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Energia: bollette, da 1° luglio elettricità +6,5%, gas +8,2%

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

L’Ufficio studi e regolazione di Codici ha calcolato un aumento della tariffa trimestrale per luce e gas, nel mercato di tutela, di +8% per il gas e +6,5% per l’energia ca., anche se sarebbe dovuto essere molto più alto. Con il Collegio dell’Autorità a guida Bortoni, sono letteralmente esplosi i prezzi di energia, gas e non dimentichiamo il settore idrico.Il settore gas è saturo di incentivi da cui si evince che la spesa per il metro cubo ha a che fare con voci estranee alla materia prima. Nonostante ciò, proseguono imperterriti i maxiconguagli e l’esistenza di distributori che non si assumono alcun rischio di mercato né alcuna responsabilità.Che dire poi dell’energia elettrica, che ha gravato enormemente negli ultimi anni col peso degli oneri di sistema, contemplati non solo come incentivo alle rinnovabili, ma come sussidio a tutto tondo per chi non è meritevole, in quanto non contribuisce affatto ad un sistema ambiente ed energia virtuoso. Oneri per il consumatore, che sono stati invece elargiti alle aziende come aiuti di Stato indiretti.Con l’Autorità uscente, la tassazione indiretta a carico dei consumatori e delle piccole e medie imprese è divenuta insostenibile: si pensi alla concezione stessa di consumo che sottende la riforma tariffaria progressiva, ovvero l’appiattimento dei consumi, facendo in modo che venga meno il principio secondo cui “più consumi più paghi”, in barba all’ambiente e all’efficienza energetica.Il servizio idrico, tasto più che dolente con una rete colabrodo e dispersioni fino al 75% in molte aree del Paese, con sindaci, consiglieri comunali e municipalizzate locali che millantano investimenti sulla rete che in realtà non vengono effettuati. E’ evidente che ci si sia trincerati dietro tariffe divenute esorbitanti, che non sono andate a finanziare gli investimenti finalizzati a migliorare la rete idrica, ma a rimpinguare le casse delle aziende del settore.Si pensi che per una famiglia che consuma intorno ai 100 metri cubi all’anno, si arriva a spendere fino a 500 euro, mentre oltre i 200 metri cubi fino a 1.200 euro annui. Ormai si lavora per pagare le bollette.Questi aumenti gravano in modo insopportabile sulle famiglie, che oramai non sono più numerose per ovvi motivi, ma sono sempre più povere come confermato dai dati Istat: siamo arrivati ad oltre 5 milioni di poveri assoluti, dato più alto dal 2015.Dunque, se lo Stato con la sua tassazione grava per il 50% sul bilancio familiare, le utenze di luce, gas e acqua incidono per il 30%, rimane un misero 20% con il quale sopravvivere.
Pertanto ci rivolgiamo al Governo, che speriamo vivamente dia luogo ad un nuovo corso, affinché dia priorità assoluta ai cittadini – consumatori ed all’impatto che la regolazione del settore ha sulla loro vita reale.“E’ assolutamente necessario​ -​ afferma Luigi Gabriele, ​Responsabile Affari Istituzionali di CODICI​ – porre rimedio ad una situazione che va ad esclusivo vantaggio di chi perpetua scorrettezze, rendite di posizione e vantaggi non più accettabili, senza curarsi di alcun tipo di efficientamento. Vogliamo un mercato competitivo ma trasparente, con regole chiare e tutele per i deboli, una cosa non deve necessariamente escludere l’altra. Inoltre, il servizio idrico deve diventare una volta per tutte esente da qualsiasi logica di mercato e dall’inefficienza della burocrazia pubblica. Deve essere un settore protetto e funzionale, insomma deve essere una riserva assoluta di uno Stato migliore”.

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Prezzi: Istat, inflazione +1%, ma resta raddoppio

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di maggio, che sale dell’1%, dal +1,1% stimato.”Resta una brutta notizia. Anche se l’inflazione scende leggermente rispetto alla stima iniziale, si conferma il raddoppio dei prezzi rispetto ad aprile e l’impennata del carrello della spesa, che dopo essere triplicati da +0,4 di marzo a +1,2 di aprile, proseguono la loro corsa attestandosi a +1,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli significa avere una maggior spesa annua complessiva di 391 euro, 131 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 360 euro, 121 destinati alle compere di tutti i giorni. Mentre per la famiglia media da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 303 euro in più nei dodici mesi, 102 euro per il carrello della spesa” conclude Dona.
Resi noti i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle regioni, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio dei capoluoghi più cari d’Italia (cfr tabella n. 1) e la classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla graduatoria dei capoluoghi più cari, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, con il picco dell’inflazione, 1,8%, equivalente, per una famiglia da 4 componenti, ad una spesa supplementare su base annua di 1007 euro (767 per la famiglia tipo Istat da 2,4 componenti), contro una media per l’Italia di 386 euro (303 per la famiglia tipo). Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi dell’1,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia di 4 persone, pari a 664 euro (410 per la famiglia media Istat), terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 576 euro (482 per la famiglia tipo).In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,6% significa, per una famiglia di 4 persone, una batosta pari a 865 euro su base annua (590 per la famiglia media Istat). Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 565 euro (438 per una famiglia media), terza la Toscana, dove l’inflazione dell’1,1% genera una spesa annua supplementare di 502 euro (372 per la famiglia tipo).

