Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘attacchi’

Attacchi informatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2022

Testo a cura di Domenico Dominoni, Director of Sales South Europe di Claroty. (abstract) Secondo gli ultimi dati CLUSIT, nel 2021 l’Italia occupava la quarta posizione a livello globale nella classifica delle nazioni più colpite da attacchi informatici. Anche il 2022 si è confermato estremamente complesso in quanto sia l’aumento delle minacce sia il conflitto in territorio ucraino hanno contribuito a un peggioramento di tutte le questioni legate alla sicurezza. In questo scenario, soprattutto quando si parla del comparto industriale, nel corso del 2023 i responsabili della sicurezza si troveranno a dover ripensare nuovamente al proprio perimetro di rete e ad adottare misure di sicurezza adeguate ai nuovi rischi. In tal senso, Zero trust è un modello di sicurezza strategico che risponde alle nuove necessità di protezione, basato sulla convinzione che nulla, interno o esterno al perimetro aziendale, debba essere ritenuto automaticamente sicuro. Nel framework Zero Trust, infatti, l’identità svolge un ruolo fondamentale, in quanto le aziende devono garantire che solo gli utenti e i dispositivi autorizzati possano accedere alle applicazioni, ai sistemi di controllo e ai dati.Tra le minacce più attese e frequenti, anche per il nuovo anno si riconfermeranno i ransomware, che hanno raggiunto proporzioni e pericolosità tali da spingere i Governi di molti Stati a prevedere, entro il 2025, una legislazione ad hoc che ne regolamenti i pagamenti. Ad oggi nel nostro Paese, come in tutti gli Stati membri dell’UE, è in vigore la direttiva NIS, recepita nel nostro ordinamento attraverso il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65. A seguito della sua adozione, la normativa italiana in materia di cybersecurity è stata rafforzata attraverso l’istituzione del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e i decreti attuativi dello stesso, ma alla luce dell’acutizzazione degli attacchi informatici tale normativa potrebbe subire un ulteriore aggiornamento (NIS 2). Le preoccupazioni legate alla cyber sicurezza sono state esplicitate anche all’interno del primo discorso tenuto dal neopremier Giorgia Meloni, che ha sottolineato l’importanza di tutelare le infrastrutture strategiche nazionali assicurando la proprietà delle reti e aggiungendo che la transizione digitale, sostenuta dal PNRR, deve essere accompagnata ad una sovranità tecnologica, un cloud nazionale e una forte spinta alla cybersicurezza. Le aziende di molti settori stanno facendo convergere i loro sistemi OT e IT, oltre a collegare dispositivi Internet of Things (IoT) e dispositivi Internet of Medical Things (IoMT) alle reti aziendali senza segmentazione delle policy basata sulle risorse. Questi dispositivi cyber-fisici non sono sempre progettati pensando alla sicurezza, il che significa che possono presentare una serie di vulnerabilità che i criminali possono sfruttare a proprio vantaggio. Per questo motivo qualsiasi nuova normativa in ambito informatico deve prevedere che le aziende di occupino, in primis, di colmare le proprie lacune di sicurezza intrinseche e abbiano una visibilità completa delle risorse su tutti i sistemi cyber-fisici collegati alla rete. Dovrebbe, infatti, essere obbligatorio che le aziende dispongano di procedure di patching per sistemi OT, dispositivi IoT e dispositivi IoMT. Inoltre, le normative devono imporre la segmentazione della rete con criteri di rete di asset class per limitare la connettività non necessaria: ciò limiterà l’accesso di malware, mitigando l’impatto degli attacchi informatici.

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Ad Haiti attacchi a chiese e istituzioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2022

Il piccolo Paese delle Antille sta vivendo una situazione senza precedenti. Con il ruolo di presidente vacante dall’assassinio di Jovenel Moïse, avvenuto nel luglio 2021, e senza una data fissata per le nuove elezioni, la lotta per il governo della nazione e la mancanza di una leadership hanno scatenato proteste, caos e violenza estrema nelle strade di un Paese già afflitto da povertà e disastri naturali. Due settimane dopo, la cattedrale della capitale haitiana è stata attaccata. «Hanno dato fuoco alla cattedrale e hanno cercato di uccidere i pompieri arrivati per spegnere le fiamme. Poi con un camion hanno cercato di distruggere le pareti». Ma gli attacchi e gli assalti agli edifici e alle organizzazioni religiose si sono verificati non solo nella capitale Port-au-Prince, ma anche in altre parti del Paese. «A Port-de-Paix o a Les Cayes, e in altre città, hanno assaltato gli edifici della Caritas, portando via tutto quello che c’era, tutti i beni umanitari e i servizi. Hanno distrutto gli uffici dei dipendenti». Secondo la religiosa, la situazione è indescrivibile, sta peggiorando di giorno in giorno e ha colpito anche la sua missione, un orfanotrofio presente in uno dei quartieri più pericolosi del mondo. «Circa un mese fa hanno dato fuoco alla cappella della nostra missione. Tutto è bruciato. Non abbiamo un altare, non abbiamo banchi… non c’è più nulla. Il Santissimo Sacramento è al sicuro, quando esco lo tengo in un posto più sicuro e ringrazio Dio che sia lì». Suor Marcella è l’unica religiosa della missione. Il quartiere è sorto 20 anni fa sulla discarica della capitale e oggi vi abitano più di 100.000 persone, stipate in baracche di lamiere, senza acqua né elettricità. Nel corso del 2021 ACS ad Haiti ha sostenuto 77 progetti. La fondazione continuerà a informare circa la drammatica situazione del Paese attraverso la testimonianza dei project partners, anche se il contesto di estrema violenza suggerisce a molti, per motivi di sicurezza, di non effettuare dichiarazioni pubbliche.

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Attacchi iraniani al Kurdistan iracheno

