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Posts Tagged ‘attentato’

L’attentato di Barcellona è l’ennesimo colpo inferto all’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

europa comunitaria2“E’ all’Occidente e alla nostra identità. Serve una reazione forte, un moto di coscienza di tutti contro un unico nemico e che ci spinga sulla strada della collaborazione e dell’unità senza cedere a false semplificazioni che creano solo conflitti ideologici”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare ai microfoni di Tgcom24.”Sulla prevenzione del terrorismo in Europa sono stati fatti molti passi in avanti – ha aggiunto – ma è evidente che non basta: serve ancora più collaborazione tra i sistemi di intelligence della Ue e della comunità internazionale. I nostri sono tra i migliori ed i più efficienti ed efficaci e questa è una delle ragioni per le quali finora la prevenzione ha avuto effetti positivi. Inoltre, è necessaria una difesa comune europea con l’ambizione di difendere i comuni confini. Solo così si crea la coscienza di essere una reale unione degli Stati Uniti d’Europa, quell’unione che De Gasperi aveva prospettato già molti anni fa”. E ha concluso: “Molti si erano probabilmente illusi che con la riconquista di qualche roccaforte dell’Isis il terrorismo fosse stato sconfitto. Purtroppo invece ci troviamo a renderci conto drammaticamente del contrario. La lotta sarà ancora lunga e, poiché il terrorismo ha dimostrato doti di grande resilienza, si manifesterà anche secondo modalità nuove e imprevedibili. Non possiamo abbassare la guardia, anzi la sfida diventa sempre più complessa”. (n.r. Quante volte abbiamo sentito in passato dopo un evento terroristico le stesse parole? Troppe per non crederci oggi. Sembra quasi che taluni paesi europei non siano interessati a condividere le informazioni di intelligence e semmai a servirsene per usi reconditi. E l’Europa dov’è?)

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Gerusalemme: attentato

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

gerusalemmeL’attentato di oggi alla Spianata delle Moschee, dove mi trovavo 48 ore fa in occasione della mia visita come Presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, conferma che il conflitto israelo-palestinese non può essere derubricato a guerricciola di provincia ma costituisce ancora oggi un elemento di forte instabilità nella regione mediorientale”. Così Paolo Alli, presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa Popolare.”La comunità internazionale – aggiunge – non può abbassare la guardia di fronte a una situazione nella quale il terrorismo, in questo caso Hamas, ancora dimostra di poterla fare da padrone. E deve assolutamente evitare dichiarazioni velleitarie e ideologiche come quelle dell’Unesco. La massima solidarietà agli amici israeliani ma anche a chi, all’interno della componente palestinese, magari in modo minoritario, ancora crede e lavora per la pace”.

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“Tristi e sgomenti per attentato”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

terrorismo londra“Ancora una volta il Regno Unito ha subito un brutale attacco terroristico. Si tratta dell’ennesimo atto che ci lascia tristi e sgomenti, ancora più difficile da comprendere perché finalizzato a colpire persone innocenti”. A dirlo è Paolo Alli, presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa popolare. “Quel che è certo – aggiunge – che questi attacchi rafforzano la nostra determinazione a sconfiggere il terrorismo internazionale. I nostri valori, la fede nei diritti umani, nella democrazia, nel diritto e nella libertà individuale, non possono essere rovesciati da coloro che credono solo alla violenza e all’intimidazione. Certo di parlare a nome dell’intera Assemblea Parlamentare della Nato, voglio esprimere la mia vicinanza e il mio cordoglio più profondo alle vittime di questo vile attacco terroristico, alle loro famiglie e ai loro amici”, conclude Alli.

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Afghanistan: attentato terribile

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

afghanistan“Il tremendo attentato che ha avuto luogo stamattina a Kabul, costato la vita ad almeno 80 persone, dimostra l’importanza della presenza occidentale in Afghanistan. La stabilizzazione dell’area è fondamentale anzitutto per la popolazione afghana ma è molto importante anche per l’intero Occidente. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa popolare. E aggiunge: “La prevenzione del terrorismo jihadista, infatti, passa anche dalla pacificazione di quella regione, che è ancora terreno fertile per chi diffonde la cultura dell’odio e della violenza. Il fatto che questo gesto barbaro e insensato sia stato condotto durante il Ramadan, mese santo per i musulmani, mostra, inoltre, come i terroristi non abbiano niente a che fare con nessuna religione. Il loro atto dimostra solamente il più totale disprezzo per la sacralità della vita umana”.

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Dichiarazione del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sugli attentati di Londra

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

Bruxelles. “I miei pensieri sono con Londra, con i familiari delle vittime, con i pendolari che stanno rientrando a casa, con le persone che da ogni paJean-Claude Junckerrte del paese e del mondo stanno provando a mettersi in contatto con i propri cari e con i servizi di emergenza che, come ogni sera, prestano coraggiosamente servizio.Esattamente un anno fa i cittadini di Bruxelles e del Belgio provavano lo stesso dolore e sono stati confortati dalla vostra vicinanza e solidarietà. In questo momento carico di emozioni la Commissione europea non può che ricambiare sentitamente questa vicinanza.Il Regno Unito resterà sempre un partner e un amico con il quale continueremo a lavorare fianco a fianco nella lotta al terrorismo. Insieme, noi Europei non smetteremo mai di dimostrare che l’amore trionferà sempre sull’odio e che la tolleranza trionferà sempre sulla paura.

