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Natale 2019: i prezzi aumentano mediamente del +2,3%

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Manca meno di un mese a Natale, ma come accade ormai da diversi anni, il clima natalizio è giunto con grande anticipo, complici anche le offerte e le promozioni in occasione del Black Friday e del Cyber Monday.Già da settimane gli italiani sono entrati in un clima natalizio, che li induce ad acquistare regali e decorazioni per prepararsi all’appuntamento con tale festività.Nonostante la tendenza ad anticipare gli acquisti favorita dalle strategie commerciali, la situazione di incertezza che caratterizza l’andamento del nostro sistema economico incide anche sulle previsioni relative alle spese che ogni famiglia destinerà ai regali natalizi nel 2019.Secondo le prime stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori ogni famiglia, per i regali di Natale, quest’anno spenderà mediamente 129,30 Euro, con una crescita del +2,1% rispetto al consuntivo del 2018.Complessivamente, il giro di affari previsto per i regali di Natale nel 2019 si attesterà a 3,18 miliardi di Euro.Oltre il 68% delle famiglie effettuerà almeno un acquisto online, specialmente nel settore dell’elettronica e dell’abbigliamento. Per i giocattoli classici, invece, gli italiani preferiscono ancora rivolgersi ai negozi fisici, principalmente per due ordini di motivazioni: nel negozio potranno, infatti, verificare con mano la qualità e la sicurezza del prodotto (facendo attenzione che riporti il marchio CE originale), inoltre non dovranno fare i conti con possibili ritardi nelle spedizioni.Molti cittadini, come anticipato, hanno iniziato ad effettuare gli acquisti dei regali già a partire dal Black Friday, approfittando di promozioni ed offerte, sia online che nei negozi della propria città. Circa 1/3 della spesa effettuata nel “venerdì nero” è, infatti, destinata all’acquisto di regali per Natale.Complessivamente, si attende un atteggiamento previdente da parte delle famiglie, orientato a dilazionare le spese in un periodo più lungo, per poter far fronte senza troppe difficoltà e rinunce alle spese di fine anno, tra tasse e scadenze.Guardando all’andamento dei prezzi dei prodotti natalizi e degli articoli da regalo, monitorati come ogni anno dall’Osservatorio Federconsumatori, questo Natale gli aumenti maggiori si registrano nel settore dell’alimentazione, che segna una crescita dei prezzi dei prodotti tipici del Natale del +4,3% rispetto all’anno precedente; dei viaggi (+3,9%) e dei giocattoli (+2.8%).Per quanto riguarda gli orientamenti e le scelte degli italiani in tema di regali, tra i più gettonati rimangono gli articoli tecnologici e i “regali food”: percorsi di degustazione vini, liquori, formaggi, prodotti tipici e creazioni culinarie home made (marmellate, biscotti, liquori aromatizzati, ecc).Sono sempre molto apprezzati i buoni o gift card, specialmente per l’accesso a piattaforme su cui è possibile ascoltare musica o vedere film e serie tv.In alternativa al classico regalo di Natale, è sempre una buona scelta quella di contattare enti benefici ed organizzazioni senza scopo di lucro per realizzare regali solidali, aiutando, allo stesso tempo, chi ne ha bisogno.

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Scuola: Rinnovo del contratto, in arrivo i soliti aumenti all’italiana: 35 euro a lavoratore

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Per la scuola, come per tutto il pubblico impiego, sono in arrivo molti meno soldi rispetti a quelli annunciati: così, le cifre previste, 65 euro lordi, sono ritenute del tutto insufficienti dai sindacati, alcuni dei quali hanno ribadito la necessità di aumenti più sostanziosi e di trasferire i fondi del bonus merito e della carta docente direttamente in busta paga. Di sicuro, se non ci saranno le risorse per un aumento a tre cifre, i sindacati non apriranno nemmeno il dibattito. Con alte possibilità di avvio di una stagione di proteste e di ricorsi. Ma anche il ministro dell’Istruzione non starà a guardare, tanto da avere confermato le sue dimissioni qualora non si riuscissero a trovare i tre miliardi per l’istruzione. A questo scopo, continua a contrattare con le Finanze e quindi con il ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Siccome siamo abituati a commentare fatti e non promesse tutte da verificare, dobbiamo rimanere fermi a 35 euro netti, consapevoli che le possibilità di vedere salire questa cifra media sono davvero ridotte, ancora di più perché dovranno servire pure per finanziare l’elemento perequativo, ovvero gli aumenti da 85 euro lordi medi che il Governo precedente non ha accordato solo per coloro che percepiscono stipendi più bassi. In queste condizioni sarà davvero difficile ridurre il gap con l’Europa, sopra di 9 mila euro annui e recuperare gli oltre mille euro di potere d’acquisto andati persi negli ultimi sette anni”. A poco più di un mese dall’approvazione della Legge di Bilancio 2020, dei soldi promessi da tempo ai dipendenti pubblici e della scola non vi è traccia: il rinnovo del contratto, scaduto ormai da quasi un anno, si prospetta con “aumenti stipendi ancora bassi, circa 65 euro lordi, ovvero 35 euro in busta paga mensili”, scrive Orizzonte Scuola. Con il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che continua a sperare in un miracolo di fine anno: “Per ora le risorse sono queste, sto lavorando per farle crescere”, è stata la risposta del ministro dell’istruzione a proposito degli aumenti stipendiali per docenti e Ata nell’ultimo incontro con i sindacati.
Anief giudica positivamente gli sforzi del ministro dell’Istruzione, impegnato in una gara contro il tempo e a caccia di risorse, anche alternative, per portare nuovi fondi a un dicastero che da troppi anni viene utilizzato come ‘bancomat’ per risollevare le sorti del Paese. Il giovane sindacato, tuttavia, è anche consapevole dalle basse possibilità di realizzazione dell’inversione di tendenza tanto decantata, andando ad incentivare i compensi di una categoria che da troppi anni viene pagata molto meno dei colleghi d’oltre confine che svolgono lo stesso lavoro.