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2022

In relazione alle proteste di massa contro il regime dei Mullah in Iran, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme un’invasione su larga scala da parte dell’Iran nel vicino Kurdistan iracheno. Da giorni l’esercito iraniano attacca i villaggi curdi nel nord dell’Iraq. I curdi iraniani già negli anni ’80 vi si rifugiavano per sfuggire alle violenze del regime dei Mullah. L’Iran sta usando droni da combattimento, lanciarazzi e artiglieria pesante. Ora c’è da temere che il regime prenda a modello la Turchia e invada il Kurdistan iracheno. Proprio come la Turchia, il governo iraniano potrebbe affermare di agire contro i “separatisti” e i “terroristi” curdi. I mullah sono angosciati dal movimento di protesta che ha coinvolto l’intero Iran. Con l’agitazione anti-curda e gli attacchi al Paese vicino, stanno cercando di dividere i manifestanti e di metterli l’uno contro l’altro. Allo stesso tempo, tutti i partiti curdi in Iran chiedono un Paese democratico e federale – nessuno di loro si comporta in modo secessionista. Nelle loro dichiarazioni, tutti i partiti curdi hanno invitato la popolazione del Kurdistan iraniano (Kurdistan orientale) a protestare pacificamente e a non dare al regime motivi per ulteriori violenze. I contatti dell’APM riferiscono di 165 arresti nel Kurdistan orientale. Altre fonti parlano addirittura di 1000. Poiché i prigionieri vengono regolarmente torturati e maltrattati in Iran, le loro famiglie sono molto preoccupate. Secondo le nostre fonti, almeno 18 curdi sono stati uccisi e fino a 900 sono stati feriti. Per paura, molti non si fanno curare negli ospedali. Ricevono cure mediche di fortuna dove possibile. Oltre ai persiani, nello Stato multietnico dell’Iran vivono azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché altre minoranze religiose numericamente minori come bahai, ebrei, cristiani o zoroastriani. Le nazionalità non persiane costituiscono ben più della metà dei circa 85 milioni di abitanti del Paese. Tuttavia, non sono riconosciuti come popoli specifici con lingua, cultura e storia proprie. Tutti subiscono discriminazioni e oppressioni. Il regime islamista sciita è particolarmente brutale contro le minoranze religiose dei Bahai e dei cristiani convertiti.

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Attacchi della Turchia in Siria si intensificano

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

Bolzano, Göttingen. In agosto, l’esercito turco ha nuovamente intensificato gli attacchi contro le minoranze etniche e religiose in Siria. Ci sono stati 1.917 bombardamenti e razzi turchi su varie aree nel nord e nel nord-est della Siria. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) invita i ministri degli Esteri europei a condannare questa aggressione che compie il partner NATO, che è contraria al diritto internazionale, e a chiederne la fine. Particolare è la posizione della Germania, la cui ministra degli esteri dei Verdi, Baerbock, considera gli attacchi turchi contro i curdi e altri gruppi etnici nel Paese vicino come “autodifesa” e mostra comprensione. In realtà, si stanno verificando crimini di guerra, di cui il ministro degli Esteri si rende corresponsabile con il suo silenzio. Dopo la visita di Baerbock all’inizio di agosto, la Turchia ha attaccato in particolare le Forze Democratiche Siriane (SDF), che combattono il cosiddetto “Stato Islamico”. Qui sono stati segnalati 15 attacchi da parte di droni da combattimento. La Turchia ha bombardato le aree a sud di Afrin più di 24 volte con artiglieria pesante, carri armati, razzi e mortai. Qui vivono molti sfollati curdi, yezidi, aleviti e cristiani. Circa 766 proiettili di artiglieria, carri armati e mortai hanno colpito i villaggi curdi di Bênê, Aqîbê, Zaretê e Meyasê. Sei persone sono state uccise, tra cui una ragazza e una donna. 16 persone, tra cui sei donne, sono rimaste ferite. Nel nord-est della Siria, il villaggio di Tel Tamr e i suoi dintorni sono stati attaccati almeno 25 volte, tre delle quali da droni. Sei persone sono state uccise in questi attacchi in un’area originariamente abitata da cristiani assiri – quattro studentesse e due combattenti delle SDF. Altre cinque persone sono rimaste ferite. Anche la regione multietnica e multireligiosa di Qamishlo è stata ripetutamente presa di mira dagli attacchi turchi. Lì sono state uccise 14 persone, tra cui due bambini. 19 persone sono rimaste ferite, tra cui una ragazza e due donne. La città curda di Kobane è stata attaccata quattro volte. Qui i militari turchi hanno ucciso sei persone, tra cui un bambino. Cinque persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite.

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Attacchi ransomware: colpita 1 organizzazione su 40 a settimana

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2022

Dopo la notizia dell’attacco ransomware indirizzato all’Agenzia delle Entrate, Check Point Software Technologies condivide i preoccupanti numeri mondiali del fenomeno ransomware: gli attacchi colpiscono 1 organizzazione su 40 a settimana e i tre settori più bersagliati sono: governo/militare, istruzione/ricerca e sanità. Le tensioni geopolitiche in aumento e l’hybrid working hanno portato a un aumento del ransomware del 59% su base annua. Nel secondo trimestre del 2022, CPR ha registrato un picco storico: un aumento del 32% degli attacchi informatici globali, rispetto al secondo trimestre del 2021, raggiungendo una media settimanale di 1,2 mila attacchi. Consigli per la prevenzione del ransomware Eseguiti il backup. Assicuratevi di eseguire il backup dei dati, possibilmente in modo costante e per tutta l’azienda. Siate proattivi. Vale la pena di mettere a punto una strategia di risposta; in altre parole, cosa fareste se la vostra organizzazione dovesse essere colpita da ransomware? Utilizzate la scansione e il filtro dei contenuti. Un metodo comune per gli hacker è quello di indurre i dipendenti a fornire le proprie credenziali di accesso tramite un link o a scaricare un file contenente malware. Potete proteggervi da queste minacce implementando una scansione e un filtro dei contenuti. Mantenete i sistemi aggiornati. Assicuratevi di mantenere i vostri sistemi aggiornati con le ultime patch. Formate i vostri dipendenti. Gli attacchi ransomware sono spesso il risultato di una scarsa formazione e/o di cattive abitudini dei dipendenti. Assicuratevi conoscano le best practice della sicurezza informatica, come la scelta di una buona password, evitare la divulgazione delle proprie password, o fare attenzione a link e contenuti che appaiono sospetti.

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Attacchi di droni nel nord della Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2022

I droni da combattimento turchi hanno nuovamente effettuato attacchi contro obiettivi curdi nel nord-est della Siria durante il fine settimana. Una persona è stata uccisa e altre due ferite nell’attacco a un veicolo sabato. Tra i feriti c’è Farhad Marde, un poeta popolare nella regione. Ieri sera, ci sono stati altri attacchi di droni in cui un cristiano assiro, membro delle Forze Democratiche Siriane (SDF), è stato gravemente ferito. Le SDF stanno combattendo il cosiddetto “Stato Islamico” (IS) in Siria. L’esercito turco sembra intensificare i suoi attacchi contro le minoranze in Siria. A causa della guerra in Ucraina, l’esercito russo lascia fare al presidente turco. Allo stesso tempo, la Nato è particolarmente dipendente dalla Turchia. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) i governi UE e la Nato non criticano con una sola parola gli attacchi in corso contro le minoranze etniche e religiose in Siria, che violano il diritto internazionale. Si stanno così giocando ogni credibilità nella regione. Secondo fonti curde, centinaia di persone sono state deliberatamente uccise o ferite negli attacchi dei droni turchi negli ultimi due anni, comprese donne e bambini. Né la NATO né la Russia, che controllano lo spazio aereo sulla Siria, criticano gli attacchi quasi quotidiani della Turchia. Oltre ai curdi, questi colpiscono spesso le minoranze cristiane, Yezidi, Alevi e altre. Il regime del presidente turco Erdogan sta usando la guerra di aggressione di Putin contro l’Ucraina per i propri obiettivi da grande impero. Mentre la NATO, l’UE e la Germania criticano giustamente i governanti della Cina per il loro sostegno a Putin, rimangono in silenzio sul comportamento del governatore della Turchia Erdogan. Come la Cina, la Turchia si rifiuta di seguire le sanzioni occidentali contro Putin.