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Istanbul: Attentanto allarmante

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2017

istanbul“Il nuovo anno inizia nel segno del terrore con la notizia del drammatico attentato di Istanbul. Del resto un 2016 insanguinato a immani tragedie, su tutte quella di Aleppo, si era chiuso ieri con l’ennesimo attentato a Baghdad, che è costato la vita a decine di persone. Questi fatti, all’alba della giornata che Paolo VI volle dedicare alla pace nel mondo, ci richiamano alla necessità di lottare contro ogni forma di odio, di intolleranza e di intransigenza, che sono le cause dalle quali discendono violenza e terrorismo”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare in Commissione Affari Esteri alla Camera e Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato.”Anche il Presidente Mattarella – aggiunge – ieri nel suo discorso di fine anno, alto e nobile, profondamente realista e fortemente ancorato ai nostri ideali, ci ha messi in guardia contro l’odio come strumento di lotta politica. L’odio e la violenza verbale, ci ha detto, intossicano la società, facendo perdere il senso di comune appartenenza. E ci ha esortato a combattere questa deriva. C’è un compito per tutti e per ciascuno nel costruire la pace, ogni giorno. E questo compito è la più grande responsabilità per chi è chiamato a servire la società nella politica e nelle istituzioni. Solo questa responsabilità potrà far si che il terrore e la violenza, in tutte le loro forme, possano essere sconfitti”.

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Berlino: attentato terroristico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

berlino“Sono profondamente scioccato e rattristato per l’attacco spaventoso contro persone innocenti nel mercatino di Natale a Berlino”. Così Paolo Alli in una sua nota ufficiale come Presidente dell’Assemblea parlamentare della NATO “Ancora una volta, – aggiunge – i terroristi hanno dimostrato ciò che li contraddistingue profondamente: un completo disprezzo per i valori civili e della vita umana. Inoltre, a nome di tutti i membri dell’Assemblea parlamentare della NATO, vorrei sottolineare la nostra solidarietà verso il popolo tedesco. Vorrei anche offrire il nostro profondo cordoglio alle famiglie e agli amici delle vittime di questo tragico attacco”.

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Hallau Akbarr e Deus vult

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

monaco di bavieraMonaco d Baviera. Il fondamentalismo islamico colpisce alla cieca, all’improvviso, a tradimento, facendosi forza del panico che riesce a imporre.
Oggi tocca a Monaco di Baviera e non si conosce, mentre scrivo ( h. 19,40 di venerdì 22 luglio), il numero delle vittime, la dinamica e la coincidenza di due sparatorie chiaramente preordinate. Al grido “Hallau akbarr” (solo Dio è grande) spargono terrore, morti, feriti e incertezze.
Purtroppo, ed è il motivo per il quale sto scrivendo, sia pure senza notizie concrete, ha risposto, sull’onda di quanto è già accaduto a Nizza e sta accadendo a Monaco di Baviera, Padre Livio Fanzaga, responsabile storico di Radio Maria; risponde con “Deus vult” (Dio lo vuole) riaprendo le pagine della storia che ci riportano alle crociate contro gli infedeli.
Che un sacerdote semini ipotesi revansciste, alla stregua del peggiore Magdi Apostata Hallam, o dello stesso pontefice, oggi emerito, che pretendeva imporre il primato religioso al cristianesimo, negando e rinnegando ogni ipotesi di dialogo con l’Islam, ci appare, quanto meno, paradossale e in aperto dissenso con Papa Francesco. Ancora rifiutiamo di capire che solo l’Islam, quello vero, può e potrà neutralizzare il fondamentalismo frutto della fusione tra estremismo religioso e nazionalismo di stampo nazista. (Rosario Amico Roxas)
(n.r. Dalle prime notizie si sa che gli attentatori erano in tre e che dopo la sparatoria sono fuggiti separatamente e con molta probabilità prendendo la metropolitana. Si parla di sei morti e numerosi feriti gravi. Non scendiamo nei dettagli lasciando che lo facciano gli organi d’informazione nazionali ma rifacendoci solo al commento di Rosario Amico Roxas un profondo conoscitore del mondo islamico) (foto: fonte l’Espresso)