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Ferrovie: in viaggio sulla tratta adriatica

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Non bastavano i guasti, i continui disagi, i tempi di percorrenza lunghissimi e i convogli datati: i passeggeri della tratta adriatica si trovano ora a fare i conti anche con un aumento dei biglietti.Nel dettaglio, da luglio, Trenitalia ha sostituito alcuni treni Frecciabianca con Frecciargento, lasciando invariate le fermate e i tempi di percorrenza.
Il prezzo del biglietto per percorrere circa 150km è passato da 21,5€ a 26,5€, con un aumento del 23%, questo è quanto testimoniano le segnalazioni che abbiamo ricevuto.Secondo quanto emerge da notizie di stampa, inoltre, la possibilità per i pendolari di salire sui Frecciargento con carta regionale “Tutto Treno” è prevista fino a gennaio 2020: con la carta regionale, infatti, non si potrà più salire a bordo dell’Alta Velocità.Si configura, pertanto, il rischio che i pendolari siano costretti a fare l’abbonamento Alta Velocità, per percorrere la stessa tratta, con gli stessi lunghissimi tempi. La spesa mensile lieviterebbe in tal modo, secondo quanto testimoniano le segnalazioni ricevute, da circa 90€ a 264€.
Un’ipotesi improponibile e inaccettabile, a maggior ragione dal momento che su tale direttrice non esiste alcuna concorrenza, né tantomeno esiste l’alta velocità, visto che i convogli non vanno oltre i 150 km/h.A fine Luglio abbiamo inviato una segnalazione all’Autorità della Concorrenza e del Mercato, nonché all’ART e per conoscenza al Ministro dei Trasporti, evidenziando l’abuso di posizione dominante da parte di Trenitalia che, sulle tratte in cui detiene il monopolio, impone prezzi in continuo aumento e assolutamente sproporzionati rispetto alla qualità del servizio. Segnalazione per la quale attendiamo un riscontro, visto il crescente numero di segnalazioni che riceviamo da parte dei cittadini.
Non è ammissibile che siano i cittadini a pagare a caro prezzo le nuove politiche di Trenitalia, sempre più intenta a servire collegamenti e fasce orarie con treni “privati”, per ottenere maggiori profitti a discapito dei passeggeri e del loro diritto alla mobilità. La Federconsumatori si farà parte attiva con le Amministrazioni Regionali della tratta Adriatica per verificare i contratti di servizio regionali e tutelare i cittadini pendolari. Inoltre contrasterà ogni iniziativa tesa a disincentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici.

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Energia: aumento del +2,6% per l’energia elettrica e del +3,9% per il gas

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

L’ARERA ha comunicato l’aggiornamento delle tariffe di energia elettrica e gas relative al II trimestre 2019: +2,6% per la luce e +3,9% per il gas. Alla luce di tale andamento una famiglia-tipo sosterrà, nell’anno corrente, un costo di 559 euro per l’energia elettrica e di 1.107 euro per il gas. “Casualmente, come ogni inverno, in vista del maggior consumo di gas per il riscaldamento, le tariffe aumentano. Un trend su cui il Governo dovrebbe far luce, dal momento che si ripete ciclicamente ogni anno.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Aumenta anche la tariffa per l’energia elettrica, su cui ancora gravano improponibili oneri di sistema, vere e proprie tasse occulte, attraverso le quali vengono scaricati sulle bollette i costi per gli incentivi alle fronti energetiche rinnovabili, per le agevolazioni destinate alle imprese energivore e alle ferrovie e per lo smantellamento delle centrali nucleari. Per questo torniamo a chiedere una revisione complessiva degli oneri di sistema e della tassazione in bolletta, improntata all’equità ed all’eliminazione di voci ormai obsolete.È urgente, inoltre, dare risposte ai cittadini che si trovano in condizioni di vulnerabilità o povertà energetica. Si tratta, infatti, di un fenomeno in allarmante crescita nel nostro Paese: sono molte le famiglie che si trovano in condizione di non poter più sostenere i costi delle utenze domestiche. Proprio per questo le modalità di accesso dei bonus per gas, energia elettrica e acqua devono diventare automatiche: abbiamo ricevuto finora solo rassicurazioni in questo senso, ora è il momento di intervenire concretamente, traducendo tali intenzioni in provvedimenti, reali e operativi.