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Gli attacchi informatici coinvolti nel conflitto Russia-Ucraina non si fermano e mirano anche ad altri governi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software Technologies, il principale fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, ha condiviso un aggiornamento sugli attacchi informatici osservati durante il conflitto Russia-Ucraina. CPR sospetta che gli hacker abbiano cambiato target, muovendosi verso altri governi coinvolti nel conflitto. Tuttavia, i cyber-attacchi verso tutti i settori in Ucraina e Russia sono aumentati, raggiungendo il picco massimo dall’inizio del conflitto e dal 2022.Nei primi tre giorni di combattimento, i cyber-attacchi al governo e al settore militare dell’Ucraina sono aumentati di un impressionante 196%. Da quel momento, gli attacchi verso il governo e il settore militare dell’Ucraina sono diminuiti, scendendo del 50% negli ultimi 7 giorni.In Ucraina, CPR ha documentato un aumento del 20% negli attacchi informatici complessivi in tutti i settori dall’inizio del conflitto In Russia, CPR ha verificato un aumento dell’1% negli attacchi informatici complessivi in tutti i settori dall’inizio del conflitto Gli attacchi informatici osservati per regione: Europa (+14%), Nord America (+17%), APAC (+11%), America Latina (+17%) e Africa (-2%)

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Attacchi jihadisti in Mozambico

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Gli estremisti islamici stanno tentando di sradicare la presenza cristiana dal Mozambico, in particolare tramite gli attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Le aggressioni, iniziate nell’ottobre 2017, secondo fonti della Chiesa locale hanno causato circa 2.500 vittime e 750.000 senzatetto. Cresce anche il numero dei rapimenti, la maggior parte dei quali ai danni di minori. I terroristi addestrano militarmente i bambini sequestrati per impiegarli nei loro ranghi, mentre le minorenni vengono violentate e costrette a diventare loro “spose”. A ciò si aggiungono i traumi dei bambini costretti ad assistere alle esecuzioni sommarie dei genitori. Aiuto alla Chiesa che Soffre, mentre continua a denunciare il dramma vissuto dalla popolazione locale, non solo cristiana, e la sostanziale inerzia delle istituzioni internazionali, si rivolge ai propri benefattori con alcuni progetti che intendono proteggere ciò che i jihadisti tentano di distruggere. La fondazione pontificia sta raccogliendo fondi per assicurare il necessario sostegno psicologico e sociale per gli sfollati della provincia di Cabo Delgado. Nella stessa area ACS fornirà aiuti di emergenza, in particolare materiali per la costruzione di sessanta case e due centri comunitari per i rifugiati. Ma proprio in questi ultimi giorni Aiuto alla Chiesa che Soffre sta ricevendo altre richieste di aiuto dalle diverse diocesi del Paese. Le urgenze sono individuate dai vescovi locali per garantire la continuità dell’attività pastorale e il futuro della Chiesa in Mozambico. ACS sosterrà la formazione di dieci religiose della Congregazione delle Figlie agostiniane del Santissimo Salvatore di Khongolote, e quella di trentanove seminaristi della diocesi di Tete; fornirà aiuti straordinari per l’acquisto di attrezzature per la protezione dalla minaccia del COVID-19 da destinare a centodiciannove sacerdoti e suore in servizio a Tete e a tutti i componenti della comunità; garantirà la sussistenza di settantuno religiose della diocesi di Nacala; supporterà i sacerdoti attraverso le offerte per la celebrazione di Messe presso i Seminari San Carlo Lwanga e Mater Apostolorum a Nampula; sosterrà l’evangelizzazione tramite il mezzo radiofonico e farà avere veicoli per l’attività pastorale delle suore in servizio presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Carapira. Aiuto alla Chiesa che Soffre lo scorso novembre 2020 ha destinato 100.000 euro agli aiuti di emergenza per soccorrere la popolazione brutalmente aggredita dai jihadisti mozambicani affiliati all’ISIS. Nel 2021 intende continuare a essere vicina alla popolazione ferita e sostanzialmente ignorata dalla comunità internazionale.

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Il PE condanna le operazioni russe intorno l’Ucraina e gli attacchi in Cechia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2021

Bruxelles. Il Parlamento è profondamente preoccupato per le recenti operazioni russe al confine con l’Ucraina e del coinvolgimento dei servizi segreti russi con le esplosioni in Repubblica Ceca.In una risoluzione approvata giovedì, i deputati hanno ribadito la propria preoccupazione per le operazioni militari russe vicino al confine con l’Ucraina e nella Crimea, occupata illegalmente.I deputati hanno sottolineato che, nel caso le operazioni militari dovessero portare a un’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE sarebbe tenuta a chiarire che le conseguenze di una tale violazione del diritto internazionale sarebbero gravi. Questo eventuale scenario dovrebbe comportare un arresto immediato delle importazioni UE di petrolio e gas dalla Russia, l’esclusione della Russia dal sistema di pagamento SWIFT, il congelamento dei beni e la cancellazione dei visti per l’Europa di tutti gli oligarchi legati alle autorità russe.Nella risoluzione viene condannata anche l’azione dei servizi segreti russi che ha provocato l’esplosione di un deposito di armi a Vrbětice, in Cechia, nel 2014, in cui sono stati uccisi due cittadini cechi.I deputati esprimono la loro profonda solidarietà con il popolo e le autorità della Repubblica Ceca, così come il loro fermo sostegno al paese nella successiva disputa diplomatica con la Russia e l’espulsione del personale delle ambasciate da entrambi i paesi. Il Parlamento ribadisce anche la propria richiesta per il rilascio immediato e incondizionato del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny, la cui condanna è di natura politica e contraria agli obblighi internazionali della Russia in materia di diritti umani. Il testo ricorda alle autorità russe e al presidente Putin che hanno la piena responsabilità della salute e dell’integrità fisica di Alexei Navalny e devono prendere tutte le misure necessarie per proteggere il suo benessere fisico e mentale.