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Attentato a Nizza e il futuro del Jihad in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

strage-di-nizzaL’attentato, tra i più efferati compiuti in Europa dal jihad, quello della sera del 14 Luglio a Nizza è particolarmente interessante da studiare. E’ stato scelto un luogo di divertimento, come nel caso del Bataclan parigino, ma all’aperto e senza una specifica indicazione della identità religiosa dei presenti. I proprietari del locale di Parigi erano, si ricorderà, di religione ebraica, e l’atto terroristico avveniva dopo una sequenza di eccidi islamisti in luoghi ad alta presenza di cittadini francesi ed ebrei.Nel caso dell’eccidio di Nizza, non c’è nessuna differenza di bersaglio tra ebrei, cristiani o addirittura islamici presenti tra l’immensa folla che si raduna sulla Promenade des Anglais per festeggiare l’inizio della Francia repubblicana. Si colpisce la nazione, il simbolo, la gente comune. Tutti, insomma.Qui, allora, i dati da studiare sono diversi e, forse, più pericolosi di quanto non si possa oggi immaginare: il camion era guidato da un cittadino francese di origine tunisina, cittadino di Nizza.Poi, il camion. Chi l’ha comprato, o rubato, ha una rete di copertura ampia che sconfina molto probabilmente con la malavita, anche con quella non jihadista. Infatti, il pilota del TIR criminale era un jihadista con precedenti penali per reati comuni. Non è da escludere quindi l’inizio di un legame tra la tradizionale “mala” e il jihad. Fornire armi al jihad (anche se quelle trovate sul camion erano non utilizzabili) e le connessioni con le reti del contrabbando, di armi o di altro, potrebbe essere il nuovo business delle reti criminali tradizionali.
Sul piano teorico, della dottrina del jihad, l’attacco all’Europa è stato largamente previsto e stimolato dai proclami di Isis e Al Qaeda. Quando lo “stato” iraqeno-siriano si sgretola, le due organizzazioni rivali del jihad si ritrovano sulla stessa linea, quella degli attentati terroristici tra i “crociati e gli ebrei”.L’attacco indiscriminato, che alcuni analisti avevano ritenuto “superato” da parte di Al Qaeda, o dell’Isis, è oggi necessario per la sopravvivenza del jihad. Serve per manifestare potenza, e quindi richiamare la simpatia dei numerosi islamisti in fase di radicalizzazione, dimostrare forza per “proteggere” le minoranze islamiche presenti sul territorio deli “infedeli”, serve inoltre per spaventare la pubblica opinione e i governi occidentali, è utile infine per bloccare le attività della polizia e dei Servizi.E questo accade, deve accadere secondo i jihadisti, proprio nel momento in cui lo “stato” sirio-iraqeno sta fallendo.Sembra poi che la qualità delle forze dell’ordine e dell’intelligence sia un criterio di selezione da parte dei terroristi del jihad. Quanto meno efficienti, tanto più il loro Paese diventa un bersaglio. Prima il Belgio, in cui la polizia vallona non comunica con quella fiamminga, con Servizi di carattere, come dire? casalingo;poi la Francia, che ha subito anch’essa una riforma dei Servizi disfunzionale e cervellotica, sia per la loro attività estera che per quella interna. Non citiamo qui, per carità di Patria, quella del 2007 italiana. Detto tra parentesi, sembra proprio che le democrazie europee, oggi, non capiscano niente di intelligence.Le democrazie europee, quindi, devono quindi decidersi: o sacrificano una parte dei “diritti” e della privacy della cittadinanza per proteggerla dal jihad, o, seguendo il mito della democrazia di massa, dovranno accettare attentati sempre più efferati.C’è poi il problema dei dati su cui lavorare: tutti i Servizi e le Polizie operano oggi troppo ex post. Si ritiene, erroneamente, che il jihad generi reati che vanno colpiti singolarmente, mentre la predicazione della “guerra santa” rientra nelle libertà, appunto, garantite fin dai tempi della Rivoluzione Francese, ma con qualche parentesi storica. Falso. Il jihad è una strategia specifica di una guerra che è totalmente diversa da quella clausewitziana.
Occorre che le forze di polizia passino dalla (scarsa) repressione di alcuni reati connessi o derivanti dal jihad al contrasto nettissimo e strutturale con la stessa “guerra santa”. Un po’ come fecero Falcone e Borsellino con la mafia. Quindi occorrerà delineare una strategia contro l’islamismo in guerra, che riconnette insieme pressioni durissime contro gli stati finanziatori, azioni di guerra psicologica in Europa e fuori, repressione preventiva di focolai di jihad. Imitare noi la pratica del jihad per contrastarlo: sono le tecniche opfore di “guerra ibrida” che oggi una la Federazione Russa in Ucraina, per esempio. Lavorare dopo il fatto è quindi duro, ma inevitabile oggi per le Polizie europee. Occorre fare il contrario, e stabilmente.E ciò accade per vari motivi. Il primo è quello che i jihadisti hanno un uso rapido e efficiente dei social media e del crittaggio da usare in essi. Kik, Surespot, Telegram, Wikr, Detect, Tor, sono tutte applicazioni del tutto legali che servono per il crittaggio dei messaggi jihadisti, o per andare nel deep internet, quello che non risulta dai motori di ricerca. Isis ha sviluppato da tempo dei siti per addestrare alla encryption. Sono anch’essi tendenzialmente privi di segnali operativi, ma delineano, al momento buono, e solo a chi lo deve compiere, il posto e il tempo dell’attentato.U na sporulazione delle fonti che rende quindi difficile per qualsiasi intelligence seguire il jihad, che è fatto di reti occulte, in gran parte non ancora esplorate, che vivono secondo la regola “da bocca a orecchio” o della comunicazione verbale immediata, ma che si sovrappongono e comandano la comunicazione on line. Peraltro, è duro dirlo, le intelligence europee operano su due criteri di difficile verifica operativa. O il “grande vecchio” che decide tutto magari da qualche caverna nei Territori tribali del Pakistan, come era il caso di Osama Bin Laden, o il free rider, il giovane emarginato e radicalizzato che fa tutto da solo.In parte, i giovani del jihad possono fare molto da soli, perché le indicazioni dal vertice sono sempre generiche, e sta a chi opera sul terreno vedere, verificare, programmare. Ma questo non accade mai senza un via da parte di uno dei molteplici centri di comando, che poi devono giustificare e ampliare l’effetto dell’atto terroristico. Ritengo che l’Europa sarà quindi il prossimo campo di azione del jihad. Per molti motivi: il primo è che la massa di immigrati è tale da poter servire come rete di protezione, reclutamento, finanziamento per un buon numero di jihadisti. Lo disse il vecchio capo della Fratellanza Musulmana Mohammed Badie, pochi anni fa: “l’Europa non la invaderemo con il jihad, basterà la demografia”. E’proprio quello che sostengono, senza saperlo, molte anime belle del multiculturalismo.Il secondo motivo è che, come il jihad ha proclamato poco tempo fa, l’Europa verrà rapidamente islamizzata e la bandiera nera dell’Isis batterà, come mostrava una copertina della rivista teorica del gruppo siriano-iraqeno, sul Vaticano.Quello che dicono fanno, ma non sappiamo mai come. E’ il momento, allora, di ripensare le strategie di intelligence in tutta Europa, senza creare una inutile “agenzia unica” ma ripensando in modo nuovo e creativo la minaccia jihadista. (Giancarlo Elia Valori)