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Nuovi aumenti per le case in affitto a studenti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Per gli studenti fuori sede anche quest’anno è giunto il momento di cercare una stanza in affitto e fare i conti con i prezzi in costante aumento. Se nel 2018 non in tutte le città universitarie si registravano rincari, i dati del 2019 vedono crescere i costi in tutti i principali centri. Secondo l’analisi di Immobiliare.it, l’unica eccezione è rappresentata da Bari, dove si rileva un lieve calo del 2% rispetto all’anno scorso, mentre il record degli aumenti spetta a Bologna, dove per una singola la cifra richiesta è aumentata del 12% in un anno.
Milano si conferma la città più cara in cui vivere da fuori sede. Per una camera nel capoluogo meneghino si chiedono mediamente 573 euro, prezzo aumentato del 6% rispetto al 2018 a fronte di una domanda che continua a crescere (+5% su base annua). Il secondo posto è ormai un pari merito: dopo il boom dei prezzi dell’ultimo anno, Bologna ha praticamente raggiunto i costi di Roma (rispettivamente 447 e 448 euro al mese).Con aumenti che oscillano fra il 2% e l’8%, si aggirano sui 300 euro le cifre richieste nelle altre città: si passa dai 353 euro di Torino ai 306 euro al mese di Pavia. Il dato relativo all’andamento della domanda rivela che il Sud è sempre meno ambito dai fuori sede, tanto che Bari e Palermo sono le uniche due città delle 14 prese in considerazione a registrare un calo delle ricerche. Nonostante offrano ottime occasioni di risparmio, sono sempre meno gli studenti e i lavoratori fuori sede disposti a condividere una stanza con un’altra persona. La domanda di posti in doppia è infatti in calo ovunque, a eccezione di Bologna, dove invece è cresciuta del 9% a causa degli importanti aumenti dei costi degli affitti.

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Mutui: richieste in aumento

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Secondo l’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, realizzato su un campione di oltre 60mila richieste di mutuo, il primo semestre del 2019 è stato segnato dall’aumento della richiesta media presentata agli istituti di credito (132.603 euro, +4,2% rispetto al primo semestre 2018) e dall’aumento dell’importo medio effettivamente erogato (128.681 euro, +1%).Guardando all’offerta, invece, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati dal calo degli indici di riferimento dei tassi di interesse, con l’Euribor e l’Irs che hanno fatto segnare nuovi minimi storici sul finire del semestre. A mitigare la riduzione dei tassi, però, hanno pensato gli istituti di credito che, soprattutto per i nuovi mutui a tasso fisso, hanno in molti casi scelto di aumentare lo spread, in una forbice tra i 10 e i 40 punti.

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Scuola: Rinnovo del contratto, per l’aumento a tre cifre manca ancora un miliardo e mezzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Il costo complessivo che dovrebbe garantire agli oltre 800 mila insegnanti italiani un «aumento a tre cifre» è pari a 2,2 miliardi. Di cui 1,4 ancora da reperire: è “una partita tutt’altro che semplice nonostante l’innalzamento dello stipendio dei prof sia una dei pochi temi non divisivi tra le due anime della maggioranza gialloverde”. Si tratta di “una cifra “impegnativa” considerando le altre poste (in primis, clausole Iva e flat tax) già in agenda. Al netto, ovviamente, di come verrà risolta la querelle con Bruxelles sui nostri conti pubblici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Governo ha prima firmato l’accordo, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per conferirgli massima autorevolezza e visibilità, ed ora si scopre che non ci sono i finanziamenti pubblici per onorare quell’intesa. Anziché confermare l’impegno, anzi, si parla con insistenza di tagli al settore per ben 4 miliardi in tre anni, di cui la maggior parte a quel sostegno agli alunni disabili che lo stesso Governo dice di volere rilanciare e migliorare. Ma anche ammesso che il Governa compia il miracolo di trovare quei fondi, rimane da risolvere il problema che le Confederazioni sindacali continuano a non volere sottoscrivere la definizione del contratto quadro sulla rappresentatività: è un atto indispensabile per il rinnovo dei contratti di categoria, contro il quale la scorsa settimana, dopo i tanti incontri inutili di giugno tenuti all’Aran, l’ufficio legale dell’Anief ha deciso di ricorrere in tribunale”.
È oramai appurato, commenta Anief, che l’accordo di fine aprile era solo finalizzato a ricevere consensi in vista delle elezioni europee fissate esattamente trenta giorni dopo. L’intesa, tra l’altro, ha il sapore della beffa e fa seguito agli aumenti risicati del 3,48% e agli arretrati farsa del Governo Pd. Ad oggi, con il contratto scaduto da sei mesi, la realtà rimane quella scritta alcune settimane fa nel Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione europea, dal quale risulta che “gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria”, con i colleghi di Germania e l’Olanda che percepiscono addirittura il doppio dei compensi. “Anche la progressione salariale è notevolmente più lenta rispetto a quella degli omologhi internazionali”, con lo “stipendio massimo raggiunto dopo 35 anni in Italia, contro 25 anni nella media OCSE”.