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Polonia, Ungheria, Slovenia: il PE è preoccupato per gli attacchi ai media

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Nel dibattito di giorni fa con la Commissaria Jourová e il Segretario di Stato portoghese Zacarias, la maggioranza dei deputati ha sottolineato l’importanza di media liberi per la democrazia e le società democratiche e ha insistito sul fatto che deve essere garantita la loro indipendenza da interferenze politiche. Hanno poi chiesto alla Commissione di fare di più per proteggere i giornalisti in Europa e fermare i governi che agiscono impunemente, e al Consiglio di concludere le procedure dell’articolo 7 con Ungheria e Polonia. Alcuni deputati hanno anche affermato che il meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto dovrebbe essere attivato.
Diversi deputati hanno liquidato il dibattito come politicamente parziale e privo di informazioni sulla situazione nei paesi interessati, sostenendo anche che alcuni stavano mostrando intolleranza verso opinioni diverse.Il dibattito è stato organizzato sulla scia delle preoccupazioni sollevate dopo che a Klubradio in Ungheria è stata negata la messa in onda, dalla proposta di una nuova imposta sulle entrate pubblicitarie dei in Polonia, e dalle crescenti segnalazioni di interferenze politiche nei media sloveni. Nel novembre 2020, il Parlamento ha adottato la risoluzione sul rafforzamento della libertà dei media: protezione dei giornalisti in Europa, incitamento all’odio, disinformazione e ruolo delle piattaforme.

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Basta attacchi al lavoro pubblico, vero problema è carenza personale

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Invece di prendersela con le lavoratrici e i lavoratori, Ance dovrebbe sostenere con noi la battaglia per assunzioni straordinarie di profili tecnici all’interno delle pubbliche amministrazioni. Figure letteralmente crollate negli anni: geometri, architetti, ingegneri, istruttori tecnici e figure tecnico dirigenziali, sono progressivamente scomparsi, al punto tale da registrare un calo degli addetti sul fabbisogno pari a un quarto del necessario”. Così la Fp Cgil replica alle affermazioni del presidente di Ance, Gabriele Buia, sostenendo che: “La via perché si raggiunga maggiore efficienza nella Pa, vessata da anni di tagli, nelle risorse e nel personale, passa dall’assunzione di personale tecnico e qualificato”.La Fp Cgil infatti, alla luce dei dati relativi al conto annuale dello Stato, che certificano rispetto ai comuni un decremento complessivo dell’occupazione del 18,02% tra il 2009 e il 2018, passando da 396 mila addetti a 325 mila, ha analizzato l’andamento dell’occupazione relativa al personale degli uffici tecnici comunali di sette tra le maggiori città italiane. Dall’analisi condotta dal sindacato su Bari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino emerge che negli uffici tecnici l’occupazione registra una carenza di personale, rispetto al fabbisogno previsto, pari al 24,07%, mancano cioè per questi comuni 1.326 addetti su una dotazione di fabbisogno del personale pari a 5.509. Figure scomparse negli anni e che hanno avuto riflessi pesanti sulle funzioni svolte, in particolare l’attività progettuale quelle che più ne ha sofferto. Vediamo nel dettaglio le città prese in esame. Bari ha una carenza di personale tecnico rispetto al fabbisogno del -27,72%, Firenze del -48,98%, Genova del -10,09%, Milano del -14,56%, Napoli del -32,38%, Roma del -5,51% e, infine, Torino del -32,69%. Il totale di queste sette città campione registra un personale in servizio di 4.183 e una carenza di 1.326 (-24,07%). Dati, relativi a questi enti, frutto di una mole di personale tecnico fuoriuscito nel corso degli ultimi 10 anni pari a 2.216, perdendo quindi in media il 34,63% degli addetti in questi settori e che diventa ancora più grave per provincia e città metropolitane.Alla luce di questi dati, la Fp Cgil osserva: “Non è possibile imputare responsabilità ai lavoratori, non è tollerabile prendersela con loro che non fanno la manutenzione se alla prima pioggia si apre una voragine nelle strade. Sappiamo bene che il tema delle infrastrutture materiali e immateriali è il vero grande tema della competitività del paese ma per cambiare ci vogliono investimenti e assunzioni. Gli uffici tecnici risentono di una enorme emorragia di personale. La soluzione, e ci aspettiamo che Ance ci sostenga in questa battaglia, è in nuove assunzioni, soprattutto in questi settori tecnici, che possono contribuire al rilancio del paese”, conclude.

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L’Unione Europea impone sanzioni contro gli attacchi informatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

L’Unione Europea, per la prima volta in assoluto, ha imposto sanzioni contro i cyber attaccanti. Si tratta di sei individui e tre organizzazioni accusate di aver compiuto gli attacchi WannaCry, NotPetya e Cloud Hopper.Le sanzioni governative imposte includono il divieto di viaggio e il congelamento dei beni. Per FireEye, nota società di cyber security, a cura di John Hultquist, Senior Director of Analysis, Mandiant Threat Intelligence.“L’Unione Europea ha imposto sanzioni ai danni di più persone e organizzazioni per il loro ruolo in una serie di attacchi e attività di spionaggio informatici. Le sanzioni sono legate agli attacchi NotPetya e al blackout causato in Ucraina dal GRU, nonché a un’attività di spionaggio informatico tentato contro l’OPCW (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) da parte degli stessi. WannaCry è stato un altro evento distruttivo globale simile a NotPetya basato su ransomware, sebbene sia stato compiuto da agressori nordcoreani. Cloud Hopper è stata una complessa operazione di spionaggio informatico a lungo termine che ha preso di mira i service provider per ottenere così l’accesso a terze parti, queste operazioni sono state effettuate da contractor cinesi che operano per conto del Ministero per la Sicurezza dello Stato.NotPetya e WannaCry sono stati due dei più devastanti attacchi informatici della storia, che hanno causato miliardi di dollari di danni, distruggendo molti sistemi vitali come quelli appartenenti all’NHS (Servizio Sanitario Nazionale) del Regno Unito. Una delle vittime di NotPetya ha subito danni per 1,3 miliardi di dollari. L’attacco NotPetya è stato condotto dagli aggressori del GRU noti come Sandworm, che in precedenza avevano condotto altri due attacchi alla rete dell’Ucraina. Questi stessi aggressori hanno tentato un attacco alle Olimpiadi di Pyeongchang, anche se nessuna dichiarazione governativa ha accusato il Governo Russo per il ruolo nell’incidente.La campagna Cloud Hopper è stata una complessa operazione di raccolta di dati, che aveva lo scopo di reperire informazioni piuttosto che interrompere la fruizione dei sistemi. APT10 ha ottenuto l’accesso a diversi Managed Service Provider come ponte per colpirne i relativi clienti – ovvero le organizzazioni che si erano avvalse a tali fornitori per gestire il loro sistemi IT. La Cina e altri continuano a svolgere questa tipologia di attività, spostandosi verso i fornitori di telecomunicazioni e IT, dove possono così compromettere più organizzazioni e più individui contemporaneamente.Il GRU ha effettuato anche un tentativo di hackerare la rete Wi-Fi dell’OPCW (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche), visitando fisicamente le loro strutture basate all’Aia. L’operazione è stata interrotta ma questa unità è stata coinvolta in operazioni simili in Svizzera, Brasile e Malesia aventi come obiettivo le Olimpiadi. L’utilizzo costante di squadre di persone dell’intelligence ad integrazione degli sforzi per queste compromissioni rende il GRU un avversario particolarmente pericoloso. Le sanzioni possono essere particolarmente efficaci per interrompere questa attività, poiché possono ostacolare la libera circolazione di coloro che lo compongono”.

