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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 161

Posts Tagged ‘aumenti’

Aumenti costi servizi balneari

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Il servizio meteo prevede un weekend all’insegna di Hannibal: (niente paura!) è questo il nome dato all’anticiclone africano che sta portando la prima ondata di caldo del 2022, che toccherà temperature massime tipiche di Luglio.Il bel tempo ed il caldo contribuiranno ad affollare le spiagge italiane, per una prova generale d’estate.Ma brutte sorprese attendono gli italiani sotto l’ombrellone: dal consueto monitoraggio sui prezzi dei servizi balneari realizzato dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori emerge che nel 2022 i costi registrano aumenti medi tra il 4% e il 5%, ma con picchi del 12-13%.“Un aumento a nostro avviso del tutto ingiustificato: è vero che anche i gestori dovranno sostenere maggiori costi determinati dalla forte spinta inflattiva sostenuta dall’aumento dei prezzi dell’energia, ma è altrettanto vero che, quella alle porte, sarà una stagione balneare segnata da minori restrizioni e misure di contenimento, che consentirà ai gestori di avere più clientela e di tornare a pieno regime, rispettando alcune regole.” – afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori.Per garantire la sicurezza dei cittadini, i gestori degli stabilimenti possono attenersi alle nuove linee guida per la ripresa delle attività economiche, secondo le quali indossare la mascherina e il possesso del green pass non saranno più vincolanti ai fini dell’accesso agli stabilimenti.Il distanziamento tra gli ombrelloni sarà tale da garantire una superficie di almeno 7,5 m² e non più di 10 m², fatta eccezione per alcune regioni come l’Emilia-Romagna e il Molise che hanno scelto misure più restrittive rispetto al resto d’Italia.Anche sedie a sdraio e lettini nei settori senza ombrelloni si avvicinano: il metro di distanza a cui ci eravamo abituati non dovrà più essere garantito. Rimane, invece, per i gestori degli stabilimenti l’obbligo di disinfettare le postazioni a ogni cambio di clienti.Nonostante ciò, i costi aumentano, e con essi cresce il sospetto, in alcuni casi, di voler recuperare i mancati guadagni delle ultime due stagioni.Nel dettaglio, crescono il costo della sdraio, dell’ombrellone e dell’abbonamento giornaliero. La ristrettezza dei bilanci familiari spinge i cittadini ad optare per fruizioni più brevi e meno onerose di tali servizi: sempre meno scelgono abbonamenti mensili o stagionali (i cui prezzi infatti scendono rispettivamente del -2% e del -5%). Tra i nuovi servizi crescono i costi per la tenda e il gazebo.Aumenti che si aggiungono a quelli rilevati nel settore dell’autonoleggio, in cui il nostro osservatorio ha rilevato rincari 67% rispetto al prezzo registrato lo scorso anno, nonché a quelli dei prezzi dei carburanti dovuti alla crisi bellica e aggravati dalle speculazioni in atto.Tutti questi fattori incideranno sulle scelte in tema di vacanze degli italiani, i cui bilanci sono già duramente messi alla prova dai forti rincari (soprattutto nell’ambito energetico e alimentare), costringendoli a rinunce, oppure a vacanze “mordi e fuggi” ed opzioni low cost.

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Affitti, Unsic: “L’aumento della cedolare sarà l’ennesimo colpo al ceto medio”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

“L’incremento dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti, che potrebbe lievitare dal 21 al 26 per cento per i contratti a canone libero, costituisce l’ennesima discutibile e insensibile stangata, non per congiuntura internazionale ma per mano governativa, che accentuerebbe lo scivolamento del ceto medio, compreso chi fa impresa e commercio, verso condizioni di effettiva criticità”. A denunciare il possibile inasprimento del prelievo, che avrebbe ricadute anche sugli affitti e sui piccoli borghi, è il sindacato Unsic, con oltre tremila uffici in tutta Italia. L’Unsic lancia un accorato appello al Governo affinché non inserisca la revisione della cedolare nella delega fiscale in discussione in Parlamento.“In una fase di crescente difficoltà per la maggior parte degli italiani, stretti tra una pandemia che non accenna a mollare la presa e le conseguenze del conflitto in Ucraina, l’aumento dell’imposizione fiscale è una misura non solo insensata, ma dannosa. Tra l’altro continuare ad utilizzare gli immobili degli italiani come bancomat di Stato rischia di minare ulteriormente il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti: la tassazione sugli immobili in Italia è al 6.1 per cento contro il 5,5 della media Ocse, il 2,7 della Germania e il 2,2 della Svezia”.Aumentare le tasse sugli immobili – rileva l’Unsic – rischia di accrescere l’evasione, di far lievitare il numero di case non affittate perché, tra aumento dei costi condominiale e della morosità, nonché con il blocco degli sfratti, conviene non immetterle più nel mercato”.Infine l’Unsic ricorda, citando dati di Lettera 150, l’associazione presieduta dal giurista Giuseppe Valditara, che la stragrande maggioranza dei proprietari immobiliari appartiene al ceto medio: il 94 per cento ha redditi fino 55 mila euro, di cui più della metà fino a 26 mila. Una categoria ben lontana dai grandi speculatori internazionali.

