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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘attivisti’

“InFormiamoCi – Diritti e doveri per portavoce e attivisti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Milano. Sabato 16 marzo, alle 10.30 in Sala Pirelli a Palazzo Pirelli in Via Fabio Filzi 22 Milano si terrà l’evento: “Diritti e doveri per portavoce e attivisti. In sede politico, contabile, penale, civile, amministrativa ” un seminario-confronto sulle pratiche legali propedeutiche all’attività politica, nel corso del quale verranno illustrate le corrette modalità per muoversi all’interno della Pubblica Amministrazione. Dall’interrogazione all’accesso agli atti, dalla mozione al ricorso al Difensore regionale, dall’esposto al ricorso al TAR, tutto quello che serve sapere ai nostri portavoce. Introduce i lavori il consigliere regionale Massimo De Rosa e relazionerà l’avvocato Ilaria Battistini.

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Attivisti africani e associazioni del Camerun contro la moneta coloniale francese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

«Grazie per questa manifestazione che conferma l’importanza della battaglia che Fratelli d’Italia sta portando avanti, insieme a voi, nell’opinione pubblica italiana sul tema della Francafrique e del Franco Cfa. Parliamo di una moneta con la quale i francesi pretendono di controllare intere economie africane e che impedisce a tante Nazioni di liberare la loro ricchezza. Grazie per essere dei patrioti e di non volere per l’Africa un futuro di persone che scappano per venire in Europa a fare lavori impossibili o per finire nelle mani della criminalità organizzata ma di crescere liberamente con ricchezza nella vostra terra».
Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, oggi a Ferrara nel quartiere Gad, intervenendo ad una manifestazione organizzata da attivisti africani e associazioni del Camerun contro la moneta coloniale francese. La partecipazione è stata una inedita sorpresa: il presidente di FdI, infatti, era presente oggi a Ferrara per partecipare alla “passeggiata per la legalità” e ad un flash mob organizzati da Fdi dopo che, nei giorni scorsi, la città è stata al centro delle cronache per la guerriglia urbana messa in atto da alcune bande di nigeriani. Gli attivisti africani e le associazioni del Camerun promotori della manifestazione, nel vedere la Meloni, l’hanno invitata tra gli applausi a parlare, ringraziandola delle battaglie che FdI conduce contro il Franco Cfa.
«Prima di difendere il diritto ad emigrare – ha aggiunto Meloni – , noi vogliamo difendere il diritto degli esseri umani a non dover lasciare la loro casa e le loro terre, a poter vivere di quello che hanno e a poter crescere in prosperità e in libertà. Dicono che noi ci battiamo contro l’immigrazione irregolare perché siamo razzisti ma la verità è che noi ci battiamo contro chi sfrutta l’immigrazione: la grande finanza, chi vuole rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori e coloro che controllare l’economia delle Nazioni africane con la scusa della moneta. Noi porteremo questa battaglia in Europa nel prossimo Parlamento europeo e chiederemo alla Ue di farsi carico con l’euro di quello che oggi fa il Franco Cfa senza chiedere niente alle Nazioni africane in cambio di una moneta stabile. Faremo la nostra battaglia per liberarvi dal giogo francese. Viva la libertà, viva l’Africa».

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Formare una rete tra attivisti e giornalisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Firenze 10 di marzo dalle 10.30 alle 18, al Circolo ARCI “Fra i lavoratori di Porta al Prato” in via delle Porte Nuove, 33 a.L’incontro, aperto al pubblico, si realizza in collaborazione con numerose realtà associative e testate giornalistiche sia locali che nazionali: ARCI Bassa Val di Cecina, Assemblea Beni Comuni/Diritti, Comitato Fermiamolaguerra, Comitato No Tunnel TAV, Centro Studi Umanisti “Ti con Zero”, COSPE, Associazione Diritti e Frontiere, La Bottega del Barbieri, La città invisibile – perUnaltracittà, Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, Multimage, PeaceLink, Sì – Toscana a Sinistra, Tavolo per la Pace della Val di Cecina, WILPF.All’incontro hanno confermato la loro presenza Angelo Baracca, Moreno Biagioni, Tiziano Cardosi, Amalia Chiovaro, Francesca Conti, Lorenzo Guadagnucci, Jeff Hoffman, Cristiano Lucchi, Anna Meli, Gianni Monti, David Lifodi, Giovanna Pagani, Anna Polo, Olivier Turquet.Le tematiche e le conclusioni dell’incontro verranno riportate all’incontro nazionale che si svolgerà al Monastero del Bene Comune, a Sezano, il 6 e 7 Aprile prossimi. (by Redazione italiana di Pressenza)

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Pressenza. Attivisti e giornalisti: costruire una rete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

