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Cybersecurity e ESG: quelle aziende controverse a cui fare attenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Analisi a cura di Rahul Bhushan, co-fondatore di Rize ETF. L’industria della cybersecurity ha attirato molta attenzione da parte degli investitori negli ultimi tempi. Non c’è dubbio che il settore sia sull’orlo di un’enorme ondata di crescita, anche a seguito di alcune gravissime violazioni di dati avvenute recentemente, come quelle subite da easyJet, Twitter, Instagram, TikTok, Marriott ed Experian.Dalle società che costruiscono firewall nel cloud (ad esempio Cloudflare), a quelle che sviluppano strumenti per la sicurezza degli endpoint crowdsourced (ad esempio CrowdStrike), a quelle che lavorano su software per la privacy orientati al consumatore (ad esempio Avast), il settore della cybersecurity sembra in grado di far emergere un nuovo gigante da un momento all’altro. Il 2019 ha visto le IPO di diverse nuove aziende, tra cui la società di gestione dell’accesso all’identità Ping Identity (segmento particolarmente caldo in questo momento di boom del lavoro a distanza).Con l’ingresso di queste nuove aziende nei mercati pubblici, i grandi player della sicurezza informatica hanno dovuto tenere il passo sul versante dell’innovazione. Molti hanno ricalibrato le loro attività, reinventandosi come qualcosa di nuovo. Altri ancora sono rimasti indietro. Il passaggio dalla tradizionale sicurezza aziendale alla sicurezza nativa del cloud ha creato molte aziende zombie. Allo stesso modo, l’avvento dell’intelligenza artificiale e il passaggio accelerato a modelli di sicurezza predittivi hanno lasciato molti player tradizionali a grattarsi la testa per nuove idee.Per gli investitori, in un settore in così rapida trasformazione, separare le vere società di cybersecurity dalle società di sicurezza generaliste è stata una sfida. Con quasi tutte le aziende della più ampia categoria “sicurezza” che si proclamano specialiste della sicurezza informatica di nuova generazione, le vere aziende di sicurezza informatica con vantaggi competitivi unici e sostenibili sono state messe in ombra dai giganti più grandi, e soprattutto dalle loro allettanti campagne di marketing digitale.Questo è particolarmente evidente nel sottosettore “difesa”. Contemporaneamente al boom della sicurezza informatica degli ultimi anni, un gran numero di aziende tradizionali della “difesa” si sono riconfezionate e rivendute al mercato come specialisti della sicurezza informatica. Le conseguenze per gli investitori sono importanti: rischiano infatti di trovarsi esposti a società che non solo hanno poco a che fare con la sicurezza informatica, ma soprattutto che hanno un track record ESG piuttosto discutibile – cosa non insolita per le aziende del settore difesa.Per questo motivo, è fondamentale per gli investitori valutare la loro esposizione alla sicurezza informatica per assicurarsi di essere esposti solo alle più interessanti ed entusiasmanti società pure-play del settore. La tabella seguente fa un po’ di luce sulle aziende della difesa che compaiono regolarmente nella categoria della cybersecurity a cui gli investitori dovrebbero prestare attenzione. Un rapido sguardo ai loro bilanci (o un’e-mail al dipartimento di relazioni con gli investitori) rivela un’esposizione trascurabile dei ricavi alla cybersecurity.Inoltre, nella tabella mostriamo in che misura queste aziende siano impegnate nella produzione di armi controverse. Questo include non solo le aziende che producono componenti chiave per le armi nucleari, ma anche quelle che sviluppano nuove tecnologie controverse come i sistemi d’arma autonomi.Colpisce anche come tutte queste aziende siano impegnate nell’esportazione di armi in paesi considerati “controversi” (definiti come paesi non liberi da varie organizzazioni indipendenti), e addirittura direttamente o indirettamente coinvolti nella guerra nello Yemen. In particolare ci riferiamo alla Lockheed Martin e la General Dynamics negli Stati Uniti, la BAE Systems nel Regno Unito, la Rheinmetall in Germania e la Thales in Francia.Da una prospettiva ESG, gli investimenti in queste società semplicemente non hanno senso e dovrebbero quindi essere esclusi dalle esposizioni sulla cybersecurity. Questo senza nemmeno considerare l’esposizione dei ricavi alla cybersecurity, che nella migliore delle ipotesi è esigua.Riteniamo pertanto che sia necessario un attento controllo quando ci si espone al settore della cybersecurity. Gli investitori dovrebbero valutare le singole aziende presenti nei fondi che stanno acquistando, per assicurarsi che non stiano inconsapevolmente investendo in ben altro che sicurezza informatica, macchiando tra l’altro il proprio track record.