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Autostrade: stop aumento pedaggi fino al 15 settembre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Ottima notizia il blocco dei pedaggi autostradali fino alla fine dell’esodo estivo. Ci piacerebbe anche capire se riguarda tutti i concessionari o solo alcuni e quali, se è una libera iniziativa autonoma di alcuni concessionari, come annunciato stamane da Autostrade per l’Italia o merito della politica, come dichiarato dall’on Di Maio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In ogni caso resta comunque una good news che si aggiunge alla riforma dei pedaggi dell’Autorità dei trasporti, che finalmente impedirà rincari spropositati ed ingiustificati a danno dei consumatori” prosegue Dona.”Il nuovo sistema tariffario eviterà che le concessionarie, approfittando di contratti generici, possano inserire voci improprie per giustificare gli aumenti dei pedaggi, a fronte di investimenti inesistenti e servizi per gli utenti invariati” aggiunge Dona.”Ora l’Authority, a fronte di verifiche annuali, potrà anche revocare gli aumenti dei pedaggi in caso di mancato rispetto dei cronoprogrammi. Meglio di così!” conclude Dona.

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Scuola: Aumenti di stipendio, incontro inutile al Miur

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 Mag 2019

Le parti starebbero focalizzando le attenzioni sull’atto di indirizzo, il quale però non può essere emanato per il rinnovo del CCNL 2019/2021 sino a quando non si firmerà l’accordo quadro sulla nuova rappresentatività sindacale. Inoltre, non esiste in Parlamento alcuna nota di aggiornamento del DEF che vada oltre la parziale indennità di vacanza contrattuale introdotta con lo stipendio dello scorso mese di aprile e i micro-aumenti previsti da giugno, e superi gli ulteriori tagli al settore dell’istruzione fino al 2045. Marcello Pacifico (Anief): Mentre Anief ha già trovato risorse certe per aumenti medi di 240 euro per docenti, educatori e Ata, al Miur si naviga a vista e si fanno promesse su nuovi incontri che non potranno essere risolutori. Intanto, il giovane sindacato sta valutando se citare il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per attività anti-sindacale, vista la continua esclusione da ogni riunione nonostante ripetuti inviti e diffide. Approvare un atto di indirizzo condiviso, tra parte pubblica e sindacati, per arrivare in tempi brevi alla firma del CCNL scuola 2019-2021, così come previsto dall’intesa di Palazzo Chigi sul comparto Istruzione del 24 aprile scorso: è il punto più importante che arriva dall’ultimo tavolo tecnico tenuto al Miur sugli aumenti di stipendio del personale della scuola. Sembra che tra le due parti vi sia la volontà di chiudere la “partita” dell’atto d’indirizzo, in modo da utilizzare al meglio le risorse da stanziare per la legge di bilancio 2020, per gli incrementi salariali, per la valorizzazione professionale dei docenti, per il recupero dell’annualità 2013, per la progressione di carriera del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario. “È utile sapere – scrive La Tecnica della Scuola, – che l’Atto di Indirizzo, verrà predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla base delle proposte e degli accordi raggiunti con i sindacati, poi dovrà essere inviato all’Aran al fine di consentire alle parti di concludere l’iter contrattuale. La curiosità di molti è quella di conoscere da dove arriveranno i miliardi di euro che serviranno a chiudere un contratto che dovrebbe aprire le porte all’adeguamento degli stipendi dei prof ai livelli medi europei”. La curiosità sulle risorse da reperire, parliamo di almeno 3 miliardi di euro, giunge anche dalle stesse organizzazioni sindacali. E al ministero dell’Istruzione, al momento, si limitano ad ascoltare: “il Miur – scrive oggi Orizzonte Scuola – ha ribadito l’impegno a reperire le necessarie risorse in ottemperanza a quanto contenuto nell’intesa del 24 aprile scorso”, promettendo anche la realizzazione di “un indice ragionato dei contenuti del prossimo rinnovo, da rendere disponibile entro il 3 giugno” prossimo.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si continua a parlare di aumenti degli stipendi a tre cifre ma poi ci si accorge che dopo gli incrementi del 3,48% e gli arretrati ridicoli, di un anno fa, finora si è provveduto ad introdurre solo una parziale indennità di vacanza contrattuale. Per il resto, lo stesso accordo del 24 aprile, solo vaghe promesse. Così gli stipendi rimangono da fame, tra i più bassi della pubblica amministrazione e quasi tutti i colleghi d’Europa, a livello stipendiale, continuano a guardarci dall’alto. Questo lo sanno bene alcuni raggruppamenti politici, uno in particolare, che non perde occasione di sponsorizzare l’autonomia differenziata agganciandola ad improbabili aumenti riservati, peraltro, ad alcune Regioni, nel tentativo di convincere il personale a dare supporto all’iniziativa incostituzionale”. “Noi, che rimaniamo con i piedi per terra, continuiamo a dire no alle gabbie salariali e sì ad un incremento di stipendio per tutti i dipendenti scolastici degno di questo nome. Come si sono trovati i soldi per il reddito di cittadinanza – conclude il sindacalista autonomo – ora si trovino per chi percepisce oggi uno stipendio ancora ben al di sotto del costo della vita”.

