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Posts Tagged ‘aumenti’

Energia: Basta con gli allarmismi, occorrono misure concrete

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

Un rilancio al rialzo dei prezzi dell’energia che, oltre a creare panico e preoccupazione, è stato alimentato da notizie imprecise e false, fino ad arrivare a decretare come certi gli aumenti stratosferici delle bollette di luce e gas. Ecco perché riteniamo fondamentale fare un po’ di chiarezza e ristabilire la verità in tale vicenda.In molti, attraverso un processo di eccessiva sintesi e semplificazione, hanno addossato le colpe dei rincari alla transizione energetica. FALSO! Come sottolinea Timmermans parlando del pacchetto per la transizione energetica Fit for 55 “solo un quinto dell’attuale incremento può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2, il resto dipende dalle carenze del mercato. E se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa non saremmo in questa situazione” – ha poi ammonito, aggiungendo infine che “dovremmo accelerare le cose nella transizione alle energie rinnovabili in modo che l’energia rinnovabile a prezzi accessibili diventi disponibile a tutti.” Altra notizia falsa circolata in questi giorni riguarda la certezza, addirittura l’ipotesi che tali aumenti siano già avvenuti. FALSO! Come è noto, le tariffe del mercato tutelato sono regolate da ARERA, che le aggiornerà il 28 settembre prossimo. Ci auguriamo che nel frattempo Governo e Autorità intervengano mettendo in atto ogni misura disponibile per calmierare tali tensioni. Forse non è il caso, in questa situazione di incertezza, programmare come si sta facendo l’abolizione del mercato tutelato. Alla stangata si aggiunge il peso ormai insostenibile della tassazione: oneri di sistema e IVA applicata anche sulle tasse. VERO! La vera ingiustizia è che tutti i cittadini, chi ha meno possibilità economiche e chi invece appartiene alla fascia più ricca, pagano in maniera uguale gli oneri in bolletta, molti dei quali desueti e non più giustificabili. È vero, inoltre, che in casi come quello dei carburanti e del gas, l’IVA viene calcolata anche su tasse e accise, applicando di fatto una tassa su altre tasse. Di fronte ad una situazione di tensione e di possibili aumenti che avrebbero un effetto deleterio per le famiglie e per l’intero sistema economico (secondo le stime dell’O.N.F.- Osservatorio Nazionale Federconsumatori +110 Euro annui per l’elettricità e +281 Euro per il gas) è fondamentale ed urgente che il Governo: Operi una urgente riforma della tassazione sull’energia, rimodulando oneri di sistema, accise e applicando l’IVA solo sui costi della materia prima e non su importi già comprensivi di altre tasse. Istituisca l’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione non solo la solidità e la correttezza e soprattutto il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile. Utilizzare, come già proposte recentemente dal Presidente Arera, i proventi delle aste dei permessi di emissione CO2 per calmierare i prezzi. (Per tali voci, solo nel secondo trimestre, l’Italia ha ricavato 719 milioni di Euro.) Avviare delle politiche di sistema che puntino ad affermare la transizione nel nostro Paese senza creare inutili contrapposizioni tra chi promuove la sostenibilità e chi denuncia la grave emergenza sociale e l’avanzare della povertà energetica.

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Energia: Arera, dal 1° luglio elettricità +9,9%, gas +15,3%

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

Secondo quanto stabilito da Arera, dal 1° luglio la bolletta dell’elettricità salirà del 9,9% mentre quella del gas del 15,3%.”Una stangata quasi record. Per il gas mai da quando ci sono gli aggiornamenti tariffari trimestrali stabiliti dall’Authority, ossia dal gennaio 2003, si sono verificati rialzi così elevati, mentre per la luce si tratta del terzo maggiore rincaro di sempre. E per fortuna il Governo è intervenuto stanziando 1,2 miliardi di euro altrimenti sarebbe stata ancora peggio. Ora speriamo, però, in una riforma complessiva degli oneri di sistema per ridurre in modo permanente le bollette” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il rincaro, infatti, può mandare in tilt i bilanci delle famiglie già in difficoltà per via dell’emergenza Covid. A preoccuparci, in particolare, l’impennata della luce, visto che i caloriferi sono spenti in estate, mentre nei mesi caldi si registrano i picchi dell’anno per i consumi di elettricità, dato l’uso massiccio dei condizionatori. Un quadro, quindi, grave e allarmante!” conclude Vignola.L’associazione di consumatori ha stilato la classifica di tutti gli aumenti trimestrali del mercato tutelato stabiliti da Arera dal gennaio 2003 fino ad oggi (prima gli aggiornamenti erano bimestrali), sia per la luce (cfr, tabella n. 1) che per il gas. Per la luce l’incremento di oggi, pari a +9,9%, si colloca al terzo posto, mentre per il gas, con +15,3% si supera il primato del quarto trimestre 2020, pari a +11,4%.

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Antitrust archivia aumenti Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

L’Antitrust ha comunicato ora nel Bollettino che numerosi procedimenti aperti per l’aumento dei prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown sono stati archiviati.”Non possiamo che esprimere la nostra delusione. Precisiamo che quei procedimenti non erano stati denunciati dalle associazioni di consumatori. In ogni caso, dopo la nostra segnalazione sulle mascherine e la vittoria che avevamo ottenuto con la chiusura con impegni del procedimento aperto contro E-Bay, oppure dopo la condanna contro un farmacista che aveva applicato un ricarico superiore al 100% per un gel disinfettante, le archiviazioni di oggi rappresentano un possibile passo indietro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Valuteremo, comunque, con calma e attenzione le ragioni per le quali l’Antitrust ha ritenuto che quei rialzi non fossero sufficienti per integrare una violazione del Codice del Consumo, prima di esprimere un giudizio finale” conclude Dona.