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Bambini, deficit dell’attenzione e iperattività

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

La psicoterapia comportamentale potrebbe essere utile a tenere a bada il disturbo da deficit di attenzione? Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, da cui l’acronimo italiano DDAI, ma ben più noto col suo equivalente inglese ADHD, derivante da Attention Deficit Hyperactivity Disorder, è uno dei disturbi dello sviluppo più comuni. Normalmente viene diagnosticato durante l’infanzia e spesso questa condizione persiste fino all’età adulta. I bambini con ADHD possono avere difficoltà nel prestare attenzione, controllare comportamenti impulsivi (capita spesso che agiscano senza rendersi conto delle conseguenze) e ovviamente, mostrare un’attivazione comportamentale molto elevata.Esistono tre diversi tipi di ADHD: •Disattento: gli individui con questo tipo di ADHD trovano difficile organizzare o terminare un’attività, prestare attenzione ai dettagli, seguire istruzioni o conversazioni con altri. La distrazione è facile; •Iperattivo: gli individui con questo tipo di ADHD spesso appaiono visibilmente agitati e logorroici; per loro è difficile rimanere seduti a lungo. Nei bambini più piccoli può essere impellente la necessità di correre, saltare o arrampicarsi costantemente. L’irrequietezza è costante e ci sono problemi con l’impulsività; •Combinato: in questa tipologia i sintomi dei due tipi precedenti sono ugualmente presenti nell’individuo. In molti casi l’ADHD viene trattato al meglio con una combinazione di psicoterapia comportamentale e farmaci. Per i bambini in età prescolare, tra i 4 e i 5 anni, la psicoterapia comportamentale, che include in particolare la formazione per i genitori, è raccomandata come prima linea di trattamento, ancor prima dei farmaci. Ciò che funziona al meglio può dipendere dal bambino e dalla famiglia. Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” telefonare al numero 06 22796355, al numero 380 3780741 o visitare il sito http://www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? È scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. È senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e di trarne una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la nostra testa e non con quella degli altri, per imitarli pedissequamente, ma in chiave critica e ponderata. (Riccardo Alfonso)

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“Finalmente segnali di maggiore attenzione da parte delle Istituzioni al mondo dei pubblici esercizi e della ristorazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Un bonus che incentivi i consumi in bar e ristoranti, in particolare attraverso i pagamenti in digitale, la promessa di sostenere i centri storici svuotati dall’assenza dei turisti e dal persistere dello smart working, così come la proposta di istituire un fondo per la ristorazione per l’acquisto di prodotti agroalimentari italiani, sono il segnale di un cambio di rotta che ci fa ben sperare per il futuro. Le misure proposte, in particolare dal Viceministro Castelli e dai Ministri Dario Franceschini e Teresa Bellanova, sono testimonianza del fatto che il Governo si è reso conto della crisi drammatica che sta vivendo il comparto dei pubblici esercizi e del ruolo che questo comparto svolge nelle filiere turistiche e agro-alimentare, come la Federazione denuncia ininterrottamente da mesi”.Così Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, commenta le proposte per il sostegno al comparto che dovrebbero essere nel prossimo Decreto previsto in settimana.