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Nizza: attentato e immagini sui media

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Zombie Splatter“Siamo solidali con il popolo francese e condanniamo con fermezza gli autori della strage. Non ci pieghiamo di fronte a quello che vuole essere un atto per incutere paura e destabilizzazione nel mondo occidentale. Ci auguriamo che gli italiani dispersi non siano tra le vittime di questa follia omicida. Condividiamo l’appello del Ministero degli Interni francese a non pubblicare sui social media contenuti non verificati.
Auspichiamo che presto venga inaugurata una nuova tendenza giornalistica, quella di non trasmettere le immagini più cruente e drammatiche, questo a tutela della privacy delle vittime e per detonare lo schema di propaganda dell’Isis. Il terrorismo ha, infatti, abbracciato il web come un vistoso canale dove promuovere se stesso, intimidire la gente, e radicalizzare le nuove reclute: con la comunicazione e la diffusione del sangue non si fa altro che perpetuare il terrore e moltiplicare il valore mediatico di questi criminali.” Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento tutela Vittime di Fdi AN, a seguito della strage avvenuta a Nizza nelle scorse ore. (foto: Zombie Splatter)

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Terrore a Nizza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Nizza 14 luglio ore 22,30 promenade Des Anglais un camion è stato lanciato contro la folla che aveva riempito il lungomare durante lo spettacolo dei fuochi artificiali. Il bilancio è stato drammatico. Da una prima conta sono risultati 84 morti e oltre cento feriti tra i quali diversi bambini. Il guidatore sterzava di continuo per colpire il maggior numero possibile di persone. La mattanza si è conclusa dopo l’intervento di una poliziotta che ha raggiunto il guidatore uccidendolo. L’autista del tir, era un tunisino di 31 anni. Tra i dispersi vi sono due italiani. Vi sono anche diversi bambini che sono fuggiti dal controllo dei loro parenti e che ora si cerca di farli ritornare in seno alla propria famiglia. Quelli ritrovati sono stati radunati nella caserma Auvare sede principale della polizia in città. L’autista che era alla guida del mezzo ha compiuto il gesto criminale da solo.  Gli ospedali di Nizza hanno lanciato un appello alla popolazione per la donazione del sangue per far fronte al gran numero di feriti. Potranno farlo recandosi al centro per le donazioni di rue Auguste Gal 45. Con questo attentato la Francia è ricaduta nel terrore. Per Christian Estrosi, presidente della Costa Azzurra,”È il dramma più terribile mai perpetrato a Nizza”. Ora si teme che altre “cellule impazzite” possano continuare ad uccidere e nel timore che ciò possa accadere è stato innalzato il piano di allerta. Lo ha deciso il ministro francese dell’Interno, Bernard Cazenueve giunto immediatamente sul posto.
La Farnesina si è messa subito in contatto con le autorità francesi per avere notizia degli italiani che partecipavano numerosi alla festa nizzarda. Sulla facciata del Municipio sono state issate le bandiere a mezz’asta mentre tutti gli eventi estivi sono stati cancellati, compreso il celebre Nice Jazz Festival e il concerto di Rihanna.