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Gli aumenti del prezzo del carburante toccano quota 60% in 2 mesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Immotivato e spropositato aumento del costo del carburante, del 60% negli ultimi due mesi. CNA Lombardia pensa che questa situazione di difficoltà che sta colpendo famiglie e imprese sia dettata da speculazioni, responsabili dell’amplificazione dei naturali effetti della crisi geopolitica in corso.CNA Lombardia si rifà a due concetti espressi dal Presidente Draghi e dal Ministro Cingolani: “il Presidente del Consiglio ha evocato la necessità di prepararsi ad un’economia di guerra, il Ministro Cingolani ha parlato di truffa a proposito dell’aumento dei carburanti. Se qualcuno ha truffato i cittadini, le famiglie e le imprese, allora chi lo pensa sia serio e vada fino in fondo.” spiega in una nota la Confederazione Nazionale della Piccole e Media Imprese Lombarde.Nelle stesse ore in cui ha chiesto un decreto ad hoc per il computo in fattura dei costi del carburante a favore delle imprese di trasporto, CNA Lombardia vuole andare ancora più a fondo. “Il Governo dovrebbe ripensare il regime delle accise sui carburanti, ma soprattutto Governo, autorità competenti e anche il Parlamento dovrebbero indagare a fondo sulla fisiologia degli aumenti dei carburanti e anche di altri beni di largo consumo e prima necessità.”, puntualizza il Presidente di CNA Lombardia Giovanni Bozzini.”Se ci sono soggetti che speculano sul contesto di guerra in cui si ritrova l’Europa, bisogna essere seri e analizzare a fondo le dinamiche speculative in atto. Se qualcuno specula, bisogna saperlo, bisogna impedirgli di farlo e se ci sono gli estremi bisogna punirlo. Noi pensiamo ad una Commissione parlamentare d’inchiesta su quella che non è solo il frutto della situazione geopolitica, ma anche l’esito di una catena di speculazioni. Anche tutte le autorità competenti dovrebbero entrare in campo in questa fase”, prosegue Bozzini. CNA Lombardia apprezza le parole del ministro Cingolani sull’ipotesi di un tetto europeo sul costo di gas ed energia elettrica in questa straordinaria fase geopolitica, ma oltre a questo bisogna “tracciare una linea di confine” tra pratiche lecite e pratiche illecite, oltre che speculativamente intollerabili sul delicato corpo sociale ed economico in fragile ripresa dopo la pandemia.

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Prezzi in aumento. Quando l’intervento dello Stato crea danni

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2022

In Italia e in tutto il mondo i prezzi stanno aumentando, con percentuali di inflazione che non si vedevano da diverso tempo. Nel contempo aumentano le richieste di un controllo statale sui prezzi. In Italia è dell’altro giorno una sorta di intervento statale sul prezzo massimo della mascherine FFP2, mentre ai rincari per eccellenza di questo periodo, l’energia, al momento lo Stato risponde con una scarica di bonus per renderli meno onerosi. In Francia il governo ha fissato prezzi massini per gas ed elettricità. In Germania, dove per i prezzi dell’energia il governo ha fatto presente che dovranno aumentare se si vuole proteggere l’ambiente, al primo aumento sono subito partite le richieste per bonus sul modello italiano. Insomma, i prezzi, più che risultato del mercato stanno andando verso decisioni della politica. E’ quello che vogliamo? Siamo sicuri che la Politica non debba solo dare indirizzi, ma gestire strettamente il nostro quotidiano? Cosa succede quando lo Stato invece di fare regole, esso stesso diventa regola unica, sostituendosi al mercato? Che scelte dei consumatori e imprenditoria vengono meno. Con ricaduta su qualità e prezzi.Ma con le bollette energetiche alle stelle, cosa si sarebbe dovuto fare? Il nostro Stato, per esempio, ha fatto molto non facendo pagare parti delle bollette che erano di sua competenza (oneri fiscali, etc), ma se si dovessero avere tariffe di Stato sarebbe un disastro. Stiamo andando verso la fine del mercato tutelato (oggi questo mercato convive con quello libero fino a fine 2022), e arrestare questo processo distruggerebbe completamente un mercato che vede già diversi attori impegnati, con conseguenze su imprenditori e consumatori. Mentre, per esempio, il prezzo controllato delle mascherine FFP2 a 0,75 è stato un intervento statale dannoso. Sopraggiunto in un mercato in cui quel prodotto già si trovava a meno di 0,75 ha favorito la crescita dei prezzi. Ed ha anche dato un colpo a chi già produceva con gamma più alta, minando anche le scelte dei consumatori. E tutto questo perché lo Stato non ha voluto fare un intervento in linea con il fatto che il SSN è gratuito (fornire gratis anche le mascherine) insediandosi su un terreno (il mercato) che non dovrebbe essere di sua competenza.In conclusione, con l’inflazione che sale è bene non chiedere l’intervento dello Stato sul mercato, ma solo lì dove sono le sue competenze, fisco e sanità come abbiamo evidenziato. ADUC http://www.aduc.it