“Vogliamo celebrare, come tutte le redazioni di Pressenza sparse nel mondo, i 10 anni di esistenza della nostra agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza con una serie di iniziative che siano utili all’obiettivo di fondo per cui facciamo le cose: cambiare il mondo in una direzione pacifista, nonviolenta, umanista, nondiscriminatoria.E’ buono ricordare sempre perché facciamo le cose: non per il prestigio, non per il potere ma per un mondo migliore; non per il proprio personale tornaconto ma per il bene di tutti. E questo non è retorico perché corrisponde a una pratica che si può vedere, valutare tutti i giorni.In questo contesto stiamo organizzando incontri in varie città italiane e un convegno al Monastero del Bene Comune ad Aprile che cercherà di sintetizzare quanto uscito dagli incontri locali (alla fine di questo articolo trovate anche i dettagli pratici degli incontri già definiti) ed anche di cominciare a costruire questa rete. Il convegno è ancora in fase di organizzazione pratica ed ogni suggerimento o proposta è assolutamente bene accetto, scrivere al sottoscritto che coordina l’organizzazione.
Inoltre stiamo cercando di aumentare la nostra diffusione sui social con interventi mirati su Facebook e Twitter.
In questo momento di crisi il vecchio mondo delle violenza (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una preoccupante deriva razzista e fascista che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma non trova ancora il suo spazio. I media tradizionali credono ancora di essere il famoso quarto potere, ma sono sempre più al servizio della speculazione finanziaria e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista.Ma esiste anche una diversa tendenza informativa e mediatica: un’altra voce, un nuovo modello che è iniziato dalle prime radio libere, dai fogli di quartiere e da altre forme di divulgazione di prossimità e oggi è cresciuto consolidando un nuovo concetto di informare e fare informazione, grazie all’avvento di Internet e delle reti sociali. Questa tendenza si manifesta anche nei tanti giornalisti che non accettano le regole del mercato, ma rivendicano la loro professionalità e indipendenza, denunciano la violenza in tutte le sue forme e promuovono forme di aggregazione e lavoro basate sul consenso, la reciprocità e la collaborazione.Se per un verso queste nuove tendenze sono capaci di rilevare e raccogliere le espressioni, le aspirazioni e le esigenze di umanità, solidarietà e rispetto dei diritti umani di tanta gente, per un altro talvolta mostrano difficoltà nel fare rete, nel parlare e comunicare tra loro, nuocendo così fortemente al rafforzamento e alla crescita di un’informazione indipendente. Occorre dotare questa informazione indipendente di strumenti sinergici adeguati per dargli potere e presenza e per renderla la voce di chi non ha voce, in una stretta relazione con gli attivisti, che a loro volta hanno spesso problemi a coordinarsi tra loro e rischiano di scoraggiarsi davanti all’avanzare della violenza, alla criminalizzazione della solidarietà e alla difficoltà a far conoscere iniziative e posizioni.” (fonte: Pressenza international press agency)

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Il 16 dicembre si prepara una grande manifestazione e al Viminale si preoccupano

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

viminaleChe la manifestazione di sabato prossimo “Diritti senza Confini” sarà molto grande non ce lo dicono soltanto i numeri dei pullman in partenza da tutta Italia e la grande varietà di adesioni che si vanno sommando giorno dopo giorno. Una costruzione capillare e diffusa in tutto il paese che sta facendo emergere una nuova leva di attivisti migranti che stanno vivendo da protagonisti la stessa organizzazione ed i preparativi di questa mobilitazione.A segnalarci che sarà una grande mobilitazione ci sono le classiche veline delle questure, evidentemente preoccupate di una partecipazione superiore alle aspettative. La classica nota ufficiosa fatta trapelare all’ANSA che si “teme che possano esserci infiltrati violenti” fa parte del noto cliché di strumenti utilizzato per scoraggiare la partecipazione.Mentre la guerra tra poveri funziona come strumento di stabilizzazione del sistema, l’unione degli sfruttati è vissuta con grande preoccupazione. Un motivo in più per dedicare tutte le nostre energie per far crescere ulteriormente la partecipazione di massa e popolare a questa grande mobilitazione per l’uguaglianza dei diritti.

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Smog: Greenpeace in azione a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

