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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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Veeam continua la crescita annuale e aumenta la quota di mercato

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Veeam® Software, leader nella fornitura di soluzioni di backup che abilitano il Cloud Data Management™, ha annunciato oggi un aumento annuale delle entrate ricorrenti (ARR) del 21% rispetto all’anno precedente (YoY) nel primo trimestre del 2020. Grazie agli attuali 375.000 clienti, Veeam sta riscuotendo un successo enorme nell’adozione da parte del mercato della sua offerta in abbonamento unica nel suo genere, inclusa la Veeam Universal License (VUL), con un aumento del 97% di fatturato anno su anno. Inoltre, nel più recente IDC Semi-Annual Software Tracker for Data Replication & Protection riferita al secondo semestre del 2019[i], Veeam ha avuto la crescita di fatturato più rapida tra i primi cinque vendor menzionati, sia sequenziale (9,8%) che anno su anno (20,5%) e, in generale, rispetto alla media di mercato.
Il lancio della Veeam Availability Suite v10 è stato fondamentale per il successo nell’ultimo trimestre: la soluzione più affidabile nel settore per la gestione e la protezione dei dati in ambienti cloud ibridi. Con oltre 150 nuove funzionalità e miglioramenti – tra cui il moderno supporto NAS, il Multi-VM Instant Recovery e l’aumento della protezione da attacchi ransomware – i download unici della v10 hanno già superato le 175.000 unità in soli due mesi. “Oltre alla v10, Veeam Backup for Amazon Web Services (AWS), Veeam Backup for Microsoft Azure e Veeam Backup for Microsoft Office 365 continueranno sicuramente ad alimentare la nostra crescita,” ha aggiunto Danny Allan, Chief Technology Officer (CTO) and Senior Vice President (SVP) of Product Strategy di Veeam. “Non potrei essere più entusiasta e fiducioso della nostra attuale posizione che permetterà di continuare a guadagnare quote di mercato e di rafforzare la nostra impronta aziendale con ulteriori lanci di prodotti. I nostri recenti riconoscimenti da parte dei principali analisti del settore stanno guidando ancor di più questo slancio all’interno del mercato del Cloud Data Management.” “Il mercato della replica e della protezione dei dati è altamente dinamico e la crescita è trainata da implementazioni di cloud ibridi e da carichi di lavoro sempre più complessi. Grazie al supporto per il backup e il ripristino di AWS e Microsoft Office 365, Veeam continua a crescere in modo impressionante in queste aree chiave,” ha dichiarato Phil Goodwin, Research Director di IDC. “Veeam ha alimentato la sua crescita muovendosi agilmente all’interno di nuovi segmenti di mercato e ha l’opportunità per farlo anche nel 2020.”

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Covid-19: mercato in aumento per il riso

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Dopo un avvio d’anno sostanzialmente stabile per l’acquisto del riso, nelle prime settimane dell’emergenza Covid-19 si è verificato, invece, un aumento delle vendite nella Gdo che ha provocato un forte rialzo dei prezzi all’ingrosso nei listini delle Camere di Commercio e delle Borse Merci italiane. E questo incremento è stato osservato sia per quanto riguarda il riso lavorato che, a monte della filiera, per i risoni. Come riportato nell’analisi realizzata da BMTI per la Camera di Commercio di Pavia (https://www.bmti.it/cereali-riso/) le varietà da risotto, maggiormente richieste dai consumatori durante la Fase 1 dell’emergenza, hanno registrato i maggiori rialzi. Nell’arco di due mesi, tra inizio Marzo e fine Aprile, il prezzo del Carnaroli è cresciuto del 20% circa. Ancora di più l’Arborio e il Roma che ha segnato +30%. In aumento anche il Baldo, sebbene meno accentuato (+13,5%). Tra le altre varietà, una variazione di circa il +20% è stato rilevato anche per i prezzi dei risoni Indica, caratterizzati da grani stretti, lunghi ed appuntiti come il Riso Basmati. Questa percentuale elevata, oltre che dalla emergenza virus, è dovuta ad uno scenario internazionale segnato da quotazioni ai massimi livelli rispetto agli ultimi anni a causa delle restrizioni nelle esportazioni di riso in Vietnam e dalla siccità che hanno colpito importanti attori produttivi come la Thailandia. Tornando al mercato italiano si è registrato, invece, un calo di quasi il 10% per il prezzo del Selenio che, utilizzato per il sushi, ha risentito della chiusura del canale della ristorazione. Nella seconda metà di Aprile, invece, i rialzi si sono attenuati poichè si è ridotta la domanda dell’industria risiera.