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Trump e gli attacchi a Fauci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

“Anthony Fauci non ne ha mai azzeccato una”. Ecco il giudizio di Peter Navarro in un editoriale sul quotidiano USA Today sul più noto virologo in America e forse nel mondo. Navarro, come si sa, è il consigliere al commercio di Donald Trump e nel suo articolo rifletteva le critiche affibbiate a Fauci dal suo capo. Dopo la pubblicazione dell’editoriale e le critiche piovute al quotidiano per le inaccurate asserzioni, il direttore della pagina degli editoriali, Bill Sternberg, si è scusato, riconoscendo che alcune parti dell’articolo “erano fuorvianti e prive di contesto”.Il dottor Fauci ha reagito in modo molto diplomatico all’articolo in un’intervista concessa alla Pbs News, la rete di televisione pubblica. Rispondendo a una domanda della conduttrice Judy Woodruff, Fauci ha dichiarato che la Casa Bianca non sta cercando “di screditarlo”, riservando però una stoccata a Navarro, aggiungendo che il consigliere “vive isolato nel suo proprio mondo”.L’attacco di Navarro a Fauci però faceva parte della campagna dell’amministrazione di Trump di mettere dubbi sui messaggi realisti di Fauci ma politicamente poco rassicuranti sul Covid-19 che contrastano con il quadro roseo presentato da Trump. Alla fine però il 45esimo presidente si è reso conto che attaccare Fauci era controproducente ed ha suggerito ai suoi collaboratori di andare piano nei confronti del più noto esperto delle malattie infettive. Trump ha capito che in un confronto fra lui e Fauci la maggioranza degli americani sceglie il medico e specialista invece del politico. Il 65 percento degli americani, infatti, ha fiducia su Fauci. La cifra dovrebbe essere molto più alta ma gli attacchi sul virologo italo-americano hanno avuto effetti non solo su di lui ma hanno anche eroso l’idea che la scienza e la medicina dovrebbero guidare la strategia per affrontare la pandemia e non le parole spesso false e fuorvianti dell’attuale inquilino alla Casa Bianca. Ce lo conferma anche il fatto che il 60 percento degli americani non approva il modo di Trump nell’affrontare la pandemia.Gli attacchi personali ai suoi avversari sono stati l’arma di Trump più efficace e spesso hanno funzionato con individui ma anche istituzioni. Il 45esimo presidente mette in dubbio quello che lui non vede di buon occhio e poi nella sua mente e in quella dei suoi sostenitori riesce a sopraffare i “nemici”. Nel caso di Fauci però non gli è riuscito perché la paura del virus è stata più forte delle asserzioni fasulle dell’attuale presidente. Il virologo ne esce vittorioso, ma come sempre, cauto, anche se ovviamente ferito. Rispondendo alla domanda di una giornalista del New York Times la quale voleva dare uno sguardo ad alcune mail offensive e minacciose ricevute, Fauci ha risposto con un secco “no”.Come spesso avviene quando Trump attacca qualcuno i suoi fedelissimi passano al contrattacco per sostenere il loro capo. Non avremo dunque esempi precisi sulla ferocia degli attacchi ricevuti in privato da Fauci per i quali però è stato messo sotto scorta. Gli attacchi dei collaboratori di Trump sono stati esplicitamente abominevoli. La Casa Bianca ha condiviso anonimamente una lunga lista di commenti fatti da Fauci che dovrebbero dimostrare gli errori commessi dal virologo. Si tratta di una lista molto simile alle ricerche negative su un avversario politico. In particolar modo si cercava di dimostrare che Fauci cambia idea su alcune cose importanti.Interpellato su questi cambiamenti, Fauci ha spiegato che nella scienza si cambia idea quando nuove informazioni vengono scoperte, le quali fanno capire una data situazione in modo più completo. Nulla di nuovo. Le nuove ricerche ci aiutano ad agire in modo migliore. Fauci ammette di avere sbagliato qualche cosa e non ha nessun problema a chiedere scusa. Trump, ovviamente, non sbaglia mai e non chiede mai scusa per niente. Fauci però nella sua lunga carriera ha salvato la vita a migliaia di persone e si è conquistato una reputazione stellare. L’editorialista Maureen Dowd del New York Times lo ha chiamato “un tesoro nazionale”. Anche il senatore Cory Gardner, repubblicano del Colorado, ha usato la stessa espressione, riecheggiata anche dalla Society for Pedriatic Research. In un recente articolo della loro rivista si legge che
Fauci rappresenta il meglio della scienza, medicina e sanità pubblica. Spesso, continua l’articolo, Fauci è chiamato il medico dell’America poiché guida con “integrità” e le sue raccomandazioni sono “basate sulle più solide ricerche scientifiche” e le sue sintesi su qualunque problema si concentrano sempre sui “migliori interessi del Paese”. Trump è tutto il contrario. Tutto quello che fa e dice verte sui bisogni personali e politici.I media hanno cercato di fare scendere Fauci in campo contro Trump ma il virologo italo-americano non ha abboccato. Rispondendo alla Woodruff se considera di avere la fiducia della Casa Bianca, Fauci ha risposto in maniera positiva. Nonostante le parole diplomatiche e la marcia indietro di Trump di attaccarlo, Fauci rimane fiducioso ma con cautela. Il 45esimo presidente, indietro in tutti i sondaggi, ha deciso di riprendere le quotidiane conferenze stampa sul Covid-19. Nel suo più recente intervento ha letto, sempre in modo poco convinto, le raccomandazioni degli esperti, riconoscendo che, come ha detto recentemente Fauci, “la situazione è destinata a peggiorare prima di migliorare”. Ha poi continuato con il suo quadro roseo aggiungendo che il virus “scomparirà” come aveva detto tante volte. Ha poi accettato a malavoglia che l’uso delle mascherine forse può essere “utile” ma non intende imporne l’uso, lasciando la decisione ai governatori. In effetti, nonostante il tono più sobrio Trump non riesce a capire e seguire le raccomandazioni degli esperti i quali erano tutti assenti alla conferenza stampa. La pandemia ha però aperto gli occhi agli americani che per fermare il Covid-19 il populismo deve mettersi da parte per dare precedenza alla scienza. Trump non sembra averlo capito, ignorando che il vero nemico è il virus e Fauci è un vero alleato. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Attacchi turchi nel Sinjar iracheno