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Retribuzioni: Aumenti agli statali

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

“Apprendiamo dalla stampa che per il prossimo contratto dei dipendenti pubblici sono previsti aumenti di 110 euro mensili lordi. Felici e incuriositi per così tanta manna che piove dal cielo abbiamo cercato la fonte di tale notizia. È l’Aran. Fonte autorevolissima in molti campi, tra cui quello di fare i conti sulle retribuzioni dei lavoratori pubblici. E così siamo andati a cercare da dove sono saltati fuori questi 110 euro di aumento a regime, cioè alla fine del triennio 2019-2021”. È quanto dichiarano in una nota Michelangelo Librandi e Sandro Colombi, Segretari Generali di Uil Fpl e Uilpa. “Non abbiamo avuto difficoltà a individuare il documento: è l’ultimo “Rapporto semestrale Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti”. Rapporto dove a pag. 12 si parla di 107 euro di aumento – proseguono i Segretari –. Ma i giornali hanno dimenticato di aggiungere: a) che si tratta di un aumento medio lordo che non distingue tra comparto e dirigenza; b) che l’elemento perequativo è già in pagamento. Pertanto, per la grande maggioranza dei dipendenti pubblici l’aumento sarà giusto di qualche decina d’euro, sempre lordi”.
Insistono Librandi e Colombi: “Che i giornalisti siano distratti, non leggano i documenti o forse si divertano a solleticare indignazione al di là della veridicità delle notizie che pubblicano è purtroppo noto da tempo e non sconosciuto all’Aran, alla quale suggeriamo di chiedere una rettifica della notizia per amor di completezza e trasparenza. Sempreché non ci sia stato un accordo. Ma a pensar male si fa peccato e siamo già pentiti”.
“In ogni caso – affermano i sindacalisti – questi giochetti finalizzati a fuorviare l’opinione pubblica e mettere i lavoratori pubblici contro quelli privati sono ormai “vecchi come il Cucco” e non divertono più. Siamo nell’epoca delle fake news. Direttori dei giornali aggiornatevi. Passate ad altro”. Librandi e Colombi concludono: “E voi dell’Aran convocateci. Convocate i sindacati anziché lasciar girare queste informazioni, che come vedete vengono manipolate a fini politici. È parecchio tempo che vi aspettiamo. Abbiamo anche una nuova proposta da farvi: 110 euro di aumento medio per tutti i lavoratori della Pubblica Amministrazione. Ciò che sfora il bilancio, sul dove trovarlo andatelo a chiedere ai direttori dei giornali, chissà che dal cilindro esca qualche monetina. Attediamo fiduciosi”.

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Rc auto: aumenti per 700.000 italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2021

Secondo Facile.it sono circa 700.000 gli automobilisti italiani che, avendo nel 2020 denunciato alla propria assicurazione un incidente con colpa, nel 2021 dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, con un aumento del premio RC auto.Il dato, frutto dell’analisi di oltre 640.000 preventivi di rinnovo RC auto raccolti a dicembre 2020 tramite il portale, evidenzia come il valore, sebbene alto, sia comunque notevolmente diminuito rispetto a quello rilevato un anno fa (-40,5%).A determinare la riduzione sono stati in grande parte il Covid e le conseguenti limitazioni alla mobilità imposte durante i lockdown; questi fattori hanno significativamente inciso sul numero di veicoli in circolazione e, di conseguenza, un calo dei sinistri stradali avvenuti nel corso dell’anno. Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2020, sempre secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 471,65 euro, ovvero il 12,03% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Scuola: Aumenti di soli 83 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

La Legge di Bilancio 2021 porta delle risorse non sufficienti per rinnovo contrattuale dei lavoratori della scuola: per il triennio 2019-2021 dei settori della pubblica amministrazione sono stanziati infatti 400 milioni di euro che si aggiungono ai 3.335 già disposti con le leggi di bilancio del 2019 e 2020 per un totale complessivo di 3.775 milioni di euro. Tuttavia, osserva Orizzonte Scuola, le risorse effettivamente disponibili per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego ammontano a poco più di 3,2 miliardi. Alla fine della fiera, per il comparto scuola, che conta oltre un milione di buste paga, la cifra messa a disposizione per il rinnovo contrattuale comporta un aumento degli stipendi in percentuale di circa il 3,5%, ovvero 83 euro medi mensili lordi (ancora meno considerando l’IVC già in godimento che verrebbe riassorbita): una cifra, quindi, che fa il paio con quella di due anni fa, quando si registrò, in occasione dell’unico rinnovo contrattuale dell’ultimo decennio, un incremento del 3,48%, che portò infatti 85 euro medi lordi. Certo, alla fine molti insegnanti porterebbero a casa in più altri 100 euro (ma solo fino a 28mila euro di redditi) derivanti dal taglio all’Irpef che viene rifinanziato dalla stessa Legge di Bilancio. Ma i patti erano altri, pure con i precedenti ministri della Funzione Pubblica e gli stessi Bussetti e Fioramonti. Il sindacato rammenta che la Commissione europea sta operando su una direttiva specifica sulla definizione dei livelli minimi salariali (2020/0310 – COD). Anief ha chiesto, a tal proposito, al Parlamento e alla Commissione UE di sollecitare il Governo italiano perché si adoperi per attuare la revisione della tabella delle professioni a rischio biologico, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a procurare stress cronico. La stessa recente Direttiva UE della Commissione n. 2020/739 CE, del 3 giugno 2020, ha introdotto una modifica all’allegato III della Direttiva n. 2000/54 CE, perché sia inserito il Covid19 nell’elenco degli agenti biologici che possono causare malattie infettive nell’uomo. Poiché ad oggi nessuna modifica è stata apportata all’elenco delle attività professionali a rischio biologico, il sindacato ha deciso di denunciarlo.