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Aumentano i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Un aumento in media del +114% nel numero di nuove persone che si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus. È il dato allarmante che risulta da una prima rilevazione condotta a livello nazionale su 70 Caritas diocesane in tutta Italia, circa un terzo del totale.Caritas Italiana, in accordo con la Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana della quale è organismo pastorale, fin dai primi giorni dell’emergenza ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, a partire da quelle del nord più immediatamente colpite dalla diffusione del coronavirus. Coordinamento che continua anche attraverso questa rilevazione, in un’ottica anche di cura della rete e rafforzamento delle relazioni.Le Caritas diocesane interpellate hanno evidenziato nella quasi totalità dei casi un aumento nelle segnalazioni dei problemi di occupazione/lavoro e di quelli economici. Il 75,7% di esse segnala anche un incremento dei problemi familiari, il 62,8% di quelli d’istruzione, il 60% di salute, anche in termini di disagio psicologico e psichico, e in termini abitativi. Vengono poi indicati anche nuovi bisogni, come quelli legati a problemi di solitudine, relazionali, anche con risvolti conflittuali, ansie e paure, disorientamento e disinformazione.Allo stesso tempo, si registra un aumento rispetto alle richieste di beni e servizi materiali – in particolare cibo e beni di prima necessità, con la distribuzione di pasti da asporto/a domicilio, sussidi e aiuti economici a supporto della spesa o del pagamento di bollette e affitti, sostegno socio-assistenziale, lavoro e alloggio. Cresce anche la domanda di orientamento riguardo all’accesso alle misure di sostegno, anzitutto pubbliche, messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, di aiuto nella compilazione di queste domande e la richiesta di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, etc.), che sono già stati distribuiti a circa 40.000 beneficiari.
Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 45 strutture, per oltre 1.000 posti in 33 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.

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Secondo il rapporto OMS tra il 2013 e il 2018 il numero di infermieri nel mondo è aumentato di 4,7 milioni

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Ma questo lascia ancora una carenza globale di 5,9 milioni. In Italia ne mancano almeno 53mila, soprattutto sul territorio, dove anche con COVID si stanno dimostrando le problematicità maggiori. Il decalogo OMS sugli infermieri raccomandato a tutti i Paesi:
Aumentare i finanziamenti per istruire e assumere più infermieri
Rafforzare la capacità di raccogliere, analizzare e agire sui dati sulla forza lavoro sanitaria
Monitorare la mobilità e la migrazione degli infermieri e gestirla in modo responsabile ed etico
Educare e formare gli infermieri nelle competenze scientifiche, tecnologiche e sociologiche di cui hanno bisogno per guidare il progresso nell’assistenza sanitaria primaria
Stabilire posizioni di leadership, tra cui un capo infermiere del governo e sostenere lo sviluppo della leadership tra i giovani infermieri
Garantire che gli infermieri delle squadre di assistenza sanitaria primaria lavorino al massimo delle loro potenzialità, ad esempio nella prevenzione e nella gestione delle malattie non trasmissibili
Migliorare le condizioni di lavoro, anche attraverso livelli di personale sicuro, salari equi e rispetto dei diritti alla salute e alla sicurezza sul lavoro
Implementare politiche della forza lavoro infermieristica sensibile al genere
Modernizzare la regolamentazione infermieristica professionale armonizzando gli standard di istruzione e pratica e utilizzando sistemi in grado di riconoscere ed elaborare le credenziali degli infermieri a livello globale
Rafforzare il ruolo degli infermieri nelle squadre di assistenza mettendo insieme diversi settori (sanità, istruzione, immigrazione, finanza e lavoro) con le parti interessate infermieristiche per il dialogo politico e la pianificazione della forza lavoro.

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Soprassedere all’aumento del compenso per copia privata

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“Riteniamo che la proposta di decreto sul compenso per copia privata, posta a consultazione dal Mibact, sia frutto di una visione del tutto anacronistica rispetto alle reali abitudini dei consumatori. La rapida evoluzione dei device, la crescente offerta di contenuti on-line da piattaforme specializzate e l’accesso a costi decrescenti alle reti a banda larga fisse e mobili, hanno radicalmente cambiato le abitudini di consumo legale di contenuti e oggi lo streaming è la modalità largamente prevalente di fruizione dei contenuti digitali. La copia privata è del tutto residuale e mantenere in vita il compenso, addirittura prevedendone l’aumento, assume sempre più il significato di un balzello sull’innovazione tecnologica, oltretutto in contrasto con le esigenze di modernizzazione del Paese, emerse con forza nella drammatica emergenza che stiamo vivendo. Per questo invitiamo il Ministro Franceschini anzitutto a soprassedere all’aumento del compenso per copia privata, che è totalmente ingiustificato, e di ripensare anche all’intero istituto della copia privata riformando la norma che lo ha istituito.” Così Cesare Avenia presidente di Confindustria Digitale, sintetizza la posizione della Federazione e delle sue associate Anitec-Assinform e Asstel, invitate dal Mibact a commentare la bozza di decreto sull’aggiornamento dei compensi per copia privata presentata dal Ministero.Desta sconcerto che nel predisporre il decreto il Ministero non abbia tenuto in alcun conto le indagini sulle abitudini dei consumatori italiani realizzate in questi anni da terze parti che confermano la netta prevalenza di fruizione dei contenuti tutelati utilizzando le piattaforme di streaming e/o download su licenza.La più recente, la ricerca Nielsen sui consumi presentata nel febbraio scorso, indica che solo per quanto riguarda gli smartphone, il numero di consumatori che hanno ascoltato musica tramite servizi di streaming on-demand è pari all’84% del totale. La proposta di decreto presentata dal Ministero ignora persino le evidenze dello studio Istat, commissionato dal Ministero stesso e citato nella premessa del decreto, che fotografava già nel 2017 una situazione in cui solo il 15% dei consumatori di contenuti musicali e il 10% dei consumatori di contenuti video ricorreva ancora all’abitudine di produrre la cosiddetta “copia privata”. Oggi a due anni di distanza la percentuale di consumatori che ricorre ancora alla copia privata è tendente a zero. A fronte di queste evidenze la bozza di decreto predisposta dal Mibact prevede, incredibilmente, un aumento delle tariffe sui telefoni (7% per gli smartphones dai 32 ai 64 Gb e 21% per quelli dai 64 ai 128 Gb) e sui pc ( 32,7%), e vengono per la prima volta assoggettati al compenso per copia privata anche i cosiddetti wearables, i device indossabili quali gli smartwatch e i fit-traker, che in realtà sono da considerare come accessori di un dispositivo principale (smartphone) che è già soggetto al pagamento del compenso.