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Più attenzione ai 2,3 milioni di professionisti italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Garantire più attenzione ai 2,3 milioni di professionisti italiani, che rappresentano il 12,6% del totale degli occupati, nei prossimi interventi che saranno predisposti e attuati dal Governo. Questa la richiesta formulata dalle Professioni Ordinistiche Italiane che si sono confrontate in videoconferenza con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e con il Direttore Generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro, Concetta Ferrari, per discutere delle misure e dei sussidi a sostegno degli iscritti agli Ordini. Nel corso dell’incontro si è parlato, in particolare, delle novità contenute nel prossimo Decreto-Legge, c.d. “Decreto Maggio” a favore dei liberi professionisti. Una categoria che, come più volte sottolineato, si trova oggi in seria difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19 e che ha bisogno, esattamente come altre tipologie di lavoratori, di interventi mirati di sostegno.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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FIEG E FNSI: necessari segnali di attenzione da parte del nuovo Governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Nell’esprimere apprezzamento e soddisfazione per le parole del Presidente della Repubblica sull’importanza della libera stampa, il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, e il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, auspicano da parte del nuovo Governo un segnale forte di ritrovata attenzione per l’editoria giornalistica. “Nel rispetto dei ruoli di ciascuno, la Federazione degli editori ed il Sindacato dei giornalisti ritengono che la stampa per essere libera abbia bisogno di essere indipendente. Il Governo e il Parlamento – hanno dichiarato Riffeser e Lorusso – devono creare le condizioni affinché ciò resti concretamente possibile, varando misure urgenti ed efficaci di contrasto alla pesantissima crisi economica e occupazionale che attraversa l’editoria giornalistica del nostro Paese”.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri ma dopo aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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“Guardiamo gli uomini segnati dalla sofferenza nel coinvolgimento, nell’abbassamento, nella cura e nell’attenzione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Palermo. “In questo Natale il mio pensiero va innanzitutto, al Signore perché se non partiamo da Lui anche la comunità cristiana pensa distante da ciò che invece la connota. Se noi pensiamo come Chiesa il nostro essere nel mondo, a partire dall’incarnazione di Gesù, allora è chiaro che questo ci porta a guardare gli uomini, con gli occhi di Dio, lì dove c’è fragilità e una esigenza di pienezza di umanità”.Sono le parole dell’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, alla vigilia del suo quarto Natale del Signore alla guida dell’Arcidiocesi di Palermo.“Se siamo uomini portiamo dentro il desiderio di una felicità, ma la convivenza umana ci porta alla sofferenza, a mancare delle cose essenziali, alla divisione e alla durezza della convivenza. E allora a partire da Gesù la prossimità, e soprattutto la Parola evangelica che ci fa pensare tra come uomini che creano un fermento di bene, solidarietà e di pace e allora guardiamo agli uomini e in modo particolare a quelli segnati dalla sofferenza come li guarda Gesù nel coinvolgimento, nell’abbassamento, nella cura e nell’attenzione. Il messaggio che arriva a Natale è un Dio che si incarna e chiede una Chiesa che continua a riconoscere Gesù nella carne degli uomini e soprattutto se segnata dalla sofferenza ed è questo l’augurio per la mia Chiesa e per ogni uomo perché possiamo insieme sempre di più costruire una convivenza umana nel segno della solidarietà, di parole belle, costruttive nella condivisione, perché abbiamo questa via, quella che ha segnato il Figlio di Dio venuto sulla terra, la via dell’altro, della prossimità per accorciare le distanze”.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti. C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia. Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Agriturismo. Attenzione alle fregature!

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

L’agriturismo torna auge in occasione dei prossimi “ponti”, ma attenzione alle fregature! I furbi, come al solito, non sono pochi e sotto le mentite spoglie di una struttura agrituristica si cela il semplice ristorante in campagna. Vediamo di capire.
L’agriturismo e’ un’attivita’ complementare rispetto a quella propriamente agricola, vale a dire che l’agricoltore integra le entrate derivanti dalla propria attivita’ di conduzione del fondo (che deve essere preminente, a differenza di quella relativa al turismo rurale e all’ecoturismo che non prevedono tale obbligo) con l’offerta di vitto e/o alloggio. La ristorazione prevede la somministrazione di pasti e bevande ricavati prevalentemente dalle materie prime dell’azienda e della zona. Un’ottima iniziativa, prevista dalla normativa nazionale e da quelle attuative regionali, che ha lo scopo di valorizzare i prodotti locali e nel contempo fornire un’ulteriore fonte di reddito per l’agricoltore. Per questo, oltre ai tradizionali sostegni all’agricoltura, le aziende agrituristiche ricevono finanziamenti pubblici aggiuntivi e facilitazioni (deroghe urbanistiche e sanitarie, formazione, promozione, ecc.), destinati a sostenere questa benemerita attivita’. Insomma il consumatore nel
momento in cui siede a tavola ha gia’ dato un contributo, con le proprie tasse, allo sviluppo dell’azienda agrituristica e vorrebbe tranquillamente gustare i “prodotti del contadino”. Succede a volte che le materie prime non siano “prevalentemente ricavate2 dall’attivita’ del podere. Come distinguere dunque un agriturismo vero da uno fasullo? Qui di seguito alcune domande da fare prima di prenotare.
* chiedere l’estensione della azienda: un agriturismo non puo’ avere, per esempio, un solo ettaro di terra per fornire i propri alimenti.
* chiedere quanti posti ci sono nel ristorante: un agriturismo non puo’ avere 200 coperti!
* chiedere quali materie prime produce l’azienda: se c’e’ solo l’orto, di proprio al massimo possono fornire il rosmarino!
* chiedere se nelle vicinanze esistono impianti industriali, autostrade o grandi citta’: l’aria pulita dovrebbe essere una condizione essenziale da esigere.
* chiedere il prezzo: come gia’ detto, un contributo con le nostre tasse l’abbiamo dato. Riteniamo equo un costo medio di 40 euro a persona a notte, compresa la prima colazione (con prodotti locali e non con i dolci industriali!).
* chiedere un depliant dell’azienda o visitarne il sito internet: sapere dove si va evita delusioni! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le periferie meritano una maggiore attenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

