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Il governo italiano usa i soldi dei contribuenti italiani per attività finanziarie iraniane a rischio?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 dicembre 2017

iran“Il governo Gentiloni vuole affidare i soldi dei contribuenti italiani a Paesi come l’Iran che collaborano con cellule terroristiche e contro cui l’amministrazione di Donald Trump sta predisponendo nuove sanzioni”: è quanto dichiara in una nota, Edmondo Cirielli, parlamentare di Fratelli di Italia e componente della commissione Esteri della Camera dei Deputati, che chiede al “Parlamento di stralciare l’articolo 32 della nuova legge di bilancio che nei prossimi giorni comincerà l’esame in Senato”.
“L’articolo 32 della legge di bilancio – spiega Cirielli – trasforma Invitalia in una specie di nuova Sace, capace di assicurare investimenti esteri anche a Paesi ad alto rischio come l’Iran, il cui governo non solo sostiene il terrorismo ma si distingue per un altissimo livello di corruzione e con un sistema bancario sull’orlo del fallimento”.“Ma il passaggio più grave è che il governo del Pd intenda recuperare i soldi per sostenere il rischio degli investimenti dal fondo destinato a supportare l’imprenditoria giovanile istituito con la legge 196 del 1997 (articolo 25, comma 2). Inoltre – sottolinea Cirielli – il Ministero delle Finanze istituirà un fondo di 120 milioni di euro finanziato con i soldi destinati alle aree depresse e colpite da eventi sismici.In questo modo oltretutto si incoraggiano le aziende italiane a tuffarsi in avventure economiche pericolose che andrebbero piuttosto sostenute da assicurazioni private ““Siamo in presenza di un vera e propria truffa”- conclude il deputato di Fdi – ai danni dei contribuenti italiani che rischiano di vedere anche se indirettamente i propri soldi finire nelle mani dei terroristi.

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F.M.I.: Tassazione delle attività finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

Il Fondo Monetario Internazionale dà il via libera alla tassazione delle attività finanziarie. Nel rapporto presentato al G20 finanze, il Fmi propone due nuove tasse sulle banche e le istituzioni finanziarie. Una svolta cruciale che non potrà lasciare indifferenti i leader e i delegati di tutto il mondo presenti questo fine settimana a Washington per il G20 e il G7 finanze e per le sessioni primaverili della Banca Mondiale e del Fmi. La prima misura proposta dal Fondo è un contributo alla stabilità finanziaria per prevenire future crisi. La seconda è una tassa sulle attività finanziarie (Taf), che inciderebbe sui profitti delle banche per ripagare i costi della crisi attuale. Il Fmi ha così smentito una volta per tutte la tesi secondo cui una tassa sulle attività finanziarie è impossibile da applicare. Secondo il Fondo, la tassa è una soluzione praticabile e molti paesi l’hanno già adottata.  Il rapporto del Fondo presenta però tre lacune. In primo luogo, l’ammontare di fondi che la sola tassa sulle attività finanziarie raccoglierebbe non è abbastanza elevato: 11 miliardi di dollari l’anno, una somma insufficiente se paragonata ai danni che la crisi ha prodotto e che a malapena intaccherebbe i profitti delle banche. In secondo luogo, il rapporto non fa alcun accenno al fatto che i fondi raccolti dovrebbero essere usati per aiutare i paesi poveri e combattere i cambiamenti climatici. In terzo luogo, la tassa sulle attività finanziarie non colpisce i movimenti speculativi, ad alto rischio per l’economia.  “La tassa sulle attività finanziarie non basta”, spiega la Bacciotti. “C’è bisogno anche di una tassa sulle transazioni finanziarie che limiterebbe le speculazioni e renderebbe le nostre economie più sicure”. E’ sufficiente un prelievo molto contenuto, compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento. In questo modo, sarebbe possibile raccogliere decine di miliardi nei paesi ricchi per colmare i loro deficit fiscali, ma anche centinaia di miliardi per combattere la povertà e i cambiamenti climatici. “Non c’è dubbio che le banche possono permettersi di pagare”, conclude la Bacciotti. “Il settore bancario mondiale ha fatto registrare lo scorso anno – nel pieno della crisi economica mondiale – profitti per 700 miliardi di dollari”.

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