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Secondo l’Istat, nel 2019 il Pil in volume è aumentato dello 0,3%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

“Bene, meglio del previsto. Sia per il Pil che per il rapporto debito/Pil i dati sono superiori alle attese e alle stime dello stesso Governo. Nella Nadef il debito/Pil 2019 era al 135,7, in netto peggioramento rispetto al 134,8% del 2018, mentre ora resta stabile, mentre il Pil è il triplo rispetto al +0,1% calcolato dal Governo. Questo consentirà maggiori margini di manovra con la Commissione Ue” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo, è una magra consolazione, visto che per avere una crescita peggiore bisogna tornare al 2014. Inoltre la spesa delle famiglie residenti, che rappresenta il 60% del Pil, è sempre al palo, con un insignificante +0,4%. Fino a che non sarà ridata capacità di spesa al ceto medio, non ci potrà essere una crescita significativa nel Paese” prosegue Dona.”Infine, resta invariato il problema della bassa crescita del 2020 ed il fatto che scontiamo un Pil in calo a fine 2019 che fa partire il Pil 2020, stando all’ultimo dato utile Istat, con un -0,2%” conclude Dona.

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Nel 2019 calano le richieste di asilo e aumentano i dinieghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Dopo la significativa riduzione del numero di richiedenti asilo rilevata nel 2018, Fondazione ISMU segnala che nel 2019 si è registrata un’ulteriore contrazione delle domande di protezione. Nel 2019 sono stati infatti 39mila i migranti che hanno fatto domanda di asilo, il 27% in meno rispetto al 2018, anno in cui le domande pervenute erano state 54mila. Andando indietro nel tempo, il trend delle richieste di asilo ha registrato in Italia – così come in altri paesi UE – un significativo aumento negli anni della “crisi dei rifugiati”, quando si verificarono consistenti arrivi via mare di persone in fuga dalle guerre in Medio Oriente e in Africa. Il primo consistente picco di richieste si registrò nel 2014, quando 63mila migranti presentarono domanda di protezione in Italia (contro i circa 26mila del 2013). Nel 2015 i richiedenti arrivarono a 84mila. Il 2016 fu poi l’anno del raddoppio: le domande presentate furono 124mila. Ma il record si è toccato nel 2017, con oltre 130mila richiedenti asilo: il numero più alto registrato nel nostro paese in venti anni.Tra i richiedenti asilo aumentano le donne e la fascia dei 35-64enni. A fronte di una riduzione del numero assoluto di richiedenti asilo rispetto a quattro anni fa, si registrano alcuni cambiamenti nelle caratteristiche demografiche. Primo fra tutti l’aumento della proporzione di donne tra i richiedenti asilo: mentre nel 2016 costituivano il 15%, nel 2019 rappresentano quasi un quarto del totale (23,8%). Passando all’età, si nota che chi cerca protezione nel nostro paese è per la maggior parte giovane: ma se i 18-34enni costituivano l’80% nel 2016, nel 2019 rappresentano il 71%, e sta crescendo la quota dei 35-64enni, che nel 2019 rappresentano il 27% del totale (erano il 10% nel 2016).Diminuiscono i richiedenti provenienti dall’Africa. Se nel 2016 e nel 2017 i richiedenti asilo di nazionalità africane erano largamente maggioritari – costituivano il 70% del totale, in numero assoluto rispettivamente 88mila e 92mila -, nel 2018 e ancor più nel 2019 la componente africana tra i richiedenti asilo è drasticamente diminuita, scendendo rispettivamente a 25mila e 12mila persone (-86% in tre anni). In particolare la Nigeria, che dal 2014 al 2017 è stato il principale Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, ha registrato un fortissimo calo, passando da 27mila richieste nel 2016 a 2.950 nel 2019 (-90%).
In termini relativi nel 2019 la componente africana è dunque scesa a un terzo del totale, mentre sono stati in particolare i cittadini di paesi dell’Asia a registrare l’incidenza più significativa: il 41% del totale, pari a oltre 16mila richiedenti asilo con nazionalità asiatica. Il 2019 registra inoltre un’importante crescita delle provenienze dal continente Americano: oltre 6.700 richiedenti asilo – il 17% del totale – proviene da paesi del Centro e Sud America. Da tale continente le richieste di asilo sono quadruplicate in tre anni.
Crescono i dinieghi: nel 2019 il 65% delle domande ha avuto esito negativo. È aumentato il numero di domande di protezione che ha avuto esito negativo: nel 2019 esse rappresentano il 65% (contro il 58,6% del 2018), quindi più di due terzi delle persone che hanno chiesto asilo nel nostro paese l’anno scorso non ha ottenuto nessuna forma di protezione (pari a 62mila persone).
Relativamente alle nazionalità, nel 2019, gli esiti negativi alle domande di asilo presentate riguardano soprattutto cittadini provenienti da: Gambia (81% di dinieghi), Bangladesh (79%), Senegal (78%) e Ucraina (74%).Tra i paesi con il più alto tasso di riconoscimento di una forma di protezione – e quindi con la più bassa percentuale di dinieghi – vi sono il Venezuela (solo il 2,5% di domande respinte), l’Iraq (16%) e El Salvador (40%). I dati del Ministero dell’Interno rilevano che lo status di rifugiato è stato concesso a 4.800 persone nel 2016 e a oltre 10mila nel 2019, per un totale di quasi 30mila migranti a cui è stato riconosciuto questo status in quattro anni. In termini relativi, lo status di rifugiato ha costituito il 5% degli esiti nel 2016 e l’11% del 2019. A ottenere lo status di rifugiato nel 2019 sono state soprattutto le donne: tra le richiedenti il 26% ha ottenuto questa forma di protezione, contro il 7,5% tra i richiedenti uomini.