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Caro-benzina: Le soluzioni possibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

La notizia e i commenti sulla benzina che al prezzo alla pompa ha sforato il tetto dei 2 euro al litro ha fatto il giro di tutti i media. Altrettanto per quanto riguarda i mancati impegni del vice-premier Matteo Salvini che sulla questione “ci aveva messo la faccia” e che ora non si è capito cosa abbia intenzione di fare: il caro benzina, ha detto ieri 24 aprile, “è uno dei prossimi interventi che abbiamo in dovere di prendere in considerazione. Sicuramente gli interventi in Libia e Iran non aiutano. … Non c’é nessun problema”.
Le rassicurazioni del nostro ministro (“non c’é nessun problema”) ci fanno solo comprendere che Matteo Salvini, confrontandosi con una realtà che dal dire al fare implica conoscenza e impegno, sia un po’ spiazzato. Speriamo che, ammesso che dalle parole passi ai fatti, verifichi le possibili soluzioni coi suoi colleghi di governo che dovrebbero essere più quotati sulla materia, i vari ministri economici. Perché la soluzione non può che essere trovata in ambito di politica economica. Deve essere stabilito:
* – da dove – in sostituzione – l’Erario dovrebbe prendere le imposte che oggi massicciamente gli arrivano dalla benzina;
* – se una politica di calo fiscale sulla benzina possa essere funzionale – e come – allo sviluppo economico di tutti i settori (tantissimi) che ne beneficierebbero;
* – quali devono essere i provvedimenti da adottare per far sì che il calo del costo della benzina con il conseguente aumento del traffico su strada, non sia un ulteriore disastro infrastrutturale ed ambientale (grazie al traffico sia industriale che privato). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: Stipendi, la politica inneggia agli aumenti ma da aprile solo 8 euro di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Monta la polemica per il costo eccessivo sulla flat tax, pari a 60 miliardi di euro, che la Lega vorrebbe estendere a tutte le famiglie italiane: l’ultima legge di bilancio ha infatti permesso ai titolari delle partite Iva fino a 65 mila euro di pagare un 15% forfettario di tasse e dal 2020 i professionisti con ricavi tra i 65 e i 100 mila euro potrebbero rientrare in una seconda aliquota pari al 20%, ma ora il vicepremier Matteo Salvini ha ventilato l’ipotesi di una flat tax allargata ai lavoratori dipendenti. Per Anief i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta promesse, servono aumenti veri.
In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori, di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.
L’unica buona notizia è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, scrive oggi Orizzonte Scuola, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo, ai sensi dell’articolo 47-bis del D.lgs. 165/01. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.
Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.
Anief ricorda che in Germania un maestro della primaria tedesco appena assunto percepisce 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo: quasi il doppio rispetto ad un docente delle superiori non va oltre ai 39 mila euro annui. Realtà economiche non molti differenti vivono gli insegnanti di Austria, Olanda, Norvegia. Per non parlare del Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno.

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PA e Scuola: Sì del Parlamento agli aumenti proletari dei dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Ma Anief protesta per il mancato adeguamento degli stipendi all’inflazione previsionale nel triennio come dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale dopo il blocco decennale. Gli stipendi del personale della scuola, infatti, rimangono sganciati dagli aumenti avuti nel settore privato di ben tre volte, ed è pronto un nuovo contenzioso presso il tribunale del lavoro mentre in Senato il sindacato chiede il salario minimo della cittadinanza attiva.La legge di bilancio, approvata alla Camera e in attesa del passaggio al Senato, ha stanziato i fondi per il rinnovo del CCNL relativo al triennio 2019-2021, per la copertura dell’elemento perequativo dal 1° gennaio 2019 e per la cosiddetta indennità di vacanza contrattuale in attesa del predetto rinnovo. Ma cosa significa tutto questo in termini pratici? Quanti soldi si devono aspettare i dipendenti pubblici con l’affacciarsi del nuovo anno? Tolte le somme utili a coprire l’elemento perequativo, per non far perdere terreno agli stipendi, gli 8 euro medi di indennità di vacanza contrattuale da aprile 2019, più altri 5-6 euro da luglio, per gli aumenti veri rimarrà ben poco, mentre a regime altri 12 euro potrebbero essere dati se si firma il rinnovo del contratto. Nel 2021 si potrà arrivare al massimo a 40 euro lordi. Cifre che non ce la faranno a pareggiare i 12-14 punti d’inflazione registrata in dieci anni. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si considera che negli ultimi tre anni i lavoratori statali hanno percepito solo il 5% complessivo di incrementi, accordati dai sindacati rappresentativi con l’Aran, l’attuale 1,9% complessivo di aumento finanziato dal governo lascia di fatto gli stipendi dei dipendenti pubblici una spanna sotto quelli del comparto privato. L’unica soluzione rimane il salario minimo di cittadinanza richiesto da Anief con un emendamento specifico al testo dell’esame del Senato.
Nel frattempo, il sindacato invita a presentare ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Delle cifre importanti, non gli “spiccioli” in arrivo nel 2019.

