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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘attività fisica’

Sport e attività fisica

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Oltre ad avere un alto valore sociale ed educativo, sono importanti strumenti di benessere, prevenzione e terapia di molte patologie; seguire uno stile di vita corretto è il modo migliore per preservare il nostro bene più prezioso, la salute. È questo il tema della tavola rotonda “Sport e Sostenibilità” organizzata oggi da ConfAssociazioni Ambiente, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), presso la Camera dei Deputati e che ha visto riuniti i massimi esperti del settore. Numerose evidenze scientifiche dimostrano come uno stile di vita sano e una regolare attività fisica siano validi alleati del nostro benessere. Oltre il 70% delle patologie cronico-degenerative, come infarto, diabete e ictus, potrebbe essere evitato grazie a un corretto regime alimentare e a un costante esercizio fisico così come fare movimento tutti i giorni ha grandi benefici per chi soffre di stress, depressione e stati d’ansia. D’altro canto, però, studi scientifici mettono in evidenza come lo stile di vita della popolazione stia peggiorando: dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenziano che oltre 7 italiani su 10 (73,9%) sono obesi o in sovrappeso, il 56,6% non svolge attività fisica e il 19,6% ha il vizio del fumo.Seguire salutari abitudini sportive, oltre che alimentari, aiuta non solo a ridurre il rischio di sviluppare molte patologie croniche, incluse quelle oncologiche, ma è importante anche per contrastare la progressione della malattia quando si è già manifestata.
“La nostra salute dipende principalmente dagli stili di vita. Moltissime delle patologie sono dovute a comportamenti errati. Scarsa attività motoria, alimentazione non corretta, fumo sono le principali cause di malattie croniche e degenerative che possono condurre anche a morti premature – dichiara Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale -. “Viceversa, abitudini sane ed esercizio fisico allungano l’aspettativa di vita e incidono positivamente sulla qualità di vita di ognuno”.”Pertanto, l’attività fisica e motoria dovrebbe essere consigliata dal medico così come vengono prescritte terapie farmacologiche o diete alimentari” – prosegue Alessandro Miani -. “E su questo auspico vi sarà una maggiore sensibilità da parte della politica e degli organismi istituzionali preposti per incentivare tutte le strutture pubbliche e private, i gestori sportivi e i singoli operatori che ogni giorno si adoperano per rendere fruibile lo sport in ambienti outdoor e indoor, adeguati, sani e funzionali”.Praticare sport e adottare salutari stili di vita comporta, inoltre, importanti ricadute in termini di risparmio di costi economici e sociali a carico del Servizio Sanitario Nazionale.“Un report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2017 mostra come in Europa la sedentarietà costi dai 150 ai 300 Euro/anno per ogni persona”, sostiene Daniela Lucini, Professore Associato di Medicina Interna e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico UNIMI. “Esercizio fisico e corretto stile di vita in genere soddisfano pienamente la definizione di Sostenibilità: fare oggi azioni per preservare un bene prezioso quale la Salute che altrimenti un domani potrebbe non essere più presente, garantendo anche un significativo risparmio economico e liberare quindi risorse da investire in terapie innovative”.Ma l’attività sportiva non comporta solo benefici al benessere psicofisico della persona ma ha anche importanti valenze di carattere educativo e formativo. Come una vera e propria palestra di vita, gli sport – in particolare quelli di squadra – aiutano i ragazzi a creare nuove amicizie e a condividere valori fondamentali, tenendoli lontani dalla droga, dalla delinquenza o da compagnie “sbagliate”, favorendo l’integrazione di gruppi in aree a maggiore disagio sociale.Lo sport, infine, come “amico” dell’ambiente. Dove si pratica attività fisica all’aria aperta – per esempio nei parchi cittadini o all’interno delle aree protette – si sviluppa una coscienza ed educazione ambientale, una maggiore attenzione alla promozione e salvaguardia delle risorse del territorio, mettendo in atto atteggiamenti di tutela del paesaggio dall’inquinamento e dall’incuria.