greenpeacegreenpeace1Roma Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione stamattina a Roma, in una delle aree più densamente trafficate della Capitale. Sospesi dalla Tangenziale Est, sopra Viale dello Scalo San Lorenzo, gli attivisti hanno aperto un enorme striscione sul quale si legge “Respirare è un diritto – “StopDiesel”; a fianco dello striscione, è stata inoltre appesa la riproduzione di due polmoni pieni di fumo, per evidenziare l’inerzia dei governi delle città italiane, incapaci di prendere provvedimenti efficaci e non emergenziali, nell’ambito delle loro competenze, contro l’inquinamento atmosferico.«I sindaci delle nostre città hanno la possibilità di proteggere la salute dei loro cittadini e mandare al contempo un segnale fortissimo al mercato», afferma Andrea Boraschi, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In molte città europee si discute della fine della mobilità “fossile”, e in primis di quella a gasolio, e le vendite dei diesel calano. In Italia invece continuano a salire. Dobbiamo invertire questa tendenza, facendo capire chiaramente ai cittadini che questa tecnologia ha gli anni contati. Cominciamo dalle grandi città, dove i danni ambientali e sanitari causati dai veicoli diesel sono maggiori».La protesta di oggi segue la pubblicazione dei dati della campagna di monitoraggio della qualità dell’aria davanti a dieci scuole dell’infanzia e primarie, effettuata nelle scorse settimane da Greenpeace sul territorio di Roma: davanti a ciascun istituto i valori medi di concentrazione del biossido di azoto (NO2) sono risultati superiori al limite individuato dall’OMS come soglia di qualità per la protezione della salute umana (40 microgrammi per metro cubo), con picchi di concentrazione quasi tripli rispetto a quel limite. Il biossido di azoto, precursore di altri inquinanti come il particolato fine e greenpeace2l’ozono, è classificato tra le sostanze certamente cancerogene: i suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. A Roma oltre tre quarti della concentrazione di questo inquinante è dovuta al traffico veicolare, ovvero pressoché interamente ai veicoli diesel. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente stima in oltre 17 mila i casi di morte prematura annua causati in Italia dalle alte concentrazioni di NO2: il nostro Paese risulta essere il peggiore in Europa, con un’incidenza sanitaria quasi doppia rispetto alla media Ue.Per questo Greenpeace ha avviato una campagna per chiedere ai sindaci delle quattro città più colpite dai fumi dei diesel – Milano, Torino, Palermo e Roma – di impegnarsi per limitare progressivamente la circolazione nei loro centri urbani di questi veicoli altamente inquinanti, fino a prevederne, entro la fine del loro mandato, lo stop definitivo. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, è stato il primo ad accettare il confronto con l’associazione ambientalista, invitandola a un incontro il prossimo 21 novembre.Greenpeace chiede da giugno un incontro all’amministrazione capitolina per aprire un confronto sui temi della mobilità. Ad oggi questo dialogo non si è ancora aperto. (foto: greenpeace)

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Per un mondo più giusto, verde e di pace

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

roma.jpgparisDalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti, dal Sudafrica all’Italia, in oltre venti località di tutto il Pianeta attivisti di Greenpeace hanno manifestato in queste ore all’insegna di un chiaro messaggio di speranza e pace, “Ponti non muri”, unendosi alle migliaia di persone che stanno dando vita al movimento globale Bridges not Walls. Greenpeace si impegna a lottare per un mondo in cui la giustizia sociale ed economica, la salvaguardia dell’ambiente e la tolleranza verso tutti prevalgano sugli interessi di quelle élite interessate a diffondere sentimenti negativi come l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo, l’omofobia e il sessismo. Chi governa le nostre società, così come i grandi gruppi economici e finanziari, che detengono oggi un potere enorme, ha la londra.jpgresponsabilità di garantire pace, equità, progresso e difesa del Pianeta, per chi lo abita oggi e per le generazioni che verranno. «Non possiamo permettere che messaggi volti a fomentare odio ed egoismo prendano il sopravvento», afferma Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Dobbiamo puntare a un’economia sostenibile, alla tutela dell’ambiente e alla costruzione di un futuro giusto per tutti. Queste non sono mere petizioni di principio, ma gli obiettivi concreti verso cui, quotidianamente, tende l’opera di miliardi di persone», conclude Morgan. Solo con una forte coscienza civile, secondo Greenpeace, è possibile superare gli ostacoli disseminati sulla strada che porta a un mondo più giusto, verde e di pace. (foto: Auckland, londra, madrid, paris, roma)

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Greenpeace in Sicilia contro la piattaforma Vega