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Aumenti 2021: tra tariffe, prezzi e costi dei servizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato una stima sull’andamento dei prezzi e delle tariffe per il nuovo anno alle porte. Per il 2021 si prevede un forte impatto sui conti delle famiglie, pari a +795,80 Euro annui A determinare tali andamenti sono i rincari in alcuni settori, specialmente quello alimentare (i cui costi da tempo non conoscono ribassi) e a quello dei trasporti (dovuto in larga misura al maggior utilizzo dei vicoli privati a causa della paura di contagio sui mezzi pubblici).Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda la tariffa del servizio idrico con l’introduzione del nuovo sistema tariffario.Seppure in linea con gli aumenti che calcoliamo ogni anno, a peggiorare la situazione per il 2021 vi è la situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. Non bisogna trascurar, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.Per questo riteniamo urgente e necessario l’avvio di un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto alle disuguaglianze. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale: è doveroso nei confronti dei cittadini e del Paese operare scelte coraggiose e lungimiranti, mettendo in campo ogni sforzo e ogni risorsa per gettare basi stabili utili ad avviare una nuova fase di crescita.

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Aumenti busta paga sanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

“Riconoscere l’impegno degli operatori sanitari è sacrosanto e va fatto rapidamente. Non usiamo però medici e infermieri per fare polemiche sterili contro Roma. Lo sta facendo il Presidente della Lombardia che in una nota di oggi sostiene che sugli aumenti in busta paga ai sanitari attende il via libera del Governo e in un’altra comunicazione di giornata afferma che quei fondi, inseriti in un progetto di legge possono essere erogati ‘a prescindere dall’arrivo o meno dell’autorizzazione attesa dal Governo’. Questa emergenza impone ai politici di essere trasparenti e corretti nelle comunicazioni pubbliche. Fontana da e toglie per becera propaganda: cominci a dare il buon esempio e chiarisca cosa intende fare con gli aumenti senza chiamare in causa inutilmente a ogni comunicazione il Governo. In altre regioni su questo non hanno fatto polemiche”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia. “La propaganda sull’emergenza è vergognosa, e i cittadini non si fanno abbindolare da chi ha nella prevenzione e controllo del virus ha fallito su tutti i fronti dando sempre ad altri la responsabilità. La Lombardia deve cambiare atteggiamento: con l’emergenza si deve essere prima amministratori e poi politici e uomini di partito, viene prima la salute pubblica delle poltrone”, conclude De Rosa.

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Scuola: Stipendi, si parla di 68 euro in più ma non bastano

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

L’emergenza Coronavirus sembra avere arrestato la volontà politica di produrre gli incrementi “a tre cifre” promessi in più occasioni dagli ultimi tre ministri ai lavoratori della scuola, anche attraverso l’accordo sottoscritto dieci mesi fa con il premier Giuseppe Conte. La verità è che l’avvicinamento degli stipendi dei docenti italiani a quello dei colleghi europei rimane però solo sulla carta. Anief chiede di essere convocata, in qualità di sindacato rappresentativo, appena verrà superato l’allarme del Covid 19. Marcello Pacifico, leader del sindacato rappresentativo Anief: “Ben venga il taglio del cuneo fiscale, frutto dell’estensione del cosiddetto bonus Renzi da 80 euro netti anche ai lavoratori che guadagnano oltre i 35 mila euro, non fermandosi quindi più agli attuali 26.600 euro. Non vorremmo, però, che la situazione di emergenza, dovuto al contagio del Coronavirus, faccia passare in secondo piano, o nel dimenticatoio, lo scandalo degli stipendi ridicoli conferiti al corpo insegnante italiano e al personale Ata della scuola. Servono risorse immediate, fissate già all’interno del Def di primavera, come impegno formale per la prossima Legge di Bilancio: lo abbiamo detto durante l’ultimo incontro sul memorandum della PA, tenuto a Palazzo Vidoni con la ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone. Lo ribadiamo ora”.
Gli stipendi netti dei docenti, come tutti gli altri dipendenti, da luglio 2020 saranno incrementati di 68 euro netti medi al mese, dovuti al taglio del cuneo fiscale. Parallelamente, si svolgerà il tavolo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che è così tornata sul tema dei compensi degli insegnanti ancora troppo bassi.
Orizzonte Scuola ricorda che “gli aumenti previsti sono stati considerati insufficienti dai sindacati, che hanno anche contestato il fatto di considerare come un aumento per gli stipendi dei docenti il taglio del cuneo fiscale”. Inoltre, sempre l’on. Lucia Azzolina, ha collocato come prioritaria, nelle linee guida presentate davanti alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato, l’apertura, “quanto prima”, dei “tavoli politici e tecnici in vista dell’avvio delle trattative per il nuovo contratto di lavoro per il personale della scuola”.

