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Tra salici e tronchi spuntano le 5 aule di Po Circus

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

Polesine Zibello (PR) Come spesso accade nel mondo della natura, dove un seme genera qualcosa di inaspettato, anche nel comune di Polesine Zibello l’idea di allestire un’aula nel bosco del Po ha attecchito fino a prendere la forma di una piccola scuola. L’energia e lo spirito d’iniziativa del sindaco Massimo Spigaroli, conosciuto ai più come chef dell’Antica Corte Pallavicina, sono stati cruciali per mettere in connessione l’amministrazione comunale con il circolo Aironi del Po di Legambiente e la Primaria Giancarlo Rastelli, creando i presupposti per la nascita di Po Circus. Le elementari più ecologiche e sicure che ci siano possono vantare ben cinque aule all’aperto ricavate tra gli alberi per fare lezione a contatto con la natura, tra le fronde dei salici e i tronchi del fiume, che diventano banchi e sedie. Inserita nell’ambito del progetto “Puliamo il Po e Puliremo il mondo”, l’iniziativa è stata inaugurata con la partecipazione di docenti d’eccezione, come lo stesso sindaco, lo scrittore Filippo ‘Blyberg’ Aiolfi e gli esperti del fiume Massimo Gilbertoni e Stefano Barborini del circolo Aironi del Po di Legambiente.

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“Covid-19 e aule sicure”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Ferrara. A lezione in presenza sì, ma con la massima sicurezza grazie a una maggiore aerazione degli ambienti didattici. Da ottenere, tra l’altro, senza aprire le finestre, operazione non sempre priva di disagi specie nei mesi più rigidi.È l’obiettivo che si pone la sperimentazione finanziata dall’Ateneo di Ferrara e iniziata nei mesi estivi con il coordinamento del Professor Roberto Di Giulio, docente del Dipartimento di Architettura e Delegato del Rettore all’Edilizia.L’installazione nelle aule di sistemi di ventilazione controllati da remoto e a doppio flusso con recuperatore di calore permette in primo luogo una sensibile diminuzione del rischio di contagio da SARS-COV2, superiore, dopo 4 ore di permanenza, al 70% rispetto al caso di ventilazione naturale e di oltre l’80% dopo 8 ore di permanenza, così come previsto dall’equazione di Wells-Riley (1978), che correla la probabilità di infezione da parte degli occupanti di una stanza, in presenza di conseguente emissione di microrganismi patogeni, con il tasso di ventilazione della stessa.Oltre a ciò, il rispetto dei criteri di distanziamento, l’impiego della mascherina e la corretta sanificazione degli spazi contribuiscono ulteriormente al controllo della eventuale contaminazione nell’ambiente. “Le tecnologie impiegate sono ben note da tempo. L’aspetto sperimentale e innovativo di queste realizzazioni – prosegue il Professor Mazzacane – consiste nella contestuale conduzione periodica, effettuata dal CIAS sotto la supervisione della Prof.ssa Elisabetta Caselli, di test microbiologici e molecolari per monitorare la qualità dell’aria durante le attività didattiche, controllando la presenza di microrganismi patogeni (virali, batterici e fungini) in funzione dell’affollamento e delle caratteristiche operative dell’impianto. Ciò permetterà di validare sperimentalmente i risultati previsti dal modello teorico di Wells-Riley”.Il progetto è stato sviluppato nell’ambito delle attività di ricerca del Dipartimento di Architettura e in particolare del Laboratorio Interdipartimentale CIAS dell’Università di Ferrara, coinvolgendo anche studenti dell’A.A. 2019-2020 dei corsi di Progettazione Ambientale di Architettura e di Impianti Termotecnici di Ingegneria.L’ammontare complessivo dell’intervento riguardante cinque aule di medio/grandi dimensioni (che a regime potranno avere una capienza massima di 600 posti senza distanziamento) risulta pari a circa 200.000 euro.Il gruppo di lavoro è interdisciplinare e comprende docenti dell’Ateneo, studenti, l’ufficio tecnico dell’Università di Ferrara. Ha guidato il coordinamento generale il Prof. Arch. Roberto Di Giulio, Delegato del Rettore all’Edilizia. Per il Dipartimento di Architettura, oltre allo stesso Di Giulio, partecipano il Prof. Ing. Sante Mazzacane, Laboratorio Interdipartimentale CIAS, gli Architetti Gianni Lobosco, Giampaolo Guerzoni e Giuseppe Camillo Santangelo, il Geom. Gabriele Martini (consulente esterno), Leonardo Sannucci (tutor del corso di Progettazione Ambientale di Architettura) e Pauline Mindzie Minkoulou (studentessa del corso di Impianti Termotecnici di Ingegneria). Per l’Ufficio Lavori pubblici di Unife, lavorano al progetto oltre al Direttore generale dell’Ateneo Ing. Giuseppe Galvan, il Geom. Simone Tracchi, l’ Arch. Serena Dalla Casa e il Geom. Roberto Rossi. Per il monitoraggio microbiologico, partecipa il gruppo di ricerca CIAS, comprendente, oltre alla Prof.ssa Elisabetta Caselli, il Dr. Luca Lanzoni, il Dr. Matteo Bisi, la Dr.ssa Antonella Volta, la Dr.ssa Maria D’Accolti e la Dr.ssa Irene Soffritti.