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

piattaforma-vegaAttivisti di Greenpeace partiti dalla Rainbow Warrior, nave simbolo dell’associazione ambientalista, sono entrati in azione questo pomeriggio presso la piattaforma Vega A, davanti alle coste siciliane, a circa 12 miglia da Pozzallo. Un attivista a bordo di un gommone volante munito di deltaplano ha aperto uno striscione con la scritta “Go solar”, per spronare il governo a cambiare rotta e investire in rinnovabili. In contemporanea un altro attivista su un paramotore ha aperto un secondo striscione con il messaggio “Accendiamo il sole”.
«I progetti riguardanti l’installazione di una nuova piattaforma e la realizzazione di nuovi pozzi in queste acque sono la prova che l’Italia continua a sbagliare direzione», dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Lo spettro di nuove trivellazioni in questo mare la dice lunga su come, mentre il resto del mondo punta concretamente sulle rinnovabili, il governo Renzi cerca in tutti i modi di tenere ancorato il nostro Paese a un passato fossile e inquinante».Nei mesi scorsi dal governo è arrivata l’assicurazione che in acque italiane non ci sarebbero stati nuovi pozzi entro le 12 miglia dalla costa. Un’affermazione smentita però dai fatti, dato che nel campo oli Vega sta per essere installata una nuova piattaforma e si stanno per realizzare nuovi pozzi di produzione.
piattaforma-vega1Quella del campo oli Vega è una vicenda paradossale. Il governo ha autorizzato la realizzazione di queste infrastrutture mentre, tramite il Ministero dell’Ambiente, era costituito parte civile – con richiesta di un risarcimento danni per 69 milioni di euro – in un processo contro sei manager e dirigenti della Edison, concessionaria con ENI del titolo minerario, per smaltimento illecito di rifiuti, prescritto lo scorso maggio.Come documentato dall’ISPRA e confermato da una perizia della procura di Ragusa, tra il 1989 e il 2007 Edison avrebbe iniettato illegalmente in un pozzo sterile a 2.800 metri di profondità un mix di acque di strato (liquidi presenti nel sottosuolo insieme agli idrocarburi, con elevate concentrazioni di metalli pesanti), acque di lavaggio delle cisterne della nave di stoccaggio del greggio e acque di sentina. In totale, quasi mezzo milione di metri cubi di liquidi classificati come “rifiuti speciali”: una vera e propria discarica sottomarina, con il rischio che i liquidi ospitati nella cavità possano fuoriuscire e rilasciare in mare grandi quantità di inquinanti. Greenpeace chiede al governo di non autorizzare nuove piattaforme e nuovi pozzi nei mari italiani, ma di impegnarsi con fatti concreti a supportare le energie rinnovabili, mettendo in primo piano gli energy citizens, ovvero i cittadini che vogliono autoprodurre la propria energia. Solo così potremo rispettare gli impegni di Parigi, che l’Italia deve ancora ratificare, e raggiungere l’obiettivo che Renzi stesso si è dato del 50 per cento di elettricità rinnovabile entro il 2018. (foto: piattaforma vega)

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Mauritania: nuovo arresto per attivisti per i diritti umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

mauritaniaL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta con una lettera urgente al Commissario per lo Sviluppo dell’Unione Europea per denunciare le persecuzioni in atto in Mauritania contro gli attivisti anti-schiavitù e chiedere che l’Europa si attivi per proteggere gli attivisti. L’APM in concreto chiede che ogni accordo di cooperazione allo sviluppo tra Europa e Mauritania sia vincolato alla liberazione degli attivisti anti-schiavitù arrestati. Dal 30 giugno 2016 ad oggi le autorità mauritane hanno arrestato arbitrariamente 17 leader dell’organizzazione anti-schiavitù IRA-Mauritania (Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista), di cui 14 dovrebbero ancora essere in carcere.In realtà però non si sa dove esattamente siano finiti i 14 attivisti, tant’è che l’APM è molto preoccupata per la loro salute e la loro stessa vita. Gli ultimi cinque arresti nelle file dell’organizzazione IRA sono avvenuti lo scorso fine settimana quando la polizia ha portato via Mohamed Ould Datti, Lo Ousmane, Dah Ould Boushab, Ousmane Anne e Abou Abdallahi Diop, rilasciando ore dopo solo uno degli attivisti. L’ondata di arresti è stata scatenata in seguito a proteste in parte anche violente di ex-schiavi sgomberati con la forza dalle loro case. Secondo le autorità la responsabilità delle proteste è proprio dell’IRA accusata di manifestazione violenta, violazione di proprietà privata, resistenza a pubblico ufficiale e appartenenza a un’organizzazione illegale. Gli attivisti invece rigettano ogni responsabilità per gli atti di violenza e accusano le autorità di cercare pretesti per criminalizzare il lavoro per il rispetto dei diritti umani.In seguito all’arresto arbitrario dei maggiori dirigenti dell’IRA-Mauritania il conflitto in atto da anni tra le autorità mauritane e la maggiore organizzazione per l’abolizione della schiavitù ha raggiunto un punto quanto mai critico. Da sei anni le autorità negano all’organizzazione costituitasi nel 2008 il riconoscimento ufficiale come organizzazione non governativa. Nulla hanno potuto in tal senso nemmeno i sei premi internazionali, tra cui il premio del Ministero degli Esteri USA, che l’organizzazione e il suo presidente Biram Dah Abeid hanno ricevuto per il loro lavoro per i diritti umani. Nel 2015 Biram Dah Abeid è stato arbitrariamente arrestato e rilasciato solo nel maggio 2016 dopo 555 giorni in carcere. Attualmente Biram Dah Abeid si trova negli Stati Uniti.

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Istanbul: attivisti arcigay arrestati

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2016

istanbul“All’indomani di una straordinaria giornata dell’orgoglio per ben sei città italiane, leggiamo con rabbia e preoccupazione del grave evolversi della situazione a Istanbul, dove ieri avrebbe dovuto tenersi la quattordicesima edizione del Gay Pride”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Le autorità turche hanno vietato la manifestazione, in piena violazione della carta costituzionale di quel Paese, e in queste ore, con modalità estremamente violente stanno disperdendo i manifestanti che comunque sono scesi in piazza. Giungono notizie di cariche della polizia e di fumogeni sulla folla.Si parla anche di diversi attivisti trascinati via con violenza e tratti in arresto. La situazione è gravissima. Occorre innanzitutto che tutte le comunità si mobilitino a sostegno di chi oggi sta subendo abusi e repressione e per chiedere l’immediato rilascio degli attivisti. Chiediamo inoltre che l’Unione europea intervenga immediatamente, sospendendo ogni relazione con la Turchia finché quel Governo non sia in grado di garantire il rispetto dei diritti umani”, conclude Piazzoni.