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Scuola: Stipendi, ci sono soldi soltanto per 70 euro di aumento

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Dopo le dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti, il premier Giuseppe Conte deve a questo punto trovare altri 4 miliardi nel DEF di primavera, così da allineare gli stipendi al costo della vita di un milione e 300 mila insegnanti, amministrativi dell’istruzione, università e ricerca. Inoltre, l’elemento perequativo che assicura i compensi medio-bassi, con finanziamenti annuali, deve diventare strutturale. Soltanto allora potremo iniziare a parlare di buste paga nella scuola più vicine alla media europea, assieme a quelle degli altri dipendenti pubblici.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega che “sono le risorse utili a recuperare il gap con l’aumento del costo della vita, rispetto all’inflazione registrata dal 2008, e orientare nella scuola gli stipendi alla media europea: l’aumento necessario è di 10 punti percentuali, che vada oltre le risorse messe nella prima legge di bilancio del nuovo Governo, ora praticamente raddoppiate ma ancora insufficienti. Ecco perché l’Anief, che ha sempre sostenuto l’esigenza di introdurre aumenti medi netti mensili di 240 euro, sia in occasione delle audizioni tenute in Parlamento sia dell’ultimo sciopero e sit-in a Montecitorio, chiede ora al Governo un preciso impegno di legislatura”. Per quale motivo il ministro Lorenzo Fioramonti si è dimesso? I tre miliardi richiesti ci sarebbero, sostiene l’agenzia Ansa, che ha consultato la tabella della legge di bilancio relativa al saldo netto da finanziare. Per quel che riguarda il rinnovo contrattuale e l’aumento stipendiale, le somme a disposizione nella Legge di Bilancio sono 812,63 milioni di euro nel 2020 e 1.670,12 milioni dal 2021, a regime.In realtà, puntualizza la rivista specializzata Orizzonte Scuola, “gli aumenti mensili quindi si aggirerebbero sugli 80 euro lordi mese, cifra insoddisfacente se si considerano le promesse del dimissionario Fioramonti che aveva richiesto fondi per aumenti non minori di 100 euro. All’appello mancano circa 500 milioni per portare la dote per gli stipendi a 2,2 miliardi, necessari per aumenti a tre cifre. Alla mancanza di fondi si aggiungono anche le preoccupazioni dei sindacati. Infatti, se le risorse se le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale sono comprensive della quota necessaria a finanziare il perequativo, l’aumento medio mensile reale si riduce a circa 70 euro. Mentre il resto della Pubblica Amministrazione potrà contare su aumenti superiori”. Complessivamente, ha calcolato l’Ufficio Studi Anief, dopo l’impegno minimale prodotto con la Legge di Bilancio 2020, il Governo deve ora trovare altri 4 miliardi nel Documento di Economia e Finanza di primavera. A tale scopo, per incrementare in modo sostanzioso i 70 euro di incrementi mensili già finanziati, Anief ha ispirato precise proposte emendative proprio alla manovra di Bilancio 2020, AS 1586, con le quali chiedeva di allineare gli aumenti contrattuali almeno al tasso di inflazione certificata. Come va ricordato l’ordine del giorno della senatrice Bianca Laura Granato (M5S), che impegnava il Governo a stornare le risorse residuali risultanti dalle modifiche alla legge di bilancio nel fondo specifico per il rinnovo del contratto del personale del comparto istruzione e ricerca. Ciò non si è realizzato, ma ora si potrebbe fare con il DEF di primavera. E parallelamente sottoscrivere il nuovo contratto di categoria.
Su questo punto, Anief ricorda che con il nuovo contratto non dovranno essere soltanto recuperate le risorse per allineare gli stipendi all’Europa, ma anche essere introdotte novità normative che prevedano, ad esempio, i passaggi di carriera del personale Ata su profili previsti ma mai attivati, ma anche la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, a partire dalla riformulazione dei parametri che portano alla ricostruzione di carriera, come sostiene anche la Cassazione, andando a valutare tutto il servizio pre-ruolo per intero. Il nuovo Ccnl dovrà anche tornare a valorizzare la funzione docente, che con la Legge 107/2015 con i posti sul potenziamento è stata svilita e rivedere le norme sulla mobilità, permettendo ai docenti di rientrare nelle loro loro sedi.