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Prezzi all’ingrosso: ad ottobre aumenti per olio di oliva e riso

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Le attese negative sulla produzione interna sono state alla base degli aumenti dei prezzi all’ingrosso osservati ad ottobre sia per il riso che per l’olio di oliva. Per il riso, in particolare, i valori hanno messo a segno un balzo del +14,3% rispetto a settembre. Un andamento che ha riguardato soprattutto i risi destinati al consumo interno, tra cui le classiche varietà da risotto. Forte anche la crescita rispetto allo scorso anno, che sfiora attualmente il +25%. E’ quanto rilevato dall’indice dei prezzi all’ingrosso elaborato da Unioncamere e BMTI. Nel resto del comparto cerealicolo è prevalsa una maggiore stabilità, inclusa la farina, i cui valori dopo l’accelerazione registrata ad agosto e settembre sono rimasti invariati ad ottobre.Nel comparto degli oli e grassi, il susseguirsi delle stime negative sulla produzione di olio di oliva in Italia ha impresso un nuovo aumento ai prezzi all’ingrosso, cresciuti del +4,3% su base mensile. Uno scenario destinato a imprimere nuovi aumenti ai listini all’ingrosso – come peraltro confermato dalle rilevazioni di inizio novembre – e che dovrebbe comportare anche una riduzione dell’attuale forbice negativa rispetto allo scorso anno (-9,9%). Tra le materie grasse, ad ottobre sono tornati a scendere in maniera evidente i prezzi all’ingrosso del burro (-12,6%), che accusano anche una pesante flessione rispetto allo scorso anno (-32,7%).Nel comparto delle carni, i prezzi all’ingrosso delle carni bianche hanno mostrato un nuovo aumento mensile, dipeso ancora dal buon andamento della domanda, tipico del periodo autunnale. Accentuato l’incremento per la carne di coniglio (+15,9%), analogamente a quanto successo lo scorso anno. Prezzi in aumento anche per la carne di tacchino (+4%), che ad ottobre ha così interrotto la fase di stabilità che caratterizzava il mercato già prima dei mesi estivi. Rimane comunque negativa la variazione su base annua (-3,9%). Segno “più” anche per la carne di pollo (+3% rispetto a settembre) e, tra le carni rosse, per le carni bovine (+2%), mentre rimangono orientati al ribasso i prezzi dei tagli di carne suina (-3,2%).
Nel comparto lattiero – caseario, si conferma positiva la dinamica attuale per i prezzi dei formaggi a lunga stagionatura (+2,9%), grazie agli aumenti riscontrati sia per il Parmigiano Reggiano che per il Grana Padano, che beneficiano del buon andamento della domanda. Sempre nel comparto dei formaggi, segno “più” ad ottobre anche per il segmento dei prodotti a media stagionatura (+6,4%). Prosegue intanto la ripresa per il latte spot – il prodotto commercializzato al di fuori degli accordi interprofessionali tra produttori e industria – i cui valori, se si esclude la frenata di luglio, risultano in crescita dallo scorso aprile. Ad ottobre l’incremento è stato del +5,1%. Aumento che ha consentito ai prezzi attuali di riportarsi sugli stessi livelli dello scorso anno (-0,6% rispetto ad ottobre 2017). Tra gli altri prodotti, pesante battuta d’arresto per la panna (-9,1%), che si è attestata su valori più bassi anche rispetto a dodici mesi fa (-14,6%).Unioncamere con la società BMTI scpa pubblica mensilmente l’indice del prezzi all’ingrosso dell’agroalimentare aggregando i dati ufficiali rilevati dalle Camere di Commercio nelle rispettive piazze attraverso i listini sui prezzi all’ingrosso all’agroalimentare. La nota di Unioncamere riporta il dato congiunturale e tendenziale mostrando la dinamica nazionale nei 4 comparti: Riso e Cereali, Carni, Latte formaggi e uova, Oli e grassi.

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Scuola e PA: Dipendenti pubblici, tornano gli aumenti miseria: solo 8 euro, in estate forse arriveranno a 14

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

L’indennità di vacanza contrattuale, sparita dal cedolino a partire da giugno 2018 perché inglobata nello stipendio tabellare, tornerà ad essere prevista poiché il contratto 2016/18 scadrà alla fine di dicembre 2018. La somma, insieme all’elemento perequativo, dovrà poi essere riassorbita quando si procederà a stipulare il nuovo contratto. Ma si tratta di cifre vergognosamente basse. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Come si può pensare di coprire il costo della vita con meno di 10 euro al mese? È una domanda che giriamo ai nostri governanti. Per questo motivo Anief continua ad invitare i lavoratori a ricorrere per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2018, in modo da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato nell’ultimo triennio.