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Aumenti prezzi agricoli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2022

L’aumento dei prezzi agricoli rischia di minare la ripresa del primo settore e di rendere inefficaci le nuove misure di sostegno previste dalla legge di Bilancio e dal Pnrr – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. I dati diffusi dall’Onu disegnano un quadro che esige un intervento immediato a livello nazionale ed europeo: in un anno i prezzi agricoli sono cresciuti del 30% a causa della politica di accaparramento delle scorte alimentari messa in atto dalla Cina. Siamo di fronte a una crisi che è prima di tutto politica e richiede quindi una risposta del Governo e dell’Europa, sia sul fronte interno, calmierando i prezzi, sia su quello esterno, avviando un negoziato con la Cina.Un aumento dei prezzi di tali proporzioni ha messo in allerta anche il Parlamento europeo, spingendo l’eurodeputato Antonio Tajani a presentare un’interrogazione alla Commissione europea sull’aggressività delle politiche cinesi – continua Tiso. In assenza di un intervento deciso, le ripercussioni dei prezzi agricoli schizzati alle stelle sono destinati a farsi sentire dal campo alla tavola, con un ulteriore aggravio per i consumatori che già affrontano rincari in bolletta senza precedenti.Occorre andare oltre la retorica per rendere concreta la ripartenza. Quest’ultima non può avvenire in uno scenario in cui i prezzi di beni e servizi di primissima necessità come l’energia e gli alimenti continuano ad aumentare, costringendo le fasce meno abbienti a contrarre i consumi e i produttori a sopportare un nuovo peso in una congiuntura già incerta. L’azione dell’Europa è indispensabile, ma non basta. Chiediamo pertanto che anche il Governo e il Parlamento si attivino al più presto per rispondere a livello interno all’emergenza prezzi.

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Aumenti 2022

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

Mai come quest’anno le stime degli aumenti per l’anno alle porte saranno amare per i cittadini. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato, infatti, l’impatto che il 2022 avrà sui conti delle famiglie: con un aggravio stimato di + 1.228,80 Euro annui. Un andamento al rialzo trainato dall’aumento dei costi dei beni energetici, che incidono fortemente sui costi di trasporto e produzione. Il rialzo del costo di energia elettrica e gas si stima durerà almeno fino al II trimestre 2022, pesando in maniera notevole sui costi delle famiglie. In rialzo anche il settore alimentare su cui, oltre all’aumento dei costi di produzione e trasporto, incidono anche le forti tensioni sul mercato delle materie prime ed i maggiori costi degli imballaggi, il rincaro dei mangimi e dei concimi che faranno sentire il proprio peso soprattutto nel corso del prossimo anno. Non mancano all’appello gli aumenti nel settore del credito, con un rialzo dei costi dei conti correnti, da parte di alcuni istituti, soprattutto per i giovani. Preoccupano, infine, gli aumenti nel settore sanitario, che si aggiungono a quelli notevoli già registrati lo scorso anno, dovuti principalmente al ricorso alla sanità privata per visite, prestazioni ed esami (vista la situazione di forte emergenza delle strutture pubbliche), nonché al costo dei tamponi per rilevare il Covid-19.A peggiorare la situazione per il 2022 vi è il permanere della situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. È necessario valutare, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.“Per questo riteniamo urgente un intervento del Governo teso a ristabilire equità, modificando la manovra fiscale in modo da favorire realmente le fasce di reddito meno abbienti ed arginare in maniera efficace e duratura il caro energia per le famiglie. – afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori. – Inoltre è indispensabile avviare un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto risoluto alle diseguaglianze e alla povertà.” Il Paese ha bisogno di scelte coraggiose e lungimiranti, che promuovano una ripresa sostenibile. Al contempo è fondamentale che le Autorità competenti ed il Governo mettano in atto un monitoraggio attento dei prezzi, specialmente nel settore dell’energia e dell’alimentazione (quelli maggiormente interessati dai rincari): ogni fenomeno speculativo sarebbe intollerabile.Inoltre, in tema di energia, è necessario disporre una riforma complessiva sul sistema di tassazione, spostando alcune voci dagli oneri di sistema alla fiscalità generale e rendendo strutturali gli interventi per calmierare le bollette finora adottati.