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Adoc: “soddisfatti per il rinvio degli aumenti autostradali”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Gli aumenti delle tariffe autostradali saranno bloccati fino al prossimo 30 giugno, dopo l’approvazione del decreto Milleproroghe da parte del Governo. Il rinvio degli aumenti riguarda ben 16 concessionarie per le quali sono scaduti i periodi regolatori, tra cui quelli delle principali tratte autostradali, come Autostrade per l’Italia e l’Autofiori e la Strada dei Parchi.
Il Presidente dell’Adoc Roberto Tascini si dice soddisfatto di questa notizia: “non possono essere sempre e solo gli utenti a infilare le mani in tasca, apprezziamo infatti l’intervento del Governo per vincolare gli aumenti alla manutenzione delle nostre strade”.
“La situazione è molto complicata, come Adoc ci chiediamo se è possibile per gli utenti pagare per tratti di strada completamenti dismessi e dove si registrano solo disagi e disservizi” – continua Tascini.
Ad esempio tra Ancona e Pescara, un tratto autostradale di circa 150 km., sono stati posti sotto sequestro alcuni viadotti autostradali, causando lunghe code e tempi di percorrenza anche di 6 ore. Per compensare questi evidenti disagi che si manifestano quotidianamente chiediamo ad Autostrade di sospendere il pedaggio o di prevedere una forte riduzione soprattutto nei confronti di chi per motivi di lavoro o studio è obbligato ad utilizzarla ogni giorno.
“Nonostante la lieta notizia del rinvio degli aumenti autostradali come Adoc continuiamo a ripetere che vada rivisto il meccanismo, ad oggi molto opaco, sull’adeguamento delle tariffe. Da due anni, a causa della deflazione, retribuzioni e pensioni, anche le più basse, non subiscono rivalutazioni, ma i pedaggi ogni primo dell’anno sono sempre aumentati, in alcuni casi anche in modo sensibile. Come è possibile?», domanda Roberto Tascini, presidente Adoc, «Crediamo sia opportuno e necessario riequilibrare il rapporto fra concessionari e utenti, rivedendo e rendendo più trasparente il sistema in base al quale sono decisi gli aumenti». Adoc chiede anche che i maggiori ricavi introitati dai gestore delle autostrade siano interamente investiti nella sicurezza della rete infrastrutturale. E’ opportuno, inoltre, avviare al più presto il meccanismo di revisione delle tariffe individuato dall’ Autorità dei Trasporti basato sul Price Cap che tenga conto non solo dell’efficienza ma anche degli aspetti qualitativi e quantitativi del servizio.

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Natale 2019: i prezzi aumentano mediamente del +2,3%

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Manca meno di un mese a Natale, ma come accade ormai da diversi anni, il clima natalizio è giunto con grande anticipo, complici anche le offerte e le promozioni in occasione del Black Friday e del Cyber Monday.Già da settimane gli italiani sono entrati in un clima natalizio, che li induce ad acquistare regali e decorazioni per prepararsi all’appuntamento con tale festività.Nonostante la tendenza ad anticipare gli acquisti favorita dalle strategie commerciali, la situazione di incertezza che caratterizza l’andamento del nostro sistema economico incide anche sulle previsioni relative alle spese che ogni famiglia destinerà ai regali natalizi nel 2019.Secondo le prime stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori ogni famiglia, per i regali di Natale, quest’anno spenderà mediamente 129,30 Euro, con una crescita del +2,1% rispetto al consuntivo del 2018.Complessivamente, il giro di affari previsto per i regali di Natale nel 2019 si attesterà a 3,18 miliardi di Euro.Oltre il 68% delle famiglie effettuerà almeno un acquisto online, specialmente nel settore dell’elettronica e dell’abbigliamento. Per i giocattoli classici, invece, gli italiani preferiscono ancora rivolgersi ai negozi fisici, principalmente per due ordini di motivazioni: nel negozio potranno, infatti, verificare con mano la qualità e la sicurezza del prodotto (facendo attenzione che riporti il marchio CE originale), inoltre non dovranno fare i conti con possibili ritardi nelle spedizioni.Molti cittadini, come anticipato, hanno iniziato ad effettuare gli acquisti dei regali già a partire dal Black Friday, approfittando di promozioni ed offerte, sia online che nei negozi della propria città. Circa 1/3 della spesa effettuata nel “venerdì nero” è, infatti, destinata all’acquisto di regali per Natale.Complessivamente, si attende un atteggiamento previdente da parte delle famiglie, orientato a dilazionare le spese in un periodo più lungo, per poter far fronte senza troppe difficoltà e rinunce alle spese di fine anno, tra tasse e scadenze.Guardando all’andamento dei prezzi dei prodotti natalizi e degli articoli da regalo, monitorati come ogni anno dall’Osservatorio Federconsumatori, questo Natale gli aumenti maggiori si registrano nel settore dell’alimentazione, che segna una crescita dei prezzi dei prodotti tipici del Natale del +4,3% rispetto all’anno precedente; dei viaggi (+3,9%) e dei giocattoli (+2.8%).Per quanto riguarda gli orientamenti e le scelte degli italiani in tema di regali, tra i più gettonati rimangono gli articoli tecnologici e i “regali food”: percorsi di degustazione vini, liquori, formaggi, prodotti tipici e creazioni culinarie home made (marmellate, biscotti, liquori aromatizzati, ecc).Sono sempre molto apprezzati i buoni o gift card, specialmente per l’accesso a piattaforme su cui è possibile ascoltare musica o vedere film e serie tv.In alternativa al classico regalo di Natale, è sempre una buona scelta quella di contattare enti benefici ed organizzazioni senza scopo di lucro per realizzare regali solidali, aiutando, allo stesso tempo, chi ne ha bisogno.

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Scuola: Rinnovo del contratto, in arrivo i soliti aumenti all’italiana: 35 euro a lavoratore