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Da aprile 2019 solo 40 euro di aumenti lordi per 3,3 milioni di dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

Si rivela davvero poco produttivo lo stanziamento dei fondi previsti dal DEF, ai fini dell’incremento stipendiale degli statali, tra cui 1,2 milioni di docenti e Ata: 1.1 miliardi di euro per il 2019, 1.425 per il 2020 e 1.775 a partire dal 2021, porteranno nelle loro buste paga appena 500 euro annui. I compensi, in realtà, non sono veri e propri aumenti, ma coprono solo l’indennità di vacanza contrattuale, meno della metà del rinnovo approvato nel 2019 dopo quasi dieci anni di blocco. La quota, peraltro, non è nemmeno aggiornata. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) con un impegno annuo che si aggira sul miliardo e mezzo di euro, in pratica, si vuole far passare il concetto che ci stiamo avvicinando agli stipendi degli insegnanti europei. Mentre per colmare davvero questo divario servirebbe uno stanziamento finanziario dieci volte tanto. Per questo, Anief ribadisce l’esigenza di avviare la vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti, ricorrendo per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2018, in modo da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato nell’ultimo triennio. Chi non ricorre al giudice rischia di subire quello che ha appena registrato l’Aran per il periodo 2001-2016, con i compensi annui addirittura in discesa.

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Mutui: possibili aumenti se rimanesse alto lo spread Btp – Bund

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

La situazione economica in Italia sta vivendo un momento particolare; dopo un lungo periodo in cui le Banche hanno giocato al ribasso con i tassi di interesse, con gran beneficio per i consumatori, da pochi giorni alcuni istituti hanno ritoccato al rialzo gli spread applicati ai mutui a tasso fisso con un incremento vicino allo 0,1%. Oltre a questo, l’attualità politica ha fatto tornare sotto i riflettori l’andamento di un altro spread, quello fra Btp e Bund, e sono molti gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? Ecco l’analisi diFacile.it.
«Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro.». «I primi» continua Cresto «possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund». L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. «Paradossalmente», sottolinea Cresto «visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019».
Lo scenario potrebbe invece cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi potrebbero effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto «quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche».Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello Btp – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dalla concessione del finanziamento.
Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp – Bund esiste.Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.Se lo spread Btp – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

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Aumenti tariffari sul trasporto pubblico in Lombardia: leciti, ma ingiusti!

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Milano. Con la DgR XI/335 emessa a metà luglio, la Giunta Fontana ha stabilito gli aumenti tariffari agli abbonamenti dei mezzi pubblici. Tali aumenti seppur leciti, in quanto dovuti all’adeguamento ISTAT previsto dal contratto, sono ingiusti perché il servizio ferroviario elargito da Trenord ha segnato enormi disagi e non accenna a migliorare, anzi.
“È semplicemente offensivo che la Giunta Fontana stabilisca aumenti tariffari al trasporto pubblico lombardo in un anno iniziato con la tragedia di Pioltello, proseguito con performances pessime e che vede il sistema ferroviario nell’inefficienza e nell’incertezza gestionale più totali” commenta Simone Verni.
“Fontana smentisce se stesso: prima fa proclami pieni di insoddisfazione nei confronti di Trenord, poi opera per aumentare il prezzo degli abbonamenti. Purtroppo in questi primi mesi di governo lo abbiamo visto in diversi ambiti – si pensi ad esempio alla chiusura di Lombardia Mobilità, presentata prima delle elezioni come la panacea di tutti i problemi infrastrutturali lombardi e rivelatasi invece un buco nell’acqua.“Siamo tutti quanti consapevoli che l’adeguamento ISTAT sia previsto dal contratto, ma a fronte di un servizio assolutamente inadeguato ogni aumento viene visto come offensivo e ingiustificato: data la situazione, Trenord farebbe bella figura se rinunciasse a tali aumenti e come gesto simbolico lo considerasse come una sorta di indennità risarcitoria dei disagi subiti da quelli che dovrebbero essere considerati clienti.”Ci attiveremo per presentare la richiesta di annullamento della DgR alla prima occasione utile perché riteniamo vergognoso che a pagare siano sempre e solo gli utenti e cioè principalmente i pendolari: stiamo parlando di clienti e contribuenti che pagano per usufruire un servizio pessimo e che, grazie a questi aumenti, dovranno pagare anche di più a fronte di livelli d’inefficienza paragonabili a quelli di un Paese del terzo mondo. Quando si dice: cornuti e mazziati!”

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Istat: retribuzioni +2% su base annua

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017.”Era ora! Finalmente, grazie ai rinnovi contrattuali e alla fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, risalgono le retribuzioni e i lavoratori vedono riconosciuto il loro sacrosanto diritto a veder adeguata la busta paga all’aumento del costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peccato che in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si siano sempre più impoverite e che ora non hanno certo recuperato quanto hanno perso durante questi anni di crisi e di mancati rinnovi” prosegue Dona.”Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” ha concluso Dona.