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Hamas benedice l’attentato di Tel Aviv

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

attentatoHamas inneggia ai cugini Muhammad e Khalid Muhamra, gli “eroi” che la sera di mercoledì hanno fatto strage dal centro commerciale di Sarona, nel cuore di Tel Aviv. Il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ha twittato la sua gioia per l’attentato di ieri sera al centro commerciale Sarona di Tel Aviv proclamando “onore e gloria” agli attentatori, da lui definiti “eroi”. I mass-media a Gaza hanno riferito di fuochi d’artificio per festeggiare la strage.
In un comunicato ufficiale su Twitter, Hamas ha poi dichiarato: “L’eroica operazione di mercoledì sera è il primo dei segnali per il mese sacro e la prima delle sorprese che attendono il nemico sionista durante il mese del Ramadan”. L’Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) ha affermato che l’attentato è motivo di orgoglio per i palestinesi ed è una sfida diretta al nuovo ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman. Per il portavoce di Hamas Hussam Badran essere riusciti a colpire nella zona blindata accanto al ministero della Difesa indica «il fallimento delle misure di sicurezza dell’occupazione». Dopo il massacro, si sono visti fuochi d’artificio in alcuni campi nei territori contesi anche se il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen ha ufficialmente condannato (come sempre…) le «violenze sui civili», dimenticandosi delle sue continue invocazioni al terrorismo lanciate negli ultimi mesi. L’attacco, il più sanguinoso da quando è iniziata la nuova ondata di violenze, lo scorso ottobre, segna un salto di qualità nella cosiddetta “Intifada dei coltelli”. Dietro c’è un piano ambizioso e su larga scala. Gli assalitori, originari di Yatta, vicino ad Hebron, sono entrati illegalmente in Israele e non hanno precedenti. Per aggirare il blocco totale all’arrivo di armi nei Territori, hanno usato fucili automatici artigianali, fatti in casa su imitazione della mitraglietta svedese Carl Gustav. Sono arrivati in abiti eleganti e hanno finto di essere clienti in un ristorante prima di cominciare a sparare.
(Fonte: Ansa.it, La Stampa, Israele.net, Progetto Dreyfus, 9 Giugno 2016) Nella foto in alto: le quattro vittime la cui vita è stata spezzata nell’attentato terroristico.

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Israele: attentato terroristico

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

mercato di SaronaTel Aviv. Mentre il mondo perde tempo nel boicottare lo Stato di Israele e i suoi prodotti, il terrorismo palestinese torna a colpire la Città Bianca: almeno tre persone sono rimaste uccise e altre cinque ferite, una di loro in modo critico e quattro gravemente, in un assalto a colpi di arma da fuoco in pieno centro a Tel Aviv, in una zona affollata di locali e ristoranti accanto al ministero della Difesa. Secondo alcuni testimoni citati da Yedioth Ahronoth spari sono stati uditi anche vicino, sulla via Carlebach. Due palestinesi, poi arrestati, hanno sparato più colpi nell’affollato Mercato di Sarona e hanno colpito numerose persone. Anche uno degli attentatori è stato ferito ed è ricoverato in ospedale.Due assalitori sono stati fermati dalla polizia. Ma sembra essercene un terzo in fuga, ha spiegato la polizia alla Bbc. Per la polizia si tratta di un attentato terroristico.
La polizia sta presidiando in forza tutta la zona – una delle più frequentate della città – che si trova tra l’altro ad un passo dal complesso del ministero della difesa e molte strade sono state chiuse. Molti testimoni parlano di spari a raffica. I due palestinesi, secondo la polizia, hanno circa 20 anni e sono originari di Atta, un villaggio nei pressi di Hebron, nei territori contesi. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, appena atterrato di ritorno da Mosca, ha subito indetto una riunione dei servizi di sicurezza a Tel Aviv.Nella foto in alto: il luogo dell’attentato nel mercato di Sarona.

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11 settembre: un altro documento chiama in causa l’Arabia Saudita

