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Liste d’attesa infinite per esami radiografici

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

“Le liste d’attesa sono una necessità perché la gente si rivolge ai centri d’eccellenza che attirano i pazienti, ci sono ospedali – ad esempio quelli più piccoli – che non hanno attrezzature adeguate: si concedono tante risorse alle strutture ospedaliere delle grandi città togliendole ai piccoli centri: ogni zona dovrebbe avere un ospedale di qualità, anche piccolo, nella sua area, è venuta a mancare una riorganizzazione territoriale in tal senso e questi sono i risultati”. Questo il commento del responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti Manlio Caporale all’ennesima notizia sulle interminabili attese per esami radiografici quali ecografie, risonanze, tac, ecc., con grosso disagio per i cittadini che migrano da una struttura all’altra. Continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “E’ necessaria un’organizzazione capillare e coordinata: in una città, come in una regione, non ci devono essere aree con tre grossi ospedali e altre sprovviste di assistenza o con centri scadenti: ogni zona dovrebbe avere strutture con apparecchiature adeguate e medici qualificati per evitare costose trasmigrazioni da una Asl all’altra.  Sì perché – spiega Caporale – i costi degli spostamenti si pagano: se ad esempio faccio capo alla Asl A e l’attesa per un esame è lunga io ho diritto ad andare alla Asl B dove l’attesa è più breve ma a pagare i costi aggiuntivi è sempre la Asl di appartenenza, soldi che potrebbero essere risparmiati. Il problema è che molti fondi vanno alle cosiddette cliniche convenzionate che però non possono offrire le stesse competenze perché non hanno pronto soccorso e svolgono solo alcune attività: si fanno solo alcuni tipi di interventi chirurgici ma non dispongono neanche di presidi di terapia intensiva, necessari per qualsiasi operazione in anestesia generale. Ma questi posti hanno comunque dei costi elevati allora – propone concludendo Caporale – andrebbero trasformati in presidi completi dotati di pronto soccorso, terapia intensiva e pianta organica con primario, aiuto primario, ecc. ammessi per concorso. In tal modo si parificherebbero così agli ospedali e potrebbero essere per essi un valido supporto in grado fronteggiare qualsiasi emergenza oppure, queste cliniche cosiddette ‘convenzionate’, si trasformino in apparati privati rinunciando alle sovvenzioni pubbliche che possono essere distribuite meglio.  Per limitare le liste d’attesa vanno evitate le migrazioni offrendo qualità e presidi in ogni parte del territorio”.

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