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

L’esercito turco ha di nuovo attaccato obiettivi kurdi nel nord dell’Iraq per diversi giorni. I raid aerei hanno lo scopo di distrarre la popolazione turca dal fallimento del governo nella crisi delcoronavirus e dalla desolata situazione economica del Paese. Per poter lasciare al potere Erdogan, la gente sta morendo nelle aree kurde di Sinjar, Makhmur e Kandil. Ci sono state notizie che le truppe di terra turche hanno passato il confine con il Kurdistan iracheno. Anche l’Iran sta attaccando obiettivi kurdi nella regione con artiglieria e missili. Non solo le posizioni del PKK kurdo sono state colpite, ma anche i campi profughi e altri obiettivi civili. I monti del Sinjar sono l’area centrale della comunità religiosa Yezida nell’estremo nord-ovest dell’Iraq. Nell’agosto 2014 il cosiddetto “Stato islamico” (IS) ha attaccato la regione e ha messo in fuga quasi tutta la popolazione yezida. Migliaia di persone sono state uccise e le donne Yezide sono state violentate e schiavizzate in massa. Questa regione, dove la gente soffre da anni le conseguenze della violenza islamista, sembra essere uno dei principali bersagli dei nuovi attacchi turchi.
Anche se il governo turco sostiene di combattere il PKK, alla fine rafforza lo Stato Islamico nella regione. Quasi tutti i gruppi kurdi avevano combattuto l’IS e altri gruppi islamisti radicali. La Turchia li aveva tollerati o sostenuti. Ora sta indebolendo gli stessi gruppi che proteggono le minoranze nel nord dell’Iraq dagli attacchi delle milizie islamiste radicali.
La NATO, come tutta l’Unione Europea, non devono accettare gli attacchi di un proprio Paese partner alla popolazione kurda. Un rinnovato inginocchiamento davanti al sempre più dispotico Erdogan farebbe solo il gioco degli islamisti radicali.

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Aumentano gli attacchi nel Sahel e per i civili il tempo stringe

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è in allarme per l’inasprirsi delle violenze nella regione del Sahel che, nelle ultime settimane, ha fatto registrare la persecuzione di centinaia di civili innocenti, provocato la fuga di numerose persone e sta seriamente ostacolando le attività di assistenza umanitaria.Gli attacchi condotti dai gruppi armati e la conseguente controffensiva delle forze di sicurezza hanno portato un numero ulteriore di persone a fuggire per mettersi in salvo, andando a esercitare nuove pressioni sulle comunità di accoglienza, già alle prese con enormi privazioni derivanti dalla presenza di sfollati, spesso parenti fuggiti da violenze precedenti.L’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Binedama, nell’instabile regione di Mopti, nel Mali centrale, il 5 giugno, ha provocato la morte di 26 civili.Inoltre, il 31 maggio, gruppi armati hanno colpito un’area che accoglie rifugiati presso Intikane, nel Niger occidentale, uccidendo due rappresentanti della comunità di rifugiati e un rappresentante della comunità locale. L’aggressione ha determinato che oltre 10.000 persone fuggissero in cerca di riparo nell’entroterra, nella zona di Telemces, dove l’UNHCR e i partner hanno contribuito a fornire in tempi rapidi circa 1.180 alloggi temporanei. Tuttavia, le condizioni di vita restano “deplorevoli”, sollevando seri motivi di preoccupazione relativi ad approvvigionamento idrico e salute.
“Gli attacchi continui ai danni dei civili nel Sahel, che hanno paralizzato la vita nei paesi e nelle località a ridosso del confine, sono incommensurabili e incomprensibili. Le persone sono costrette a fuggire a più riprese e hanno disperato bisogno del nostro aiuto. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurare loro assistenza, malgrado le difficoltà di questo periodo”, ha dichiarato Millicent Mutuli, Direttrice regionale dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale, in riferimento alla pandemia da COVID-19 e ad alcune delle restrizioni derivanti dalle misure di risposta.I rifugiati presenti nella regione Liptako-Gourma, punto di triplice frontiera in cui Burkina Faso, Mali e Niger convergono, stanno cercando di mettersi in salvo in aree anch’esse flagellate da violenze e povertà. Molti sono dovuti fuggire più volte.In risposta alla situazione, l’UNHCR ha fornito alloggi e assistenza a oltre 25.000 famiglie e mira a concludere la distribuzione di beni di prima necessità per 16.500 famiglie entro la fine del mese. Tuttavia, le attività di assistenza umanitaria sono seriamente ostacolate dalla crescente assenza di sicurezza, dall’impatto del COVID-19 e dalla carenza di risorse adeguate. Dall’inizio del conflitto armato, scoppiato nel Mali settentrionale nel 2011, le violenze si sono estese al Mali centrale, al Niger e al Burkina Faso.In quella che è ormai una delle crisi che registrano un aumento delle persone in fuga tra i più rapidi al mondo, sono milioni i civili fuggiti dalle aggressioni indiscriminate perpetrate da gruppi armati, tra le quali si contano esecuzioni sommarie, la pratica diffusa dello stupro delle donne, e attacchi contro le istituzioni statali, quali scuole e strutture sanitarie.In Burkina Faso, in particolare, il numero di sfollati interni è cresciuto dai 560.000 di inizio febbraio agli 848.000 di fine aprile, vale a dire 288.000 persone in più in circa tre mesi.Per dare risalto alle enormi esigenze che affliggono la regione e continuare a implementare la risposta all’aggravarsi della crisi, l’UNHCR lancerà l’appello per la crisi nel Sahel questo venerdì, 12 giugno.Il personale dell’UNHCR impegnato nella regione, insieme ai partner e alle autorità, sta assicurando assistenza alle popolazioni in condizioni disperate, ma l’incremento dell’insicurezza e le misure anti-COVID-19 compromettono gravemente le capacità dell’Agenza di raggiungere tutti coloro che sono in stato di necessità nelle aree più remote di Burkina Faso, Niger e Mali.
Tutti e tre i Paesi dispongono di infrastrutture sociali inadeguate, pertanto assicurare alloggi, alimenti, assistenza sanitaria e approvvigionamento idrico a rifugiati e sfollati continua a costituire una priorità. Molti arrivano privi di effetti personali e sono accolti da comunità locali che, nonostante dimostrino generosità, patiscono una grave carenza di risorse e necessitano di supporto per poter sopravvivere.

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Inaccettabili attacchi a Colombo durante proteste in USA

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Come segnalato da Umberto Mucci di We the Italians, l’ondata di proteste negli Stati Uniti ha visto anche attacchi violenti contro Cristoforo Colombo e le sue effigi. A Boston, è stata decapitata una statua del navigatore, mentre a Richmond una statua è stata buttata in un lago. Riteniamo inaccettabile l’associazione di “razzista” a Colombo, simbolo italiano. La nostra completa solidarietà alle comunità italo-americane. Chiediamo urgentemente al ministro Di Maio di intervenire a tutelare di un simbolo nazionale, che nulla ha a che vedere con la ragione delle proteste. Più volte siamo, infatti, intervenuti chiedendo il rispetto per Colombo e il contrasto a questa iconoclastia che nulla ha a che vedere con i diritti dei nativi o delle altre minoranze ma che è sempre stato simbolo di unione fra le comunità italo-americane e fra la nazione italiana e quella americana.” Così il deputato FDI Federico Mollicone, componente dell’Unione Interparlamentare Italia-Stati Uniti.