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

torri gemelleLa campagna elettorale negli Stati Uniti è entrata nella fase calda. E’ quindi inevitabile che le questioni politiche irrisolte e più esplosive tornino a riconquistare l’attenzione dell’opinione pubblica. La più importante riguarda la verità su l’11 settembre, sui suoi responsabili e finanziatori. Non si può dimenticare che 2977 innocenti persero la vita negli attentati contro le Torri Gemelle e che le loro famiglie, e non solo loro, non sono per niente soddisfatte delle spiegazioni ufficiali. Come è noto, quell’attentato cambiò radicalmente anche la politica internazionale. Le famose “28 pages”, che rivelerebbero un importante e determinante coinvolgimento di personaggi e di strutture dell’Arabia Saudita, sono ancora segretate. Esse sono parte del rapporto della Commissione di indagine del Congresso americano su l’11 settembre.Nel frattempo però è apparso un altro dossier, il “document 17” di 47 pagine che punterebbe il dito sui legami di ben 21 persone, operanti per conto di istituzioni saudite, e i dirottatori. Interessante è la lettura del testo: http://www.archives.gov/declassification/iscap/pdf/2012-048-doc17.pdf
Il documento è stato declassificato nel luglio 2015 dalla Interagency Security Clearence Appeals Panel (ISCAP). E’ una parte degli elaborati della “9/11 Commission”, la seconda indagine indipendente del 2003 sul più grande atto terroristico della storia. Il testo è stato scritto da due tra i più importanti inquirenti del governo federale americano, Dana Lesermann e Michael Jaconson. Gli stessi che per conto della Commissione di indagine del Congresso hanno partecipato alla stesura delle succitate “28 pages”.
Il “document 17” tra i tanti interrogativi chiede di conoscere chi abbia aiutato due dei dirottatori, che in precedenza avevano soggiornato a lungo in California. Essi avrebbero goduto di appoggi logistici e sostegni finanziari di cittadini sauditi operanti sul territorio americano, dei quali uno sarebbe stato addirittura un informatore della FBI.
Nella lunga serie di domande alla FBI si cerca di comprendere se sia stato fatto tutto il necessario per fermare i terroristi e scoprire le eventuali responsabilità e complicità dei 21 cittadini sauditi. Esso rivela anche vari collegamenti internazionali con personaggi operanti in altri Paesi tra cui la Germania e la Norvegia. In merito si spera che le nostre autorità abbiano controllato l’eventualità che i 21 personaggi menzionati abbiano avuto contatti anche nel nostro Paese. Negli Usa su tali questioni il dibattito è diventato più acceso e più diffuso. L’ex senatore Bob Graham, già copresidente della Commissione d’indagine del Congresso su l’11 settembre, continua con insistenza a chiedere la desecretazione delle 28 pagine. Anche recentemente in diverse interviste ha ribadito che ”è necessaria la riapertura di un’indagine generale su l’11 settembre perché entrambe le Commissioni di indagine hanno dovuto operare entro un limite temporale che non ha permesso una’indagine esaustiva”. Ha aggiunto: ”Le 28 pagine sono importanti in quanto indicano come il complotto venne finanziato e, anche se non sono autorizzato a discuterne, i dettagli comunque puntano il dito in maniera forte contro l’Arabia Saudita.. . E’ notorio che agenti del governo saudita hanno aiutato almeno due dirottatori che vivano a San Diego, con sostegni finanziari e garantendo loro l’anonimità”. La denuncia è forte tanto che definisce il lavoro della FBI una “aggressive deception”, un inganno aggressivo. Riteniamo che i fatti in questione siano troppo importanti per la stabilità e per la lotta contro il terrorismo internazionale e che la piena verità possa essere il primo passo per affrontare in modo giusto e pacifico le sfide globali. (Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista)

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Attentato di Lahore

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2016

lahore attentato«Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco».
Queste le dichiarazioni di monsignor Sebastian Francis Shah, arcivescovo di Lahore, in esclusiva ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, a seguito dell’attentato avvenuto ieri in un parco del capoluogo della provincia pachistana del Punjab, intorno alle 18.30 locali.
Il presule ha parlato con ACS di ritorno dall’ospedale, dove ha fatto visita ad alcuni degli oltre 300 feriti e alle famiglie delle 72 vittime dell’attentato. Tra queste ultime anche 30 bambini.
Monsignor Shah conferma come per la comunità cristiana del Pakistan nei giorni di festa, quali Pasqua o Natale, sia d’uso dopo la messa e il pranzo in famiglia, uscire a passeggio in un parco per continuare i festeggiamenti.
«Dopo l’attentato dello scorso anno alle due Chiese cristiane nel quartiere di Youhanabad temevamo che potesse verificarsi un attacco e per questo il governo ci aveva fornito tutte le misure di sicurezza necessarie per proteggere le Chiese, ma nessuno aveva pensato al parco». Nel pomeriggio di Sabato Santo le autorità locali avevano anche indetto un briefing per concordare le necessarie misure di sicurezza. Monsignor Shah ritiene plausibile che la comunità cristiana fosse l’obbiettivo degli attentatori, ma sottolinea come tra le vittime e i feriti vi siano anche molti musulmani. Il presule ha offerto conforto e consolazione anche a loro. «Ai miei fedeli ho detto di non perdere la speranza, perché anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi».Al telefono da Lahore, Peter Jacob, già direttore della Commissione Giustizia e Pace del Pakistan conferma ad ACS come i terroristi abbiano cercato di causare il maggior numero di vittime possibili e colpire in particolare modo la comunità cristiana».
Jacob sottolinea l’aumentato impegno da parte dell’esercito e del governo pachistano nel cercare di fronteggiare il terrorismo e non esclude che la scelta del parco Gulshan-i-Iqbal, non distante dalla casa di famiglia del Primo Ministro Nawaz Sharif possa rappresentare un messaggio per il premier. «Questa è la sua città e anche suo fratello, Shahbaz Sharif vive qui – afferma – dunque non possiamo escludere che gli attentatori abbiano voluto in qualche modo mandare un avvertimento alle autorità».
L’attentato potrebbe anche essere legato alle gravi tensioni che hanno seguito alla recente esecuzione di Mumtaz Qadri, che nel 2011 aveva ucciso il governatore dl Punjab Salmaan Taseer, “colpevole” di aver criticato la legge antiblasfemia. Qadri era ritenuto da molti un eroe perché aveva giustamente ucciso un blasfemo, e per questo la sua esecuzione è stata a lungo rimandata. Dopo la sua morte in tutto il paese vi sono state numerose proteste. «Non possiamo escludere un legame perché tra manifestanti e attentatori vi è un certo link ideologico», afferma Jacob.