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USB, solidarietà ad attivisti napoletani scesi in piazza il 6 aprile scorso

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

napoliL’Unione Sindacale di Base esprime la propria solidarietà umana e politica agli attivisti napoletani destinatari dei provvedimenti giudiziari della Magistratura per la contestazione a Renzi durante la sua visita a Napoli lo scorso 6 aprile.In quella giornata di mobilitazione migliaia di persone – tra cui la nostra Federazione provinciale napoletana – sfilarono per la città, risposero unitariamente agli assurdi ed antidemocratici divieti polizieschi e parteciparono, nel pomeriggio dopo il corteo, all’assemblea popolare alla Galleria Umberto I. Oggi vengono individuati e colpiti, a caso, 6 attivisti accusati di reati assolutamente generici, tentando di negare e stravolgere la dimensione popolare e di massa dell’ostilità a Renzi ed al complesso delle sue politiche antisociali. Come sempre l’USB è al fianco degli attivisti inquisiti ed è parte delle mobilitazioni sindacali, sociali e territoriali contro le misure del Governo, che vorrebbe di nuovo mettere le mani su Napoli e la sua area metropolitana. Nel percorso di costruzione dello Sciopero Generale del prossimo 23 settembre, l’USB mette al centro della sua Piattaforma anche la lotta alla repressione, la battaglia per la libertà di lotta e di organizzazione e l’opposizione ad ogni blindatura autoritaria della società.

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Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

fuga migrantiRoma. Una delegazione della CISPM, Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo, ha incontrato il Capo Ufficio d’Informazione del Parlamento Europeo in Italia, Gianpaolo Meneghini. L’incontro è avvenuto a seguito della manifestazione che si è svolta ieri a Roma, a cui hanno partecipato migranti ed attivisti No Borders, indetta nell’ambito della Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti, no alle guerre ed al razzismo e per la regolarizzazione generalizzata di tutti i migranti.“Nel corso dell’incontro abbiamo contestato le scelte politiche dell’Unione Europea, che riteniamo scellerate ed anti umane. Motivo per il quale, d’ora in poi, la Ue sarà interlocutore centrale di tutte le nostre iniziative. Perché questa stessa istituzione, che spesso passa per un’entità astratta, prende ogni giorno decisioni di carattere economico e sociale che hanno effetti concreti e devastanti sulla vita di milioni di persone”, così Aboubakar Soumahoro, a nome della delegazione CISPM e membro dell’Esecutivo nazionale USB.“Abbiamo ribadito l’insufficienza e l’inadeguatezza di questa Unione Europea – continua Soumahoro – che invece di prendere atto del suo fallimento ha introdotto un pericolosa distinzione tra migranti economici e rifugiati per giustificare le deportazioni di tanti esseri umani. La verità è che sia i migranti che i rifugiati sono entrambi il prodotto delle guerre geopolitiche ed economiche che vedono protagonisti la UE, la Nato e il FMI”.“Per noi la libertà di circolazione e di residenza non è chiedere la luna – sottolinea il rappresentante CISPM – ma è semplicemente una questione di giustizia sociale. Perché è proprio ciò che è stato garantito in seguito alla firma dell’accordo di Schengen nel 1985 ad oltre 805 milioni di persone, con l’esclusione dei migranti. Questa esclusione è stata aggravata dal Regolamento Dublino, innescando una delle caratteristiche dell’apartheid ai danni dei migranti in generale. Contro questa mostruosità proseguiamo con le iniziative di lotta”, conclude Soumahoro.

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Greenpeace: Termina dopo 40 ore la protesta degli attivisti U.S.A.

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2015

The Shell-leased icebreaker MSV Fennica approaches the St. Johns Bridge where climbers under the bridge are attempting to prevent the Fennica from passing under the bridge to join Shell's Arctic drilling fleet.

The Shell-leased icebreaker MSV Fennica approaches the St. Johns Bridge where climbers under the bridge are attempting to prevent the Fennica from passing under the bridge to join Shell’s Arctic drilling fleet.