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Aumenti generalizzati sulle materie prime

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

L’inflazione in costante crescita non risparmia nemmeno la ristorazione e i prezzi delle materie prime schizzano alle stelle. A svelarlo è un’indagine condotta dall’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio che ha interrogato su questo punto i gestori dei Pubblici esercizi italiani: oltre 9 imprenditori su dieci lamentano un incremento dei prezzi delle materie prime, in particolare su prodotti ittici, frutta, carni e ortaggi. L’aumento medio dei soli prodotti alimentari è del 10% ma il 36,4% degli intervistati registra incrementi persino superiori. “La spinta inflazionistica degli ultimi mesi è senza dubbio causata da molteplici fattori ­– sottolinea l’Ufficio Studi -. L’andamento anomalo delle condizioni meteo che ha colpito le produzioni ortofrutticole, le restrizioni imposte nei vari Paesi a causa della pandemia, fenomeni geopolitici che hanno impattato in modo significativo sui costi dell’energia, hanno provocato un generalizzato aumento dei prezzi. Non mancano, tuttavia, neppure alcuni fenomeni speculativi pronti a sfruttare gli squilibri tra domanda e offerta generati dalla ripresa dell’economia mondiale. Fino ad ora i ristoratori hanno assorbito questi aumenti senza scaricarli sui consumatori, ma non potrà essere ancora così a lungo.”. Sul probabile aumento dei listini che potrebbe verificarsi già nei primi mesi del 2022 incide, oltre all’inflazione acquisita dalla filiera e l’impennata dei costi dell’energia, anche il fatto che il 43% delle imprese non ritocca i prezzi da oltre di un anno. Il 76% dichiara che li aggiornerà tra la fine dell’anno e la prima parte del 2022 ma non manca chi, il 24% del totale, continuerà a tenerli bloccati per almeno un altro anno.

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Aumenti record bollette luce e gas

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

Secondo i dati di Nomisma, senza interventi del Governo, al primo gennaio le bollette del gas aumenteranno del 50%, quelle dell’elettricità almeno del 17%, ma forse del 25%.”Se queste previsioni fossero confermate, si tratterebbe di una stangata record, che, su base annua, per la famiglia tipo, sarebbe pari, nell’ipotesi di prezzi costanti, a 815 euro: 136 per la luce, ipotizzando il rialzo minimo stimato del 17% e 679 per il gas” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ecco perché i 2 miliardi stanziati dal Governo o i 3 che sembrano profilarsi all’orizzonte, sono una barzelletta” conclude Vignola.

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Benzina: record dal 15 settembre 2014, +414 euro all’anno

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica, salgono ancora i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,734 euro al litro per la benzina, a 1,593 euro per il gasolio e a 0,818 euro per il Gpl.”Dopo che settimana scorsa la benzina aveva sfondato la soglia di 1,7 euro al litro, non si arresta la corsa dei carburanti, con il Gpl che varca il primato degli 80 cent al litro e il gasolio che sfiora 1,6 euro. In particolare, la benzina raggiungendo i 1,734 euro al litro, segna un nuovo record dal 15 settembre 2014, ossia oltre 7 anni fa, quando svettò a 1735 euro al litro, il gasolio arrivando a 1,593 euro al litro tocca il valore massimo dal 13 ottobre 2014, 7 anni fa, quando si attestò a 1.599 euro al litro, mentre per il Gpl, ora a 818 euro al litro, bisogna tornare addirittura al 10 febbraio 2014 per trovare un valore più alto, 821 euro al litro. In un anno il Gpl è più caro del 38%. Un intervento del Governo per sterilizzare gli aumenti, riducendo le accise, non è più rinviabile” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, ossia 9 mesi e mezzo, un pieno da 50 litri è aumentato di 14 euro e 62 cent per la benzina e di 13 euro e 71 cent per il gasolio, con un rialzo, rispettivamente, del 20,3 e 20,8%. Su base annua è pari a un rincaro ad autovettura pari a 351 euro all’anno per la benzina e 329 euro per il gasolio” prosegue Dona.”In un anno, dalla rilevazione del 19 ottobre 2020, quando la benzina era pari a 1.389 euro al litro e il gasolio a 1.260 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 17 euro e 24 cent in più per la benzina e 16 euro e 64 cent in più per il gasolio, con un’impennata, rispettivamente, del 24,8% e del 26,4%. Un balzo che equivale, su base annua, a una stangata pari a 414 euro all’anno per la benzina e a 399 euro per il gasolio” conclude Dona.

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Industria: Istat, prezzi produzione agosto +11,6% anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto 2021 i prezzi alla produzione dell’industria aumentano dello 0,5% su base mensile e dell’11,6% su base annua. “Rialzo grave e preoccupante. E’ evidente che questi aumenti verranno inevitabilmente traslati sui consumatori finali, con effetti sull’inflazione e sulla riduzione del potere d’acquisto sulle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo il Governo deve fare di più per calmierare i prezzi, a cominciare da quelli energetici. Gli interventi fatti sulle bollette della luce e del gas, come dimostrano i dati di ieri di Arera, non sono bastati ad evitare una randellata da 355 euro su base annua, con un rincaro di 184 euro per la luce e di 171 euro per il gas. Per questo serve un secondo intervento, che, dopo l’azzeramento degli oneri e la riduzione dell’Iva per il gas, intervenga anche sulle accise, che per il gas pesano sulla bolletta finale per il 15,78% e annulli anche le addizioni regionali del gas che gravano per il 2,10%” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Energia: l’Arera aggiorna le tariffe +29,8% per l’elettricità e +14,4% per il gas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