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Gli attacchi velati di Obama e i contrattacchi spregiudicati di Trump

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 Maggio 2020

“È stato un presidente incompetente”. Così Donald Trump mentre parlava con giornalisti alla Casa Bianca commentando il recente discorso di Barack Obama ai laureati del 2020. L’ex presidente non aveva nominato esplicitamente il suo successore ma aveva additato all’operato dell’attuale inquilino della Casa Bianca come completamente insoddisfacente.Gli ex presidenti americani di solito tacciono sulla condotta di quelli che li seguono come commander-in-chief. Pochissime le eccezioni a questo comportamento. Va ricordato però che Theodore Roosevelt, il 26esimo presidente (1901-09) in un discorso del 1912, criticò aspramente la piattaforma e il servizio del suo successore William Taft (1909-13). Per il resto della storia presidenziale si era stabilita una “pace” fra ex presidenti e presidenti in carica che è durata per molti anni.Il 2020 è però diverso non solo per la pandemia in corso ma anche per gli stili e ideologie diversi fra Trump e Obama. Il primo presidente afro-americano ha sottolineato nel suo discorso che nonostante tutti i problemi della recente pandemia i giovani devono essere ottimisti. L’America ha già sofferto tempi duri— schiavitù, altre pandemie, la Grande Depressione, e l’undici settembre. Obama ha ricalcato anche che l’America è uscita più forte dopo avere affrontato questi periodi bui. Il 44esimo ha anche rilevato la necessità dei giovani di partecipare attivamente alla politica perché gli “adulti” che controllano il sistema stanno fallendo. Obama ha detto anche che i nuovi laureati non dovrebbero fare quello che “dà l’impressione di essere buono o conveniente” come fanno i bambini. Sfortunatamente, ha proseguito Obama, molti adulti fanno esattamente così comportandosi da bambini. Bisogna invece, sempre secondo il 44esimo presidente, decidere da se stessi, basandosi sui valori come l’onestà, il duro lavoro, la responsabilità, la giustizia, la generosità e il rispetto per gli altri.Senza menzionare il nome, Obama si riferiva a tutte le qualità che mancano all’attuale presidente. La stoccata più profonda è emersa quando l’ex presidente ha parlato della pandemia che ha eliminato “ogni illusione che quelli al governo” sanno quello che fanno. “Non fanno nemmeno finta di governare”, ha continuato Obama, nonostante i loro “titoli pomposi”, additando Trump, senza però fare il nome del presidente in carica.Trump non ha ovviamente gradito e ha reagito come fa con chiunque non sia “gentile” con lui, ricorrendo all’attacco personale. I fatti però danno ragione al primo presidente afro-americano. La pandemia ha rivelato l’incompetenza di Trump. Con il 4 percento della popolazione mondiale gli Stati Uniti hanno registrato quasi 1,6 milioni di contagi, ossia il 30 percento del totale al mondo. La cifra dei decessi è alquanto sconcertante con quasi 94mila negli Usa, ossia il 29 percento del totale mondiale. La pandemia ha anche massacrato l’economia con più di 38 milioni di disoccupati attualmente. Nel secondo trimestre del 2020 si prevede un tasso di disoccupazione del 14 percento e un calo del Pil del 38 percento. L’economia che doveva essere il cavallo di battaglia della rielezione di Trump è sfumata costringendolo ad amplificare gli attacchi per togliersi ogni responsabilità e incolpare gli altri della situazione. Ecco come si spiegano i feroci tweet contro l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, a cui ha minacciato di togliere i contributi. Il Covid-19 è un virus cinese e dunque Trump ha sentenziato che la colpa è della Cina. E se mancano le attrezzature di protezione al personale americano della sanità la colpa è dei governatori. Rispondendo a una domanda di un giornalista se lui ha qualche responsabilità, il 45esimo presidente ha risposto che la sua performance merita un perfetto dieci.
Con l’economia a pezzi, Trump sta facendo di tutto per accelerare la ripresa, incoraggiando gli Stati a riaprire, nella speranza di un miracolo per raggiungere cifre incoraggianti prima dell’elezione di novembre. Si tratta di un’eventualità poco probabile e dunque ha deciso che la strada migliore per la rielezione sarà quella di amplificare i suoi attacchi. Ecco come si spiega l’ultima sua teoria di complotto sull’amministrazione del suo predecessore che Trump ha già etichettato Obamagate. Si tratterebbe, secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca, di manovre che Obama avrebbe fatto usando la Fbi per le primissime indagini che hanno alla fine scatenato il Russiagate. Non vi è nulla di concreto ma poco importa. Trump spera che il semplice fatto di parlarne toglierà l’attenzione mediatica dalla pandemia e la sua disastrosa performance e intrappolerà anche Joe Biden, il suo rivale a novembre. In effetti, Trump sta cercando di ripetere quello che ha fatto nel 2016, ossia demonizzare la concorrenza.In questo caso però sarà più difficile perché è già stato al potere per quasi quattro anni e dovrà fare salti mortali per districarsi dalle sue responsabilità nella profonda crisi attuale. Una comparazione con l’indice di gradimento di Trump in comparazione ai governatori ce lo chiarisce. Mentre buona parte dei leader Statali ricevono “buoni voti” dai loro cittadini per il loro operato nella pandemia, Trump si trova all’ultimo posto, secondo un recentissimo sondaggio, accompagnato dal governatore della Georgia Brian Kemp, il quale ha seguito la stessa strada noncurante del presidente nell’affrontare il Covid-19. I sondaggi che contano però sono quelli degli Stati in bilico ma anche qui le notizie sono poco promettenti per Trump. Gli attacchi dell’attuale inquilino della Casa Bianca al suo predecessore si riveleranno controproducenti. Obama rimane molto popolare con gli elettori democratici ma anche con gli americani in generale. Con gli elettori afro-americani rimane popolarissimo. Attaccare Obama non farà altro che stimolarli a presentarsi alle urne votando in massa contro Trump. (By Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.)