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Coronavirus: bozza dl, stretta su aumento prezzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

“Bene considerare pratiche commerciali scorrette gli incrementi ingiustificati dei prezzi. Un passo avanti importante. Ma non basta. Si può fare di più! Fissare una soglia così alta, pari al triplo del prezzo di listino, vuol dire consentire speculazioni dei prezzi, visto che già raddoppiare i prezzi di una mascherina non è certo etico ed accettabile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la bozza del dl sul Coronavirus.”Da anni chiediamo una definizione di prezzo anomalo. L’assurdità è che oggi sono rigidamente regolamentate le vendite sottocosto mentre non c’è nessun divieto di speculazione che impedisca ricarichi eccessivi. Ma questo deve essere reso possibile non solo in caso di situazioni di allarme sociale, ma anche in concomitanza di scioperi, maltempo ed altri eventi e circostanze similari” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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A35 Brebemi, l’Assemblea dei Soci delibera l’aumento di capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

L’Assembleare straordinaria dei Soci di Società di progetto Brebemi all’unanimità ha deliberato l’aumento di capitale Sociale per 22.230.078 € e, a margine della stessa, i principali Azionisti hanno sottoscritto ulteriori 80.000.000 di € di SFP, strumenti finanziari partecipativi, convertendo i crediti dagli stessi vantati al 30 novembre 2019. Si perfeziona così l’accordo con i soci costruttori sottoscritto l’8 novembre 2019 e nuovo impulso viene dato alla società che continua a registrare sensibili incrementi di traffico.

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Appello a Franceschini per aumento fondi ai Teatri

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

“Lanciamo un appello al ministro Franceschini affinché nella lettura alla Camera della legge di bilancio venga introdotto un aumento dei fondi destinati ai Teatri di rilevante interesse culturale (TRIC) di almeno 20 milioni di euro, su cui FDI già ha presentato emendamenti al passaggio al Senato, garantendo equità e trasparenza nell’attribuzione. Il mancato aumento rischia di minare la stabilità produttiva di molti dei TRIC, tra cui il Teatro Eliseo – su cui fu posto un vincolo proprio da Franceschini per la garanzia delle finalità artistiche della struttura per il bene della comunità culturale nazionale e romana – con possibili rischi per la situazione dei lavoratori, a cui va la nostra solidarietà. Presenteremo emendamenti e ordini del giorno affinché i TRIC, presidi di arte e cultura, ricevano i giusti finanziamenti. Il sistema dei teatri pubblici e privati in Italia è nettamente sottofinanziato rispetto la media europea: l’Italia, per fare un esempio, non supera lo 0,2% del PIL mentre la Francia supera l’1% per cento.” È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Cultura e responsabile Cultura del partito, deputato Federico Mollicone.