periferie“Sulle periferie bisogna passare dal sistema del bando, che ha di fatto distribuito delle risorse per finanziare delle cose e delle case, cioè per intervenire sullo stato del patrimonio pubblico e in piccola parte privato, a quello di un piano di intervento specifico, individuando le aree di crisi e fissando degli obiettivi verificabili, sul piano della sicurezza e del miglioramento dei servizi essenziali”.Lo ha detto Andrea Causin, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie, intervenendo a Coffee Break (La7). “Nelle periferie delle città italiane – ha aggiunto – la gente lamenta trasporti non di qualità, scuole non tenute in ordine, servizi di pulizia delle strade e dei parchi non efficaci, rifiuti non raccolti con regolarità, presenza di centri di raccolta e smaltimento di questi ultimi in zone densamente abitate, così come campi rom, regolari e irregolari, dove avvengono commerci illeciti e smaltimenti di rifiuti tossici. Di fronte a tutto questo – ha concluso Causin – bisogna delimitare il raggio d’azione e investire una quantità considerevole di risorse sul periodo lungo”.

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L’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

garanzia giovaniL’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica. Sono i due punti che delimitano un segmento e verso i quali si concentrano per lo più gli atteggiamenti dei giovani verso la politica. Tutto questo lo dobbiamo, forse, alla mancanza di un migliore assimilazione della storia. Diversamente si avrebbe più coscienza del fatto che la politica non è astrattezza. Vive nella nostra quotidianità e si alimenta di passioni e di conflitti che noi o altri generano nel bene e nel male. Il problema è semmai quello di riscoprire nel modo giusto la politica. Il disagio attuale proviene dalla incapacità di “rappresentare” un qualcosa agli occhi del cittadino senza dover, in pari tempo, reclinare il capo per aver esaurito la sua spinta innovativa. Da qui nascono le nuove espressioni, come quelle dei movimenti, che svolgono una funzione surrogatoria di un ruolo che gli altri non hanno saputo o voluto svolgere correttamente e coerentemente. Affermava, tra l’altro, padre Pintacuda, nel suo libro “Breve corso di politica” (Rizzoli): “La strada per sottrarre la politica alla condizione subalterna di strumento dei partiti è quella di renderla capace di governare le città e di farle diventare vivibili per i cittadini.” Diventa un agire pratico, una sorta di rivisitazione della politica in funzione del modello di città attraverso i millenni di storia dell’umanità: la città Stato dei greci, le due città di S. Paolo, la città dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le città di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro. “La città del sole” di Tommaso Campanella, la città ideale di Félanon, la città perfetta di Leibnitz per il quale l’esercizio del potere e l’azione di governo devono essere conformi all’ordine etico. In Marx abbiamo l’utopia di una società ideale. Qui non si tratta, sia chiaro, di restituire lo scettro al principe ma di restituire il potere alla comunità coinvolgendola nelle decisioni e rendendola partecipe al governo. Se non vi è comprensione dei rispettivi ruoli e degli ideali che agitano le menti ed i popoli, nessun progresso può essere dato al primato della politica e al suo divenire nella storia dell’umanità. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

lavoratoriDa cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo. Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia. Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Giappone: due appuntamenti da non perdere