Come di consueto l’Autorità per l’Energia ha aggiornato le tariffe trimestrali per l’energia elettrica e il gas. Seppure più “contenuti” rispetto a quanto paventato nelle settimane scorse gli aumenti ci saranno e saranno notevoli: si prevede, infatti un incremento del +14,4% per il gas e +29,8% per l’elettricità. Aumenti incredibili che evidenziano quanto ci sia ancora da fare per calmierare i prezzi in questo settore e come si siano rivelate insufficienti le operazioni messe in atto finora da parte del Governo. Alla luce di tale andamento per la spesa annuale per la famiglia-tipo sarà di circa 631 euro, con una variazione del +30% rispetto al 2020 (corrispondente ad un aumento di circa 145 euro su base annua). Per il gas, invece, la spesa della famiglia tipo ammonterà a circa 1.130 euro, con una variazione del +15% circa rispetto al 2020 (corrispondente ad un aumento di circa 155 euro su base annua). “Per l’elettricità – rileva l’Autorità – la spesa annua del 2021 è superiore di circa il 13% rispetto a quella pre-Covid del 2019, mentre per il gas si è sostanzialmente tornati ai livelli del 2019.” Un andamento allarmante, soprattutto dal momento che le dinamiche che lo determinano non sono episodiche, bensì testimoniano una tendenza che andrà crescendo nei prossimi anni. Per questo è necessario che l’azione dell’Autorità e del Governo sia determinata e di carattere strutturale: deve prevedere misure adeguate a far fronte alla nuova domanda di energia. In tal senso ben venga utilizzare, come avevamo proposto, i proventi dei permessi per l’emissione di CO2, ma è necessario fare molto di più: bisogna prevedere misure proporzionate alle condizioni delle famiglie (non facendo pesare gli oneri di sistema su tutti gli utenti nella stessa misura) e destinate a promuovere sempre di più le comunità energetiche e la produzione di energia pulita. Nel dettaglio continuiamo a rivendicare un insieme di misure mirate e realmente utili a determinare una svolta nella lotta alla povertà energetica e nel processo di transizione energetica, attraverso: Una rimodulazione e riforma degli oneri di sistema e delle accise sui carburanti. In tal senso è fondamentale eliminare dagli oneri di sistema le voci obsolete e ingiustificate (ad esempio quella che prevede il sostegno dei regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario). Inoltre è necessario applicare l’IVA solo sui costi della materia prima e non su importi già comprensivi di altre tasse. Lo spostamento di alcuni incentivi (a partire da quello per le energie rinnovabili definito dalla componente Asos) sulla fiscalità generale. Un maggiore controllo sulla trasparenza e sulla veridicità delle offerte, nonché sulle pratiche messe in atto da chi vende i contratti di energia, in vista dell’abolizione del mercato tutelato per le famiglie previsto nel 2024. L’istituzione dell’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione non solo solidità e correttezza e soprattutto il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile. Una sospensione, in questa delicata fase, dei distacchi per morosità. L’avvio di politiche di sistema che puntino ad affermare, in maniera più decisa e determinata, la transizione nel nostro Paese La ridefinizione del ruolo dell’Acquirente Unico, che dovrà poter continuare ad acquistare energia verde per la pubblica amministrazione. Una politica degli acquisti di gas ed energia coordinata e gestita a livello europeo, per un approvvigionamento delle risorse più vantaggioso per gli stati membri.

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Benzina alle stelle. Dopo luce e gas… Rivedere le politiche di incentivi e fiscalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

Il prezzo della benzina sale ancora e si porta ai massimi degli ultimi sette anni. Secondo le rilevazioni settimanali del Ministero della Transizione ecologica, il prezzo medio della verde in modalita’ self si e’ attestato nella settimana appena trascorsa a 1,670 euro al litro (in rialzo di 8,58 centesimi), ovvero al livello piu’ alto dalla fine dell’ottobre 2014, quando viaggiava in media a 1,681 euro. Sale anche il prezzo del diesel, in rialzo di 6,58 centesimi, a 1,516 euro al litro.Una “mazzata” che arriva dopo gli annunciati rincari di luce (+40%) e gas (+31%) su cui il Governo intende prendere qualche provvedimento tampone, che però non crediamo farà altrettanto per la benzina. Ufficialmente perché, mentre per luce e gas esistono ancora i mercati vincolati e lo Stato ha un certo potere, non è altrettanto per la benzina, il cui mercato è libero… sulla carta… visto che la componente fiscale della benzina si avvicina al 70%… “avoglia” ad intervenire… Al di là delle politiche specifiche, i rincari dei prodotti energetici dovrebbero far riflettere sui metodi statali di aiuto, e valutare un cambio. Non più interventi/sussidi a pioggia, ma una POLITICA che tratti i prodotti energetici (luce, gas, benzina) come necessariamente poco costosi, perché è su di essi che gira tutta l’attività economica domestica ed industriale. Far pagare questi prodotti depurandoli di quasi tutte le componenti fiscali, se da un lato potrebbe creare problemi agli introiti fiscali, dall’altro incentiverebbe vita e produzione. Noi crediamo che un bilanciamento che consideri quanto si toglie da una parte e quanto si stimoli dall’altra, potrebbe portare a sorprese inedite per l’economia individuale e collettiva. Il governo ha voglia di valutare questa rivoluzione con uno studio di fattibilità? Non ci sembra che al momento ci sia niente. E intanto si continuerà a sollevare allarmi, dove non è chiaro quanto siano endemici di una economia di mercato o voracità eccessiva (e sbagliata) dello Stato. Vincenzo Donvito, Aduc