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Energia: bollette, da 1° luglio elettricità +6,5%, gas +8,2%

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

L’Ufficio studi e regolazione di Codici ha calcolato un aumento della tariffa trimestrale per luce e gas, nel mercato di tutela, di +8% per il gas e +6,5% per l’energia ca., anche se sarebbe dovuto essere molto più alto. Con il Collegio dell’Autorità a guida Bortoni, sono letteralmente esplosi i prezzi di energia, gas e non dimentichiamo il settore idrico.Il settore gas è saturo di incentivi da cui si evince che la spesa per il metro cubo ha a che fare con voci estranee alla materia prima. Nonostante ciò, proseguono imperterriti i maxiconguagli e l’esistenza di distributori che non si assumono alcun rischio di mercato né alcuna responsabilità.Che dire poi dell’energia elettrica, che ha gravato enormemente negli ultimi anni col peso degli oneri di sistema, contemplati non solo come incentivo alle rinnovabili, ma come sussidio a tutto tondo per chi non è meritevole, in quanto non contribuisce affatto ad un sistema ambiente ed energia virtuoso. Oneri per il consumatore, che sono stati invece elargiti alle aziende come aiuti di Stato indiretti.Con l’Autorità uscente, la tassazione indiretta a carico dei consumatori e delle piccole e medie imprese è divenuta insostenibile: si pensi alla concezione stessa di consumo che sottende la riforma tariffaria progressiva, ovvero l’appiattimento dei consumi, facendo in modo che venga meno il principio secondo cui “più consumi più paghi”, in barba all’ambiente e all’efficienza energetica.Il servizio idrico, tasto più che dolente con una rete colabrodo e dispersioni fino al 75% in molte aree del Paese, con sindaci, consiglieri comunali e municipalizzate locali che millantano investimenti sulla rete che in realtà non vengono effettuati. E’ evidente che ci si sia trincerati dietro tariffe divenute esorbitanti, che non sono andate a finanziare gli investimenti finalizzati a migliorare la rete idrica, ma a rimpinguare le casse delle aziende del settore.Si pensi che per una famiglia che consuma intorno ai 100 metri cubi all’anno, si arriva a spendere fino a 500 euro, mentre oltre i 200 metri cubi fino a 1.200 euro annui. Ormai si lavora per pagare le bollette.Questi aumenti gravano in modo insopportabile sulle famiglie, che oramai non sono più numerose per ovvi motivi, ma sono sempre più povere come confermato dai dati Istat: siamo arrivati ad oltre 5 milioni di poveri assoluti, dato più alto dal 2015.Dunque, se lo Stato con la sua tassazione grava per il 50% sul bilancio familiare, le utenze di luce, gas e acqua incidono per il 30%, rimane un misero 20% con il quale sopravvivere.
Pertanto ci rivolgiamo al Governo, che speriamo vivamente dia luogo ad un nuovo corso, affinché dia priorità assoluta ai cittadini – consumatori ed all’impatto che la regolazione del settore ha sulla loro vita reale.“E’ assolutamente necessario​ -​ afferma Luigi Gabriele, ​Responsabile Affari Istituzionali di CODICI​ – porre rimedio ad una situazione che va ad esclusivo vantaggio di chi perpetua scorrettezze, rendite di posizione e vantaggi non più accettabili, senza curarsi di alcun tipo di efficientamento. Vogliamo un mercato competitivo ma trasparente, con regole chiare e tutele per i deboli, una cosa non deve necessariamente escludere l’altra. Inoltre, il servizio idrico deve diventare una volta per tutte esente da qualsiasi logica di mercato e dall’inefficienza della burocrazia pubblica. Deve essere un settore protetto e funzionale, insomma deve essere una riserva assoluta di uno Stato migliore”.

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Prezzi: Istat, inflazione +1%, ma resta raddoppio

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di maggio, che sale dell’1%, dal +1,1% stimato.”Resta una brutta notizia. Anche se l’inflazione scende leggermente rispetto alla stima iniziale, si conferma il raddoppio dei prezzi rispetto ad aprile e l’impennata del carrello della spesa, che dopo essere triplicati da +0,4 di marzo a +1,2 di aprile, proseguono la loro corsa attestandosi a +1,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli significa avere una maggior spesa annua complessiva di 391 euro, 131 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 360 euro, 121 destinati alle compere di tutti i giorni. Mentre per la famiglia media da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 303 euro in più nei dodici mesi, 102 euro per il carrello della spesa” conclude Dona.
Resi noti i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle regioni, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio dei capoluoghi più cari d’Italia (cfr tabella n. 1) e la classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla graduatoria dei capoluoghi più cari, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, con il picco dell’inflazione, 1,8%, equivalente, per una famiglia da 4 componenti, ad una spesa supplementare su base annua di 1007 euro (767 per la famiglia tipo Istat da 2,4 componenti), contro una media per l’Italia di 386 euro (303 per la famiglia tipo). Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi dell’1,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia di 4 persone, pari a 664 euro (410 per la famiglia media Istat), terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 576 euro (482 per la famiglia tipo).In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,6% significa, per una famiglia di 4 persone, una batosta pari a 865 euro su base annua (590 per la famiglia media Istat). Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 565 euro (438 per una famiglia media), terza la Toscana, dove l’inflazione dell’1,1% genera una spesa annua supplementare di 502 euro (372 per la famiglia tipo).

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