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Rientro a scuola: 140 mila studenti del Sud senza aula

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

L’anno scolastico è alle porte, ma con situazioni ben diverse da istituto a istituto per via dell’applicazione uniforme della politica dei tagli degli ultimi 12 anni che ha penalizzato soprattutto il Meridione del Paese. Ci sono, ad esempio, ancora 140 mila studenti che non avrebbero trovato una collocazione in sicurezza, concentrati soprattutto a Sud (dalla Puglia, alla Calabria, Campania e Sicilia), dove l’edilizia scolastica presenta anche carenze non indifferenti per via della riduzione della spesa, del processo di emigrazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta assegnare organici in base ai numeri ma riformularli sulle effettive esigenze. Il sindacato Anief chiede di dare una risposta urgente ai fondi richiesti dalle Regioni in una specifica lettera, per far ripartire tutte le scuole con un livello organizzativo e strutturale soddisfacente in tutti gli oltre 42 mila plessi scolastici italiani collocati nel territorio nazionale. I fondi aggiuntivi potrebbero servire al recupero di altri 12 mila plessi dismessi, da aggiungere ai 3 mila già recuperati dal Governo su richiesta di Anief dopo l’inopinato taglio prodotto dalle leggi sul dimensionamento avviate dal 2008 e mai abrogate dai successivi esecutivi.“Gli investimenti – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – servirebbero oltre che per rendere agibili i plessi dismessi, dove collocare i 140 mila alunni in più, anche per portare in organico di diritto i più 60 mila solo su sostegno, i 70 mila docenti-Ata cosiddetti Covid, a breve assunti invece con l’inaccettabile modalità del lavoratore usa e getta e per assumere in organico un numero maggiore di supplenti annuali: in tutto 160 mila insegnanti e 40 mila Ata. Per centrare queste priorità, magari anticipando i fondi per poi recuperarli dall’UE, abbiamo chiesto al premier Giuseppe Conte di accantonare 15 miliardi del Recovery Fund a questo preciso scopo. Proprio perché i 4 miliardi rispetto al niente sono importanti ma non sufficienti alla causa Scuola e a evitare che si arrivi a discriminare gli alunni”.Fatte le norme per il rientro in sicurezza, la scuola si rende conto che non saranno applicabili in tutti gli istituti. L’ultimo protocollo approvato dal Comitato tecnico scientifico prevede il rispetto del metro di distanziamento tra uno studente e l’altro, oltre alla necessità di rispettare le regole di igiene. Nel caso non fosse possibile far rispettare il metro, gli strumenti a disposizione delle scuole vanno da modifiche all’assetto didattico da interventi edilizi, fino alla ricerca di locali alternativi per i quali sono stati stanziati dei fondi appositi. Secondo il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, vi sarebbero Regioni che hanno chiesto interventi per l’affitto di strutture parallele agli istituti scolastici per una somma di 300 milioni di euro, a fronte di 70 milioni stanziati. Ma siccome quei soldi non sono arrivati, una fetta di studenti ad oggi si ritrova senza possibilità di svolgere lezione.