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Salute e attività fisica

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

Sport a Miss Italia nel Mondo (1)Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e giovani: queste sono due delle raccomandazioni emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con le nuove Linee guida per l’attività fisica 2016-2020. Tutti sanno che lo sport è importante per rimanere in salute, ma forse non tutti si rendono conto di quanto l’attività fisica sia potente come mezzo per prevenire o addirittura curare molte malattie.
Se guardiamo all’ultimo studio dell’Istat «La pratica sportiva in Italia» uscito lo scorso 23 febbraio, tuttavia, notiamo come la percentuale di chi pratica sport con continuità sia in costante crescita dal 2013. Una persona su quattro, ormai, si dichiara uno sportivo. Il dato è confermato dall’ultimo Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, attraverso un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati analizzati, il 22% degli intervistati fa una regolare attività fisica più volte a settimana, il 16% una volta a settimana, il 45% saltuariamente e solo il 18% ha dichiarato di non fare mai nessuna attività fisica. La fascia di età più pigra risulta quella compresa tra i 35 e i 44 anni, mentre gli italiani tra i 30 e i 34 anni sono i più attivi. La salute è senz’altro la motivazione principale che spinge gli italiani a praticare sport (29%). A pari merito si colloca tuttavia il fatto che, muovendosi, gli intervistati si sentano meglio con se stessi, mentre al secondo posto (26%) c’è il desiderio di volersi mantenere in forma; la perdita di peso è il motivo scatenante per solo l’11% degli intervistati. UniSalute ha chiesto poi agli italiani in quali sport preferiscono cimentarsi: prima fra tutte la passeggiata (55%), che raggiunge il 64% tra gli over 65. Il 25% preferisce fare esercizi in casa, mentre il 19% pratica la corsa. In realtà gli italiani che decidono di iniziare a correre sono sempre di più, basti pensare che nel nostro Paese sono quasi 40mila le persone che nel 2016 hanno concluso almeno una maratona. Probabilmente gli italiani hanno preso coscienza del fatto che correre non solo aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, ma migliora lo stato della circolazione sanguigna e dà una mano anche all’umore. Per questo UniSalute, da sempre attenta alla salute degli italiani, ha deciso di affiancare per il secondo anno consecutivo in qualità di main sponsor la Run Tune Up, la mezza maratona che si disputa da 17 anni per le vie del centro di Bologna.
E’ importante però che gli abitanti del Bel Paese capiscano l’importanza di non improvvisarsi atleti: dall’indagine di UniSalute risulta infatti che il 71%, invece di affidarsi a qualche esperto per praticare in modo corretto attività fisica, preferisce fare da solo, l’11% si affida a un personal trainer e solo il 7% si mette nelle mani di un preparatore atletico. “Praticare regolarmente un’attività fisica è una delle abitudini migliori in grado di garantire il benessere fisico,” commenta Fiammetta Fabris, Direttore Generale di UniSalute. “La mancanza di movimento è uno dei principali fattori di rischio per la salute, senza contare l’aspetto economico: l’inattivi­tà non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia o delle inabilità al lavoro. Crediamo fortemente che la salute passi attraverso un corretto stile di vita, e che questo sia fondamentale per vivere non solo più a lungo ma anche per mantenere un corpo sano. Per questo sponsorizziamo per il secondo anno UniSalute Run Tune Up e abbiamo organizzato una conferenza lo scorso 9 settembre a Bologna dal titolo “Diversamente giovani: come vivere fino a 120 anni”: speriamo di aver dato un’occasione per confrontarsi sul tema attraverso l’esperienza di noti sportivi e il contributo scientifico di medici e accademici.

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Mens sana in corpore sano? Si ma dipende da come viene svolta l’attività fisica