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Stipendi manager: aumenti spropositati

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

“I presidenti delle società partecipate hanno approfittato della mancata riproposizione della raccomandazione del Ministero del Tesoro per ignorare le precedenti indicazioni ed aumentarsi il compenso in modo irragionevole e smisurato. Ho presentato questa mattina un’apposita interrogazione in Senato chiedendo chiarezza in merito al Ministro dell’Economia” dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.
“Il comportamento posto in essere dai vertici delle principali società partecipate è inaccettabile. È necessario riproporre indicazioni precise e vincolanti sui tetti retributivi dei vertici delle società partecipate.La Presidente di Enel Patrizia Grieco percepirà uno stipendio pari a 450 mila euro a cui andranno a sommarsi 200 mila euro di emolumenti per il CdA della controllata Endesa. Un aumento del 173% rispetto alle precedenti indicazioni sul tetto da rispettare. Analoga situazione per il presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia, che vedrà il suo stipendio aumentare di oltre il 110%, così come De Gennaro, presidente di Leonardo, che con 490 mila euro arriva a percepire il doppio del tetto precedentemente indicato. Serve trasparenza ed è per questo che noi di Fratelli d’Italia chiediamo al Ministro se condivide questo atteggiamento o se intende riproporre subito indicazioni precise e vincolanti sui tetti retributivi dei vertici delle società partecipate” conclude Urso.
stampa.fdi@senato.it, stampa.meloni@fratelli-italia.it,

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Autostrade: pochi investimenti e prezzi in aumento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

La situazione delle Autostrade in Italia, secondo il dossier realizzato da CODICI, risulta penalizzata dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari, che sono rappresentati per il 70% da Società private del Gruppo Benetton e Gavio, concessionarie da oltre trent’anni, mentre la restante parte è costituita da imprenditori minori o dalla gestione di enti pubblici. In alcuni Paesi d’Europa le Autostrade sono gratuite, in altri si paga un abbonamento annuale. L’Italia detiene il primato di nazione con le autostrade più care della UE. A questo dato, però, non corrisponde una maggiore qualità del servizio. Infatti, nonostante il giro d’affari sui guadagni provenienti dalle Autostrade sia molto alto, le spese per gli investimenti e la manutenzione stradale registrano una flessione negativa. Ricordiamo che il fatturato delle Autostrade nel 2017 è arrivato a quasi 7 miliardi, l’83% dei quali è rappresentato dai pedaggi. CODICI chiede,​ dunque​,​ un intervento forte al nuovo Governo​,​ un controllo delle concessioni sugli effettivi lavori fatti da questi Gruppi sulle autostrade e sul costo di tali opere.
Si tratta di aziende che guadagnano miliardi di euro anche se le concessioni sono scadute: ad esempio, la concessione al Gruppo Gavio della Torino-Piacenza è scaduta il 30 giugno 2017;​ da qu​ella data​ Gavio ha guadagnato 128 milioni da questa autostrada. I tempi per realizzare una nuova gara d’appalto sono lunghi, si arriva anche a due anni, e nel frattempo Gavio avrà ottenuto altri 389 milioni di incassi prima di fare la nuova gara.
L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.“Ogni cittadino che usufruisce delle Autostrade è a tutti gli effetti un consumatore – afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – va dunque tutelato come tale”.Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi.

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Scuola – Gli aumenti “mancia” solo a giugno: pochi, maledetti e nemmeno subito

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 maggio 2018

Gli incrementi stipendiali netti di oltre 1 milione e 200mila dipendenti, attesi dallo scorso mese di marzo, si aggireranno sui 50 euro, perché chi ha una minore anzianità di servizio avrà un minore importo della contribuzione previdenziale e un’aliquota Irpef inferiore. Rimane in ogni caso abissale la distanza tra quanto avrebbero dovuto percepire i lavoratori della scuola e l’esiguo aumento che giungerà nei loro stipendi. Basta ricordare che per il periodo 2007/08-2015/16, gli anni del blocco del contratto della Scuola, solo qualche giorno fa l’Aran ha calcolato, prendendo in esame le principali fonti statistiche nazionali disponibili (Ragioneria generale dello Stato e Conto annuale, Istat), che la perdita progressiva di valore degli stipendi pubblici rispetto all’inflazione equivale all’8,1%. Inoltre, nel periodo in cui gli stipendi pubblici non facevano ravvisare incrementi, nel settore privato gli aumenti hanno toccato quota 3,6 punti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il fatto che a quantificare la distanza stipendiale sia stata proprio l’Aran, l’artefice del contratto collettivo nazionale assecondato dai sindacati Confederali, la dice lunga su quanto possa essere stato sconveniente sottoscrivere l’accordo del 20 aprile scorso. L’Aran sa bene che di indennità di vacanza contrattuale il personale avrebbe dovuto ricevere almeno il 4%. Anche il gap sullo stipendio tabellare grida vendetta: tra il 2010 e il 2016 il personale della scuola si è visto sottratto 1.147 euro, incluso di accessorio, complessivamente 353 euro rispetto al 2012. A questo punto, considerando la presa in giro cui il personale è stato sottoposto, con gli aumenti “mancia” che arriveranno nei prossimi 50 giorni, secondo noi è lampante che per avere giustizia non rimane che attivare la battaglia nei tribunali: in questo modo Anief, attraverso i propri legali, punta a recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