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Per la scuola, come per tutto il pubblico impiego, sono in arrivo molti meno soldi rispetti a quelli annunciati: così, le cifre previste, 65 euro lordi, sono ritenute del tutto insufficienti dai sindacati, alcuni dei quali hanno ribadito la necessità di aumenti più sostanziosi e di trasferire i fondi del bonus merito e della carta docente direttamente in busta paga. Di sicuro, se non ci saranno le risorse per un aumento a tre cifre, i sindacati non apriranno nemmeno il dibattito. Con alte possibilità di avvio di una stagione di proteste e di ricorsi. Ma anche il ministro dell’Istruzione non starà a guardare, tanto da avere confermato le sue dimissioni qualora non si riuscissero a trovare i tre miliardi per l’istruzione. A questo scopo, continua a contrattare con le Finanze e quindi con il ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Siccome siamo abituati a commentare fatti e non promesse tutte da verificare, dobbiamo rimanere fermi a 35 euro netti, consapevoli che le possibilità di vedere salire questa cifra media sono davvero ridotte, ancora di più perché dovranno servire pure per finanziare l’elemento perequativo, ovvero gli aumenti da 85 euro lordi medi che il Governo precedente non ha accordato solo per coloro che percepiscono stipendi più bassi. In queste condizioni sarà davvero difficile ridurre il gap con l’Europa, sopra di 9 mila euro annui e recuperare gli oltre mille euro di potere d’acquisto andati persi negli ultimi sette anni”. A poco più di un mese dall’approvazione della Legge di Bilancio 2020, dei soldi promessi da tempo ai dipendenti pubblici e della scola non vi è traccia: il rinnovo del contratto, scaduto ormai da quasi un anno, si prospetta con “aumenti stipendi ancora bassi, circa 65 euro lordi, ovvero 35 euro in busta paga mensili”, scrive Orizzonte Scuola. Con il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che continua a sperare in un miracolo di fine anno: “Per ora le risorse sono queste, sto lavorando per farle crescere”, è stata la risposta del ministro dell’istruzione a proposito degli aumenti stipendiali per docenti e Ata nell’ultimo incontro con i sindacati.
Anief giudica positivamente gli sforzi del ministro dell’Istruzione, impegnato in una gara contro il tempo e a caccia di risorse, anche alternative, per portare nuovi fondi a un dicastero che da troppi anni viene utilizzato come ‘bancomat’ per risollevare le sorti del Paese. Il giovane sindacato, tuttavia, è anche consapevole dalle basse possibilità di realizzazione dell’inversione di tendenza tanto decantata, andando ad incentivare i compensi di una categoria che da troppi anni viene pagata molto meno dei colleghi d’oltre confine che svolgono lo stesso lavoro.

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Ferrovie: in viaggio sulla tratta adriatica

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Non bastavano i guasti, i continui disagi, i tempi di percorrenza lunghissimi e i convogli datati: i passeggeri della tratta adriatica si trovano ora a fare i conti anche con un aumento dei biglietti.Nel dettaglio, da luglio, Trenitalia ha sostituito alcuni treni Frecciabianca con Frecciargento, lasciando invariate le fermate e i tempi di percorrenza.
Il prezzo del biglietto per percorrere circa 150km è passato da 21,5€ a 26,5€, con un aumento del 23%, questo è quanto testimoniano le segnalazioni che abbiamo ricevuto.Secondo quanto emerge da notizie di stampa, inoltre, la possibilità per i pendolari di salire sui Frecciargento con carta regionale “Tutto Treno” è prevista fino a gennaio 2020: con la carta regionale, infatti, non si potrà più salire a bordo dell’Alta Velocità.Si configura, pertanto, il rischio che i pendolari siano costretti a fare l’abbonamento Alta Velocità, per percorrere la stessa tratta, con gli stessi lunghissimi tempi. La spesa mensile lieviterebbe in tal modo, secondo quanto testimoniano le segnalazioni ricevute, da circa 90€ a 264€.
Un’ipotesi improponibile e inaccettabile, a maggior ragione dal momento che su tale direttrice non esiste alcuna concorrenza, né tantomeno esiste l’alta velocità, visto che i convogli non vanno oltre i 150 km/h.A fine Luglio abbiamo inviato una segnalazione all’Autorità della Concorrenza e del Mercato, nonché all’ART e per conoscenza al Ministro dei Trasporti, evidenziando l’abuso di posizione dominante da parte di Trenitalia che, sulle tratte in cui detiene il monopolio, impone prezzi in continuo aumento e assolutamente sproporzionati rispetto alla qualità del servizio. Segnalazione per la quale attendiamo un riscontro, visto il crescente numero di segnalazioni che riceviamo da parte dei cittadini.
Non è ammissibile che siano i cittadini a pagare a caro prezzo le nuove politiche di Trenitalia, sempre più intenta a servire collegamenti e fasce orarie con treni “privati”, per ottenere maggiori profitti a discapito dei passeggeri e del loro diritto alla mobilità. La Federconsumatori si farà parte attiva con le Amministrazioni Regionali della tratta Adriatica per verificare i contratti di servizio regionali e tutelare i cittadini pendolari. Inoltre contrasterà ogni iniziativa tesa a disincentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici.

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Energia: aumento del +2,6% per l’energia elettrica e del +3,9% per il gas

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

L’ARERA ha comunicato l’aggiornamento delle tariffe di energia elettrica e gas relative al II trimestre 2019: +2,6% per la luce e +3,9% per il gas. Alla luce di tale andamento una famiglia-tipo sosterrà, nell’anno corrente, un costo di 559 euro per l’energia elettrica e di 1.107 euro per il gas. “Casualmente, come ogni inverno, in vista del maggior consumo di gas per il riscaldamento, le tariffe aumentano. Un trend su cui il Governo dovrebbe far luce, dal momento che si ripete ciclicamente ogni anno.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Aumenta anche la tariffa per l’energia elettrica, su cui ancora gravano improponibili oneri di sistema, vere e proprie tasse occulte, attraverso le quali vengono scaricati sulle bollette i costi per gli incentivi alle fronti energetiche rinnovabili, per le agevolazioni destinate alle imprese energivore e alle ferrovie e per lo smantellamento delle centrali nucleari. Per questo torniamo a chiedere una revisione complessiva degli oneri di sistema e della tassazione in bolletta, improntata all’equità ed all’eliminazione di voci ormai obsolete.È urgente, inoltre, dare risposte ai cittadini che si trovano in condizioni di vulnerabilità o povertà energetica. Si tratta, infatti, di un fenomeno in allarmante crescita nel nostro Paese: sono molte le famiglie che si trovano in condizione di non poter più sostenere i costi delle utenze domestiche. Proprio per questo le modalità di accesso dei bonus per gas, energia elettrica e acqua devono diventare automatiche: abbiamo ricevuto finora solo rassicurazioni in questo senso, ora è il momento di intervenire concretamente, traducendo tali intenzioni in provvedimenti, reali e operativi.