Activists hang under the St. Johns Bridge in Portland, Oregon, In an attempt to block the Shell leased icebreaker, MSV Fennica July 29, 2015. The climbers are currently preventing the ship from passing underneath the bridge on its way to meet Shell’s drilling fleet. The climbers have enough supplies to last for several days. According to the latest federal permit, the Fennica must be at Shell’s drill site before Shell can reapply for federal approval to drill deep enough for oil in the Chukchi Sea., People vs Shell, Activists hang under the St. Johns Bridge in Portland, Oregon, In an attempt to block the Shell leased icebreaker, MSV Fennica July 29, 2015. The climbers are currently preventing the ship from passing underneath the bridge on its way to meet Shell’s drilling fleet. The climbers have enough supplies to last for several days. According to the latest federal permit, the Fennica must be at Shell’s drill site before Shell can reapply for federal approval to drill deep enough for oil in the Chukchi Sea.

Activists hang under the St. Johns Bridge in Portland, Oregon, In an attempt to block the Shell leased icebreaker, MSV Fennica July 29, 2015. The climbers are currently preventing the ship from passing underneath the bridge on its way to meet Shell’s drilling fleet. The climbers have enough supplies to last for several days. According to the latest federal permit, the Fennica must be at Shell’s drill site before Shell can reapply for federal approval to drill deep enough for oil in the Chukchi Sea., People vs Shell, Activists hang under the St. Johns Bridge in Portland, Oregon, In an attempt to block the Shell leased icebreaker, MSV Fennica July 29, 2015. The climbers are currently preventing the ship from passing underneath the bridge on its way to meet Shell’s drilling fleet. The climbers have enough supplies to last for several days. According to the latest federal permit, the Fennica must be at Shell’s drill site before Shell can reapply for federal approval to drill deep enough for oil in the Chukchi Sea.

Portland (Stati Uniti). È terminata dopo oltre 40 ore la protesta non violenta dei ventisei climber di Greenpeace USA che il 29 luglio si erano calati con delle funi da un ponte di Portland (Oregon) sotto cui doveva passare MSV Fennica, una nave rompighiaccio della Shell, in procinto di salpare verso l’Artico. Per quasi due giorni gli attivisti hanno così impedito che la nave lasciasse il porto statunitense per raggiungere la flotta di trivellazione artica della compagnia petrolifera anglo-olandese.«Sono stati due giorni molto emozionanti per tutti noi, così come per gli oltre sette milioni di persone che hanno già aderito al nostro appello per salvare l’Artico», ha dichiarato Annie Leonard, direttore esecutivo di Greenpeace USA. «Con le nostre

An activist gestures in triumph as the Shell-leased icebreaker MSV Fennica turns away from the St. Johns Bridge where climbers attempted to prevent the ship from passing under the bridge to join Shell's Arctic drilling fleet.

An activist gestures in triumph as the Shell-leased icebreaker MSV Fennica turns away from the St. Johns Bridge where climbers attempted to prevent the ship from passing under the bridge to join Shell’s Arctic drilling fleet.

azioni non violente vogliamo contribuire a far crescere sempre più il movimento globale in difesa dell’Artico. Trivellare in cerca di petrolio in quest’area così importante e meravigliosa sarebbe un terribile errore, per questo chiediamo al Presidente Obama di ripensarci e ascoltare quei sette milioni di persone che in tutto il mondo, con un’unica voce, hanno gridato e continueranno a gridare: ShellNo!».
Ieri un giudice federale dell’Alaska aveva ordinato a Greenpeace USA di interrompere il blocco e far scendere i climber appesi al ponte, minacciando multe dal valore crescente, che nel giro di qualche giorno sarebbero passate da 2500 a 10 mila dollari per ogni ora di blocco. Gli attivisti hanno resistito per oltre 40 ore e sono scesi spontaneamente solo all’arrivo sul ponte delle autorità. Secondo l’ultima direttiva federale statunitense, la rompighiaccio MSV Fennica doveva assolutamente raggiungere il sito di trivellazione della Shell nel Mare dei Chukchi con il suo carico di attrezzature per le trivellazioni affinché la compagnia potesse richiedere l’autorizzazione a cercare il petrolio in profondità. Greenpeace chiede al Presidente Obama e al Dipartimento dell’Interno statunitense di revocare le licenze della Shell nell’Artico. (foto: portland protesta attivisti)

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Sei attivisti di Greenpeace hanno scalato la Polar Pioneer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2015

attivisti greenpeaceattivisti greenpeace1Nell’Oceano Pacifico, a 750 mila miglia a nord ovest delle Isole Hawaii, sei attivisti di Greenpeace hanno scalato la Polar Pioneer, piattaforma petrolifera di proprietà della Shell e destinata alle trivellazioni nel Mare di Chukchi, in Alaska.Solo qualche giorno fa il Dipartimento degli Interni degli Sati Uniti aveva annunciato un primo via libera alle concessioni petrolifere nell’Artico. Un passo che potrebbe significare che entro cento giorni Shell sarà autorizzata a trivellare nel Mare Artico vicino l’Alaska.
I sei attivisti sono accampati sul lato inferiore del ponte principale della Polar Pioneer. Hanno forniture che gli permettono di restare a bordo per diversi giorni e sono dotati di tecnologia che consente loro di comunicare in tempo reale, pur trovandosi a centinaia di miglia da terra.L’Esperanza, nave rompighiaccio di Greenpeace, ha inseguito la Polar Pioneer per oltre 5 mila miglia nautiche, da quando negli scorsi giorni aveva lasciato Brunei Bay in Malesia.I sei attivisti – che non interferiranno con le operazioni di navigazione – sono la statunitense Aliyah Field, , il neozelandese Johno Smith,, lo svedese Andreas Widlund,  l’austriaca Miriam Friedrich, l’australiana Zoe Buckley Lennox e il tedesco Jens Loewe. (foto: attivisti greenpeace)