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Pasqua “salata” per gli amanti della tradizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Di certo è salata con i prezzi all’ingrosso della carne di agnello in aumento a marzo del 31,9% rispetto a un anno prima. Aumenti a due cifre anche per pollo (+17,3%), coniglio (+11,6%) e tacchino (+10,2%), mentre carni bovine (+3,9%) e suine (+2,8%) registrano incrementi meno consistenti. E’ l’intero comparto delle carni, comunque, cosi come quello delle uova (+29,5% rispetto a marzo 2017) che lo scorso mese registra un’impennata. Come mostra l’indice dei prezzi all’ingrosso, elaborato da Unioncamere e BMTI sui listini delle Camere di commercio, a marzo rispetto a febbraio 2018 le carni ovine sono aumentate del +18,3% e quelle di coniglio del +12,7%, sospinte dall’incremento della domanda tipico del periodo pre-pasquale. Il buon andamento della domanda di tagli freschi ha impresso un rialzo rispetto a febbraio anche alle carni suine (+4,4%) mentre una sostanziale stabilità si è riscontrata per le carni bovine (-0,6%).
Nel comparto lattiero caseario, ulteriore calo mensile si è osservato per i prezzi del latte spot (-5,5%), sebbene meno accentuato rispetto a quanto rilevato a febbraio (-12,5%). Rispetto allo scorso anno, tuttavia, i prezzi attuali sono più bassi di quasi il 20%, contrazione su cui ha inciso la crescita produttiva in atto nel mercato del latte sia in Italia che nell’Unione Europea. Anche i formaggi a stagionatura lunga mostrano una flessione dei prezzi rispetto a dodici mesi fa (-6,2%), ascrivibile soprattutto ai ribassi registrati per il Grana Padano. Tra gli altri prodotti, forte aumento per la panna (+13,2%), sulla scia della richiesta sostenuta da parte dell’industria di trasformazione. Positivo anche il confronto con dodici mesi fa (+15,1%).
Nel comparto degli oli e grassi un nuovo ribasso mensile ha interessato l’olio di oliva
(-2,4%), i cui prezzi accusano un forte ridimensionamento rispetto allo scorso anno
(-24,4%), in un mercato segnato nell’attuale annata da una rilevante crescita produttiva. Marzo ha confermato invece i segnali di ripresa per i prezzi del burro (+7,2% rispetto a febbraio), tornati più alti anche rispetto a dodici mesi fa (+4,1%).
Nella filiera del riso e cereali, sulla scia della debolezza osservata nel mercato dei grani, variazioni leggermente negative hanno interessato gli sfarinati di grano duro (-1,8%) e tenero (-1,3%).

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Immobiliare USA – Aumento dei prezzi di vendita, boom dei mercato in Montana e Idaho

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Una parola sola riassume le vendite di febbraio nel Paese – offerta. La carenza di case in vendita continua ad essere il fattore chiave anche di questo febbraio che è risultato essere il terzo mese consecutivo dell’anno nel quale si è assistito a una diminuzione delle vendite, a compravendite rapide e a record di prezzi.Secondo il National Housing Report di marzo divulgato da RE/MAX, le vendite sono diminuite dello 0,2% da febbraio 2017, mentre i giorni medi sul mercato ammontano a 62 segnando così il dato più basso registrato in questo mese dall’inizio delle indagini dell’Housing Report.“Abbiamo condiviso le prospettive del mercato Immobiliare di quest’anno e dopo appena due mesi del 2018 abbiamo già registrato alcuni record” dichiara Adam Contos, Co-CEO di RE/MAX. “Il prezzo mediano di vendita ammonta a $228.700 segnando il 22° mese consecutivo con questo dato in aumento”.L’offerta mensile è stata un record e ammonta a 3.1 – sottolineando un calo medio del 13,7% tra i 52 mercati di riferimento. “Mentre i mercati “caldi” come Denver e San Francisco continuano ad avere una bassa offerta, stiamo notando sempre più acquirenti spostarsi verso altri mercati” ha aggiunto Contos. “in un anno, Billings in Montana han registrato un aumento del 59% nelle vendite, insieme a Boise, Idaho con un 25%.”Tra le 52 aree analizzate, 18 aree hanno visto un aumento percentuale a doppia cifra su base annua. Solo 2 hanno assistito ad una diminuzione di prezzo, quali Albuquerque, NM, e Burlington, VT.
Nelle 52 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX a febbraio 2018, il numero medio degli immobili venduti è aumentato del 3,5% rispetto a gennaio 2018 e diminuito dello 0,2% rispetto allo scorso anno. 26 delle 52 aree analizzate hanno visto un aumento delle vendite tra cui Billings, MT, +59,2%, Boise, ID, +25,4%, Burlington, VT, +20,4%, Milwaukee, WI, +19,6% e Richmond, VA, a +13,2%. A febbraio 2018 il prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle 52 aree analizzate è stato di $228.700, maggiore del 2,3% rispetto a gennaio 2018 e maggiore dell’8,1% rispetto a febbraio 2017. Solo Albuquerque, NM, e Burlington, VT, hanno visto una diminuzione del prezzo su base annua rispettivamente di -0.2% e -5.2%. Delle 52 città, 18 hanno visto un aumento a doppia cifra percentuale. Gli aumenti maggiori si sono verificati a Las Vegas, NV, +15,6%, San Francisco, CA, +15,5%, Seattle, WA, +15,4%, Pittsburgh, PA, +14,8% e Minneapolis, MN, +13,3%.
Il numero degli immobili in vendita a febbraio 2018 è diminuito dell’1,0% rispetto a gennaio 2018 e diminuito del 13,7% del rispetto a febbraio dello scorso anno. Basata sugli immobili in vendita a febbraio, l’offerta mensile di immobili è stata di 3.1, rispetto al 3.4 di gennaio 2018; l’anno scorso a febbraio ammontava a 3.6. Un’offerta di immobili a 6.0 rappresenta un mercato in equilibrio tra acquirenti e venditori. A febbraio 2018, 48 delle 53 aree analizzate hanno registrato un’offerta di case in vendita minore di 6.0, indicando così un “mercato di venditori”. Miami, FL, a 7.0, New Orleans, LA, a 6.8, Augusta, ME, a 6.5 and Burlington, VT, a 6.4 sono le città che hanno visto un mercato con un’offerta maggiore di 6.0, tipicamente considerata adeguata per “un mercato di acquirenti”. I mercati con la più bassa offerta sono ancora una volta nella parte ovest del Paese: Denver, CO, e Seattle, WA, a 1.0 e San Francisco, CA, a 1.1.