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Nuovi aumenti per le case in affitto a studenti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Per gli studenti fuori sede anche quest’anno è giunto il momento di cercare una stanza in affitto e fare i conti con i prezzi in costante aumento. Se nel 2018 non in tutte le città universitarie si registravano rincari, i dati del 2019 vedono crescere i costi in tutti i principali centri. Secondo l’analisi di Immobiliare.it, l’unica eccezione è rappresentata da Bari, dove si rileva un lieve calo del 2% rispetto all’anno scorso, mentre il record degli aumenti spetta a Bologna, dove per una singola la cifra richiesta è aumentata del 12% in un anno.
Milano si conferma la città più cara in cui vivere da fuori sede. Per una camera nel capoluogo meneghino si chiedono mediamente 573 euro, prezzo aumentato del 6% rispetto al 2018 a fronte di una domanda che continua a crescere (+5% su base annua). Il secondo posto è ormai un pari merito: dopo il boom dei prezzi dell’ultimo anno, Bologna ha praticamente raggiunto i costi di Roma (rispettivamente 447 e 448 euro al mese).Con aumenti che oscillano fra il 2% e l’8%, si aggirano sui 300 euro le cifre richieste nelle altre città: si passa dai 353 euro di Torino ai 306 euro al mese di Pavia. Il dato relativo all’andamento della domanda rivela che il Sud è sempre meno ambito dai fuori sede, tanto che Bari e Palermo sono le uniche due città delle 14 prese in considerazione a registrare un calo delle ricerche. Nonostante offrano ottime occasioni di risparmio, sono sempre meno gli studenti e i lavoratori fuori sede disposti a condividere una stanza con un’altra persona. La domanda di posti in doppia è infatti in calo ovunque, a eccezione di Bologna, dove invece è cresciuta del 9% a causa degli importanti aumenti dei costi degli affitti.

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Mutui: richieste in aumento

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Secondo l’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, realizzato su un campione di oltre 60mila richieste di mutuo, il primo semestre del 2019 è stato segnato dall’aumento della richiesta media presentata agli istituti di credito (132.603 euro, +4,2% rispetto al primo semestre 2018) e dall’aumento dell’importo medio effettivamente erogato (128.681 euro, +1%).Guardando all’offerta, invece, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati dal calo degli indici di riferimento dei tassi di interesse, con l’Euribor e l’Irs che hanno fatto segnare nuovi minimi storici sul finire del semestre. A mitigare la riduzione dei tassi, però, hanno pensato gli istituti di credito che, soprattutto per i nuovi mutui a tasso fisso, hanno in molti casi scelto di aumentare lo spread, in una forbice tra i 10 e i 40 punti.

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Scuola: Rinnovo del contratto, per l’aumento a tre cifre manca ancora un miliardo e mezzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Il costo complessivo che dovrebbe garantire agli oltre 800 mila insegnanti italiani un «aumento a tre cifre» è pari a 2,2 miliardi. Di cui 1,4 ancora da reperire: è “una partita tutt’altro che semplice nonostante l’innalzamento dello stipendio dei prof sia una dei pochi temi non divisivi tra le due anime della maggioranza gialloverde”. Si tratta di “una cifra “impegnativa” considerando le altre poste (in primis, clausole Iva e flat tax) già in agenda. Al netto, ovviamente, di come verrà risolta la querelle con Bruxelles sui nostri conti pubblici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Governo ha prima firmato l’accordo, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per conferirgli massima autorevolezza e visibilità, ed ora si scopre che non ci sono i finanziamenti pubblici per onorare quell’intesa. Anziché confermare l’impegno, anzi, si parla con insistenza di tagli al settore per ben 4 miliardi in tre anni, di cui la maggior parte a quel sostegno agli alunni disabili che lo stesso Governo dice di volere rilanciare e migliorare. Ma anche ammesso che il Governa compia il miracolo di trovare quei fondi, rimane da risolvere il problema che le Confederazioni sindacali continuano a non volere sottoscrivere la definizione del contratto quadro sulla rappresentatività: è un atto indispensabile per il rinnovo dei contratti di categoria, contro il quale la scorsa settimana, dopo i tanti incontri inutili di giugno tenuti all’Aran, l’ufficio legale dell’Anief ha deciso di ricorrere in tribunale”.
È oramai appurato, commenta Anief, che l’accordo di fine aprile era solo finalizzato a ricevere consensi in vista delle elezioni europee fissate esattamente trenta giorni dopo. L’intesa, tra l’altro, ha il sapore della beffa e fa seguito agli aumenti risicati del 3,48% e agli arretrati farsa del Governo Pd. Ad oggi, con il contratto scaduto da sei mesi, la realtà rimane quella scritta alcune settimane fa nel Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione europea, dal quale risulta che “gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria”, con i colleghi di Germania e l’Olanda che percepiscono addirittura il doppio dei compensi. “Anche la progressione salariale è notevolmente più lenta rispetto a quella degli omologhi internazionali”, con lo “stipendio massimo raggiunto dopo 35 anni in Italia, contro 25 anni nella media OCSE”.