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Scuola: toccata e fuga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Da quando sono venuta a conoscenza della decisione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di far iniziare l’anno scolastico 2020/2021 il dì 14 settembre, mi sto chiedendo se questa giovane signora (ma non solo lei) abbia un briciolo di buon senso.Infatti, cominciare l’anno scolastico quel giorno, che è un lunedì, significa tenere a scuola gli alunni per soli 5 giorni, cioè fino a venerdì 18 settembre, lasciandoli in congedo dal giorno dopo, sabato 19 settembre per consentire la trasformazione di alcune aule dei vari edifici scolastici in seggi elettorali su tutto il territorio nazionale, dato che, oltre al rinnovo di alcuni Consigli Regionali, che riguarda solo sette Regioni, si terrà anche il Referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, che riguarda tutta l’Italia.Siccome le elezioni, quest’anno (non si sa perché) durano due giorni, il 20 e il 21 settembre, significa che gli alunni di tutto il Paese staranno lontani dalle aule scolastiche, oltre a sabato 19 settembre, anche lunedì 21, e pure martedì 22 per la consueta disinfezione (oggi nomata: sanificazione) e risistemazione dei locali, che però, dato il periodo ancora dominato dal Covid19, potrebbe non essere sufficiente per una pulizia a fondo e potrebbe occupare quindi anche mercoledì 23. Bisogna considerare che i primi giorni dell’anno scolastico non sono mai particolarmente produttivi dal punto di vista didattico, anche perché non sempre le cattedre sono tutte coperte, gli orari non sono ancora definiti, e comunque gli alunni di ogni ordine e grado si prendono un po’ di tempo per ri-fraternizzare – cosa che dopo la lunga pausa delle lezioni in presenza sarà particolarmente sentita e necessaria. Ragion per cui, se ci sono le condizioni ottimali, il vero e proprio anno scolastico fattivo e attivo inizia solo nella seconda settimana di scuola.Ma come potrà succedere quest’anno, se tutti o quasi gli edifici scolastici saranno di nuovo trasformati in seggi elettorali, e gli alunni lasciati a casa per almeno tre giorni, se non di più? Al secondo ritorno a scuola, dopo il supplemento di vacanza, si assisterà necessariamente a un nuovo rodaggio dell’anno scolastico, con ulteriore perdita almeno di una parte del tempo necessario per mettere la macchina istruzione a pieno regime. Sempre che le cattedre vengano tutte coperte immediatamente, gli orari siano pronti ecc. ecc.Ora, stando così le cose, perché non si è avuto il buon senso di far iniziare l’anno scolastico direttamente il 24 settembre?
Così hanno deciso le Regioni Campania e Puglia e non capisco perché anche altre non abbiano fatto la stessa scelta.
Secondo me, iniziare il 14 settembre è solo un’affermazione di principio, vuota di significato reale. Anzi, controproducente. L’ennesima “grida manzoniana”, minacciosa quanto risibile, che toglie inoltre autorevolezza allo Stato.
Tanto più che, come sento alla radio tutti i giorni, molte scuole non hanno ancora ricevuto le suppellettili predisposte per questo particolare momento e altre sono ancora alle prese con il reperimento degli spazi necessari al distanziamento fisico degli alunni; ho sentito parlare anche di abbattimento di muri per ampliare le aule, così come di ricerca spasmodica di altri locali qua e là. Tutti lavori che non si fanno nel tempo di uno schiocco di dita.
Stamani sulla stampa del capoluogo toscano si poteva leggere la notizia che la Curia ha offerto al Comune di Firenze una serie di locali presso quattro parrocchie fiorentine. Iniziativa lodevole che senz’altro allevierà i problemi di qualcuno degli istituti della città del fiore, ma non illudiamoci che tutto fili liscio. Infatti, le cosiddette “sezioni distaccate” delle scuole, cioè i locali che non sono all’interno dell’edificio scolastico principale, creano agli insegnanti, che insegnano nell’uno e nell’altro edificio, problemi legati alla perdita del tempo necessario per spostarsi da là a qua, tempo che può anche essere considerevole e che viene sottratto alle lezioni. Quindi si tappa un buco da una parte e si crea uno squarcio da quell’altra. Senza considerare la fatica e lo stress che ne deriva un po’ per tutti, in primo luogo per gli insegnanti, ma anche ai bidelli, spesso chiamati a fare da “guardia” alle scolaresche senza docente. In un periodo in cui di stress ce n’è una quantità industriale che, se facesse PIL, si sarebbe già ampiamente in salvo.Insomma, un pasticciaccio pressoché epocale che mi fa sentire vicina, seppure impotente, a tutti coloro che si apprestano a fare rientro nelle scuole – dirigenti, personale ausiliario, docenti, alunni. Facciamo il tifo per loro, un tifo sfegatato, perché ne hanno un enorme bisogno. By Annapaola Laldi, consulente Aduc