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Disinnescare gli aumenti IVA previsti per il 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

«Univendita concorda con il presidente di Confcommercio Sangalli nell’esprimere preoccupazione per i segnali di una frenata della crescita nel nostro Paese. Sia il rapporto presentato oggi dal Centro Studi dell’associazione, sia gli indicatori Istat, rilevano nei primi mesi di quest’anno un rallentamento nella produzione e nei consumi, segno di una ripresa fragile, a rischio di sgonfiarsi. Auspichiamo che il prossimo governo faccia quanto necessario per sostenere la fiducia di imprese e consumatori: siamo con Confcommercio nel chiedere il disinnesco delle clausole di salvaguardia che porterebbero a un aumento dell’IVA nel 2019. La crescita va rafforzata: riduzione delle imposte e semplificazione burocratica sono i due interventi fondamentali per centrare l’obiettivo».
Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende operanti nel settore della vendita diretta a domicilio in Italia. Le imprese associate a Univendita contano oltre 158mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2017 un fatturato complessivo di 1,66 miliardi di euro. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Scuola: Rinnovo contratto, le vere cifre sugli aumenti sono altre

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

Con colpevole ritardo, ora la Flc-Cgil, la Cisl scuola e la Uil scuola dicono che le decurtazioni ci sono e non sono affatto ridotte: quindi, gli incrementi reali netti vanno dai 55 ai 71 euro netti. Considerando anche gli arretrati-mancia del biennio 2016-17, collocati tra i 271 e i 412 euro, la teoria dei numeri gonfiati rischiava di rivelarsi un boomerang: quando, tra qualche settimana, il personale si sarebbe trovato in busta paga degli incrementi stipendiali fortemente inferiori, i Confederali non avrebbero fatto proprio una bella figura. Tuttavia, le stesse organizzazioni sindacali non chiariscono ancora se gli aumenti sono al lordo dipendente o al lordo Stato: si tratta di un “particolare” rilevante, perché nel secondo caso si applicherebbe una decurtazione ulteriore del 15%. E gli aumenti veri sarebbero in media di appena 40 euro mensili medi. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Solamente se si vince il ricorso per recuperare l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale proposto da Anief e gratuito per gli iscritti si avranno molti più soldi. A pensarci bene, i sindacati che hanno firmato questo contratto indegno, dopo tanti anni di blocco, non potevano fare di più, alla luce della scarsità degli stanziamenti governativi. Quello che potevano certamente fare, però, era non sottoscriverlo. Per poi anche presentarlo come un ottimo risultato: sicuramente per loro, ma non per i lavoratori che gli hanno conferito il mandato.

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Scuola – Contratto: gli aumenti reali netti sono ridicoli: tra i 37 e i 52 euro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

scuolaQuanto andrà effettivamente in tasca ogni mese in più ai dipendenti del comparto che attendevano questo momento da quasi un decennio? In base ai calcoli dell’Anief-Cisal, davvero poco. In termini economici, stando alle tabelle ufficiali del rinnovo del contratto, si prevedono incrementi stipendiali a regime tra gli 85 e i 110 euro. Si tratta, tuttavia, di somme lorde che necessitano di essere decurtate. Qualora si tratti di lordo dipendente, applicando una tassazione media del 35%, la somma che effettivamente il personale della scuola si ritroverà in più in busta paga tra un mese sarà tra i 55 e i 71 euro. Qualora, invece, quelle somme indicate si riferiscano al netto del lordo Stato, quindi da dividere per 1,3838, dunque soggette anche ad altre ritenute fiscali e previdenziali, il discorso cambia. Purtroppo in peggio. Perché, applicando il coefficiente dell’1,3838, si scenderebbe subito a meno di 62 euro e poi, tassando la quota sempre del 35% medio, la cifra finale netta si fermerebbe a 40 euro. Con differenze in base a categorie e fascia di collocazione stipendiale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’aumento massimo effettivo dovrebbe essere di appena 52 euro netti e riguarda i docenti della scuola superiore a fine carriera. Sempre rimanendo nella categoria dei docenti, si scende man mano, fino ad arrivare ad un incremento medio netto di appena 41 euro riguardante i maestri della scuola dell’infanzia neo assunti. Tra il personale Ata le somme sono ancora più modeste e la forbice è ancora più piccola: si va dai 50 euro netti di un Direttore dei servizi generali ed amministrativi a fine carriera, quindi con oltre 35 anni di anzianità, fino ai 37 euro del collaboratore scolastico con una anzianità di servizio inferiore agli otto anni. Comprendiamo che i sindacati rappresentativi potevano fare ben poco dinanzi a degli stanziamenti inadeguati da parte della politica, tuttavia potevano esimersi dal sottoscrivere.

