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Posts Tagged ‘autistici’

Bambini con disturbi dello spettro autistico

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Da circa un anno stiamo conducendo uno studio su un cluster di bambini con disturbi dello spettro autistico che si basa sull’elettroencefalografia (Eeg). In particolare, vogliamo cercare di individuare i segni prognostici precoci sia dell’esito dell’intervento terapeutico, che di validità dello stesso percorso riabilitativo impiegato”. Parte da qui Giancarlo Zito, neurologo dell’ospedale ‘S. Giovanni Calibita’ Fatebenefratelli di Roma e direttore del servizio di elettroencefalografia dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), per raccontare la ricerca che l’IdO sta portando avanti su un campione di circa cinquanta bambini e bambine con disturbi dello spettro autistico, di età compresa tra i due anni e mezzo e i sette anni, i cui risultati verranno presentati nel corso del convegno per i 50 anni dell’Istituto in programma a Roma dal 15 al 18 aprile 2021. In sostanza quello che lo studio vuole determinare è un indice predittivo che permetta di validare il successo del modello riabilitativo utilizzato. Parliamo di “un indice di complessità del funzionamento del cervello da correlare agli stadi molto precoci di esordio del quadro clinico”, specifica Zito. L’IdO ha sviluppato e applica da anni il progetto DERBBI (developmental, emotional regulation, relationship and body-based intervention), il primo modello italiano evolutivo a mediazione corporea, soprannominato ‘progetto Tartaruga’. Per gli obiettivi dello studio “è fondamentale avvalersi della diagnosi precoce che può essere fatta, in alcuni casi, anche fin dal diciottesimo-ventiquattresimo mese di vita- evidenzia il neurologo- questo ci permette non solo di ottenere un segnale al basale e di avere quindi dei dati quando il bambino comincia il suo percorso di riabilitazione, ma consente anche, longitudinalmente nel tempo, di operare un confronto con ciò che il funzionamento cerebrale ci mostra una volta che il soggetto è stato sottoposto a uno specifico percorso riabilitativo”, conclude il neurologo.

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Terapia di mediazione con gli asini con 60 bambini autistici

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2016

universita-studi-palermoIl dipartimento di Scienze psicologiche, pedagogiche e della formazione dell’Università degli Studi di Palermo ha raccolto insieme all’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma una sfida: condurre una prima ricerca in ambito italiano ed europeo su un progetto di attività di mediazione con l’asino rivolto a 60 bambini autistici dai 2 ai 5 anni. “Riteniamo che per le caratteristiche dell’asino e grazie ad esperienze passate, sia utile portare avanti un’attività di mediazione con l’asino per 8 mesi in maniera sistematica, perché questo lavoro, per un’ora una volta la settimana, può influire nelle aree legate alla sensorialità, all’emotività e al contenimento, e nelle aree relative alla relazione e alla comunicazione. Partiremo dalla costruzione di uno strumento osservativo specifico per spiegare cosa accade nella relazione tra bambini autistici e asini, e per definire una griglia di riferimento dal momento che ad oggi non c’è nulla. È veramente una ricerca pionieristica”. A dirlo è Elena Mignosi, docente di Teorie, strategie e sistemi dell’educazione presso l’Università degli Studi di Palermo.
La ricerca congiunta partirà il primo novembre e terminerà a fine giugno. “È previsto un gruppo di controllo per dimostrare gli effetti specifici delle attività di mediazione con l’asino. L’obiettivo ultimo- afferma la docente dell’Università di Palermo- è promuovere una cultura nuova verso gli animali, verso il mondo naturale, verso gli aspetti non verbali e il contatto relazionale”.
Non si parla quindi solo di Onoterapia, ma di attività di mediazione con l’asino. “L’asino diventa un mediatore nella relazione tra i pazienti (o le persone), l’operatore e l’asino. Si crea un rapporto triangolare e circolare in cui è presente un operatore, un destinatario e l’asino come mediatore. Non si parla solo di terapia in senso clinico perché è un’attività di promozione del benessere della salute rivolta a tutte le persone, di ogni età e anche in assenza di particolari problemi”.
asiniL’approccio adottato dall’Università degli Studi di Palermo e dall’Istituto di Ortofonologia è di tipo psicodinamico: “Un approccio complesso in cui si sposta l’accento sulle relazioni tra tutti i soggetti coinvolti, sulla trasformazione di queste relazioni e sul livello profondo di coinvolgimento, che non avviene solo sul piano comportamentale- spiega Mignosi-. È una trasformazione anche a livello psicologico, psicoemotivo e relazionale. C’è un’attenzione ai processi di tutte le persone coinvolte, compresi gli asini”.
L’asino diventa un partner, non uno strumento. “In questo caso ci rifacciamo alla prospettiva Zooantropologica- afferma la docente di Teorie, strategie e sistemi dell’educazione presso l’Università degli Studi di Palermo-, dove l’asino è visto come un partner attivo nella relazione. Quello che noi osserviamo è anche la reazione dell’animale e, in termini psicodinamici, il legame di attaccamento dell’asino, la qualità dello scambio tra l’asino, l’operatore e il soggetto con cui si lavora. È un approccio più complesso, ma il tipo di intervento è su un piano profondo”.
La terapia con il cavallo “è molto importante, ha una lunghissima tradizione ma è più centrata sugli aspetti riabilitativi, mentre quello che l’asino permette di fare è un lavoro sugli aspetti psicologici-relazionali e affettivi, perché l’asino è un animale sociale che ama il contatto fisico- ricorda la studiosa-, ha una sensibilità e una curiosità verso gli altri esseri viventi e non solo verso il mondo che lo circonda. L’asino si sintonizza sulla persona che ha davanti e ricerca il contatto proprio come fanno i cani. Si tratta di un contatto corporeo e ciò aiuta moltissimo la relazione. L’asino è un animale grande, accogliente, permette alle persone di abbandonarsi nella relazione su di lui, a livello fisico. È un animale paziente e calmo, non è nevrile come il cavallo. Nelle situazioni di paura piuttosto che scalciare, scappare o mordere si congela. Di fronte ad una aggressione non reagisce aggredendo- conclude- si blocca e permette alla persona che lo aggredisce di cessare la sua azione, poiché di fronte a sé non ha una reazione”.