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Energia: Basta con gli allarmismi, occorrono misure concrete

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

Un rilancio al rialzo dei prezzi dell’energia che, oltre a creare panico e preoccupazione, è stato alimentato da notizie imprecise e false, fino ad arrivare a decretare come certi gli aumenti stratosferici delle bollette di luce e gas. Ecco perché riteniamo fondamentale fare un po’ di chiarezza e ristabilire la verità in tale vicenda.In molti, attraverso un processo di eccessiva sintesi e semplificazione, hanno addossato le colpe dei rincari alla transizione energetica. FALSO! Come sottolinea Timmermans parlando del pacchetto per la transizione energetica Fit for 55 “solo un quinto dell’attuale incremento può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2, il resto dipende dalle carenze del mercato. E se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa non saremmo in questa situazione” – ha poi ammonito, aggiungendo infine che “dovremmo accelerare le cose nella transizione alle energie rinnovabili in modo che l’energia rinnovabile a prezzi accessibili diventi disponibile a tutti.” Altra notizia falsa circolata in questi giorni riguarda la certezza, addirittura l’ipotesi che tali aumenti siano già avvenuti. FALSO! Come è noto, le tariffe del mercato tutelato sono regolate da ARERA, che le aggiornerà il 28 settembre prossimo. Ci auguriamo che nel frattempo Governo e Autorità intervengano mettendo in atto ogni misura disponibile per calmierare tali tensioni. Forse non è il caso, in questa situazione di incertezza, programmare come si sta facendo l’abolizione del mercato tutelato. Alla stangata si aggiunge il peso ormai insostenibile della tassazione: oneri di sistema e IVA applicata anche sulle tasse. VERO! La vera ingiustizia è che tutti i cittadini, chi ha meno possibilità economiche e chi invece appartiene alla fascia più ricca, pagano in maniera uguale gli oneri in bolletta, molti dei quali desueti e non più giustificabili. È vero, inoltre, che in casi come quello dei carburanti e del gas, l’IVA viene calcolata anche su tasse e accise, applicando di fatto una tassa su altre tasse. Di fronte ad una situazione di tensione e di possibili aumenti che avrebbero un effetto deleterio per le famiglie e per l’intero sistema economico (secondo le stime dell’O.N.F.- Osservatorio Nazionale Federconsumatori +110 Euro annui per l’elettricità e +281 Euro per il gas) è fondamentale ed urgente che il Governo: Operi una urgente riforma della tassazione sull’energia, rimodulando oneri di sistema, accise e applicando l’IVA solo sui costi della materia prima e non su importi già comprensivi di altre tasse. Istituisca l’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione non solo la solidità e la correttezza e soprattutto il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile. Utilizzare, come già proposte recentemente dal Presidente Arera, i proventi delle aste dei permessi di emissione CO2 per calmierare i prezzi. (Per tali voci, solo nel secondo trimestre, l’Italia ha ricavato 719 milioni di Euro.) Avviare delle politiche di sistema che puntino ad affermare la transizione nel nostro Paese senza creare inutili contrapposizioni tra chi promuove la sostenibilità e chi denuncia la grave emergenza sociale e l’avanzare della povertà energetica.

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Energia: Arera, dal 1° luglio elettricità +9,9%, gas +15,3%