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

tokyo-japanIl 30 ottobre si riunisce il comitato della Bank of Japan (BoJ), e sebbene questo appuntamento non abbia catalizzato l’attenzione del mondo finanziario quanto l’ultima riunione della Federal Reserve il 17 settembre, gli investitori istituzionali iniziano a prestarvi sempre più attenzione per valutare le prospettive dell’economia giapponese.
Ormai è opinione comune che gran parte dei movimenti nei prezzi delle attività finanziarie sia causato dalle scelte di politica monetaria e, essendo il Giappone un’area geografica che da inizio anno molti investitori hanno sovrappesato nel proprio portafoglio, quest’appuntamento assume nel contesto attuale particolare rilevanza.
Più avanti, il prossimo 16 novembre, verrà pubblicato invece il primo dato preliminare del Prodotto Interno Lordo (PIL) per il terzo trimestre del 2015; due trimestri consecutivi di crescita del PIL negativa definiscono tecnicamente un’economia in recessione e dato che l’ultimo dato disponibile, ossia la seconda stima preliminare per il secondo trimestre, è stata negativa (-0,3% su base trimestrale), l’attenzione per le prossime pubblicazioni sarà ancora più importante (verrà anche rivisto il dato definitivo per il secondo trimestre).
Come già detto, il rischio che il Giappone entri in recessione tecnica c’è. Nella prima parte dell’editoriale, abbiamo accennato a diverse pubblicazioni preliminari del dato sul PIL e quando si parla di questa nazione, è di fondamentale importanza tenere a mente questa particolarità dei dati sul PIL.Se il dato sarà molto negativo, non vi saranno molti dubbi riguardo le sorti dell’economia giapponese.
Se invece il dato sarà poco direzionato, allora si potranno trarre poche conclusioni a riguardo. Storicamente infatti l’errore di stima è stato notevole. Le stime di crescita negativa tra i dati del PIL rilasciati tra il secondo trimestre del 2002 e il quarto trimestre del 2013, sono state poi riviste in positivo in un secondo momento in ben nove su 47 osservazioni (19%); se restringiamo il campione solo alle osservazioni minori (crescita annualizzata inferiore in valore assoluto all’1,5%), questa percentuale sale fino al 53% (nove su 17 osservazioni). Quindi le probabilità che anche il dato sul secondo trimestre (-1,2% su base annua) venga poi rivista al rialzo sono tutt’altro che scarse.
Anche gli ultimi dati sul Giappone rendono difficile una stima chiara sulla direzione dell’economia.La produzione industriale quest’anno è diminuita del 4%, soprattutto a causa dei primi cinque mesi dell’anno.Il mercato del lavoro e gli investimenti continuano a migliorare, seppur abbiano mostrato un certo rallentamento nel mese di agosto.
Le nuove offerte di lavoro, gli ordini di macchinari del settore privato e i nuovi cantieri non residenziali continuano a mostrare tassi di crescita interessanti.Nel settembre 2015 il tasso di disoccupazione era pari al 3,4%, in linea coi valori di inizio anno nonostante l’aumentata partecipazione al mercato del lavoro. Questo dato permette di rilevare segnali incoraggianti.
Dal punto di vista della domanda interna, le vendita al dettaglio, le immatricolazioni di nuove macchine e l’indicatore di fiducia dei consumatori sono più alti rispetto ai rispettivi valori di inizio anno ma più bassi rispetto a maggio, riflettendo la stessa dinamica mostrata dal PIL (aumentato nel primo trimestre e diminuito nel secondo).Il tema centrale per capire le prossime mosse della BoJ è la dinamica dell’inflazione: l’obiettivo della banca centrale è portare l’inflazione al 2% nel breve periodo. Attualmente la crescita dei prezzi al consumo rasenta lo zero e rende difficile il raggiungimento di quest’obiettivo. Questo, unitamente al rischio di una crescita del PIL ancora negativa, potrebbe alimentare le speranze di chi spera che il 30 ottobre venga annunciato un ulteriore ampliamento dei programmi di Quantitative Easing.
La famosa Abenomics (la svolta politica lanciata dal presidente Abe due anni e mezzo fa per rilanciare l’economia nipponica) ha per ora esaurito il suo potenziale.
Le tre frecce (leva monetaria, leva fiscale e riforme strutturali) non hanno dato i risultati sperati in termini di prezzi, salari e output. Recentemente il primo ministro ha annunciato tre nuovi pilastri per rilanciare l’economia: crescita del 22% del PIL nominale, aumento del tasso di natalità e sostegno ai lavoratori con figli. Nessun focus sulla politica monetaria. Tuttavia questi obiettivi sono stati accolti con relativa freddezza nel mondo finanziario. Con l’inflazione prossima allo zero diventa molto complesso avere ulteriori stimoli monetari e di conseguenza agire in modo restrittivo sulla polita fiscale per ridurre il disavanzo.
Due eventi tuttavia fanno ben sperare. Dopo una estate con ben pochi eventi di cui rallegrarsi, a inizio anno è stato siglato, dopo 10 anni di trattative, il Trans-Pacific Partnership che coprirà il 36% del commercio mondiale. Entrando nel trattato, il Giappone abbasserà le tariffe di importazione sul 95% dei beni importati; il vantaggio in termini di crescita dell’export, investimenti in capitale e consumi sarà molto maggiore della perdita di produzione domestica dovuta a maggiori importazioni. Ci vorranno degli anni per procedere con tutte le modifiche regolamentari, ma i vantaggi sono indubbi. Il timing per l’economia giapponese non sarebbe potuto essere più propizio, visto che ha resuscitato il sentiment dei mercati azionari – che sono stati la base del consenso politico del Primo Ministro – e ha reso più imminenti il piano di riforme già avviato, dal cambiamento della corporate governance per rendere le aziende più attrattive per gli investitori esteri, alla riforma del settore agricolo per incrementarne la produttività. Altro elemento che fa essere ottimisti sulle sorti del Giappone è la recente quotazione di Japan Post Bank, Japan Post Insurance e Japan Post Holding. Le tre operazioni permetteranno al governo di raccogliere 11,7 miliardi di dollari; si tratta dell’operazione giapponese di Offerta Pubblica più alta dal 1998. In modo straordinariamente simile alla realtà italiana, il governo spera di fare leva su questa operazione per scuotere i mercati azionari e accelerare l’agenda di riforma. Una volta privatizzata, Japan Post sarà obbligata a focalizzarsi sulla creazione di valore per gli azionisti, incrementando nel frattempo anche la trasparenza della gestione, ripensando ai suoi investimenti. Avendo investito al momento 300 trilioni di Yen (2,5 trilioni di dollari) prevalentemente in titoli di stato giapponesi, l’impatto sul mercato azionario di quest’operatore può essere enorme. (fonte: estratto da MoneyFarm.com a cura del team di asset allocation di MoneyFarm SIM)