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Votare Si per dire No al nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

Roma, Terrazza del Pincio. Dal rifugio anti-radiazioni de ipazzisietevoi.org a un gigantesco bidone nucleare sulla terrazza del Pincio a Roma. Continua la nostra protesta per impedire il ritorno del nucleare nel nostro Paese. Il Governo vuole bloccare il Referendum con il Decreto Omnibus e impedirci di andare a votare sul nucleare. Questa mattina al Pincio gli attivisti sono entrati in azione alle prime luci dell’alba. Hanno montato il bidone e si sono barricati dentro. All’esterno altri si sono incatenati portando un chiaro messaggio, “I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro” e altri ancora hanno srotolato uno striscione leggibile da Piazza del Popolo che dice: “12 e 13 giugno 2011 Referendum. Vota Sì per fermare il nucleare”. Tra gli attivisti nel bidone anche Pierpaolo e Giorgio, i ragazzi che pochi giorni fa sono usciti dal rifugio de ipazzisietevoi.org. Sono pronti a restare dentro fino al giorno del Referendum.

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Un “bidone di scorie nucleari” a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

Protesta antinucleare

Image by rogimmi via Flickr

Roma. Stamattina, mentre alla Camera dei Deputati è ancora in discussione il Decreto Omnibus, sulla terrazza del Pincio a Roma è comparso un gigantesco bidone nucleare (quattro metri di altezza per cinque di diametro) sul quale si legge “Liberateci dal nucleare” e “Attenzione! Contiene attivisti”. Attivisti di Greenpeace sono infatti asserragliati all’interno del bidone, mentre altri si sono incatenati davanti ad esso aprendo uno striscione con scritto “I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro”. Dalla terrazza del Pincio è stato srotolato uno striscione leggibile da Piazza del Popolo con scritto “12 e 13 giugno 2011 Referendum. Vota Sì per fermare il nucleare”. Il Decreto Omnibus è il cavallo di Troia con il quale il Governo vuole impedire il regolare svolgimento del Referendum sul nucleare il 12 e 13 giugno. È per questo che la protesta de http://www.ipazzisietevoi.org – sostenuta da Greenpeace – arriva nel centro di Roma sotto forma di bidone nucleare. Gli attivisti rimarranno barricati dentro fino al giorno del referendum, vivendo con tutte le difficoltà dell’isolamento e degli spazi ristretti. Tra di loro, anche Pierpaolo e Giorgio che – dalla casa de http://www.ipazzisietevoi.org – si sono trasferiti nel bidone, radicalizzando la loro protesta.
Gli attivisti asserragliati comunicheranno con l’esterno solo con videomessaggi, per chiedere agli italiani di ribellarsi contro il furto di democrazia di un Governo che vuole imporre il nucleare e di mobilitarsi per portare più persone possibili a votare Sì al Referendum del 12 e 13 giugno. Greenpeace ritiene che questa moratoria sia una “truffa costituzionale”: l’unico motivo per non fare il Referendum sul nucleare è che le norme approvate abbiano gli stessi effetti giuridici voluti dai proponenti il Referendum. Se invece è uno stratagemma, messo in atto solo per non votare, allora si sta surrettiziamente cambiando la Costituzione.

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Greenpeace davanti al parlamento: nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2011

Mentre si dà il via alla Camera alla discussione sul decreto Omnibus, con il quale il Governo vuole impedire il regolare svolgimento del Referendum sul nucleare il 12 e 13 giugno, una decina di attivisti di Greenpeace in azione di fronte all’ingresso del Parlamento aprono delle bandiere con il messaggio “Furto di Referendum. Sul nucleare si deve votare”. La protesta è stata immediatamente interrotta dalle Forze dell’Ordine che hanno sequestrato gli striscioni, allontanato gli attivisti e trattenuto quattro di loro in Commissariato. “Il Governo sta derubando gli Italiani del diritto di decidere del proprio futuro. – denuncia Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace – È inammissibile che a meno di un mese dalla data prevista per il voto si voglia impedire l’espressione della volontà popolare che è chiara: in Sardegna, quasi il 98% dei votanti si è espresso contro il nucleare. Chiediamo a tutti i deputati di prendere posizione oggi contro questo furto di democrazia”. Un secondo messaggio è stato aperto in Piazza di Monte Citorio con lo slogan “I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro” in supporto alla protesta iniziata una settimana fa dai ragazzi di http://www.ipazzisietevoi.org. I ragazzi, che hanno deciso di rinchiudersi in un rifugio anti-radiazioni e limitare la propria libertà fino al giorno del Referendum, vogliono – insieme a Greenpeace – scuotere le coscienze degli italiani sull’importanza del voto: i messaggi in piazza sono infatti stati preparati dai ragazzi nel rifugio. Oltre al furto di democrazia, i ragazzi asserragliati nel rifugio http://www.ipazzisietevoi.org denunciano il virtuale black out mediatico sul tema referendario, nonostante la ferma presa di posizione del Presidente della Repubblica che invitava la RAI a rispettare le norme in materia di informazione al pubblico. “Ai Deputati della Repubblica Italiana chiediamo di non allinearsi alla prepotenza di un Governo irresponsabile e di contribuire con un atto coraggioso a diradare la cortina fumogena che impedisce lo svolgersi di una campagna referendaria democratica e corretta. Sul nucleare gli italiani vogliono vederci chiaro. Vogliono votare contro la follia del nucleare” – conclude Barbera.