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Scuola, SIMA: vero nodo non banchi ma qualità aria in aula

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“La discussione sui banchi e la responsabilità giuridica dei presidi sta facendo passare in secondo piano il vero nodo alla base di una riapertura in sicurezza delle scuole. Il vero punto da affrontare è come garantire una qualità dell’aria ottimale in aula sia dal punto di vista chimico-fisico che microbiologico (assenza di virus). E questo obiettivo – spiega il prof. Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) – può essere raggiunto già con completi ricambi d’aria ad ogni cambio d’ora ma anche investendo in tecnologie per la ventilazione meccanica controllata (VMC) con filtrazione aria in entrata e con la purificazione dell’aria indoor, grazie a dispositivi in grado di eliminare virus e particelle fino a 0,1 micron”. “È quindi strategicamente sbagliato”, spiega Miani, “investire le limitate risorse disponibili solo per l’acquisto di banchi monoposto al fine garantire una distanza di un metro che è molto inferiore ai due metri raccomandati dall’OMS o ai 4 metri indicati come plausibili in studi pubblicati da SIMA e da altri ricercatori di tutto il mondo”.Dal canto suo, l’epidemiologo Prisco Piscitelli, vicepresidente SIMA, chiarisce che “nessun distanziamento tra banchi può impedire la potenziale concentrazione all’interno dell’aula di sostanze emesse direttamente dalla respirazione. Come recentemente evidenziato in una pubblicazione SIMA – UNESCO per fornire raccomandazioni sulla qualità dell’aria indoor a scuola in tempi di Covid, se consideriamo la CO2 come indicatore delle esalazioni respiratorie, ogni bambino fino a 10 anni emette da seduto circa 14 litri di CO2 all’ora contro i 27 litri dei teenager (fino a raggiungere gli 85 litri di CO2 in palestra durante attività sportiva). Va da sé che l’aria viziata in classe rappresenta un problema ben noto che acquisisce nuova criticità nel caso ci fossero uno o più alunni portatori del virus in una classe senza ricambi d’aria adeguati, con buona pace del metro di distanza tra i banchi monoposto”.La SIMA lancia il suo appello al Comitato Tecnico Scientifico governativo chiamato a prendere le decisioni finali sulla scuola entro fine agosto, perché il problema della qualità dell’aria (IAQ) in aula sia al centro dei documenti di valutazione dei rischi in corso di predisposizione da parte dei singoli istituti scolastici con l’individuazione di un referente scolastico per la IAQ come avviene in altri Paesi. “Oltre all’utilità dei sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) e purificazione d’aria, va organizzato un percorso di assistenza a quelle famiglie con anziani in casa che non possono garantire un isolamento domiciliare di eventuali alunni risultati positivi al tampone senza gravi rischi per la salute degli adulti. Non si può ancora una volta scaricare le criticità sui nuclei familiari lasciandoli senza assistenza. A tal fine il modello delle cosiddette Maison Relais del mondo francofono potrebbe essere utile a definire strutture di accoglienza temporanea di taglio professionale e al tempo stesso familiare”, conclude il prof. Miani.