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Attentati palestinesi in Israele

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

attentatoGerusalemme. Un turista americano morto, 11 feriti e quattro assalitori palestinesi uccisi dalle forze di polizia israeliane. E’ il pesante bilancio delle ore che hanno preceduto l’arrivo a Tel Aviv del vicepresidente Usa Joe Biden. A Jaffa è stato ucciso un turista americano da un diciottenne di Qalqilyia (nei territori contesi) che ha ferito gravemente altre 10 persone, fra le quali la moglie dello statunitense. L’assalitore ha prima colpito tre persone nella zona del porto e poi, fuggendo sul lungomare, ha accoltellato altri passanti nei pressi di un ristorante. L’uomo è poi stato ucciso dalla polizia.
A Gerusalemme, un uomo stamani ha aperto il fuoco con un fucile contro alcuni poliziotti nella Città Vecchia, ferendo un agente in modo grave. Nella fuga, l’assalitore è riuscito a ferire un altro agente della polizia israeliana. In un altro attacco, verificatosi a Petah Tikva, un palestinese di 20 anni ha accoltellato un ebreo ultraortodosso all’uscita di un negozio. La vittima e il proprietario del negozio sono riusciti a bloccare l’assalitore, uccidendolo. In precedenza, ancora a Gerusalemme, una donna palestinese aveva tentato di accoltellare alcuni agenti di polizia a Hagai Street, teatro di numerosi attacchi di questo tipo. La donna, una 50enne residente a Gerusalemme Est, è stata uccisa dagli agenti. Hamas si è felicitato per gli attacchi condotti oggi in rapida successione da palestinesi a Gerusalemme, a Petach Tikwa e a Jaffa (Tel Aviv). «Ci felicitiamo per quelle operazioni eroiche» ha detto Hamas, in un comunicato. «Dimostrano che sono destinati a fallire i tentativi di eliminare la intifada, la quale invece continuerà fino al raggiungimento dei suoi obiettivi». (fonte: Il Messaggero.it Nella foto: il luogo dell’attentato di matrice palestinse in cui è stato ucciso il turista americano a Tel Aviv)

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Attentato in un bar di Tel Aviv

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2016

attentato tel avivTel Aviv. L’attentato è avvenuto sulla Dizengoff, la più occidentale delle strade di Tel Aviv, teatro delle grandi stragi kamikaze negli anni Novanta. Prima dello Shabbath ieri un terrorista sulla trentina, “calmo e sorridente”, ha falciato i civili israeliani seduti al bar Simta, uccidendone due (fra cui il proprietario, Alon Bakal) e ferendone gravemente altrettanti. L’attentatore è un arabo israeliano, già noto alle autorità israeliane e riconosciuto dal padre dopo aver visto le immagini in televisione. Interpellato dal New York Times, l’esperto di antiterrorismo Daniel Byman ha detto che “sembra un attacco stile Isis”, come l’assalto ai ristoranti di Parigi del 13 novembre. Un tweet forse legato allo Stato islamico annunciava di voler colpire Tel Aviv. Anche Hamas e il Jihad islamico nei giorni scorsi avevano minacciato Israele di voler compiere un salto di qualità nella Terza Intifada, finora combattuta a colpi di coltelli e assalti con le auto. Tel Aviv, a differenza di Gerusalemme e dei Territori, era rimasta fuori dall’ondata terroristica: l’ultimo attentato risaliva al 2 novembre, quando vennero uccisi due israeliani.
Quale modo migliore per accogliere Israele nel nuovo anno che colpire gli ebrei al cuore della loro scintillante capitale economica? Tanti aspiravano a realizzare un simile attentato. Lo Stato Islamico, che alcuni giorni fa aveva declamato col califfo: “La Palestina sarà la vostra tomba”. Ma anche la galassia palestinese. E il fatto che il terrorista sia un cittadino israeliano che uccide altri israeliani avvicina prepotentemente Israele a Parigi, anch’essa messa in ginocchio da altri cittadini francesi. Ma questa strage, la più sofisticata dall’inizio della Terza Intifada, si consuma in un clima di impressionante e colpevole delegittimazione dello stato ebraico da parte dell’opinione pubblica internazionale. I capi politici dell’Europa da anni mistificano dicendo che il terrore che colpisce le loro città è diverso da quello che fa sanguinare Israele. Il presidente francese, François Hollande, nel suo discorso dopo il 13 novembre ha volutamente separato Gerusalemme dalle altre capitali colpite dal jihad. E basta sfogliare la top ten di antisemiti preparata dal Centro Simon Wiesenthal: ci trovi un giornalista di sinistra dello Spiegel, un festival di musica in Spagna, un leader politico inglese. Alla notizia dei morti di Tel Aviv, tanti europei, nei giornali, nelle cancellerie, nei parlamenti, nelle strade, segretamente si compiacciono. (fonte:Il Foglio.it) (foto: attentato tel aviv)