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Violenza in Siria: Attacchi alle minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) critica i continui crimini della Turchia, membro della NATO, contro le minoranze nel nord della Siria. Nei giorni scorsi, le notizie di crimini di guerra commessi dal regime siriano e dalla Russia contro obiettivi civili avevano fatto scalpore a livello internazionale. Allo stesso tempo, i paesi partner della Turchia, tra cui Italia, Germania e Stati Uniti, rimangono in silenzio sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo Erdogan e sul suo sostegno alle milizie islamiste. Questo atteggiamento rende la politica siriana dell’Occidente generalmente inaffidabile agli occhi delle persone colpite.
L’APM continua ad informare regolarmente i governi degli Stati della NATO sugli attacchi contro curdi, cristiani, yezidi e altri gruppi etnici nella Siria settentrionale, classificati come crimini di guerra. Ciononostante questi governi tacciono sulle pratiche disumane della Turchia nel nord della Siria. In questo modo la stanno sostenendo. La potenza occupante turca ha ripetutamente e completamente interrotto la fornitura d’acqua alla città di Al Hasakah e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Solo in questa regione, centinaia di migliaia di persone di origine curda, araba, assiro/aramaica, armena e di fede musulmana, cristiana e yezida ne sono colpite. La Turchia e le milizie siriano-islamiche che sostiene, stanno occupando gran parte della Siria settentrionale e orientale. In queste zone sono insediati in particolare gruppi etnici curdi, cristiani, yezidi e aleviti. I governatori provinciali sono di fatto legati all’amministrazione turca e sono controllati da gruppi islamisti, anch’essi controllati da Ankara. Queste milizie sono costituite in gran parte da ciò che rimane dell’IS, l’ex fronte di Al-Nusra, ma anche da intere milizie jihadiste come Ahrar al-Sham o Faylaq al-Sham. C’è un clima di paura: rapimenti, torture ed esecuzioni extragiudiziali sono all’ordine del giorno. Scontri tra le stesse milizie filo-turche per arraffare tutto il possibile, sono un evento regolare. Gli attentati con autobombe nel contesto di questi conflitti interni hanno avuto più volte conseguenze drammatiche per la popolazione civile. Il 29 aprile, per esempio, almeno 60 persone sono rimaste uccise quando un’autocisterna è esplosa in un mercato di Afrin. Il governo turco accusa i gruppi curdi, mentre altre fonti sospettano che i responsabili siano milizie islamiste pro-turche. I gruppi curdi hanno severamente condannato l’attacco. Queste condizioni fanno sì che sempre più ampie fasce della popolazione curda, cristiana, yezidi e alevita siano costrette a lasciare la regione: al loro posto saranno insediate persone fedeli alla Turchia di fede radicale sunnita.

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Bioinformatica: una scienza necessaria per combattere gli attacchi virali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Maggio 2020

Ormai è un dato certo: la bioinformatica, nei prossimi anni, condizionerà in modo determinante il progresso tecnico-scientifico della nostra società. Si tratta di una scienza fortemente interdisciplinare, che mescola saperi e competenze per espandere la nostra conoscenza del mondo biologico, soprattutto per quanto concerne gli aspetti strutturali e funzionali dei suoi componenti. Una disciplina che chiede alle scienze matematiche, fisiche e naturali di uscire dal loro isolamento per mescolarsi e produrre dati, informazione e conoscenza.Gli ambiti nei quali questa scienza trova la sua naturale collocazione vanno dalla genetica, alla biologia molecolare, dalla ricerca farmacologica generale a quella specifica immunologica e virale: è ovvio quindi, come la bioinformatica assume un’importanza strategica specie in tempi di Coronavirus.
Per Giovanni Morelli, chimico teorico di formazione che da anni si occupa di High Performance Computing (calcolo ad alte prestazioni ndr) anche in ambito bioinformatico per la lotta, nello specifico, dei virus. “Essi sono essenzialmente materiale genetico allo stato puro. E’ un corpuscolo dotato di una sola capacità: veicolare informazione; quella per riprodursi. La “ricetta” per adempiere a questo unico scopo è depositata nel materiale genetico che veicola (sotto forma di DNA o RNA contenuto in un involucro lipoproteico), eppure da solo non ha nessuna possibilità di realizzarla: per questo infetta le cellule degli organismi superiori, si serve del loro “laboratorio di sintesi” per realizzare la sua unica ricetta. Ora, i modi ed i mezzi attraverso cui viene sferrato questo attacco sono abbastanza noti alla biologia molecolare; tuttavia ogni virus ha una sua “specificità” che bisogna innanzitutto conoscere per poi progettare rimedi molecolari altrettanto specifici: la bioinformatica svolge un ruolo determinante in entrambe queste fasi. Il principale soggetto di studio è supporto molecolare costituito da una enorme quantità di informazione, ovvero una fonte smisurata di dati: da questo punto di vista la bioinformatica si configura anche come la scienza dei dati applicata ai contesti biologici. Non è un caso che molti paradigmi del Data Analytics (la scienza dell’analisi dei dati) si utilizzano anche in biologia computazionale, sollevando la questione cruciale delle competenze squisitamente tecnologiche coinvolte nel campo bioinformatico: le architetture di calcolo parallelo, la virtualizzazione, i workflow basati su containers, il GPU computing, i filesystem distribuiti per gestire (archiviare e accedere) enormi quantità di dati sono solo alcuni degli aspetti tecnologici coinvolti nelle attività di ricerca e produzione bioinformatica e, per i quali, sono richieste competenze verticali di altro profilo”. (fonte: Comunicazione DazebaoNews)

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Burkina Faso: Attacchi a villaggi Fulani causano massacro con 43 morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede con determinazione il perseguimento dei responsabili del massacro di 43 persone avvenuto lo scorso 9 marzo durante gli attacchi armati ai villaggi di Barga und Dinguila, abitati da persone appartenenti al gruppo dei Fulani di fede musulmana. Per l’APM, è evidente che la cosiddetta guerra al terrorismo venga utilizzata per commettere gravi violazioni dei diritti umani e vendicarsi di vicini presunti nemici. Non è accettabile che singoli gruppi etnici vengano in toto accusati di terrorismo. In Burkina Faso i Fulani vengono sempre più spesso sommariamente accusati di sostenere il terrorismo di stampo islamico e sono quindi vittime di attacchi da parte di autoproclamate milizie di autodifesa come le Koglweogo. Queste milizie si sono formate tra gli agricoltori e gli allevatori di bestiame e da anni vengono accusate di commettere gravi violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile. Con il pretesto della lotta al terrorismo e l’inefficacia delle forze di sicurezza statali nel proteggere la popolazione da aggressioni jihadiste, queste milizie di fatto godono dell’impunità. Nel gennaio 2020 il parlamento del paese africano ha approvato una legge che sostiene in modo mirato le “organizzazioni volontarie per la protezione della patria” e in tal senso le milizie di autodifesa possono ricevere armi e i loro volontari possono ricevere un addestramento militare di due settimane.Ma, commenta l’APM, quando uno stato rinuncia al monopolio della violenza a favore di milizie auto-proclamate, la violenza e le violazioni dei diritti umani ne sono la ovvia conseguenza. Il Burkina Faso deve urgentemente rivedere la sua strategia nella lotta al terrorismo e garantire la tutela della popolazione civile con le forze di sicurezza statali. L’APM si rivolge anche all’Unione Europea chiedendo di impostare la cooperazione con il Burkina Faso ponendo la tutela e il rispetto dei diritti umani come questione prioritaria. Attualmente in Burkina Faso almeno 560.000 persone sono in fuga dalle violenze, soprattutto nel nord del paese. Nel 2019 sono stati registrati 588 aggressioni armate che hanno causato la morte di complessivamente 1.082 persone.

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