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Scuole senza aule? Allarme dei presidi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

“Il governo ascolti l’allarme lanciato oggi dall’Associazione Nazionale Presidi che a gran voce ha reclamato più aule per il nuovo anno scolastico. Fratelli d’Italia che è sempre stata fortemente critica verso la politica del ministro Azzolina, condivide e sostiene la presa di posizione dei dirigenti che hanno denunciato l’assenza di oltre 40mila classi, con circa 1 milione e 200mila studenti che saranno obbligati a seguire le lezioni in esterna. Palestre, teatri, cinema o all’aperto, sono barzellette scadute: la verità che a viale Trastevere l’immobilismo e l’incertezza regnano sovrani. Continuano gli slogan su arredi moderni in arrivo nelle scuole, ma la realtà è ben diversa da quella che viene raccontata”. Lo affermano i deputati di Fratelli d’Italia Carmela Ella Bucalo e Paola Frassinetti, rispettivamente responsabile Scuola del dipartimento Istruzione di Fdi e vicepresidente commissione Cultura.

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Nuove aule a Odontoiatria

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

Pavia 16 Novembre 2010 alle ore 11.00 il Dipartimento di Odontostomatologia dell’Università di Pavia inaugura le nuove aule ristrutturate del primo piano del Palazzo Didattico di Odontoiatria di Viale Brambilla. La nuova ristrutturazione consente di avere un’aula dedicata ad ogni anno di corso. Tutte le aule sono dotate di sistemi di videoproiezione, punti internet e sistemi integrati per la didattica multimediale. Alle aule si aggiunge un nuovo laboratorio di odontotecnica che affianca quelli già esistenti del “typodont” per Ortodonzia e della ceratura per Conservativa.

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Il crocifisso nelle aule

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

“La sentenza della Corte Europea di Strasburgo – afferma in un comunicato la federazione dei liberali – che ha accolto il ricorso di una cittadina italiana a proposito dell’imposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, è una sentenza di grande importanza perché riafferma in modo argomentato il carattere laico e pluralista delle istituzioni europee e della  Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sottoscritta anche dall’Italia.  Le reazioni scomposte e fuori contesto giuridico da parte del centro destra, dimostrano una volta di più che esso è afflitto da una insopprimibile vocazione ad una politica muscolare incapace di discutere ragionevolmente le idee politiche sulla convivenza e di rafforzare la laicità delle istituzioni, la sola che, in quanto tale, è in grado di consentire la libertà di ciascuno nel rispetto reciproco e del dettato costituzionale. Si può iniziare dal Presidente della Camera Fini, anche se, peraltro, egli critica una cosa che la sentenza non afferma, cioè la negazione del ruolo del Cristianesimo nella società Italiana (e infatti la sentenza ha condannato non il Cristianesimo bensì la pretesa di imporre la presenza del crocifisso nelle aule in quanto capace di dare indirizzi confessionali anche a figli di famiglie che non desiderano siano dati tali indirizzi).  Sono invece del tutto inaccettabili le reazioni  dell’avvocato del governo presso al Corte Europea, e dei Ministri Gelmini e Calderoli.  L’avvocato sa bene che l’art.7 nel Concordato oggi vigente non si riferisce ad una religione di Stato  non più esistente bensì al criterio di reciproca indipendenza tra Stato e Chiesa, per cui un simbolo di una religione non può essere imposto alle strutture dello Stato. Quanto al Ministro Gelmini gioca incredibilmente sui concetti e cerca di asserire, in pura trance teocon, che la sentenza, dichiarando illegittima la presenza obbligata del crocifisso, cancellerebbe un simbolo di italianità. Addirittura arriva a supporre che la Convenzione Europea dei Diritti sarebbe in contrasto con il dettato costituzionale italiano, mentre sa benissimo che da tempo la presenza obbligatoria del crocifisso è messa in dubbio proprio da sentenze di Corti italiane. Infine il ministro Calderoli usa un linguaggio barricadiero da sollevazione civile.”

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