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

alimentareL’allarme viene dal II° Congresso della Società Italiana di Nutrizione Clinica dove è stato spiegato che a seconda di ‘come’ viene effettuato l’esercizio fisico può trasformarsi da prezioso strumento di prevenzione a fattore di rischio per la salute.
Diversi studi hanno messo in evidenza che la pratica regolare dello sport: riduce il rischio di malattie cardiovascolari con l’aumento del colesterolo buono, la diminuzione della pressione arteriosa e un maggior rifornimento di ossigeno al muscolo cardiaco; rafforza il tessuto connettivo di cartilagini, legamenti, tendini e ossa; promuove, infine, un generale stato di benessere dovuto alla produzione di endorfine, le molecole del buonumore. Ma un eccesso fisico eccessivo può determinare un aumento dei radicali liberi e dello stress ossidativo che le normali difese dell’organismo non riescono a fronteggiare. “Lo stress ossidativo non è altro che uno squilibrio tra i processi ossidativi che avvengono continuamente nell’organismo e le reazioni antiossidanti che si verificano in tutte le cellule” spiega il Professor Eugenio Luigi Iorio Presidente dell’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo “in pratica, l’ossigeno, attivato sotto forma di ROS, la sigla che identifica le ‘specie reattive dell’ossigeno’, aggredisce lipidi e proteine attraverso il processo di perossidazione Quando viene esercitata una intensa e strenua attività fisica, specialmente aerobica, le ROS non solo arrivano a colpire le fibre muscolari predisponendole a lesioni e traumi ma aggrediscono anche il tessuto connettivo dell’apparato locomotore con maggiore rischio di infiammazioni, borsiti e tendiniti. “Lo stress ossidativo non è più inteso come in passato, come uno squilibrio fra la produzione di radicali liberi e la loro eliminazione da parte dei sistemi di difesa antiossidante” prosegue il Professor Iorio “Esso è un capitolo del più ampio e comune ‘libro dello stress’, fenomeno di adattamento comune a tutti gli organismi viventi, dai batteri all’uomo, passando per le piante. In sostanza esiste un sistema biochimico complesso unico, detto ‘sistema redox’, costituito dall’insieme di ossidanti e antiossidanti, che presiede fisiologicamente al controllo dei più importanti fenomeni vitali, quali la trasmissione di informazioni nelle e tra le cellule, la difesa contro i patogeni e la detossificazione. Quando il sistema redox non funziona bene nascono i problemi che si chiamano invecchiamento precoce, malattie degenerative e cancro. Lo stress ossidativo costituisce un fattore emergente di rischio per la salute che può essere diagnosticato e, nei casi favorevoli, prevenuto e curato. L’esercizio fisico corretto stimola la produzione di un radicale libero, detto ossido nitrico, da parte delle celle endoteliali, che tappezzano la parete interna dei vasi, il quale ha un potente effetto vasodilatatore; inoltre, una corretta attività fisica stimola la produzione di antiossidanti per attivazione diretta del DNA. Attività fisiche incongrue perché intense e protratte, specialmente in soggetti non allenati, mettono fuori gioco questo delicato sistema redox e da qui i danni funzionali e/o strutturali a carico dell’apparato locomotore”. Questo apre il delicato capitolo del controllo dello stress ossidativo negli atleti. Il migliore modo di controllare il sistema redox è eseguire un esercizio fisico seguendo accuratamente le indicazioni del personale medico-sanitario, ovvero una “prescrizione motoria”, alla stregua di una “prescrizione dietetica”. Frutta fresca e secca – L’alimentazione dello sportivo dovrebbe tener conto di una serie di nutrienti in grado di migliorare o ottimizzare le funzioni del sistema redox e, in particolare, le sue specifiche vie di segnale in maniera del tutto fisiologica e naturale. A tal riguardo si è visto che una combinazione di arginina (contenuta abbondantemente nella frutta secca) e di vitamina C (ben presente in diversi tipi di frutta) può essere utile nell’aumentare i livelli di ossido nitrico, indispensabile per il buon funzionamento della circolazione sanguigna e, quindi della funzione muscolare. Inoltre, quasi tutti i polifenoli, sostanze variamente distribuite nella frutta (es. frutti di