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Sahara: prigionieri politici in sciopero della fame

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Dopo 34 giorni di sciopero della fame cinque attivisti per i diritti umani del Sahara occidentale sono in serio pericolo di vita. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è molto preoccupata per questi prigionieri politici che potrebbero morire anche tra pochi giorni se le autorità marocchine non reagiscono e non concedono loro quanto chiedono, e cioè né più né meno di un processo giusto. Il 18 marzo 2010 Ali Salem Tamek, Brahim Dahane, Ahmed Nasiri, Yadih Ettarouzi e Rachid Sghayer hanno iniziato uno sciopero della fame, e il 5 aprile scorso si è aggiunto allo sciopero della fame un altro attivista per i diritti umani. I sei prigionieri politici sono detenuti nel carcere di Salé vicino alla capitale Rabat. Il Marocco accusa gli attivisti di alto tradimento e di sovversione dell’autorità dello stato e vorrebbe farli giudicare da un tribunale militare. Tutti sono stati arrestati l’8 ottobre 2009 all’aeroporto di Casablanca al ritorno da un viaggio in Algeria dove gli attivisti avevano visitato dei profughi del Sahara occidentale, paese illegalmente occupato dal Marocco.
Con il loro sciopero della fame i sei prigionieri politici vogliono ottenere un processo civile. Posti di fronte ad un tribunale militare i sei attivisti potrebbero essere condannati a morte se l’accusa dovesse insistere sul fatto che nel Sahara occidentale il Marocco si trova in stato di guerra contro il movimento di liberazione Polisario. Da gennaio le autorità marocchine non si sono più espresse sull’iter seguito nel procedimento a carico dei sei prigionieri. In solidarietà con gli attivisti detenuti a Salé altri 32 prigionieri politici del Sahara occidentale, detenuti in diverse carceri marocchine si sono uniti allo sciopero della fame tra il 20 e il 23 marzo 2010. Per tredici di questi, le condizioni di salute sono a rischio. In dicembre 2009 Aminatou Haidar, l’attivista per i diritti umani espulsa dal Marocco, è stata ricoverata per l’acuta disidratazione sofferta dopo 32 giorni di sciopero della fame. Il suo caso aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, tant’è che il Marocco alla fine le ha dovuto concedere il permesso per il ritorno in patria.

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Blitz Greenpeace a Montalto di Castro

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2010

Roma 9/3/2010. Alle luci dell’alba gli attivisti di Greenpeace hanno occupato il tetto della fabbrica della vecchia centrale nucleare di Montalto di Castro, bloccata dal referendum del 1987. Gli attivisti hanno srotolato un enorme striscione sul tetto della centrale con la scritta “Emergenza nucleare” e un altro striscione di 150 metri quadrati che raffigura l’urlo ‘nucleare’, simbolo della campagna di Greenpeace contro il nucleare.

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Greenpeace lancia in Italia “Amchitka”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2009

E’ il doppio disco del concerto di Joni Mitchell, James Taylor e Phil Ochs che sancì la nascita dell’organizzazione. I proventi del concerto, infatti, servirono a finanziare nel 1971 la prima spedizione di Greenpeace ad Amchitka per protestare contro i test nucleari Usa. Il CD può essere acquistato online (www.greenpeace.org/italy/amchitka). Il concerto si tenne il 16 ottobre 1970 a Vancouver in Canada, presso il Pacific Coliseum e fu organizzato dall’ex avvocato e attivista Irving Stowe. Con quell’evento si raccolsero abbastanza soldi per spedire – nel 1971 – undici attivisti ad Amchitka, con un peschereccio ribattezzato “Greenpeace”. Gli attivisti vennero fermati, ma il loro viaggio – oltre a decretare la nascita dell’organizzazione internazionale oggi conosciuta come Greenpeace – scatenò la copertura dei media e un’ampia protesta che portarono alla cessazione dei test nucleari da parte degli Usa.

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