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Scuola: L’aumento di stipendio dei docenti si ferma a 85 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Dalla Legge di Bilancio 2020, per il rinnovo del contratto del pubblico impiego arriveranno oltre 3 miliardi: non bastano per far raggiungere agli oltre 800 mila insegnanti italiani la quota dei 100 euro mensili in busta paga. È necessario reperire altri 500 milioni di euro. I sindacati sarebbero disposti a sacrificare la carta da 500 euro annui per l’aggiornamento dei docenti di ruolo. Anief non è d’accordo: per quale motivo, ancora una volta almeno una parte delle risorse per finanziare chi opera nella scuola pubblica deve essere reperita all’interno dello stesso comparto? Per noi è chiaro che non può essere quella indicata da altre sigle sindacali la strada per sbloccare la situazione. Stando così le cose, Anief conferma lo sciopero del 12 novembre, per chiedere anche di trovare fondi adeguati per il rinnovo del contratto di comparto. Marcello Pacifico, presidente nazionale: “Non si può pensare di risolvere il problema stipendiale con 40 euro netti medi a dipendente, pure a rate, visto che non coprono nemmeno il tasso d’inflazione prodotto negli ultimi anni e che andranno a regime in un biennio. Per noi l’incremento deve essere superiore a 250 euro, con l’impegno preciso di recuperare il gap, entro un triennio, rispetto alla media stipendiale dei colleghi europei” Si fermerà probabilmente a 85 euro circa mensili l’aumento di stipendio riservato agli 800 mila docenti in servizio della scuola italiana: a dirlo è stato Il Sole 24 Ore, secondo il quale l’incremento a tre cifre di 100 euro promesso da Bussetti e successivamente confermato da Fioramonti sembra non potersi concretizzare per mancanza di fondi disponibili, problematica rispetto alla quale il Ministro non aveva nascosto la sua preoccupazione. E questo avviene sebbene siano “destinati all’istruzione – scrive Tuttoscuola – metà dei 3,2 miliardi riservati al pubblico impiego dalla Legge di Bilancio per il finanziamento del nuovo Ccnl 2019-21. Per raggiungere la quota dei 100 euro mensili in busta paga in più, però, sarebbe necessario reperire altri 500 milioni. Attualmente, a fronte di un aumento stipendiale medio di 95 euro al mese per gli impiegati della P.A., agli insegnanti spetterebbero solo altri 74 euro al mese a cui si aggiungerebbero 11,50 euro di elemento perequativo, per un totale di circa 85 euro”. “I sindacati – continua la rivista specializzata – hanno proposto di recuperare 380 milioni di fondi riducendo i finanziamenti relativi alla Carta del docente; il Ministero sembra disponibile a percorrere questa strada, anche in ragione del fatto che la maggior parte dei docenti ha utilizzato la card per acquistare hardware e software anziché iscriversi a corsi di aggiornamento o programmi di formazione. Lontano, in ogni caso, resta l’obiettivo legato al raggiungimento dello standard europeo: se in Italia il salario annuo lordo dei docenti è di 28.147 euro, in Francia è di 33.657 euro e in Germania arriva addirittura a 55.926 euro”.

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Aumento del petrolio: possibili ripercussioni sui mutui?

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

A causa dell’improvvisa impennata del prezzo del petrolio i consumatori italiani potrebbero fare i conti con molti aumenti, non solo quello della benzina. Qualora la situazione critica dovesse perdurare a lungo i rincari potrebbero riguardare anche settori apparentemente distanti, come quello dei mutui. Facile.it e Mutui.it hanno cercato di capire come l’aumento del prezzo del greggio possa riflettersi sui mutuatari e aspiranti tali; ecco cosa è emerso.
Qualora il prezzo del petrolio rimanesse alto per molto tempo, ciò potrebbe determinare un aumento del costo di produzione e movimentazione delle merci. Considerato che nel nostro Paese l’85% dei trasporti commerciali avviene ancora su gomma, l’impatto sul potere d’acquisto e capacità di risparmio delle famiglie sarebbe notevole. Avere meno risorse da destinare alla rata mensile o all’acquisto di un immobile sono elementi che ovviamente incidono negativamente sulla domanda di mutui. «È bene considerare che eventi di portata straordinaria come quello verificatosi pochi giorni fa hanno una correlazione, sia pur indiretta, con vari aspetti dell’economia familiare perché, alla lunga, potrebbero innescare reazioni a catena tali da condizionare le scelte fatte dai consumatori come, ad esempio, quella legata all’acquisto di una casa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it.
Rispetto alle possibili conseguenze dal punto di vista dell’offerta dei mutui, sebbene nel breve periodo siano da escludere eventuali cambiamenti, alla lunga l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe mettere la BCE di fronte ad una scelta difficile.
Se a seguito del caro petrolio si verificasse un aumento dell’inflazione ritenuto positivo dalla BCE, ciò potrebbe spingere l’Istituto ad alleggerire le politiche adottate negli ultimi anni e far salire più rapidamente i tassi di interesse, che influenzano inevitabilmente IRS ed Euribor e quindi anche gli indici applicati ai mutui concessi alle famiglie per l’acquisto della casa.È possibile però anche un altro scenario. Se la BCE dovesse ritenere che l’inflazione abbia creato un peggioramento delle condizioni generali ed un impatto negativo sulla crescita europea, potrebbe decidere di allungare le politiche di stimolo monetario adottate oggi, mantenendo ancora più a lungo le condizioni estremamente vantaggiose sul fronte dei tassi. Un’opzione, quest’ultima, che farebbe felici sia coloro che hanno già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, sia coloro che sono intenzionati a comprare casa e potrebbero contare su tassi molto favorevoli.