bosco, melograno, uva nera, etc.) e nella verdura, specialmente se “di stagione, km zero e, soprattutto a tempo zero” attivano il sistema Nrf-2 (vedi sopra), stimolando la produzione endogena degli antiossidanti a livello del DNA e favoriscono la produzione di nuovi mitocondri, mimando esattamente quello che accade con la sola attività fisica, potenziandone i benefici effetti. Un ruolo importante è svolto, ovviamente dai sali minerali, e dai cosiddetti acidi grassi polinsaturi della serie omega-3, contenuti nelle alghe, in piccoli crostacei, nel pesce azzurro, e in alcuni tipi di frutta secca con guscio, non tostata, e indicati spesso con le sigle EPA e DHA, i quali svolgono un ruolo determinante nel mantenere le membrane cellulari dei vasi sanguigni e dei muscoli sufficientemente fluide e nel preservare le funzioni visiva e cardiaca, essenziali nello sport. Qualora il regime dietetico non fosse sufficiente, sarà il medico a proporre, sulla base di specifiche indagini di laboratorio, un programma dietetico associato a integratori; evitare il fai da te è essenziale, perché “di più non sempre è meglio”! Tra le sostanze più interessanti a tal riguardo sono da segnalare la vitamina E, la vitamina C, il coenzima Q10, l’acido lipoico, l’astaxantina e il glutatione, il più potente antiossidante intracellulare (ne stimolano la produzione “endogena” le proteine da siero di latte e la N-acetilcisteina, il principio attivo di un comune mucolitico, sempre a basse dosi). L’integrazione va sempre limitata nel tempo: un buon criterio è circoscriverla ai primi cinque giorni di ogni settimana, per un periodo non superiore ai 4 mesi, salvo diversa prescrizione medica. La personalizzazione della prescrizione di omega 3, in particolare, è oggi possibile grazie al cosiddetto esame lipididomico (basta una goccia di sangue capillare deposta su una specifica cartina). Ulteriori ricerche stanno chiarendo il ruolo della flora batterica intestinale (microbiota) e di meccanismi di controllo epigenetici, nello scacchiere che vede in gioco l’attività fisica e lo stress ossidativo.Per valutare lo stress ossidativo esistono test specifici che misurano i livelli di ‘idroperossidi’ considerati i marcatori più affidabili: gli atleti allenati ad esempio hanno livelli più bassi di quelli non allenati e aumentano invece sotto sforzo (sono correlati direttamente all’intensità dell’esercizio). “Se nei soggetti allenati le sostanze antiossidanti dell’organismo assunte con una alimentazione equilibrata rimettono il sistema in equilibrio, negli atleti occasionali la barriera antiossidante non è abbastanza efficiente a contrastare lo ‘tsunami’ ossidativo” sottolinea il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente della SINUC ”Stress eccessivo che può arrivare ad alterare non solo le cellule ma anche il loro DNA. Ci rivolgiamo allora a quel 31% della popolazione italiana (*) che si mobilita all’inizio della bella stagione pensando di recuperare i danni della pigrizia invernale o attirati dal desiderio di trascorrere più tempo all’aria aperta (il 75%). Recuperare il tempo perduto dopo il lungo letargo invernale è un buon proposito purché sia affrontato in maniera graduale.”
Maggiori benefici dall’attività regolare – Secondo una ricerca della Brigham Young University fare jogging per 30 minuti per le donne e 40 per gli uomini, 5 volte a settimana, diminuirebbe l’invecchiamento cellulare di 9 anni, mentre gli atleti della domenica e quelli che escono dal lungo letargo invernale con l’intenzione di recuperare tutto il tempo perduto con poche uscite ma strenue sono a rischio di infortuni e eccesso di stress ossidativo.Lo stesso meccanismo di ossidazione che già il CNR aveva indicato come sorvegliato speciale e fattore di rischio per patologie apparentemente insospettabili come Alzheimer, morbo di Chron e Artrite Reumatoide, tanto per citarne alcune. La presenza di neoplasia può avere conseguenze negative sullo stato nutrizionale del paziente. Il 20% dei pazienti affetti da neoplasia, circa 2 milioni di individui, non supera la malattia per le gravi conseguenze della malnutrizione.Un ruolo centrale e determinante spetta alla nutrizione clinica e artificiale dei pazienti oncologici con deterioramento nutrizionale dovuto alla stessa neoplasia