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

Secondo quanto stabilito da Arera, dal 1° luglio la bolletta dell’elettricità salirà del 9,9% mentre quella del gas del 15,3%.”Una stangata quasi record. Per il gas mai da quando ci sono gli aggiornamenti tariffari trimestrali stabiliti dall’Authority, ossia dal gennaio 2003, si sono verificati rialzi così elevati, mentre per la luce si tratta del terzo maggiore rincaro di sempre. E per fortuna il Governo è intervenuto stanziando 1,2 miliardi di euro altrimenti sarebbe stata ancora peggio. Ora speriamo, però, in una riforma complessiva degli oneri di sistema per ridurre in modo permanente le bollette” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il rincaro, infatti, può mandare in tilt i bilanci delle famiglie già in difficoltà per via dell’emergenza Covid. A preoccuparci, in particolare, l’impennata della luce, visto che i caloriferi sono spenti in estate, mentre nei mesi caldi si registrano i picchi dell’anno per i consumi di elettricità, dato l’uso massiccio dei condizionatori. Un quadro, quindi, grave e allarmante!” conclude Vignola.L’associazione di consumatori ha stilato la classifica di tutti gli aumenti trimestrali del mercato tutelato stabiliti da Arera dal gennaio 2003 fino ad oggi (prima gli aggiornamenti erano bimestrali), sia per la luce (cfr, tabella n. 1) che per il gas. Per la luce l’incremento di oggi, pari a +9,9%, si colloca al terzo posto, mentre per il gas, con +15,3% si supera il primato del quarto trimestre 2020, pari a +11,4%.

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Antitrust archivia aumenti Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

L’Antitrust ha comunicato ora nel Bollettino che numerosi procedimenti aperti per l’aumento dei prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown sono stati archiviati.”Non possiamo che esprimere la nostra delusione. Precisiamo che quei procedimenti non erano stati denunciati dalle associazioni di consumatori. In ogni caso, dopo la nostra segnalazione sulle mascherine e la vittoria che avevamo ottenuto con la chiusura con impegni del procedimento aperto contro E-Bay, oppure dopo la condanna contro un farmacista che aveva applicato un ricarico superiore al 100% per un gel disinfettante, le archiviazioni di oggi rappresentano un possibile passo indietro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Valuteremo, comunque, con calma e attenzione le ragioni per le quali l’Antitrust ha ritenuto che quei rialzi non fossero sufficienti per integrare una violazione del Codice del Consumo, prima di esprimere un giudizio finale” conclude Dona.

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Retribuzioni: Aumenti agli statali

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

“Apprendiamo dalla stampa che per il prossimo contratto dei dipendenti pubblici sono previsti aumenti di 110 euro mensili lordi. Felici e incuriositi per così tanta manna che piove dal cielo abbiamo cercato la fonte di tale notizia. È l’Aran. Fonte autorevolissima in molti campi, tra cui quello di fare i conti sulle retribuzioni dei lavoratori pubblici. E così siamo andati a cercare da dove sono saltati fuori questi 110 euro di aumento a regime, cioè alla fine del triennio 2019-2021”. È quanto dichiarano in una nota Michelangelo Librandi e Sandro Colombi, Segretari Generali di Uil Fpl e Uilpa. “Non abbiamo avuto difficoltà a individuare il documento: è l’ultimo “Rapporto semestrale Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti”. Rapporto dove a pag. 12 si parla di 107 euro di aumento – proseguono i Segretari –. Ma i giornali hanno dimenticato di aggiungere: a) che si tratta di un aumento medio lordo che non distingue tra comparto e dirigenza; b) che l’elemento perequativo è già in pagamento. Pertanto, per la grande maggioranza dei dipendenti pubblici l’aumento sarà giusto di qualche decina d’euro, sempre lordi”.
Insistono Librandi e Colombi: “Che i giornalisti siano distratti, non leggano i documenti o forse si divertano a solleticare indignazione al di là della veridicità delle notizie che pubblicano è purtroppo noto da tempo e non sconosciuto all’Aran, alla quale suggeriamo di chiedere una rettifica della notizia per amor di completezza e trasparenza. Sempreché non ci sia stato un accordo. Ma a pensar male si fa peccato e siamo già pentiti”.
“In ogni caso – affermano i sindacalisti – questi giochetti finalizzati a fuorviare l’opinione pubblica e mettere i lavoratori pubblici contro quelli privati sono ormai “vecchi come il Cucco” e non divertono più. Siamo nell’epoca delle fake news. Direttori dei giornali aggiornatevi. Passate ad altro”. Librandi e Colombi concludono: “E voi dell’Aran convocateci. Convocate i sindacati anziché lasciar girare queste informazioni, che come vedete vengono manipolate a fini politici. È parecchio tempo che vi aspettiamo. Abbiamo anche una nuova proposta da farvi: 110 euro di aumento medio per tutti i lavoratori della Pubblica Amministrazione. Ciò che sfora il bilancio, sul dove trovarlo andatelo a chiedere ai direttori dei giornali, chissà che dal cilindro esca qualche monetina. Attediamo fiduciosi”.