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Ricerche sui minori autistici

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

autismoPer la prima volta in Italia l’Istituto di Ortofonologia (IdO), nel suo lavoro di ricerca nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico ha coniugato la dimensione affettiva e quella cognitiva attraverso due studi: il Test sul contagio emotivo (Tce), testato su 300 minori con autismo, e la prova dell’Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff, somministrato su 100 bambini autistici (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e 50 minori non autistici, ma con ritardo di sviluppo e disabilità intellettive.I due studi saranno presentati al XVI Convegno nazionale dell’IdO su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti dei bambini’, da oggi a domenica nella Capitale.Sul piano cognitivo è emerso che il deficit della capacità di comprendere le intenzioni altrui è una caratteristica specifica dell’autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilità intellettiva, evidenzia la sua natura più socio-relazionale che cognitiva. Infatti, a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico. Sul piano emotivo, ai fini della valutazione della validità del Tce, l’IdO ha somministrato al campione in esame anche un altro strumento già validato, ossia l’Ados, che valuta costrutti simili (i comportamenti socio-comunicativi). I punteggi dei due test sono risultati inversamente correlati, evidenziando come all’aumentare del livello di contagio emotivo dei bambini sia diminuito significativamente il punteggio Ados, e quindi il grado di autismo. Le due ricerche dell’IdO sul processo di empatia – molto poco attenzionato nell’autismo, in quanto si da’ per scontata la sua assenza – ed una sulla capacita’ di comprensione delle intenzioni dell’altro, puntano a superare il divario incolmabile tra chi fa ricerca e chi clinica. “La ricerca deve sempre portare qualcosa nella clinica affinche’ quest’ultima rimanga un fatto vivo, che rispetti sia il rigore dell’evidence based che le individualita’ del soggetto. Due dimensioni inestricabilmente legate. I bambini- spiega Magda Di Renzo, responsabile del progetto terapeutico evolutivo Tartaruga e del servizio Terapie dell’IdO- ci chiedono risposte piu’ complesse”.

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Minori autistici

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

haifa_universitàI bambini possono mostrarsi sicuri, evitanti, ambivalenti o disorganizzati, tutto dipende dal tipo di attaccamento che sviluppano con i loro caregiver. In questo minori autistici e normodotati sono uguali. Lo rivela l’ultima ricerca scientifica prodotta dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa (Israele). I risultati saranno presentati a Roma nell’ambito del seminario promosso dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) su ‘Attaccamento e autismo: l’importanza dell’insightfullness genitoriale’, sabato e domenica nell’Aula Magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena in Via Puglie 6, dalle 9 alle 18. Relatore principale sarà David Oppenheim, ex presidente del dipartimento di Psicologia e membro senior del ‘Center for the study of child development’ dell’Università di Haifa. Coordinerà i lavori Magda Di Renzo, direttrice della Scuola di specializzazione IdO in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva. Sarà presente anche Ayelet Erez, membro della Clinica per la psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva del ministero della Salute di Haifa.
Secondo la teoria dell’attaccamento tutti i bambini entro la fine del primo anno di vita sviluppano un forte legame emotivo ai loro caregiver, che se viene minacciato procura loro angoscia. “Gli attaccamenti forniscono ai bambini una base sicura da cui partire per avventurarsi nell’esplorazione del mondo esterno – spiega Oppenheim – per poi farvi ritorno nei momenti di difficoltà o necessità. Probabilmente il bisogno di protezione e assistenza è cruciale per la sopravvivenza della specie, per questo motivo i minori sviluppano un attaccamento ai loro genitori indipendentemente dalla qualità delle cure che ricevono. Tuttavia -prosegue il professore – l’intensità di un attaccamento sicuro dipende dalla qualità delle cure ricevute: i bambini che hanno avuto un caregiving sensibile e reattivo rispondono in modo appropriato perché si fidano dei loro caregivers, sentendoli disponibili nel momento del bisogno. Questi sono attaccamenti sicuri. I minori che ricevono un’assistenza che non corrisponde alle loro esigenze – precisa lo studioso – rimangono ugualmente attaccati ai loro caregiver, ma il loro attaccamento è pieno di incertezza e ansia”.
Il convegno sarà l’occasione per approfondire la tipologia di attaccamenti nell’autismo. L’evento segna inoltre l’avvio sia della Scuola di specializzazione IdO in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva che del corso biennale per medici e psicologi su ‘Valutazione e trattamento in età evolutiva’.

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