in corso, allo stress chirurgico e al ridotto introito calorico. Accanto all’innovazione tecnologica, negli ultimi anni l’oncologia ha fatto molti passi avanti nella scoperta e conseguente impiego clinico di nuovi farmaci (a bersaglio molecolare e immunitari) che hanno aumentato l’aspettativa di vita del paziente anche in fase avanzata, determinando una cronicizzazione della malattia e quindi la sopravvivenza. Nel complesso scenario individuato dalla European Association for Palliative Care – EAPC delle cure palliative, terapie di supporto anche psicologiche alla tossicità di trattamenti chemio e radioterapici, s’inseriscono oggi le cure simultanee in ambito ambulatoriale, che prevedono la collaborazione di medici e infermieri ospedalieri e medici e infermieri che operano sul territorio nel gestire il percorso del paziente e della sua patologia cronica.“Nel 20% dei casi i problemi metabolico-nutrizionali possono costituire una ‘malattia nella malattia’. La perdita di peso può essere causata da perdita di appetito; difficoltà a deglutire il cibo; ostruzione al passaggio del cibo in un tratto dell’apparato digerente; alterata capacità di digerire o assorbire i cibi; conseguenze delle terapia antineoplastiche (nausea, vomito, diarrea, infiammazioni del cavo orale dovute a chemio o radioterapia o alla chirurgia); ansia, paura e depressione” prosegue il professor Muscaritoli “Infine, le alterazioni del metabolismo, spesso indotte dal tumore, sono responsabili di uno ‘spreco’ di calorie e di muscolo con conseguente perdita di peso e quindi di forza fisica, nonché di maggiore affaticamento. Per prevenire la perdita di peso e di forza fisica possono essere realizzati virtualmente tutti i tipi di trattamento nutrizionale, a partire dalla prescrizione di un’adeguata dieta alimentare, all’integrazione con prodotti specifici per bocca, fino alla nutrizione artificiale, parenterale o enterale in ospedale o a domicilio. Se il paziente è ancora in grado di alimentarsi adeguatamente per la via naturale, è certamente consigliata l’elaborazione di un piano dietetico personalizzato, il più possibile rispondente alle sue preferenze. Molto spesso, invece, il paziente neoplastico è sì in grado di alimentarsi normalmente, ma in quantità insufficienti a soddisfare i fabbisogni nutrizionali a causa dell’anoressia o delle conseguenze gastro-intestinali delle terapie. A seconda della situazione clinica, l’apporto calorico ritenuto adeguato dovrebbe essere di circa 30 kcal per kg di peso al giorno ed quello proteico di circa 1.2 g per gk di peso al giorno. Valori inferiori, molto frequentemente riscontrati nei malati oncologici anche al momento della diagnosi, devono essere ritenuti a rischio di malnutrizione. Un introito calorico inferiore al 50-75% dei fabbisogni per un periodo uguale o superiore a 7 giorni richiede un intervento di nutrizionale artificiale”.
Diverso è il caso delle cure di fine vita, quando le linee guida suggeriscono un approccio rispettoso e appropriato, anche secondo l’associazione internazionale Choosing Wisely si raccomanda di ‘non iniziare e non proseguire una Nutrizione Artificiale (per via parenterale o enterale) nei pazienti oncologici con malattia inguaribile in fase avanzata, aspettativa di vita inferiore a poche settimane. Non esistono ad oggi evidenze da studi osservazionali o sperimentali che ne dimostrino l’efficacia in termini di aumentata sopravvivenza o migliore qualità di vita in questa situazione clinica.
In Italia 4 cittadini su 10 cioè 23,6 milioni di persone si dichiarano malati cronici, secondo i dati del rapporto Osservasalute 2017 dell’Università Cattolica di Roma. Persone che richiedono assistenza sanitaria, e che hanno bisogno di a cure palliative, simultanee e di supporto. Nelle fasi finali della vita, seguendo l’evoluzione attuativa della L. 38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”. Tra questi, i pazienti oncologici rappresentano la parte più sensibile: stando al Rapporto sullo Stato dell’oncologia in Italia 2017 presentato in aprile al Senato, si stima che nel 2016 siano stati diagnosticati 365.800 nuovi casi di tumore, di cui 189.600 (54%) negli uomini e 176.200 (46%) nelle donne e, mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di una neoplasia.