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La Tari è aumentata del 76% dal 2010 al 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

“Rialzi inaccettabili ed ingiustificati. Non è tollerabile che i cittadini debbano pagare per le inefficienze dei comuni, incapaci di gestire il servizio in modo ottimale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “All’estero con i rifiuti ci guadagnano e ci riscaldano le città. Da noi è solo un costo. E più il comune è incapace, più i consumatori devono pagare, dato che la Tari deve assicurare la coperture dei costi sia di investimento che di gestione del servizio” prosegue Dona.”Una tassa che va rivista dato che, come dimostra un’occasional papers di Bankitalia, ha effetti redistributivi a sfavore dei nuclei con redditi più bassi, visto che presenta profili di regressività e, di fatto, è assimilabile ad un’imposta patrimoniale considerato che, invece di essere commisurata all’entità dei rifiuti prodotti, è basata sulle dimensioni della casa e sul numero di componenti della famiglia” conclude Dona.

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Governo scongiuri aumento IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Attendiamo con preoccupazione la riunione prevista in Senato per domani, nell’ambito della quale ci auguriamo siano prese decisioni improntate alla responsabilità, per il bene del Paese.L’Italia, infatti, si trova in una situazione di stallo allarmante: da mesi, di fatto, non è governata.Una latitanza istituzionale che mette sempre più in difficoltà il Paese, in un quadro di crisi mondiale in cui stare fermi equivale ad una disfatta sul piano economico e politico. Non è tollerabile governare un Paese solo attraverso apparizioni eclatanti, slogan, insulti ed annunci. C’è bisogno di provvedimenti seri per garantire la solidità del sistema economico, che segna importanti segni di cedimento che chi governa non può ignorare.Di fronte all’aumento del deficit e al rischio dell’aumento dell’IVA, che deve essere scongiurato al più presto (secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori peserebbe per ben 831,27 Euro annui a famiglia con conseguenze drammatiche sull’intera economia), ci aspettiamo scelte che portino alla stabilità indispensabile per avviare le riforme necessarie e garantire la tenuta sociale ed economica del Paese.

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Tra crisi di Governo e possibile aumento dell’IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La crisi di Governo e il probabile aumento dell’IVA porterà ad una ulteriore contrazione dei consumi. Ad altre crisi aziendali nel commercio. Ad altre chiusure, ad altri licenziamenti. Ad ulteriori compressioni di diritti e di salario. Ora le due compagini che formano il Governo si rimpallano le responsabilità: la bestia contro Rousseau. Ma a pagare saranno solo le lavoratrici ed i lavoratori. Gli stessi che erano stati illusi con la bufala delle chiusure domenicali e festive.«Siamo alla follia – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il Governo del cambiamento, ma in peggio, non tiene in alcun conto il Paese reale, né tanto meno la seconda attività produttiva italiana e i suoi lavoratori».«Veniamo da una crisi profonda che ci consegna il preoccupante dato di ben 32mila negozi in meno dal 2011 ad oggi – prosegue il rappresentante sindacale – un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E altri 5mila negozi sono destinati a sparire quest’anno, al ritmo di 14 al giorno. L’aumento dell’IVA avrebbe un effetto devastante sulla fiducia delle imprese, produrrebbe una contrazione dei consumi senza precedenti e la conseguente perdita occupazionale più massiccia degli ultimi anni».
«Se il Governo aveva in mente di chiudere la domenica e i festivi chiudendo definitivamente migliaia di attività commerciali, ha imboccato la strada giusta. Ahimé.» – conclude Iacovone.

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In aumento gli italiani che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Se è vero che l’Italia ormai da anni è diventata Paese di immigrazione, tuttavia sono in aumento anche le emigrazioni verso l’estero di concittadini – compresi i naturalizzati. In particolare sono sempre più numerosi i cittadini italiani che scelgono altri Paesi dell’Unione Europea per vivere e lavorare: in base ai dati Eurostat al 1° gennaio 2018 gli italiani sono il terzo gruppo di cittadini europei che vive in un altro stato membro, dopo i rumeni e i polacchi.
Dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2018 i nostri concittadini che hanno scelto di vivere in altro Paese europeo sono cresciuti del 14,3%, passando da 1 milione e 435mila a 1 milione e 640mila residenti in UE. La principale destinazione è la Germania, che accoglie al 1° gennaio 2018 oltre mezzo milione di italiani (578mila), più di un terzo di tutti gli italiani in Europa. Il Regno Unito, che in termini assoluti è stato scelto da oltre 300mila italiani, registra in termini relativi un incremento significativo nell’ultimo anno (+26%). Il terzo Paese europeo per numero di italiani residenti è la Spagna (221mila); al quarto posto la Francia con oltre 200mila italiani, che però rispetto al 2017 “perde” 2.137 italiani residenti. È in Portogallo che si registra il più alto incremento di italiani – più che raddoppiati in due anni – che da 6mila sono diventati 13mila. Se si considerano anche i Paesi EFTA (European Free Trade Association – Associazione Europea di Libero Scambio), la Svizzera si conferma una “storica” meta italiana: nella confederazione elvetica da tre anni mediamente sono oltre 300mila i concittadini residenti.