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I costi dei conti correnti continueranno ad aumentare anche nel 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

salva bancheIn Italia la stragrande maggioranza dei risparmiatori continua ad ignorare un’offerta di servizi di home banking che è tra le migliori in Europa. A tal proposito, i dati riportati da una recente inchiesta de Il Corriere della Sera sono semplicemente incontrovertibili: soltanto 31 italiani su 100 ricorrono a banche online. Una percentuale che ci getta in coda alle classifiche UE.
Un dato paradossale, soprattutto se consideriamo che siamo un paese che offre tantissimi conti online a zero spese (spesso con carta di debito/credito inclusa) e, soprattutto, se consideriamo che i costi dei conti correnti continuano a crescere a dismisura.
A tal proposito sono particolarmente interessanti altri dati raccolti da La Stampa, secondo cui i costi dei servizi bancari sono cresciuti in media del 20% nell’ultimo anno (con picchi preoccupanti di oltre il 40%). Una tendenza legata all’incapacità delle banche di continuare a sfruttare il divario tra tassi di interesse attivo e passivo, soprattutto a causa dei bassi tassi di mercato.
Un trend che sembra destinato a proseguire anche nel corso del 2018: da questo punto di vista le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali potrebbero pagare quasi 175 euro in più ogni anno. Aumenti che andranno a discapito di migliaia di risparmiatori la cui unica colpa è quella di non conoscere al meglio le numerose alternative che hanno a disposizione.
Noi di CODICI, nel portare avanti i nostri numerosi impegni a tutela del consumatore, non possiamo fare altro che invitare tutti coloro che sono obiettivamente in grado di farlo di informarsi al meglio sulle tante possibilità offerte dai cosiddetti servizi di home banking. Oggi aprire un conto corrente online è davvero semplicissimo, ha costi infinitamente più bassi (lo ripetiamo: esistono tantissime opzioni a costo zero) e a volte permette addirittura di guadagnare qualcosa: sono infatti tantissime le realtà che “premiano” il consumatore che apre un nuovo conto con un buono regalo o con bonus vari. Senza dimenticare che aprire un “conto online” non significa necessariamente abolire in toto le operazioni in filiale. Sono infatti tantissimi gli operatori che mettono a disposizione dei propri clienti diversi sportelli fisici, a cui rivolgersi in caso di situazioni più difficili da gestire.Ancora una volta, la cosa più importante è mantenersi informati. Perché un consumatore consapevole dei propri diritti è un consumatore più forte e più sicuro.

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Scuola: Rinnovo del contratto e aumenti miserevoli

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

ministero-finanzeL’Aran, l’agenzia per la rappresentanza della parte pubblica, ha appena presentato ai sindacati rappresentativi un testo comprendente nuovi compiti obbligatori, da assegnare agli insegnanti anche contro la loro volontà. La lista degli incarichi da assegnare, oggi tutti facoltativi, è lunga e dettagliata: si va dalla formazione coatta senza alcuna indennità al tutoraggio gratuito degli studenti delle superiori impegnati nelle esperienze di scuola-lavoro; da tutte le attività progettuali che hanno a che fare con il potenziamento scolastico agli aspetti organizzativi e pure amministrativi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non bastavano gli aumenti di stipendio miserevoli che dopo quasi dieci anni di blocco porteranno arretrati-mancia e appena 57 euro lordi a regime ai maestri neoassunti della primaria e 88 euro lordi ai docenti a fine carriera delle superiori; ora gli esperti di gestione pubblica si inventano delle formule che penalizzano la loro professionalità, quasi dovessero scontare chissà cosa. È questa la valorizzazione della categoria di cui parla insistentemente la Ministra Fedeli e che sarebbe confluita nella Legge di Stabilità 2018? L’amministrazione farebbe bene a concentrarsi sull’annullamento delle tante discriminazioni che continuano a perpetrarsi nei confronti dei precari, ad iniziare dalla non assegnazione degli scatti automatici di anzianità, sui quali in più occasioni i tribunali e pure la Cassazione hanno espresso il loro parere positivo a favore dell’allineamento. Oppure si potrebbe pensare di introdurre, finalmente, dei nuovi profili professionali per il personale Ata, adeguati ai tempi e alle necessità, con relativi livelli retributivi maggiorati. Invece, si va avanti con il canovaccio di sempre: quello di una scuola gerarchica, dispotica, burocratica e ingiusta. Continuando a mantenere in vita esattamente l’opposto di quello che si insegna agli alunni. Anche per questi motivi confermiamo l’intenzione di scioperare due volte: a fine mese e a febbraio.