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Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

milanodavedereMilano Giovedì 3 marzo 2016 ore 11.30 Eataly Smeraldo – Piazza XXV Aprile, 10 Lilt e BikeMi insieme per promuovere il movimento come stile di vita salutare nella prevenzione per la lotta ai tumori. Riuscire a diffondere l’importanza dell’attività fisica come uno dei principi cardine per prevenire alcuni tipi di patologie è uno dei temi della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica. Insieme al movimento, però, è importante continuare a sensibilizzare sull’importanza di adottare uno stile di vita corretto, oltre alla diffusione della cultura della diagnosi precoce. Mangiare sano, rinunciare alla dipendenza dal fumo e praticare ogni giorno attività fisica, contribuendo per esempio anche alla sostenibilità dell’ambiente con il bike sharing; piccole “regole” quotidiane che permettono di prendersi cura della propria salute.Intervengono: Marco Alloisio, presidente Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Milano Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità del Comune di Milano Paolo Dosi, CEO Clear Channel ItaliaViviana Varese, chef Alice Ristorante Modera l’incontro Francesca Senette, giornalista e happiness coach.Nel corso della conferenza verranno inoltre presentate le iniziative organizzate dalla Sezione Milanese della LILT per la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica.

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Bambini: Patologie croniche e attività sportiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2015

L’attività fisica è essenziale per prevenire molte patologie e per favorire uno sviluppo armonico, ma le patologie croniche spesso “dissuadono” i ragazzi (e i genitori) dallo svolgere con perseveranza un’attività sportiva, incrementando fattori di rischio in una fascia di popolazione vulnerabile. Eppure per questi bambini lo sport ha indubbi vantaggi non solo per la loro salute fisica, ma anche psicologica e sociale. “Il movimento, indipendentemente dallo stato di salute, è una necessità fisiologica per bambini e adolescenti: è parte integrante del loro processo accrescitivo, sin dalle prime fasi dello sviluppo (già in utero il feto acquisisce degli schemi motori peculiari ed in evoluzione) e favorisce una crescita corporea armonica, sia sul versante fisico che psicologico”, spiega il Presidente della SIP Giovanni Corsello. “Lo sport aumenta agilità, resistenza, forza e di conseguenza migliora l’autostima e il senso di benessere, favorisce l’apprendimento e riduce l’ansia per la prestazione scolastica, favorisce la socializzazione, abitua al rispetto delle regole”.
I bambini e ragazzi con patologie croniche dovrebbero essere maggiormente esortati a svolgere attività sportiva divertente e varia, adatta a sesso ed età, scelta in base alle inclinazioni e ai desideri personali: occorre infatti dare priorità alla scelta del paziente, a meno di controindicazioni specifiche. È fondamentale tuttavia guidarlo e sostenerlo nella scelta: l’attività va inoltre intrapresa gradualmente, in base alla fitness del paziente e sotto la guida di allenatori esperti e sensibili. Assolutamente essenziale uno stretto lavoro cooperativo “di squadra” tra pediatra di famiglia, medico sportivo, dottore in scienze motorie e/o allenatore.Per aiutare pediatri, medici e genitori a incoraggiare, guidare e sostenere i bambini con malattie croniche a intraprendere un’attività sportiva la Società Italiana di Pediatria ha messo a punto una guida con le indicazioni degli specialisti riguardo allo sport nei bambini e negli adolescenti con:
artrite idiopatica giovanile
diabete mellito
neoplasie
asma
cardiopatie congenite
disturbo con deficit di attenzione/iperattività
autismo
La guida è stata curata da: dott.ssa Maria Cristina Maggio (Clinica Pediatrica Università di Palermo), dott. Giorgio Piacentini (Referente SIP per le tematiche relative alla promozione dell’attività motoria e sport), dott. Giuseppe Santangelo (Neuropsichiatra infantile), dott. Alessandro Rimini (UOC Cardiologia, Istituto Giannina Gaslini Genova), dott. Attilio Smeraldi (Medico sportivo).

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Incontro di primavera della rete dei cammini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2015

PrimaveraL’attenzione ai cammini storici, a tutti i cammini storici italiani, e la consapevolezza del ruolo determinante che essi possono svolgere per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese e per la tutela del nostro patrimonio culturale ed ambientale e del nostro benEssere: sarà questo il focus dell’Incontro Nazionale di Primavera della comasca Rete dei cammini, l’Associazione non lucrativa che raccoglie le Associazioni italiane impegnate nella tutela dei cammini e dei pellegrini. Il tutto in linea con la cosiddetta “Carta di Toronto dell’Attività Fisica” (The Toronto Charter for Physical Activity: A Global Call to Action), accordo internazionale, o “protocollo globale”, attivo dal 2010, per la promozione della salute sociale attraverso la promozione del camminare.