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Aumento insolvenze per il rallentamento della crescita del PIL

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

A fronte del rallentamento della crescita del PIL a livello globale, dal 3,2% registrato nel 2018 al 2,7% di quest’anno, si prevede un aumento del 2% nel livello di insolvenze. Le aziende dell’area Asia Pacifico, in quanto parte integrante delle catene di fornitura globali, devono necessariamente valutare in maniera approfondita il rischio d’insolvenza dei clienti cui vendono a credito. Si tratta di un valutazioni complesse, che richiedono un approccio più strategico al credit management, soprattutto da parte di chi è presente con successo sui mercati esteri, come le aziende del Made in Italy.I Paesi dell’Asia Pacifico continuano a essere il principale motore di crescita per l’economia mondiale. Sebbene la domanda interna resti robusta solida, molteplici rischi sembrano offuscare le prospettive di crescita nella regione. Il rallentamento della crescita commerciale in molti Paesi spinge le aziende dell’Asia Pacifico ad aumentare il ricorso al credito commerciale nei rapporti commerciali tra imprese (B2B) per restare competitive e guadagnare quote di mercato.E’ quanto emerge dai risultati del sondaggio condotto da Atradius nella regione dell’Asia Pacifico, riportati nell’ultima edizione del Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento tra aziende in Asia Pacifico appena pubblicato.Nella regione, il valore delle vendite a credito sul totale delle transazioni commerciali tra imprese passa dal 48,1% dello scorso anno al 55,5% nel 2019. L’incremento maggiore in Australia dove si è arrivati al 71,5% rispetto al 47,7% registrato nel 2018.In generale, vendere a credito implica la possibilità di non essere pagati alla scadenza originaria della fattura. In Asia Pacifico, il 29,8% del valore totale delle fatture emesse dalle aziende della regione viene pagato in ritardo. Questa percentuale raggiunge il massimo in India (39,0%) ed il minimo in Giappone (13,2%).Valutare la solvibilità dell’acquirente, prima di vendere a credito, è essenziale per rendere più sicuro il processo di vendita a dilazione. Le aziende intervistate di Singapore (53%) e Cina (51%) sono le più propense a farlo. La costituzione di riserve contro i cattivi pagatori, nel caso i crediti si trasformino in inesigibili, viene fatta dal 41% delle aziende intervistate a Taiwan e Indonesia, a fronte del 33% registrato a livello regionale.Per evitare carenze di liquidità causate dala mancato rispetto delle tempistiche di pagamento dei clienti, il 41% delle aziende intervistate in Asia Pacifico ha dovuto a sua volta ritardare il pagamneto delle fatture ai propri fornitori. Questo sembra una pratica maggiormente diffusa per le aziende in India (51%) e Indonesia (46%). In definitiva, una media del 2,1% del valore totale delle vendite B2B a credito da parte degli intervistati (in aumento rispetto all’1,9% dello scorso anno) è diventato inesigibile. Questo suggerisce che le imprese fanno più fatica ad incassare i crediti rispetto all’anno scorso.In media, il 31% delle aziende intervistate in Asia Pacifico prevede un peggioramento dei comportamenti di pagamento dei propri clienti e un aumento delle fatture scadute da lungo tempo (oltre 90 giorni di ritardo). Le più preoccupate sono le aziende indiane (52%) seguite da quelle indonesiane (35%).Per proteggere la propria attività dal rischio di credito commerciale, il 42% delle aziende intervistate nella regione ha dichiarato che aumenterà il ricorso all’assicurazione del credito. Questa percentuale sale al 51% in Cina e Hong Kong, seguite dall’Australia con il 47%.

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Scuola: Stipendi, 100 euro al mese di aumento? Non bastano