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Autostrade: ora basta aumenti: Intervengano Art e Anac

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

trasporto2Non ci siamo assuefatti alla stangata che ogni inizio anno ci danno le società autostradali. Questo 2018 sia l’ultimo di una lunga serie dove nella assoluta mancanza di trasparenza (i contratti di concessione sono segreti eppure le autostrade sono un bene pubblico) vengono estorti milioni di euro agli automobilisti.Aumenti assolutamente ingiustificati perché gli investimenti sono in calo (-33% nel periodo 2010-2015) come le manutenzioni(-9% nel periodo 2011-2016) mentre aumentano a dismisura gli utili (più 49% negli ultimi due anni passati da 953 milioni a 1422), gli introiti (più 16% nel periodo 2013-2016) e i ricavi da pedaggi (più 19% nel periodo 2009-2016 per 1 miliardo di euro)Rete Consumatori Italia promossa da Assoutenti, insieme a Casa del Consumatore e Codici, ha deciso di chiedere un intervento deciso al Presidente dell’Autorità dei Trasporti Camanzi, dell’ANAC Cantone e dell’Antitrust Pitruzzella per ripristinare trasparenza e politiche commerciali corrette nei confronti dei consumatori.Rete Consumatori Italia chiede altresì al Ministro Del Rio di convocare una riunione urgentissima per rivedere le concessioni e le modalità di verifica su investimenti, qualità della rete e aumenti tariffari, affinché il 2018 diventi L’ANNO ZERO DELLE CONCESSIONI RISCRIVENDO LE GARANZIE PER GLI AUTOMOBILISTI comprese penali per le società autostradali inadempienti. Infine, Rete Consumatori Italia invita tutti gli automobilisti a stampare la ricevuta (o trattenere quelle bancarie-telepass) per ogni tratta autostradale effettuata in previsione dell’azione legale contro le società autostradali che verrà promossa entro giugno 2018.

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Istat: prezzi 2017 +1,2%

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, in media, nel 2017 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2%, dopo la lieve flessione del 2016 (-0,1%).”Una pessima notizia il balzo dell’inflazione. Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere avuto nel 2017 una maggior spesa annua complessiva di 469 euro, 364 per la famiglia media Istat da 2,4 componenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo i calcoli dell’associazione (cfr tabella), infatti, l’incremento dei prezzi dell’1,2% si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in una stangata pari a 469 euro per una coppia con due figli, 364 (363,51) per la famiglia tipo Istat, 432 euro per una coppia con 1 figlio.
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa nei dodici mesi è stata pari a 235 euro, 247 euro per un single con meno di 35 anni, 365 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni, 414 per una coppia senza figli tra 35 e 64 anni.

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Unione Naz. Consumatori su energia

Posted by fidest press agency su sabato, 30 dicembre 2017

energia-elettricaSecondo quanto stabilito dall’Autorità per l’Energia, dal 1° gennaio per la famiglia-tipo la bolletta dell’elettricità registrerà un aumento dello 5,3% mentre la bolletta del gas salirà del 5%.Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per una famiglia tipo significa pagare nel 2018 (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° gennaio 2018 al 1° gennaio 2019), 28 euro in più per la luce e 51 euro in più per il gas. Una stangata complessiva pari a 79 euro.”Pessima notizia. Nonostante ci sia già stato nel precedente trimestre, alle soglie dell’inverno, un aumento del gas del 2,8%, prosegue il rialzo dei prezzi per chi deve riscaldare la propria abitazione, gravando ulteriormente e pesantemente sui bilanci delle famiglie. Grave, poi, che per la luce siano risaliti gli oneri di sistema, per via delle aziende energivore. Si tassa di tasse occulte che andrebbero invece addossate alla fiscalità generale” afferma Pieraldo Isolani, esperto del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Tlc: la bolletta “mensile” diventa di 30 giorni? Aumenti illegittimi dell’1,38%

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

tar lazioL’Unione Nazionale Consumatori ha diffidato le compagnie telefoniche e presentato un contestuale esposto all’Antitrust e all’Autorità delle comunicazioni in relazione all’interpretazione della norma appena approvata dal Parlamento sulla fatturazione mensile dei contratti di fornitura dei servizi di comunicazione elettronica.Il Dl Fisco, da pochi giorni pubblicato in Gazzetta (decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con legge n. 172 del 4/12/2017), prevede che la fatturazione sia “su base mensile o di multipli del mese”, ma a quanto pare le compagnie intenderebbero interpretare il mese non come quello solare, bensì come quello contabile di 30 giorni. Da qui la diffida e gli esposti.
“Un giochino che, trasformando l’anno solare di 365 giorni in 360, farebbe sparire magicamente 5 giorni dal calendario, con un incremento della bolletta illegittimo dell’1,38%. Insomma, le compagnie telefoniche continuerebbero ad arrampicarsi sugli specchi pur di ottenere aumenti nascosti, usando trucchetti e stratagemmi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Stavolta, però, sarebbe il colmo! Non solo interpreterebbero le norme a proprio uso.