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Gerusalemme: ancora attentati

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2015

attentatoGerusalemme. Ancora attentati, ancora sangue, ancora morti, ancora vittime innocenti dell’odio palestinese in Israele, dove la violenza scatenata dalla cosiddetta “intifada dei coltelli” non accenna a fermarsi: due persone sono state uccise oggi a Tel Aviv a colpi di coltello. L’assalitore, un giovane palestinese, è stato ferito e arrestato. Le due vittime stavano pregando in un’area adibita a sinagoga all’interno di un edificio. L’attentatore ha 24 anni ed è originario del villaggio palestinese di Dura, nei Territori Contesi. Secondo testimoni, ha iniziato a pugnalare diverse persone nella sinagoga al secondo piano di un centro commerciale chiamato Panorama. E’ stato colpito da spari esplosi dagli agenti della sicurezza, riportando ferite di gravità moderata. Hamas ha elogiato l’attacco.
E la violenza è scoppiata anche nell insediamento di Gush Etzion (Giudea), dove quattro israeliani sono stati feriti in due attacchi. Secondo la Radio militare, i morti sono tre: un israeliano, un turista e un palestinese di passaggio. L’assalitore palestinese, dopo aver sparato diversi colpi di arma da fuoco sulle auto ferme a un ingorgo nella zona, è stato catturato. (foto: attentato)

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Beirut, Egitto e Parigi, Isis sposta il fronte del terrore

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

attentato parigiI tragici attentati di Parigi che hanno ucciso 129 persone il 13 novembre sono stati definiti l’11 settembre dell’Europa. Risvegliano la comunità internazionale all’urgenza di trovare una soluzione al caos in Siria e in Iraq. Lo Stato islamico in meno di due settimane, sotto pressione tra i suoi stessi “confini” in Medio Oriente a causa di un intensificarsi delle azioni militari internazionali contro le sue postazioni, ha portato lo scontro in altri territori, contro coloro che reputa nemici: in Egitto, l’abbattimento del volo russo da Sharm el-Sheikh ha ucciso 224 persone e sollevato domande sulla stabilità del Sinai; sono 44 i morti a causa di esplosioni nei quartieri sciiti di Beirut, roccaforte finora impenetrabile di Hezbollah. Parigi è stata colpita nei suoi momenti di svago e felicità. I drammatici attacchi delle ultime settimane hanno portato Paesi su fronti opposti in questo conflitto, come Francia, Russia e Stati Uniti, a pensare a una coalizione militare unificata contro la minaccia terroristica di Isis, la cui fattibilità resta dubbia. Sul piano politico manca però unità d’intenti sul futuro della Siria e sul ruolo del suo presidente, Bashar el-Assad. E davanti all’irrobustirsi della minaccia terroristica, del conflitto in medio oriente e del conseguente dibattito su immigrazione e integrazione, l’Europa sembra a corto di opzioni.

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Attentato ad Ankara

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

attentato ankara“L’attentato alla marcia pacifista di Ankara avvenuto sabato scorso e che ha causato una vera e propria strage con circa 95 morti e più di 200 feriti è uno dei più drammatici della storia recente turca, di una gravità inaudita che va condannato senza condizioni. Si tratta di un vero e proprio 11 settembre, che non deve e non può lasciarci indifferenti sia sul piano umano che politico”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli intervenendo, a nome del suo Gruppo parlamentare, nell’Aula di Montecitorio per commemorare le vittime della strage avvenuta in Turchia il 10 ottobre scorso.“Siamo chiamati ad una riflessione profonda sul futuro geopolitico dell’area mediorientale e sulla stabilità turca, attore fondamentale in tale scacchiere”, ha sottolineato la deputata affermando che si deve “fare il possibile affinché la Turchia, prossima al voto, non sia teatro di una escalation del terrore e spargimento di sangue, lavorando ad una pacificazione delle controversie interne anche sul piano internazionale per garantire stabilità alla regione”.
“Il terrore – ha detto l’on. Nissoli – mira proprio a creare confusione ed oggi vogliamo ripetere con il Presidente Mattarella la condanna “nella maniera più risoluta” del “gesto vile e riprovevole che, nella sua barbara efferatezza, richiama l’urgenza di combattere uniti la piaga del terrorismo””.“Gli attentatori – ha concluso l’on. Fucsia FitzGerald Nissoli – hanno seminato la morte tra le persone che manifestavano gioiosamente per la pace. Ecco! Quella pace che dobbiamo difendere sempre nel nostro agire politico! L’Italia, mentre esprimiamo il più profondo cordoglio ai parenti delle vittime e alla Turchia, deve, pertanto, attivarsi con tutti i canali diplomatici a disposizione per costruire la pace in quell’area del mondo”. (foto: intervento)

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