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Autostrade: stop aumento pedaggi fino al 15 settembre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Ottima notizia il blocco dei pedaggi autostradali fino alla fine dell’esodo estivo. Ci piacerebbe anche capire se riguarda tutti i concessionari o solo alcuni e quali, se è una libera iniziativa autonoma di alcuni concessionari, come annunciato stamane da Autostrade per l’Italia o merito della politica, come dichiarato dall’on Di Maio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In ogni caso resta comunque una good news che si aggiunge alla riforma dei pedaggi dell’Autorità dei trasporti, che finalmente impedirà rincari spropositati ed ingiustificati a danno dei consumatori” prosegue Dona.”Il nuovo sistema tariffario eviterà che le concessionarie, approfittando di contratti generici, possano inserire voci improprie per giustificare gli aumenti dei pedaggi, a fronte di investimenti inesistenti e servizi per gli utenti invariati” aggiunge Dona.”Ora l’Authority, a fronte di verifiche annuali, potrà anche revocare gli aumenti dei pedaggi in caso di mancato rispetto dei cronoprogrammi. Meglio di così!” conclude Dona.

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Scuola: Aumenti di stipendio, incontro inutile al Miur

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 Maggio 2019

Le parti starebbero focalizzando le attenzioni sull’atto di indirizzo, il quale però non può essere emanato per il rinnovo del CCNL 2019/2021 sino a quando non si firmerà l’accordo quadro sulla nuova rappresentatività sindacale. Inoltre, non esiste in Parlamento alcuna nota di aggiornamento del DEF che vada oltre la parziale indennità di vacanza contrattuale introdotta con lo stipendio dello scorso mese di aprile e i micro-aumenti previsti da giugno, e superi gli ulteriori tagli al settore dell’istruzione fino al 2045. Marcello Pacifico (Anief): Mentre Anief ha già trovato risorse certe per aumenti medi di 240 euro per docenti, educatori e Ata, al Miur si naviga a vista e si fanno promesse su nuovi incontri che non potranno essere risolutori. Intanto, il giovane sindacato sta valutando se citare il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per attività anti-sindacale, vista la continua esclusione da ogni riunione nonostante ripetuti inviti e diffide. Approvare un atto di indirizzo condiviso, tra parte pubblica e sindacati, per arrivare in tempi brevi alla firma del CCNL scuola 2019-2021, così come previsto dall’intesa di Palazzo Chigi sul comparto Istruzione del 24 aprile scorso: è il punto più importante che arriva dall’ultimo tavolo tecnico tenuto al Miur sugli aumenti di stipendio del personale della scuola. Sembra che tra le due parti vi sia la volontà di chiudere la “partita” dell’atto d’indirizzo, in modo da utilizzare al meglio le risorse da stanziare per la legge di bilancio 2020, per gli incrementi salariali, per la valorizzazione professionale dei docenti, per il recupero dell’annualità 2013, per la progressione di carriera del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario. “È utile sapere – scrive La Tecnica della Scuola, – che l’Atto di Indirizzo, verrà predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla base delle proposte e degli accordi raggiunti con i sindacati, poi dovrà essere inviato all’Aran al fine di consentire alle parti di concludere l’iter contrattuale. La curiosità di molti è quella di conoscere da dove arriveranno i miliardi di euro che serviranno a chiudere un contratto che dovrebbe aprire le porte all’adeguamento degli stipendi dei prof ai livelli medi europei”. La curiosità sulle risorse da reperire, parliamo di almeno 3 miliardi di euro, giunge anche dalle stesse organizzazioni sindacali. E al ministero dell’Istruzione, al momento, si limitano ad ascoltare: “il Miur – scrive oggi Orizzonte Scuola – ha ribadito l’impegno a reperire le necessarie risorse in ottemperanza a quanto contenuto nell’intesa del 24 aprile scorso”, promettendo anche la realizzazione di “un indice ragionato dei contenuti del prossimo rinnovo, da rendere disponibile entro il 3 giugno” prossimo.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si continua a parlare di aumenti degli stipendi a tre cifre ma poi ci si accorge che dopo gli incrementi del 3,48% e gli arretrati ridicoli, di un anno fa, finora si è provveduto ad introdurre solo una parziale indennità di vacanza contrattuale. Per il resto, lo stesso accordo del 24 aprile, solo vaghe promesse. Così gli stipendi rimangono da fame, tra i più bassi della pubblica amministrazione e quasi tutti i colleghi d’Europa, a livello stipendiale, continuano a guardarci dall’alto. Questo lo sanno bene alcuni raggruppamenti politici, uno in particolare, che non perde occasione di sponsorizzare l’autonomia differenziata agganciandola ad improbabili aumenti riservati, peraltro, ad alcune Regioni, nel tentativo di convincere il personale a dare supporto all’iniziativa incostituzionale”. “Noi, che rimaniamo con i piedi per terra, continuiamo a dire no alle gabbie salariali e sì ad un incremento di stipendio per tutti i dipendenti scolastici degno di questo nome. Come si sono trovati i soldi per il reddito di cittadinanza – conclude il sindacalista autonomo – ora si trovino per chi percepisce oggi uno stipendio ancora ben al di sotto del costo della vita”.

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