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Campagna per la sarcopenia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

(Centro Maderna) Torino 13 giugno  partirà una campagna nazionale itinerante che offrirà un check-up gratuito per informare gli italiani over-60 sulla sarcopenia, la perdita di massa muscolare correlata all’età. L’iniziativa, promossa dal Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico “A. Gemelli” di Roma e sostenuta da Abbott, fornirà consigli utili sui vantaggi di un’alimentazione completa e bilanciata e sull’uso di supplementi nutrizionali orali uniti a una regolare attività fisica per mantenersi attivi e godere di buona salute. La sarcopenia è una sindrome correlata all’età caratterizzata dalla perdita progressiva e generalizzata della massa muscolare e della forza fisica, che di solito comincia a manifestarsi intorno ai 40-50 anni di età. Francesco Landi, del Centro di Medicina dell’Invecchiamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Responsabile scientifico della campagna, ha sottolineato come le persone che vanno incontro ad una riduzione della massa muscolare spesso hanno difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane, e perciò seguire una dieta bilanciata e attività fisica possono essere una vera sfida nella vita frenetica di tutti i giorni. La sarcopenia è una della principale causa di invalidità e debolezza nell’anziano. Fonte: lastampa.it

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Attività fisica per rimanere in forma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2010

Tornati dalle vacanze, riprese le attività lavorative molti vorrebbero mantenere le buone condizioni fisiche acquisite. Non ci vuole molto,  basta una passeggiata di mezz’ora al giorno. L’iscrizione alle palestre o l’intensa attivita’ sportiva non servono alle nostre tasche e tutto sommato non servono al nostro corpo. Una passeggiata, anche distribuita nel corso della giornata, mantiene in forma e protegge da una serie di affezioni, quali le malattie cardiovascolari, l’obesita’, il cancro dell’intestino crasso, l’artrite e l’osteoporosi. Unica avvertenza e’ quella di passeggiare nel verde; camminare o, peggio, correre  in mezzo alle automobili (come vediamo spesso nelle nostre citta’) non fa che aumentare la quantità di inquinanti assorbiti dal nostro organismo. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Più attività fisica a scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Lo svolgimento di speciali programmi di attività fisica, all’interno delle scuole, consentirebbe di ridurre l’eccesso di grasso, nonché di migliorare lo stato di salute fisica nei ragazzi. Lo ha verificato un trial condotto in Svizzera e apparso su British Medical Journal. Susi Kriemler dell’Institute of Exercise and Health Sciences, University of Basel e collaboratori hanno coinvolto 28 classi di 15 scuole elementari svizzere in un’indagine che ha voluto verificare l’efficacia di specifici programmi di attività fisica durante un intero anno scolastico. In particolare, oltre 500 ragazzi sono stati randomizzati a svolgere tre canoniche lezioni di educazione fisica più due lezioni aggiuntive ogni settimana; un breve intervallo di attività fisica al giorno ed esercizi fisici a casa, oppure ad astenersi dal suddetto programma (controllo). Nei ragazzi sottoposti a questo speciale protocollo, rispetto al gruppo controllo, l’indice che misurava i livelli di grasso corporeo è diminuito in maniera significativa (-0,12; p= 0,009). In questo gruppo, inoltre, sono migliorate sia le capacità aerobiche (0,17; p= 0,04), sia quelle legate allo svolgimento di attività fisica moderata-intensa a scuola (1,19; p<0,001) e durante l’intera giornata (0,44; p= 0,03). (L.A.)