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Rainbow acquisisce Bardel Entertainment Inc.

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2015

rainbowRainbow, la content company di Iginio Straffi nota a livello internazionale per le sue produzioni animate e multimediali, annuncia oggi l’acquisizione di Bardel Entertainment Inc., prestigioso studio di animazione canadese conosciuto in tutto il mondo per le sue collaborazioni con partner del calibro di Nickelodeon, DreamWorks, Disney, Warner Bros e Cartoon Network-Adult Swim.Iginio Straffi, Presidente e Fondatore di Rainbow ha dichiarato: “Nuove produzioni, nuove forme d’intrattenimento, nuovi media. Sempre più attenti all’innovazione, alla creatività e all’internazionalizzazione. Rainbow vuole essere protagonista nella competizione globale e non difendere soltanto la posizione e la credibilità conquistate in più di venti anni di lavoro ma crescere ancora. Per questo motivo abbiamo acquistato Bardel, una grande realtà produttiva con oltre 30 anni di storia. Con gli amici canadesi condividiamo la stessa attenzione al prodotto, la cura dell’organizzazione, lo spirito d’innovazione. Insieme saremo più forti e capaci di tradurre in realtà i tanti progetti che abbiamo in cantiere. Per Rainbow questo è un grande passo in

20/05/2011 Loretoluogo: Sede RAINBOW s.p.atitolo: Iginio Straffi e le donneIn foto: Iginio StraffiCREDITI da PUBBLICARE!!!:Fotografo: JUREK KRALKOWSKI - FOTOFARM.ITAssistente: COSTANTINO DI DOMENICO

20/05/2011 Loretoluogo: Sede RAINBOW s.p.atitolo: Iginio Straffi e le donneIn foto: Iginio StraffiCREDITI da PUBBLICARE!!!:Fotografo: JUREK KRALKOWSKI – FOTOFARM.ITAssistente: COSTANTINO DI DOMENICO