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Scuola e PA: Sugli aumenti la verità viene a galla

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

ministero-finanzeSull’accordo di un anno fa tra la Funzione Pubblica e i sindacati maggiori, l’Intesa del‎ 30 novembre 2016, pesano le mancate coperture del Mef. Uno dei tanti nodi da sciogliere è relativo al Bonus Renzi da 80 euro che percepiscono molti insegnanti e impiegati della scuola poiché i loro compensi sono al di sotto del limite dei 26mila euro lordi annui, considerando anche che la media è scesa in pochi anni di 2mila euro attestandosi a poco più di 28mila euro annui e confermandosi di gran lunga i più bassi della pubblica amministrazione. Inoltre, come detto da tempo dall’Anief, il Governo starebbe anche cercando di produrre un “aumento a pioggia fino ad una certa soglia di redditi, ad es. 27mila euro, scendendo poi gradualmente al di sotto di questa soglia”, cercando in questo modo, con la tecnica alla Robin Hood, di risparmiare altri soldi. Come se chi ha più anni di servizio e guadagna un po’ di più dei colleghi non avesse lo stesso diritto a percepire l’aumento, almeno per sopperire all’avanzare dell’inflazione. Occorrono altri 200 milioni di euro che sommati alla cifra necessaria per non far perdere il bonus 80 euro salgono a 300 milioni”. Il problema, ribatte l’Anief, è che i soldi necessari sono molti ma molti di più: per uno stipendio medio di 31mila euro sinora sono stati stanziati appena 8 euro netti in media per il 2016 e 2017, più 40 euro a partire dal prossimo 1° gennaio.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono cifre ridicole, perché rispetto all’inflazione programmata nei dieci anni appena trascorsi, quando è rimasta bloccata anche l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale, i valori sono rispettivamente quindici e tre volte inferiori‎ all’aumento del costo della vita. A queste condizione, visto che nemmeno lontanamente si recupera l’inflazione, il contratto non può essere quindi firmato: per tali motivi, Anief rinnova l’invito ai sindacati maggiori a non prendere in considerazione certi tipi di proposte, assolutamente irricevibili e indegne per chi opera per la formazione dei giovani di un Paese moderno quale dovrebbe essere l’Italia. Ma ci rivolgiamo anche al personale, invitandolo a non subire certe ingiustizie e a contrastare con noi i mancati adeguamenti stipendiali.Il contratto, che doveva essere firmato, avrebbe dovuto prevedere aumenti dal 2018 di almeno 127 euro, considerando il tasso di inflazione programmata‎ registrato negli ultimi dieci anni. A cui aggiungere 2.654 euro netti di arretrati. È per questo che si stanno profilando un rimborso e un aumento davvero ridicoli, senza contare che mancano le quattro mensilità del 2015. Per tali motivi, l’Anief diffida gli altri sindacati dalla firma.

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Aumenti in busta paga: solo chiacchiere e propaganda

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

soldi e casa“Aumenti in busta paga a gennaio? Nulla di più falso. Sono solo chiacchiere e propaganda. Ed è oltraggioso, oltretutto, che si voglia far passare il messaggio che ottenere o meno gli aumenti dipenda dalla volontà del Sindacato di trovare un ‘accordo’. E’ scandaloso. Aspettiamo invano da mesi uno straccio di convocazione per discutere di un rinnovo doveroso e non più rinviabile. E il Coisp non cederà mai a un ‘ricatto’ politico-mediatico che voglia indurci ad acconsentire a proposte che offendono la dignità e la professionalità dei poliziotti italiani”.
Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta e contesta così le notizie comparse oggi sul Messaggero che scrive di aumenti e arretrati che potranno percepire polizia e carabinieri a gennaio in caso di firma dell’accordo entro il 2017. Forze armate e Corpi di polizia, è spiegato nell’articolo, strettamente parlando il contratto non lo firmano ma devono comunque raggiungere un’intesa, che si traduce poi in un provvedimento legislativo con il quale sono stabiliti gli aumenti. Le somme che complessivamente finiranno in busta paga con la prima mensilità del 2018, secondo quanto riportato dal giornale, si attesterebbero in media intorno ai 660 euro per i Corpi di polizia. Questo però, è ancora aggiunto, accadrà solo se l’accordo viene firmato entro il 2017. E quanto alle possibilità che l’intesa sia chiusa per gennaio, si evidenzia che ancora sul tavolo della trattativa c’è il nodo delle risorse per il salario accessorio, e si fa riferimento inoltre ai “malumori” registrati con la precedente vicenda del riordino delle carriere, rilevando inoltre come l’Esecutivo ritenga però di aver fatto uno sforzo significativo per il settore della sicurezza.
“E’ inutile tentare di mischiare le carte in tavola – precisa però Pianese -. La trattativa per il rinnovo contrattuale è stata solamente ‘aperta’ con un unico incontro a luglio e da allora siamo ancora in attesa di una nuova convocazione da parte del Governo che chiarisca quali sono le risorse che vuole destinare a tale scopo. Infatti, ad oggi, siamo fermi all’elemosina dei famosi 85 euro lordi mensili a regime, che si trasformano al massimo in 40 euro netti al mese, e quindi le notizie diffuse in proposito forse riguardano quanto dovrebbero percepire gli appartenenti alle forze di Polizia in un intero anno! Questo tipo di accordo il Coisp lo respinge al mittente, perché dopo otto anni di illegittimo blocco contrattuale ci aspettiamo una proposta che sia almeno analoga al contratto del 2009 e preveda la rivalutazione delle indennità operative e del lavoro straordinario. Non è accettabile poi – conclude il leader del Coisp – confondere il riordino delle carriere con il rinnovo contrattuale. Il riordino è un provvedimento necessario a efficientare il Sistema Sicurezza, che comunque donne e uomini delle forze di polizia continuano a mantenere in piedi in modo encomiabile, ed era atteso dal lontano 1995. Il rinnovo contrattuale è un dovere che lo Stato non può più eludere nel rispetto della professionalità e della dedizione degli operatori. Il Paese in questi anni ha chiesto, e continua a chiedere, sacrifici straordinari agli appartenenti alle Forze di polizia, quindi ci aspettiamo dal Governo che tutto ciò sia riconosciuto”. (foto: pianese)