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Seno protetto dall’esercizio intenso

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2009

Uno studio ha caratterizzato in modo specifico l’intensità e il tempo dedicato all’attività fisica adeguati per ottenere un calo del rischio di tumore al seno nel periodo postmenopausale. Nel 1995 sono state selezionate 118.899 donne tra i 50 e i 71 anni ed è stato loro chiesto di dettagliare le abitudini sul movimento svolto in quattro periodi della loro vita: tra i 15 e i 18 anni, tra i 19 e i 29 anni, tra i 35 e i 39 anni e negli ultimi 10 anni. Nei sei anni e mezzo di follow-up, successivi a queste interviste, ci sono state 4.287 nuove diagnosi di tumore al seno, di cui la maggioranza (84%) era di tipo HER-positivo. Sovrapponendo i dati è emerso che le donne che nei 10 anni precedenti l’arruolamento avevano mantenuto un livello elevato di attività fisica, vale a dire oltre sette ore di esercizio da moderato a sostenuto, presentavano il 16% in meno di rischio (rischio relativo 0,84) di sviluppare la neoplasia rispetto alle sedentarie. L’associazione restava significativa anche con l’aggiustamento per indice di massa corporea (0,87). Le caratteristiche del tumore non influivano sull’associazione riscontrata, come pure non era influente un’attività fisica moderata-intensa svolta nelle fasce di età considerate, e nemmeno una blanda attività svolta in passato o di recente. Tra le ragioni che possono spiegare questo legame va considerata la capacità dell’esercizio fisico di ridurre i livelli di ormoni sessuali endogeni, di modulare l’insulina e i fattori di crescita insulino-simili, di aumentare l’immunità e di ridurre lo stato infiammatorio.(S.Z.)

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Aumentare attività fisica? Aiuto dai MMG

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

I medici di famiglia possono incrementare efficacemente l’attività fisica dei propri pazienti. La promozione dell’attività fisica è una priorità, ma il contributo degli interventi del medico è stato finora poco chiaro. L’apporto del medico di base, in termini di effetti clinici complessivi, è limitato ma rilevante a livello di salute pubblica, in quanto nei pazienti che ricevono la prescrizione di effettuare attività fisica si osservano effetti clinicamente rilevanti. Ciò supporta la prescrizione di un piano di attività che specifichi anche frequenza, intensità, durata e progressione nel tempo dell’attività fisica anziché dare solo indicazioni minimali, il che porta a risultati scadenti ma è l’atteggiamento predominante in medicina di base. Benchè queste prescrizioni raramente provengano dai medici di base in quanto richiedono più tempo, supporto ed addestramento rispetto alle indicazioni minimali, i medici di base stessi possono svolgere un ruolo molto più importante dedicando più tempo ai pazienti pronti a perseguire gli obiettivi di un programma di attività fisica. Sono però necessari ulteriori sforzi per la diffusione di strumenti precrittivi efficaci e per incentivare i medici di base a farne uso. (Arch Intern Med. 2009; 169: 694-701)

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Rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

Roma, 28 aprile 2009, Sede CRUI – Piazza Rondanini, 48, ore 12 Sala Clessidra, Palazzo Rondinini, primo piano la dimensione delle malattie cardiovascolari e la loro aggressività richiedono un intervento urgente: oggi sono responsabili di 4 decessi su 10 e rimarranno fino al 2030 il principale problema sanitario nel mondo. Ma gli italiani non hanno la giusta consapevolezza dei fattori di rischio: più della metà non fa attività fisica e il 53% è in sovrappeso. I risultati raccolti a Ferrara, prima città che ha promosso un percorso integrato di prevenzione (istituzioni, strutture sanitarie, ristoranti, musei, ecc.) parlano chiaro. Per ribadire l’importanza di questo problema è nato il progetto “Il cuore al centro” promosso dalla “Fondazione Anna Maria Sechi” creata dal prof. Roberto Ferrari, presidente della Società Europea di Cardiologia. Una campagna per la prevenzione, che punta soprattutto sulla buona comunicazione fra specialista e cittadino e sull’informazione diretta al paziente, ad esempio con il primo numero verde interamente dedicato alle malattie cardiovascolari. L’intero progetto e i primi risultati ottenuti saranno presentati con una conferenza stampa a Roma, martedì 28 aprile, alle 12 presso la sede della Conferenza dei Rettori, in piazza Rondanini, 48. Interverranno il prof. Roberto Ferrari, il prof. Patrizio Bianchi, Rettore dell’Università di Ferrara e il prof. Remigio Rossi, Presidente del Consorzio Ferrara Ricerche.

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