo, una piattaforma integrata in grado di anticipare l’innovazione e la crescita economica a livello globale.”I risultati dello studio sottolineano la necessità da parte delle aziende di implementare soluzioni integrate superando l’approccio che prediligeva l’acquisto di singoli prodotti, di affidarsi a vendor affidabili e di ingaggiare fornitori di servizi di sicurezza per consulenza e assessment. Inoltre, gli esperti geopolitici hanno dichiarato che per sostenere la crescita economica è necessario un framework di governance globale. Altre riflessioni sono incluse nel video in cui John Chambers, Chairman di Cisco e John N. Stewart, SVP and Security & Trust Officer di Cisco commentano i principali contenuti emersi dal report: https://www.youtube.com/watch?v=DsfLmT9baTs. (foto: report)

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