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Imposte locali: Come te le aumento cercando di non farti capire niente. Il caso Tari

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

TassePer aumentare le imposte ci sono vari metodi, più o meno indolori per contribuente ed amministratore. L’aumento talvolta e’ necessario, ma non si puo’ escludere -da verificare caso per caso- che sia frutto dell’incapacita’ degli amministratori e/o delle loro mani bucate o delinquenziali. Quello che pero’ da’ un colpo all’integrita’ del sistema e della sua credibilita’ e’ l’arroganza degli amministratori. Ultimo, il caso Tari, imposta sui rifiuti per calcolare la quale alcuni Comuni hanno strafatto e sono stati beccati dallo stesso ministero. Quindi, coda nelle gambe, si stanno mestamente -magari anche scusandosi, afflato politico di qualcuno in buona fede- a rimediare dando i rimborsi del caso e, magari, anche qualche danno che hanno provocato? A noi di Aduc ci piace vivere nel Paese delle meraviglie di Alice e vogliamo crederlo, ma sembra che non ci venga consentito.L’Anci (l’associazione dei Comuni) per i rimborsi, si fa avanti: “.. abbiamo bisogno di una norma o una circolare che autorizzi i Sindaci a pagare direttamente i rimborsi…”. Domanda: Perche’? Quando i Comuni devono imporre in piu’, non prendono iniziative da soli, che dopo -magari- gli vengono anche bocciate da qualche Tar, ma nel frattempo hanno prelevato e chissa’ quando restituiscono? Ora invece, dovendo rimborsare per un loro palese “errore”, hanno bisogno della circolare dello Stato centrale. Qualcosa non ci torna.Ma non basta.L’Anci guarda anche al futuro: “…inevitabilmente quel costo dovrà essere ripartito tra i contribuenti….”. Quindi: gli servono piu’ soldi, finora li hanno presi come hanno potuto, violando la legge, ma non ci vogliono rinunciare. Poverini -potrebbe dire qualcuno- hanno sbagliato, ed ora stanno cercando di rimediare. Che strana amministrazione: quando il contribuente sbaglia, per rimediare deve sempre pagare anche le penali; quando invece a sbagliare e’ l’amministrazione, per restituire ha bisogno che il creditore spenda soldi (ricorsi, etc.) per farsi ridare il maltolto (forse nel nostro caso ci sara’ la circolare… la vogliamo vedere! E comunque i costi in piu’ per il contribuente non ci possono non essere); non solo, ma alla fine il maltolto viene legalizzato e ritorna in altro modo. Non era piu’ semplice dire: quanto incassiamo dal servizio di nettezza non copre le spese, abbiamo bisogno di piu’ soldi e percio’ -siccome lo possiamo fare- aumentiamo le imposte nel rispetto della legge? No, in questo modo verrebbe applicata la semplicita’, la schiettezza, la franchezza, la trasparenza… ma sembra che siano altrove, probabilmente perche’ sono convinti che in questo modo perderebbero voti, e quindi, meglio cercare di prendere i soldi violando la legge, e se si viene scoperti… rilanciare la responsabilita’ degli aumenti sullo Stato centrale cattivo. E poi ci si lamenta che i contribuenti, appena possono, cercano di fregare l’amministrazione.(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Dirigenti scolastici, ma quale aumento di 400 euro netti al mese? Sono appena 160 e pure a rate

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneUdir ha verificato che le tanto strombazzate risorse aggiuntive previste dalla Legge di Stabilità portano realmente ad un aumento intorno ai 400 euro netti mensili. Peccato che, a fronte di tale aumento della retribuzione fissa, sia anche prevista una forte diminuzione della retribuzione variabile ed accessoria. Ciò per effetto da una parte dei tagli del Fondo unico nazionale degli ultimi anni, dall’altra parte per l’aumento numerico di dirigenti scolastici in servizio che verranno assunti – con ogni probabilità dal 2019 – a seguito del prossimo concorso: dovendo dividere la stessa somma per più capi d’istituto, la “fetta” che spetterà ad ognuno è destinata infatti a rimpicciolirsi.Conteggi alla mano, nel 2015, in base all’Atto di Indirizzo, i dirigenti di Università e Ricerca guadagnavano 96.216,56 euro l’anno, a fronte dei 57.893,28 euro dei Dirigenti Scolastici: la sperequazione è quindi pari a 38.323,28 euro annui, ovvero 2.947,94 al mese.Marcello Pacifico (Udir): Per parlare di vera equiparazione agli altri dirigenti pubblici della medesima area servirebbero ben altri finanziamenti. Non ci sembra proprio il caso di fare salti di gioia. Inoltre, i soldi della Legge di Stabilità arriveranno a tappe, con intervalli di tempo molto lunghi: a partire dal 2018 per arrivare al 2021. In pratica, i Dirigenti Scolastici faranno due contratti in uno. La domanda che poniamo pubblicamente, anche agli altri sindacati, è: vale la pena giocarsi il contratto 2019/2022 per 160 euro al mese?

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