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Il Governo, nell’intesa del 24 aprile con i sindacati rappresentativi, si è impegnato a reperire le risorse necessarie per far recuperare al personale scolastico la perdita del potere d’acquisto, mille euro in meno in dieci anni. L’aumento potrebbe avvenire con il rinnovo del Contratto se verrà riscritto il DEF. Per Anief le risorse promesse sono insufficienti e certamente lontane sia dall’aumento del costo della vita (+10 punti dal 2008) che dalla media degli standard europei (+ 8mila euro). Resta confermato lo sciopero del 17 maggio anche contro la regionalizzazione contro la quale, peraltro, tutti continuano a raccogliere le firme.Per Orizzonte Scuola, nel corso del triennio di vigenza del Contratto (2019/21), l’Esecutivo si è assunto l’impegno di allineare progressivamente gli stipendi dei docenti e degli ATA italiani a quelli dei colleghi europei, ma dai calcoli al momento effettuati si parla di aumenti intorno ai 100 euro. Per Anief non basterebbero e per questo il sindacato ha confermato lo sciopero del 17 maggio.Marcello Pacifico (Anief): I cento euro di aumento si tradurrebbero nel recupero di mille euro annui di disavanzo rispetto alla perdita del poter d’acquisto degli stipendi registrato dall’ISTAT nell’ultimo decennio, quando un insegnante nel 2008 in media prendeva 29 mila euro e nel 2018 è sceso a 28 mila, ma od ogni modo tenendo conto dell’aumento di 10 punti dell’inflazione non recuperato dal Governo Gentiloni e dallo scaduto contratto per il 2016/2018. Quando parliamo di salario minimo di cittadinanza intendiamo proprio questo: ancorare gli stipendi al costo della vita come è avvenuto ed è stato siglato per i lavoratori nel privato. Poi abbiamo dimostrato come si potrebbe subito dare incrementi di almeno 200 euro al mese utilizzando da subito i 3 miliardi di risparmi della riforma Tremonti già destinati dalla legge alla carriera dei docenti.
La strategia del Governo, a ridosso delle elezioni, sui compensi del personale scolastico appare chiara: assegnare 100 euro di aumento medio di stipendio e chiudere la pratica. Se le cose stanno così, replica Anief, non capiamo come possano starci le altre OO.SS. Se soltanto ci avessero ammessi al tavolo lo avremmo spiegato e magari oggi avremmo 300 euro netti di aumento. A queste condizioni, Anief non ci sta perché se soltanto si utilizzassero i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti si darebbe al personale della scuola il doppio dei soldi previsti dall’accordo. Per non parlare dell’adozione di un semplice atto ministeriale per sbloccare subito i passaggi verticali per il personale Ata e assumere tutti i facenti funzione Dsga. E che dire dell’assenza di una sola parola sulla parità di trattamento stipendiali da dare al personale precario? Lo sciopero è inevitabile.
Il sindacato ricorda che in questi giorni oltre un milione di dipendenti della scuola ha ricevuto lo stipendio di aprile, leggermente maggiorato rispetto a quello percepito negli ultimi tre mesi: ciò, grazie all’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, dovuta al mancato rinnovo del Ccnl scaduto il 31 dicembre scorso. Stiamo parlando di un incremento di “3,90 euro netti mensili per un collaboratore Scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i DSGA. Va un po’ meglio, ma è solo un modo di dire per gli insegnanti di scuola infanzia ed elementare, i cui aumenti in busta paga” saranno di “circa 5,15 euro netti, e per quelli delle scuole secondarie di I e II grado” con circa “5,60 euro mensili netti” in più. Il problema è che il tasso IPCA non è stato aggiornato rispetto al blocco registrato nell’ultimo decennio a partire dall’approvazione della legge 122/2010, ma soltanto aggiornato al tasso di inflazione programmato dal MEF per il 2019, ragion per cui rispetto allo 0,41% di aprile e allo 0,7% del prossimo luglio mancano almeno 5 punti percentuali. Per poter assegnare questi cento euro nel nuovo contratto, il Governo deve cambiare; comunque, il DEF ha ripercorso gli aumenti già previsti dalla Legge di Bilancio: nell’anno in corso dell’1,3%, a fronte dello 0,42% dal 1° aprile 2019 e dello 0,7 dal 1° luglio 2019 di indennità di vacanza contrattuale, aumentato della percentuale insignificante pari allo 0,35%. Più lo 0.30% per gli anni successivi. Con il Documento di Economia e Finanza sono stata solo confermate delle variazioni già programmate: non c’è, in pratica, alcun recupero dell’inflazione pregressa, mentre si applica l’indennità di vacanza contrattuale, anch’essa inadeguata. Anzi si prevedono tagli al settore dell’istruzione fino al 2045.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.358 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che a gennaio sale a 2.358 miliardi. “Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che la Bce ha smesso di acquistarci titoli di Stato. Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 92 mila euro di debito, 92.885 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se consideriamo la popolazione residente, pari a 60.483.973 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 985 euro” conclude Dona.

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Xiaomi annuncia un aumento del 49,1% del fatturato del terzo trimestre

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Xiaomi Corporation (“Xiaomi” o il “Gruppo”; Stock Code: 1810), società Internet con smartphone e dispositivi smart interconnessi da una piattaforma Internet of Things (IoT), annuncia i risultati consolidati non certificati del terzo trimestre 2018 chiusosi il 30 settembre 2018 (“3Q2018”).Grazie al suo unico e potente modello di business “Triathlon”, la performance operativa di Xiaomi è stata solida nel terzo trimestre del 2018. Il Gruppo ha registrato un fatturato totale di circa 50,8 miliardi di RMB, con un incremento del 49,1% su base annua. Il fatturato internazionale è cresciuto del 112,7% su base annua, attestandosi a circa 22,3 miliardi di RMB, pari al 43,9% del fatturato totale. L’utile netto del terzo trimestre è stato di circa 2,4 miliardi di RMB. L’utile rettificato (Non-IFRS Measure) è stato di circa 2,8 miliardi di RMB, con un incremento del 17,3% su base annua e del 36,3% su base trimestrale.

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