avanti che affrontiamo con le nostre sole energie. Vogliamo crescere ancora, però manteniamo la nostra identità ma siamo pronti anche ad accogliere le energie positive di chi come noi ha lavorato bene e insieme vogliamo affrontare nuove grandi sfide”.Delna Bhesania, CEO di Bardel Entertainment aggiunge: “Io e Barry* siamo davvero entusiasti di entrare a far parte del Gruppo Rainbow e attendiamo con impazienza di iniziare a lavorare insieme per realizzare film, serie TV e nuove produzioni di elevata qualità. Con la competenza di Rainbow nella creazione di contenuti unita ai suoi numerosi partner nel licensing e nella distribuzione e l’esperienza di Bardel nella produzione siamo certi ci saranno tutte le basi per creare contenuti di alto livello in tutto il mondo”.La content company marchigiana ha scelto il MIPCOM (Cannes, 5-8 ottobre) per annunciare al mondo intero questo importante accordo che rafforza la presenza all’estero di Rainbow. A poche settimane dal lancio della settima serie di “Winx Club” (co-prodotta da Rainbow e Rai Fiction e in onda su Rai Gulp), l’acquisizione di Bardel Entertainment è un tassello importante che si aggiunge alla costellazione di traguardi in Italia e nel mondo di Rainbow: è esattamente di un anno fa – anno dei festeggiamenti dei 10 anni delle Winx – l’accordo firmato con CCTV (giugno 2014), l’emittente tv nazionale cinese per la realizzazione di un parco divertimenti a tema per famiglie e bambini con un’area interamente dedicata alle Winx che sorgerà a sud di Shanghai e la messa in onda della serie tv “Winx Club” in mandarino. Sempre di un anno fa (ottobre 2014) è invece l’accordo – senza precedenti per importanza e risonanza a livello europeo – che Rainbow ha siglato con Netflix, Inc. (Nasdaq: NFLX) per la nuova serie “World of Winx”, una produzione che reinventa il mondo delle fate – agenti speciali sotto copertura – e che sarà disponibile in esclusiva in tutti i paesi in cui Netflix è presente, compresa Francia e Germania nel 2016.
Oggi Rainbow è uno dei maggiori e riconosciuti studi di animazione a livello internazionale, nonché il più grande in Europa, con oltre 300 dipendenti e un importante network di free-lance e collaboratori. Rainbow sarà impegnata nel 2016 con il lancio di due nuove produzioni: “Regal Academy” – una serie di animazione dai toni molto ironici e divertenti che racconta le avventure di Rose Cinderella, nuova giovane studentessa della “Regal Academy” che si vedrà catapultata nel mondo delle favole – e “My American Friend” (working title) le cui riprese sono cominciate in questi giorni, un live-action per il target pre-teen che ruota intorno ai mondi della moda e della musica e che appassionerà i telespettatori con la storia di due ragazze: Meggy – che dall’America arriva in Italia per inseguire il suo sogno di diventare una fashion designer – e Bianca, figlia di un imprenditore italiano molto attivo nel settore della moda, con la passione per la musica che si vedrà costretta a frequentare la stessa scuola di moda di Meggy, la “Milano Fashion Academy”. Insieme, cercheranno di realizzare i loro sogni e scopriranno un segreto che cambierà per sempre le loro vite… (foto: rainbow, iginio straffi)

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Scuola: nuova offensiva del Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2015

camera deputatiSulla “Buona Scuola” – dichiara in una nota il Sindacato Labor – l’esecutivo ha dato un altro chiaro messaggio della propria idea di dialogo; evidentementente inteso più come uno strumento per distruggere la controparte che come la necessità di ascoltarne le ragioni. La nuova riforma della scuola, che ha anche ricevuto il primo si della Camera dei deputati, mira a introdurre un’istruzione e un’educazione a totale discrezionalità di un solo uomo: il preside dell’istituto. In questa parte del provvedimento – continua il Sindacato – si mostra con tutta chiarezza la difficoltà del governod i combinare la giusta necessità di individuare chi decida senza trasformalo necessariamente in una figura autoritaria e sola al comando (una evidente metafora dell’esecutivo stesso). Ci sono molti punti della riforma che non convincono: in primis quelli che comportano un ulteriore svilimento della figura dell’insegnante, già costantemente sbeffeggiata dagli ultimi governi e con un contratto fermo da 7 anni.
Allo stesso modo nemmeno la costante attenzione verso le esigenze delle scuole private, e non di quelle pubbliche, va colta come un segnale di continuità con le politiche di un esecutivo rinomatamente molto più attento ai desideri dei facoltosi che ai bisgno deli cittadini in difficoltà.Anche in questo caso – conclude il Sindacato Labor – il governo sta mostrando un atteggiamento fortemente autoritario e in antitesi rispetto ai valori costituzionali dallo stesso tante volte sbandierati.

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Confindustria: manca attenzione per i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

“Chi si aspettava un cambio di marcia rispetto alla Presidenza di Emma Marcegaglia non può che essere rimasto deluso”. E’ questa l’opinione di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), rispetto alla presentazione dell’ agenda per il confronto con il Governo del neo Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha trascurato ogni serio riferimento ai consumatori.
“E’ sorprendente -dichiara Dona- che Confindustria continui ad operare come un normalissimo lobbysta senza preoccuparsi di aprire la propria politica ad una maggiore attenzione dei diritti dei consumatori: finché gli industriali non comprenderanno che la crescita deve necessariamente fare leva su una maggiore correttezza e trasparenza del mercato -conclude Dona- le nostre aziende perderanno competitività tanto sul mercato internazionale quanto su quello europeo”.