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Rc auto: aumenti per 700.000 italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2021

Secondo Facile.it sono circa 700.000 gli automobilisti italiani che, avendo nel 2020 denunciato alla propria assicurazione un incidente con colpa, nel 2021 dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, con un aumento del premio RC auto.Il dato, frutto dell’analisi di oltre 640.000 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 tramite il portale, evidenzia come il valore, sebbene alto, sia comunque notevolmente diminuito rispetto a quello rilevato un anno fa (-40,5%).A determinare la riduzione sono stati in grande parte il Covid e le conseguenti limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown; questi fattori hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione e, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno. Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, sempre secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 471,65 euro, ovvero il 12,03% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Scuola: Aumenti di soli 83 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

La Legge di Bilancio 2021 porta delle risorse non sufficienti per rinnovo contrattuale dei lavoratori della scuola: per il triennio 2019-2021 dei settori della pubblica amministrazione sono stanziati infatti 400 milioni di euro che si aggiungono ai 3.335 già disposti con le leggi di bilancio del 2019 e 2020 per un totale complessivo di 3.775 milioni di euro. Tuttavia, osserva Orizzonte Scuola, le risorse effettivamente disponibili per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego ammontano a poco più di 3,2 miliardi. Alla fine della fiera, per il comparto scuola, che conta oltre un milione di buste paga, la cifra messa a disposizione per il rinnovo contrattuale comporta un aumento degli stipendi in percentuale di circa il 3,5%, ovvero 83 euro medi mensili lordi (ancora meno considerando l’IVC già in godimento che verrebbe riassorbita): una cifra, quindi, che fa il paio con quella di due anni fa, quando si registrò, in occasione dell’unico rinnovo contrattuale dell’ultimo decennio, un incremento del 3,48%, che portò infatti 85 euro medi lordi. Certo, alla fine molti insegnanti porterebbero a casa in più altri 100 euro (ma solo fino a 28mila euro di redditi) derivanti dal taglio all’Irpef che viene rifinanziato dalla stessa Legge di Bilancio. Ma i patti erano altri, pure con i precedenti ministri della Funzione Pubblica e gli stessi Bussetti e Fioramonti. Il sindacato rammenta che la Commissione europea sta operando su una direttiva specifica sulla definizione dei livelli minimi salariali (2020/0310 – COD). Anief ha chiesto, a tal proposito, al Parlamento e alla Commissione UE di sollecitare il Governo italiano perché si adoperi per attuare la revisione della tabella delle professioni a rischio biologico, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a procurare stress cronico. La stessa recente Direttiva UE della Commissione n. 2020/739 CE, del 3 giugno 2020, ha introdotto una modifica all’allegato III della Direttiva n. 2000/54 CE, perché sia inserito il Covid19 nell’elenco degli agenti biologici che possono causare malattie infettive nell’uomo. Poiché ad oggi nessuna modifica è stata apportata all’elenco delle attività professionali a rischio biologico, il sindacato ha deciso di denunciarlo.

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Aumenti 2021: tra tariffe, prezzi e costi dei servizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato una stima sull’andamento dei prezzi e delle tariffe per il nuovo anno alle porte. Per il 2021 si prevede un forte impatto sui conti delle famiglie, pari a +795,80 Euro annui A determinare tali andamenti sono i rincari in alcuni settori, specialmente quello alimentare (i cui costi da tempo non conoscono ribassi) e a quello dei trasporti (dovuto in larga misura al maggior utilizzo dei vicoli privati a causa della paura di contagio sui mezzi pubblici).Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda la tariffa del servizio idrico con l’introduzione del nuovo sistema tariffario.Seppure in linea con gli aumenti che calcoliamo ogni anno, a peggiorare la situazione per il 2021 vi è la situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. Non bisogna trascurar, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.Per questo riteniamo urgente e necessario l’avvio di un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto alle disuguaglianze. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale: è doveroso nei confronti dei cittadini e del Paese operare scelte coraggiose e lungimiranti, mettendo in campo ogni sforzo e ogni risorsa per gettare basi stabili utili ad avviare una nuova fase di crescita.

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Aumenti busta paga sanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

“Riconoscere l’impegno degli operatori sanitari è sacrosanto e va fatto rapidamente. Non usiamo però medici e infermieri per fare polemiche sterili contro Roma. Lo sta facendo il Presidente della Lombardia che in una nota di oggi sostiene che sugli aumenti in busta paga ai sanitari attende il via libera del Governo e in un’altra comunicazione di giornata afferma che quei fondi, inseriti in un progetto di legge possono essere erogati ‘a prescindere dall’arrivo o meno dell’autorizzazione attesa dal Governo’. Questa emergenza impone ai politici di essere trasparenti e corretti nelle comunicazioni pubbliche. Fontana da e toglie per becera propaganda: cominci a dare il buon esempio e chiarisca cosa intende fare con gli aumenti senza chiamare in causa inutilmente a ogni comunicazione il Governo. In altre regioni su questo non hanno fatto polemiche”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia. “La propaganda sull’emergenza è vergognosa, e i cittadini non si fanno abbindolare da chi ha nella prevenzione e controllo del virus ha fallito su tutti i fronti dando sempre ad altri la responsabilità. La Lombardia deve cambiare atteggiamento: con l’emergenza si deve essere prima amministratori e poi politici e uomini di partito, viene prima la salute pubblica delle poltrone”, conclude De Rosa.

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