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Attenzione alle truffe: telefonate e bollettini sospetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 maggio 2012

Udine. In Cciaa arrivano segnalazioni da parte di imprese. Gli uffici invitano a segnalare i casi e a non fornire informazioni riservate ai sedicenti dipendenti camerali. Continuano ad arrivare alla Cciaa di Udine numerose segnalazioni da parte di imprese della provincia che ricevono telefonate sospette con richieste di informazioni su dati dell’impresa: dalle coordinate bancarie a informazioni riservate su dati di bilancio, di fornitori o clienti, ma anche con l’offerta di non meglio precisati servizi o per rimborsi di diritti annuali, anche da parte di soggetti che si qualificano come impiegati della Camera di Commercio. Altre segnalazioni riguardano poi bollettini di conto corrente postale prestampato che le imprese ricevono tramite posta ordinaria. Si tratta di richieste di pagamento con diciture ingannevoli, per proposte di servizi di consulenza oppure per iscrizioni in presunti elenchi o annuari economici, avanzate da organizzazioni private con denominazioni molto simili a quella della Cciaa, che facilmente possono trarre in inganno i destinatari. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha considerato queste iniziative come pubblicità ingannevole, in quanto chi le organizza non è in alcun modo collegato alle Camere di Commercio e svolge attività di pubblicazione e vendita di riviste guide e banche dati informative per fini di lucro. La Camera di Commercio di Udine è dunque assolutamente estranea a questo tipo di comunicazioni e invita le imprese a prestare massima attenzione.
«Se la telefonata o il bollettino sembrano sospetti – spiegano gli uffici camerali – le imprese possono contattare direttamente la Cciaa per verificarne l’attendibilità, anche con lo scopo di segnalazione». Gli uffici ricordano inoltre che il rimborso del diritto annuale, così come dei diritti di segreteria, è effettuato esclusivamente su presentazione di istanza di rimborso da parte del soggetto interessato. Per il pagamento ordinario, la Camera non emette alcun bollettino postale prestampato, ma il pagamento va effettuato unicamente tramite modello F24. «Nessuno è poi autorizzato a richiedere informazioni a nome della Camera di Commercio, fatta eccezione per gli incaricati delle rilevazioni statistiche, effettuate mai, però, per ottenere dati fiscali e bancari, agevolazioni di vario genere o altri dati riservati, ma solo come sondaggi di opinione o sull’andamento dell’economia, sempre gestiti in forma aggregata a tutela della privacy e comunque sempre verificabili sul sito http://www.ud.camcom.it», concludono gli uffici, che ricordano i contatti per presentare segnalazioni: telefono 0432.273543 e mail: urp@ud.camcom.it.

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Migliaia gli specializzandi in piazza: ora non cali l’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2012

Uno sforzo ulteriore per migliorare i percorsi di formazione e più attenzione alla condizione dei giovani medici. La notizia della cancellazione della tassazione sulle borse di studio, attraverso un contro emendamento al Decreto semplificazioni fiscali, votato alla Camera, è stata accolta con soddisfazione dai medici specializzandi, ma da piazza Montecitorio, dove ieri è culminata la due giorni di protesta, è partita la richiesta indirizzata alle istituzioni: «Abbiamo avuto garanzie anche dai gruppi parlamentari che c’é un accordo del Parlamento con il Governo per non reintrodurre la tassa sulle borse di studio» spiega Walter Mazzucco, presidente del segretariato italiano giovani medici. «Siamo qui per chiedere che in futuro ci sia più attenzione alla condizione dei giovani medici». Un attenzione rivendicata anche da Ignazio Marino, senatore, che ha partecipato al fianco dei giovani alla manifestazione: «Questa protesta deve servire anche a ricordare che è necessario un maggiore impegno per la formazione perché non possiamo più assistere a specializzandi che coprono i turni di guardia in quanto il personale negli ospedali non è sufficiente». Da Marino arriva anche la preoccupazione per quanto prevede il ddl lavoro «che stabilisce un aumento dal 18 al 24% dell’aliquota dei contributi che i camici bianchi in formazione dovranno pagare alla gestione separata dell’Inps. Questi giovani hanno appena ottenuto dal governo la cancellazione della tassa sulle borse di studio: non è pensabile che per ogni tassa cancellata ce ne debba essere un’altra in arrivo. Chi sta compiendo un faticoso percorso di formazione andrebbe trattato con più equità e meno rigore».(fonte farmacista33)

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